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Arte e Architettura: Modulo Arte (1°parte sull'arte contemporanea) Appunti scolastici Premium

Prof. Francesca Guerisoli.
Prima parte appunti Arte a.a. 2016/2017. Rielaborazione personale degli appunti presi a lezione, nelle uscite didattiche, dai testi utilizzati e dalle slide della prof. Guerisoli.
Gli appunti comprendono anche tutte le immagini delle opere in quando l'esame richiede anche il riconoscimento tramite immagine delle opere trattare.
#arte #scienzedeltursimoe

Esame di Arte dal corso del docente Prof. F. Guerisoli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Forme dell’arte contemporanea

Le forme d’arte cambiano nel tempo: le forme d’arte contemporanea sono molto diverse da quelle del

passato sia per tecniche che per materiali utilizzati.

Arte contemporanea

È difficile definire l’arte, ed è altrettanto difficile definire l’arte contemporanea -> crea ansia ed insicurezza.

Ci sono infinite definizioni di “arte”:

Dino Formaggio: “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”.

Ernest Gombrich: “l’arte in sé non esiste, esistono gli artisti che firmano le opere”

P. Virilio, S. Zizek, J. Clair: “l’arte contemporanea è spesso inadatta a descrivere la condizione umana” perché

è fortemente legata al mercato e alla comunicazione.

“La Fontana (Orinatoio)” di Duchamp, 1917

“La Fontana” di Duchamp è una delle opere d’arte più significative del XX secolo.

 : tra le avanguardie artistiche novecentesche, anti-razionale, anti-arte, politica anti-bellica

DADAISMO

attraverso il rifiuto degli standard artistici con opere culturali contro l’arte stessa.

 : un comune manufatto di uso quotidiano diviene opera d’arte -> una volta posto in una

READY-MADE

situazione diversa (il museo) esso diventa un’opera d’arte -> è il contesto a fare l’opera d’arte: il

valore è dato dall’operazione di scelta, acquisizione e isolamento dell’oggetto.

Duchamp prende l’orinatorio, lo gira, lo firma, mette una data e lo colloca su un basamento come

un’opera. -> Provocazione: orinatorio accettato come arte.

“Merda d’artista” di Manzoni, 1961

L’opera consiste in vasetti di “merda”: sono state realizzati ben 90 vasetti che ne elencavano il

contenuto, la conservazione e la data di produzione.

Installazione

Quando si parla di installazione, al centro non c’è solo l’opera, ma l’intero ambiente che si viene a creare ->

per questo il fruitore diventa parte dell’opera.

“On space time foam” di Thomas Saraceno, 2012 (HangarBicocca)

Tra i casi Italiani il più in vista è HangarBicocca di Milano: un compresso espositivo di 15.000 metri quadri,

interessante per l’operazione urbanistica che ha coinvolto l’area in cui sorge (quartiere Bicocca) con una

riqualificazione di oltre 800.000 metri quadri d’area dell’ex fabbrica Ansaldo.

Comprende spazi di aggregazione quali: Teatro Arcimboldi, Università, centri di ricerca e multinazionali.

Installazione in cellofan su tre livelli, se si rimaneva nel piano più basso si era dei fruitori passivi,

mentre se si saliva nei piani superiori si diventata fruitori attivi -> pubblico diveniva parte dell’opera

e attiva l’opera, senza di esso l’opera non ha alcun senso. Tutte le opere di Saraceno ruotano intorno

alla condivisione.

La realizzazione dava la sensazione di viaggiare nello spazio, nell’opera il movimento di una persona

condizionava il movimento di un’altra -> utilizzo del gioco per fare passare dei concetti esistenziali.

L’opera è temporanea, una volta smantellata non esiste più -> rimane l’esperienza di chi vi ha partecipato e

la documentazione (foto, progetti…); è però riconfigurabile, si può rifare diversa seguendo lo stesso concetto.

“Shalechet” di Menashe Kadishman, 1997-2010 (Museo Ebraico di Berlino)

Opera realizzata in metallo sopra alla quale si può camminare, la camminata provoca un forte

rumore. Essa significa “foglie cadute” proprio a riprendere il rumore di quando ci si cammina sopra.

Realizzata in un aspetto angusto, non tutti ci vogliono camminare per paura e per forma di rispetto

perché sono comunque delle facce.

Ognuno interpreta l’opera come vuole, ognuno porta un po’ di sé nell’opera completandola.

“The Eyes of Gutete Emerita” di Alfredo Jaar, 1997

L’opera è composta da un corridoio lungo e buio ed una frase illuminata con un testo, in fondo al

corridoio, raggruppate sopra ad un tavolo, 1milione di diapositive con gli occhi di una donna.

L’opera è stata realizzata in rispetto al genocidio in Ruanda del 1994, muoiono 1 milione di tuzi: l’ONU

già esisteva, ma non ha fatto nulla per impedirlo ed ha ritirato le proprie truppe.

Il fotografo si reca sul luogo della tragedia e scatta numerosissime foto, ma decide di non diffondere

immagini didascaliche e cruente, ma solo un’immagine: gli occhi di una donna che incontra e che gli

racconta dell’uccisione del marito e dei due figli; l’artista afferma di ricordare proprio quello sguardo.

-> Si racconta la storia di una persona, per far capire la storia di tanti.

Molto spesso le opere dell’architettura contemporanea si possono toccare, come avviene in questo caso per

le diapositive.

“Untitled (Newsweek)” di Alfredo Jaar, 1994

L’artista riporta le 17 copertine di una rivista settimanale delle 17 settimane da quando era iniziato il

genocidio in Ruanda, solo la 17° copertina (quindi solo nella 17° settimana) viene dedicata al

genocidio, sotto le altre 16 vengono riportati i fatti del genocidio di quella settimana.

Arte come strumento per parlare di attualità e di come un evento come un genocidio possa passare in

secondo piano, lasciando spazio sulle copertine ad altro.

“The Weather Project” di Olafur Eliasson, 2003 (Tate Modern)

La Tate Modern è il primo museo di Londra dedicato esclusivamente all’arte del XX secolo: nel 2000 è stato

riaperto con una collezione d’arte moderna e contemporanea permanente ed uno spazio per le mostre

temporanee.

Nella Turbine Hall della Tate Modern vengono realizzato installazioni site-specific (opere che possono stare

solo in quello spazio -> il luogo è parte stessa dell’opera) di particolare impatto scenografico commissionate

ad artisti contemporanei, tra queste “The Weather Project”.

L’opera riprende il tema del tempo a Londra -> un sole artificiale la cui luce inonda tutto lo spazio:

nel piano inferiore le persone si sdraiano per terra abbagliate dalla luc e del “sole” per goderselo ->

fruizione estetica. Sul soffitto ci sono degli specchi.

“Per l’eternità” di Luca Vitone, 2013 (Biennale di Venezia nel padiglione di Italia)

È presente una didascalia che indica che l’opera è nell’aria, è un’essenza di rabarbaro spruzzata

nell’aria. Essa rappresentava l’Eternit (amianto) che negli anni si è scoperto essere cancerogeno ->

associazione simbolica dell’essenza al non-odore dell’amianto.

All’opera è legato anche un video realizzato per descriverla, documento dell’opera, e erano stati

messi dei pezzi di eternit sotto resina.

“What else can we talk about?” di Teresa Margolles, 2009 (Biennale di Venezia)

Realizzazione di diverse opere sul tema “di cos’altro potremmo parlare”, essa cerca di raccontare delle realtà.

In una stanza del palazzo storico vengono invitati alcuni parenti di persone uccise per il narcotraffico

del Messico, essi si mettono a lavare i pavimenti con acqua mista a sangue delle vittime -> si entra

nell’opera perché si calpesta il pavimento.

Si lavora molto sull’impatto emotivo. Aveva già realizzato un’altra opera, un condizionatore che funzionava

con l’acqua con cui venivano lavati quei cadaveri.

“Sobre la sangre” di Teresa Margolles, 2017 (Tenuta di Scompiglio)

L’opera è una tela realizzata con un insieme di tele bianche utilizzate negli obitori per le donne vittime

dei propri mariti: queste tele sono state successivamente ricamate da donne artigiane boliviane con

ricami tipici, le donne boliviane lavorando (ricamando) non sono totalmente dipendenti dall’uomo -

> tradizione che vuole coprire la realtà.

Video-arte e Video-installazione

“Unidisplay” di Carsten Nicolai (HangarBicocca)

Nicolai non è solo un artista, ma anche un musicista (conosciuto come Alva Noto) che associa la propria arte

alla propria musica.

Quest’opera è una video-installazione lunga circa 40 metri basata su una serie di moduli video dove

delle immagini in bianco e nero si muovono seguendo la musica.

“Turbulent” di Shirin Neshat, 1998

L’artista parla spesso del ruolo della donna e della cultura islamica.

Questa installazione è realizzata su due schermi in cui ci sono due cantanti, un uomo e una donna:

l’uomo ha la sua platea e un canto estremamente melodico; la donna non ha pubblico e il suo canto

è una specie di lamento -> creazione della metafora della condizione della donna.

“The Parade” di Nathalie Djurberg

Nathalie Djurberg realizza dei personaggi in plastilina che utilizza in dei video per dare messaggi molto forti,

i personaggi vengono fotografati spostati a poco a poco, le foto vengono fatte scorrere velocemente creando

un video che mostra i personaggi che si muovono.

“The Innocents” di Bill Viola, 2007

Grande sperimentatore di video-arte, egli lavora molto sul tema della nascita e della rinascita, richiamando

l’iconografia rinascimentale. Bianco e nero, come qualcosa che è privazione della vita (prima o dopo la vita),

nell’opera ci sono due figure che avanzano rappresentando lo svolgimento della vita, quando nascono

vengono riportate a colori, e poi tornano indietro. Spesso il passaggio tra vita e non-vita avviene attraverso

l’acqua, come in questo caso.

“Felix in Exile” di William Kentridge (Tate Modern di Londra)

Kentridge realizza delle immagini e cancella di volta in volta ridisegnando il movimento delle cose, poi mette

insieme le immagini realizzando un video.

Performance

Marina Abramovic

“Imponderabilia”, 1977

Marina Abramovic si dedica molto spesso alle performance e al tema delle relazioni tra uomo e donna e

della donna in generale -> uso del corpo innovativo.

La porta è quella d’ingresso al museo delle arti di Bologna, Marina e il compagno Ulay si sono

posizionati sullo stipite della porta, unico ingresso al museo: il pubblico doveva scegliere se entrare

o no e chi guardare mentre si passava.

Si crea un’inversione di sguardi -> si osserva come reagisce il pubblico di fronte alla nudità in uno

spazio pubblico, la maggior parte delle persone sceglieva di passare guardando la donna poiché

meno minacciosa, una volta passato l’ingresso nessuno si voltava a vedere indietro.

L’opera è stata riprodotta in un locale notturno, ma è stata considerata un atto osceno poichè fuori dalla

cornice del museo -> altro esempio di come il contesto fa l’opera.

“The Lovers”, 1988

La coppia si è poi lasciata con una performance, essi si sono posizionati agli estremi della muraglia

cinese (2500 km) e decidono di incontrarsi a metà strada per dirsi addio.

Performance al Moma realizzata nel 2010

L’artista si siede su una sedia, davanti a lei una sedia vuota dove una persona del pubblico si siede,

lei inizia ad osservare imperterrita la persona che si è seduta fino a che essa non ce la fa più e distoglie

lo sguardo.

Durante questa performance, le si siede di fronte a sorpresa anche l’ex compagno Ulay e lei inizia a piangere

per l’emozione, quando l’uomo se ne va, riprende la performance tranquillamente come se nulla fosse.

Tania Bruguera

“Self Sabotage”, 2009 (Biennale di Venezia)

Una performance estrema inserita nel padiglione delle opere legate alla paura.

La donna è seduta a una scrivania con un foglio: legge un pezzo del testo scritto sul foglio, prende la

pistola e si spara alla tempia, così per tre volte; spara un ultimo colpo in aria facendo rendere conto

al pubblico che avrebbe potuto uccidersi se quel colpo sarebbe partito prima, mentre il pubblico era

convinto che la pistola fosse scarica -> modo incisivo per mettere in atto l’auto sabotaggio.

La donna, in seguito ad un'altra performance a Cuba dove le persone potevano dare la propria opinione sul

rapporto con gli Stati Uniti è stata arrestata ed è rimasta in carcere per molto tempo.

Generalmente non commissiona la registrazione delle sue performance, le documentazioni che si hanno sono

registrazioni fatte dal pubblico.

Vanessa Beecroft

“VB65”, 2009

Vanessa Beecroft è famosa per l’utilizzo di donne nude o semi nude creando delle coreografie inserite e

modificate poi in video e foto.

In questo caso crea un banchetto di polli allo spiedo dove dei ragazzi migranti, vestiti “eleganti”, li

mangiano con le mani -> tema dell’immigrazione: ne parla in modo simbolico.

Quando ha iniziato a lavorare (anni ’90) c’era il problema dell’anoressia soprattutto nell’ambito della moda:

ha fatto molte opere legate all’anoressia utilizzando donne con copri molto magri.

Regina Josè Galindo

“Quien puede borrar las huellas?”, 2003

Realizzata in Guatemala, c’è un catino con del sangue umano dove la donna immerge i piedi e

cammina in questo tratto (tra la Corte Costituzionale ed il Palazzo Nazionale in Guatemala) lasciando

delle impronte che rappresentano le vittime del genocida candidato alle presidenziali -> azione di

protesta in Guatemala poiché un genocida si era candidato alle presidenziali.

“Estoy viva”, 2014

La donna si fa addormentare da dei farmaci, si stende al PAC di Milano, sembra morta, ma con uno

specchio appoggiato sotto il naso si può vedere che in realtà è viva perché respira -> la performance

non si riferisce a un argomento in particolare.

Adrian Piper

“The Probable trust registry: the rules of the game”, 2009 (Biennale di Venezia)

Un ambiente come quello di ufficio con 3 scrivanie e 3 donne che danno la possibilità di firmare dei

contratti con tre frasi, il contratto è stilato come un contratto classico, si riceve la stampa del

contratto. Con quest’opera Piper vince il Leone d’oro.

01.org (due artisti di cui inizialmente non si conosceva il nome)

“No Fun”, 2010

Una simulazione di un suicidio sull’ambiente web, online la gente che assiste a suicidio non chiama

la polizia, come invece farebbe nella realtà.

Anne Imhof

“Untitled”, 2016 (Biennale di Venezia)

Con quest’opera l’artista ha vinto il Leone d’oro. All’interno del padiglione della Germania della

Biennale di Venezia è stata allestito un ambiente senza un senso ma che trasmetteva un forte senso

di inquietudine, con cani da guardia, persone sedute sotto al pavimento trasparente -> nonostante il

contesto tranquillo dell’arte, l’opera genera ansia nel pubblico.


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22

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DETTAGLI
Esame: Arte
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo e comunità locale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KatiKey_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Guerisoli Francesca.

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