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Tabella dei contenuti

  • Street art
  • Graffiti
    • Introduzione
    • Tomba di Ahiram
    • Graffito di Alessameno
    • Graffiti di Pompei
  • Il secondo dopoguerra
  • Writing
    • La storia
      • Le origini
      • 1972
      • Primavera 1974
      • Anni Ottanta
    • Alcuni nomi importanti del writing
      • Lady Pink
      • George Lee Quinones
      • Futura 2000
      • Phase II
      • Keith Haring
      • Rammelzee
    • Stile
      • Wild Style
    • Situazione del writing in Italia
      • Milano
      • Bologna

Street art

Arte di strada o arte urbana (in inglese street art) è il nome dato dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, spesso illegalmente, nelle tecniche più disparate: spray, sticker art, stencil, proiezioni video, sculture ecc.

I graffiti

Parliamo di graffitismo per indicare arte d'incidere, marchiare una superficie; a questa superficie si assegna la funzione di trasferire, comunicare un messaggio. Bisogna specificare l'intenzione di colui che fa l'opera per capire se è arte oppure no.

Introduzione

La parola graffito deriva dal latino Graphium, che significa scalfire; in greco graphè significa indistintamente scrivere, disegnare e dipingere. La pratica di incidere su pietre, metalli, intonaco è un’usanza antichissima che risale al paleolitico (36 mila-10 mila anni fa).

  • Numerose sono le testimonianze di graffiti giunti dai Fenici (graffito della tomba d’Ahiram), dai Romani (graffito d’Alessameno); nel periodo paleocristiano e nell’altomedioevo sono presenti graffiti anche sulle lapidi funerarie. Numerosi esempi di graffiti ci sono giunti dall’antico Egitto, Vichinghi, civiltà precolombiane. Addirittura abbiamo un esempio di graffiti antichissimi, risalenti al periodo del paleolitico superiore in Val Camonica.
  • Altro esempio importante è Pompei. Su molte mura dell'antica Pompei sono stati riconosciuti graffiti vecchi di due millenni, ben conservati dalla coltre di cenere e lapilli eruttata dal Vesuvio, che costituiscono una fonte importante e preziosa su tutti quegli aspetti di cui gli antichi autori non ci parlano. Talora i graffiti testimoniano in maniera precisa particolari episodi dell'epoca.
  • Graffiti molto vecchi si trovano spesso nei luoghi riparati dalla luce e dall'umidità, come le celle delle prigioni, le celle monastiche, le caserme, le stive delle barche, le cantine e le catacombe: i graffiti dei primi cristiani, nelle catacombe romane, sono un'importante fonte di documentazione.

Numerosi sono i motivi che portano alla nascita e alla diffusione dei graffiti:

  • I graffiti sono legati alla religione e ai riti propiziatori.
  • I graffiti sono mossi dal desiderio dell'autore di dar voce alla propria identità per differenziarsi dalla massa, per dare sfogo ai propri impulsi.

La tomba di Ahiram

La Tomba di Ahiram, appartenente ad un re di Biblo, risale al X secolo a.C. Si trova a Beirut nel museo libanese e rappresenta la prima iscrizione nell’alfabeto fenicio. I rilievi sono considerati i più importanti dell'arte fenicia; occupano tutto il coperchio, gran parte della superficie della cassa. I disegni raffigurano il re seduto in trono davanti ad una tavola con del cibo, mentre riceve omaggi e offerte da uomini e donne. Il sarcofago fa corpo a 4 leoni alla base che lo reggono. L’iscrizione corre lungo il coperchio e in parte alla base. Rappresenta il prototipo di tutto l'alfabeto fenicio e dice che il sarcofago è stato realizzato per Ahiram re di Biblo, dal figlio e formula minacce contro chiunque osasse profanare questo sarcofago.

Graffito di Alessameno

Il graffito di Alessameno è chiamato anche graffito blasfemo del Palatino. Il graffito è attualmente conservato a Roma presso l'Antiquarium del Palatino. Risale probabilmente al III secolo d.C o possibilmente anche a date anteriori. È una raffigurazione, accompagnata da un’iscrizione in greco; è detto blasfemo perché reca un atteggiamento irreverente contro il cristianesimo. È stato ritrovato sul Palatino a Roma nel 1857 negli scavi di Pedagogium. La raffigurazione mostra il corpo di un uomo con testa di asino o mulo appeso ad una croce commissa (a T), con a sinistra un uomo in apparentemente atto di adorazione. Il testo in greco antico, che significa “Alessameno venera Dio”, è scritto in modo irregolare, utilizzando maiuscole e minuscole. Non era di sicuro un letterato, era probabilmente di origini orientali (C tipica dell’alfabeto greco orientale). In realtà Alessameno, l'uomo a sinistra, non fa un atto di adorazione cioè non apre entrambe le mani, ma fa un gesto romano: destra alzata con le dita aperte e sinistra bassa: è il tipico gesto del mandare baci. Roma in questo periodo (III secolo) vede la nascita di grandi comunità cristiane e ha delle contestazioni dure e spesso volgari nei confronti del nascente cristianesimo. Si accusava il cristianesimo di onolatria (adorazione di un asino). La scelta dell’asino non è casuale: l’asino è considerato il più ignobile di tutti gli animali. Da qui ecco che l’intento della raffigurazione è la derisione dei cristiani.

Graffiti di Pompei

I graffiti di Pompei sono considerati all'origine dei graffiti moderni. Pompei è un caso esemplare per la diffusione degli scritti latini. Pompei era una città commerciale e l’uso della scrittura era essenziale. I graffiti di Pompei sono di vario genere: alcuni sono colti (si tratta di graffiti influenzati dalle opere letterarie o addirittura si tratta di citazioni di opere letterarie); in altri casi si tratta di graffiti che ci danno informazioni importanti su alcuni aspetti della città stessa (composizione etnica della popolazione; le lingue parlate e/o conosciute in città; il livello culturale della popolazione e la conoscenza di poeti e delle rispettive opere letterarie; la provenienza di servi e schiavi). Ad ogni modo in entrambi i casi le incisioni che troviamo vogliono esprimere la propria identità o dare sfogo ai propri impulsi personali. Ciò che distingue i graffiti di Pompei da quelli attuali è che i graffiti di Pompei hanno un certo carattere divertente, mentre quelli moderni nascondono della rabbia. Li accomuna però il desiderio di differenziazione e di affermazione di se stessi.

Il secondo dopoguerra

Il secondo dopoguerra è il periodo dal punto di vista dell'arte più denso ed è caratterizzato da grandi svolte: tra la fine degli anni '50-'60 cambia completamente il modo di percepire e comunicare la realtà. Dai cambiamenti fortissimi nati in questo periodo sorgono diversi fenomeni come quello mediatico del consumismo, incrementato dalla nuova economia e diffusi nella società di massa grazie al fenomeno della pubblicità. Nelle case iniziano ad entrare oggetti che prima non esistevano: frigoriferi, macchine, cibi in scatola e il possesso di queste cose definisce un nuovo status symbol. Tutto ciò porta ad una nuova distinzione e separazione delle classi.

Questi sono i presupposti che fanno nascere i movimenti giovanili tra cui ricordiamo:

  • Beatniks, giovani della beat generation, dediti ad una dottrina antimaterialistica e apertamente spirituale.
  • Hipster, giovani che fanno parte di una corrente esistenziale americana e sentono come un’oppressione il peso del consumismo e della standardizzazione delle basi.

Dalla Columbia University di New York gli studenti iniziano a manifestare contro la nuova immagine della modernità. I portabandiera di questo nuovo movimento, che attraversa tutto il mondo e ha l’intento di una trasformazione radicale della società, sono i Rolling Stones e Elvis Presley, che fanno del rock&roll uno strumento di protesta. Gli idoli sono Jimmi Hendrix e Che Guevara. All’interno di questo contesto si fa strada una nuova concezione dell'arte.

Barnett Newman, artista esponente dell'espressionismo astratto, dà voce a questo cambiamento quando dichiara: «Non possiamo più dipingere uomini che suonano il violoncello o mazzi di fiori: l'oggetto è l’elemento primo della pittura; la storia della mia generazione comincia con il problema di cosa dipingere». La realtà non viene più rappresentata così come è, ma come appare a seconda del proprio punto di vista.

Prende inoltre sempre più piede il concetto, che deriva dal dadaismo, di un legame tra l’opera d'arte e l’oggetto comune. Il messaggio implicito è la dissacrazione dell'arte e l'affermazione che chiunque può fare arte a partire da oggetti comuni, in quanto l'artista è colui che è in grado di reinventare gli oggetti comuni dando loro un nuovo significato. A questa nuova concezione di arte si accompagna l’ingresso di nuovi strumenti per fare arte come il fumetto e i cartelloni pubblicitari. Questi sono i presupposti per la nascita nel 1960 di una nuova corrente artistica, quella della pop art. I presupposti per la nascita di questa corrente sono dettati dalla nuova società e le sue caratteristiche sono:

  • Deificazione dell'oggetto seriale di produzione di uso comune.
  • Gusto del popolare e del kitsch.
  • Interesse per l'iconografia dei nuovi divi: cantanti, politici.
  • Utilizzo di nuovi strumenti artistici: la serigrafia (incisione che permette di ripetere un certo numero di volte la stessa immagine), l'assemblage.
  • Così come per il dadaismo, gli oggetti quotidiani e le immagini comuni diventano arte.

Alla fine degli anni '60, New York diviene la città più stimolante per l'arte, diviene in particolare la capitale di ogni tipo di arte: dalla musica, alla danza... Ciò è condizionato dal costo della vita bassissimo della città e dalla presenza di numerosi alloggi. I giovani newyorkesi cominciano la loro rivoluzione soprattutto sul fronte artistico. Mettono in scena una reazione all'arte minimalista e concettuale.

  • Arte minimalista: è anti espressiva, impersonale, senza emozioni, tutto viene ridotto ad elementari strutture geometriche. Frank Stella, Barnett Newman.
  • Concettuale, fondata solo sul pensiero e non sul piacere estetico. Si basa sulla meditazione della relazione tra immagine parole. Esempio di opera concettuale è “La sedia” di Joseph Kosuth 1965; nella scritta c'è la definizione della sedia e le varie traduzioni in francese e inglese.

Writing

  • Aerosol art = pittura di muri, treni o altre superfici pubbliche attraverso l’uso illegale di una bomboletta spray.
  • Writing = l’aspetto basilare dell’aerosol art che consiste nello scrivere il proprio nome con uno stile elaborato. In particolare il writing è l’operazione che consiste nel dar corpo alle lettere, le quali vanno a comporre lo pseudonimo dell’artista. Lo pseudonimo raramente coincide con il vero nome. Ogni lettera ha una struttura prestabilita. Il modo in cui le lettere vengono scritte e soprattutto la maniera in cui esse confluiscono le une nelle altre è detto stile. È molto importante evitare che queste lettere risultino indecifrabili. Per ovviare a questo problema, molti artisti rappresentano il proprio alfabeto. È questo il caso di Been3 o Cap1.
  • Il writing confluisce nella cultura hip hop insieme al rap ed alla break dance. L’hip hop è principalmente una cultura che fonde le leggi della vita della strada con il grido di rivolta degli emarginati ed è soprattutto legato alla black experience, la memoria storica, sociale e culturale degli afro-americani; letteralmente la parola hip hop significa saltellare ed indica un modo particolarmente vitale di concepire la vita, l’arte, il conflitto.

La storia

Le origini

  • Il writing comincia a diffondersi a New York alla fine degli anni Sessanta, quando una serie di nomi, linee, colori iniziano a comparire nella metropoli. Scrivere il proprio nome in luoghi pubblici era una pratica già ampiamente diffusa, ma mai prima di questi anni si era caricata di contenuti e tradizioni tali da farne un vero e proprio movimento. I primi strumenti utilizzati sono pennarelli di feltro, che lasciano traccia su quasi tutti i materiali; ma solamente con la diffusione della vernice spray, che permette di coprire grandi superfici, il writing si espande.
  • Slogan che bene incarna lo spirito dell'aerosol art è: “spray it don't say it”.
  • Principio del graffitismo moderno è la volontà di macchiare di colore quella metropoli che ha privato il singolo della sua personalità, è un modo per interferire con le forme di comunicazione, è un modo di riappropriarsi degli spazi che erano stati espropriati e facendosi conoscere. La metropoli diventa il concetto immateriale ma comunicativo ed esperienziale della nuova contemporaneità. I muri sporchi e abbandonati e spesso cadenti, i vagoni soprattutto della metro e le aree dismesse divengono dei testi su cui graffiare il proprio nome e praticare la lotta dei segni. Abbiamo a che fare con giovani emarginati che non vogliono essere omologati.
  • I primi writers provengono dalla periferia, sono per lo più di colore e hanno come unico obiettivo quello di diventar famosi e far girare il più possibile il loro nome. I nomi a volte erano quelli di battesimo, mentre più spesso si trattava di nomi d’arte o soprannomi (tags). Nell’estate 1971 si ha una vera e propria invasione di tags nella subway di New York. Nascono le prime crews=bande armate di bomboletta. Obiettivo è coprire la città il più possibile perché più il proprio nome invade la metropoli più è grande il prestigio che ne consegue. Tra le regole dei writers importante è non andare sopra le opere di un altro writer e non coprirsi a vicenda. Stabilite queste semplici regole, una serie di ragazzi si impegna a portare il writing sempre più a livelli elevati. Si crea così una differenziazione tra writers e toys; writers = coloro che considerano il writing la loro massima occupazione e sono riconosciuti da altri appartenenti al movimento. Toys = principianti che ancora devono lavorare a lungo per potersi confrontare con i veri writers.
  • Ottobre 1971 arriva ad Harlem Topcat 126; la sua fama giunge subito a Manhattan. Le sue lettere erano caratterizzate da una base ampia che le percorreva tutte tenendole unite. Si tratta delle cosiddette Platform.
  • Nello stesso arco di tempo accadeva una cosa simile nel Bronx. Il protagonista era Phase II. Rispetto all’anno precedente i sobborghi della metropoli erano diventati avari di spazi e i nomi si sovrapponevano gli uni agli altri; ci si rese conto che per riuscire a distinguersi bisogna creare una scrittura immediatamente riconoscibile, uno stile che si mantenesse costante. L’apparizione sulla scena di un certo numero ben identificabili rappresentò un’importante rivoluzione per il writing.
  • Il 21 luglio 1971 apparve un articolo sul New York Times dedicato a Taki183. Taki 183 era “un teenager di Manhattan che scrive il suo nome e la sua strada ovunque va”. Il suo tag apparve nella metropolitana, su carrozze, ovunque... Generò tanti imitatori: Joe 136, Barbara 62, Eel 159. I numeri indicano le strade in cui abitavano. Ci fu un tentativo di ripulire ma fu una spesa immensa. Taki affermò che quello che facevano non era sbagliato e si chiese perché non venissero attaccati coloro che incollavano gli adesivi delle elezioni. Taki era il diminutivo tradizionale del nome greco Demetrius. Non voleva assolutamente rivelare il suo cognome. Non si sentiva una celebrità. Non aveva un lavoro e prese spunto da Julio 204, poi arrestato. Venne definito il re dai suoi coetanei, che come lui scrivevano il loro nome.

I graffiti, dice l'articolista, hanno una lunga storia - in particolare cita Kilroy, che fu in uso durante la seconda guerra mondiale. L’espressione “Kilroy was here” è un’espressione rappresentata solitamente sotto forma di logo, espressione della cultura popolare americana. Questo logo fu ovunque negli Stati Uniti e moltissimi adolescenti ne furono catturati. Si trattava di ragazzi appartenenti a classi, religioni diverse. Taki non venne mai beccato. Essere un writer diventò uno stile di vita e un'occupazione con lo scopo fondamentale di migliorare sempre il writing. All'inizio degli anni ‘70 ci fu una vera esplosione degli stili. Nella metropoli e nella metropolitana si assistette ad un’esplosione di nomi. Quando negli anni ‘70 esplose la moda dei graffiti, per la prima volta ci si poneva davanti al fenomeno come ad un fatto culturale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexander-arienzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte nel XX secolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pinessi Orietta.
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