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STORIA DELL’ARTE RUSSA

L’ICONA RUSSA

L’arte antico-russa è un sistema secolare stratificato che non riguarda solo la tribù

“russa”, ma è il risultato di complessi scambi tra diversi popoli slavi. nel XII sec. siamo

in presenza di un unico principato slavo-orientale, con capitale Kiev; nel XIII va situata

l’invasione tataro-mongola, che si conclude solo nel XV, quando Mosca diviene la

capitale del principato moscovita. La Moscovia come Stato dura fino al XVIII secolo

quando Pietro, divenuto imperatore, trasformò la Russia nell’impero che durò fino al

1917.

La conclusione di un così lungo periodo “medievale” è tradizionalmente collocata nel

XVII sec., in un momento di grande sviluppo di codici, linguaggi, espressioni: in questa

epoca diverse tradizioni - russa, ucraina, bielorussa – giungono a un nuovo stato di

autocoscienza culturale e cominciano a sviluppare scuole nazionali più riconoscibili. La

Russia, come anche altri paesi europei, stava vivendo allora una fase politica

turbolenta, che si riflette nella sua storia culturale

L’iconostasi cattedrale dell’Annunciazione

Nella chiesa russa l’iconostasi è la parete in cui si pongono le icone. È la

struttura che le sorregge o le contiene, e che separa lo spazio dei fedeli dal

sancta sanctorum, lo spazio del rito. Questi due spazi sono collegati da una

(Le porte regali,

porta centrale a due ante che è anche il titolo italiano del

fondamentale saggio di Pavel Florenskij sull’iconostasi.

La dislocazione delle icone è regolata da consuetudini secolari, che rendono

visibilmente plastica illustrano la storia della salvezza: quelle di Cristo e di

Maria compaiono a destra e a sinistra delle porte regali; su cinque ordini distinti

appaiono inoltre i Patriarchi e l’icona della Trinità, a rappresentare l’Antica

alleanza, i Profeti, le grandi feste liturgiche e, infine, le icone locali venerate in

deesis,

uno specifico tempio. Il registro centrale (la la preghiera) raccoglie le

immagini della Madre di Dio, di san Giovanni Battista e degli apostoli che

intercedono in preghiera verso Cristo Pantocratore, l’onnipotente signore della

storia. Mosca.

La città di Sergiev Posad si trova a 70 km da Fu fondata nel 1782 con

decreto da Caterina II.

Il nome della città è associato al nome del Monaco Sergij di Radonezh, il

Lavra

fondatore della Chiesa della Trinità – Lavra (la è il più alto rango di un

monastero ortodosso, ce ne sono solo quattro in tutta la Russia), attorno al

quale è nata e si è sviluppata la città.

Il Monastero della Trinità e di San Sergio

È il più grande Monastero maschile attivo della Chiesa ortodossa russa. La

data ufficiale della fondazione risale al primo insediamento promosso da San

Sergio nel 1337 ed ha una storia lunga e non semplice. Nel 1342, la comunità

monastica assunse una rilevanza religiosa significativo per gli ortodossi che

durò fino alla Rivoluzione Sovietica, nel 1920 il Monastero per decreto del

Consiglio dei Commissari del Popolo fu chiuso e solo dopo il 1946, fu riaperto al

culto, ma non alla funzione di Monastero maschile.Il complesso della Trinità –

San Sergio – Lavra si è formato nel corso di quattro secoli, dal XV° al XVIII° e

comprende più di 50 edifici adibiti a vari scopi, tra cui più di 10 Chiese.

È un sito dichiarato Patrimonio mondiale dall’UNESCO.

La cattedrale della Trinità

Cattedrale della Trinità

La (1422–1423) ed è uno dei pochi esempi,

sopravvissuti, dell’architettura in pietra bianca di Mosca che risale al XIV°-XV°

secolo ed è il più antico edificio in pietra del monastero e anche il più

importante non solo perché situata sul luogo della prima chiesa in legno

costruita da San Sergio, ma è anche la sua tomba che vede un pellegrinaggio

quotidiano di fedeli.

L’architettura del cattedrale è tipica dell’epoca dei monumenti in pietra bianca

con la cupola che ha la forma di un elmo e non quella che poi diventò classica:

la cupola a cipolla. kokošnik

I frontoni sono decorati con arco a forma di (un antico ornamento per

i capelli delle donne russe) e una ampia cintura ornamentale di tre nastri di

modello “intrecciato” finemente scolpita sui muri.

Gli affreschi originali delle pareti dell’interno della cattedrale, realizzati dai

maestri Andrej Rublev e Daniil Černij negli anni 1425-142, purtroppo persi e

nel 1635 fu riprodotta l’antica iconografia grazie agli artisti della scuola di

Jaroslavl, guidati da Dmitrij Grigoriev dopo nel 1684.

IAnche l’iconostasi è originale della Cattedrale e fu realizzata da Andrej

Rublev e Daniil Černij, attualmente, l’iconostasi è composta su cinque livelli:

40 icone, quelle posizionate nei livelli intermedi, sono originali della costruzione

della Chiesa.

La famosa icona “Trinità” di Andrej Rublev che il pittore dipinse per questa

iconostasi, oggi si trova alla Galleria Tret’jakovskaja.

Porte regali, Mosca fine del XVI secolo

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Nell'iconostasi si trovano tre porte che dividono il presbiterio dalla navata della

chiesa.

La porta centrale, generalmente a due ante, è detta porta santa o porta regale.

La simbologia delle Porte regali aperte o chiuse svolge un ruolo

importantissimo sia nel ciclo liturgico annuale, sia nelle celebrazioni quotidiane.

Le porte diaconali si trovano ai lati di quella centrale.

Deesis, fine XIX secolo

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

La Deesis rappresenta il terzo ordine dell’iconostasi.

E’ composta dall’icona del Cristo Pantocratore affiancato da San Giovanni

Battista e dalla Vergine; ai lati angeli, apostoli e santi. Il Cristo Pantocratore, la

figura centrale della Deesis, con la mano destra benedice e nella sinistra tiene

aperto il Vangelo, con una citazione del Vangelo secondo Matteo.

Fanno parte della Deesis. L’arcangelo Michele è raffigurato alla destra di Cristo,

dietro la Vergine, mentre l’arcangelo Gabriele segue l’icona di San Giovanni.

Entrambi reggono una sfera, per mezzo del quale scrutano il cosmo.

essi sono molto venerati. Anche di loro si raccontano varie leggende. Gli

arcangeli secondo la gerarchia dell’Areopagita sono dopo i semplici angeli,

coloro che sono più vicini all’uomo, messaggeri e guide. Essi sono dipinti in

genere a figura interra, su tavole strette e sono vestiti o come dignitari

lorus

bizantini o come soldati, adorni del ovvero di una fascia ornamentale

zercalo

abbellita da pietre preziose. A volte essi reggono uno specchio o che

reca o le iniziali del Cristo o la raffigurazione di Cristo giovane (detto anche

Emanuele, vedi in seguito). Quando sono semplicemente in piedi essi sono

spesso parte della deesis. L’arcangelo Michele era protettore degli eserciti, per

questo motivo gli sono state dedicate tante chiese dai principi tra di loro

sempre in guerra.

L’annunciazione della Madre di Dio, XVII-XVIII

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Celebrata in Oriente e in Occidente il 25 marzo, l’Annunciazione è sempre

annoverata tra le dodici grandi feste del calendario ortodosso.

La cornice in argento è stata aggiunta successivamente e riporta la data 1816.

E’ ornata da un fitto motivo a girali di foglie, fiori e grappoli d’uva

Qui vi sono due protagonisti principali: la Madre di Dio e l’Arcangelo Gabriele; la

madre di Dio sta seduta e tiene in mano un filo rosso, secondo i Vangeli apocrifi

ella sta tessendo la tenda per il tempio di Gerusalemme. L’angelo è in genere

pervaso da un impeto energico verso la madre di Dio. Il paesaggio è stilizzato,

le case seguono le regole della prospettiva rovesciata. Verso il XVII secolo

entrano altri particolari, soprattutto dettagli di vita quotidiana. Lo stesso era

accaduto nell’arte occidentale dove già nel XV secolo abbiamo uno sviluppo di

questo tema con paesaggi e particolari, in alcuni casi addirittura l’angelo è

privato delle ali e intrattiene con la Vergine una conversazione galante.

Assistiamo in questo caso alla sostituzione dell’essenziale col superfluo.

Discesa agli inferi, Novogrod, XIII

Collezione Intesa Sanpaolo

La Discesa agli Inferi era tra le icone più venerate nel mondo ortodosso, poiché

riguardava l’evento centrale della Santa Pasqua, festività somma della Chiesa

ortodossa. L’avvenimento non è descritto nei Vangeli canonici, ma nel

cosiddetto Vangelo di Nicodemo e in alcune opere patristiche.

Secondo la tradizione, Cristo, dopo aver vinto la morte, trae in salvo dagli Inferi

i progenitori (Adamo ed Eva) e i giusti dell’Antico Testamento.

Questa icona è l’icona della Pasqua (festività più importante del Natale)

insieme con quella delle donne mirrofore, che si recano la mattina della

Domenica sulla tomba del Cristo. In questa icona si vede Cristo al centro che

tende le mani verso Adamo e Eva, sotto di lui c’è la bocca dell’inferno dentro al

quale sono i peccatori tormentati dai diavoli, lo stesso Satana è poi raffigurato

incatenato, ormai sconfitto. In basso vi sono delle assi di legno e parti delle

porte dell’inferno che Cristo ha scardinato. Questa composizione si complicherà

molto nel XVII secolo.

Protezione o Intercessione della Madre di Dio (Pokrov),

 Novogrod, XV

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Si racconta che nell’XI secolo, un folle in Cristo Andrea, che aveva visto nella

chiesa della Blacherne a Costantinopoli, dove si diceva fosse conservato il

manto della madre di Dio, la Vergine stessa, accompagnata da Santi che

prometteva la sua protezione alla città di Costantinopoli e la copriva col suo

manto. Questa festa si cominciò a celebrare in Russia ai tempi del principe

Andrej Bogoljubskij nel XII secolo e le prime icone che raffigurano questo tema

sono del XIII secolo.

Figura tipica della santità russa, i folli in Cristo giravano laceri e incatenati,

dicevano parole sconnesse, ricordavano ai credenti che la vita è effimera e

godevano del diritto di parlare coi potenti senza temere di essere puniti.

Giudizio Universael, fine XIX

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Si tratta di una composizione molto complessa che presenta ai fedeli la fine del

mondo e la seconda parusia di Cristo giudice. Se ne trovano tracce a partire dal

XII secolo e in genere si trovava come affresco nella parete delle chiese sopra

l’uscita, dimodoché il fedele uscendo dal luogo sacro rammentasse che si

doveva comportare bene per guadagnarsi il regno dei cieli. Al centro c’è Cristo

ai lati, in posa di intercessione la Vergine e il Battista. Ai piedi di Cristo Adamo e

Eva. Ancora ai lati troviamo gli apostoli seduti e sotto vi sono i giusti e i dannati

rispettivamente a destra e sinistra. Sopra al Cristo vi sono due angeli che

reggono un cartiglio che stanno arrotolando, questo gesto simbolico sta a

indicare la fine del mondo. Di lato la Gerusalemme celeste, In alcune

composizioni si trova pure Dio padre. Sotto al Cristo si snoda un enorme

serpente che rappresenta il peccato.

Andrej Rublev, Il Salvatore, inizio XV

Mosca, Galleria statale di Tret’jakov

Andrej Rublëv (?,1360 – Mosca, 2 gennaio 1430) è stato un pittore russo,

considerato il più grande pittore di icone. È venerato come santo dalla Chiesa

ortodossa. Della vita di Rublëv si conosce pochissimo. Con ogni probabilità,

dopo essere diventato monaco, passò molti anni nel monastero della Trinità di

San Sergio, il più importante monastero e centro spirituale della Chiesa

ortodossa russa.

Le prime notizie su Rublëv risalgono al 1405, quando decorò con icone e

affreschi la cattedrale dell'Annunciazione del Cremlino di Mosca. L'antica

cattedrale fu distrutta dal grande incendio del 1547, ma alcuni studiosi sovietici

riportarono alla luce, nel XX secolo, due serie di icone ancora in buone

condizioni.

Altre cronache informano che nel 1408 lavorò presso la cattedrale

dell'Assunzione di Vladimir, e nel 1425-1427 presso la cattedrale della Trinità

nel monastero di San Sergio. In seguito si spostò al monastero di

Sant'Andronico a Mosca; qui dipinse il suo ultimo lavoro, gli affreschi della

cattedrale del Salvatore, prima della morte, avvenuta il 29 gennaio 1430.

L'Icona della Trinità è il solo lavoro interamente e senza dubbio attribuito a

Andrej Rublëv, conservata presso la Galleria statale Tret'jakov a Mosca, che

raffigura i tre angeli in visita ad Abramo.

Nella sua arte si combinano due tradizioni: un alto ascetismo e l'armonia

classica di derivazione bizantina. Le sue pitture trasmettono sempre una

sensazione di pace e calma, tanto che dopo alcuni anni la sua arte arrivò a

essere percepita come l'ideale della pittura religiosa e dell'arte iconografica.

Nel 1551, a Mosca, il Concilio dei Cento capitoli stabilì che l'iconografia di

Rublëv era il modello per ogni pittura ecclesiastica.

Dal 1959 il monastero di Sant'Andronico di Mosca ospita un museo dedicato a

Rublëv

Icona della SS. Ttinità, 1420-1430

Mosca, Galleria statale di Tret’jakov

E’ la Trinità di Rublev: tre angeli sono riuniti intorno a una mensa, sul tavolo c’è

il calice eucaristico e con loro ci sono a volte Abramo e Sara. L’iconografia qui

si rifà al racconto del Vecchio Testamento in cui tre pellegrini vanno da Sara e

Abramo e si rivelano angeli. Cristo è al centro, rivelato dal manto blu e dalla

veste rossa, a destra lo spirito e a sinistra il padre.

Vi è anche una iconografia diversa, la Trinità del nuovo testamento, Dio padre

siede in trono con in grembo il Verbo incarnato che tiene fra le mani un disco su

cui si rivela lo Spirito Santo in forma di Colomba. Questa Trinità fu rifiutata dal

Concilio dei Cento Capitoli (Mosca 1551) poiché non faceva riferimento ad

alcun episodio concreto delle Scritture. Importante perché l’episodio è laconico

e spirituale limitando qualsiasi elemento quotidiano a differenza della Santa

Trinità tradizionale.

“Salvatore non dipinto da mano umana”, metà XVIII

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

L’origine della tipologia iconografica del “Salvatore non dipinto da mano

umana” è legata a due narrazioni apocrife. Nell’antica Rus’ ebbe diffusione il

racconto della guarigione miracolosa del re di Edessa Abgar. Questi, colpito

dalla peste, inviò il suo servo da Gesù Cristo per dipingerne la sua effige. I

tentativi del servo si rivelarono vani. Allora Gesù si bagnò il volto e lo asciugò in

un velo, su cui si impressero le sue sembianze.

Nelle icone bizantine e in quelle russe, Gesù Cristo viene raffigurato senza

corona di spine, dato che la guarigione del re era avvenuta prima della

passione di Cristo.

La raffigurazione del Salvatore in trono è presenta nell’iconografia russa sia

come composizione autonoma che come parte della Deesis, dove tutti i

personaggi gli rivolgono delle preghiere.

Cristo in Maestà, XVI

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Pantocrator o Onnipotente. E’ Cristo giudice, in genere raffigurato a mezzo

busto, con un libro in mano, chiuso nella mandorla che sta a significare le

energie divine. Sul libro che ha in mano è scritto “Non giudicate secondo le

apparenze, ma secondo giustizia perché con il giudizio con cui giudicherete

sarete giudicati”. L’altra mano è benedicente e sta a indicare la profonda

misericordia divina incarnatasi nel verbo. Come abbiamo ricordato questa

raffigurazione del Cristo stava sempre nella cupola nelle chiese (e’ curioso

notare come nella Cattedrale di Santa Sofia di Novgorod, qui il Cristo aveva il

pugno chiuso in segno di potere).

Emanuele

Emanuele ovvero Cristo giovinetto con però l’espressione grave, sta a indicare

il verbo che preesiste al tempo. Si rifà a Isaia 7, 14- La vergine concepirà un

figlio e lo chiamerà Emanuele. Secondo Dionigi l’Areopagita Dio è sia vecchio

che giovane, è vecchio poiché esiste sin dal principio, è giovane perché sfugge

a ogni cambiamento.

Emmanuele o Emanuele è un nome che compare nelle profezie di Isaia e

che che il vangelo di Matteo applica a Gesù, significa "Dio (è) con noi" e

ו

Immanu'el,

proviene dall'ebraico cioè לא

א ו נמ

ומ ע

ע , composto dalle parole: לא (El, che

significa "Dio") e ונמע (Immanu, cioè "con noi").

San Giorgio e il drago, XIX

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

La raffigurazione di San Giorgio a cavallo, vittorioso sul drago, era uno dei

soggetti prediletti della pittura dell’antica Rus’. La tradizione popolare leggeva

questa scena in chiave allegorica, come raffigurazione del trionfo della fede

cristiana.

San Nicola Taumaturgo, XVIII

Tempera su tavola, collezione Intesa Sanpaolo

Questo tipo di icona a “primo piano” si diffonde a partire dal XV secolo e

permette un contatto di forte impatto emotivo con il personaggio raffigurato.

Crocifissione, XVII

Tempera su tavola, collezione intesa San Paolo

L’iconografia presenta una variante di Crocifissione abbastanza rara nell’arte

russa, in cui Cristo viene trafitto dalla lancia.

I due angeli piangenti sopra il Salvatore crocifisso ebbero ampia diffusione

nell’arte del medio e tardo per

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Colusg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Burini Silvia.
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