Finalità dell'educazione motoria, fisica, sportiva
Lo sport sta producendo effetti negativi sulla motivazione delle attuali generazioni verso la pratica sportiva a causa della scarsa attenzione alla sua dimensione divertente e ludica. Le strategie educative sono orientate spesso solo alla prestazione e non lasciano posto alle esperienze ludiche legate al divertimento. Ogni insegnamento ha il compito di sollecitare la motivazione degli allievi per ottenere interesse, impegno, desiderio di mettersi in gioco cooperando con i compagni. La motivazione determina una partecipazione piacevole e un atteggiamento positivo verso l'apprendimento dell'attività.
Educazione fisica
Comprende diverse proposte educative come l'attività motoria, l'attività fisica e lo sport che tramite l'educazione del corpo e del movimento cercano di raggiungere determinati obiettivi:
- Creare presupposti per sollecitare e motivare gli allievi nel loro tempo libero. Rendere l'attività fisica una priorità educativa permanente importante per la salute.
- Sviluppo della personalità individuale e valorizzazione motoria di ogni allievo.
- Sviluppo del massimo potenziale motorio della singola persona (aspetto quantitativo). La motivazione è orientata sul compito e non sull'Io, non si ricerca la prestazione, ma la competenza (giuste aspettative sul successo personale).
- Sollecitazione cognitiva: migliora attenzione, memoria e flessibilità applicativa (aspetto qualitativo).
- Lavorare precocemente sulla competenza motoria per motivare l'assunzione di uno stile di vita attivo e sano. I bambini con scarse abilità motorie rischiano di essere meno motivati a partecipare all'attività fisica con facilità di assumere uno stile di vita sedentario.
- Sviluppo emotivo e sociale dell'allievo (autostima e relazioni sociali).
Le situazioni educative dovrebbero prevedere un impegno motorio aerobico (moderato) orientato ad uno scopo ad alto coinvolgimento cognitivo e coordinativo.
Approcci educativi
Influiscono la partecipazione cognitiva ed emotiva dell'allievo:
- Orientamento sul compito (basato sulla motivazione intrinseca): la motivazione è orientata sulla competenza e sul compito motorio. È un approccio strettamente legato al divertimento (aspetto ludico). È indipendente dal risultato ottenuto, il successo dipende dai propri miglioramenti e non dal confronto con gli altri. Il clima è orientato verso il processo di apprendimento. È l'approccio di base per garantire a tutti un divertente coinvolgimento nel proprio percorso formativo.
- Orientamento sull'Io: la motivazione è orientata sulla prestazione (risultato) e sull'Io. È un approccio strettamente legato al confronto con gli altri (può produrre effetti negativi). L'obiettivo è far emergere il talento per diventare migliore degli avversari. Tende a sminuire il divertimento e ad emarginare coloro che non si rivelano all'altezza delle prestazioni richieste. Il successo dipende dal confronto con gli altri e non dai propri miglioramenti.
Nell'infanzia, i bambini sono maggiormente predisposti per un orientamento sul compito grazie all'eccesso di autostima (non si demoralizzano), percepiscono il successo in base al miglioramento personale. Dalla pre-adolescenza in poi, l'autostima percepita si lega anche al confronto sociale (orientamento sull'Io). Le due dimensioni di orientamento sono tra loro dipendenti e non si escludono reciprocamente, ma coesistono. L'orientamento motivazionale è uno schema cognitivo che può modificarsi in base ad una specifica situazione. Il clima motivazionale dipende da comportamenti dell'educatore.
Stile di insegnamento
Rappresentano i comportamenti, le azioni e gli atteggiamenti che gli insegnanti assumono verso i propri allievi per coinvolgerli nel processo di apprendimento, definendo le strategie didattiche, i contenuti e i mezzi da utilizzare. È importante instaurare un clima motivazionale ottimale per facilitare l'apprendimento. Lo stile d'insegnamento deve essere flessibile ed idoneo agli allievi.
In passato, l'aspetto psico-pedagogico (modalità relazionale) e l'aspetto tecnico-didattico (organizzazione della didattica) erano distinti, attualmente gli elementi didattici vengono considerati parte dello stile di insegnamento.
- Stili produttivi (non autoritari / deduttivi / non direttivi): il protagonista principale è il bambino. Si basano su una didattica coinvolgente ed intuitiva che lascia autonomia decisionale al bambino. Sollecitano le capacità di auto apprendimento degli allievi tramite l'ampia variabilità esecutiva.
- Stili riproduttivi (autoritari/prescrittivi/direttivi): il protagonista è l'insegnate. Si basano sull'apprendimento per imitazione, sono efficaci per compiti complessi ad alto coinvolgimento emotivo dove la difficoltà delle richieste coordinative è crescente. Gli stili riproduttivi sono necessari in situazioni dove è importante garantire sicurezza e successo a tutti gli allievi.
- Stili di scoperta:
- Scoperta convergente/guidata (una sola soluzione): l'educatore sostiene l'allievo senza sostituzione nella soluzione di un problema.
- Scoperta divergente (più soluzioni): l'allievo scopre la soluzione/soluzioni in autonomia.
- Stili di assimilazione:
- Pratica: l'allievo esegue autonomamente un compito assegnato.
- Reciprocità: coppie di allievi eseguono il compito con aiuto reciproco.
- Autovalutazione: gli allievi si autovalutano sul compito dato.
- Individualizzazione: lo stesso compito viene predisposto su diversi livelli per includere tutti gli allievi.
- Stile personale aperto: modello personalizzato e diversificato per ogni allievo.
- Intenzionalità del docente: il docente conosce i vari stili di insegnamento e le caratteristiche evolutive degli allievi. Questa competenza facilita l'apprendimento dell'allievo e il coinvolgimento di tutte le aree della sua personalità.
- Flessibilità operativa: il docente sa variare le strategie educative in base alle situazioni variabili e agli imprevisti. Gli imprevisti possono essere sollecitazioni positive che arricchiscono il processo educativo.
Insegnante facilitatore-animatore
Considera ogni allievo come una persona piena di potenzialità da sviluppare in un setting didattico il più possibile libero (aperto all'interpretazione individuale), non orientato verso la performance. Facilita l'esperienza educativa utilizzando un setting didattico adatto agli allievi, agli obiettivi prefissati e al contesto ambientale. Animare l'esperienza educativa significa mettersi in gioco con i propri allievi (coinvolgimento diretto dell'educatore), è un'azione empatica volta a valorizzare ogni singolo allievo. L'animazione si realizza tramite l'interpretazione personale dell'educatore.
- Proposta libera (stili produttivi): l'allievo (protagonista) è libero di agire secondo la propria intuizione per realizzare il compito motorio (libera esplorazione) all'interno di una cornice di regole condivise. Sollecita l'auto-apprendimento e può prevedere più soluzioni.
- Proposta semi-strutturata (stili di scoperta guidata): l'insegnante sollecita indirettamente gli allievi lasciandoli poi liberi di agire. La facilitazione avviene sostenendo l'azione dell'allievo orientandolo verso la soluzione del compito, senza mai sostituirsi a lui.
- Proposta strutturata (stili di assimilazione e riproduttivi): gli stili di assimilazione sono orientati su un compito specifico, l'allievo mantiene margini di autonomia nell'esecuzione del compito dato. Gli stili riproduttivi prevedono la guida dell'insegnante e si riferiscono ad attività complesse a livello coordinativo ed emotivo.
- Proposta casuale (stili produttivi): si basano sul concetto di serendipità, cioè la possibilità di scoprire qualcosa di inatteso ed imprevisto. Questo approccio è importante quando la situazione educativa evolve in modo imprevisto a seguito di intuizioni degli allievi. L'insegnante deve cogliere l'iniziativa degli allievi sostenendola.
Compiti dell'educatore-animatore
- Osservare gli allievi.
- Intervenire quando necessario o quando richiesto.
- Aiutare gli allievi senza mai sostituirsi a loro: l'allievo tende ad assumere una sintonizzazione emotiva. Gli allievi devono sviluppare resilienza, cioè la capacità di affrontare positivamente eventi traumatici, questo avviene attraverso il superamento delle difficoltà che incontrano. È necessario alternare esperienze positive e negative per sviluppare la convinzione che l'impegno paga e aiuta a superare le difficoltà.
- Condividere le emozioni facilitando le relazioni (apprendimento per prove ed errori).
L'animazione educativa è composta dall'alternanza dell'azione di sostegno e dell'azione di allontanamento dell'educatore:
- Scaffolding (assistenza): l'educatore assiste l'allievo mentre esegue il compito dato. Il sostegno è dato dall'uso del rinforzo verbale o non verbale:
- Rinforzo positivo: sollecita l'allievo e lo gratifica.
- Rinforzo negativo: rassicura l'allievo sostenendo la sua autostima nelle esperienze di insuccesso affinché non perda la motivazione nel ripeterle.
- Fading (dissolvenza): limitare progressivamente l'uso del feedback estrinseco stimolando l'allievo ad utilizzare il feedback intrinseco (processi di introspezione).
Modello TARGET
È una strategia didattica concreta che funge da linea guida per un'azione educativa capace di creare un clima motivazionale orientato sulla competenza.
- Variabilità: favorisce la percezione della propria abilità grazie alla personalizzazione dell'esperienza educativa. Si basa sulla scelta di compiti motori variati rispetto al livelli personali di abilità.
- Atteggiamento non direttivo dell'insegnante: sollecita la motivazione e il coinvolgimento degli allievi, i quali hanno piena autonomia di scelta.
- Rinforzi servono per premiare l'impegno, la determinazione e i risultati ottenuti al fine di creare un clima collaborativo e meno competitivo tra gli allievi.
- Lavoro a coppie/gruppi: consente di sfruttare l'eterogeneità della classe favorendo le esperienze di cooperazione tra allievi. L'apprendimento cooperativo si realizza creando interdipendenza positiva di ruolo, cioè assegnando compiti indispensabili per raggiungere l'obiettivo del gruppo.
- Valutazione: si realizza con criteri cognitivi (non selettivi) che favoriscono l'autovalutazione.
- Tempo: ogni allievo ha un tempo personale per la realizzazione dei compiti assegnati.
Multilateralità, variabilità della pratica ed interferenza contestuale
La multilateralità è la concezione secondo cui la personalità si esprime attraverso le sue molteplici aree (cognitiva, affettiva, motoria, sociale). Si caratterizza per la variabilità della pratica, per la qualità delle proposte educative e per il coinvolgimento consapevole dell'allievo. La multilateralità ha una duplice interpretazione:
- Multilateralità estensiva (superficiale): coincide con la pratica di un ampia gamma di abilità motorie. Garantisce l'acquisizione di schemi motori di base facilmente trasferibili nei diversi ambiti applicativi (destrezza come base per raggiungere la maestria). La destrezza è la capacità di risolvere in modo efficace qualsiasi compito motorio.
- Multilateralità intensiva (approfondita): coincide con approfondimenti su certi ambiti di competenza (equilibrio, orientamento spazio temporale, differenziazione cinestesica) o su certe specialità sportive. Si focalizza su competenze tecniche e sportive che permettono una specializzazione graduale e consapevole.
La variabilità della pratica si riferisce alla pluralità di abilità diverse alternante durante gli allenamenti e all'insieme di variazioni riferite ad una stessa abilità.
- Pratica tradizionale per blocchi: apprendimento basato sulla ripetizione dello stesso gesto.
- Pratica variata e randomizzata: apprendimento basato sulla ripetizione di gesti diversi.
- Corebased motor teaching learning (problem solving): modello di apprendimento che stimola la variabilità (esplorazione e ricerca di soluzioni). Sfrutta le attività che portano gli allievi ad applicare soluzioni alternative sempre diverse riguardo lo stesso compito motorio.
Gioco e divertimento
Il divertimento è un fattore che sostiene la partecipazione attiva degli allievi alle attività disciplinari. Il gioco è un piacere sostenuto da ciò che si vuole fare in un determinato momento. L'eccesso di agonismo rischia di inibire la partecipazione degli allievi meno capaci o più timidi. Il fair play si sviluppa quando l'allievo riflette sul fatto che l'avversario è il primo partner di gioco, senza il quale non si potrebbe disputare l'incontro.
Gioco e coinvolgimento cognitivo
Il coinvolgimento cognitivo si realizza tramite delle sfide in situazioni impegnative e variabili per stimolare gli allievi a ricercare le soluzioni ai problemi.
Approccio qualitativo tramite l'attività fisica
L'approccio qualitativo si realizza attraverso compiti cognitivi basati principalmente sulle abilità grosso motorie e fino motorie. Le abilità sono integrate tra loro, infatti le abilità grosso motorie vengono attivate da quelle fino motorie e viceversa.
- Abilità grosso motorie: movimenti che consentono al bambino di padroneggiare l'ambiente (camminare, arrampicare, correre, saltare).
- Abilità fino motorie: manipolazioni che consentono al bambino di padroneggiare gli oggetti (afferrare, lanciare, gettare, portare).
L'approccio qualitativo rende la complessità coordinativa e cognitiva adeguata alle varie fasce di età e allo stato attuale dell'allievo tramite diverse proposte:
- Problem solving: compiti motori ad alta complessità coordinativa e cognitiva. Sollecita le funzioni esecutive e cognitive.
- Esercizio aerobico in contesti ludici: stimola la flessibilità cognitiva enfatizzando l'esplorazione e il divertimento. L'esercizio aerobico regolare provoca diversi effetti sulle funzioni cerebrali:
- Incremento del volume sanguigno cerebrale, soprattutto nell'ippocampo (zona di immagazzinamento delle informazioni).
- Incremento delle monoamine (dopamina) a livello periferico che facilitano la ritenzione delle nozioni apprese.
- Modificazioni nelle regioni cerebrali critiche per l'apprendimento e la memoria. I cambiamenti sono mediati dai fattori di crescita (insulina e neurotropine), i quali modulano la trasmissione, la plasticità sinaptica e sollecitano la proliferazione neuronale.
- Giochi di movimento e giochi a squadre: aumentano il carico emotivo e stimolano le funzioni esecutive. Le abilità motorie si applicano in contesti relazionali con compagni-avversari-ambiente (approccio educativo ecologico e partecipativo).
- Compiti aperti o chiusi: è evidenziato il punto di partenza, l'obiettivo e i vincoli, i quali assumono un valore positivo di scoperta.
- Variabilità di uso delle abilità motorie: migliora la coordinazione motoria.
- Alternare attività ludiche di apprendimento e giochi deliberati in cui applicare le abilità apprese.
- Esercizi coordinativi ripetitivi: si basano su controllo cognitivo e sull'uso dei comportamenti automatizzati.
- Giochi deliberati: consentono il comportamento automatizzato ed il controllo sulla pianificazione strategica in base alle diverse richieste.
Educazione ed efficienza psico-fisica
Nell'infanzia, le capacità organiche e muscolari possono essere sollecitate con il gioco e l'attività ludica.
- Riduzione al minimo dei tempi morti: consente di sollecitare la resistenza generale aerobica. Il recupero è necessario solo dopo attività intense.
- Intensità delle attività: stimola i vari tipi di forza (esplosiva, veloce, rapida, relativa).
- Variabilità delle attività: stimola tutti i gruppi muscolari coinvolgendo tutte le abilità grosso motorie e fino motorie.
Competenza
Uso delle conoscenze e abilità per la soluzione di problemi. L'approccio educativo deve consentire al bambino di mettersi in gioco a livello corporeo e motorio tramite situazioni ludiche (gioco libero, giocosport, gioco di regole, giochi di rischio, gioco simbolico e gioco sensomotorio).
Curricolo verticale di educazione fisica
- Finalità scuola dell'infanzia (3-6 anni): sviluppo delle competenze motorie di base legate all'uso spontaneo delle abilità fino e grosso motorie.
- Finalità scuola primaria (6-8 anni): sviluppo di competenze motorie basate sulla combinazione delle abilità grosso e fino motorie in attività specifiche ma non specialistiche (giochi tradizionali). Acquisizione della padronanza del proprio corpo.
- Finalità scuola primaria (9-10 anni): sviluppo di competenze motorie basate sul transfer delle abilità generali già maturate attraverso il giocosport. Migliorare precisione, velocità e controllo motorio.
- Finalità scuola secondaria di 1° (11-13 anni): sviluppo di competenze motorie riferite alle tecniche sportive.
- Finalità scuola secondaria 2° (14-19 anni): sviluppo di competenze motorie disciplinari con approfondimento sportivo.
Motricità
L'attività motoria è il linguaggio che permette di comunicare la propria interiorità.
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Attività motoria per l'età evolutiva
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Attività motoria per Anziani
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Attività motoria per l'età Evolutiva
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Attività motoria per l'età evolutiva