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L’ATTENZIONE

I processi cognitivi ATTENZIONE e MEMORIA sono strettamente interrelati, in

quanto è impossibile ricordare qualcosa se non l’abbiamo processato, se non abbiamo

prestato attenzione.

L’attenzione è un processo cognitivo composto, multifattoriale. Non abbiamo una

sola attenzione, come non abbiamo una sola memoria.

Domande alle quali rispondere:

• Che cos'è l'attenzione?

• Perché ci distraiamo?

• Che cosa accade agli stimoli cui non abbiamo prestato attenzione?

• E' possibile prestare attenzione a più cose contemporaneamente?

• Quali sono i meccanismi che permettono di concentrarsi su un determinato oggetto?

• Per quali motivi proprio quell'oggetto e non un altro tra quelli che colpiscono i

nostri organi sensoriali?

• Attenzione e concentrazione sono la stessa cosa?

• Attenzione e motivazione sono sempre associate?

• Qual è la relazione con l'apprendimento e la memoria?

ATTENZIONE = processo cognitivo in grado di selezionare alcune informazioni a

scapito di altre, al fine di regolare il comportamento.

Consente diversi compiti cognitivi:

a) orientare le risorse mentali disponibili verso gli oggetti e gli eventi in modo da

selezionare le fonti di informazione che ci interessano

b) ricercare e individuare in modo selettivo le informazioni per focalizzare e dirigere

la nostra condotta, cioè mettere in atto condotte più adeguate e più opportune

c) mantenere in modo vigile una condizione di controllo su ciò che stiamo facendo.

Si tratta di un'abilità che presiede e regola l’attività dei processi mentali, filtrando ed

orientando la percezione verso le informazioni rilevanti, in modo da rispondere

adeguatamente all’ambiente (Ladavas e Berti, 1995).

È un processo cognitivo non isolato ma in stretta connessione con la percezione.

Posso prestare attenzione ad uno stimolo se l’ho percepito. E, dall’altra parte, in

stretto contatto con la memorizzazione. Quindi si tratta di un filtro che ci mette in

contatto con il mondo permettendoci di memorizzare gli stimoli per noi rilevanti.

E’ un concetto multiforme perché comprende aspetti diversi e viene usato per

spiegare situazioni e fenomeni differenti:

-selezione delle informazioni,

-capacità di mantenere la concentrazione fino al completamento del compito,

-capacità di svolgere contemporaneamente compiti diversi.

Si parla infatti di:

- attenzione selettiva

- attenzione divisa o condivisa

- attenzione sostenuta

Tra le tre forme c’è continuità ma ci sono delle differenze, infatti anche nelle

disabilità alcune forme sono compromesse altre rimangono intatte

I limiti di capacità attentiva sono determinati:

-dai limiti del sistema sensoriale, cioè non siamo in grado di percepire

adeguatamente gli stimoli

-dalle caratteristiche degli stimoli, ci sono stimoli più in grado di attirare

attenzione rispetto ad altri per caratteristiche peculiari

- dalle caratteristiche interne (aspettative, disposizioni) del soggetto, cioè

motivazione. I processi attentivi sono fortemente influenzati dall’atteggiamento

mood, dall’ idiosincrasia, dalla disponibilità del soggertto ad essere coinvolto in

quel tipo di attività.

MODELLI DI ATTENZIONE

Ci sono diverse teorie esplicative.

Ne analizzeremo 2:

-LA TEORIA DEL FILTRO

-LA TEORIA DEL SISTEMA ATTENTIVO SUPERVISORE (SAS)

1) Teoria del filtro

Presuppone ci sia un filtro sensoriale precoce che consente di entrare solo ad alcune

informazioni

Broadbent (1958) parlò di un filtro sensoriale precoce: l’informazione in arrivo viene

selezionata sulla base di alcune caratteristiche fisiche (ad es. volume, timbro della

voce) dello stimolo.

A tale proposito venne formulata l’analogia del “collo di bottiglia”: il nostro sistema

cognitivo non è in grado di elaborare più stimoli alla volta e quindi questi devono

essere necessariamente selezionati. Tra tutti quelli disponibili soltanto alcuni riescono

a passare attraverso il “collo di bottiglia” e potranno essere ulteriormente elaborati.

Il diagramma di questa teoria è rappresentato da due orecchi ( ascolto dicotico),

quello primario e quello secondario, le informazioni che hanno accesso oltre il filtro

sono solo quelle dell’orecchio dominante, mentre gli altri stimoli vengono filtrati e

quindi non hanno accesso, non è possibile processare le informazioni che non

passano attraverso il filtro

Tale teoria fu successivamente ampliata dalla Treisman (1960), la quale sostenne che

le informazioni non venivano completamente rimosse, ma attenuate (Teoria

dell’attenuazione). Anche su queste informazioni diventa possibile operare una

analisi semantica.

Cioè, secondo la Treisman, non è vero che solo un orecchio è in grado di far passare

le informazioni, ma le informazioni provenienti da entrambi gli orecchi sono in grado

di far passare le informazioni, quindi non si tratta di un vero filtro, ma un filtro che

attenua, cioè le informazioni nell’orecchio non dominante passano lo stesso ma in

forma attenuata, come se il volume fosse abbassato.

A completamento di tale modello Norman (1969, 1976) ipotizzò che tutte le

informazioni in arrivo vengono ugualmente analizzate in base alla loro pertinenza o

rilevanza e quindi che in ogni caso avvenga una elaborazione semantica piuttosto

approfondita.

Solo in un secondo momento le informazioni giudicate più pertinenti o rilevanti

verranno selezionate.

Le teorie più recenti si sono spostate dall’idea di attenzione intesa come filtro a

quella di attenzione intesa come risorsa a capacità limitata (cfr. la Memoria di

Lavoro).

2) Il Sistema Attentivo Supervisore (SAS) :

Secondo Shallice (1988) ciascuna operazione cognitiva ha in ogni momento un

livello d'attivazione che dipende dalla quantità di segnali attivanti che riceve.

Cioè noi in ogni momento abbiamo una serie di processi che competono tra loro per

la loro attuazione. Per esempio, seguite la lezione, prendete appunti, e magari fate

altro; che cosa il vostro sistema cognitivo mette in primo piano, sarebbe il SAS a far

prevalere un’operazione piuttosto che l’altra e quindi inibisce le altre operazioni.

Quando questo livello d'attivazione è raggiunto, o superato, l'operazione è

selezionata ed eseguita, a meno che non venga inibita da una diversa operazione che

è in competizione.

Il SAS svolge funzioni di coordinamento e integrazione delle informazioni elaborate

dalla memoria di lavoro e, soprattutto, di elaborazione e selezione di strategie

volontarie coscienti.

Il comportamento strategico di studio, ad esempio, è a carico prevalentemente di

questo meccanismo. In altri termini, un livello inadeguato di produzione del SAS

pregiudica il comportamento strategico. Quindi se anche ci impegniamo ad insegnare

strategie di studio adeguate agli studenti se un funzionamento compromesso del SAS,

loro non saranno comunque in grado di attivare condotte strategiche, quindi non si

tratta tante vote di scarsa volontà o impegno da parte degli studenti.

Disloca le risorse attentive su un processo o l’altro: favorendo l’attivazione e

inibizione dei diversi schemi di comportamento, modulando la selezione

competitiva, il comportamento che vince la selezione sarà quello che viene eseguito.

Nei bambini con ADHD, molti dei comportamenti tipici possono essere spiegati con

deficit nel SAS che non permettono di inibire risposte in competizione tra loro

Funzioni di controllo del SAS

• L’informazione proveniente dal mondo esterno, è elaborata dalle strutture percettive

( vedo, sento, ascolto, tocco…)

• L’informazione percettiva ha accesso ad un sistema dove sono rappresentate le

possibili operazioni che l’organismo può compiere.

• Allo stesso sistema giungono anche le informazioni provenienti dall’interno

dell’organismo ( non solo dall’ambiente esterno ci giungono informazioni sul

comportamento più adeguato, ma anche le disposizioni interne ci suggeriscono cosa

far prevalere oppure no; tra le caratteristiche interne per esempio c’è l’interesse, la

motivazione. Es. se ascoltare una persona mi interessa, anche al fronte del fatto di

trovarmi in un ambiente rumoroso e pieno di elementi di distrazione, sono in grado di

rimanere agganciato alla sua fonte perché la competizione viene vinta dal

comportamento continuare ad ascoltare la lezione nonostante potrei mettere in atto

altri comportamenti, come distrarmi, perché ho una predisposizione interna,

motivazionale forte che fa vincere quel comportamento sopra tutti) che

contribuiscono all’attivazione differenziale delle operazioni in esso rappresentate

• le operazioni competono in base al meccanismo della selezione competitiva:

l’operazione che raggiunge il massimo livello di attivazione, prevale e inibisce tutte

le altre. Se trovo un ostacolo mentre guido l’automobile qual è il comportamento che

vince? Spingere il freno. In questo caso il SAS fa vincere l’unico comportamento

possibile ( non ci verrebbe mai in mente di accelerare).

• L’operazione che “vince” viene trasmessa alla memoria procedurale, dove sono

contenute le informazioni su come si fanno le cose

• L’azione viene poi eseguita da un sistema effettore

L'operazione che viene eseguita è dunque quella che vince la competizione con le

altre, perché ha raggiunto il maggior livello d'attivazione sulla base delle

caratteristiche esterne ed interne ( nel caso del freno la caratteristica interna è l’istinto

di sopravvivenza e freno anche se il mio sistema attentivo era impegnato in altre

attività)

Dunque, il SAS interviene nel processo di selezione competitiva attivando

un’operazione (e facendola quindi eseguire), o inibendo un'operazione (impedendo

quindi la sua esecuzione). Nei bambini con ADHD spesso si ha l’impressione che non

siano in grado di scegliere di volta in volta quale sia il comportamento più adeguato.

Se io sono un alunno con ADHD e sono coinvolto in un gioco di squadra, il

comportamento tipico è quello di non riuscire a seguire le regole di un gioco, quindi

se sta giocando a pallavolo, ad esempio, prende la palla e scappa piuttosto che

passarla ai compagni. Questo succede perché tra tutti i comportamenti possibili, il

SAS non riesce a far competere quello più adeguato e rilevante per quella operazione.

Non possiamo considerare le persone dissociandole l’aspetto cognitivo ed affettivo

relazionale perché sono compartecipi. I ricercatori indagano in maniera puntuale gli

aspetti cognitivi o emotivo motivazionali ma quando siamo impegnati in una

relazione educativa con qualcuno dobbiamo tenere necessariamente questi due mondi

insieme. Sicuramente i soggetti con ADHD hanno problemi a carico del sistema

cognitivo, hanno un deficit di attenzione, ma presto questo deficit, ma questo deficit

presto si riverserà anche nella sfera emotiva, relazionale, affettiva. Ad esempio il

bambino che prende il pallone in palestra e scappa, il primo giorno fa ridere, il

secondo pure dal terzo giorno gli altri ragazzini non ridono più tanto e quindi ci

saranno problemi anche a carico della vita relazionale e affettiva perché il ragazzino

non verrà più coinvolto ogni volta che si organizzerà una partita. Sono bambini ben

inseriti nei gruppi nelle prime settimane di scuola, dopo di che vengono messi ai

margini perché gli altri ragazzi hanno sì bisogni di momenti in cui si ride, si devia

dalla norma, ma hanno anche bisogno di altri momenti in cui le regole vengono

rispettate perché. Pertanto bisogna preoccuparsi di rispondere ai bisogni di questi

bambini o ragazzi non solo dal punto di vista attentivo e quindi attivare training,

strategie per migliorare la loro qualità di attenzione ma hanno necessità di interventi

che migliorino la qualità della vita relazionale. C’è un effetto alone, le problematiche

a carico del sistema cognitivo si trasferiscono anche alla relazione dei bambini tra

loro.

Ad esempio, se stiamo guidando e ci accorgiamo che la macchina davanti sta

frenando, la percezione delle luci di stop attiva automaticamente, come risposta,

l'azione di frenare. Altri tipi di risposta, come l'accelerare, sono inibiti perché non

funzionali.

Questo meccanismo è legato alla memoria. È chiaro che devo avere un ventaglio di

comportamenti interiorizzati tra i quali scegliere in base alle richieste ambientali,

devo conoscere più risposte, il SAS mi indica quelle che sono più rilevanti per il

raggiungimento dell’obiettivo.

Se, invece, durante la guida decidiamo di fermarci per una qualche ragione,

l’operazione di frenare si svolge a seguito di una decisione volontaria. Il SAS ci

spiega anche la differenza tra processi automatici e controllati dell’attenzione. I primi

sono quelli che emettiamo in maniera quasi inconsapevole perché è l’unica risposta

che ci viene spontaneo mettere in atto, gli altri richiedono uno sforzo attentivo più

rilevante e strategie consapevoli.

I pazienti con lesioni cerebrali dei lobi frontali presentano 2 sintomi (perseverazione

e distraibilità) che illustrano bene il funzionamento della selezione competitiva

quando il SAS è leso.

Perseverazione e distraibilità sono anche questi due comportamenti tipici dei soggetti

con ADHD , come anche dei pazienti anziani che vanno incontro ad un deficit

cognitivo.

Perseverazione: ripetere coattivamente un’azione già eseguita anche quando essa è

diventata del tutto inutile..

Perseverazione: questi pazienti ripetono coattivamente un’azione già eseguita anche

quando essa è diventata del tutto inutile; (non sono in grado di cambiare un’azione o

una regola in corso, una volta che diamo un’istruzione continuano ad emettere quel

tipo di comportamento, anche se le richieste o le condizioni ambientali sono

cambiate)

Distraibilità: eseguono azioni non rilevanti per il compito che stanno svolgendo

Nel 1° caso il SAS non interviene per far prevalere una nuova operazione che porti a

una azione diversa.

Nel 2° caso, al variare delle condizioni di stimolazione, il SAS leso non interviene a

far prevalere un'operazione che porti all'azione più appropriata per lo svolgimento del

compito.

Questo modello si è rivelato molto utile inoltre nell'inquadramento dei disturbi

dell'attenzione, offrendo una giustificazione alla difficoltà nella regolazione del

comportamento: essa risiederebbe nell’incapacità di selezionare volontariamente il

piano di azioni da compiere. Una delle caratteristiche forti è il deficit

nell’autoregolazione del comportamento, infatti funzionano meglio quando il

comportamento è etero regolato quando lavorano in rapporto 1:1 con un insegnante o

un educatore che gli detta i tempi di attenzione

LE FUNZIONI DELL’ATTENZIONE

L’attenzione assolve a diverse funzioni, tra le quali le più studiate sperimentalmente

sono:

1. l’attenzione selettiva, che ci permette di “selezionare” alcuni stimoli piuttosto che

altri. Ascolto la lezione nonostante ci siano elementi di disturbo intorno.

2. l’attenzione divisa, nella quale suddividiamo le nostre risorse attentive su più

compit

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cadamuro Alessia.
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