Prove da sostenere per accedere all'Albo sezione A
Esame di stato per l'iscrizione all'Albo A
L’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo A è articolato in tre prove:
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Una prima prova scritta sui seguenti argomenti:
- Teoria e metodi di pianificazione, organizzazione e gestione dei servizi sociali;
- Metodologie di ricerca nei servizi e nelle politiche sociali;
- Metodologie di analisi valutativa e di supervisione di servizi e di politiche dell’assistente sociale.
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Una seconda prova scritta applicativa sui seguenti argomenti:
- Analisi valutativa di un caso di programmazione e gestione di servizi sociali;
- Discussione e formulazione di piani o programmi per il raggiungimento di obiettivi strategici, definiti dalla commissione esaminatrice.
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Una prova orale sui seguenti argomenti:
- Discussione degli elaborati scritti relativi all'attività svolta durante il tirocinio;
- Argomenti teorico-pratici;
- Legislazione e deontologia professionale.
Assistente sociale e assistente sociale specialista
Chi è l'assistente sociale?
"L'Assistente Sociale è un operatore sociale che, agendo secondo i principi, le conoscenze ei metodi specifici della professione, svolge la propria attività nell'ambito del sistema organizzato delle risorse messe a disposizione dalla comunità, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno, aiutando l'utenza nell'uso personale e sociale di tali risorse, organizzando e promuovendo prestazioni e servizi per una maggiore rispondenza degli stessi alle particolari situazioni di bisogno e alle esigenze di autonomia e responsabilità delle persone, valorizzando a questo scopo tutte le risorse della comunità".
Contesto storico in cui si formarono i servizi sociali in Italia
Il servizio sociale comparve in Italia all’inizio degli anni ’20, quando nacquero le prime segreterie sociali all’interno delle aziende, con il compito di aiutare i lavoratori nell’accesso alle opere sociali. Fu però a partire dal secondo dopoguerra che il servizio sociale italiano ebbe pieno sviluppo. Tale professione cominciò ad imporsi nel contesto sociale con il Convegno di Tremezzo del 1946, a partire dal quale furono create le prime scuole di servizio sociale (in Europa e nel resto del mondo questo passaggio avvenne già successivamente al primo conflitto mondiale, quando cambiarono i metodi tradizionali del servizio sociale che, sotto l’influenza delle tecniche statunitensi, videro la trasformazione del case work in community work).
Per molti anni il professionista sociale non ottenne riconoscimenti legislativi, almeno fino alla fine degli anni ’80. Infatti, la figura dell’assistente sociale ebbe pieno riconoscimento giuridico solo con il D.P.R. 14/1987 (Valore abilitante del diploma di assistente sociale), previa abilitazione tramite un apposito esame di abilitazione alla professione. Con la legge 84/1993 (Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell'albo professionale) venne istituito l’Ordine nazionale degli Assistenti Sociali e l’Albo professionale a cui i professionisti sono tenuti ad iscriversi. Conseguentemente, nel 1996 nacque il Cnoas (Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali). Con la legge 328/2000 e la creazione del primo corso di Laurea in Servizio Sociale, l’Albo dei professionisti venne suddiviso in due parti: Albo B (Assistenti sociali) e Albo A (Assistenti sociali specialisti, con possibilità di ricoprire incarichi dirigenziali). Ciascun professionista inoltre, dal 1998 risponde anche ad un Codice Deontologico della Professione, contenente diritti e doveri dell’Assistente Sociale.
Art. 21 D.P.R. 328/2001
L’art. 21 D.P.R. 328/2001, al comma 1 e 2, specifica le funzioni dei professionisti iscritti ad una delle due sezioni dell’Albo.
- Prevenzione, sostegno e recupero di soggetti in situazioni di disagio e bisogno.
- Elabora e dirige programmi nel campo delle Politiche e dei Servizi sociali;
- Pianifica, organizza e gestisce (in qualità di manager) gli interventi nel campo delle Politiche e dei Servizi sociali;
- Analizza e valuta la qualità degli interventi;
- Supervisiona il tirocinio di studenti di magistrale (LM87);
- Fa ricerca sociale;
- Svolge attività formative e didattiche riguardo la gestione e la programmazione delle Politiche sociali.
I professionisti del settore sociale sono accomunati dalla capacità di: decision making (prendono decisioni), problem solving (risoluzione di problemi), implementazione (attua i compiti che gli sono stati assegnati), gestione di routine (gestisce i rapporti quotidiani), promuove le Politiche sociali (imposta un buon sistema informativo sociale, progetta servizi, partecipa a gruppi di lavoro, partecipa ai tavoli di consultazione e formalizza gli Accordi di programma).
Assistente sociale dirigente
L’assistente sociale dirigente supporta la decisione politica e il suo operato è complementare a quello degli altri attori politici (che decidono gli scopi, le modalità per raggiungerli e i diversi incarichi). In concreto, l’Assistente sociale dirigente si occupa della gestione amministrativa, tecnica e finanziaria dell’Ente. Inoltre, ha piena responsabilità amministrativa circa la gestione dell’Ente ed emana provvedimenti amministrativi (documenti tramite cui l’Ente esprime le proprie volontà all’esterno). Al di sotto di questa figura si collocano i vice-dirigenti.
In sintesi quali funzioni svolge:
Tecniche:
- Creare un sistema integrato di servizi per soddisfare in modo efficace i bisogni dei cittadini (secondo le disposizioni della l.328/2000);
- Creare un sistema informativo dei Servizi sociali locali;
- Partecipa al Tavolo Tecnico nella realizzazione del Piano di Zona e supporta il Tavolo Politico e quello di Area;
- Progetta servizi e interventi mirati su specifiche aree di bisogno;
- Adotta linee guida e protocollo d’intesa;
- Conclude Accordi di Programma;
- Realizza e implementa un sistema di qualità;
- Funge da intermediario tra gli stakeholders (cittadini) e le scelte politiche;
- Coordina i tavoli tematici di area.
Organizzativo-Amministrativo:
- Amministrazione del personale, gestione turni, ferie e ruoli;
- Gestisce e valorizza le risorse umane, il potenziale dei dipendenti, la loro formazione e la tutela da fenomeni quali mobbing o burn out (sovraccarico di lavoro);
- È consulente interno verso i dipendenti ed esterno verso chiunque ne richieda le informazioni;
- Fa da supervisore formativo e professionale;
- Organizza attività di programmazione, progettazione, realizzazione, monitoraggio e valutazione;
- Mantiene la centralità dell’utente.
Quali competenze possiede il dirigente?
Multidisciplinari: il suo lavoro interessa le scienze sociali, l’economia, la sociologia, la psicologia e il settore scientifico;
Tratti personali: ha buone capacità intellettive, verbali, sociali e di relazione; ha capacità di giudizio e decisionali; è sicuro di sé; ha carisma e prestigio; trasmette rispetto e fiducia nei collaboratori e verso terzi.
Competenze sociali
La sua figura si rafforzò molto con il passaggio dal Government alla Governance, con l’introduzione di servizi più snelli e flessibili e strutture meno rigide che consentono la distribuzione delle competenze a soggetti collocati su diversi livelli gerarchici.
Il codice deontologico
Il Codice Deontologico è un codice di comportamento specifico per ciascuna professione e a cui ciascun professionista deve attenersi durante lo svolgimento del suo ruolo professionale. Nel caso specifico del Servizio Sociale, il codice deontologico a cui si fa riferimento è quello del 2009 in quanto è andato a modificare e integrare la prima versione del codice, adottata con la legge 84/1993 (Ordinamento della professione di Assistente Sociale e istituzione dell’Albo professionale).
Il Codice deontologico è costituito da 69 articoli, ripartiti in responsabilità dell’assistente sociale e princìpi da seguire. Di seguito si parlerà di utente e cliente in quanto il Codice deontologico è valido sia per gli Assistenti sociali che operano nel settore pubblico, sia per coloro che svolgono la libera professione.
Quali princìpi deve rispettare l’Assistente sociale?
- Principio di Accettazione: l’Assistente sociale è chiamato a svolgere il proprio ruolo nella piena accettazione dell’utente/cliente che si rivolge a lui. Nel dimostrare la propria capacità di ascolto e comprensione, il professionista instaura con l’utente un rapporto di fiducia tale da consentirgli di iniziare un percorso/progetto di aiuto. Alla base di questo però, è fondamentale che vi sia piena accettazione della persona da parte del professionista sociale, che non deve esprimere giudizi in merito alla situazione dell’utente o ai suoi comportamenti;
- Principio di personalizzazione e individualizzazione degli interventi: ciascun utente/cliente va considerato come unico e irripetibile, come mèta da raggiungere e non come strumento del proprio lavoro. Di ciascun utente va rispettata la dignità, i diritti fondamentali riconosciuti in modo universale, la sua libertà e le sue qualità originarie. È per questo che, nella piena considerazione della personalità e delle qualità dell’utente, ogni intervento va realizzato su misura per l’utente (individualizzazione e personalizzazione dell’intervento);
- Principio del rispetto e della promozione della globalità della persona: in collaborazione anche con altri servizi, l’Assistente sociale, che ha il compito di considerare la persona come unica, deve sapere anche collocarla in maniera corretta nel proprio contesto sociale, di vita e di relazione (ciascuno è portatore di una domanda, di un bisogno o problema, unico e distinto). Il professionista deve aiutare l’utente a ricostruire i propri legami sociali, deve saperlo valorizzare e aiutarlo a potenziare le risorse individuali e sociali che possiede (risorse utili per la realizzazione e a riuscita del progetto di aiuto che lo riguarda). È importante la valorizzazione dell’appartenenza sociale in quanto la professione non è solo a servizio di utenti singoli, ma anche di famiglie, gruppi e aggregazioni sociali, che vanno sostenute affinché con le proprie risorse riescano a prevenire ed affrontare eventuali situazioni di disagio e bisogno, arginando eventuali rischi di emarginazione;
- Principio di autodeterminazione: l’Assistente sociale deve valorizzare la libertà dell’utente, affinché possa agire nel pieno rispetto della persona. L’utente è attivo e centrale nella realizzazione dei progetti che lo riguardano, va guidato nella realizzazione in prima persona del processo di aiuto. Il professionista non ha il compito di controllare l’utente ma solo il processo e il corretto svolgimento delle sue fasi;
- Principio di rispetto e promozione dell’uguaglianza: nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione, l’Assistente sociale svolge il proprio ruolo senza alcuna discriminazione di sesso, religione, età, etnia, nazionalità, condizione sociale, idea politica o qualsiasi altra differenza che caratterizza ciascun individuo. Il professionista agisce con l’intenzione di valorizzare tutti quelli che vengono riconosciuti come diritti universali: libertà, dignità, socialità, solidarietà, partecipazione, giustizia ed equità;
- Principio di riservatezza e/o privacy e del segreto professionale: l’Assistente sociale è obbligato a trattare con riservatezza le informazioni e i dati riguardanti utenti e clienti (la trasmissione di dati può avvenire solo con il consenso degli interessati). L’obbligo di non rivelare le informazioni reperite nel rapporto fiduciario è di tre tipi: etico (rispetto della persona), deontologico (Capo III del Codice) e giuridico (art. 622 c.p. Legge sulla Privacy). Accanto al segreto professionale vi è anche il Segreto d’ufficio (richiamato sia dalla l.675/96, sia dalla l.241/90-Legge procedimento amministrativo). L’Assistente sociale non può trasmettere ai non aventi diritto le informazioni che reperisce durante l’esercizio delle proprie funzioni.
Quali responsabilità ha l’Assistente sociale?
I vari articoli del Codice deontologico elencano i soggetti verso i quali l’Assistente sociale ha una responsabilità e quindi dei doveri, morali o legislativi, da rispettare. Quali sono questi soggetti?
- Utente/Cliente (artt. 11-32): il professionista ha il dovere di promuovere l’autodeterminazione dell’utente e la sua autonomia, rendendolo soggetto attivo del progetto (informandolo sui mezzi che hanno a disposizione, i tempi e le modalità tramite cui verrà realizzato il progetto di aiuto). Il suo operato è autorizzato solo tramite il consenso dell’utente, che può richiedere la sostituzione dell’assistente sociale nel caso in cui venga meno il rapporto fiduciario che consente la realizzazione dell’intervento. Il professionista non deve abusare della propria professione e del proprio ruolo e ha il dovere di salvaguardare le informazioni riguardanti gli utenti. Il segreto professionale può venir meno solo se c’è rischio di grave danno per incapaci, autorizzazione dell’interessato o rischio per l’incolumità sociale (il principio di riservatezza va rispettato anche da parte dei professionisti che non sono più iscritti all’Albo);
- Società (artt. 33-40): l’Assistente sociale deve promuovere la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione e le politiche sociali integrate. Il professionista deve avere buone conoscenze del territorio in cui opera, così da saper sostenere la collettività in base anche alle risorse che possiede, saper segnalare eventuali situazioni di disagio, deprivazione o ineguaglianza. Inoltre, deve stimolare la creazione di collaborazioni trai membri di una collettività, al fine di favorire anche la pari opportunità;
- Altri colleghi o professionisti (artt. 41-43): l’Assistente sociale deve mostrare spirito di collaborazione e lealtà verso i colleghi. Inoltre, egli deve segnalare eventuali abusi o comportamenti impropri perpetrati da altri colleghi a danno degli utenti;
- Organizzazione di lavoro (artt. 44-51): il professionista deve mettere a disposizione le proprie competenze al fine di incrementare l’efficacia, l’efficienza e la qualità del servizio fornito; prende parte alla programmazione, alla partecipazione e all’equa distribuzione di risorse per i progetti a sostegno degli utenti. L’Assistente sociale è inoltre tenuto a segnalare un eventuale sovraccarico di lavoro al responsabile dell’organizzazione di lavoro di cui è dipendente, al fine di evitare burnout e interventi che risultino inefficaci per l’utente. Il professionista infine, è obbligato a sottoporsi a supervisione professionale e al rispetto degli obblighi di formazione continua (come vedremo in seguito);
- La professione (artt. 52-69): l’Assistente sociale può esercitare la professione solo se regolarmente iscritto all’Albo e nel pieno rispetto dei princìpi contenuti nel Codice deontologico. Nei casi in cui manca o è sospesa l’iscrizione all’albo la pena in cui si incorre è la denuncia. Ciascun Assistente sociale è tenuto a comunicare anche il caso in cui sia un collega ad esercitare abusivamente la professione. Il professionista deve ricoprire il proprio ruolo con costanza, imparzialità e correttezza e deve inoltre collaborare e facilitare l’aggiornamento e la costruzione della banca dati, che riguarda lui e gli altri colleghi, fornendo le informazioni richieste su di sé. Nel caso in cui si parli di assistente sociale libero professionista, quest’ultimo è tenuto anche al rispetto di un onorario (comunicato al cliente prima che avvenga l’intervento) e di specifici parametri definiti dal Cnoas.
Obbligo di formazione continua
Ciascun Assistente sociale è tenuto al rispetto di un Regolamento per la formazione continua (ai sensi del D.P.R. 137/2012), al fine di tutelare l’interesse pubblico nel corretto svolgimento della professione. Innanzitutto la formazione continua prevede il costante apprendimento e aggiornamento delle conoscenze e delle competenze professionali. L’iscritto all’Ordine deve adeguare e approfondire le proprie competenze tecnico professionali coerentemente con la normativa vigente.
- Doveri degli iscritti: obbligo di formazione dal 1° Gennaio dell’anno successivo a quello di iscrizione. La formazione ha durata triennale e il triennio, essendo fisso, costituisce un riferimento temporale per tutti gli iscritti (il triennio formativo in vigore è il 2017-2019). I crediti che ciascun iscritto deve possedere al termine del triennio sono 60 (di cui almeno 15 deontologici e il resto formativi). Ogni ora di formazione equivale al riconoscimento di un credito. Per coloro che svolgono la professione già da 35 anni, i crediti obbligatori possono essere ridotti.
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