Scuola per infermieri professionali - Agnone (IS)
Anno II di corso I.P.
Assistenza infermieristica per particolari patologie e tecniche particolari
I.P.A.F.D. Adolfo Terreri
Anno scolastico 1992/1993
La responsabilità professionale
L'operatore sanitario deve svolgere i suoi compiti con solerzia e precisione, in conformità ai regolamenti, alle leggi e ai principi dell'etica professionale; il suo comportamento deve mirare a dare buon esempio, in modo da ispirare affidabilità, incitamento e fiducia sia verso i colleghi che verso il malato.
Ciascun dipendente deve eseguire gli ordini relativi alle proprie funzioni o mansioni impartitegli dal superiore gerarchico. Qualora non ritenga legittimo un ordine ricevuto, deve farne rimostranza dichiarandone le ragioni; se l'ordine viene rinnovato per iscritto il dipendente ha il dovere di eseguirlo, a meno che sia un atto vietato dalla legge penale.
Es.:
- Insulina ad un paziente non diabetico
- Cedilanid ad un paziente con 60 di Fc
- Dose letale di morfina.
Può essere citato per risarcire il danno causato:
- L'infermiere professionale che nell'eseguire una iniezione intramuscolare lede il nervo sciatico e ne provoca una paralisi dell'arto;
- L'infermiere professionale che nel somministrare la terapia scambia paziente e, accortosi dell'errore, non avverte immediatamente il medico.
La norma da cui trae origine l'obbligo del risarcimento è dettata dall'art. 2043 del Codice Civile che recita così: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».
Se il professionista nell'adozione di una determinata condotta tecnica, che si dimostra in seguito causa diretta di effetti dannosi per il paziente, compie un errore, si parla in questo caso di errore professionale colpevole.
Es: L'infermiere professionale che nel preparare l'apparecchio per l'anestesia, inverte il tubo dell'ossigeno con quello dell'azoto e causa la morte del paziente.
La responsabilità penale
La responsabilità penale si configura per:
- Dolo
- Colpa.
1. Per dolo, quando chi agisce ha l'espressa volontà di provocare, con l'azione o l'omissione di atti, un danno prevedibile (fare ad es. del Cedilanid).
2. Per colpa quando l'evento non è voluto e si verifica per:
- Negligenza: una voluta omissione di atti che invece si ha il dovere di compiere.
- Imprudenza: la leggerezza con la quale vengono compiuti atti, anche pericolosi.
- Imperizia: la mediocrità della preparazione intellettuale e della capacità nella manualità.
Il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto, ma in base all'art. 2232 del Codice Civile, sotto la propria responsabilità e direzione, può avvalersi della collaborazione di sostituti e ausiliari. Deve vigilare che essi si attengano alle consegne loro impartite e, quindi, risponde del danno da questi cagionato, se, potendolo, non ne ha impedito il verificarsi (allievi I.P.).
Infine, per ottenere il risarcimento del danno, il cliente dovrà dimostrare sia il danno sofferto, sia il nesso di causalità fra questo e la inidonea condotta tecnica del professionista.
Es.: Lesione nervo sciatico da intramuscolare effettuata al di fuori dell'ospedale e relativa accusa dell'infermiere.
Esercizio abusivo delle professioni sanitarie
L'art. 100 del T.U. delle leggi Sanitarie stabilisce che: «Nessuno può esercitare la professione di medico chirurgo, veterinario, farmacista, levatrice, assistente sanitaria visitatrice, o infermiera professionale, se non sia maggiore di età ed abbia conseguito il titolo di abilitazione all'esercizio professionale, a norma delle vigenti disposizioni».
L'art. 348 del C.P. prevede che: «Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa da £.40.000 a £.200.000».
È esercizio abusivo di professione sanitaria lo svolgere una occupazione abituale, pubblicamente o clandestinamente, per beneficenza o a scopo di lucro, che preveda una specifica competenza che solo l'esame di abilitazione dello stato può garantire.
Competenze infermieristiche nella somministrazione dei farmaci e responsabilità
La somministrazione dei medicinali richiede una certa preparazione che non si acquista di colpo, ma è un procedimento graduale che si sviluppa a poco a poco dopo un certo periodo di tempo. È una grande responsabilità, accettata dal personale infermieristico, e non può essere presa alla leggera. È un servizio che non si adatta a chi manca d'interesse, a chi si annoia di tutto o a quelle persone che non sono capaci di fissare l'attenzione sul lavoro che stanno facendo. Ogni persona che maneggia o somministra medicinali viene considerata legalmente responsabile degli errori che può eventualmente commettere.
Ecco perché deve essere in grado di leggere gli ordini dei medici, i diversi tipi di registrazioni, i simboli e le abbreviazioni comunemente usati ed accettati da coloro che lavorano nel campo sanitario. Se, per esempio, vi viene ordinato di preparare un GIK, bisogna sapere che corrisponde a: glucosio, insulina, potassio.
Esempi:
- Glucosata + KCl 2f. glucosata + Potassio cloruro 2 fiale
- Glucosata + NaCl 2f. glucosata + Sodio Cloruro 2 fiale
- Glucosata + MgSO4 2f. glucosata + Solfato Magnesio 2 fiale
Nessun medicinale va dato senza un ordine scritto dal medico e da lui firmato (ad es. morfina, Talwin). Le prescrizioni mediche riguardanti la somministrazione della terapia sono riportate dal Caposala o da chi ne fa le veci, su un apposito quaderno dove è segnalato in modo leggibile e chiaro:
- Nome e cognome del paziente cui la terapia si riferisce
- Numero di stanza e di letto da lui occupato
- Orario, dose e via di somministrazione.
Qualora l'infermiere si accorge di aver dato a un paziente la medicina che era destinata ad un altro, è buona norma riferire subito al responsabile di turno o al medico, il quale provvederà immediatamente a correggerne gli effetti.
Modalità d'azione e di somministrazione dei farmaci
Per farmaco si intende una qualsiasi sostanza chimica avente la capacità di determinare variazioni funzionali utili all'organismo. Cioè tende a riportare alla normalità quelle funzioni dell'organismo alterate dalla malattia.
Esempi:
- I cardiotonici stimolano il cuore nei casi di tachicardia (Adalat).
- Gli antiaritmici deprimono il cuore nei casi di tachicardia (Cedilanid).
La somministrazione di un farmaco può avvenire per:
- Via enterale (orale, sublinguale, rettale)
- Via parenterale, e distinguiamo:
- Via iniettiva:
- Intramuscolare
- Sottocutanea
- Intradermica
- Endovenosa
- Via delle mucose:
- Congiuntivale
- Nasale
- Uretrale
- Vaginale
- Rettale
- Vie respiratorie (aerosol, spray, ecc.)
Quando non vi sono controindicazioni, la via di somministrazione preferita è quella orale e si possono somministrare farmaci sotto forma di:
- Compresse: polvere compressa
- Confetti: compresse con rivestimento di zucchero
- Cialde: il farmaco in polvere è contenuto da un involucro formato da due ostie
- Capsule: il farmaco è contenuto in un involucro di gelatina
- Pastiglie: compresse di zucchero che si sciolgono in bocca
- Sospensioni: farmaco sciolto nel solvente
- Gocce
Manutenzione della riserva farmaceutica
L'infermiere si preoccupa personalmente di scrivere su un apposito ricettario, l'ordinativo dei medicinali, secondo il fabbisogno del reparto nel quale egli svolge la sua attività. Dopo che il medico avrà approvato e firmato l'ordinativo, questo verrà inoltrato alla farmacia centrale dell'ospedale che provvederà all'invio di quanto richiesto.
Le richieste di sostanze stupefacenti devono essere inoltrate su moduli speciali, separatamente dagli altri medicinali e devono essere riposti a parte, in un armadietto chiuso a chiave. È importante osservare la massima precisione per quanto riguarda il carico e scarico di dette sostanze, poiché l'uso è regolato da rigorose leggi.
I medicinali che possono deteriorarsi vanno ordinati nelle quantità strettamente necessarie. L'infermiere ha il compito di ricevere i medicinali, controllare che corrispondano a quelli richiesti e riporli secondo un ordine prestabilito per evitare che vengano distrattamente somministrati. Lo stesso dicasi per i medicinali che, pur non essendo scaduti, presentano qualunque tipo di alterazione (nel colore, odore, ecc.). Riporre in frigorifero i medicinali che necessitano di basse temperature per la loro conservazione, ad es. sieri, vaccini, supposte, alcuni antibiotici, albumina, insulina, ed estrarli poco tempo prima dell'uso perché vengano somministrati a temperatura ambiente.
Bilancio idrico ed elettrolitico
Equilibrio idro-elettrolitico
L'acqua è uno dei costituenti fondamentali del nostro organismo ed in essa sono contenuti degli elettroliti. Per elettroliti intendiamo quelle sostanze che poste in acqua si dissociano dando luogo a portatori di carica elettrica:
- Positiva: quelli portatori di carica elettrica che in presenza di un campo elettrico si portano al catodo vengono detti cationi e accanto al loro simbolo chimico si porrà un segno pari al numero delle valenze.
- Negativa: quelli portatori di carica elettrica che in presenza di un campo elettrico si portano all'anodo vengono detti anioni e accanto al loro simbolo chimico si porrà un segno pari al numero delle valenze.
I principali cationi del nostro organismo sono: Na+, K+, Mg++, Ca++. I principali anioni del nostro organismo sono: Cl-, HCO3-, HPO4--, SO4--. Per il mantenimento dell'omeostasi è necessario che cationi ed anioni si equivalgano, che si abbia cioè un equilibrio ionico.
Abbiamo visto che l'acqua è uno dei costituenti fondamentali del nostro organismo. Al momento della nascita essa rappresenta il 70-80% del peso corporeo, e progressivamente diminuisce con l'avanzare degli anni, tanto che nell'uomo adulto rappresenta il 60-70%, e nella donna il 60-65%. Scende ulteriormente nell'anziano sino a raggiungere valori del 50-55% del peso corporeo, tanto che la vecchiaia viene anche definita come disidratazione fisiologica.
Liquido intracellulare e liquido extracellulare
L'acqua nel nostro organismo è contenuta in due grandi compartimenti: quello intracellulare e quello extracellulare.
Liquido intracellulare: 2/3
Liquido extracellulare: 1/3
Es.: In una donna che pesa 60 Kg, l'acqua, rappresentando il 60% del peso corporeo, ammonta a 36 litri così distribuiti:
Liquido intracellulare: 2/3 di 36 litri = 24 litri (Compartimento Intracellulare)
Liquido extracellulare: 1/3 di 36 litri = 12 litri (Compartimento Extracellulare)
Compartimento extracellulare
Il Compartimento extracellulare è costituito da due sub-compartimenti: quello interstiziale e quello intravascolare, nel rapporto di 3/4 e 1/4.
Compartimento interstiziale: 3/4
Compartimento vascolare: 1/4
Rifacendoci a quanto precedentemente esposto abbiamo visto che la quantità di acqua nel compartimento extracellulare ammonta a 12 litri ed è così distribuita:
Compartimento interstiziale: 3/4 di 12 litri = 9 litri.
Compartimento intravascolare: 1/4 di 12 litri = 3 litri.
L'organismo perde ogni giorno una determinata quantità di acqua attraverso le urine, le feci, il sudore, i polmoni (attraverso la respirazione). Le perdite idriche sono:
- Renali
- Extrareni
Quelle renali dipendono dall'apporto idrico e dalla funzione renale. Quelle extrarenali riconoscono la loro causa con l'acqua che si perde nelle feci ed è di circa 200 ml. e con la "perspiratio insensibilis". La perdita di quest'ultima è subordinata alla frequenza del respiro, alla temperatura e alla secchezza dell'aria che inspiriamo.
Osservazioni relative allo stato d'idratazione del malato
Per una corretta terapia infusionale, oltre alle perdite, è ovvio che bisogna tener conto degli introiti che possono essere:
- Inferiori alle perdite: si avrà allora un sottocompenso idrico o disidratazione.
- Uguali alle perdite: si avrà allora un equilibrio idrico o bilancio idrico in pareggio.
- Superiorii alle perdite: si avrà allora un sovracompenso idrico o iperidratazione.
Diciamo quindi che la patologia del bilancio idrico è rappresentata dalla disidratazione o dalla iperidratazione. Per disidratazione intendiamo il quadro morboso che nei suoi aspetti clinici si instaura quando le perdite di acqua sono superiori agli introiti. La sintomatologia è caratterizzata da sete intensa, secchezza delle mucose e della cute, oliguria.
Per iperidratazione intendiamo il quadro morboso che nei suoi aspetti clinici si instaura quando gli introiti superano le perdite. Questo sovracompenso idrico diventerà clinicamente più evidente quando la ritenzione idrica supererà il 6% del peso corporeo. La sintomatologia è rappresentata da segni di ipertensione, segni tossici per edemi ed aumento di peso per il maggior percorso che l'ossigeno deve compiere.
Per quanto riguarda i compiti infermieristici, ogni 2 giorni controlleremo lo ionogramma, che è l'esame più importante, poi la P.A., il peso, e faremo attenere il paziente scrupolosamente alla dieta. Per il computo del bilancio idrico esistono delle cartelle per annotare gli introiti, rappresentati dai liquidi infusi, o assunti per os; e le perdite, rappresentate dall'emissione delle urine feci, vomito, drenaggi. È di nostra competenza riportare questi dati.
Idratazione ed infusione: terapia idratante infusiva e terapia infusiva
Definizione e significato della terapia idratante infusiva
La terapia infusiva consiste nella somministrazione per via endovenosa di soluzioni acquose che contengono o sali o lipidi o glucidi, in quantità variabile e per i tempi necessari al raggiungimento degli scopi prefissati: serve per il ripristino della volemia in casi di shock, nelle emorragie, per ristabilire l'equilibrio idro-elettrolitico, per alimentare il malato quando è nell'impossibilità di farlo.
Generalmente le soluzioni sono contenute o in flaconi di plastica o in flaconi di vetro, muniti di un tappo di gomma sul quale inserire l'ago di un deflussore, costituito da un lungo tubicino di plastica trasparente, raccordato da un lato al flacone e dall'altro all'ago da introdurre nella vena del paziente. Il deflussore è provvisto di un gocciolatore in plastica; di un morsetto per regolare la velocità di flusso ed infine di un segmento di gomma attraverso cui è possibile iniettare dei farmaci direttamente in vena.
Sappiamo quanto sia difficile la regolazione del flusso e sappiamo altrettanto bene quanto sia inutile la massiccia somministrazione di liquidi, quindi per ovviare a questo esistono in commercio delle pompe che assicurano una erogazione uniforme e sono munite di allarme acustico in caso di arresto del deflusso. Però i reparti non sono sufficientemente forniti, ed esistono dosatori che ci permettono di erogare la quantità di liquidi prefissata.
Questo dispositivo per il dosaggio di soluzioni parenterali è conosciuto con il nome di Dosi-Flow. In confezione integra è sterile, va subito usato dopo la rimozione delle protezioni ed è monouso. Ha due posizioni: open e off ed una scala graduata in mm/h. Tuttavia, con il Dosi-Flow, è sconsigliabile somministrare sangue o liquidi molto viscosi.
Il deflussore con il Dosi-Flow può essere raccordato ai comuni Butterfly o ad aghi in materiale plastico con mandrino metallico appuntito che viene ritirato una volta introdotto l'ago in vena. In questo modo si riducono notevolmente i fenomeni flogistici anche perché oggetto di tale terapia sono di solito quei pazienti dalle ridotte capacità reattive.
Abbiamo visto che nel corso della giornata l'erogazione dei fluidi avvenga uniformemente e per ottenere questo si ricorre al seguente calcolo:
- Stabilire la quantità di liquidi da somministrare nel corso della giornata.
- Dividere tale quantità per 24, che sono le ore della giornata. In tal modo si ottiene la quantità oraria.
- Questa quantità oraria va ulteriormente divisa per 60, che sono i minuti ed a...
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