Che materia stai cercando?

Assistente sociale specialista

Riassunti completi dei possibili argomenti previsti per la prima e la seconda prova dell'esame di stato per l'abilitazione alla professione di Assistente sociale (Albo A). Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giacalone.

Esame di Metodi e tecniche del servizio sociale docente Prof. F. Giacalone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

19

20

LEGGE QUADRO 328/2000

Il rapporto tra Stato, Regioni ed Enti locali è stato interessato da un sistema di

decentramento amministrativo che attualmente vede applicati i principi sanciti dalla “Legge

(l.328/2000)

quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”

e dalla Riforma del Titolo V della Costituzione (l.3/2001).

I principali cambiamenti apportati da queste leggi in campo sociale riguardano una modifica

della definizione di utente e assistenza. Il soggetto che necessita di aiuto diventa, oltre che

portatore di bisogni, anche portatore di risorse utili a risolvere la propria condizione e i

percorsi di assistenza a lui dedicati comprendono la protezione sociale, la rimozione delle

cause di disagio alla base delle problematiche sociale emergenti e il suo inserimento nel

contesto sociale in cui abita (inserimento anche di tipo lavorativo).

Nello specifico la legge prevede 30 articoli. Vediamo i principali:

 servizi sociali vengono definiti come “attività che predispongono

Art.1: I

l’erogazione di servizi gratuiti e non o prestazioni economiche atte a rimuovere e

superare situazioni di bisogno e difficoltà in cui ciascuno può trovarsi (comma 1).

programmazione e l’organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi

La

sociali compete agli enti locali, alle Regioni e allo Stato secondo il principio di

sussidiarietà, interpretabile in senso verticale (distribuzione verticale di competenze

fra Stato e Autonomie locali, in base al quale l’ente gerarchicamente inferiore svolge

i compiti di cui è capace. Ove questo non è possibile vi sarà l’intervento temporaneo

di un Ente sovraordinato, al fine di garantire piena efficacia ed efficienza) o

orizzontale (le attività proprie dei pubblici poteri vengono svolte da soggetti privati o

enti di volontariato, così da ridurre al minimo l’intervento dello Stato) (comma 3).

A tal proposito, gli Enti locali, le Regioni e lo Stato devono riconoscere e agevolare il

ruolo svolto da organismi non lucrativi di utilità sociale, cooperative, associazioni,

enti di volontariato, enti di patronato ecc. (comma 4).

 Art. 2: Il sistema integrato di interventi e servizi sociali è a carattere universale,

poiché possono usufruire delle prestazioni i cittadini italiani e degli Stati membri

dell’UE, i loro familiari e tutti gli stranieri con regolare permesso di soggiorno. A

coloro che soggiornano in maniera irregolare nel nostro Paese, agli apolidi o ai

profughi, viene garantita la prima assistenza (comma 2).

La priorità di accesso ai servizi e alle prestazioni è concessa ai soggetti in condizione

di povertà o con reddito limitato, ai soggetti incapaci (totalmente o parzialmente) d

provvedere alle proprie esigenze per inabilità fisica o psichica, si soggetti sottoposti

ad autorità giudiziaria e a coloro che hanno difficoltà di inserimento lavorativo e

sociale (comma 3).

 Art.4: I finanziamenti utilizzati per creare il sistema integrato di prestazioni e servizi

derivano dal Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), le cui risorse vengono

ripartite tra le Regioni e di conseguenza tra i Comuni che la compongono. 21

 Art.5: Viene riconosciuto il ruolo centrale degli Enti No Profit, che partecipano alla

co-progettazione dei servizi e alla realizzazione degli stessi. Gli Enti locali e le

Regioni hanno l’obbligo di promuoverne l’operato. L’appalto concorso è lo

strumento utile a consentire la progettualità degli enti no profit.

 Art.6: Ruolo dei Comuni titolari delle funzioni amministrative a livello locale;

responsabili della programmazione/progettazione realizzata tramite il Piano di Zona;

erogano servizi e prestazioni economiche; vigilano e controllano sui soggetti che

ottengono l’accreditamento da parte dell’Ente locale (vedi art.11); partecipano alla

definizione degli ambiti territoriali; definiscono i parametri per l’accesso prioritario

alle prestazioni; promuovono un sistema di rete; coordinano le attività dei vari Enti;

garantiscono ai cittadini trasparenza e partecipazione.

 Art.7: Ruolo delle Province programmano il sistema integrato di servizi e

interventi (anche se in misura minore rispetto ai Comuni); raccolgono informazioni

sui bisogni e sulle risorse messe a disposizione dai Comuni o da altri soggetti e

partecipano alla definizione e all’attuazione del Piano di Zona.

 Art.8: Ruolo delle Regioni programmano e controllano gli interventi sociali e

ne realizzano l’integrazione con quelli sanitari, formativi e lavorativi; verificano la

corretta attuazione del PDZ a livello locale; definiscono i criteri necessari

all’autorizzazione e all’accreditamento; determinano il livello di partecipazione degli

utenti al costo delle prestazioni; gestiscono il registro dei soggetti autorizzati allo

svolgimento delle attività previste dalla presente legge; ripartiscono il Fondo

Regionale di assistenza sociale.

 Art.9: Ruolo dello Stato ha poteri di indirizzo, coordinamento e regolazione

delle politiche sociali; definisce gli obiettivi delle politiche sociali attraverso il piano

nazionale degli interventi e dei servizi sociali; definisce i livelli essenziali e uniformi

delle prestazioni (Liveas); fissa i requisiti minimi necessari ad autorizzare l’esercizio

di strutture residenziali o semiresidenziali e di comunità di tipo familiare; si

sostituisce alle Regioni in caso di inadempienza ai loro doveri; ripartisce le risorse

del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.

 Art.10: Inserimento e riforma delle IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e

Beneficienza) nella rete locale di servizi e prestazioni.

 Art.11: Autorizzazione e accreditamento (vedi appunti specifici su tale parte). 22

 Ciascun ente erogatore di servizi, al fine di ottenere l’accreditamento, deve

Art.13:

possedere anche una Carta dei Servizi sociali in cui vengono indicati i servizi erogati,

le modalità del loro funzionamento e le procedure che assicurino la tutela degli utenti

che si usufruiscono di tali servizi.

 Art.14: Realizzazione di progetti individuali a favore delle persone disabile e della

loro piena integrazione nella vita familiare e nel contesto sociale, scolastico e

lavorativo-professionale.

 Art.15: Indicazioni che riguardano il sostegno familiare agli anziani non

autosufficienti. Una parte del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali viene riservata

a favore di questa categoria di soggetti e utilizzata dalle Regioni per consentire

autonomia e sostegno sia all’anziano che al nucleo familiare che se ne occupa.

 Art.16: Valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari (politiche di

conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, erogazioni di assegni a sostegno di

maternità e paternità, servizi informativi a sostegno della genitorialità, aiuto e

sostegno domiciliare, servizi di affido familiare, sostegno all’autonomia finanziaria

del nucleo familiare, agevolazioni fiscali e tariffe agevolate per chi ha responsabilità

di cura.

 Art.18: Piano Nazionale e Regionale degli interventi e dei servizi sociali. Il Piano

Nazionale viene emanato dal Governo ogni tre anni e al suo interno contiene: i

requisiti delle prestazioni comprese nei Liveas, le priorità di intervento;

l’integrazione di interventi e servizi, sistemi diffusi per fornire informazioni sui

cittadini; gli indicatori necessari a verificare l’integrazione e i costi-benefici; i

parametri per definire il concorso al costo del paziente; gli interventi per disabili e

anziani non autosufficienti; indirizza la formazione del personale; programma la

tutela dei minori, dei non autosufficienti, dei disabili, l’inserimento scolastico e

sociale. Il Piano Regionale invece, provvede all’integrazione socio-sanitaria in

coerenza con gli obiettivi del Piano Sanitario regionale, coordina le politiche

dell’istruzione, la formazione professionale e lavorativa.

 Art.19: Piano di Zona (vedi appunti specifici).

 Art.21: SISS (Sistema informativo dei servizi sociali, vedi appunti specifici).

 Istituire una Commissione di Indagine sull’esclusione sociale

Art.27: che effettua

ricerche e rilevazioni necessarie a compiere indagini su povertà ed emarginazione in

Italia, formula proposte per rimuoverne le cause e le conseguenze. Tale

Commissione, che entro il 30 Giugno di ogni anno deve riferire al Parlamento

sull’andamento del fenomeno dell’esclusione sociale, è costituita da studiosi ed

esperti che rimangono in carica per tre anni. 23

SISTEMA INTEGRATO DEI SERVIZI SOCIALI

La l.328/2000 spiega che il sistema integrato di servizi sociali si basa sul principio della

sussidiarietà (sia orizzontale che verticale). Nella sua dimensione verticale un servizio, per

essere efficace ed efficiente, deve essere erogato dall’ente più vicino al cittadino. Per

si suppone che l’ente che debba organizzare i servizi sociali sia il Comune, proprio

questo,

perché è il più vicino al territorio e in teoria quello più informato sulle situazioni di bisogno

dello stesso. Talvolta però, può accadere che il servizio venga erogato in maniera migliore

da un privato rispetto all’Ente pubblico (es. sanità pubblica e privata). Questo tipo di

l’erogazione

sussidiarietà (orizzontale) prevede che gli Enti locali competenti attribuiscano

cooperative, onlus…).

di servizi sociali ai soggetti del privato sociale (associazioni,

Come conferire questa opportunità ad un Ente privato? Attraverso il contratto.

L.163/2006: “Codice dei contratti”:

 Asta pubblica: possono parteciparvi tutti i soggetti che soddisfano i requisiti

previsti dal bando;

 Licitazione privata: la Pubblica Amministrazione invita solo i soggetti che reputa

interessanti e idonei a partecipare alla gara;

 Appalto concorso: la Pubblica Amministrazione fa una selezione preliminare dei

prestatori da invitare ad una gara. Dopodiché li invita a presentare un’offerta,

attraverso la quale potrebbero essere scelti;

 Trattativa privata: è un caso residuale. Ci si può accedere solo nelle ipotesi

previste dalla Legge.

In ciascuno di questi contratti va rispettata la forma scritta e l’approvazione da parte

dell’amministrazione.

Qual è lo scopo ultimo del sistema integrato dei servizi sociali?

è l’unico che si fa carico di risolvere i

Il passaggio dal Welfare State (in cui lo Stato

problemi del cittadino) ad un Welfare Community (che fa leva sui soggetti locali per

condividere responsabilità e risorse, facendosi carico dei problemi territoriali). 24

INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA

l’attenzione sul

Il concetto di integrazione socio-sanitaria pone concetto di benessere

globale dell’individuo, anche in riferimento all’idea di salute dell’OMS, secondo cui la

salute rappresenta il benessere fisico, psichico e sociale di ciascun individuo, che non è

legato solo all’assenza di malattia, ma ha carattere multidimensionale in quanto interessa

anche la sfera psicologica e sociale.

L’integrazione rappresenta un processo di coordinamento tra le attività del settore sociale e

di quello sanitario pubblico (o convenzionato con il pubblico), allo scopo di consentire il

buon funzionamento dei servizi dal punto di vista amministrativo-organizzativo e tecnico-

finanziario. Con l’integrazione socio-sanitaria infatti, c’è un miglioramento del sistema in

termini di efficacia, efficienza ed economicità. integrati in un’unica struttura e

I servizi vengono

quindi immediatamente vengono abbattuti i costi

legati al mantenimento di più edifici. Inoltre, la

creazione di un unico centro sede di servizi

integrati rappresenta un vantaggio anche per gli

utenti, che non dovranno più spostarsi da una

struttura all’altra.

Su quali livelli avviene l’integrazione?

 Istituzionale: accordi di programma e collaborazioni tra diversi enti (es. Asl,

Comune, Regione), che danno vita a consorzi che approvano piani integrati per

raggiungere obiettivi comuni e dividere le responsabilità.

I soggetti protagonisti sono i Sindaci dei Comuni di riferimento e i Direttori di

Distretto;

 Gestionale: integrazione dei diversi modelli organizzativi e delle varie metodologie

così da garantire l’efficace svolgimento delle attività

di lavoro dei professionisti,

(intervento di équipe multi professionali e gruppi di lavoro).

I soggetti protagonisti sono i Dirigenti dei Servizi Sociali e i Direttori di

Distretto/Coordinatore Sociale;

 Professionale: integrazione di competenze e abilità tra gli operatori del sistema

sanitario e gli operatori sociali (es. UVG e UVM).

I soggetti protagonisti sono il Distretto, l’Ufficio di Piano sociale di zona e i tavoli di

coprogettazione.

L’integrazione avviene in quanto i livelli non possono essere considerati in modo

indipendente l’uno dall’altro.

Al momento, l’integrazione sociosanitaria (ISS) è disomogenea sul territorio nazionale.

Questo accade sia per un conflitto di competenze (mentre le Asl sono gestite dalla 25

Regione, i servizi sociali sono a carico dei Comuni) sia per le crescenti “sfide” che l’ISS

deve affrontare (cresce la domanda sociale delle nuove povertà, i servizi sono ancora

molto frammentati in quanto le risorse sono ancora scarse per dare uniformità al

sistema).

Prestazioni socio-sanitarie (art.3 d.lgs. 229/99) “Attività atte a soddisfare, mediante

Per prestazioni sociosanitarie si intendono tutte le

percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono

unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire,

anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione”.

Le prestazioni possono essere di tre tipi:

 prestazioni assicurate dall’Asl e comprese nei Lea

A rilevanza sociale:

(prevenzione, promozione della salute…);

 A rilevanza sanitaria: di competenza del Comune (Assistenza domiciliare per non

autosufficienti, inserimento sociale di disabili…);

 assicurate dall’Asl e comprese nei Lea. In

Sociosanitarie a integrazione sanitaria:

queste prestazioni c’è un’alta intensità della componente sanitaria e riguardano

aree relative all’infanzia, alla disabilità, agli anziani, alle patologie psichiatriche

ecc. fasi avviene l’integrazione sociosanitaria?

Tramite quali

1. Programmazione partecipata;

2. Accordo di programma tra Comune, Asl ed Enti del Terzo Settore;

3. Delega alle Asl da parte dei Comuni per le prestazioni socioassistenziali previsto

un unico gestore delle prestazioni e istituito un Punto Unico di Accesso;

4. Trasferimento di risorse da parte del Comune alle Asl per realizzare i programmi

previsti dall’Accordo;

Realizzare un’équipe multidisciplinare per definire e gestire i piani di intervento

5. personalizzati;

6. Coordinamento e monitoraggio da parte del Comune e degli organismi collegiali già

esistenti sul territorio (Comitato di distretto).

Strumenti di programmazione

Sanitario Sociale

Piano Sanitario Nazionale Piano Sociale Regionale

Programma delle Attività Territoriali Distrettuali Piano di Zona

Fondo Sanitario Regionale Fondo Sociale dei Comuni 26

Strumenti per la realizzazione dell’ISS:

PUA (Punto Unico di Accesso)

Moduli organizzativi integrati con i servizi sociali diretti all’orientamento e alla presa in carico del

cittadino.

Funzioni:

accoglienza tramite una scheda standard e informatizzata;

informazione sui servizi sanitari sociali e sulle loro modalità di attivazione;

che comprende la valutazione del caso segnalato, l’eventuale risoluzione immediata

orientamento

dei casi più semplici o l’orientamento verso servizi più competenti o attivazione di un UVM (Unità

valutativa multidisciplinare) per i casi più complessi con conseguenze individuazione di un

piano/percorso assistenziale e di un responsabile del caso;

valutazione e presa in carico della persona con bisogni complessi, che necessita di interventi

sanitari e sociali integrati;

monitoraggio periodico del caso e valutazione degli esiti.

I destinatari del PUA sono:

 Cittadini in condizioni di fragilità, marginalità ed esclusione sociale, che richiedono

una presa in carico dei servizi sociali e sanitari integrati;

 Anziani non autosufficienti, disabili fisici o psichici o con patologie

croniche/invalidanti;

 Bambini e adolescenti traumatizzati, vittime di abusi/maltrattamenti e/o con disagi

psichici (tutelare la salute mentale in età evolutiva).

In conclusione, il punto unico di accesso è a servizio delle persone, adulti o minori, con

bisogni sociosanitari complessi, in situazioni di fragilità tali da richiedere l’intervento

strutturato, coordinato e sinergico di più servizi, professionalità e interventi.

UVM (Unità Valutativa Multidisciplinare)

Gruppo di lavoro che vede coinvolti il medico o il pediatra della famiglia e l’assistente

sociale della zona di residenza dell’utente, al fine di individuare (sulla base delle risorse a

disposizione) gli interventi che meglio rispondono alle esigenze della persona. La

valutazione dell’UVM riguarda bisogni di tipo complesso (presenza simultanea di esigenze

sanitarie e sociali).

Dalla valutazione dell’UVM dipende il collocamento in RSA, in centri diurni per Alzheimer

o disabili, assistenza domiciliare integrata (ADI), SAD e assistenza domiciliare per perone

con demenza (ADPD). 27

PAI (Piano Assistenziale Individualizzato)

Documento di sintesi che compie, in ottica multidisciplinare, una valutazione di ciascun

ospite, così da dare avvio ad un progetto di assistenza e cura che abbia come obiettivo il

benessere dell’utente.

Il PAI viene compilato dall’équipe di lavoro subito dopo l’ingresso del paziente in struttura

e viene aggiornato con cadenza periodica (almeno una volta all’anno). Nel caso in cui, a

seguito delle valutazioni successive al progetto iniziale, le condizioni del paziente siano

mutate, il progetto può subire delle variazioni.

Data la sua importanza, il documento viene condiviso e sottoscritto sia dall’ospite che dal

familiare/tutore.

PRESA IN CARICO

Processo in cui un operatore sociale, su mandato istituzionale*, progetta uno o più interventi

rivolti al singolo o ad un intero nucleo familiare. Letteralmente “farsi carico” di un soggetto,

garantirgli una presenza capace di offrire opportunità e sostegno.

La presa in carico può essere anche di tipo comunitario e pone le sue basi sull’abilità dei

soggetti locali istituzionali e sociali di condividere risorse e responsabilità e di agire tramite

azioni coordinate al fine di prevenire le cause di fragilità sociale o promuovere e realizzare

il benessere dei cittadini (o di specifiche categorie).

*Per mandato istituzionale si intende una forma di aiuto che avviene su mandato di

un’organizzazione (non è aiuto spontaneo, né per solidarietà né per scambio). Il lavoro

svolto è professionale, ha una base organizzativa, richiede competenze individuali ma anche

capacità di programmazione, pianificazione, controllo, supervisione, valutazione,

formazione e aggiornamento. Multidimensionale dell’Adulto e

SVAMA e SVAMDI (Scheda di Valutazione

dell’Anziano/ del Disabile) 28

VALUTAZIONE E MONITORAGGIO

La valutazione è lo strumento che garantisce la qualità della programmazione e della

progettazione dei servizi sociali e viene realizzata intrinsecamente alle altre fasi

(programmazione, progettazione, attivazione e monitoraggio).

Nello specifico la valutazione è un’attività di ricerca sociale applicata, che mira a fornire un

giudizio riguardo ad un’azione, prevista dalla normativa di riferimento (l.328/2000).

VALUTAZIONE MONITORAGGIO

Si conclude con un giudizio critico, al fine di Il monitoraggio è parte delle fasi di controllo e

migliorare l’attività presa in esame. prevede l’accertamento e la descrizione dello

Bezzi la definisce come un’attività cognitiva stato di avanzamento di un progetto (o

che giudica un’azione svolta intenzionalmente, programma), con l’eventuale immediata

destinata a produrre effetti esterni e fondata su segnalazione di discrepanze rispetto a quanto

attività di ricerca delle scienze sociali. stabilito inizialmente. È un’attività di

Lo scopo della valutazione è quello di ridurre ricognizione che precede la valutazione ma non

la complessità decisionale tramite l’analisi di prevede un giudizio critico.

effetti diretti/indiretti, attesi/non attesi.

Operativamente questo si traduce come una

comparazione fra elementi (tramite criteri ben

definiti), la raccolta e l’utilizzo di dati empirici

utili a formulare un giudizio. Nel caso in cui

vengano individuati dei nodi critici può essere

predisposto un nuovo ciclo programmatorio

per migliorare i processi che risultano

deficitari e risolvere i problemi evidenziati.

Perché si fa una valutazione?

 Verificare che il programma produca i risultati attesi;

 Controllare se gli effetti prodotti siano il frutto dei programmi stabiliti inizialmente o

di variazioni in corso d’opera;

 Learning: valutare al fine di migliorare i programmi, i servizi e le attività;

 Accountability: rendicontare a terzi soggetti le risorse utilizzate e i risultati ottenuti

(con la l.328/2000 i processi decisionali diventano partecipati).

Quando si fa una valutazione?

La valutazione può essere effettuata in tre tempi:

prima che l’attività venga realizzata, così da poter prevedere

EX ANTE: valutazione svolta

possibili scenari. Valutare prima significa sia poter scegliere tra progetti diversi, sia tra

diverse modalità per realizzare il medesimo progetto. Colui che valuta compie un’indagine

un’analisi dei costi-benefici (vale la pena intraprendere un’azione? i costi sono

previsionale, 29

sensati rispetto ai benefici attesi?), un’analisi dei bisogni e verifica l’eventuale esistenza di

modelli da cui prendere esempio;

IN ITINERE: valutazione svolta quando il programma/progetto è ancora in corso. Dal

momento che le decisioni sono già state prese e le risorse assegnate, c’è un’attenta analisi

dei dati emersi fino ad ora, così da verificare se i risultati ottenuti sono quelli sperati e se

debbano essere apportate delle modifiche al progetto (il programma deciso all’inizio va

ancora bene? La situazione è cambiata e vanno fatte delle modifiche?);

EX POST: valutazione svolta dopo la conclusione del programma/progetto. Cosa si valuta?

Gli output (esiti), gli outcome (risultati) e gli impatti (benefici sperati). La valutazione ex

post si pone come obiettivo di imparare da quanto eseguito e di documentarlo per compiere

le funzioni di trasparenza e democrazia.

Su cosa si fa una valutazione?

 Sui casi: valutare le azioni che riguardano i singoli destinatari del servizio/intervento

allo scopo di acquisire dati (fare una ricognizione) sulla qualità, sull’efficacia

sociale,

sull’efficienza delle risposte date ai singoli cittadini/utenti in base ai loro bisogni ed

e

eventualmente apportare cambiamenti ai programmi di intervento. Lo scopo finale è

quello di rispondere al meglio alle esigenze individuali;

 Sui servizi: valutare le prestazioni finalizzate alla realizzazione di un obiettivo e al

soddisfacimento di un bisogno comune ad un gruppo di destinatari. Valutare il

servizio significa analizzare le capacità di risposta ai bisogni di un gruppo in termini

di efficacia, efficienza e qualità.

Efficacia= rapporto tra risultati attesi e risultati ottenuti;

Efficienza= rapporto tra i risultati ottenuti e le risorse impiegate;

Qualità= insieme delle proprietà e delle caratteristiche di un prodotto o

di un servizio, che gli conferiscono la capacità di soddisfare determinate

esigenze (sia implicite che esplicite).

 Sulle politiche sociali: valutare interventi e servizi integrati ideati per dare risposte

alle esigenze e ai bisogni di un gruppo presente in un certo territorio. Vengono inoltre

valutate ed eventualmente riorientate le risposte date agli utenti, allo scopo di

adeguarsi ai bisogni che cambiano.

Quali sono le fasi della valutazione?

1. Definire gli scopi della valutazione;

2. Definire lo scopo iniziale del progetto da valutare (cosa ci si aspettava dal progetto?) 30

1. Specificare i criteri utilizzati per la valutazione (tempistiche del progetto, unità di

analisi, approccio utilizzato...); Operativizzazione: gli indicatori, qualitativi o quantitativi, sono

2. Costruire gli indicatori variabili utili a rappresentare un fenomeno. Sono misurabili, reali,

effettivi, validi e verificabili.

3. Strumenti utilizzati per la raccolta dati (quantitativi e qualitativi);

4. Compiere rilevazioni sul campo;

5. Analizzare i dati e formulare i giudizi;

6. Proporre obiettivi e strategie di miglioramento.

Approcci possibili per la valutazione:

Positivista/sperimentale: accertare il raggiungimento degli obiettivi di programma e le

modalità utilizzate per lo scopo. Ciò che va verificato è il raggiungimento delle aspettative

di coloro che hanno realizzato il progetto (es. Piano di Zona);

Della qualità: approccio orientato alla normativa di riferimento (norma uni iso 9001). Va

valutato quanto ci si è avvicinati agli standard di riferimento (es. Lea);

approccio orientato all’utenza e a tutti gli attori coinvolti nell’azione. Infatti,

Costruttivista:

poiché per la L.328/2000 la valutazione deve essere partecipata e quindi l’utente è in

posizione centrale, ad essere valutata è la soddisfazione di tutti gli stakeholders (destinatari).

Gli approcci sono accomunati dallo stesso modus operandi: il confronto fra i risultati attesi e

quelli ottenuti. 31

RICERCA SOCIALE

Attività prevista dalla L.328/2000 che dà scientificità al lavoro sociale e consente di

costruire modelli teorici che gli assistenti sociali usano come strumento di lavoro (seguono

percorsi definiti, senza improvvisare).

La ricerca può essere:

 Sociale: studia i fenomeni sociali (povertà, disagi, dipendenze…);

 Sui servizi sociali: studia il funzionamento degli enti che erogano i servizi sociali

(interventi per le pari opportunità, basso reddito, disabilità…);

 Di servizio sociale: studia le tecniche e i metodi di intervento;

 Sul servizio sociale: studia l’efficacia e l’utilità degli interventi erogati dai servizi

sociali. Fornisce eventuali indicazioni per fare miglioramenti.

L’iter metodologico rispetta le seguenti fasi:

1- Definizione del problema: descrizione accurata del problema, conoscenza

approfondita del fenomeno per capire con certezza cosa fare. Definire anche gli

interventi da eseguire con priorità;

2- Definire gli obiettivi, i problemi da affrontare, le esigenze da soddisfare;

3- Fase ideativa: definire un disegno di ricerca, scegliere quali strumenti utilizzare per

raccogliere le informazioni e per organizzarle. Questa scelta avviene sulla base

dell’approccio utilizzato (quantitativo, qualitativo, misto).

Come costruire un questionario? Scomporre il fenomeno da studiare in vari indicatori

(misurabili). Se i dati rilevati sono interessanti si può procedere con un’intervista per

approfondire il fenomeno (anche se per motivi di tempistica può raggiungere un

minor numero di persone). Le informazioni ottenute tuttavia, non sono standard e

generalizzabili come quelle raccolte con il questionario;

4- Raccolta delle informazioni direttamente sul campo (I livello) o derivanti da dati

registrati da altri enti (II livello);

5- Elaborazione dei dati: se è stato utilizzato un approccio quantitativo vengono

realizzati grafici, tabelle e indici; se invece prevale un approccio qualitativo i dati

vengono raccolti in un elaborato narrativo;

6- Interpretazione dei dati: dare significato ai dati raccolti, interpretare le informazioni e

fornire risposte alle domande formulate;

7- Fase pratica: stesura e pubblicazione di un report raccogliere in un unico

documento i dati elaborati nella ricerca e le interpretazioni che ha prodotto il

ricercatore.

I protagonisti della ricerca sono il ricercatore (colui che possiede gli strumenti per fare

ricerca), il committente (colui che finanzia la ricerca, sia per ottenere vantaggi economici

che per fini teorici) e l’oggetto di studio (fatti di rilievo nella società, fenomeni costituiti da

variabili che cambiano nel tempo e per questo suscitano interesse).

L’osservazione può essere partecipante o non partecipante. La prima tipologia è molto usata

in antropologia poiché il ricercatore si mescola ai soggetti che studia per comprenderne la 32

quotidianità. Nella seconda tipologia invece l’osservatore si distacca dai soggetti osservati e

il comportamento del campione scelto viene osservato in laboratorio, così che non vi siano

influenze esterne.

L’inchiesta può avvenire tramite l’uso di tre strumenti: questionario (strutturato o con

domande aperte), intervista (coinvolge un campione ristretto e necessita di tempi più

lunghi), storie di vita.

Approcci utilizzati nella ricerca sociale

Qualitativo: tale metodo prevede la raccolta di informazioni che non sono osservabili in

forma numerica ma tramite etichette o classificazioni (dati verbali). I dati qualitativi sono

descrittivi e quindi più difficili da elaborare. Gli strumenti attraverso i quali vengono

raccolti sono: il diario, il questionario aperto, le interviste e le osservazioni non strutturate.

Con questa tipologia di strumenti è possibile eseguire degli studi sia su casi singoli che su

eventi/comportamenti.

PRO: non essendo strutturato, questo metodo consente di rilevare le varie sfumature di

comportamento dei soggetti intervistati;

CONTRO: il metodo prevede un’estrema soggettività, con conseguente rischio di

generalizzazione dei dati. Tuttavia, c’è un maggior rigore nell’applicazione delle procedure

e nell’elaborazione dei dati.

Quantitativo: tale metodo prevedere la raccolta di informazioni in forma numerica. I dati

ottenuti vengono raccolti tramite l’utilizzo di strumenti strutturati e standardizzati (uguali

per tutto il campione) che consentono di categorizzare, ordinare, classificare e misurare le

informazioni raccolte. I dati rilevati vengono organizzati in tabelle e grafici, che ne

consentono l’elaborazione statistica. Il metodo empirico utilizzato consente di giungere a

conclusioni precise e dettagliate. La ricerca viene eseguita in ambienti controllati (es.

laboratori), al fine di avere valutazioni obiettive, minimizzare le influenze dell’ambiente

esterno e generalizzare i risultati ottenuti (generalizzazione che può avvenire grazie alla

rigidità delle procedure).

PRO: oggettività del dato analizzato, riproducibile anche da chi non ha direttamente

condotto la ricerca;

CONTRO: soggetti raggruppati in macro categorie che non considerano la variabilità

umana. Talvolta inoltre, il ricercatore può procedere per tentativi di errore (bias), al fine di

voler confermare le proprie supposizioni. 33

LA SUPERVISIONE PROFESSIONALE

La supervisione professionale rappresenta la fase in cui l’assistente sociale, durante il suo

percorso professionale, si verifica come professionista. Gli operatori sociali si trovano a

rielaborare i propri saperi e le proprie competenze in un processo di riflessione, valutazione

e apprendimento. La riflessione avviene sulle proprie azioni e sulle modalità di realizzazione

degli interventi, sulla costruzione delle relazioni con gli utenti, con i colleghi o

sull’efficacia del proprio agire

con altri servizi. Il professionista deve riflettere

professionale, sugli strumenti e i metodi utilizzati, così da monitorare e

migliorare la qualità delle prestazioni erogate e gli esiti del processo di aiuto.

La supervisione non è controllo sui collaboratori né psicoterapia di gruppo. È piuttosto

l’occasione in cui ciascun collaboratore traccia un bilancio personale sul proprio percorso

professionale, esplicita i “problemi vissuti”, le emozioni e i sensi di colpa che emergono

con l’utente, per capire quanto queste problematiche dipendano da lui o

nella relazione

dall’organizzazione per cui opera. L’azione di ricercare la radice del problema per risolverlo

è parte di una valutazione in itinere sulle proprie metodologie di intervento e di

così da apportare le correzioni necessarie per far sì che l’intervento

organizzazione,

sull’utente vada a buon fine. È importante che in questa fase della supervisione non vi sia

giudizio e controllo da parte del supervisore (campo neutro di riflessione).

in quanto consente l’apprendimento di

La supervisione ha anche funzione di formazione,

nuove modalità di risoluzione e intervento per gli operatori che hanno trovato

ostacoli/barriere relazionali nella realizzazione di progetti e interventi. Inoltre, in un sistema

legislativo in continuo cambiamento, la supervisione è necessaria anche a quella formazione

continua imposta dalla deontologia professionale.

A quali cause sono riconducibili i disagi, il senso di colpa e di impotenza riscontrati

nel processo metodologico di aiuto vero l’utente?

dagli operatori sociali

L’attuale sistema italiano di welfare si caratterizza per la costante riduzione di risorse

disponibili e le sempre maggiori problematiche sociali da affrontare. Gli operatori vivono in

una costante condizione di fatica nella finalizzazione degli interventi, si chiedono come

poter uscire da questa situazione di burn out per riuscire a gestire correttamente il casework.

A questo proposito la supervisione è utile a proporre soluzioni innovative, originali e

creative ai problemi sociali da fronteggiare, a partire da esperienze reali (raccolte sul campo

di lavoro quotidiano) su cui riflettere per acquisire nuove conoscenze, tecniche e soluzioni

ai problemi.

Il lavoro di supervisione purtroppo non è presente in tutti gli enti in cui operano gli

assistenti sociali e questo accade principalmente per la mancanza di risorse economiche. 34

Tuttavia è opportuno incrementare questa attività, in quanto guida le competenze teoriche e

pratiche del professionista.

La supervisione è svolta solitamente in dimensione collettiva (supervisione di gruppo),

tuttavia sono frequenti anche i casi di supervisione individuale. In ciascuna di queste due

tipologie è fondamentale che il supervisore sia esterno all’organizzazione ed abbia un

carattere autorevole, con un’adeguata formazione ed esperienza nel settore sociale.

L’iter seguito dalla supervisione segue tre fasi:

Chiarire con l’Ente quali sono le aspettative che l’istituzione ha sul supervisore

1. (migliorare l’organizzazione, consentire la crescita professionale dei partecipanti,

migliorare le strategie di intervento…). Il supervisore a sua volta definisce le

condizioni di cui necessita per portare a compimento una buona supervisione

(disponibilità di aule e strumenti adeguati alla creazione del setting, motivazione dei

supervisionati, tempistiche da seguire...);

Stipulazione di un “contratto” di supervisione con

2. i partecipanti per definire:

 Tematiche da affrontare e obiettivi da raggiungere;

 Regole da seguire per il supervisore e i partecipanti.

3. Fase operativa: ciascun supervisionato porta un elaborato a proposito del caso di un

un problema emerso nell’organizzazione (nel caso

utente a carico del servizio o di

della supervisione di gruppo, possono emergere le stesse richieste all’Ente da parte

ciascun operatore). Il metodo utilizzato dal supervisore è induttivo (imparare

facendo), poiché ciascun professionista può riflettere e trovare nuovi metodi e

tecniche di intervento man mano che vengono osservati i casi concreti.

A termine dell’iter c’è un momento conclusivo in cui ciascun partecipante fa le

proprie considerazioni e avanza nuove proposte per il futuro.

Lo scopo finale della supervisione è quello di prevenire burn out nei professionisti (sentirsi

eccessivamente sopraffatti e personalmente coinvolti dal lavoro, tanto da non riuscire più a

svolgerlo in maniera adeguata). 35

SEGRETARIATO SOCIALE

Il segretariato sociale è uno spazio di ascolto, informazione e orientamento, a cui il cittadino

può rivolgersi per capire quali possibilità ci sono per lui in termini di opportunità, servizi e

prestazioni.

Dal momento che non esistono standard definiti a livello nazionale e dato che la l.328/2000

non ha ancora definito in modo preciso i contenuti dei Liveas, il tipo di servizio può

cambiare a seconda dell’Ente Locale. L’assetto organizzativo può così variare nei seguenti

criteri:

 di apertura dell’ufficio) o su appuntamento;

Accesso: libero (nei giorni

 Ruolo o funzione: il compito di segretariato può essere svolto a turno da un assistente

sociale dell’Ente o da un assistente sociale specificatamente adibito per questo ruolo;

 interna (l’assistente

Gestione: sociale è un dipendente del Comune) o esterna

(l’assistente sociale è dipendente della Cooperativa che ha in appalto il servizio);

 Presenza del personale amministrativo: in alcuni Comuni è presente il personale

capire quale sia l’ufficio più adatto a

amministrativo che agisce come primo filtro per

cui l’utente deve rivolgersi e, laddove è possibile, gli fornisce immediatamente un

primo modulo da compilare.

Funzioni del segretariato:

Accoglienza Questo spazio rappresenta il primo contatto fra cittadino e l’istituzione

deputata ad aiutarlo. Per istaurare una buona relazione con l’utente è

necessario che ci sia un buon imprinting iniziale (orari di apertura

dell’ufficio facilmente reperibili, celerità nella risposta telefonica,

puntualità, ecc.).

Informazione L’assistente sociale fornisce al cittadino le informazioni necessarie per

affrontare il suo problema e deve farlo utilizzando un linguaggio

linguistiche dell’utente.

consono al livello culturale e alle competenze

Per far sì che quest’ultimo possa autodeterminarsi, è fondamentale che

comprenda cosa gli viene proposto e le soluzioni applicabili alle sue

esigenze.

Quando il problema non è risolvibile nell’immediato, avviene una presa

in carico del soggetto così che vi siano alcuni incontri tra utente ed

operatore che permettano di approfondire il problema.

Strumenti del segretariato:

scheda di segretariato dove annotare i contenuti del colloquio;

per recuperare velocemente la scheda dell’utente.

registro degli accessi 36

SISTEMA INFORMATIVO SUI SERVIZI SOCIALI (SISS)

SISS è una banca dati che permette di costruire una sorta di “cartella sociale” del

Il

cittadino, all’interno della quali vengono raccolte tutte le informazioni sulle prestazioni

sociali che gli vengono concesse (prestazioni erogate da Inps, Comuni, Regioni…).

Il casellario dell’assistenza (nel SISS) mette a disposizione:

 Banca dati su prestazioni sociali agevolate (sottoposte a modello ISEE);

 Banca dati delle altre prestazioni sociali (non sottoposte a modello ISEE);

 Banca dati delle valutazioni multidimensionali (prestazioni associate alla presa in

carico dei servizi).

Valutazioni su 3 aree: -infanzia, adolescenza e famiglia;

-disabilità e non autosufficienza;

-povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio.

Tramite la banca dati è possibile migliorare:

PROGRAMMAZIONE: Regione, Province e Comuni hanno a disposizione le informazioni

individuali per programmare interventi in materia di politiche sociali e socio-sanitarie;

GESTIONE: gli Enti erogatori, tramite la banca dati, conoscono le condizioni economiche e

sociali di ciascuno e le prestazioni che sono già state erogate a chi è a rischio di esclusione e

possono quindi organizzare gli interventi al meglio;

MONITORAGGIO/VALUTAZIONE: il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

monitora la spesa sociale, valuta l’efficacia e l’efficienza degli interventi ed elabora a fini

statistici e di ricerca;

CONTROLLO e SANZIONI: i Comuni e gli Enti erogatori possono verificare la conformità

degli interventi effettuati in base all’ISEE ed emettere sanzioni in caso di illegittimità delle

prestazioni. 37

EXCURSUS SUL WELFARE STATE

Il Welfare State (=″stato di benessere‶) è il sistema di tipo socio-politico-economico nato

con l’obiettivo di garantire il benessere dei cittadini. È lo Stato ad esserne responsabile, in

quanto la sua presenza è forte in molti settori, quali l’istruzione, l’assistenza sanitaria,

l’edilizia popolare, la previdenza e l’assistenza sociale).

La nascita di questo sistema viene ricondotta ad alcune iniziative presenti sulla scena sociale

inglese prima ed europea poi, a partire dal XVII secolo (nel 1601 con le Poor laws, nel 1880

Bismarck istituì le prime assicurazioni contro gli infortuni, le malattie e successivamente

anche la disoccupazione, infine il Piano Beveridge che intervenne prima nel settore sanitario

e poi negli altri). Le modalità tramite cui il Welfare State si impose furono diverse da stato a

“modello basato

stato. Nei paesi europei quello più frequente era il occupazionale”, su

schemi professionali con prestazioni differenziate e finanziati dai contributi versati. Nei

paesi anglosassoni invece, si impose il “modello basato sull’uso di schemi

universalistico”,

onnicomprensivi ed egualitari di accesso alle politiche assistenziali (finanziate dallo Stato).

Tuttavia, ci sono state ulteriori differenziazioni a seconda dei regimi politici imposti nei vari

stati. Più nello specifico:

 Regimi liberali (Paesi anglosassoni, Usa, Australia, Regno Unito): prestazioni

assistenziali circoscritte ai soggetti bisognosi e incentivi per le assicurazioni private

(no misure universali);

 Regimi conservatori (Centro-Europa, Germania, Francia, Austria): schemi

assicurativi pubblici legati alla posizione professionale e prestazioni legate a

contributi e retribuzioni;

 Regimi socialdemocratici (Paesi scandinavi): schemi universalistici, garantiti a tutti i

cittadini;

 Stato sociale (Paesi mediterranei): sistema con forti squilibri, poiché le prestazioni

sono diffuse e generose per certe categorie mentre carenti per altre (es.inattività o

povertà).

E in Italia?

L’attuale sistema di Welfare presente in Italia può essere definito come un sistema

frammentato (in quanto gli interventi che comprende sono piccoli e non coordinati fra di

loro), categoriale (poiché ciascun intervento è rivolto solo ad uno specifico target di

(non c’è coordinazione e uniformità tra Regioni,

popolazione), ha diversità territoriale

Ambiti territoriali e Comuni dell’ambito). Infine è in costante divenire. Ma perché si è

arrivati ad un sistema così disgregato? Procediamo per gradi.

Il Welfare State in Italia è nato dopo la II° Guerra mondiale, per rispondere alla forte crisi a

livello politico, economico e sociale generata dal conflitto bellico appena concluso. Gli

interventi previsti nell’immediato riguardarono la realizzazione di interventi necessari a

promuovere il benessere cittadino. Allo Stato quindi, venne affidato il compito di

programmazione di: servizi sociali e sanitari, edilizia popolare, previdenza sociale, lavoro e

38

Il periodo che andò dalla nascita di questo sistema agli anni ’70 venne definito

istruzione.

come “Trentennio Glorioso” (1945-1970 circa), poiché migliorò la protezione da parte dello

Stato in tutti gli ambiti mentre si affermò un modello previdenziale basato sulla ripartizione

delle pensioni come finanziamento (contributi degli attivi per tutelare gli inattivi).

Tuttavia, dalla fine degli anni ’70 in poi il sistema entrò in crisi. Questo perché rallentò la

crescita economica conseguentemente allo shock petrolifero di quegli anni (che culminò poi

in una vera e propria crisi tra il 2008 e il 2009), aumentò il deficit pubblico, la

globalizzazione sempre più pressante portò gli stati a non avere più una propria autonomia

decisionale. Inoltre ci furono grandi problemi legati alla crescente immigrazione, alla

partecipazione femminile al mondo del lavoro, alle nuove povertà emergenti e al lavoro

sempre più precario (nuovi beneficiari e bisogni sempre più personalizzati). Proprio in virtù

di queste nuove emergenze, per interrompere un sistema basato su politiche standardizzate

Paese e che quindi vede realtà ben diverse presenti sullo stesso territorio), si è proposto di

creare una nuova tipologia di Welfare, il Welfare Mix.

Il Welfare Mix prevede la creazione di un sistema di benessere completamente diverso, in

cui non c’è più centralità da parte dello Stato ma anche condivisone di responsabilità e

risorse. Il mix infatti indica l’interazione fra settore pubblico e privato (con conseguente

contenimento dei costi, riduzione della burocratizzazione e maggiore partecipazione di

soggetti pubblici e privati a diversi livelli). Con la l.328/2000 fu introdotta la possibilità di

affidare l’erogazione di servizi sociali anche al Terzo settore e ad Enti no profit, in

applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale (utilizzando appalti e contracting out

per realizzare un sistema integrato di servizi e interventi sociali, tutto questo allo scopo di

dare una risposta privatisctiva alle esigenze di risparmio dello Stato centrale). Tutto ciò

segnò anche il passaggio dal sistema di Governemnt a quello di Governance. Quindi, il

livello decisionale non è più solo riconosciuto nello Stato, ma anche nelle Regioni, nei

Comuni, nel Terzo settore e in altri attori locali. In questo modo viene promossa anche la

partecipazione dei cittadini (cittadinanza attiva) alla programmazione del sistema sociale,

viene valorizzata l’iniziativa individuale e le forme di auto-aiuto, così da affiancare il lavoro

della comunità e del Terzo settore a quello degli Enti pubblici.

Scopo? Creare un Welfare community, trovare una soluzione civile piuttosto che politica

ai problemi del welfare. A tal proposito si può parlare di lavoro di reti sociali, di cui fanno

parte le reti primarie (amici, vicinato, parentela), le reti secondarie informali (Terzo settore)

e le reti secondarie formali (Servizi pubblici e privati). Operativamente lavorare in rete

significa promuovere e facilitare la creazione di legami tra diversi soggetti allo scopo di

attivare risposte ai bisogni esistenti; attuare modelli di intervento flessibili, che superino la

rigidità del welfare; stimolare e sostenere la crescita di processi relazionali, della socialità e

stimolare le risorse che ciascuno possiede e che possono essere messe in comune per

A questo proposito si può ribadire l’importanza del

realizzare il benessere collettivo.

capitale sociale, un bene intangibile, una risorsa che nasce proprio dalle relazioni sociali e

dalla solidarietà tra i nodi della rete sociale (capitale sociale = risultato delle relazioni di

aiuto fra gli individui). 39

l’attuale modello di

In sintesi: Welfare State apparve troppo accentrato e le politiche

eccessivamente standardizzate. Ciascuna Regione ha una propria economia e una propria

organizzazione, per questo è necessaria che vi sia flessibilità nel fronteggiare i bisogni dei

cittadini. Si propone così di coinvolgere i cittadini tramite il Terzo settore e la possibilità di

utilizzare le risorse della collettività per risolvere direttamente i problemi che la affliggono e

i bisogni che emergono. In questo nuovo Welfare Society, i vari ordini interagiscono fra di

loro e sono sullo stesso livello, la società è aperta e non ci sono gerarchie. Il modello

sussidiario prevede che i cittadini che ne fanno parte siano attori attivi e non più semplici

sudditi dell’apparato statale. 40

LAVORO DI RETE

Il lavoro di rete si fonda su community work, lavoro e attenzioni rivolte alla comunità e

non più ai singoli cittadini, che a questo punto diventano attivi nella soddisfazione dei

bisogni della comunità.

a cui si fa riferimento è l’insieme

La rete sociale delle relazioni sociali che ciascun

individuo instaura con gli altri membri della comunità e all’interno delle quali egli è

soggetto sia attivo che passivo. La rete prevede inoltre, anche il coinvolgimento di tutte le

professionali, familiari, di volontariato o amicali che possono essere d’aiuto al

figure

soggetto protagonista del processo di aiuto.

Quali tipi di reti sociali esistono?

 Primarie: insieme di legami tessuti ogni giorno, legami che nascono naturalmente

(parentela, vicinato, amicizia);

 Secondarie: reti artificiali, costituite dalla società o dalle Istituzioni. Le reti

secondarie formali sono formate dai servizi alla persona, servizi socio-sanitari e

assistenziali forniti da Asl e Comuni (+ organizzazioni, associazioni, Terzo settore).

Ciascun soggetto viene rappresentato come un nodo e le connessioni fra di essi vanno a

formare un reticolo che avrà diverse dimensioni e funzioni in base al numero di soggetti

coinvolti. La Network Analysis è consente lo studio della rete, della realtà sociale e delle

relazioni umane.

Operativamente, lavorare in rete significa promuovere, facilitare e organizzare l’instaurarsi

di legami tra diversi soggetti, così da attivare risposte ai bisogni che emergono (promuovere

flussi di comunicazione, favorire l’incontro dei bisogni con le risorse presenti

nell’ambiente). Usa il lavoro di rete per affrontare problemi su più fronti, può far sì che

venga superata la crisi del modello di welfare fino ad ora proposto. Le modalità di

intervento sulla comunità sono più flessibili e personalizzate (in ciascun intervento eseguito

sul singolo vanno prese in considerazione anche le risorse fornite dalle reti formali e

informali).

Nell’attuale modello di welfare, che incentiva sempre più alla collaborazione e

all’integrazione tra professionisti, tra il settore sociale e sanitario e tra le istituzioni

pubbliche, private, del terzo e del quarto settore, l’assistente sociale può muoversi con un

proprio modo di operare che è quello del lavoro di rete, di fare rete, al quale è richiamato,

oltre che dall’attuale normativa nazionale e regionale, anche dal codice deontologico della

professione. 41

42

TERZO SETTORE

“Per Terzo Settore si intende il complesso di enti privati costituiti

Legge delega 106/2016:

per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità solidaristiche e di utilità sociale e che

realizzano queste attività in attuazione del principio di sussidiarietà in modo volontario e

gratuito”. In generale, il Terzo Settore è costituito da Enti che operano in settori non

riconducibili né al mercato né allo Stato.

degli anni ’70, la recessione dovuta allo shock petrolifero e la

Dopo la crisi economica

situazione debitoria dello Stato italiano, molti comuni si trovarono in forte condizione di

crisi economica. I “Decreti stammati” (1977) decisero che sarebbe stato lo Stato a farsi

carico dei debiti dei comuni più poveri, ma imponendo degli obblighi di bilancio.

A questo punto cosa era possibile fare? Tagliare i servizi o trovare nuove soluzioni a basso

costo. È qui che compare per la prima volta il Contracting out.

Sistema tramite cui lo Stato un Ente pubblico assegnano ad un’impresa

privata il compito di erogare un servizio di utilità pubblica (attraverso

una gara d’appalto vinta dall’impresa che chiederò il compenso minore).

Molti di questi servizi vennero affidati alle cooperative consentendo

così, oltre ad un abbattimento dei costi, anche la presenza di operatori

formati e preparati e notevoli occasioni di lavoro per i più giovani.

Del Terzo Settore fanno parte:

 Associazioni di volontariato l.266/1991 ″Legge quadro sul volontariato‶;

 Cooperative sociali l.381/1991 ″Disciplina delle cooperative sociali‶.

Entrambe queste tipologie di Enti si distinguono per la partecipazione e per la cittadinanza

attiva e perseguono l’interesse generale. Questo è quanto stabilito anche dall’art.3 della

“rimuovere gli ostacoli di ordine

Costituzione, secondo cui è compito dello Stato quello di

e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini,

economico

impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

L.328/2000, comma 1: promuovere la solidarietà sociale, valorizzare l’iniziativa individuale

e le forme di auto-aiuto (Terzo settore tra i soggetti attivi nella gestione dei servizi).

con il Terzo settore c’è una ri-articolazione

In conclusione: delle politiche sociali a causa dei

mutamenti socio-demografici (invecchiamento della popolazione, diminuzione del tasso di

fertilità, mutamento dei modelli di convivenza familiare e maggiori flussi migratori) e dei

mutamenti socio-economici (globalizzazione, maggiore disoccupazione, partecipazione

femminile al mercato del lavoro).

Come rispondere a tali bisogni? L.328/2000: linea di intervento che prevede la collaborazione

tra pubblico e privato e il maggior coinvolgimento della comunità (welfare mix: abbassare la

spesa, snellire il carico burocratico e incrementare il coinvolgimento diretto dei cittadini). 43

AUTORIZZAZIONE e ACCREDITAMENTO

(Art.11 l.328/2000) Tramite l’accreditamento l’Ente si presta ad

L’autorizzazione è un permesso dato ad un erogare i servizi che gli spettano rispettando

Ente privato per poter esercitare determinate

attività ed erogare specifici servizi. L’Ente specifici parametri e vincoli fissati dalla

normativa. L’accreditamento è necessario

che concede tale autorizzazione è il Comune affinché vengano erogati i finanziamenti per

di residenza della struttura che la richiede, a tali servizi. L’autorizzazione è una condizione

seguito dell’istruttoria di una commissione

nominata dal Direttore Generale dell’Usl e necessaria affinché vi sia accreditamento.

Quest’ultimo può garantire la continuità

composta da esperti in ambito tecnico, assistenziale, la gestione unitaria dei servizi e

sociale e sanitario. assicura elevati standard qualitativi dei servizi

I requisiti che consentono ad un Ente di e delle strutture. Anche in questo caso i

essere autorizzato sono sia di tipo Comuni svolgono un ruolo centrale, in quanto

organizzativo che strutturali (requisiti di eseguono verifiche sui requisiti previsti per

impianto, abitativi…). l’accreditamento, tramite il supporto degli

Come si procede per l’autorizzazione? Uffici di Piano, concedendo così ad un terzo

soggetto la possibilità di diventare fornitore di

Il soggetto interessato presenta la domanda prestazioni socio-assistenziali (erogare i

riguardante la volontà di offrire un servizio

(es. nido d’infanzia). Il Comune invia la servizi che il Comune prevede di finanziare).

richiesta all’ambito territoriale di

riferimento, che emette un parere tecnico-

consultivo sulla possibilità di autorizzare la

struttura o meno. Dopo tale valutazione

tecnica, il Comune rilascia l’autorizzazione

(in una logica di garanzia della qualità, il

Comune vigilerà sula permanenza dei

requisiti richiesti inizialmente).

In conclusione i Comuni si occupano delle procedure di autorizzazione e accreditamento e vigilano

sul mantenimento degli standard qualitativi previsti, alle Regioni invece spetta il compito di

stabilire le modalità e i requisiti necessari affinché questi permessi vengano rilasciati.

QUALITÀ

Dopo la crisi del welfare state negli anni ’90, è emersa la necessità di riorganizzare

l’amministrazione pubblica, riformare il bilancio statale e allocare le risorse con cautela.

È per questo che nei confronti del sistema si è cominciato ad usare un approccio orientato

alla qualità, allo scopo di migliorare interventi e assetto organizzativo. I metodi usati sono 44

quelli propri del servizio sociali (giudizio fondato su procedure logiche, ripetibili e

controllabili).

La norma UNI ISO 9001 definisce la qualità come: insieme delle proprietà e delle

caratteristiche di un prodotto o di un servizio, che gli conferiscono la capacità di soddisfare

determinate esigenze (sia esplicite che implicite) e il cui prodotto è il risultato di attività o

processi (risultati tangibili o non) Sia rispondenza tra prestazioni erogate e

bisogni/attese degli utenti, sia insieme di attività

che consentono il raggiungimento di certi

standard.

ISO 9001:2000 Linee guida adatte ad ogni tipo di organizzazione e categoria di

prodotti. In generale le norme Uni, Iso, En, sono le linee guida

utili a verificare se un’organizzazione possiede le norme adatte

al buon funzionamento. È presente un “gestore della qualità”,

quindi un gestore delle procedure e delle regole indispensabili al

raggiungimento degli obiettivi prefissati.

la qualità è l’insieme di: efficacia, efficienza, equità, accessibilità, sensibilità,

In sintesi

soddisfazione del cliente, appropriatezza degli interventi.

DIAGNOSI SOCIALE

La diagnosi sociale rappresenta la fase in cui vengono analizzati i bisogni e le risorse che

l’assistente sociale

emergono nella programmazione. Durante questo processo raccoglie i

dati che riguardano i bisogni e le richieste di aiuto da parte della popolazione e indaga sugli

elementi posseduti dalla comunità per essere solidale e responsabile.

Esegue una diagnosi sociale di comunità, che rappresenta il punto base da cui partire per

individuare gli obiettivi da realizzare, per concertare e negoziare.

Scopo? Creare un sistema integrato di servizi, definire il tipo di welfare necessario (di

inclusione, di prevenzione, di promozione); coniugare prevenzione, tutela e inclusione;

conoscenza approfondita sulla problematica su cui agire.

Su cosa va fatta la diagnosi?

1. Bisogni e domanda: valutare i bisogni e le opportunità da garantire per prevenirli,

studio dei fenomeni locali e valutarne i rischi, analizzare l’utenza in carico ai servizi;

2. Offerta: verificare la corrispondenza tra i livelli quantitativi e qualitativi esistenti e

quelli previsti dalla legislazione regionale e nazionale;

3. Sistema di collaborazioni: analizzare la collaborazione fra Istituzioni, soggetti e

servizi. 45


PAGINE

60

PESO

1.50 MB

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in sociologia e politiche sociali
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher landrinigiulia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Giacalone Fiorella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!