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Arte rinascimentale appunti completi

Appunti semplici e ben chiari su tutto il corso dell'arte rinascimentale con analisi delle opere più importanti e dei più grandi personaggi che hanno accompagnato il Rinascimento basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Rossi.

Esame di Arte dal corso del docente Prof. E. Rossi

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Il​ Rinascimento

Il Quattrocento è il periodo in cui l’uomo è al centro dell’Universo, non più Dio, che è

padrone di se stesso. Ha la volontà di perfezionare e studiare tutto quello che è il campo

della​ conoscenza.

In Italia si rafforzano le signorie, con i loro palazzi volevano dimostrare la loro potenza: più il

palazzo era sontuoso, più erano importanti. Si diffondono il mecenatismo e la commissione

dell’arte. Federico da Montefeltro ha commissionato la realizzazione del Palazzo Ducale

d’Urbino, oggi Patrimonio dell’umanità, ma che prevedeva anche la riorganizzazione della

città. Aveva come scopo la creazione della città ideale. Massima espressione e

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realizzazione​ dal​ punto​ di​ vista​ urbanistico​ e architettonico​ della​ città​ della​ città​ ideale.

Federico chiamò a corte Piero della Francesca che realizzò il ritratto di Battista Sforza e di

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

Federico​ da​ Montefeltro.​ Entrambi​ sono​ tempere​ su​ tavola.

Mimesi

L’uomo fa parte dell’ecosistema della Terra, dove la natura è l’elemento perfetto, da imitare.

Tutti vogliono raggiungere l’ideale di perfezione, non si dà niente per scontato. Studiavano

ogni fenomeno dal punto di vista chimico, fisico e matematico per capire il perché degli

​ ​

avvenimenti​ della​ natura.

Brunelleschi

È un architetto e scultore, realizza la cupola di Santa Maria del Fiore, partecipò al concorso

con Ghiberti per la realizzazione della porta del battistero di Firenze. Vinse il concorso

Ghiberti, più anziano e legato alla tradizione tardogotica, mentre Brunelleschi si esprime in

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

modo​ più​ semplice​ e moderno,​ anche​ se​ dettagliata.

Prospettiva​ lineare

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Dalla prospettiva intuitiva di Giotto alla prospettiva lineare con elementi matematici e

geometrici. Quella di Giotto era sproporzionata perché non era realizzata con formule

matematiche che garantivano la giusta prospettiva, come avverrà poi con la prospettiva

​ ​ ​ ​

lineare,​ inventata​ da​ Filippo​ Brunelleschi.

Donatello

Donatello realizzò il San Giorgio e il suo basamento in marmo, il David in bronzo e la

Maddalena Penitente in legno. Era uno scultore a 360°, secondo lui ogni scultore poteva

esprimere la propria abilità con qualsiasi materiale. Donatello rappresenta corpi morbidi e

sinuosi, ma leggermente sbilanciati con il peso che scarica solo su una gamba per creare un

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effetto​ di​ dinamismo​ e per​ evitare​ la​ staticità.

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La​ Maddalena​ penitente

Venne realizzata dopo il David: è evidente il percorso formativo, perché nel tempo cerca di

rappresentare la realtà senza idealizzarla. Il David venne rappresentato come un giovane

perfetto fisicamente, cosa tipica della cultura classica. La Maddalena, invece, rappresentata

dopo 40 giorni di penitenza nel deserto è: consulta, dimagrita, sembra morente, coperta solo

dai suoi capelli e vesti laceri. Vuole rappresentare la donna sfinita ed esprimere l’interiorità

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dei​ suoi​ personaggi.​ Viene​ realizzata​ il​ legno​ poiché​ è un​ materiale​ vivo.

Masaccio

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Trinità​ (Cappella​ Brancacci)

Masaccio è importante perché crea una struttura di tipo illusionistico. L’affresco la “Trinità”,

dentro la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, di dimensioni grandissime. È realizzato

come se fosse un altare laterale, rappresenta le architetture con dimensioni reali per

simulare la presenza, ma è dipinto. Colonnine sul sarcofago per rappresentare la linea di

terra, i committenti alla linea visiva e in alto la Trinità e una colomba. L’architettura è

composta da due lesene corinzie, due colonne con capitelli ionici collegati tra loro con un

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arco​ a tutto​ sesto​ che​ si​ sviluppa​ in​ una​ volta​ a botte​ cassettonata.

Botticelli

Botticelli materializza la sua idea dell’opera. Il disegno assume un’importanza indipendente

dall’opera. Senza il contorno, il colore viene steso in modo piatto e uniforme. Botticelli

realizza una linea nera molto marcata, attraverso il fenomeno del Cloisonismo. Linea

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

morbida,​ flessuosa,​ elegante,​ sinuosa​ e agile​ che​ riesce​ a staccare​ il​ disegno​ dal​ retro.

La​ Primavera

Un’altra grande e potente signoria italiana fu quella De’ Medici, alla quale lavorò Botticelli, la

cui opera più celebre è la “Primavera”, commissionata da Lorenzo il Magnifico. Ogni opera

rinascimentale ha un significato simbolico. Queste opere sono di carattere pedagogico,

soprattutto rivolto al figlio di Lorenzo il Magnifico, il quale conduceva una vita dissoluta.

Questa opera è anche un’allegoria, cioè è una rappresentazione di idee complicate e poco

conosciute, per l’epoca; si riallaccia la filosofia neoplatonica attraverso simboli e figure. La

scena va letta da destra a sinistra: Zefiro, dio dei venti, che insegue Cloris che è una ninfa di

cui è innamorato, ma che cerca di fuggire e diventerà la sua sposa tramutandosi in Flora o

Primavera, rappresentata da una donna dispensatrice di fiori. A sinistra c’è Mercurio che

scaccia le nubi con il caduceo, con il quale scaccia le nubi. Ci sono le tre Grazie: bellezza,

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castità​ e amore.​ Eros​ è bendato​ e lancia​ le​ frecce.

La​ Venere

Il carattere spirituale di Venere che la filosofia attribuiva alla bellezza, questo carattere si

intravede dall’accostamento del tema profano di genere sacro, che in genere viene espresso

con il Battesimo di Cristo. È tramite la bellezza che l’uomo si avvicina a Dio e sull’amore su

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cui​ tutto​ l’universo​ si​ regge.

La Venere sta al centro ed è in posizione eretta, a destra c’è un’altra figura che tiene il

braccio sollevato sopra la testa della dea. A sinistra ci sono altre due figure. È appena nata,

ma nuda, e sospinta dal vento tende verso Flora che le dà un velo per coprirsi. In questo

quadro c’è una mancanza di profondità ed un ritorno alle due dimensioni. Il paesaggio è

ridotto a lievi increspature lineari; anche la spiaggia è definita da una linea che richiama il

telo che Flora tiene in mano. La mancanza di profondità serve per portare l’attenzione alla

figure. La parte sinistra del corpo di Venere è realizzata con una morbida linea ininterrotta, in

contrapposizione con le onde dei capelli sulla destra. La posizione in cui è non dà una

sicurezza per l’equilibrio; anche le spalle sono estremamente spioventi. Venere rappresenta

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

tutta​ la​ poetica​ di​ Botticelli:​ dolcezza​ e morbidezza​ nella​ linea.

​ ​

Antonello​ da​ Messina

I fiamminghi studiano la luminosità naturale: la luce; si soffermano su tutte le minime

particolarità dei dettagli. A loro si deve l’invenzione della pittura ad olio, molto brillante e

luminosa.

È considerato quasi un fiammingo, poiché riusciva a rendere la realtà attraverso la

costruzione di una griglia prospettica e lo studio scientifico dell’anatomia umana, andando a

sottoporre gli oggetti ad un’indagine microscopica. San Gerolamo nello studio la esplicita

alla​ perfezione.

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San​ Gerolamo​ Da​ Messina

È una tavola piccola, si trova alla The National Gallery. All’interno è un po’ ombroso con

volte ad ogiva costolonate. Al centro c’è San Gerolamo. Sembra quasi un teatro:

rappresentazione di un ambiente più piccolo in uno più grande. La prospettiva viene

rappresentata dalle piccole colonne sormontate da volte che fanno arrivare lo sguardo alle

finestre e la pavimentazione geometrica. In primo piano ci sono due uccelli e delle calzature,

un gatto, dei vasi, dei libri sui ripiani della libreria e sullo scrittorio del santo. C’è una

minuziosissima descrizione degli uccelli in controluce, del paesaggio al di là delle finestre. È

un continuo mescolare la minuziosità dell’arte fiamminga e la spazialità prospettica italiana.

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Tutto​ ciò​ è unificato​ dalla​ luce​ che​ illumina​ sia​ gli​ oggetti​ che​ le​ architetture.

San​ Sebastiano

Mette insieme la monumentalità di una piazza veneziana con la figura centrale di San

Sebastiano: viso inclinato e ovale, sguardo verso l’alto. Ha la stessa solidità delle

architetture circostanti. Il corpo è bello con delle sfumature in controluce e perfettamente

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proporzionato.​ Non​ ha​ contrazioni​ di​ dolore​ né​ sul​ corpo​ né​ sul​ volto​ dopo​ le​ ferite​ subite.

Andrea​ Mantegna

San​ Sebastiano

Si trova al Louvre, di grandi dimensioni. Mantegna dimostra grande interesse per le opere

classiche e per l’antichità. È un pretesto per far capire la grande conoscenza dell’autore

dell’antichità. Ritratto nella massima contrazione muscolare, legato ai resti di un edificio

classico; è di un colore ceruleo. C’è una parte di arco con un capitello corinzio e una base

dove appoggiano i piedi del santo. C’è un fico selvatico per raccontare la precarietà della

vita e un’edera, che sta già lambendo. Sullo sfondo ci sono delle antiche mura di edifici

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

classici​ e in​ alto​ c’è​ una​ fortezza​ appoggiata​ su​ uno​ sperone​ roccioso.

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Il​ Cristo​ morto

È una tempera su tela di Andrea Mantegna che rappresenta Gesù disteso, è conservato a

Milano. È un dipinto molto drammatico. Prospettiva scorciata: le profondità sono ridotte,

infatti i piedi dovrebbero essere più grandi visto da questa posiziona. La luce proviene da

destra, è una scena dove è leggibile un grande pathos e grande realismo. Questa

prospettiva scorciata viene utilizzata con un effetto illusionistico per far arrivare direttamente

il fatto che Cristo è morto. Figura all’altezza della nostra vista, anatomia realizzata alla

perfezione. Colori cerulei, perché è appena stato tolto dalla croce. È la prima opera con

l’intento di dare una prospettiva attraverso quella scorciata per darci l’illusione ottica che sia

sdraiati. Importanti sono le stigmati che vengono messe al livello del nostro punto di vista,

che esprimono realismo. Il corpo, nonostante sia ceruleo, è morbido, palpabile, ciò ci fa

capire che è appena stato deposto dalla croce. Le espressioni degli altri personaggi sono

leggibili: sono le persone che accompagnano da sempre questa scena. San Giovanni, infatti,

​ ​ ​ ​

è​ sempre​ presente​ dell’iconografia​ rinascimentale.

Bramante

Donato Bramante è considerato l’inventore della buona luce e della vera architettura. È un

architetto marchigiano: ha lavorato a Milano ma si è formato alla corte di Urbino. A Milano ha

realizzato la cupola e gli assi della chiesa di Santa Maria delle Grazie e l’abside nella chiesa

di Santa Maria presso San Satiro. Mancando lo spazio all’interno della Chiesa, per

realizzare un vero e proprio abside, Bramante trova una soluzione: lo realizza con

un’illusione prospettica dipingendo un finto coro a dimensione naturale. L’effetto che ottiene

è quello di uno spazio molto profondo, ma in realtà si tratta di una prospettiva di pochi

centimetri.

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Cristo​ alla​ Colonna

Dipinto attorno al 1490 nell’abbazia di Chiaravalle, che adesso si trova a Milano. È una

tempera su tavola su uno sfondo con l’interno classicheggiante e lo si vede dal pilastro,

decorato con motivi vegetali dorati. Il mezzo busto del Cristo è trattato nella maniera

fiamminga: il colorito e l’anatomia sono realistici, evidenziando le vene e la carne del braccio

sinistro stretto da una corda. Sono ben curati le ombre dei capelli. Il corpo è perfetto e

classico nelle proporzioni. Il paesaggio che si scorge dalla finestra, di rocce e acqua, è molto

dettagliato.

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Il​ tempietto​ di​ San​ Pietro

Commissionato nel 1502 dal re di Spagna. Restaurato recentemente è di piccole dimensioni.

Le colonne poggiano su tre gradini, ricalcando le forme dei templi peripteri circolari ed è un

preciso riferimento alla classicità. Si sviluppa attorno ad un corpo cilindro al centro,

sormontato da una cupole. Nel basamento ci sono le colonne, che formano il peristilio,

delimitato da 16 colonne con capitelli tuscanici, prelevate da un monumento antico. La

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

trabeazione​ sopra​ le​ colonne​ è realizzata​ con​ metope​ e triglifi.

Bramante è stato il primo architetto a progettare e lavorare sulla pianta della Basilica di San

Pietro. Aveva realizzato un edificio a pianta centrale, caratterizzata da uno schema quadrato

a croce inclusa. La pianta centrale è caratterizzata da un cerchio, elemento perfetto, dal

quale si sviluppa uno schema quadrato dove viene inclusa la croce che può essere latina o

greca. Quella di San Pietro, inizialmente era una croce greca, poi sembra diventare latina,

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ma​ il​ suo​ lavoro​ restò​ incompiuto.

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Leon​ Battista​ Alberti

Leon Battista Alberti ha fatto tre trattati: quello di scultura, pittura e architettura. È un

moderno critico di arte, perché darà la sua opinione per tutti gli artisti, paragonandoli tra loro.

Va a coniugare l’architettura alla filosofia. Quando parla di architettura parla di città ideale,

​ ​ ​ ​ ​ ​

che​ è il​ simbolo​ del​ Rinascimento

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Santa​ Maria​ Novella

In questo periodo molte chiese romaniche vengono rimaneggiate, soprattutto le facciate

vengono riprogettate. Lui ha progettato anche la facciata della basilica fiorentina Santa

Maria Novella: viene iscritta in un quadrato, dove disegna due assi di simmetria che vanno a

dividere la pianta in quattro spazi. Usa un modulo di proporzionalità che si articola in multipli

e sottomultipli che vanno a proporzionare tutte le parti del costrutto. Questo modulo è stato

calcolato con le misure della precedente costruzione e utilizzando la formula della sezione

aurea, cercando di armonizzare il vecchio con il nuovo. Ha cercato di fare ciò con il portone

centrale, inserendo un arco a tutto sesto, incorniciato da semicolonne corinzie in modo tale

che poggiasse degli scalini. Introduce una piccola botte cassettonata che poggia sulla

superficie del muro, scandita da coppie di lesene corinzie scanalate. Queste semi colonne

vengono riproposte anche nelle estremità della facciata, affiancate da paraste d’angolo. Il

tutto è rivestito con fasce orizzontali di marmo verde alternato al bianco. Nel secondo

registro c’è un attico alto che si trova tra l’ordine superiore e quello inferiore e segna l’inizio

della realizzazione quattrocentesca. Tutta l’altezza della navata centrale, la parte superiore

della facciata vengono organizzate come un tempio classico tetrastilo (quattro colonne).

Quattro paraste corinzie sorreggono una trabeazione su cui regge il timpano. Le due volute,

minutamente decorate (l’ideale di perfezione caratterizza tutto il Rinascimento), servono

armonizzare l’altezza del primo registro e quella della navata centrale; vanno a raccordare

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

l’ordine​ superiore​ e il​ tetto​ spiovente​ delle​ navate​ laterali.

​ ​

Piero​ Della​ Francesca

Il disegno è di fondamentale importanza e a volte usa il metallo per graffiare il legno,

disegna poliedri regolari per primo. Riproduce dettagliatamente i soggetti e supera la lineare

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

del​ Botticelli.​ Ha​ studiato​ aritmetica​ e geometria​ ed​ è anche​ un​ trattatista.

​ ​ ​

Il​ battesimo​ di​ Cristo

Fra i primi dipinti c’è il Battesimo di Cristo, si trova alla The National Gallery: è una tempera

su tavola, è una forma composta da un rettangolo e un semicerchio. A destra c’è Giovanni

Battista, mentre a sinistra ci sono i tre angeli che assistono. È ambientato sul Tevere, con

una cittadina che si trova alla destra di Cristo. La solidità del corpo riprende quella

dell’albero. Lo spirito santo si manifesta sotto forma di colomba, il paesaggio è molto limpido

come se tutto fosse dipinto in primo piano. C’è una strada che arriva al villaggio, San

Sepolcro, città natale dell’artista, le curve del fiume, gli alberelli e il prato verde scuro danno

la misura di quello che è la prospettiva dell’opera. I volti sono impenetrabili, non espressivi,

ma su tutta la scena si espande una luce morbida equamente distribuita che non crea

contrasti di ombre e luce, ma che avvolge tutta l’opera in un’atmosfera sospesa, irreale.

Realizzata per commissione dei monaci di San Sepolcro, per onorare un abate defunto da

poco, il quale aveva tutelato gli interessi dei monaci contro le pretese del vescovo di Castello

contro i monaci, che era un sostenitore della conciliazione delle Chiese cristiana d’Oriente

​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​ ​

greca​ e quella​ di​ Occidente​ romano​ latina,​ facendo​ in​ modo​ che​ quella​ romana​ prevalesse.

​ ​

La​ sacra​ conversazione

Realizzata tra il 1472-1474, si utilizzano sia l’olio che la tempera. Ha un significato

importante, che rimanga a eventi importante. La nascita dell’erede di Federico, la Vergine

sta seduta sul trono mentre contempla il suo bambino. Ci 4 santi e 4 angeli. Umiltà del

signore di Urbino che non ha voluto essere rappresentato al posto di onore, ma la scelta è

anche per motivi estetici. Federico preferiva sempre essere ritratto nel lato integro della sua

persona, poiché in battaglia aveva perso un occhio e si fece tagliare un pezzo di naso, per

avere una visone completa. San Gerolamo è quello che si percuote il petto con un sasso,

San Pietro ha la testa spaccata e sanguinante. San Giovanni Battista rappresentato con il

bastone. San Francesco, sta spostando il saio con una mano per far vedere. La ferita che

aveva. Ambientata in un palazzo classicheggiante, i personaggi si trovano nella campata

dell’edificio più vicina a noi, anche se la prospettiva sembra proiettarli al centro sotto una

cupola che immaginario sia nell’intersezione dei quattro bracci dell’edificio. Si è ispirato

anche alla trinità di Masaccio, ma ha evitato la forte assalito. La parte retrostante, il coro, è

coperto da una volta a botte costolone a rosoni, ma il numero di rosoni è dispari: nove

invece di otto. Sull’asse verticale non c’è una nervatura che li divide, ma una fila di lacunari

che vanno ad attenuare la rigidità. Il coro termina con un'abside semicircolare, il cui catino è

occupato da una conchiglia bianchissima, dove è sospeso un uovo di struzzo, appeso con

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una​ catenella​ d’oro,​ simbolo​ di​ vita​ e rinascita.


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DETTAGLI
Esame: Arte
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia e storia del'arte
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonecarie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Rossi Enrica.

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