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KARATE

IL COMBATTIMENTO

Negli sport da combattimento, dove il confronto è diretto, la mutevolezza della

situazione è determinata dall’interazione motoria oppositiva tra i due atleti, che

attivano comportamenti finalizzati al conseguimento della supremazia.

Quindi, i due antagonisti agiscono per rendere il contesto più incerto possibile al fine di

mettere in

difficoltà la capacità di reazione dell’avversario.

Il confronto consiste nell’affermare una superiorità psicofisica, nell’ambito ovviamente

di un contesto

codificato e regolamentato, tramite tecniche che siano valutabili con un punteggio.

Ciò sta a significare che la vittoria si consegue non con l’abbattimento dell’avversario,

che non è

obbiettivo degli sport da combattimento, ma tramite l’acquisizione di una superiorità

che esprima

valenze psicofisiche e abilità motorie superiori a quelle dell’avversario.

In conclusione si può affermare che il movimento ha una componente cognitiva, una

componente

coordinativa e una condizionale.

Ove prevale nettamente quella condizionale si hanno in un certo senso prestazioni

estreme; ove, invece,

le componenti cognitive e coordinative e le componenti condizionali si bilanciano, le

prestazioni sono

il risultato di un elevatissimo grado di integrazione tra entrambe le componenti.

Se si considera l’azione motoria come un processo guidato da un programma e

finalizzato al

conseguimento di uno scopo, risulta chiaro che limitarsi al solo momento

dell’effettuazione, ossia

quello propriamente meccanico, è un modo errato di studiare il movimento umano.

Infatti il comportamento umano è caratterizzato dalla capacità di partire da una

situazione percettiva,

porsi uno scopo e formulare un progetto, anticipare mentalmente il risultato, produrre

un programma

d’azione e attuarlo, controllandone l’effettuazione e valutandone il risultato finale in

relazione allo

scopo prefissato.

I verbi percepire, progettare (prefigurare), programmare, anticipare, effettuare,

controllare e regolare,

valutare, memorizzare, esprimono le varie operazioni dell’attività cognitiva.

Questo modo di operare viene attuato sia per risolvere situazioni immediate di

competizione, sia per

conseguire obbiettivi che si collocano in termini più lunghi e che si riferiscono a

processi di

apprendimento in allenamento.

Percepire: Gli analizzatori forniscono le informazioni alle quali viene attribuito

 un significato

sulla base dell’esperienza già fatta, quindi presente in memoria.

Progettare: Viene individuata una soluzione al problema che normalmente

 consiste

nell’impedire che l’evento in corso giunga a compimento, o nell’agire affinchè se ne

verifichi

uno più favorevole.

Programmare: viene prodotto un programma che stabilisce i parametri

 esecutivi del

movimento ovvero la sequenza di reclutamento delle unità motorie: quali, quando,

quanto,

come. Anticipare: Mentalmente vengono prefigurati lo svolgimento e gli effetti del

 movimento.

Effettuare: Le leve articolari vengono sollecitate da stimoli nervosi che

 giungono alle unità

motorie dei muscoli interessati: prende così forma il movimento nello spazio e nel

tempo,

secondo le modalità stabilite dal programma.

Controllare: Il movimento deve conseguire uno scopo, pertanto viene

 controllato nelle varie

fasi per verificare se il risultato reale e il risultato atteso coincidono.

In caso di necessità può essere effettuato un intervento per adattarlo o modificarlo,

entro certi limiti. L’ informazione che viene utilizzata è il feed-back online prodotto

dall’azione, sia per ciò che riguarda i suoi effetti parziali (esterni) sia per ciò che

riguarda le sensazioni generate dal movimento stesso; il feed-back finale viene

utilizzato per la valutazione di ciò che è stato utilizzato per la valutazione di ciò

che è stato realizzato.

Valutare: In tutte le specialità open o closed si impone una valutazione sul

 risultato conseguito

dall’ azione motoria effettuata in allenamento o in gara (qui/ora) o da un insieme di

prestazioni

realizzate nell’arco di una competizione.

Questo importante processo consente di ottenere le indicazioni necessarie alla

modificazione dei

comportamenti o alla ridefinizione dei parametri esecutivi della tecnica, sia nelle fasi

di apprendimento

sia nelle fasi di gara.

La valutazione si avvale dei feed-back del vissuto neuropsico-motorio del soggetto e

dei feed-back

esterni forniti dal tecnico o dai filmati.

Memorizzare: Il vissuto ,come insieme di informazioni sensopercettive e

 cognitive con

significato più ampio, lascia una traccia che viene utilizzata dalla memoria di lavoro

per

l’effettuazione di tutte le operazioni sopra menzionate.

Le informazioni presenti nella memoria a lungo termine consentono di riconoscere gli

stimoli al loro

apparire e rievocare sequenze o programmi per risolvere situazioni, per confrontarle

con quelle in

svolgimento, e per elaborare comportamenti motori più evoluti.

Dalla loro interazione nasce la capacità di apprendere e perfezionare movimenti o

correggerli durante la

loro effettuazione, nonché l’elaborazione di strategie cognitive.

Va sottolineato che negli sport situazionali il concetto di memoria motoria non si limita

soltanto al

programma motorio ma si estende, necessariamente, all’informazione sensopercettiva

e cognitiva che

caratterizza il contesto al quale esso è collegato.

La memoria va strutturata in base a un progetto razionale che organizzi

l’informazione, particolarmente

quella senso-motoria, sulla base di categorie di eventi , in modo da renderne più

agevole e rapido il

riconoscimento e tempestiva la scelta della soluzione.

Una memoria bene organizzata contiene informazioni sia di tipo cognitivo, relative ai

dinamismi

situazionali, alla progettazione e programmazione delle azioni, sia di tipo più collegato

al vissuto

motorio, ovvero le memorie cinestesiche.

La memoria motoria sia articola, e non può essere diversamente, su due piani

perfettamente integrati tra

di loro, quello cognitivo e quello coordinativo – cinestesico.

Occorre precisare che una memoria progettata e organizzata razionalmente – ciò

dipende dalla

progettazione e programmazione dell’insegnamento da parte del tecnico – consente di

abbreviare i

tempi di interiorizzazione delle competenze richieste, risparmiando così tempo ed

energie.

POSTURA E GUARDIA

Hanno lo scopo di organizzare i segmenti del corpo nello spazio e nel tempo al fine di

disporre del

maggior numero possibile di opzioni di attacco ridurre al minimo la vulnerabilità e

mantenere una

motricità razionale ed economica.

POSTURA E GUARDIA (VISIONE LATERALE)

La postura organizza i segmenti del corpo a partire dagli arti inferiori, con il sinistro

avanzato e il

destro arretrato (viceversa per i mancini).

Il piede sinistro è in appoggio con tutta la pianta mentre quello destro è in appoggio

con l’ avampiede,

che risulta ben orientato in avanti.

Il baricentro è ad altezza media, in modo da consentire un efficace compromesso tra

mobilità e

stabilità.

Il tronco risulta defilato, circa 45°, per offrire poco bersaglio.

Gli arti superiori sono posti a protezione del tronco e del capo.

I parametri organizzativi della postura da combattimento devono essere interiorizzati

con precisione, in

modo da essere sottoposti a controllo e regolazione automatica.

POSTURA E GUARDIA (VISIONE FRONTALE)

I piedi rispetto alle anche, sono collocati in modo da consentire una fluida rotazione

del bacino per l’

effettuazione dell’attacco con il pugno destro, e per avere una buona stabilità in caso

di tentativi di

spazzata.

L’unità di misura è la larghezza del bacino.

Nel karate da combattimento è necessario mantenere una postura neutra per poter

lasciare aperte tutte

le opzioni di attacco : gambe, braccia e proiezioni.

Una postura che privilegia determinate opzioni di attacco rivela l’intenzione e

consente all’avversario

esperto di attivare efficaci contromisure.

Gli arti superiori flessi sono posti a protezione del tronco e del capo.

L’avambraccio sinistro risulta avanzato e costituisce la prima linea di difesa (pugno

altezza

dell’orecchio), mentre il destro costituisce la seconda linea (pugno altezza del mento).

Entrambi nella visione frontale, sono organizzati in modo da lasciare una sola

possibilità d’attacco,

quella per linee interne, che viene presidiata efficacemente.

I parametri organizzativi della guardia devono essere interiorizzati in modo da venire

regolati e

controllati automaticamente.

SPOSTAMENTI

Hanno lo scopo di variare i parametri spaziali rispetto all’avversario, sia in fase di

attacco sia in fase di

difesa.

All’interno di questa ottica viene gestita anche la superficie di gara.

Vale a dire che il dinamismo motorio della fase preparatoria ha funzione tattica.

Spostamento Fluttuante

 Spostamento laterale

 Cambio guardia sforbiciato

 Spostamenti semicircolari e a spirale

SPOSTAMENTO FLUTTUANTE

Lo scopo dello spostamento fluttuante è di variare continuamente la distanza

dell’avversario al fine di

impedirgli una percezione stabile dello spazio.

Dalla postura da combattimento l’arto inferiore arretrato imprime un impulso alla

massa corporea

determinando l’avanzamento dell’arto anteriore e di tutto il corpo.

Esaurito l’impulso, l’arto arretrato segue riproducendo istantaneamente la postura

iniziale.

SPOSTAMENTLO LATERALE

Lo scopo dello spostamento laterale è variare la direzione. Viene usato per spostarsi

sulle fasce laterali

o per mandare a vuoto gli attacchi (funzione di schivata).

Per primo viene spostato lateralmente l’arto inferiore avanzato, segue quello arretrato,

fino a riprodurre

la larghezza iniziale degli appoggi.

Il movimento è rapido e fluido e può essere ripetuto più volte di seguito, specialmente

quando è

necessario muoversi sul perimetro dell’area di gara.

CAMBIO GUARDIA SFORBICIATO

Lo scopo è creare una situazione radicalmente diversa e costringere l’avversario a una

ridefinizione

completa del comportamento tattico e a escludere determinate opzioni d’attacco.

Il cambio si effettua con un movimento rapido del bacino-tronco che provoca

l’inversione della

postura, della guardia e degli appoggi a terra.

Questo tipo di azione viene combinato con gli spostamenti laterali e con le fluttuazioni.

SPOSTAMENTI SEMICIRCOLARI E A SPIRALE

Servono a conseguire il vantaggio situazionale, perché consentono di guadagnare

sistematicamente

“l’angolo morto” sul lato esterno dell’avversario ottenendo così una più favorevole

situazione tattica

per l’attacco.

L’atleta si posiziona in guardia a specchio, ovvero adotta la guardia del mancino.

L’atleta sposta con movimento rapidissimo il piede avanzato all’esterno(e in avanti)

del piede avanzato

dell’avversario, facendo seguire quello arretrato variando contemporaneamente

distanza e direzione.

Chi subisce è costretto a muoversi in risposta, tuttavia con un tempo di ritardo e con

una certa

vulnerabilità.

FINTE

L’azione di finta ha lo scopo di inviare informazioni fuorvianti all’avversario e indurlo a

reazioni inadeguate da utilizzare a proprio vantaggio.

Affinchè la finta sia credibile è necessario che avvenga contemporaneamente la

variazione

a) del parametro distanza

b) dell’organizzazione posturale

c) della velocità di spostamento

TECNICHE DI GAMBE (AZIONI MOTORIE UTILIZZATE DALLA

LUNGA DISTANZA)

Calcio circolare (mawashi gheri)

 Calcio circolare rovescio al capo (ura mawashi geri)

 Calcio circolare rovescio con rotazione dorsale ( ushiro ura mawashi geri)

 Calcio frontale (maegeri )

 Calcio laterale (yokogeri)

TECNICHE DI BRACCIA (AZIONI MOTORIE UTILIZZATE DA

BREVE DISTANZA)

Pugno diretto dell’arto avanzato (kizami Tsuki)

 Pugno diretto dell’arto arretrato (GyakuTsuki)

TECNICHE DI ATTERRAMENTO O DI PROIEZIONE

Queste azioni motorie hanno lo scopo di mettere l’avversario in condizioni di grave

inferiorità

situazionale per essere poi colpito da azione risolutiva di gamba o di braccio.

PARATE

Sono azioni che hanno lo scopo di neutralizzare gli attacchi dell’avversario una volta

che sono

stati lanciati.

Parata deviante con l’arto avanzato

 Parata deviante con l’arto arretrato

 Parata doppia con protezione torace-capo.

IL REGOLAMENTO

I punteggi sono così contraddistinti:

a) IPPON: Tre punti;

b) WAZA-ARI: Due punti;

c) YUKO: Un punto.

Un punto viene assegnato quando una tecnica viene eseguita sulla base dei seguenti

criteri all’ interno

di un area valida ai fini del punteggio.

1. Buona Forma;

2. Atteggiamento Sportivo;

3. Applicazione Vigorosa (POTENZA);

4. Consapevolezza (ZANSHIN);

5. Corretta Scelta di Tempo (TIMING);

6. Distanza Corretta.

IPPON viene assegnato per:

1. Calci Jodan;

2. Ogni tecnica valida eseguita su un Atleta adulto o proiettato.

WAZA-ARI viene assegnato per:

1. Calci Chudan ( Colpi all’addome, schiena, inclusi nuca e collo )

2. b) Sbilanciamento dell’avversario e messa a segno del punto

3. YUKO viene assegnato per:

4. Chudan o Jodan Tsuki;

5. Chudan o Jodan Uchi.

Gli attacchi sono limitati alle seguenti zone:

a) Testa; b) Viso; c) Collo; d) Addome ;

e) Petto; f) Schiena ; g) Fianco.

KICKBOXING

STORIA

LA SUA NASCITA

Il termine "KICKBOXING" (letteralmente "Tirare di calcio e di pugno") nasce negli USA

ufficialmente nel 1974 con il nome di "FULL CONTACT KARATE". Per l’esattezza, era il

14

settembre 1974 quando nella Los Angeles Cow Sports Arena venne presentato il primo

Campionato del

Mondo Professionistico che si disputò tra un pugno di americani e pochi europei. Nel

1976, le stesse

persone che a Los Angeles avevano promosso il primo Mondiale Pro, fondarono la

WORLD

ASSOCIATION OF ALL STYLE KARATE ORGANIZATIONS (WAKO). Nel 1978 si tennero a

Berlino i primi veri e propri Campionati del Mondo, seguiti da quelli di Tampa (Florida)

nel 1979 e da

quella data ininterrottamente ogni due anni. Nel 1980, a causa del successo che il Full

Contact Karate

incontrò in Europa, nacquero dei contrasti con le Federazioni di Karate esistenti e per

evitare problemi

politico-sportivi, la WAKO decise di lasciar cadere l’uso della parola Karate associata a

Full Contact e

nacque così il termine di KICKBOXING (sintesi di "kicking" e "boxing") che

immediatamente dava

l’idea di cosa i praticanti stessero facendo: tirare di calcio e di pugno. Pertanto la sigla

internazionale

WAKO rimase, così come il suo logo originario, ma con la dicitura di WORLD

ASSOCIATION OF

KICKBOXING ORGANIZATIONS. Siamo orgogliosi comunque di sottolineare subito che

l’attuale

presidente della Federazione italiana Ennio Falsoni non solo è il presidente della WAKO

dal 1984, ma

egli è il naturale successore degli ideatori, degli inventori di questa disciplina che

ormai è dilagata nel

mondo ed è praticata da milioni di persone. La WAKO consta oggi ben 110 paesi

affiliati nei cinque

continenti ed è la sola organizzazione di kickboxing riconosciuta dal GAISF, da OCA e

che ha già

partecipato sia agli AFRICAN GAMES che agli ASIAN INDOOR GAMES nel 2007. Per

tornare alla

nostra storia sintetica, un altro motivo per cui si lasciò cadere l’uso della parola karate

allora, era che

nel frattempo accanto al full contact, la kickboxing aveva adottato delle altre formule

sportive che si

chiamano Semi Contact e Light Contact. Quindi la parola Kickboxing assume un

termine generico,

come una corolla dalla quale si diramano tutte le varie specialità: Semi Contact, Light

Contact, Full

Contact, Low-Kick, Forme Musicali,K1 Rules, Aero-Kickboxing e presto anche Kick-Light,

sono le

specialità praticate oggigiorno.

ENTRA LA FIKeDA

La FIKeDA rappresenta la continuazione di tutta la storia e la tradizione della

FEDERAZIONE

ITALIANA ARTI MARZIALI ( FIAM). E' stata infatti l'assemblea straordinaria delle società

FIAM

tenutasi a Cesenatico in data 1 maggio 2000 - in occasione dello stage nazionale - ,

che ha deliberato

all'unanimità la svolta. Storico momento dunque quello vissuto a Cesenatico per le

società FIAM

intervenute. La gloriosa sigla infatti, fondata nel 1974 da personaggi noti del mondo

marziale nostrano,

da Luciano Parisi a Rodolfo Ottaggio, da Ennio Falsoni a Bruno Munda, da Cesare

Barioli a Antonio

Coladonati, ha infatti cambiato denominazione sociale. Come dire che si è cambiata

d'abito, perché di

fatto tutto il suo passato, la sua tradizione, restano. L'assemblea straordinaria delle

società aventi diritto

di voto , legalmente convocata, alla presenza di un Notaio di Cesenatico ( la dott.essa

Maria Scardovi)

ha deliberato all'unanimità di cambiare il proprio nome in Federazione Italiana di

kickboxing e

Discipline Associate, e di utilizzare l'abbreviazione FIKeDA con un logo che, anche nella

grafica, sia

molto simile a quello precedente per dare il senso di continuità alla sua azione. Perché

tale scelta ?

Perch&ea

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher David_99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria preventiva e dell'attività motoria adattata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Caramazza Giovanni.
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