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l’unificazione della liturgia, il complesso tradizionalmente definito delle cerimonie e delle formule di un

culto, anche relativamente a riti o funzioni. Ma la renovatio non è solo in campo politico, anche in

campo artistico: costruzione a livello monumentale di palazzi, su modello romano di riferimento, ricerca

di espressione però anche in altre culture. Carlo Magno pone molte residenze in giro per il regno: la più

importante è quella di Aquisgrana, ora in Germania ad ovest, anche se nell’odierno rifacimento non

conserva la facies originale; si cerca insomma un modello di riferimento, guardando al palazzo del papa

del Laterano a Roma, ora non più visibile perché distrutto da Sisto V: abbiamo un’idea del palazzo da

fonti quali quelle di Lauer (Loè), che ci dice che Leone III aveva fatto costruire un palazzo al Laterano,

ispirato al palazzo di Costantinopoli. Quindi Aquisgrana  Laterano  Costantinopoli.

Spazi del palazzo di Carlo: La Cappella Palatina, la sala delle udienze, il portico e gli alloggi

dell’imperatore.

La Cappella Palatina: come modello ha sicuramente San Vitale; forma ottagonale, coperta da una

cupola, pilastri cruciforma, deambulatorio a due piani e doppio ordine di colonne: stesso movimento

rotatorio di San Vitale. La cupola era decorata a mosaico, oggi sono una copia dell’800, con Cristo in

trono e 24 vegliardi dell’apocalisse. In realtà troviamo un inserimento nuovo: il Westwerk ovvero un

corpo occidentale addossato all’edificio, era uno spazio dedicato solo all’imperatore. Tutta la cappella

era coperta da marmi preziosi, e mosaici, e viene reimpiegato materiale di spoglio in maniera

programmatica, sia romane che ravennate; gli schemi sono quelli antichi, con capitelli, nella porta, e

anche nella pigna nel cortile.

Possiamo considerare la renovatio come un processo di unificazione dell’impero su vari fronti,

linguistico, della scrittura e culturale. Per quanto riguarda la pittura carolingia, non abbiamo molto, ma

le poche tracce ci fanno capire che riprendono i modelli del mondo longobardo

San Benedetto a Malles IX Sec Val Venosta: tra le molte testimonianze carolinge in Italia al confine

con la Svizzera, San Benedetto a Malles è una piccola chiesa di montagna che conserva affreschi e

stucchi originali carolingi; la pianta è rettangolare, ad una sola navata, e l’abside è inserita tra due

nicchie con coronamento a ferro di cavallo; la decorazione ad affresco e stucco compone un arredo di

alto livello: sulla parete di fondo delle due nicchie e l’abside vediamo al centro cristo con gli angeli, a dx

santo Stefano e a sx san Gregorio, mentre nei tre archi ci sono i committenti, una figura maschile con

una spada riconosciuto come il conte di Hunfrid (inizialmente interpretato come Carlo Magno), accanto

ad un altro uomo che porge il modellino della chiesa, forse il vescovo di Loira, Remedio (nimbo

quadrato, distinzione dai santi canonici). Nelle pareti invece scene di ciclo: in alto cornice a nastro,

scene con tridimensionalità simili a miniature dei manoscritti, e sono le storie di San Gregorio Magno; in

basso scene di martirio, con gusto molto cruento per le descrizioni, e ciò rende il fedele molto

partecipe. Le decorazioni a stucco sono affiancate a quelle ad affresco, in una composizione simile a

Cividale (Tempietto). E’ rimasto molto poco in situ: motivi ad intreccio nelle decorazioni, che riprendono

direttamente dai codici manoscritti, ma con la presenza di elementi animali, influenzati dai manufatti di

oreficeria longobarda; vediamo quindi anticipato uno dei presupposti della futura arte romanica:

compresenza di elementi vegetali e animali. Stucco con: motivo a nastro, emulazione scultura a

trapano, forte chiaro scuro, figurine sulle colonne e sappiamo che dovevano essere policromi; lo stucco

è dunque un coronamento scultoreo che dà profondità e tridimensionalità alle tre absidi. Osserviamo

anche giochi geometrici, come i motivi a cerchio, rombo e croce, prima interpretati come motivo a

fondo ci cesto, ora visto invece come l’immagine del cristo, con la croce e altre figure che lo

rappresentino simbolicamente (rombo come la mandorla, cerchio come mondo).

San Giovanni a Mustair, Svizzera:

grande chiesa carolingia monastero benedettino, che incarna il concetto fondamentale; Carlo

magno usa i monasteri come elementi di controllo sul territorio (infatti la fondazione è su

un’area di confine). Aula a tre navate, chiusa da tre absidi, quella centrale più grandi, altre

absidiole, sul modello dei longobardi a Pavia. Grande testimonianza a livello pittorico:

palinsesto, due o più strati di pittura, dalla facies romanica del XII sec alle successive

ridipinture nel ‘300. Dell’età carolingia restano le tre calotte, al centro il cristo in maestà, a

sinistra la traditio legis (san pietro, come a mausoleo di santa costanza) un’iconografia che

riprende direttamente Roma, e a destra croce con medaglione ed angeli, e 4 clipei degli

evangelisti. Nel restauro romanico, 1157-70, le scene carolinge sono state ridipinte ed

aggiornate, ora si vedono pochi colori perché gli stessi ritocchi sono stati staccati, e gli

affreschi hanno subito un incendio; c’erano anche marmi ornamentali, che vanno a riferirsi

direttamente alle tombe paleocristiane, romane, con animali molto realistici.

La pittura carolingia fonde dunque diversi modelli, le miniature, l’antico paleocristiano, i

longobardi, il romano.

Nelle pareti laterali erano rappresentate le storia del nuovo e antico testamento, su diversi

registri, non abbiamo una narrazione per parete ma tutto ruota intorno alla chiesa, tenendo in

alto la parte dell’antico e in basso il nuovo; le scene dell’antico hanno a che fare con Davide e

Assalone, scelta molto strana, che riguarda però la dinastia carolingia, come rappresentazione

simbolica della dinastia da Ludovico il Pio in poi. Nelle scene si ha un forte interesse per il

contesto: accenno a tetti scorciati, ma nessun interesse per la profondità, la scena è bloccata,

simmetrica, inserita in architetture precise e lineari. L’incendio che ha subito il complesso ha

ridotto la varietà dei colori appiattendo la pittura; il ciclo carolingio doveva avere gli stessi

colori del futuro romanico.

Chiesa Saint Germain ad Auxerre, cripta

lunette con storie di Santo Stefano, dall’arresto al martirio, i pittori hanno sempre la volontà di

contestualizzare a livello architettonico, e allo stesso tempo si concentrano sulle azioni

Chiesa San Procolo a Naturno

nell’alto medioevo non si usava la pura tecnica dell’affresco, ma il latte di calce. Questa

chiesa è un palinsesto, prima fase carolingia e poi restauri nel ‘300-‘400. Pittura di Naturno

molto legata alla miniatura: linearismo esasperato, si rifanno all’iconografia longobarda

(altare di Rachtis), con volti ovali, naso triangolare e occhi a palla.

Manufatti Carolingi: osserviamo l’altare di Sant’Ambrogio a Milano, il momento

carolingio per questa chiesa è molto importante in quanto si pone una grande attenzione

all’area presbiteriale; l’altare fu commissionato dal vescovo Angiberto II (824-860) che

abbiamo già incontrato a Castelseprio, è interamente in oro, enorme, simile ad un sarcofago

antico. Angiberto II interviene nel presbiterio e nell’assetto delle sepolture di Ambrogio,

Gervasio e Protasio, prima orientate verso estovest, adesso ruotate sudnord, e in

corrispondenza di esse pone l’altare, con una finestrella collocata appositamente per guardare

sotto.

L’altare si compone di 4 facce tutte in lamina metallica, create da una bottega composita:

Faccia anteriore, scene a sbalzo su intelaiatura in legno: al centro croce, con cristo nella

 mandorla e i 4 evangelisti uno per ogni braccio, apostoli nei quadrati rimanenti; ai lati

12 pannelli, organizzati in tre registri da due per lato, con cristologia.

Faccia posteriore, finestrella per osservare le reliquie: al centro troviamo i battenti di

 questa porticina con angeli clipeati, Ambrogio e il vescovo Angiberto e il magister

Vuolvino; ai lati episodi della vita di Sant’Ambrogio.

Lato sx e lato dx: continua ciclo cristologico che inizia nella faccia anteriore.

L’artista di questo manufatto incredibile è Vuolvino, ce ne informa un’iscrizione, e le tecniche

usate sono diverse: il cabochon, il cloisonnè e la lamina a sbalzo.

Gli Ottoni

Dopo la morte di Carlo Magno e Ludovico il Pio l’impero si disgrega in tre parti con il trattato di

Verdun del 843: impero diviso tra Lotario, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico. Con

l’avvento dei Sassoni nel X sec torna un nuovo momento di unità: il dominio dei “tre ottoni”,

dal 936 al 1002, saranno imperatori del ricostruito SRI Germanico, sempre in contatto con

Bisanzio (in particolare Ottone II sposa Teofano, principessa bizantina). Dunque un momento

di rinascita dell’impero, sulle ceneri di quello carolingio ma diverso: intanto per le dimensioni,

molto ridotte; in esso si diffonde l’arte ottoniana, dal X all’XI sec in parte, e in molti modelli

precede quella romanica. L’impero è basato sulla famiglia e sullo stretto controllo dei

monasteri: grandi personalità maschili e femminile assumono un ruolo chiave nei monasteri e

abbazie che sono, come per i carolingi, punti strategici (es abbazia di Goerze, spinta

rinnovatrice a livello monastico).

Caratteristiche mondo ottoniano

Impulso per l’oreficeria Codici miniati, quest’ultimi

  importantissimi perché sono i primi casi

Manufatti in avorio

 in cui si ricorda lo scriba

Importante Codice di Gerone, a Reichenau: Gerone era arcivescovo e ambasciatore a bisanzio.

Gli ottoni riprendono in soldoni i caratteri carolingi, ma li rielaborano in modo originale: riprendono i

motivi ad intreccio, il gusto per le cornici con motivi a meandro, fortemente

geometriche ma anche tridimensionali.

Gli scribi più famosi sono Ruodprecht, Liuthar ed Eburnart, che dimostrano

nella miniatura un gusto per l’antico, con motivi a girali e mascheroni, e

per il colore e caratterizzazione fisiognomica delle figure.

Lo scriba più conosciuto è però il “maestro registrum Gregori”: non abbiamo il nome, ma è un

personaggio molto interessante sempre nell’ambito dell’abbazia di Reichenau; Il registrum Gregori è

una raccolta di lettere di Gregorio Magno.

Scena di Gregorio allo scrittorio (p 363): Gregorio è seduto allo scrittorio che ha una sua connotazione

architettonica, accanto c’è lo scriba, dietro una tendina, che deve trascrivere le sue parole; incuriosito

dalla lentezza di Gregorio, lo scriva buca la tenda e osserva la presenza dello spirito santo sotto forma

di colomba che detta le parole al Santo.

Diverse ipotesi su chi fosse il maestro: miniaturista chiamato nel 983 dall’arcivescovo di Treviri,

Egberto; secondo alcuni è Benna, canonico di Treviri, oppure Iovannes Italicus, un artista italiano.

Al maestro del registro è attribuito un’altra miniatura, quella di Ottone II che riceve l’omaggio delle

province imperiali (983): grande importanza gerarchia: l’imperatore ha dimensioni maggiori rispetto

alle province, piccolissime, che porgono l’omaggio, ovvero il legame di vassallaggio nella cerimonia

dell’investitura. Ormai canonizzata la rappresentazione imperale.

Altro codice importantissimo è l’evangelario di Ottone III, espressione dei nuovi simboli ed elementi

completamente originali; osserviamo ad esempio immagine evangelista Luca: gli artisti cercano nuovi

modi di rappresentazione, Luca è come un equilibrista che quasi regge il mondo, il suo simbolo è

circondato dai profeti, cherubini; riferimento ad atlante. Vediamo poi la raffigurazione del codice

dell’Apocalisse di Enrico II e Cunegonda: sono 50 miniature a fondo oro, che crea uno spazio diverso dal

reale, lontano dal terreno e trascendentale; le figure sono tutte stilizzate, visione statica dei

personaggi; le immagini trasmettono quel senso di visionarietà dell’apocalisse, ed è una

rappresentazione inedita, mai si vedrà l’apocalisse così rappresentata.

Dell’arte monumentale ottoniana invece ci rimane molto poco:

Chiesa di San Giorgio di Orbzell, chiesa dell’ultimo quarto del X sec, il committente era l’abate

Epitogono: le pitture hanno perso molto per una serie di trasformazioni e restauri; impianto a tre

navate, con presbiterio rialzato in quanto è stata inserita una cripta, e abside quadrangolare. Il ciclo

pittorico è molto vicino agli ambiti ravennati: primo registro in alto quello del cleristorio con santi tra

una finestra e l’altra, secondo registro ciclo narrativo, terzo clipei tra le arcate; ci sono cornici a dividere

le varie fasce, con motivi a meandro prospettico; puro elemento decorativo; come detto, la

sistemazione dei registri riprende la roma paleocristiana e ravenna: santi clipeati, ciclo narrativo, santi

tra le finestre. Il ciclo narrativo in mezzo raffigurato sulle navate è un ciclo cristologico:

Parete Nord Parete Sud

Esorcismo Geresa Guarigione lebroso

 

Guarigione dell’idropico Vedova di Nain

 

Tempesta sedata Figlia di Giairo

 

Guarigione cieco Guarigione Emorroisa

  Resurrezione di Lazzaro

Importantissima figura durante la rinascenza ottoniana: Bernoardo di Hildesheim, 993-1022, vescovo di

Hildeshein, importante per la sua organizzazione di committenze, di cui siamo informati dalla biografia

di Tagmaro; aveva molte conoscenze in campo artistico, ma era partito come scriba alla corte di Ottone

II, per poi compiere un cursus honorum straordinario, fino al vescovado del 993; importante per le sue

missioni diplomatiche e per la fondazione del complesso di San Michele. Fu anche precettore di ottone

III, grande intellettuale.

San Michele di Hildesheim: chiesa costruita per blocchi dal 1010-1022; impianto a tre navate, chiesa

bifronte, con due absidi (una con una cripta) e deambulatorio, due absidiole per ogni navata laterali;

nei transetti si innestano due torri. L’intera chiesa è stata costruita con un sistema di raccordi armonici,

determinati da studi di musica dello stesso Bernoardo: tutta la struttura è fortemente simmetrica, piena

di rimandi sul modello di riferimento di Saint Riquier e di Centula. Si osserva la presenza di un sistema

modulare: il quadrato della base della torre si può riportare tre volte nella navata; è l’anticipazione di

quelle che saranno le campate nel romanico, e il sistema modulare torna anche nella costruzione delle

navate, i pilastri sono posti ogni tre arcate, anche nel transetto in alzato vediamo che le arcate sono

costruite prima a due, poi a 4, poi a 6, aumentando di numero man mano che si va in alto. Cura di ogni

dettaglio, anche dell’arredo scultorio, i capitelli sono fortemente stilizzati, con usto per motivi a foglia,

lontani però da quelli corinzi per la forma tozza e quadrangolare, e anche per l’inserimento di forme

antropomorfe. Possiamo dire che quindi questa chiesa è un modello carolingio reinterpretato,

anticipazione di quella che sarà l’architettura romanica per:

Sistema di proporzione geometrico e matematico

 Scansione modulare a blocchi ripetitivi

 Introduzioni dei moduli che saranno poi le campate

Importantissima anche la porta bronzea, del 1051, che riprende quella della Cattedrale di

Iteldesheim, ma non rispetta lo schema tradizionale; il bronzo era un materiale preziosissimo, stesso

valore di oro e argento, e questa in particolare è molto importante perché è un’opera macro bronzistica,

ovvero ottenuta con un unico getto; deve essere stata lavorata da una grande officina perché ha

dimensioni molto grandi, 5m, e da maestranze di alto livello. Su due pannelli vediamo l’iscrizione

“opera di bernoardo”, vicino ai due battenti, e si snodano due filoni narrativi: antico testamento a

sinistra, nuovo testamento a destra; a sinistra troviamo dalla genesi, alla caduta, con il peccato

originale e l’uccisione di abele, per poi arrivare a destra con la redenzione e l’avvento di Cristo. Le

scene della creazione seguono l’impaginazione dei manoscritti, come la bibbia di Carlo il calvo, ma

troviamo anche una variazione di stili: gioco del fondo in contrasto con le figure che man mano

vengono in avanti, passando da un bassorilievo a un altorilievo; nella narrazione vediamo figure

scattanti, con movimenti che vogliono esprimere le azioni, ma anche connotazione nei gesti: punto

principale è l’essenzialità. Le figure si sviluppano con modellato nervoso, importanza assolutistica della

linea.

L’impostazione è a volo di uccello, ed evidente è il richiamo al salterio di utrecht, con le testine

aggettanti rispetto al bordo.

Prima valva (capsula): 1 la creazione, le figure sembrano come svincolate dal piano, grazie al processo

di limatura; le novità di questa porta le ritroveremo solo nelle sculture del duomo di Modena con

Wiligelmo; 2 momento della cacciata, caratterizzata da una complessa resa psicologica, con figure che

sembrano contrarsi, come segno del peccato, della vergogna; 3 raffigurazione del lavoro di Adamo, qui

le immagini sono più umanizzate e normalizzate, con Adamo che tiene in mano strumenti;

Seconda valva: l’elemento interessante è che il fondo è caratterizzato in modo architettonico con un

accenno di città; nelle scene del nuovo testamento vediamo la passione, si ha ancora uno sfondo

accennato; tra la prima e la seconda valva è stato visto uno scatto stilistico, forse per la presenza di

diverse maestranze.

I Manufatti di Bernoardo:

Colonna Istoriata di Bernoardo 1020-22: è alta 4m, forse per reggere cero pasquale, ma di

ispirazione romana; ancora un’opera macro bronzistica, creata da maestranze molto abili; sono 7 fasce

istoriate, alla base 4 fiumi paradisiaci, poi scene cristologiche, di guarigione e sequenze del rito

liturgico. Il riferimento è ovvio al mondo romano e alla colonna Traiana; il racconto a spirale è

caratterizzata da scarsi dettagli, è usato il bassorilievo, in alcuni punti più aggettante, ma meno del

tutto tondo della porta.

Madonna con bambino, sempre committenza Bernoardo: legno rivestito in lamina d’oro, con questo

manufatto di 56 cm si torna al confine tra oreficeria e statuaria, che poi sarà il ponte tra alto e basso

medioevo.

Candelabri di Bernoardo: tra i primi conservati anche questi istoriati, e su alcuni è visibile la firma

del committente, sulla base. Sono stati ritrovati sulla sua tomba, e vi sono raffigurati figure animali e

vegetali, intrecciati lungo lo stelo, un richiamo al mondo classico e ai codici miniati.

Crocifisso d’argento 1007-22: manufatto proiettato nel futuro, nel mondo romanico; ha due facce,

sulla prima vediamo il cristo crocefisso con capo reclinato, che richiama il futuro mondo romanico per la

posizione della testa, ancora aggettante verso l’esterno, forse ispirato per le reliquie del corpo di Cristo

ricevute da Re Roberto nel 1007; dietro troviamo l’agnus dei.

Gli Ottoni in Italia:

Ottone I sposa Adealda, vedova di Lotario II, quindi eredita il regno di Italia, del quale il centro imperiale

era Milano; cambia la produzione artistica, si modifica lo stile dei manufatti in avorio realizzati a Milano,

da cui poi partivano verso le altre città dell’impero, come Magdeburgo; erano manufatti di alto livello,

sia per le maestranze sia per la committenza, come ad esempio il Paliotto in Avorio di Ottone I 962-73:

il paliotto è il rivestimento della faccia anteriore dell’altare; alcune delle placchette sono disperse,

staccate singolarmente ed inviate in musei diversi; raffigurano scene cristologiche, tranne quella

dedicatoria di Ottone I, con l’imperatore che offre il modellino della cattedrale a Cristo con Maurizio. Il

fondo è a scacchi e il cristo non è frontale, ma dialoga con le due figure e tocca il modellino: gli ottoni

cercano di oltrepassare la distanza col papato, si sentono superiori e in diretto contatto con Cristo. Altre

formelle invece avevano come oggetto i vangeli; l’ambientazione è sempre stilizzata, alcuni di carattere

più astratto altre più realistiche. Devono essere state fatte da diverse maestranze, la più

originale di tutte è quella della resurrezione di lazzaro: vediamo delle persone con mano al

naso per non sentire l’odore del sepolcro, ricerca di profondità, azione in evidenza, il tutto

decorato con motivi ornamentali a girali.

Situla di Gotofredo: conservato a Milano nel museo del duomo, manufatto in avorio per

l’arcivescovo di Milano Gotofredo, nel 974, realizzata per la visita di un re, chiamato Cesare

nell’iscrizione, che poteva essere o Ottone II o I. Manufatto di altissima qualità, segno del

potere dei vescovi a Milano; è un oggetto antichizzante: figurine all’interno di arcate che

contengono la vergine col bambino affiancata dai 4 evangelisti, rappresentati come

miniature.

Placca Trivulzio: ancora un manufatto in avorio, tavoletta legata alla committenza ottoniana con

sopra rappresentata la Proskynesis, ovvero scena di cristo in trono con accanto la coppia imperiale,

ottone II e Teofano, e il figlio ottone III ai piedi; datata nel 983, quando ottone III viene proclamato

imperatore, a soli 3 anni, per questo farebbe parte della scena.

Ciborio basilica Sant’Ambrogio a Milano 968-73 Ottone I: doveva essere posto sopra il prezioso altare di

Vuolvino, con 4 colonne in porfido, che stavano ad indicare il presbiterio come fulcro dell’edificio, che

reggono sopra il ciborio in stucco, con un’anima di legno, usato per emulare il marmo ma più facile da

lavorare.

4 frontoni di forma trapezoidale, montati costituiti da lesene decorate con girali, spigoli con colonnine

stringate alla cui base sono poste delle aquile.

Frontoni:

Lato Ovest: Traditio legis, questo tema crea un ponte con san Pietro Costantiniana e quindi alla

 sede pontificia

 Lato Est: Sant’Ambrogio tra Gervasio e Protasio che introducono due figure, uno con in mano il

modellino della chiesa, forse il vescovo Arnolfo I; in alto un bambino con l’aureola assimilabile a

Cristo, m sappiamo da una fonte della biografia di Sant’Ambrogio che si riferisce ad un fanciullo

che tra la folla di Milano aveva gridato “Ambrogio vescovo” Cristo fatto fanciullo.

Lato Nord: immagine simbolica, Maria nelle vesti di Ecclesia, con accanto due figure, forse

 Teofano e Adelaide

Lato Sud: Vescovo con due immagini maschili, forse Ambrogio tra ottone I e II

Il Romanico

Arte di portata europea basata su organicità di concezione e universalità di simboli, ma

varietà di simboli

Il romanico è quella corrente di rinnovamento delle forme artistiche in architettura e scultura tra XI e XII

sec; il termine è stato coniato nella prima metà dell’800, vuole sottolineare i caratteri latini in contrasto

con il germanismo del gotico: è quindi un esplicito richiamo a Roma. Si affianca al Romanzo, lingue e

letterature maturate negli stessi anni, ma non sono sovrapponibili, hanno in comune il riferimento a

modelli e tecniche dell’antichità.

Quindi un’arte internazionale, con universalità di significati simbolici, ma che a seconda del luogo si

manifesta secondo forme molto diverse. Come detto dopo la morte di Carlo Magno Disgregazione e

consolidazioni di altri regni.

L’arte romanica si impone e diffonde per esportazione dei modelli,

tramite la mobilità delle persone e merci in europa, ma anche

spedizioni militari delle crociate, come pure la congregazione di Cluny

e i Pellegrinaggi.

Cluny: fondata dall’abate Bernone per volere del duca Guglielmo di

Aquitania, intento a provvedere alla preghiera per sé e la sua famiglia;

era posto sotto l’autorità papale, sarà il punto di riferimento del

monachesimo occidentale tra X-XIII sec e punto di partenza della

riforma dei benedettini: non più ora et labora, devono dedicarsi

interamente alla preghiera, quindi grandissima importanza ha la

celebrazione liturgica, mentre il lavoro viene affidato ai servi. Il

monastero cresce quindi, con più ambienti, e l’abbazia si impone come

modello di magnificenza, in contrasto all’ascetismo e la semplicità;

molti papi verranno da cluny, e la predicazione di questi monaci sarà

fondamentale per riformare i monasteri europei.

L’abbazia venne distrutta durante la rivoluzione Francese, resta solo una torre, ma nelle ricostruzioni ci

aiutano le fonti. Sulla primissima Cluny abbiamo pochissime informazioni, sappiamo più su cluny II,

948-81 e la III quella romanica 1088-1130.

Cluny II: corpo a tre navate, grande importanza il presbiterio, molto ampio, che nello stesso coro

ospita ancora 3 navate. Era preceduto da un ampio narteceCluny III: chiesa enorme, una macchina

liturgica pensata per operare la preghiera nel modo più efficace, usando più ambienti possibili, con più

messe contemporaneamente e la circolazione indipendente dei fedeli rispetto all’abside principale.

Edificio 187 m Deambulatorio con altre cappelle

 

5 navate 4 torri campanarie

 

Coro allungato con altre 5 navate Nartece antecedente con 2 torri

 

Doppio transetto con più absidiole

L’intero complesso diventa come una città della fede e della preghiera, ma si conservano pochissime

strutture: in alzato abbiamo solo il lato dx; doveva avere un grandissimo slancio verso l’alto, e grande

importanza aveva la luce.

Importante figura da Cluny è Guglielmo da Volpiano 962-1030, uno dei monaci che verrà mandato per

altri monasteri, in piemonte, in francia, e nella sua carriera andrà a fondare diversi monasteri.

Elementi importanti architettura romanica

Particolare configurazione dello spazio e Articolazione spaziale ricca e complessa

o o

modellizzazione masse murarie, che tende ad annullare l’effetto di unità al

scansione esterni con lesene e arcatelle contrario delle basiliche paleocristiane

cieche, che spesso riprendono gli interni

Gioco continuo di elementi strutturali ed Gli architetti sono molto bravi a prendere

o o cosa ci fosse di meglio di stili più vari,

elementi di illuminazione quello bizantino, romano etc, e creare

Tensione continua tra unità e molteplicità:

o qualcosa di nuovo da quegli elementi

le parti vanno lette sia in maniera

organica che distinte

Ritorna ad avere grande importanza la scultura, nei portali, nei capitelli, nei pontili, occupa gli

o spazi che non erano stati occupati creando un dialogo tra interno ed esterno. La scultura unisce

al ruolo decorativo quello architettonico di scansione, accentuando parti strutturalmente o

simbolicamente rilevanti nell’edificio.

Sant’Ambrogio a Milano: monumento palinsesto a livello sia decorativo che costruttivo;

trasformazione più importante quella tra il IX e X sec, nel IX con Angiberto II vescovo, committente

dell’altare di Vuolvino. Al IX sec risale il mosaico absidale, ora però vediamo il lavoro di

restauro, ricostruita con tessere originali, distrutto a causa di

un bombardamento; rappresentava Cristo tra Gervasio e

Protasio, ed episodi di vita di Sant’Ambrogio. E’ difficile

l’attribuzione, sicuramente Angiberto cambia l’assetto del

presbiterio, nell’inserimento del nuovo altare e cambiamento

nella disposizione delle reliquie dei santi, in linea con l’altare

superiore; mentre un elemento preesistente è il sarcofago di

Stilicone, del IV sec, inglobato nel pulpito romano nel 1040:

decorazione in due parti, la tabella dei clipei, il cristo docente

ed agnus dei. Il sarcofago, col ciborio e l’altare sono stati

inseriti nel restauro romanico del X-XII sec.

Intervento romanico raddrizza l’asse della chiesa; ciò che

oggi vediamo è il risultato di un restauro di ripristino

dell’800, che ha tolto tutto ciò che non fosse romanico (restauro radicale). Ha quindi lo stesso aspetto

del 1196.

La pianta a tre navate, chiuse da 3 absidi, la parte presbiteriale resta dall’aspetto del IX sec, ma

inserimento del corpo longitudinale e quadriportico è posteriore, e fu aggiunto anche il nuovo

campanile accanto a quello dell’VIII sec: convivono parti dell’aspetto precedente ed ex novo.

Caratteri dell’architettura romanica in sant’Ambrogio

 Serrata logica strutturate: scansione spazio con elementi ripetitivi, come la campata; spazio posto

tra quattro pilastri che sorreggono una volta a crociera, un modulo da ripetere. La campata delle

navata centrale sta 1:2 di quelle laterali, ad una campata nella navata centrale

corrisponde 1\4 di quella laterale

Volta a crociera copre la campata, a crociera, che si ottiene dall’intersezione di due volte

 a botte, e costolonata, che implica continuità della muratura ed eliminazione del legno

e permette di scaricare il peso dalla copertura verso i 4 punti di ricaduta degli archi (le

spinte sono inclinate, oblique, non più verticali). Scarica su pilastri, verso l’esterno e le

navate laterali

Altro elemento fondamentale sono appunto i pilastri, reggono la struttura della campata, sono

 articolati in semipilastri e semicolonne (sezione cruciforme o a fascio, dipende se interseca o meno

il costolone)

I contrafforti: pilastri esterni sui muri perimetrali che servono ad accogliere le controspinte della

 parete, che può svilupparsi in altezza, essere traforata etc.Il peso scarica quindi verso il fuori, su di

loro; affiancati dall’arco rampante, elemento a forma di sperone che dall’esterno dell’edificio

contrastata dalla spinta delle volte. L’arco rampante è una novità strutturale, che fa parte di un

sistema innovativo di spinte forti e deboli che si alternano: alle grandi campate centrali fanno da

opposto quelle laterali, che sono subordinate e livello gerarchico, e consentono di distribuire il peso

in modo omogeneo.

La luce: nelle chiese romaniche la luminosità è ridotta, le finestre sono piccole e la luce serve a

 creare effetti chiaroscurali, aiuta a riconoscere lo spazio nella sua dimensione ritmata. La luce entra

dalla facciata e dalla cupola in corrispondenza del presbiterio.

Tiburio: copertura esterna della cupola, cubica o poligonale

 Livelli diversi: chiesa articolata su più livelli, la cripta, il presbiterio rialzato, il matroneo, che nelle

 basiliche paleocristiane era un loggiato interno, posto sulle navate laterali per le donne, ma nel

romanico ha solo valenza strutturale: divide in due piani le navate laterali, e permette di scaricare le

spinte trasversali sui contrafforti, tramite archi a tutto sesto

Struttura Muraria: muratura possente, strutture compatte e solide, all’esterno scansione con lesene

 e ritmicamente arcate vuote, che riprendono gli ambienti interni (sulla facciata esterna sono

rappresentate le strutture interne). Sant’Ambrogio all’esterno ha elementi in muratura rossi, lesene

e archivolti in bianco, mentre all’interno è al contrario, le lesene e gli archivolti sono in rosso, la

muratura bianca.

Elemento caratteristico di Sant’Ambrogio è il quadriportico, che aveva doppia funzione: apertura verso

l’estero e la città, assemblee sia religiose che civili unione funzione laica e religiosa.

La facciata invece ha due ordini: in basso è legata al quadriportico, in alto segue il profilo a capanna del

tetto.

La scultura a sant’Ambrogio ha difficile lettura, i capitelli sono di restauro o di reimpiego, ma possiamo

dire che sono ormai diventati spazio della narrazione, con compresenza di elemento umano, vegetale e

anche animale

Il duomo di Modena: costruito nel 1099, ce ne informano fonti nelle quali vergono ricordati anche i

nomi degli artefici. La chiesa prende forma sulla base di un’altra del V sec, per ospitare le reliquie di

San Geminiano, patrono di Modena, voluta dal popolo ma con l’aiuto di Matilda di Canossa; inaugurata

nel 1184, l’architetto era Lanfranco ricordato nell’iscrizione, e anche lo scultore, Wiligelmo.

Le fonti sono la “relatio de innovatione ecclesie Sancti Geminiani” e “relatio traslationis corpis Sancti

Geminiani”

La facciata è a salienti, la pianta è a tre navate con tre absidi finali, priva di transetto ma con

presbiterio rialzato, cui si accede dalle navate laterali perché la cripta è altissima, e pianta scandita

dalle campate sempre con rapporto 1:2.

E’ molto più slanciata di Sant’Ambrogio, ha tre livelli: le arcate, il matroneo e il cleristorio, che dà luce

alla navata centrale. Le volte a crociera non sono romaniche, ma di un restauro del XIV sec, perché il

duomo di Modena doveva avere un tetto a capriate non tutte le chiese romaniche hanno volte a

crociera. Il secondo ordine in alzato, il matroneo, che dialoga con le navate ed il loggiato, non è un vero

matroneo, infatti non è percorribile, dentro è vuoto, serve soltanto a scandire la parete e scaricare il

peso. Anche qui vediamo alternanza tra sostegni forti e deboli, con arcatelle su colonne alternate ad

arcate su pilastri a fascio. Da una parte riconosciamo quelli che sono i modelli canonici paleocristiani,

ma è molto più alta, e questo deriva dall’influenza oltremontana, come da Sant’Etienne in Normandia;

gioco continuo di esterno ed interno, paramento esterno è una proiezione dell’interno, infatti è ritmata

da arcate cieche e trifore, che lasciano percepire la struttura.

Scultura duomo di Modena: costruzione del 1099, inaugurazione 1184, l’architetto era Lanfranco, che

organizza anche il campanile di Ghirlandino, ma la torre campanaria è un palinsesto di circa tre

interventi.

Lo scultore è Wiligelmo: forse coinvolto poco dopo, è il capobottega dell’apparato decorativo, lavora

con i suoi collaboratori ma la sua opera è sicura nelle facciate, mentre poi subentrano gli aiuti e nel XIV

sec i maestri campionesi: sono scultori di Lugano, del lago campione, terra da cui vengono molti artisti.

Scultura importantissima nella parte esterna perché prospetta la chiesa verso la città: sono elementi

visibili a tutti.

La facciata che vediamo non corrisponde al progetto originario: monocuspidata, a salienti, divisa in tre

settori che corrispondono alle tre navate, segnate dai contrafforti, che sono però un’aggiunta del XIV

sec (come le volte a crociera); il rosone e i portali laterali non sono concepiti da Lanfranco, ma dai

maestri campionesi nel 1165. I rilievi di Wiligelmo erano in linea con l’apparato di Lanfranco, ora invece

sono stati spostati sopra.

Ipotesi: Quintavalle enunciò l’ipotesi che fece più scalpore, ovvero secondo lui tutto ciò che vediamo è

un progetto unitario di Wiligelmo, ma era per l’interno della chiesa, e vennero spostati fuori; quelli più

in alto dovevano essere di un pulpito, in facciata da un pontile; l’ipotesi più diffusa è invece che fosse

un progetto organico per la facciata, scompaginato dai campionesi. Osserviamo la presenza di un

protiro, ovvero un breve avancorpo che ripara l’entrata, media tra esterno ed interno, sorretto da due

colonne su leoni stilofori di reimpiego, sormontate dalla volta.

La decorazione: nel portale d’ingresso, la lunetta non è decorata, manca dunque il timpano, mentre

abbiamo decorazioni sullo stipite, architrave ed archivolto, diversamente dalle chiese francesi come

San Pietro Moissac.

Stipiti, archivolto ed architrave ospitano tralci d’acanto, abitati da animali reali o mostruosi, come

simbolo dell’iconografia della vendemmia e paradisiaca; doppia simbologia: positiva e negativa. Anche

citazione dall’antico, come i mascheroni e il forte chiaro scuro. Nei capitelli vediamo invece i Telamoni:

figure corrispondenti ai vari ceti, sono schiacciate sotto il peso dell’arco, come Atlante che regge il

mondo. I telamoni sono posti anche alla base dello stipite; negli intradossi invece figure dei profeti,

stipati in nicchie.

I 4 rilievi con la storia della genesi:

Creazione Adamo ed Eva e peccato originale

 Cacciata dal paradiso e progenitori al lavoro

 Caino e Abele, offerta dei due fratelli, uccisione di Abele, segno di Caino

 Uccisione di Caino da Lamech (vangeli apocrifi), diluvio universale, Noè verso la terra pacificata

 con i figli.

Il rilievo racchiude anche immagini come ekfrasis: accanto alla creazione di Adamo Cristo nella

mandorla, che troviamo anche accanto al sacrificio di Abele e Caino inserimento di Cristo nelle storie

come compresenza di AT e NT

Guardando i rilievi sembra un’unica lastra di marmo, ma in realtà è un patchwork di marmi diversi,

greco, di verona etc.. Questo perché il marmo è un materiale prezioso, di qui la scelta di Wiligelmo che

usa ciò che aveva a disposizione, pezzi di reimpiego, materiali locali o lontani.

Programma iconografico e messaggio da una parte unità e rivelazione dall’antico al nuovo test,

dall’altra però la storica Frugoni ha voluto leggere i rilievi come collegate all’ “ordo rapresentationis

ade”, ovvero un dramma semiliturgico in cui alla rappresentazione dei progenitori s’intreccia l’annuncio

della venuta di Cristo, e questo dramma era diviso in tre parti: le storie di Adamo ed Eva, le storie di

Caino e Abele e la processione dei profeti con le incarnazione; essendo un vero e proprio spettacolo era

rappresentato in giro per l’Europa, quindi è possibile sia stato visto anche a Modena.

In cuspide nella facciata troviamo invece croce con cristo della seconda venuta

Programma iconografico: parte dal basso Antico Testamento Avvento Cristo Seconda Venuta

 

Nei quattro rilievi l’architettura è appena accennata, con arcatelle che fanno da sfondo forse ispirate

dai sarcofagi antichi; le figure si muovono nello spazio, senza limitazione della cornice e sono compatte

ed ancorate a terra, avendo una loro volumetria; ciò non vuol dire che sia realistica ma è comprensibile

da subito, per un sistema di comunicazione diretta con il fedele; tutto ruota intorno al recupero

dell’antico (leoni stilofori, di reimpiego, genietto con Ibis che sono soggetti dei sarcofagi antichi), ma le

figure sono stereotipate, mentre il riferimento al vero è nei dettagli.

Vediamo la scultura sugli altri fronti della chiesa, ancora nel cantiere di Wiligelmo:

Lato sud: portale principale uguale, con protiro, stipite e architrave decorate, ma non il timpano:

circondati di motivi avvitati, la narrazione si sviluppa su stipite e architrave, con sotto l’agnus dei

clipeato, di fronte il ciclo a basso rilievo delle storie di San Geminiano. La resa anatomica delle sculture

è meno ricercata, i volti sono tutti uguali, si punta alla narrazione, lasciando da parte espressività e

realismo; sono rappresentati anche i mestieri e il tema del lavoro, fondamentale perché è un mezzo per

riscattare la società.

Lato nord: sugli stipiti ancora motivo avvitato, all’interno è rappresentato il ciclo dei mesi con i telamoni

che reggono la struttura, chiedono aiuto perché non riescono a resiste; nel tralcio dell’architrave e

archivolto vediamo figurine che sono rappresentazioni della società medievale in chiave favolistica,

tema che vediamo anche nell’architrave con l’uomo che cavalca un tritone e altre scene simili.

Il programma scultoreo di wiligelmo:

Le lastre della genesi rappresentano esordio della vita umana positivo, anche se nato tra

 peccato e morte

Promessa di salvezza data dal Cristo al sommo timpano della cuspide

 La fatica umana e il lavoro sono il prezzo per guadagnare la salvezza

 Le conseguenze del peccato sono violenza e morte

 Le viti e i tralci rappresentano la salvezza

 La porta è lo stesso Cristo, chi entra nella chiesa è salvo, chi resta fuori no

Wiligelmo lancia un nuovo modo di scolpire, che viene raccolto da altri collaboratori come il “maestro

delle metope”: sono collocate alla sommità dei contrafforti, quasi invisibili, ma sono caratterizzati da

soggetti strani che riprendono il liber monstrorum, come gli antipodi, i sessi mescolati, sirena dalla

duplice coda.. riprendono il modello della chiesa di Madelein di Vezelay, sullo stile francese, perché lì

nell’archivolto sono riprodotti mostri e uomini stranissimi che rappresentano i luoghi lontani e

inesplorati del mondo dove i profeti avevano evangelizzato (mappa di ebstorf, concetto del mondo

dove più ti allontani più ci sono mostri)

Pontile del duomo di modena: 1165, viene realizzato quando la fabbrica è in mano ai campionesi, in

particolare ad Anselmo da Campione, che rappresenta sul pontile storie della passione di Cristo; il

pontile era un punto di raccordo, tra presbiterio e navata, è un filtro tra celebrante e fedeli. Sulla parte

frontale rilievi scultorei di Anselmo, a basso rilievo, con uno stacco netto dall’esterno: precisione,

compostezza plastica, è qui evidente l’influenza della scultura francese, con l’accentuazione dei

caratteri drammatici della passione.

Il duomo di Pisa: il campo dei miracoli sorge in seguito ad un intervento urbanistico del XI-XIV sec,

quando Pisa è uno dei più forti comuni italiani, caratterizzata da una vocazione marittima (errato

chiamarla repubblica marinara). Si arricchisce moltissimo tramite i viaggi e commerci in mare, e

decidono di investire nell’urbanistica per trasmettere un’immagine del loro potere.

Complesso del duomo ruota intorno a diverse figure:

Buscheto e Rainaldo: architetti del Diotisalvi: Battistero (1153-XIV)

 

duomo 1063-1180 Bonanno: torre campanaria (1173-XIV) e

Guglielmo: scultore del duomo e

 porte bronzee duomo

creatore pergamo, poi sostituito da Giovanni di Simone: camposanto 1278

Pisano 1300-1.

Di questi autori abbiamo molte testimonianze, tra cui le epigrafi nella facciata della cattedrale: sono

quattro, una è l’epitaffio di Buscheto (porta minore a sinistra) morto nel 1110, ricordato come

personaggio importantissimo infatti il sarcofago è un continuo eco di classicismo; una l’epigrafe di

fondazione, con la specifica della provenienza del denaro (battaglie con arabi); l’epigrafe di Rainaldo sul

pennacchio a destra della porta maggiore, molto elaborato con l’iscrizione ad intarsio; e infine l’epitaffio

di Guglielmo, che insieme a Buscheto era dunque seppellito in facciata.

Cattedrale: 1063-1118 consacrata da papa Gervasio II, nel 1092 chiesa primaziale in onore del vescovo.

Buscheto lavora fino alla settimana campata, mentre Rainaldo finisce di costruire la chiesa ed inserisce

la facciata. Tutto il complesso è caratterizzato dall’andamento bicromo, alternanza bianco e nero, gioco

di marmi locali e prima spia dei diversi influssi. Questa cattedrale doveva riferirsi al meglio dell’epoca,

quindi riprende questa caratteristica tipicamente orientale. La pianta è a cinque navate, con grande

transetto che riprende San Paolo fuori le mura: riferimento architettura paoleocristiana san Paolo

prima chiesa visibile dal porto fluviale, modello di riferimento per Roma; richiamano Roma anche

nell’interno, con la navata centrale scandita da arcate con sopra capitelli e colonne con altre arate,

prive di pilastri; il tetto era a capriate (chiese romaniche toscane), nella navata centrale, mentre in

quelle laterali erano campate a crociera; riferimento a Sant’Ambrogio per la presenza del matroneo.

Vediamo la presenza particolare dell’arco a ogiva, diffuso nell’architettura araba, e ancora la bicromia

interna nelle navate laterali (moschea di Cordoba).

L’esterno è caratterizzato dalla presenza della cupola, all’innesto del transetto che richiama modello

Longobardo di San Michele a Pavia, ma la cupola stessa è orientale perché ha forma ellittica; tutto

l’esterno è scandito da un gioco di arcatelle cieche, ma al contrario di Modena e Sant’Ambrogio qui non

troviamo corrispondenza tra esterno ed interno, è pura decorazione. I pisani hanno sempre una grande

attenzione per Roma, non ci deve sorprendere quindi l’uso di spolia, inserite nella muratura, e anche il

grifo in bronzo che doveva essere come un acroterio è di reimpiego del XI sec, segno del bottino a una

bottega delle baleari, ma anche segno di buona sorte per l’edificio.

Sappiamo che fino al 1595 in facciata doveva esserci una porta bronzea, ma fu perduta a causa di un

incendio; la scultura non ha un ruolo né in facciata né nel perimetro, perché tutto ruota intorno alla

policromia e al riuso degli spolia, per cui non c’era nessuna immagine all’esterno tranne i portali, di cui

abbiamo un’idea grazie alla porta di San Ranieri: 1180, con scene della vita di Cristo; era una porta

prefabbricata, come a san paolo, costruita a formelle separate e poi riassemblata, diversamente dalle

opere di macrobronzistica. Le formelle sono ad opera di Bonanno pisano, artista appunto di Pisa, capace

di cogliere i vari influssi con uno stile molto minimalista, richiamando il classicismo nella costruzione

delle cornici con rosette e cordoli, ma nel modo di scolpire riprende influssi oltre alpini come quelli della

porta di Bernoardo a Hildesheim, anche se meno aggettanti e con elementi architettonici più

enfatizzati.

Entrando nel duomo, nell’abside è rappresentata la Desis, ovvero Cristo al centro tra vergine e San

Giovanni Battista, come intercessione tra le preghiere e cristo iconografia bizantina, realizzata nel

1301-2 con cartone di Cimabue e tecnica a mosaico.

Questo tipo di architettura influenzerà il romanico di tutta Italia, non solo centro ma anche in Sardegna.

Spostiamo l’attenzione nella Sicilia normanna: i normanni conquistano nel XI sec il sud Italia,

è un popolo scandinavo sceso verso il centro come mercenari: nel 911 Carlo il semplice

diede un territorio a Rollone, la rovenne, e i normanni si divisero, alcuni furono coinvolti

nella battaglia di Hastings nel 1066, altri si stabilirono verso il Sud Italia, con la dinastia

degli Altavilla: sfruttando il ruolo di mercenari cacciano i Bizantini, assoldati dai

longobardi e dal papato. Uno dei più importanti condottieri fu Tancredi d’Altavilla, che nel

1041 conquista la puglia, e un anno dopo crea la contea; nel 1061-91 inizia la conquista

della Sicilia contro gli arabi, fino a quando nel ’72 prende Palermo, e nel ’81 sconfigge

definitivamente la presenza bizantina. La Sicilia sarà Normanna per tre secoli, dal IX-XI,

dal 1091 con la creazione della contea da parte del Guiscardo (Roberto) e il fratello, e nel

1139 lo stesso pontefice Innocenzo II riconoscerà il regno di Ruggero II, nipote del

guiscardo.

Ruggero II: 1130-1154

ideologo dell’immagine dei re siciliani, mette in atto un piano per cui attraverso l’arte e si

simboli potesse legittimare il proprio potere, una macchina propagandistica molto

potente: in primo luogo, si riferisce all’impero per eccellenza, quello bizantino, facendosi

rappresentare in vesti orientali, secondo il principio dell’imitatio imperi. Si collega con

un’antichissima tradizione, scegliendo con grande attenzione i media figurativi.

Il primo monumento simbolo è la cappella Palatina a Palermo 1131:

La pianta sembra un impianto latino, ma dal dettaglio in alzato vediamo che in realtà il presbiterio

doveva essere un edificio ispirato alle piante centrale bizantina, poi rilavorata (per capirci il solo

presbiterio doveva essere la cappella, poi venne aggiunto il corpo longitudinale, che doveva essere

un’aula laica poi modificata affinché sembrasse come una navata).

Primo nucleo, la cappella originaria: da una parte si capisce l’imitazione della chiesa bizantina, dall’altra

osservando il soffitto vediamo il tipico motivo a “muqarnas”, soluzione decorativa propria

dell'architettura musulmana, originata dalla suddivisione della superficie delle nicchie angolari che

partono dalla base circolare della cupola, iniziando con un quadrato o un poligono di base, per poi

dividersi in numerose nicchie più piccole segno che i normanni sconfiggono gli arabi ma non li

cacciano; la decorazione della cappella è decorata interamente da maestranze bizantine, vediamo tre

absidi, quella centrale con una rappresentazione del panthokrator, a dx san paolo e a sx san pietro, poi

sostituito con sant’Andrea; nella cupola ancora Cristo Panthokrator tra angeli e iscrizione che cita Isaia

66,1 (modello di Dafnì). Nel tamburo della cupola vediamo i profeti con in mano i cartigli, e nei 4 angoli

gli evangelisti. Sulle pareti absidali tutto è organizzato intorno alla vergine, anche il ciclo non narrativo,

delle 12 feste bizantine, dalla natività alla dormitio verginis.

Nel muro del transetto nord vediamo la tribuna reale di Ruggero, come Carlo Magno ad Aquisgrana; e

da lì sono visibili alcune delle festività, con valenza regale, imperiale, come l’ingresso a Gerusalemme

che evoca la scena di adventus. E’ un chiaro simbolo di interpretazione del potere divino senza

mediazioni.

Attraverso le decorazioni di questa chiesa vediamo come doveva essere l’arte bizantina Comnena,

ovvero i bizantini a sud: le figure sono piatte, la linea ha la prevalenza, con grande cura nei dettagli

delle vesti che però sono piatte; continua il grande processo di astrazione, ma le figure sono pur

sempre raffinatissime nei volti, anche se primi di caratterizzazione e stereotipati. Troviamo quindi la

compresenza della cultura araba e bizantina.

Aula laica: con l’avvento dei successori di Ruggero si decide di trasformarla, con Guglielmo in

particolare che fonde insieme i due ambienti, e concepisce una nuova decorazione, lontana

dall’iconografia bizantina e più vicino quella occidentale, di Roma. Nella navata centrale vediamo le

storie dell’AT, mentre il quelle laterali quelle si San Pietro e Paolo, con chiaro riferimento a Roma e alle

basiliche paleocristiane. In controfacciata era posto un trono con sopra cristo in trono tra Pietro e Paolo,

nuovo simbolo molto chiaro dell’eliminazione delle mediazioni.

Cattedrale di Cefalù: 1131-1170

costruita da Ruggero II, luogo colmo di cultura normanna; si tratta di una chiesa munita, ovvero

fortificata e pensata per il controllo del territorio, e doveva anche essere mausoleo degli altavilla 

spostati. Un edificio di grandi proporzioni, completato a più fasi, perché nel 1154 Ruggero muore, e più

volte modificato; non troviamo una ripresa del modello bizantino, probabilmente l’idea della chiesa

fortificata venne dagli arabi, mentre l’impianto sembra nordici per le absidi allungate e il corpo

longitudinale, vicino a Cluny II, anche per il prospetto esterno chiuso dalle due torri. L’esterno è a due

livelli, prima un portico a tre formici di modello arabo, poi un campanile a base quadrata ed ultimo

livello cuspidato.

L’interno è tutto allungato, con imponente transetto molto vicino a Cluny, le navate sono divise da

arcate, a sesto acuto, con colonne sormontate da capitelli simili a quelli bizantini. Il tetto è a capriate,

nella navata centrale, in riferimento alle basiliche paleocristiane romane. All’interno troviamo due archi

trionfali, ma uno è stato modificato, forse Guglielmo I ha deciso di abbassarlo. La chiesa è costruita a

più registri, con il matroneo e il cleristorio.

Nel transetto è visibile il cambiamento di intervento, in quanto a sx tetto a capriate, a dx a campate a

crociera. Il presbiterio è sopraelevato, con tre absidi, ma la decorazione è concentrata nell’abside

centrale e nello spazio antistante (bema bizantino);

decorazione organizzata in maniera gerarchica, la volta decorata con 4 angeli, al centro dell’abside

cristo panthokrator, poi i diversi livelli dell’emiciclo:

Vergine tra i 4 arcangeli

 Pietro e paolo più i 4 evangelisti

 Apostoli Filippo, Andrea, Bartolomeo, Simone, Giacomo e

 Tommaso

Parete sx: immagine clipeata di Melchisedec, sotto Gioele e Amos, arichiaconi e i padri della chiesa

latina più in basso

Parete dx: Abramo nel clipeo, sotto Giona, Michea, Naum, Santi militari e infine i padri della chiesa

greca.

I mosaici risalgono al 1145 circa, quando si decide di rendere la chiesa mausoleo: il panthocrator

nell’abside è raffinatissimo, circondato di tessere d’oro e argento, in generale una vastissima gamma

cromatica, con anche interventi in pittura per rifinire i dettagli; la vergine con gli angeli presenta la

stessa raffinatezza, soprattutto nei volti, creati con gioco sottile di emulazione della pittura filamentosa.

Nonostante la prima decisione, la sepoltura di Ruggero II non viene rispettata: nel ’45 vennero realizzati

i due sarcofagi per cefalù, ma quando muore Ruggero il vescovo di Palermo decide di non porre il

sarcofago nella cattedrale, perché era incompleta, e quindi Ruggero viene tumulato a Palermo in una

tomba anonima. Il programma iconografico del mosaico molto discusso: o è un programma unitario di

Ruggero II, o è stato interrotto a cavallo tra Ruggero e il figlio Guglielmo I.

Cefalù ospita anche un chiostro, nel versante settentrionale dell’edificio, ma oggi se ne conserva solo

una parte perché fu distrutto in un incendio del XIX sec; costruito tra 1131-1166, doveva essere uno

spazio in parte coperto, dove poter camminare, e in parte aperto al giardino, legato alla cattedrale

come spazio di meditazione e raccoglimento; importantissimi i capitelli, che in ambito romanico

conquistano valenza narrativa, con figure animali o umane, acrobati, posizioni improbabili o ancora veri

e propri cicli narrativi, come le storie della genesi.

Santa Maria dell’Ammiraglio: 1143-51

si tratta dell’ultimo complesso ruggeriano, ma non ha l’aspetto del XII, fu cambiato ai tempi di Eloisa

Martorana, da cui prese anche il nome. Il nome originale, ammiraglio, deriva da Giorgio di Antiochia, al

servizio dell’Emiro di tunisia, poi assoldato da Ruggero per la conquista del Nord Africa, ed è

rappresentato nel mosaico inginocchiato ai piedi della vergine.

La pianta originale era con croce iscritta in un quadrato, con cupola al centro e volta a botte acuta nei 4

bracci, mentre nei quattro angoli volta a crociera. Nel 1151-85 l’edificio accoglie altri elementi come il

nartece, atrio e campanile, ma oggi vediamo una pianta ancora diversa frutto di interventi del 1588-90,

chiesa trasformata a croce latina, e distrutta la facciata; ancora nel 1683-6 vengono distrutte absidi e

mosaico.

Ai tempi di Giorgio doveva essere un vero e proprio parallelepipedo quadrato, 3 finestre per lato nelle

nicchie; 1151 nartece con tomba di giorgio e moglie, e mosaici con lo stesso ammiraglio e ruggero II.

Anche il campanile è successivo come detto, era di 5 piani ma l’ultimo è crollato per un terremoto; si

distacca dai campanili romanico nordici: 4 livelli uno diverso dall’altro, con decorazioni complicate ed

ornamenti arabi.

Interno della chiesa: la decorazione a mosaico del XII sec ora convive con le pitture barocche; al centro

la cupola, retta da 4 colonne, tutte di marmi diversi, che si innesta su un doppio tamburo e poggia su

un marciapiano quadrato su cui si innestano due tamburi ottagonali con evangelisti e profeti, accanto

invece vediamo le campate scandite da volte a sesto acuto; nella cupola mosaico cristo in trono, un

arcaismo legato all’iconografia occidentale, (a bisanzio si usava il panthokrator). Il resto del progetto

iconografico nelle campate era dedicato alla vergine: sull’arco annunciazione, presentazione al tempio,

sulle volte la dormitio verginis e altri episodi.

Ultima fabbrica normanna è la cattedrale di Monreale, 1172-85 da Guglielmo II, sviluppata

come un complesso regio, con duommo, monastero e palazzo, un polo di alternativa a

palermo, e anche nuovo possibile mausoleo dinastico. Doveva essere sede di un

arcivescovo che fosse fedele ai sovrani, allontanando quello di palermo fin troppo

autonomo. Importantissimo è anche il fatto che qui giunge una porta bronzea di Bonanno

Pisano, duomopisa: ha una struttura simile alla porta di San Ranieri, con formelle aggiunte

successivamente alla struttura portante lignea.

E’ molto più complessa di San Ranieri nella decorazione, sono 48 formelle con scene

bibliche (racconto in più scene), qui meno resa plastica di pisa in compenso, tutto viene uniformato al

bassorilievo. Accanto altra porta, Barisano da Trani, portale fianco Nord, più in linea arte bizantina no

narrazione solo succedersi di scene.

Facciata interessante per la parte superiore, gioco di arcate, mentre la pianta ha diversi riferimenti:

cefalù e la cappella palatina, sembrano infatti due corpi giustapposti, con il corpo presbiteriale molto

articolato, che presenta quasi un doppio transetto scandito dai due archi trionfali, il secondo è in

collegamento con absidiole laterali. La differenza con i monumenti di riferimento è il fatto che lo spazio

fu concepito in un’unica battuta quindi è molto più fluido del complesso di cefalù. Esterno decorazione

delle tre absidi, con arcate cieche, su colonnine lunghissimi che poggiano su paraste, ma il tutto è

contraddistinto dal colore: tricomia, nero delle pietre laviche, laterizi rossi e bruno dorato.

Interno: superficie a mosaico più estesa di tutti i complessi, programma decorativo molto articolato, per

cui hanno collaborato maestranze bizantine con locali, organizzando la decorazione su pareti laterali e

centrali; il tetto è a capriate. Nella navata maggiore AT, dalla creazione parete dx alla lotta di Giacobbe

ed angelo sx, e continua nel primo transetto, con scene della vita di cristo dall’infanzia alla vita

pubblica dx alla passione e pentecoste sx; mentre nelle navate minori miracoli, in continuazione con la

narrazione della vita di Cristo, mentre nelle cappelle ai lati predicazione pietro e paolo: unico complesso

dall’AT agli atti degli apostoli. L’abside riprende il costrutto gerarchico di Cefalù, con la figura del cristo

più piatta. Sui pilastri due pannelli: incoronazione Guglielmo da Cristo dx, dedicazione complesso alla

vergine da Guglielmo sx; sottarchi immagine clipeata santi. A destra del presbiterio sono posti i

sarcofagi di Guglielmo I\II

Il Gotico

Periodo arte europea occidentale che va dal XII-XV sec; gotico, ovvero barbaro con riferimento ai goti,

una denominazione coniata in ambito umanistico con connotazione negativa, che indicava particolare

tipo di scrittura inizialmente; un termine impiegato nel XVI sec nei trattati d’arte per designare un tipo

di architettura in accezione negativa perché lontana dal mondo classico Vasari definì il gotico come

la strana architettura dell’ile de france, dove la struttura portante è mascherata da decorazioni.

Rivalutata solo nel XVIII sec diffusione neogotico.

Caratteristiche del gotico: il gotico mostra i suoi caratteri soprattutto in architettura, si riconosce per

l’uso dell’arco acuto e volta costolonata e lo scopo di questo stile architettonico è quello di dare

elevazione

Nasce in francia, ile de france e borgogna, opus francigenum si impone nella cattedrale gotica con un

corpo monumentale, alto e luminoso, questa è la prima caratteristica lontana dal romanico luce.

ogni elemento architettonico ha funzione di contrappeso; Panofsky ha osservato la connessione tra

architettura gotica e la filosofia scolastica, la quale dice che il cosmo è legato alla ragione, e come

punto cardine ha la summa: logica organizzativa dei fenomeni in un complesso sistema causa effetto.

La cattedrale gotica è dunque una metafora del mondo: attraverso il suo slancio rappresenta la volontà

dell’anima di tendere a Dio. Il gotico è un fenomeno europeo ma

non solo in architettura, anche in scultura, pittura e arti mobili.

Strutture architettoniche:

Arco a sesto acuto: romanico usa quello a tutto sesto, adozione

 dal mondo orientale, permette più slancio

Campate con volta a crociera, con costoloni che seguono il profilo; la

 volta è acuta, e può avere anche più di quattro vele.

Pilastro a fascio: ancora più alto, articolato in più

 passaggi

Arco rampante permette di scaricare il peso dai muri

 della navata centrale all’esterno dove troviamo il

Contrafforte: reggono tutto il peso esterno, grazie a questi due elementi le pareti sono molto

 più alte e sottili

Pinnacolo: conferisce ancora più elevazione, cuspidato.

Le pareti devono poter scaricare il peso all’esterno anche perché esse sono traforate: importantissime

infatti sono le vetrate, elemento cardine per la luce a rappresentare Dio.

Per tutto il gotico dobbiamo parlare di due figure chiave: l’abate Surger di Saint Denis e Bernardo di

Chiaravalle

Abate Surger e Saint Denis:

Saint Denis è a nord di Parigi, Surger 1080-1151, personaggio chiave, consigliere di Luigi VI-VII, ha

come obiettivo quello di rendere Saint Denis più importane; il complesso legato a San Dionigi, primo

vescovo di Parigi decapitato a Montmatre, cui sarà dedicata una prima chiesa nel V sec, ampliata nel VII

sec da Dacoberto e poi ricostruita da Pipino il breve che voleva farla grande quanto san Pietro. Quindi ci

troviamo davanti ad un importantissimo complesso intanto perché ospita sepolture merovinge, con la

tomba della regina Aregonda del VI sec, ma anche successive: Saint Denis era un mausoleo, che ospita

tutte le sepolture dei re di Francia. Il piano di Surger a questo punto è quello di restaurare la chiesa,

intervenendo in due punti cardine: l’area presbiteriale e la facciata nel 1137-40, fa mantenere l’assetto

romanico, che vediamo nelle due torri, ma lo valorizza con portali, caratterizzati dalla strombatura, con

colonne e statue colonne che però sono state danneggiate durante la riv. Franc, e rosoni. L’intervento

più importante non è però quello in facciata quanto quello nel presbiterio: fa introdurre un doppio

deambulatorio, che permette l’afflusso di fedeli in diverse zone del complesso durante la celebrazione;

il secondo deambulatorio si apre in 7 cappelle radiali, che riprendono la macchina liturgica di cluny con

lo scopo di creare ambienti diversi, e sono coperte da volte ogivali a 5 vele, e sono introdotte per la

prima volta le vetrate: la parete sembra interamente di vetro, tutto retto dall’alternanza di colonne e

pilastri; le vetrate sono importantissimi non solo per la luce e il contatto con dio, ma perché ospitano la

narrazione, dato che gli affreschi sulle pareti non sono presenti. Il sistema di Surger mira a liberare il

volume interno ideale filosofico Dionigi l’aeropagita, neoplatonico V-VI sec che concepisce universo

come emanazione di luce.

Le vetrate sono eseguite da maestranze specializzate: il vetro si ottiene mescolando la sabbia con

fondente come il natron, e alla miscela fusa ad altissime temperature vengono aggiunti i pigmenti; poi

il vetro veniva soffiato, modellato e tagliato, quando veniva raffreddato si otteneva una lastra o un

disco.

Lavorazione:

1. Disegno su cartone e individuazione dei 3. Si fa un amalgama con l’ossido di ferro

colori per dipingere sopra

2. Si scelgono le lastre e si sagomano 4. Montaggio con bacchette di piombo

5. Cemento per il vetro

Da Saint Denis vengono influenzati i più importanti complessi dell’Ile de France:

Notre Dame di Parigi: oggi appare fortemente restaurata, la costruzione avviata nel 1160 e finita

 nel 1320; molto difficile distinguere l’originale dal restauro. L’esterno è coerente a quanto fatto

da Surger, facciata con doppia torre romanica, sotto portali strombati e statue colonna. L’interno

è a cinque navate con transetto a metà, che però non sporge, la struttura è compatta, sembra

quasi ad impianto centrale; l’elevazione delle pareti avviene scandita da diversi livelli: il più alto

è il cleristorio, con doppia finestra a lancetta e sopra rosone; importantissimo per reggere la

struttura è il pilastro a fascio, che corre per tutta l’altezza dell’edificio. Poi volte a crociera,

esapartite, due vele più piccole che permettono al costolone di scaricare il peso sul pilastro.

Infine importantissima la presenza dell’arco rampante.

Notre dame di Charte 1194-1230: il ’94 un incendio distrugge la cattedrale merovingia, quindi

 viene ricostruita nelle forme gotiche, ma si presenta come un palinsesto architettonico:

nell’incendio si salva la reliquia del velo di maria, la cripta e la facciata in parte. Inserite due alte

torri, una è più tarda del XVI sec, in facciata anche i portali; la pianta è a tre navate, con

transetto centrale sporgente tanto da far sembrare la pianta a croce greca. Ospita un doppio

deambulatorio in abside, e anche qui la parete si sviluppa su più livelli: in basso le arcate, più in

alto il triforio e al culmine il cleristorio. Questa chiesa ha uno slancio grandissimo, grazie al gioco

di contrafforti che permette l’altezza della navata centrale contro la bassezza di quelle laterali.

Ospita una superficie altissima di vetrate le quali hanno un programma iconografico complesso,

come in realtà tutta la chiesa: in facciata nelle sculture giudizio universale, nella navata le

finestre rappresentano San Martino, nel transetto AT e vergine, e nell’abside annunciazione,

visitazione e maestà.

Saint Chapelle 1241-48 arriviamo al virtuosismo massimo del gotico: era la cappella palatina

 presso il palazzo reale, reliquiario delle corona di spine e di un frammento della croce, è come

una teca, si ha l’impressione che il soffitto sia come sospeso: Pierre de Matrevil, ci troviamo

davanti al gotico Rayonnant (radiante o fiammeggiante) l’architettura non esiste più sono tutte

vetrate, dove sono rappresentate scene di At, cristologia, san giovanni battista ed evangelisti;

nel presbiterio ciborio che copre l’altare realizzato come una piccola architettura stilizzata e

segnata da pinnacoli. Più livelli, cappella inferiore massiccia e molto bassa, contiene le reliquie,

ma è come fondamento, poi la cappella superiore tutta in altezza. L’intero complesso è privo

degli archi rampanti, tutto si regge tramite l’uso dei contrafforti.

Bernardo di Chiaravalle

introduzione dell’architettura cistercense, nemico di Suger: la regola benedittina entra in crisi,

soprattutto in riferimento al fasto della chiesa e la convinzione che dopo cluny i monaci debbano

tornare al lavoro movimento Cistercense, ebbe origine dall'abbazia di Cîteaux (in latino Cistercium),

in Borgogna, fondata da Roberto di Champagne nel 1098 e sorse all'interno della congregazione

cluniacense, dal desiderio di maggiore austerità di alcuni monaci e da

quello di ritornare alla stretta osservanza della regola di san

Benedetto e al lavoro manuale, grandissima importanza del

culto mariano. L’abbazia di Citeaux purtroppo venne distrutta,

ma ne abbiamo altri modelli dalle varie fondazioni; Bernardo di

Chiaravalle è la figura più illustre dell’ordine cistercense: entra a

Citeaux nel 1113 e nel 1115 fonda con 12 compagni il

monastero di Clairvaux, chiaravalle, a cui si ispireranno poi

almeno 70 fondazioni in tutta Europa.

Le abbazie cistercensi sono vere e proprie città autonome

fondate sul modulo del quadrato, considerata la figura perfetta;

tutto ruota intorno alla corrispondenza tra intero e parti, su

questo modello si sceglie di costruire l’abside quadrata: la

matematica diventa il modo di razionalizzare tutti i processi, ma per la filosofia di Chiaravalle non basta

la ragione tre momenti per raggiungere dio, Cogitatio per indagare il mondo, Meditatio per riflettere,

Contemplatio per lo slancio mistico.

Nell’equipe dei cistercensi troviamo figure più disparate, architetti, urbanisti etc, è una vera e propria

città indipendente che ruota tutto intorno al quadrato del chiostro.

Abbazia di Fontenay: seconda costruzione di Chiaravalle 1139-47, in origine era preceduta da un

portico, pianta a croce latina a tre navate, con volta a botte, l’interno p caratterizzato da estrema

povertà: gli elementi gotici si ritrovano nell’arco a sesto acuto, ma siamo davanti ad un assetto spoglio,

l’unico elemento è la luce, dalle finestre lungo tutto il perimetro. NO romanica per arco a sesto acuto e

luce.

Abbazia di Fossanuova: i cistercensi in Italia, fondazione del 1135, a Roma, consacrata da Innocenzo

III, riprende il modello francese sviluppandosi intorno al chiostro quadrato, la pianta è a croce latina con

abside quadrata. In esterno struttura scandita dai contrafforti, che somigliano più a quelli romanici però

perché sono privi degli archi rampanti; all’interno pilastri a fascio, su cui si innesta una semicolonna,

che però non tocca terra; l’architettura è scandita tra campate e finestre, sono ovunque sia sulla navata

che un transetto; luce bianca e pura entra nella chiesa completamente spoglia per impedire distrazioni.

Altre fondazioni italiche sono l’abbazia di Casamari e San Galgano.

La scultura Gotica:

già dal romanico si era affermato il legame tra scultura e architettura, ma lentamente la scultura

riacquista una sua individualità. Nelle configurazioni dell’Ile de France l’architettura dipende dalla

scultura, la scultura sagoma gli elementi architettonici, come nella porta, che è il limite tra il mondo

naturale ed ultraterreno. La scultura si attua sempre in accordo con la Summa, attraverso la scultura

sono infatti trasmessi gli insegnamenti più complessi, la narrazione; l’AT in questo contesto si collega

sempre al NT, attraverso il preannuncio, quindi le profezie, oppure la prefigurazione tramite il rapporto

tra figure AT e NT, o ancora la Genealogia, tramite gli antenati di Cristo come per l’albero di Jesse.

In facciata il sistema scultoreo è da collegarsi con il portale, il timpano, le statue colonne un sistema

di rimandi tra antico tese e nuovo, e sono inserite nella strombatura del portale. Anche l’arco è pieno di

figure, che camuffano gli elementi strutturali.

L’idea di Suger si vede nella cattedrale di Chartes, dove i portali realizzati tra 1145-70: il programma

iconografico è volto ad esaltare Dio tramite gli antenati e i seguaci; nel portale immagine di cristo nella

mandorla, mentre la narrazione del Nt è affidata ai capitelli; il secondo portale invece vergine con

bambino, con arti liberali e sette saggi dell’antichità, e in basso infanzia cristo. Nel terzo portale

ascensione, sugli archivolti troviamo il tema dello zodiaco e dei mesi, mentre le statue colonna

rimarcano quelle di Suger a Saint Denis, per la loro tridimensionalità e lo sguardo all’antico.

Cattedrale di Reims: 1219-XV sec nei portali rapporto scultura e architettura è rivoluzionario, perché

la scultura diventa ora autonoma: sono figure a tutto tondo, appoggiate ai pilastri, come la vergine con

bambino; si muovono nello spazio con naturalezza, sicuramente gli

autori hanno studiato ritrattistica antica, senza riprenderne del tutto

la mimesis perché le forme sono sempre un po’ spigolose.

Torniamo in Italia con le sculture di Benedetto Antèlami 1150-1230

a lui sono riconducibili due importantissime opere: nel duomo di

Parma la deposizione della croce del 1178 e nel battistero la porta

con l’adorazione dei Magi del 1196.

Benedetto parte dalla tradizione del romanico padano, e lo stile di

Wiligelmo a modena, e si unisce alla sua conoscenza della cultura

d’oltralpe francese. In lui quindi confluiscono due tradizioni: Romanico Padano <-> stile scultura

oltralpe.

Secondo alcuni, Quintavalle e Gandolfo, deve anche aver lavorato o viaggiato in Francia.

Deposizione della Croce 1178: riprende alcuni tratti di Wiligelmo al duomo di Modena; quest’opera è

recuperata da una lastra nel transetto, ma in realtà doveva essere situata su un pulpito, che doveva

essere formato appunto da queste lastre rette da colonnine. Dovevano essere tre, il trittico doveva

essere formato da deposizione, ultima cena e Maiestas, sono rimasti solo i leoni che dovevano essere

alla base delle colonne del pulpito, e capitelli con la Genesi. La deposizione è in marmo veronese, scena

inquadrata da una fascia con tralcio vegetale creato a Niello, ovvero incisione e amalgama di pasta

vitrea nera per dare effetti di contrasto. Sappiamo che è del 1178 per via dell’iscrizione; l’opera è divisa

attraverso asse verticale della croce in due ambiti: a sinistra abbiamo i credenti, sia le donne,

precedute da San Giovanni, mentre a destra ci sono i non credenti, la sinagoga con un angelo che ne

incorona la testa. Al centro Cristo viene deposto. Le figure sono stereotipate, convenzionali, Antelami

scolpisce scene con fitti solchi, riprendendo il modello parigino di Chartes.

Battistero: 1196-1320 Antelami fu qui scultore e architetto, la data la sappiamo tramite l’iscrizione

sulla porta con adorazione dei magi. A livello architettonico è un battistero di forma ottagonale, tipico

dell’epoca paleocristina, il volume dialoga con spazio circostante tramite alternanza di pieni e vuoti: tre

facce svuotate con i portali strombati, le volte sono a tutto sesto e i portali ornati di rilievi. Salendo

abbiamo 4 ordini che presentano alternanze tra pilastri e logge; il loggiato cieco ha davanti le colonne,

che però sono spostate e fuori asse nell’ultimo piano. All’interno primo piano sistema di nicchie, non

otto ma moltiplicato a 16, quindi non c’è dialogo tra interno ed esterno. Il secondo pano ospita le

loggette e poi cupola costolonata, come fossero nervature; sicuramente l’assetto è di Antelami, ma ci

hanno lavorato fino al ‘300 quindi la cronologia è relativa:

Primo step 1196-1216, dai portali fino al secondo livello loggiato

 Secondo step 1259-70 Antelami ormai è morto, il lavoro passa in mano ai

 maestri campionesi che finiscono cupola interna

Terzo step 1302-21 finita la galleria cieca e il tetto.

Le sculture rivestono sia l’interno, con nicchie dove sono raffigurati temi della vita dell’uomo, e

l’esterno sugli stipiti e lunette. Il programma iconografico è legato alla Summa, Antelami traduce

secondo un linguaggio italico il tipo di immagini francesi: i portali delle lunette esterne con Leggenda di

Barlaam (compare nel ‘200, rielaborazione in chiave cristiana della storia di Buddha, rappresentazione

allegorica della vita umana; Barlaam su un albero minacciato da un drago e con accanto un favo vita

dell’uomo insidiata al male, vita precaria divisa tra dolore che è il drago, e la salvezza che è il favo)

adorazioni dei Magi, Giudizio universale; paramento del battistero con statue re e profeti AT,

probabilmente posizionate dai campionesi; nel paramento murario

sono poste anche lastre scolpite, a fregio continuo, con immagini dei

bestiari, figure fantastiche e mostri. L’interno: da una parte, quattro

lunette con rilievi che riprendono l’iconografia di Chartes, con la

presentazione al tempio, la fuga in Egitto, Cristo in trono; poi il ciclo

dei mesi, figure a tutto tondo poste sopra le lunette nelle logge tra

una colonna e l’altra; sono totalmente svincolate dalle architetture, e

ogni mese è caratterizzato: Gennaio come un vecchio, ma anche

Giano Bifronte che guarda al passato e al futuro; febbraio\marzo\aprile

lavoro dell’uomo; maggio esercito che si muove in guerra; giugno

raccolta frano; luglio battitura del grano; agosto un bottaio; settembre

vendemmia; ottobre semina; novembre raccolta delle rape; dicembre raccolta legna.

Federico II e le arti: figlio Enrico IV imperatore e Cost d’Altavilla, il suo impero ha un territorio

vastissimo, è un grande uomo di cultura e importantissimo politico che si pone come modello Augusto,

col fine di creare uno stato centralizzato e burocratizzato (vedi costituzioni di menfi detto anche liber

augustalis); promuove il recupero del mondo romano, visto da sempre come modello di uno stato forte.

Vuole costruire sul territorio una rete di castelli e fortificazioni per garantire il controllo, prende esempio

dal nonno Ruggero II con l’architettura militare. La sua reggia era a Foggia, ma purtroppo non si è

conservata, però possiamo vedere il castello di Bari, ad essa molto simile: è concepito come una

struttura quadrilatera, rafforzata da torri angolari, unisce il modello del torrione fortificato normanno al

castello, e aveva molte funzioni: residenziale, simbolica, difensiva, economica.

Nel 1240 arriva a costruire quasi 250 castelli in tutto il territorio italiano; nella costruzione, un ruolo

fondamentale ha l’influenza cistercense, infatti Federico chiama artisti cistercensi, e questo possiamo

vederlo nel ruolo fondamentale del quadrato e della campata; Federico favorisce l’inserimento dei

cistercensi in Italia, soprattutto al sud dove costruisce abbazie (San Galgano finanziata da lui).

Castel Del Monte: 1240 nasce come residenza di caccia, pianta ottagonale con torri angolari, sempre

ottagonali, e l’interno con cortile ancora ottagonale; si presenta come una fusione insieme di più

modelli

Figura piana regolare deriva dal castrum Torre fortificata Normanna, il Donjon

 

Romano Modello cistercense di Fontenay

Richiama il Ribat, struttura fortificata

 orientale, sulla costa

Tutta la superfice è scandita da ambienti divisi dalla campata, ma il costolone non è legato alla volta, è

puramente decorativo; la facciata è un richiamo all’architettura classica; riuso di elementi antichi in

forma gotica.

Porta Trionfale di Capua: 1234-9 porta fortificata a presidio della città, importante perché era il

confine tra il regno di sicilia e lo stato della chiesa, oggi si conserva solo il basamento e alcuni disegni

del XV-XVI sec, il più importante di Francesco Giorgio Martini e incisione di Andrea Mariano: sappiamo

che la porta doveva essere stretta tra due torri, con programma scultoreo sulla giustizia terrena

celebrata, simbolo del potere detenuto da Federico in contrasto a quello del papa.

Nicola Pisano: la sua bottega sarà capostipite di una scuola che avrà due correnti principali, quella del

figlio Giovanni e di Arnolfo di Cambio. Dubbi sulla sua nascita e morte, sicuramente attivo nel XIII sec

1220 o 25-1278 o 84, ha avuto un grandissimo impatto nella scultura, perché tramite lui l’uomo e

l’ambiente terreno tornano ad essere considerati degni della rappresentazione; come Giotto in pittura,

Nicola sposta l’attenzione sull’uomo e sui suoi strumenti, siamo di fronte all’umanizzazione dell’arte.

Dalle fonti su di lui sappiamo che doveva essere pugliese, è stato ipotizzato che sia cresciuto a contatto

con maestranze federiciane e cistercensi (ricordati il torso acefalo di Federico II, per posizione e

panneggio ha sapore antico, ripresa iconografia augustea; e busto di Barletta con due stili diversi,

ritratto augusto e statuaria gotica); poi va al centro nord, perché qui si investe sulle costruzioni

cittadine; dall’ambito federiciano apprende però l’apertura al classicismo e la cultura transalpina gotica

dai cistercensi. Fu scultore ed architetto, nei cantieri aperti a Pisa dal Visconti, Nicola fu chiamato a

portare a compimento il Battistero di Diotisalvi: parte dal II ordine, vediamo l’innesto dell’architettura

gotica da lì in poi, con l’aggiunta di cuspidi, sculture interne che sono del figlio Giovanni e l’aggiunta

della cupola per chiudere la struttura conica di Diotisalvi. Poi va a Siena dal 1247-68 e lavora insieme a

maestranze cistercensi al Duomo: impianto a croce latina, tre navate, scandite da campate rettangolari

sostenute da pilastri a fascia (elemento romanico + gotico). Si sviluppa con slancio verso l’alto che è

però smorzato dall’architrave, e ancora di retaggio romanico è la bicromia. Cupola nel transetto poggia

su sei pilastri esagonali, è irregolare sia nella forma che nell’altezza. Dal 1284 subentrerà Giovanni, ma

entra in conflitto con i capi del cantiere: nonostante ciò riuscirà ad inserire nella navata centrale e

facciata gruppi scultorei. A Pisa, Nicola realizza anche il pulpito per il battistero, un’opera

importante che condizionerà tutto il ‘200 europeo: fino a questo momento il pulpito era un

parallelepipedo retto da due colonne, e ancorato alla parete; Nicola riesco a svincolare una struttura

autonoma, un prisma esagonale costruito secondo moduli della scuola cistercensi, ma che ruota intorno

al ruolo principe della scultura che ritma tutto il programma decorativo; è un corpo unico costituito da

cinque placchette: la natività, la presentazione al tempio, la processione dei magi, la crocifissione e il

Giudizio universale. La struttura è retta da colonne e una centrale, alcune libere altre hanno come base

i leoni; sopra le colonne 4 virtù, mentre nei pennacchi dell’arco profeti ed evangelisti. Lo stesso pulpito

quindi presenta un programma iconografico molto ardito: i leoni rappresentano il mondo terreno, le

sette colonne sono i sacramenti. La scultura ha un forte plasticismo nelle figure, che fanno da

contrappeso l’una all’altra e sono moltissime in una placca sola; Nicola sperimenta l’assetto fino ad

arrivare alla crocefissione: lo sfondo scompare, sono solo figure realizzate dall’alto rilievo al quasi tutto

tondo, elementi sempre più aggettanti. Molti elementi sono ripresi osservando l’antico, ad esempio la

vergine nella natività ricorda Fedro e Ippolito di un sarcofago del II sec al campo santo di Pisa, la

presentazione al tempio un Dioniso ebbro in un cratere neo attico.

Un altro pulpito importante è quello di Siena 1265-69: Nicola lavora con il figlio Giovanni e Arnolfo

di Cambio; vediamo i primi elementi di trasformazione: sempre forma poligonale, ma qui è ottagonale,

e cambia molte cose, infatti se prima l’architettura divideva gli spazi della scultura scandendone le

scene, adesso la scultura è la protagonista assoluta, perfino le colonne sono sculture scolpite, il

fregio è continuo come fosse in perenne movimento. Vediamo anche scene nuove: la strage

degli innocenti e il Giudizio universale in due scene, con cristo posto al centro come una

delle colonnine; alla base sette arti liberali e della filosofia. Nella decorazione il

gran numero di personaggi fa scomparire completamente il fondo, la profondità

spaziale supera la distanza tra cornice e fondo, è profondissima perché Nicola usa il

trapano per i dettagli.

Quella di Nicola Pisano è una vera rivoluzione che ruota intorno al Naturalismo

Gotico + Gravitas Classica

Giovanni lavorerà dall’inizio insieme al padre, prima come discepolo per poi divenire più autonomo, ma

un’opera realizzata dai due è la Fontana maggiore di Perugia del 1273-8. E’ molto importante per la

convivenza tra scultura e architettura; è composta da due vasche, la prima retta da 58 colonnine, la

seconda molto più piccola; la vasca inferiore è un continuo gioco di lastre scolpite, raccordate da

pilastrini a fascio sugli stipiti e colonnine all’interno. Nella superiore invece dei pilastri abbiamo delle

statue scolpite, figurine, ma le lastre sono invece prive di rilievi (effetto in negativo). Il programma

iconografico è complesso: nella prima vasca ciclo storie umanità, adamo ed eva, sansone, davide,

romolo e remo, seguito da un ciclo naturalistico di mesi e segni zodiacali; in quella superiore invece

statue colonna sono le personificazioni di carattere religioso, civile, poetico e geografico. Al culmine

della fontana trittico in bronzo con Perugia, Domina Clusi (chiusi) e Domina Laci (trasimeno). In questa

fontana dunque convivono insieme ambito spirituale e temporale.

Giovanni Pisano: anche su di lui dubbi per la nascita 1245 o 8-1318; si forma col padre fin da

piccolissimo, coinvolto nella costruzione di entrambi i pulpiti. A Pisa lavora alla Vergine con Bambino

1275-8, al camposanto, possiamo osservare grande distanza dal padre: usa la scultura come mezzo di

rappresentazione dei sentimenti ed emozioni forti; è molto vicino alla vergine di Fontenay, ma qui non è

serena, guarda il figlio consapevole del suo fato. gli anni successivi sarà ancora a Pisa fino al 1284,

quando concluderà il terzo ordine del battistero e il corpus di statue decorative all’esterno. Conosce i

cantieri d’oltralpe sicuramente, e ciò si vede nella facciata della cattedrale di Siena dove cura i portali

strombati; qui l’architettura e progettata tutta in funzione della scultura, con il programma iconografico

che ruota intorno a Maria. Giovanni dunque parte dalla scultura antica, ma le sue figure si muovono

nello spazio, infatti sono molto spesso statue a tutto tondo, trova una nuova mescolanza di classico e

gotico rispetto al padre, un nuovo equilibrio capace di conferire anche emozionalità, pathos.

Pulpito di Pistoia: 1298-1301 qui in parte recupera l’impianto paterno, con la pianta esagonale, ma

abbiamo un lavoro più slanciato ed emotivo nelle sculture; alla base Sant’Andrea raffigurato come

Atlante che regge la struttura, affaticato per lo sforzo. Le novità sono leggibili nella zona mediana, dove

vengono inserite le sibille antichità pagana, ma anche nei pennacchi con re e profeti AT, e infine nei

rilievi: figure a fregio continuo, che dialogano tra loro e con lo spazio, è come se Giovanni scattasse

un’istantanea, con la linea che domina la scena e il chiaroscuro ottenuto col trapano che dà profondità

e supporta il patetismo, come nella strage degli innocenti, caratterizzata dalla disperazione e

dall’assenza della compostezza data dal padre.

Pulpito duomo Pisa: 1301-1311 sostituisce quello di Guglielmo, che verrà mandato a Cagliari,

andando ancora oltre e superando l’impianto del padre: la parte superiore diventa quasi circolare

perché i rilievi sormontano completamente l’architettura poligonale, aggettanti verso l’esterno. Non

solo l’area superiore, anche le colonne sono sculture a tutto tondo, come la Mater Ecclesia, le Virtù, al

centro le arti liberali. Il basso rilievo delle lastre diventa sempre più profondo, orami più vicino al tutto

tondo.

Arnolfo di Cambio: 1240 o 5- 1302 o 10

Nasce in provincia di Siena, e dalle fonti sappiamo che oltre a Pisano, conosceva sicuramente l’ambito

cistercense e la corte angioina, infatti lavora alla statua di Carlo d’Angiò nel 1277, quello che oggi

vediamo è però un restauro degli anni ’80: era del tutto dipinta, doveva rappresentare re Carlo in caso

di assenza nel palazzo senatorio di Roma, in quanto era stato rivestito di tale incarico; fu manomesso

già in passato, all’epoca di Sisto IV nel ‘300, quando venne smussato il panneggio e rifatte le mani;

l’immagine di Arnolfo è però potente, sacra, impassibile, ispira sentimenti di autorità e giustizia, su

modello della statua acefala di Federico II. Opera parallelamente ai due Pisano nella fontana minore

di Perugia, dal 1277-8: complementare a quella concorrente, purtroppo fu smontata e la conosciamo

in pezzi. Doveva avere forma poligonale, con due bacini concentrici, circondata da colonne libere con

due bronzi, un grifo ed un leone; ciò che sappiamo è dato da cinque frammenti, gli scribi, gli assetati, la

brocchifera e il paralitico. Arnolfo crea una nuova misura dello spazio, concentrata sull’azione

dell’uomo, quindi compie un passo ancora più avanti verso l’umanizzazione dell’arte, parte dal modello

antico, che però ora è solo un passaggio obbligato per rappresentare il vero: le figure sono sempre

legate in architetture gotiche un tutt’uno con la scultura. Osservando il paralitico ci accorgiamo di come

questa figura sia importantissima: la Romanini nota una sorta di stampella che usa il paralitico, uno

strumento vero per spostarsi, quindi è proprio un riferimento al reale, ma per arrivare a tale

rappresentazione Arnolfo studia prima l’antico, ovvero la rappresentazione del Tevere a villa Adriana.

Di grandissima importanza tra i lavori di Arnolfo è il monumento funebre al cardinale de Braye del

1282, oggi no collocazione originale, era nella chiesa di San Domenico di Orvieto, ma ore resta solo il

transetto perché il corpo longitudinale della chiesa fu smontato; siamo davanti al monumento funebre

per eccellenza, dal forte slancio centrale, composto da vari blocchi: quello inferiore con lo zoccolo in

marmo, la camera sepolcrale e lo sviluppo a piramide con la vergine e i due santi. Durante intervento di

restauro del ’96-2004 fu riconosciuto che la parte più in basso doveva essere più larga, sopra lo zoccolo

troviamo il livello con le colonnine le quali non sono in asse in asse con le paraste e le arcatelle cieche,

e questo perché ciò crea un effetto ottico che produce profondità. Il defunto viene rappresentato due

volte da Arnolfo: una nella cella, come defunto vero e proprio e dal volto veramente realistico, forse un

calco, con ai lati figurine che aprono o chiudono le tende e danno senso di movimento; un’altra come

vivente nell’aldilà al cospetto di vergine e santi. Qui vediamo San Domenico e San Marco, sculture a

tutto tondo che dietro però sono piatte: si scolpisce soltanto ciò che si vede. Molto interessante il fatto

che per la Vergine Arnolfo è partito proprio da una statua antica che ha deciso di rilavorare, per poi

aggiungere il bambino, prende quindi una statua del II sec e la goticizza.

L’antico per questo scultore è il veicolo attraverso il quale recupera la rappresentazione del

reale.

La basilica di San Francesco ad Assisi

Tre generazioni si avvicendano nella decorazione, artisti che si susseguono fino al ‘400; è il

monumento gotico italiano per eccellenza. Nel 1226 muore san

Francesco d’assisi, nel 1228 già si predispone il terreno per la

basilica e del 1253 la basilica verrà consacrata da Innocenzo

IV.

Il complesso va diviso in diversi livelli

Basilica inferiore, costituita dalla

chiesa sepolcrale +cripta dove sono poste le

spoglie di San Francesco

Basilica superiore, papale e

conventuale.

Il complesso nasce subito come proprietà della santa sede, quindi viene concepita con due piani, forse

su modello della Saint Chapelle di Parigi la basilica inferiore è divisa in campate, quasi quadrate, con

volte a crociera molto basse e ad altezza uomo e pilastri molto tozzi; la pianta è a croce latina, cui poi

sono state aggiunte cappelle ai lati, il cui inserimento ha provocato in parte la distruzione degli

affreschi murari: dovevano essere cinque storie per parete, dedicate a san Francesco e al Cristo, proprio

per segnalare la loro correlazione, ed erano basate sulla vita secunda di Tommaso da Celano, prima

della biografia ufficiale di San Bonaventura (forse distrutte proprio per questo motivo). Non abbiamo il

nome dell’artista, per questo chiamato il Maestro di San Francesco, forse un pittore dell’italia centrale

di cultura umbra o pisana, ma conosceva sicuramente anche la pittura gotica d’oltralpe; stile intriso di

tanti elementi diversi, perfino orientali, caratterizzato da pittura smaltata, come influenzata dalle

vetrate gotiche. La basilica inferiore nasce così bassa perché ricrea la stessa funzione statica e di

fondamento della Saint Chapelle, caratterizzata dalla muratura spessa e compatta. La cripta è invece al

terzo livello inferiore, ma fu costruita nel 1818 ed è di stampo neoclassico.

La basilica superiore: vicina all’architettura d’oltralpe per le vetrate che scandiscono le pareti, campate

slanciate e pilastri a fascio. E’ a navata unica, con transetto e abside poligonale, e l’elemento che più

richiama architettura gotica è il fatto che ad 1\3 dell’altezza lo spessore del muro si riduce e crea un

effetto ottico che slancia la muratura, chiamato passage remois, che vediamo sia a Reims che a Notre

Dame, simbolo dell’ottima conoscenza dell’architettura d’oltralpe; riconoscibile anche per la volta “ad

ombrello” con vele alle quali corrispondono tre vetrate, due lancette e un rosoncino. Al contrario del

gotico francese però, qui la pittura ha ancora un ruolo fondamentale e la facciata romanica, tranne che

per il portale strombato, riconoscibile nell’uso del paramento murario a pietra rosa tipico del romanico

umbro e lo schema a capanna, con rosone al centro, lineare e tagliata da cornice, con impianto largo e

pesante.

Su quale sia l’architetto artefice di questo innesto gotico romanico ci sono diverse ipotesi:

Frate Elia da Cortona, che sarà poi scomunicato perché consigliere di Federico II; se lui fosse

o l’artefice allora la datazione sarebbe dal 1229-39, con la basilica inferiore entro il ’30, e la

consacrazione del ’53 un atto simbolico

Antonio Cadei, ’53 come data finale del completamento del lavoro, e basilica inferiore finita nel

o ’39

L’aspetto attuale del complesso deriva però dai restauri di sisto V del XV sec.

Assetto decorativo: la basilica superiore ha visto due generazioni di artisti nel ‘200, assisi è un punto di

incontro tra i vari pittori italiani, che cercano soluzioni adatte, introducendo novità che la faranno da

padrone per tutto il ‘400.

I lavori cominciano dal transetto e dall’area presbiteriale e il primo elemento ad essere inserito è quello

delle vetrate, poi le pitture, ma tutto il complesso subì pesanti restauri nel ‘900:

Le vetrate

Area absidale: scene AT\NT, che sono opera di officine della Germania Nord\Ovest nel 1253,

 vengono chiamate le maestranze più in voga

Nel transetto maestranze francesi con storie della genesi a sud e dell’apparizione di cristo a

 nord

Nelle navate storie apostoliche in rapporto a San Francesco, fatte da due officine una francese

 una italiana.


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Corso di laurea: Corso di laurea in storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher powell100 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Bordi Giulia.

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