Arte romana
Arte romana al tempo dello scontro tra greci e romani
Monumento di Lucio Emilio Paolo a Delfi
[168 a.C.] Monumento equestre dedicato a Lucio Emilio Paolo, già eretto in onore di Perseo [re di Macedonia], dopo la sconfitta del re nel 168 a.C. Del monumento restano elementi dell’alto pilone, il fregio con lo svolgimento della battaglia di Pidna e il plinto posto sulla sommità del pilone con le tracce di un cavallo impennato, sorretto da un puntello.
Sessantenne al tempo della vittoria, Lucio Emilio Paolo è stato da tempo identificato nel cavaliere che domina il rilievo sul lato corto rivolto verso la rampa di accesso al Tempio di Apollo. L’immagine appare oggi deformata nell’osservazione ravvicinata. Le teste fanno massa con il fondo attraverso grossi collegamenti, destinati a garantire con l’aggetto una compensazione allo scorcio. È necessario integrare la visione di dettaglio con quella prospettica per ricavarne un volto dalla mandibola squadrata, naso volitivo, occhi stretti e allungati e un ciuffo di capelli pettinati verso l’alto.
Bronzi di Brindisi
Gruppo scultoreo ritrovato a largo di Brindisi, in una delle due figure è stato identificato Lucio Emilio Paolo, console romano vincitore della Guerra di Macedonia nel 168 a.C. Faceva parte di un carico portato dalla Grecia verso l’Italia da una nave affondata. Statua realizzata in stile greco, riprendendo l’iconografia del Doriforo.
Per depotenziare il commercio di Rodi, nel 166 a.C. i Romani istituirono il porto franco di Dalos, favorendo lo scambio di merci e l’arricchimento degli Italici.
Marsia bianco e Marsia rosso
[II-I sec. a.C.] Molti sono esempi di uso non passivo dei soggetti delle iconografie [Statua di Cassino, Statua di Catilius Poplicola]. Il mito di Marsia riceve a Roma grande fortuna, ma con diversa scelta del momento di rappresentazione dei miti per la committenza romana ha un significato forte perché trasmette valore. Una delle statue è eseguita in marmo pavonazzetto [per trasmettere il fatto che è stato scuoiato] e l’altra in marmo bianco. Adattamento della rappresentazione greca ha finalità poco artistiche e ammonitrice nei confronti di altre comunità.
Arte romana arcaica
[753 a.C.-509 a.C.] In questo periodo non si può ancora parlare di “arte romana” ma solamente di produzione artistica a Roma, dalle caratteristiche italiche, con notevoli influssi campani ed etruschi. La sua attività artistica si svilupperà più tardi.
Tempio arcaico dell'Area Sacra del Foro Boario
[VI sec. a.C.] Alle pendici del Campidoglio in prossimità del Tevere, presso la chiesa di Sant’Omobono, fu scoperto un edificio riferibile all’ultimo periodo dell’arte romana arcaica/greca. Del tempio, dedicato a Mater Matuta [divinità identificata con l’Aurora e protettrice delle nascite], sono state individuati i resti del podio, della cella e una porzione della decorazione.
Nella costruzione originaria, il tempio era caratterizzato dalla presenza di una decorazione frontonale di tipo corinzio che costituisce il più antico ed unico esempio di frontone chiuso nell’architettura etrusco-italica in epoca arcaica: restano due placche a figura di felino e parte di una Gorgone. Ad un rifacimento successivo [Tarquinio il Superbo] appartengono lastre con processione di carri, sfingi in funzione di acroteri e le statue sul tetto [come nel Tempio di Veio]. L’esempio più completo è il gruppo che raffigura la presentazione di Eracle all’Olimpo da parte di Atena.
L’edificio fu distrutto alla fine del VI sec., in coincidenza con l’inizio della repubblica, e ricostruito accanto ad un tempio gemello. Posteriormente al tempio sono stati ritrovati vari oggetti dedicati alla divinità, consistenti in piccoli vasi di produzione locale, ceramiche di importazione greca ed orientale.
Cista Ficoroni
[fine IV/inizio III sec. a.C.] Si trova al Museo di Villa Giulia e fu un regalo di una madre a sua figlia. L’artista è abituato a temi greci e ce lo riferiscono i soggetti rappresentati. È un cofanetto portagioielli in rame [bronzo] di forma cilindrica e ornato da tre sculture sul coperchio. Primo manufatto ad avere il nome di Roma inciso, mentre l’artista era di origine campana. Il coperchio è decorato da tre fregi concentrici: al centro un’infiorescenza cruciforme, nella fascia media due scene di assalto di animali [leone e grifo] e in quella esterna una scena di caccia [forse del cinghiale calidonio]. Le tre figure [Dioniso e due satiri] fanno da manico.
Le incisioni sul corpo si dispongono su una fascia centrale, con figure mitologiche e due fasce decorative ai bordi: superiore con doppia serie di palmette e fiori di loto. La scena mitologica ritrae una scena del mito degli Argonauti e si articola in tre particolari:
- Prima scena mostra Polluce che lega Amico all’albero, sotto lo sguardo di Athena e di uno schiavo, mentre una Nike alata porta bende e corona al vincitore. Ai lati coppie di spettatori chiudono la scena. Notevole senso di spazio dato anche dalla disposizione dei personaggi ai lati [seduti di profilo, in piedi, di tre quarti, ecc…]
- Seconda parte comprende alcuni Argonauti alla fonte [Greco che beve da una kylix, uno che si allena a pugilato]. A terra ci sono varie anfore.
- Ultima fase mostra la nave Argo dove si trovano tre Argonauti, un quarto scende da una scaletta per raggiungere un quinto seduto là.
La scelta delle scene non è chiarita: la prima è un episodio concluso, mentre le altre due sono solo riempitive. Le figure sono costruite con abilità, scorci realistici e minuto tratteggio che indica ombreggiature. Emerge la coesistenza di diverse influenze artistiche: alla forma dell’oggetto [prenestina] si affiancano dettagli del mondo etrusco-italico [nascita arte romana].
Lupa capitolina
[XII e XIII sec. a.C./metà V sec. a.C.] Fin dall’antichità simbolo di Roma e della sua potenza, è una copia in bronzo a cera persa. L’opera raffigura il feroce animale con le zampe piantate al suolo e il muso voltato verso la propria sinistra. Le fauci semiaperte, le orecchie dritte, la slanciata magrezza del torace, le mammelle appuntite, gli ispidi ciuffi di peli intorno al collo e i tendini tesi delle zampe restituiscono un effetto di vivacità. La lupa è magra e scarna per via dell’allattamento, e le mammelle sono rigonfie di latte come riferimento al ruolo di nutrice. I gemelli [Romolo e Remo] sono forse un'aggiunta rinascimentale di Antonio del Pollaiolo.
Tempio della Triade Capitolina
[509 a.C.] Il primo grande edificio templare costruito sul Campidoglio, tempio dedicato a Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva [da qui la Triade Capitolina] e che ricordava i templi etruschi. L’aspetto odierno è frutto di una ricostruzione, che mantenne le dimensioni originarie estendendo il colonnato anche davanti i fianchi. Si elevava su un alto podio con scale su uno dei lati brevi, con ogni divinità che aveva una cella propria.
Le diciotto colonne del pronao erano disposte su tre file. Lo spazio anteriore occupato dal pronao aveva la stessa lunghezza di quello delle celle. Le decorazioni del frontone erano in terracotta, come nei templi etruschi.
Tempio di Saturno
[498 a.C.] Tempio esastilo ionico con una sola colonna sui lati ed edificato poco dopo il Tempio della Triade Capitolina, principale edificio del Campidoglio. Il tempio, che originariamente ospitava anche l’Erario, subì varie ricostruzioni nel corso dei secoli. Le colonne hanno il fusto liscio e sono di granito grigio sul fronte e di granito rosso sui lati. Il marmo bianco caratterizza sia le basi che i capitelli ionici, del tipo a quattro volute. L’architrave ed il fregio, che nelle facce esterne appaiono differenziati, nelle facce interne si configurano con decorazioni a palmette.
Tempio di Vesta [Casa delle Vestali]
[V sec. a.C.] Era il luogo più sacro di Roma, quello in cui ardeva il fuoco perenne della dea protettrice del focolare domestico e della patria. Un collegio di sacerdotesse, le Vestali, aveva cura di mantenere sempre acceso il fuoco, il quale fu tuttavia causa di incendi al tempio. L’attuale forma circolare è del 64 d.C. Un alto podio sostiene una cella cilindrica contro cui il muro esterno sono addossate semicolonne, disposte in senso radiale rispetto alle colonne libere. Aveva anche una copertura conica dotata di un’apertura centrale dalla quale usciva il fumo del fuoco.
All’interno dell’edificio erano conservati alcuni oggetti che si credevano portati da Enea in fuga da Troia. Era collegato alla Casa delle Vestali, disposta su due piani organizzati attorno a un cortile centrale quadrangolare, che fungeva da giardino e circondato da un porticato.
Tempio di Castore e Polluce [o dei Dioscuri]
[484 a.C.] Uno dei templi più antichi del Foro, l’unico a tipo periptero. Fu restaurato nei secoli, e fu consacrato dopo la vittoria dei Romani sui Latini nel 499 a.C., quando furono proprio Castore e Polluce a portare a Roma la notizia della vittoria. Un podio, preceduto da una gradinata frontale e da due minori laterali, sostiene l’intero tempio, che è un edificio periptero, octastilo di ordine corinzio. Le colonne scalanate sono di marmo pario. Di notevole importanza è la “cornice a modiglioni”, cioè blocchi di marmo sagomati ad S, posti al di sotto della trabeazione.
Curia
[650 a.C.-630 d.C] Fondata secondo la tradizione dal re Tullo Ostilio [Curia Hostilia], fu più volte riedificata da Silla [Curia Cornelia] e Cesare [Curia Iulia], che ne modificò la forma, dimensioni e orientamento. È uno degli edifici meglio conservati del Foro, in quanto trasformato in chiesa nel VII sec. L’interno presenta una grande aula, su ciascuno dei due lati maggiori tre ripiani affrontati accoglievano i seggi per i senatori. In fondo, in corrispondenza di due porte che danno sul Foro di Cesare, un piccolo podio era riservato al presidente delle sedute.
Dietro al podio era collocata la statua della Vittoria con l’altare a essa dedicato. Le pareti dei lati lunghi accoglievano anche tre nicchie ciascuna. Il pavimento è in opus sectile.
Arte romana repubblicana
[509 a.C. – 27 a.C.] Lo sviluppo militare, politico ed economico della Repubblica non coincise con lo sviluppo di una civiltà artistica autonoma. Si possono distinguere tre momenti artistici:
- Continuazione della cultura arcaica, dove la produzione in città non manifesta alcuna caratteristica propria.
- Legato alla conquista della Grecia e all’arrivo di ingenti bottini di opere d’arte, mettendo in crisi la tipica tradizione artistica romana.
- A partire dall’età sillana, quando comparvero ineluttabilmente caratteri propri e specifici dell’arte romana.
Periodo I
Museo Archeologico di Lavinium
Sito archeologico che corrisponde al santuario eretto nel luogo di sbarco di Enea, strutture messe in luce sono state interpretate alla luce di fonti letterarie. Oltre a testi letterari ci sono ritrovamenti artistici. Il sito venne identificato da Pirro Logerio negli anni ’50. Gli scavi portarono alla luce un'area nota come “Santuario delle 13 Are” dove venivano eseguiti riti, realizzato in stile ellenico. Il monumento funebre noto come “Heroon di Enea” viene riconosciuto come il suo sepolcro, realizzato a tumulo e il quale assieme al corpo e oggetti personali possedeva un corredo di vasellame e metallo.
Statua di Minerva come Palladio
[V sec. a.C.] Proveniente dal Santuario orientale. Originariamente presentava un braccio alzato per impugnare la lancia ed uno abbassato per reggere lo scudo. È stato avvicinato alle raffigurazioni del Palladio [statua di legno di Pallade Athena] a protezione di Troia, e secondo la tradizione portata a Lavinio da Enea.
Periodo II
In seguito alla conquista romana della Grecia, si cominciò a formare a Roma un nutrito gruppo di ricchi collezionisti. Questa collezione di opere d’arte servì da fonte di ispirazione per la realizzazione di opere d’arte durante questo periodo.
Sarcofago di Scipione Barbato
[280 a.C.] Unico ad aver concepito una elaborata decorazione architettonica tra i sarcofagi del tempo. Concepito a forma di altare, con cassa rastremata e nella parte superiore decorata con fregio dorico a triglifi e metope. Il coperchio termina con due cuscini ai lati [pulvini] che assomigliano alle volute dell’ordine dorico. La raffinatezza artistica del pezzo, con gusto di mescolare gli stili [dorico, ionico e corinzio] deriva da modelli della Magna Grecia/Sicilia ed è una testimonianza della precoce apertura all’ellenismo dell’arte romana.
Tempio di Ercole Vincitore
[120 a.C.] Tempio di gusto ellenistico eretto nel Foro Boario. È un tempio circolare periptero di ordine corinzio [ordine preferito dai Romani per le architetture]. Interamente in marmo pentelico, viene attribuito ad un architetto greco [Ermodoro di Salamina]. Il tempio circolare non è molto comune presso i Romani, testimonianza dell’influenza greca a Roma.
Ara di Domizio Enobarbo
[pre 107 a.C., fine II sec. a.C.] Opera scultorea della scultura romana medio-repubblicana, conservata tra i musei di Parigi e Mosca. Le lastre a bassorilievo provengono dal Tempio di Marte presso il Circo Flaminio. I fregi di Monaco rappresentano un corteo di divinità marine: al centro del pannello lungo vediamo il dio Nettuno e la sua sposa Anfitrite seduti su un carro trainato da tritoni, creature marine dal torso umano e coda squamosa di pesce.
La composizione è raffinata, addirittura virtuosa. Una ruota che esce dal campo inferiore del rilievo restituisce l’avanzata in diagonale del carro, imprimendo alla scena un marcato effetto di profondità. L’intreccio dei corpi umani e animali raggiunge esiti particolarmente eleganti nella figura della Nereide di destra, rappresentata di schiena in un’ardita torsione, con le gambe incrociate e avvolte nelle spire di un ippocampo. Sicuramente, i pannelli dell’ara con temi mitologici vanno inquadrati nella produzione ellenistica della seconda metà del II secolo d.C.
Il fregio del Louvre raffigura la cerimonia del censimento, che si teneva a Roma ogni cinque anni e culminava in un solenne sacrificio al dio Marte. Quest’operazione, affidata ai censori, consisteva nella registrazione dei cittadini e dei loro beni [del loro censo, appunto] e serviva a stabilire chi dovesse prestare servizio militare e in quale ruolo. Contrariamente al rilievo di soggetto mitologico, qui le figure compongono una sequenza semplice e ordinata, senza alcuna ambizione di studio anatomico o prospettico.
L’interesse dell’artista è unicamente quello di raccontare, con chiarezza ed efficacia, un evento nelle sue tappe salienti e nei suoi protagonisti. Mentre i greci usavano spesso le amazzonomachie o le gigantomachie per celebrare una vittoria su popolazioni barbariche, i romani invece raffiguravano i fatti veri con militari, magistrati, notabili e gente comune.
Arte eclettica
Stile artistico che vede la compresenza di stili diversi in un’opera, sviluppatasi in seguito alla diffusione dell’ellenismo a Roma. L’arte romana si può dividere in due filoni:
- Aulica:
- Stile colto e grecizzante
- Aderente a modelli figurativi e regole di composizione della classicità greca, espressione dei membri della classe senatoria ed imperiale.
- Plebea:
- Linguaggio popolare ed artigianale, gerarchico e simbolico
- Lontana dal naturalismo, attenta alla visibilità più che alla regole prospettiche, adottata dai ceti urbani e classi dirigenti municipali/provinciali
- Si svolge all’insegna della cultura provinciale dell’ellenismo medio-italico
Corteo funebre di Aminternum
[I sec. a.C.] Esempio di opera di stile plebeo, racconta lo svolgimento di una cerimonia funebre. Organizzata su due registri compositivi che hanno lo scopo di dare profondità e tridimensionalità alla raffigurazione. I personaggi sono raccolti in gruppi per essere individuati senza l’ausilio di espedienti prospettici. Troviamo otto figure maschili, coordinate dal direttore del corteo, che sorreggono un letto funebre a baldacchino con decorazione orientale seguita dai militari della fine dell’età repubblicana.
Nell’opera manca qualsiasi riferimento naturalistico e prospettico: i musici sono posti su un piano diverso rispetto al corteo, poggiandosi su strisce d’appoggio in modo da essere chiaramente visibili.
Necropoli dell’Esquilino
[metà III sec. a.C.] La più importante ed estesa necropoli protostorica di Roma, a cavallo delle Mura Serviane. Esempi importanti di pitture trionfali.
Tomba dei Fabii
Origini di un genere pittorico molto diffuso a Roma e con formulazione a rilievo [celebrazione di trionfi militari]. Si trovano tracce dei dipinti del Tempio della Salus, costruito nel 306 a.C. e decorato internamente da Fabius Pictor, uno dei più antichi pittori attivi a Roma pervenutoci. La suddivisione testimonia di saper organizzare il racconto pittorico su fasce parallele. Spazialità ed elementi sono intermedi di trasmissione. Organizzazione dello spazio che non rinuncia ad una visione geometrica dei personaggi. Mostra una scena trionfale riconducibile alle guerre sannitiche ed alla distribuzione di beni militari. Idea di profondità data dalla scalettatura e dimensioni dei personaggi e modo di concepire l’arte legato alla classicità.
Sepolcro Arieti
Fase di messa in luce gli antichi contesti che vedrà Roma come capitale. Tomba che spinge al termine dell’età medio-repubblicana. Figure che tengono i fasci di littore in alto come in una processione trionfale.
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