Estratto del documento

Il I secolo: contesto storico

La successione augustea

L'ambiguità della costruzione politica augustea emerge al momento della successione: nel 13 d.C. Augusto concede a Tiberio (figlio di Livia Drusilla e Tiberio Claudio Nerone) l'imperium maius che lo eleva a rango di coreggente rinnovandogli la tribunicia potestas (non può nominare ufficialmente un successore e quindi gli assicura una posizione di forza che renda naturale la sua ascesa). Nel 14 Augusto muore e, dopo un iniziale rifiuto per rassicurare il Senato, Tiberio assume il ruolo lasciato vacante. In realtà Tiberio non era il prescelto, ma la morte del nipote Marco Claudio Marcello, poi di Agrippa, dei nipoti Lucio e Gaio, portano Augusto ad adottare il figlio di Livia, costretto a sua volta ad adottare Germanico, figlio del fratello Druso; si passa così dalla dinastia giulia a quella giulio-claudia.

Tiberio (14-37 d.C.)

Tiberio impronta la sua azione di governo al rispetto della tradizione augustea. Ottimo amministratore, attribuisce prerogative al Senato e in politica estera consolida le frontiere. Concede a Germanico il trionfo per la campagna condotta oltre il Reno ma poi lo allontana in Oriente dove muore nel 19 (sospetti di avvelenamento su Calpurnio Pisone, uomo di fiducia di Tiberio). Dà sempre più potere al prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano. Anche Druso muore assassinato. Nel 27 l'imperatore si ritira a Capri e da qui comunica con Roma attraverso lettere finché non fa leggere a Seiano in Senato la propria condanna a morte. Nel 35 adotta il figlio di Germanico, Caligola, designandolo alla successione insieme al figlio di Druso minore, Tiberio Gemello. Muore poi nel 37 a capo Miseno.

Caligola (37-41 d.C.)

Caligola, figlio di Germanico (figlio del fratello di Tiberio, Druso) e di Agrippina maggiore (figlia di Giulia), è proclamato imperator dal Senato alla morte di Tiberio ma tradisce presto le generali aspettative. Tenta il passaggio a principato assolutistico (eliminazione di Tiberio Gemello, divinizzazione della sorella, obbligo imposto a ebrei di porre nei propri templi una statua dell'imperatore) che porta la storiografia filo-senatoria a parlare di capricci e stravaganze (nomina a senatore del suo cavallo). La politica di spese massicce con generose elargizioni al popolo dilapida il tesoro dello stato e di conseguenza sono necessarie condanne e confische. Tenta una campagna in Britannia nel 39 ma non la porta mai a termine anche a causa di una congiura di senatorie pretoriani che lo uccide nel 41.

Claudio (41-54 d.C.)

Claudio, fratello di Germanico, succede al nipote Caligola ed è rappresentato come un uomo di studi ma privo di formazione politica. Tuttavia, una volta al governo si mostra capace. Rispetta la concezione augustea dell'impero, ricerca la collaborazione con il Senato. Con lui inizia a cambiare la fisionomia dell'impero grazie all'introduzione in Senato dei rappresentanti di altre province (i primi sono i Galli). Crea un sistema di burocrazia centralizzata suddivisa in 4 ambiti specifici che fanno capo ad altrettanti liberti legati personalmente al princeps: liberto ab epistulis per la corrispondenza, liberto a rationibus per l'amministrazione delle finanze imperiali, liberto a libellis per l'istituzione di cause giudiziarie, liberto a studiis per stesura di leggi e discorsi e per mansioni di bibliotecario. Realizza finalmente la spedizione in Britannia (rinunciando a tradizionale contenimento delle frontiere) riducendola a provincia nel 43. Si aggiungono poi altre province come Mauritania, Tracia, Giudea e i territori danubiani sono ampliati. Sotto il suo impero c'è una forte spinta al processo di colonizzazione. Dopo la condanna a morte della moglie Messalina sposa la nipote Agrippina minore, figlia di Germanico, che prepara la successione del figlio Nerone (nato da matrimonio con Gneo Domizio Enobarbo) adottato nel 50 da Claudio che lo fa così coerede del figlio Britannico (nato da matrimonio con Messalina). Nel 54 Agrippina fa avvelenare il marito e poco dopo provvede insieme al figlio all'eliminazione di Britannico.

Nerone (54-68 d.C.)

In una prima fase del suo impero (quinquennio felice), Nerone è un buon governatore grazie all'influenza del filosofo Seneca e del prefetto del pretorio Afranio Burro. Ma a partire dal 58 ha inizio una svolta autocratica, avanza proposte difficilmente attuabili, ripudia la figlia di Claudio Ottavia e intraprende una relazione con Poppea Sabina (moglie del generale Otone). Fa uccidere la madre Agrippina inscenando un incidente navale nel 59. Istituisce i Neronia nel 60 e obbliga i senatoria partecipare al certame poetico, si afferma così l'immagine del monarca divino di tradizione ellenistica. Alla morte di Burro nel 62 esce di scena anche Seneca, ormai privo di influenza sul principe. Il nuovo prefetto del pretorio Tigellino diventa braccio destro di Nerone che fa uccidere Ottavia. Nel 64 un incendio di dubbia origine distrugge in gran parte Roma (pare che Nerone abbia cantato una Troiaehalosis di sua composizione) e si individua capro espiatorio nella comunità dei cristiani (per la prima volta distinti da ebrei). Nerone dà libero corso ai suoi progetti edilizi facendo costruire in modo grandioso la Domus aurea ed erigere una statua dedicata al Sole ritratto con le sue sembianze. La politica di grandi spese determina una crisi monetaria. Nel 65 la repressione della congiura ordita da Calpurnio Pisone alimenta un'ondata di condanne a morte e suicidi forzati (Seneca, Petronio, Lucano), nel 60 inizia una serie di insurrezioni in Britannia, in Oriente dove il re filoromano Tigrane V è spodestato da Tiridate, in Giudea dove viene inviato Vespasiano, valente generale a capo di ingenti forze militari. Nerone nel 66 parte per la Grecia ma al suo ritorno la situazione è precipitata (Giulio Vindice in Gallia Lugdunense, Sulpicio Galba in Spagna Tarraconese, Salvio Otone in Lusitania) e si dà la morte perché ormai nessuno lo sostiene, ogni esercito nomina il proprio comandante come imperatore.

L'anno dei quattro imperatori

Il 69 d.C. è l'anno dei quattro imperatori: Galba rappresenta una breve parentesi "augustea" prima che legioni del Reno nominino Aulo Vitellio e i pretoriani Salvio Otone. A inizio 69 Galba è ucciso, scoppia guerra civile tra Otone e Vitellio che si conclude con il suicidio del primo. Gli eserciti orientali nominano Vespasiano (andato a reprimere rivolta in Giudea dove lascerà il figlio Tito) che si reca a Roma per contrastare serie di condanne e repressioni di Vitellio. Morto quest'ultimo, Vespasiano diventa il primo imperatore esterno all'aristocrazia senatoria.

Vespasiano (69-79 d.C.)

Vespasiano è il fondatore della dinastia flavia. Nel 71 si associa il figlio Tito con pieni poteri e nomina Cesare l'altro figlio Domiziano. Avvia un programma di conservazione con l'obiettivo di stabilità e buona amministrazione. Al suo principato risale una serie di atti pubblici (restauro del tempio di Giove Capitolino, cacciata degli astrologi e dei filosofi da Roma). In quanto censore nel 73-74 introduce nel Senato elementi italici e occidentali di origine prevalentemente equestre. Grazie a politica economica di tesaurizzazione e uso intensivo delle risorse riesce a dar tranquillità alle province che lo hanno sostenuto e a incrementare opere pubbliche e spese a favore della plebe. Deve sedare rivolta di Giulio Civile e nel 70 Tito occupa Gerusalemme distruggendone il tempio. La caduta della fortezza di Masada nel 73 segna inizio della diaspora ebraica, stabilizza le aree di confine e in Britannia è rappresentato da Agricola.

Tito (79-81 d.C.)

Tito, il cui regno è "felice per la brevità" a causa di una malattia che lo porta a morire presto, si rivela un buon governatore che mette al bando i processi per alto tradimento ma deve far fronte ad una serie di catastrofi come l'eruzione del Vesuvio che nel 79 seppellisce Ercolano e Pompei, l'incendio dell'80. Viene poi ultimato l'anfiteatro flavio (il Colosseo) celebrato con giochi inaugurali per cento giorni insieme alle terme attigue.

Domiziano (81-96 d.C.)

Domiziano, che a differenza del fratello riveste solo cariche onorifiche e sacerdotali prima della sua ascesa, rinuncia al rispetto formale della tradizione repubblicana osservato da padre e fratello. L'imperatore è un monarca divino e il senato è un organo obsoleto. È un amministratore attento e oculato e seleziona sulla base di criteri meritocratici i funzionari. Fa erigere o completare tantissimi edifici tra cui la Domus Flavia. In politica estera si limita a contenimento dei confini (operazioni contro i Catti tra Reno e Danubio, richiama a Roma Agricola nonostante i successi ottenuti, respinge i Daci del re Decebalo). È ucciso in una congiura di palazzo.

La seconda generazione augustea

Già la seconda generazione augustea (appena sfiorata da guerre civili) dà segni di disaffezione per il programma culturale augusteo. La figura di Ovidio è un caso emblematico del mutato atteggiamento verso poesia alta di impegno civile e della preferenza accordata alla letteratura leggera di gusto ellenistico. La morte di Mecenate provoca un distacco tra potere politico ed élite intellettuale già con Tiberio e in quest'occasione nasce quell'atteggiamento di ostilità verso la dinastia giulio-claudia (influsso esteso fino a Tacito e Svetonio). Neanche Claudio, sebbene letterato ed erudito, ha un programma culturale. Il primo Nerone invece tenta ispirato da Seneca un recupero del consenso del senato e del mecenatismo; lui stesso è poeta e promuove attività artistiche (istituzione dei Neronia, gara quinquennale di canto, musica, poesia e oratoria, spettacolarizzazione ed ellenizzazione). Con la dinastia flavia si assiste a conservatorismo culturale con ritorno all'epica e alla retorica su modello di Virgilio e Cicerone (Vespasiano istituisce la prima cattedra statale di retorica). In ogni caso la debolezza del programma culturale è molto lontana dal mecenatismo augusteo (vd condizioni di un poeta di successo in Marziale).

I generi poetici nell'età giulio-claudia

Si fa schiacciante l'influsso di Virgilio, Orazio e Ovidio, ma per la mancanza di nuove figure di riferimento si prediligono generi minori come epillio, poesia bucolica, epigramma (modelli della poesia alessandrina come all'epoca dei neoteroi), generi neutri per non toccare problemi politici. La contemporanea poesia astronomica che si ispira al poeta greco Arato (autore dei Fenomeni), tradotto dopo Cicerone da Germanico, produce un'opera come gli Astronomica di Manilio che si muovono alla ricerca di una ratio cosmica e seguono il modello lucreziano per la volontà didascalica e l'influsso ovidiano per lo stile.

Appendix Vergiliana

L'Appendix Vergiliana è una serie di piccoli componimenti anticamente attribuiti a Virgilio. In realtà essi presuppongono Virgilio e sono intrisi di stile ovidiano ("latinità argentea"). Non sono tutti databili allo stesso periodo e sono di mani diverse:

  • Catalepton: raccolta di carmi brevi "alla spicciolata" con soggetti e metri variabili
  • Epillio Culex: racconta in esametri di una zanzara che salva un pastore dalla puntura mortale di un serpente ma poi è uccisa e gli parla in sogno dall'oltretomba
  • Poemetto Ciris: Scilla che tradisce padre per amore di Minosse ed è trasformata in un airone per punizione
  • Copa, Moretum, Elegiae in Mecenatem, poemetto scientifico Aetna, invettive delle Dirae (modello dell'Ibis ovidiana)

Fedro

Fedro ha una posizione sociale assai modesta come individuo e come poeta. Pratica un genere letterario minore ma è importante in quanto primo autore latino che ci presenti una raccolta di testi favolistici destinata alla lettura. Deve esser nato intorno al 20 a.C. e, attivo sotto Tiberio, Caligola e Claudio, muore intorno al 50 d.C. Non sappiamo se fu schiavo o liberto ma comunque è uno dei pochissimi autori della prima età imperiale di nascita non libera. Ci sono state trasmesse poco più di 90 favole divise in 5 libri di senari giambici (verso che in età repubblicana era usato per le palliate), ma certamente il corpus era più ampio e comprendeva anche le favole dell'Appendix Perottina. Come narratore Fedro è debitore di Esopo; le sue favole prese singolarmente non sono originali e non possono rivaleggiare con quelle che poeti o narratori introducevano nelle loro opere, ma è importante per l'impegno nel dar loro una misura, una regola e una voce riconoscibile.

Questo genere si serve di animali come "maschere", personaggi umanizzati e dotati di una psicologia fissa e ricorrente. Spesso è presente una morale che riflette la mentalità delle classi umili e il senso comune popolare (è uno dei pochi in questo periodo a dar voce agli emarginati). Comunque è presente la realtà contemporanea e probabilmente Fedro si è trovato nei guai per certe prese di posizione. Nei prologhi dei singoli libri l'autore mostra consapevolezza letteraria (difende proprio tipo di poesia, ne esalta le virtù di brevità, varietà e contenuto istruttivo, sottolinea la propria indipendenza dal modello esopico, vuole esser divertente e istruttivo allo stesso tempo).

Approfondimento: la favola

Questo è il genere più universale e profondamente popolare i cui autori ereditano una tradizione narrativa popolare che si è sviluppata a lungo in un contesto di composizione, circolazione e pubblicazione orale. La più antica attestazione di favole si ha in Opere e Giorni di Esiodo (racconto dell'usignolo e dello sparviero), poi ancora come esempio paradigmatico nel lirico Archiloco e poi Esopo con un corpus di circa 500 favole con personaggi animali che presentano spunti umoristici e commenti di saggezza morale. A prescindere dagli inserimenti in componimenti esametrici o giambici, la favola è un genere prosastico e Fedro è il primo a scriverne in versi.

Poesia bucolica ed epigrammi neroniani

Anche in età neroniana continua la fioritura di generi minori come la poesia bucolica e l'epigramma: l'epigrammista Lucillio, che scrive in greco ma sarà modello di Marziale, Calpurnio Siculo con sette egloghe (prima testimonianza di una concezione allegorica della poesia pastorale) e Laus Pisonis (panegirico in esametri di un Calpurnio Pisone, forse colui che capeggiò la congiura del 65). Grave è la perdita di Nerone poeta che incoraggia anche molti letterati nella pratica delle recitationes (letture pubbliche di un'opera), si impone uno stile "barocco" (clima parodiato poi da Persio e Giovenale). Forse è di questo periodo una modesta riduzione poetica dell'Iliade, l'Ilias Latina.

Cultura e spettacolo nella prima età imperiale

Durante il regno di Nerone e per tutta l'età flavia il teatro torna a godere d'immensa fortuna, soprattutto nel genere della pantomima in cui un attore canta accompagnato dalla musica il testo del libretto mentre un secondo attore col volto mascherato mima la scena. Abbiamo perduto i testi ma Seneca e Giovenale ci testimoniano anche il realismo della rappresentazione.

Recitationes

Tipico del periodo è il genere delle recitationes cui aveva dato inizio Asinio Pollione, lettura di brani letterari davanti a un pubblico di invitati. La letteratura diventa un bene di consumo per sale pubbliche e teatri (acquisisce quindi tratti spettacolari), uno spettacolo e un'esibizione d'ingegno per strappare il plauso, abuso degli strumenti retorici e reazione anticlassicistica. Seneca il Vecchio ci dà una testimonianza preziosa delle declamationes (esercizio in uso nelle scuole di retorica per mettere in mostra proprie capacità su vari argomenti), nativo di Cordoba e di estrazione equestre divide la sua vita tra Roma e Spagna. È noto per l'Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores (sententiae sono frasi di tipo epigrammatico destinate a impressionare il destinatario, divisiones sono i modi in cui il declamatore articola gli aspetti giuridici della vicenda e colores sono le "coloriture" stilistiche). La retorica decade perché non serve più per la formazione dei futuri cives e addestra solo brillanti conferenzieri con le declamationes su temi e argomenti fittizi. Seneca il Vecchio illustra due tipi di esercizi più in voga, la controversia (dibattimento di una causa fittizia) e la suasoria (tentativo di orientare l'azione di un personaggio famoso, della storia o del mito, di fronte a situazione incerta o difficile).

Storiografia e discipline tecniche in età giulio-claudia

In epoca augustea era fiorita accanto alla storiografia di Livio, celebrativa del regime, una storiografia dell'opposizione con autori come Asinio Pollione, Pompeo Trogo e Tito Labieno. La stessa censura che aveva investito questi autori colpisce sotto Tiberio Cremuzio Cordo e i suoi Annales. Le Historiae ad Marcum Vinicium di Velleio Patercolo invece iniziano dai tempi più remoti per arrivare a fare un panegirico di Tiberio (ritratto ben diverso da quello che farà Tacito negli Annales). L'autore è attento all'evoluzione storica dei costumi. Un altro caloroso sostegno al regime viene dai nove libri Factorum et dictorum memorabilium di Valerio Massimo, una raccolta di exempla e vizi e virtù destinate alle scuole di retorica. Quinto Curzio Rufo compone le Historiae Alexandri Magni in 10 libri. Il mito di Alessandro Magno era sempre stato molto vivace in età imperiale e il sovrano era esempio nelle scuole retoriche. Per essere un personaggio molto romanzato l'opera di Curzio Rufo si colloca tra storiografia e romanzo (influenzerà il romanzo di Alessandro).

In generale la cultura latina è priva di prosa scientifica perché il prestigio della retorica impedisce la nascita di una prosa priva di ornamenti e il poema didascalico si adatta comunque a trattare argomenti tecnico-scientifici. Tuttavia nella prima età imperiale anche la prosa scientifiche conosce una discreta fioritura: Celso è autore di un trattato enciclopedico sulle artes che mette insieme teoria e pratica. Di tutto ciò però ci restano solo gli 8 libri relativi alla medicina (intento analogo in Vitruvio in età augustea e in Plinio il Vecchio in età flavia); Columella è autore di un De re rustica.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 51
Documento latino 3 Pag. 1 Documento latino 3 Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 51.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Documento latino 3 Pag. 41
1 su 51
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurora.giribuola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bessone Federica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community