Servizio Sociale &
Professione - Assistente Sociale
Servizio Sociale
w Servizio Sociale
w Il metodo del Servizio Sociale
w Modelli teorici del Servizio Sociale
ø Modelli attuali di Servizio Sociale
w Approfondimento: il concetto di cura
La professione dell’Assistente Sociale
w Atteggiamenti professionali
w Mandati professionali
w Funzioni dell’assistente sociale
Il processo d’aiuto
w Fasi del processo d’aiuto
Ñ Individuazione del problema
Ñ Analisi del problema e delle risorse
Ñ Valutazione preliminare
Ñ Elaborazione del progetto
Ñ Attuazione del progetto
Ñ Verifica e valutazione
Ñ Conclusione del processo d’aiuto
Gli strumenti dell’Assistente Sociale
w Osservazione
w Diagnosi Sociale
w Visita domiciliare
w Counseling
Ñ Fasi del colloquio di Counseling
Ñ Atteggiamenti ostacolanti
Ñ Counseling & Servizio Sociale
w Colloquio
² Spazio & Tempo
² Particolarità del colloquio
Ñ Possibili errori dell’assistente sociale
Ñ Tecniche di conduzione
Ñ Strategie
Ñ Il colloquio nel processo metodologico
Ñ Il colloquio nei diversi contesti di riferimento
Ñ Approfondimento: il concetto di cura
w Documentazione professionale
² Tipologia & classificazione
² Impostazione della scrittura
Ñ Cartella Sociale
Ñ Diario giornaliero
Ñ Registrazione del colloquio
Ñ Relazione - Visita domiciliare
Ñ Contratto scritto
Ñ Relazione sociale
Ñ Verbale delle riunioni
Lavoro professionale d’equipe
La rete nel lavoro sociale
w Reti Sociali
w Reti di fronteggiamento
w Collaborazione multidisciplinare
² Integrazione sociosanitaria
Lavoro con i gruppi
w L’assistente sociale nei gruppi
w Gruppi di Auto / Mutuo Aiuto
w Modelli teorico-operativi
Lavoro con la Comunità
w Analizzare i bisogni di comunità
w Responsabilità nei confronti della comunità
w Modelli teorico-operativi
w Approfondimento: Capitale Sociale Servizio Sociale
Nel contesto europeo la nascita del Servizio Sociale come luogo di aiuto si può far risalire a un preciso momento storico che si colloca
tra l’Ottocento e il Novecento; un periodo contrassegnato da profonde trasformazioni culturali e sociali, tra cui: industrializzazione,
l’urbanizzazione e l’affermazione della classe operaia. In quel periodo si registra un incremento della domanda sociale all’interno della
società e genera, quindi, la necessità di una razionalizzazione dell’assistenza.
Inoltre, attraverso lo studio dei fenomeni sociali il ‘bisogno’ diviene oggetto d’interesse scientifico: si avvertiva la necessità di
professionalizzare l’aiuto attraverso il conseguimento di determinate competenze e capacità; quindi, la nascita del Servizio Sociale è
dovuta anche all’esigenza di qualificare / riqualificare il personale con attività di formazione interna e con la istituzione di scuole atte
solo per la formazione di assistenti sociali.
Precisamente la nascita del Servizio Sociale possiamo collocarla nel 1869 a Londra, con la nascita del C.O.S. (Charity Organization
Society: un’organizzazione fondata con l’obiettivo di eliminare la beneficienza indiscriminata e per ripristinare il rispetto del bisogno
per sé stesso e le sue capacità nell’auto-mantenimento. Attraverso questa organizzazione Octavia Hill (volontaria nelle C.O.S.) porrà le
basi dei fondamenti concettuali ed etici del Servizio Sociale. Tuttavia, è stato particolarmente importante l’operato di Mary Richmond,
in quanto, la pubblicazione di alcuni suoi testi ha portato all’introduzione di alcuni fondamenti della deontologia professionale e alla
nascita dei primi corsi di formazione in Nord Europa e negli Stati Uniti.
Nel 1928 si è tenuta per la prima conferenza internazionale di Servizio Sociale, con la quale si diffuse a livello internazionale la
promozione sociale e vennero avviati i primi organismi associativi internazionali con l’obiettivo di affrontare le sfide del lavoro sociale
e per lottare per la giustizia sociale, i diritti umani e lo sviluppo sociale.
Successivamente nel 1929 si inizia a pensare all’azione del Servizio Sociale nei confronti delle persone in condizione di indigenza, per
contribuire alla normalizzazione delle condizioni di vita dei singoli e delle famiglie, nel rispetto e nella valorizzazione della persona e
non a fini strumentali di espansione del consenso di potere politico-economico.
Nel secondo dopoguerra, l’O.N.U. promosse un vasto scambio internazionale, diffondendo i metodi del Servizio Sociale statunitensi ai
paesi europei maggiormente colpiti dalla guerra e dalle conseguenze del nazionalsocialismo e del fascismo: questo porterà a una forte
omogeneizzazione culturale, criticata alla fine degli anni ‘60 poiché si era entrati in un periodo di profonda revisione del Servizio Sociale.
ITALIA
Ø
In Italia il Servizio Sociale nasce e si sviluppa nell’ambito delle sedi formative (= scuole di servizio sociale), anziché per l’esigenza degli
enti e delle organizzazioni deputati all’assistenza; questa è una peculiarità del Servizio Sociale italiano ha avuto delle ripercussioni:
ü ha condizionato l’evoluzione del Servizio Sociale italiano sia sotto il profilo giuridico che quello accademico
ü ha comportato delle conseguenze sul piano del riconoscimento della professione formale
ü ha comportato delle conseguenze sull’apprezzamento sostanziale della professione e della sua specificità
Nel 1920 (Milano) venne fondato l’istituto italiano di Assistenza Sociale per la preparazione professionale delle persone che intendono
occuparsi delle persone in stato di bisogno e povertà, ma ponendo particolare attenzione alla fascia lavoratrice degli operai.
Alla conclusione della preparazione veniva occupato il ruolo di “segretarie sociali”: un ruolo maggiormente burocratico ed educativo.
Successivamente, nel 1929 il partito fascista istituì la prima scuola per assistenti sociali di fabbrica a carattere continuativo; l’obbiettivo
era quello di preparare il personale per svolgere nelle fabbriche un’opera di assistenza sociale ai lavoratori: guidarli e consigliarli nelle
varie contingenze della loro vita privata e collaborare con i datori di lavoro nella gestione delle opere assistenziali create per i lavoratori.
Nel 1944 si è resa necessaria la costituzione di nuove scuole per preparare personale in grado di affrontare i problemi sociali: sorgono
per iniziativa privata le prime scuole che formano gli assistenti sociali che però non hanno ancora un inquadramento giuridico e il titolo
rilasciato non è riconosciuto. Tuttavia, questo comportava l’effettiva nascita del Servizio Sociale in Italia.
Nel 1946 si tenne il Convegno degli studi di Tremezzo (in provincia di Como), nel quale vennero discusse e consolidate le basi etico-
filosofiche e contenutistico-metodologici della formazione e della professione: l’obiettivo era quello di formare un professionista che
fosse in grado di svolgere efficacemente un ruolo non solo tecnico ma soprattutto politico.
Il Convegno di Tremezzo è considerato la tappa fondamentale del percorso di definizione della specificità professionale e disciplinare;
secondo la comunità scientifico-professionale con questa tappa si ufficializza la nascita del Servizio Sociale italiano.
Nel 1970 è stata decretata l’Assemblea Nazionale degli assistenti sociali, nella quale si assistette alla contestazione del ruolo, delle
funzioni, dei valori e dei metodi operativi del Servizio Sociale, in quanto ritenuti funzionali alle logiche capitalistiche, con contestuale
rivendicazione del “ruolo politico” della professione. Questa rottura portò alla riflessione rispetto alle funzioni e al ruolo degli assistenti
sociali; questa riflessione modificò l’assetto istituzionale-amministrativo: si consolidò il pensiero che l’assistente sociale dovesse
prescindere da specifiche competenze, principi e tecniche per affrontare i bisogni e le problematiche presentate dall’utenza.
Inoltre, si comprese che l’assistente sociale deve agire con altri professionisti e con la collaborazione dei cittadini; l’obiettivo è il
cambiamento delle strutture e della comunità / territorio.
Il processo di rinnovamento istituzionale (avviato con il decentramento regionale e con la riforma sanitaria) porterà alla
sperimentazione del Servizio Sociale di Zona, in cui prendono configurazione alcune funzioni fondamentali che costituiranno la base
della struttura attuale del Servizio Sociale professionale:
• Funzione di diagnosi e di consulenza psico-sociale
• Funzione di osservatorio sociale sui fenomeni emergenti
• Funzione di studio e documentazione sulle risorse presenti o latenti nel territorio
• Funzione di programmazione/organizzazione/informazione dei servizi
Durante il periodo degli anni ‘80 che viene affrontata a livello istituzionale (all’interno della “Commissione per i profili professionali del
Ministero dell’Istruzione”) la definizione del profilo professionale: avviene un consolidamento della professione.
Nel 1987 viene emanato il D.P.R n. 14.: viene decretato che la formazione al Servizio Sociale Professionale deve avvenire solo in ambito
universitario. Si avvia così la definizione normativo-istituzionale della professione e del livello della relativa formazione.
// Precedentemente la professione di assistente sociale aveva operato riconosciuta dalla società ma priva del riconoscimento giuridico;
inoltre le sedi di formazione erano prevalentemente private e poche erano riconosciute come scuole in grado di far intraprendere un
tirocinio accademico come forma di esperienza professionale.
è Fattori che ritardarono la nascita
× La crisi del pensiero positivista di fronte all’affermazione delle correnti neoidealistiche; questo ha causato un iniziale
disinteresse nei confronti del settore delle scienze sociali
× Il ruolo dominante della Chiesa che ha continuato ad avere all’interno del settore assistenziale
× L’intervento fascista nel campo assistenziale, in quanto era caratterizzato da un’ideologia paternalistica / strumentale
e da una chiusura delle dottrine sociali
è Fattori che favorirono lo sviluppo
ü Interventi connessi con il sistema di aiuti internazionale a seguito della Seconda guerra mondiale
ü Diffusione dei principi democratici
ü L’avvio delle ricerche e delle sperimentazioni
ü Contraddizioni nel percorso di crescita e di riforma dei servizi e del quadro di sviluppo sociale nel suo complesso
w Servizio Sociale
Il termine “lavoro sociale” indica la disciplina scientifica e l’insieme delle prassi che si occupano di problemi specifici che persone,
famiglie o gruppi incontrano durante la propria vita; si tratta di problemi che hanno sempre diverse cause intrecciate tra loro.
Il lavoro sociale non va alla ricerca di queste cause ma il suo compito è quello di concentrarsi sulle risorse delle persone e che possono
attuare per migliorare la propria situazione problematica.
Il valore della chiamata di servizio è una domanda sociale inalienabile che richiede una operatività scientifica di Assistenza Sociale;
un’operatività che va costruita su principi e fondamenti etico valoriali e che viene alimentata con studi e ricerche. Quindi, in primis il
Servizio Sociale è quella disciplina scientifica che ha il compito di studiare il bisogno sociale della vita quotidiana del cittadino: il singolo
individuo costituisce il primo interesse da tutelare e il suo disagio costituisce l’ambito del sapere specifico del Servizio Sociale.
La ricerca sociale è la metodologia basilare che guida l’intervento di Servizio Sociale.
Il Servizio Sociale è un ambito d’intervento e conoscenza delle scienze sociali che fa assistenza alla persona e alla collettività,
analizzando ed affrontando i disagi e i bisogni sociali che vengono riscontrati.
Il Servizio Sociale si realizza attraverso l’insieme delle tecniche e degli interventi professionali per l’assistenza sociale attuati da un
professionista (= Assistente Sociale) ordinato dallo Stato. Gli interventi e i servizi che sono a disposizione del territorio, vengono gestiti
dal Comune e convergono nel cosiddetto Servizio Sociale di Comunità e nel Servizio Sociale Tutela Minori; altri interventi specifici sono
gestiti dall’Azienda USL e riguardano le aree sociali relative a: disabili / tossicodipendenti / persone a carico del CSM.
Gli interventi sono rivolti a delle specifiche aree sociali: anziani / famiglie e minori / adulti fragili / disagio sociale. Per il suo specifico
campo d’azione ed intervento, il Servizio Sociale viene collocato tra le professioni di aiuto, ovvero quelle professioni che rivolgono la
propria azione alla prevenzione o al superamento di concrete situazioni di bisogno che le persone possono incontrare in un
determinato periodo della loro vita.
Il Servizio Sociale è promosso dagli Stati democratici in difesa del cittadino, con l’emanazione di leggi di tutela dei diritti della persona.
Ø Funzione curativo-riparativo
Attraverso il rapporto diretto con l’utenza, l’obiettivo è quello di aiutare le persone, i gruppi, le comunità a sviluppare le proprie
capacità per risolvere in autonomia i propri bisogni e problemi. Gli strumenti e gli interventi previsti sono:
• Accoglienza dell’utenza
• Informazione
• Attivazione di processi di aiuto con la formulazione progettuale mirata
• Strumenti specifici all’interno del processo d’aiuto (= colloquio / visita domiciliare ...)
Ø Funzione organizzativo-gestionale
Si riferisce all’attività di managment sociale. L’obbiettivo è quello di contribuire alla organizzazione, attivazione ed implementazione
(efficace ed efficiente) delle risorse istituzionali nel quadro della politica sociale dell’ente locale; il fine è quello di risolvere i problemi
e dare risposte adeguate ai bisogni presentati dalla popolazione. Gli strumenti e gli interventi utilizzati sono:
• Elaborazione di programmi in rapporto alla specificità del servizio e delle problematiche rilevate
• Formulazione di progetti mirati
• Predisposizione di strumenti per la verifica e la valutazione degli interventi
• Cura e coordinamento delle attività amministrative
Ø Funzione preventivo-promozionale
Si fa riferimento al lavoro a livello comunitario e con la comunità.
L’obbiettivo è quello di promuovere, in una prospettiva a medio e lungo termine, una rinnovata cultura comunitaria rispetto alle
variabili concorrenti all’insorgere di problemi e bisogni; inoltre si cerca anche di conoscere i bisogni, i problemi e le situazioni a rischio,
per promuovere interventi istituzionali e comunitari di politica sociale e di aiuto mirato. Gli interventi e gli strumenti utilizzati sono:
• Riunioni di gruppo e di coordinamento
• Progettazione ed attuazione di ricerche-intervento
• Formulazione di mappe delle reti istituzionali e delle risorse formali / informali
• Coordinamento con altri servizi per progettazioni mirate
• Monitoraggio della domanda e della capacità di risposte
w Il metodo del Servizio Sociale
Con il termine “metodo” s’indica il procedimento logico, ordinato e sequenziale di attività orientate al raggiungimento di un risultato
prefigurato, sulla base di ipotesi congruenti. Il metodo permette di identificare e definire la procedura che viene utilizzata nel
compimento delle attività (= come si opera, secondo quale ordine, per quali obiettivi). Operare con metodo permette di governare la
sperimentazione e l’innovazione, che sono aspetti importi per il Servizio Sociale in quanto opera con le realtà e nelle realtà.
Il metodo in quanto procedimento logico è unico e riproponibile in ogni contesto a prescindere dalla tipologia degli interventi e della
loro peculiarità. Nel Servizio Sociale è anche “unitario”, in quanto pur in presenza di situazioni problematiche complesse e sempre
diverse, la modalità di approccio è unica ed unico è anche il modo con cui si procede nello svolgimento dell’intervento.
Il Servizio Sociale professionale opera secondo una metodologia definibile come scientifica, in quanto diretta al fare pensato rispetto
a contesti e fenomeni interpretati sulla base di teorie di riferimento. La metodologia è quella delle scienze umano-sociali e si
caratterizza per una serie di fasi correlate, congruenti, verificabili ed orientate al raggiungimento dello scopo di aiuto:
1. Conoscere
2. Progettare / Agire
3. Valutare
Nel lavoro sociale la sequenza di queste fasi è una sequenza atipica in quanto, si opera in un sistema in cui gli elementi sono in relazione
dinamica (= soggetti a cambiamenti per garantire processi di equilibrio); si deve operare in una logica di stadi di avanzamento e di
ritorni di verifica / valutazione, per progettare/riprogettare nuovi avanzamenti.
L’obbiettivo è quello di ottenere un cambiamento consapevole e voluto.
Il procedimento metodologico è uno schema di riferimento concettuale che serve a guidare l’azione del conoscere e dell’operare.
à
Il procedimento metodologico del Servizio Sociale deve divenire una forma “mentis” che il professionista usi sempre nel suo operato.
Nel Servizio Sociale si parla di “procedimento metodologico unitario”, e si intende lo svolgimento delle stesse tappe logiche.
Le caratteristiche sono quelle di voler seguire la conoscenza orientata all’azione: nel suo processo conoscitivo il Servizio Sociale parte
sempre dall’analisi della realtà esistente per riuscire ad evidenziare quali possano essere le possibili linee di azione che siano
adeguate (= metodo induttivo); quindi, non si cerca di perseguire la conoscenza per
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