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Arte medievale

Introduzione al medioevo

Prof Bordi

Il medioevo va dalla fine del mondo classico alla sua rinascita, dal 476 con la deposizione di Romolo Augusto da parte di Odoacre, al 1492, ovvero alla scoperta dell’America. L'alto medioevo comprende il IV-XI secolo, diviso in IV-VI come tardo antico/paleocristiano e VI-XI come alto medioevale.

Inizio del medioevo

I tratti caratteristici dell’inizio del medioevo, periodo tardo antico, sono:

  • Istituzionalizzazione del cristianesimo come religione dell’impero romano
  • Invasioni barbariche e società germanico-romane
  • Organizzazione della chiesa ufficiale
  • Fine del sistema economico imperiale e del controllo delle province dopo la morte di Alex Severo

Siamo in un grande momento di sfaldamento dell’impero, ed è in questo scenario che si afferma Costantino (280-337). All’imperatore nel 315 venne innalzato il celebre arco, voluto dal senato e dal popolo per celebrare il decennale del suo impero, ed è un monumento che fa da spartiacque tra l’età classica e il medioevo. È un monumento composito, che appare organico ma è un patchwork di epoche e stili diversi, ed è infatti visibile un grande contrasto tra i manufatti di epoca costantiniana e i più antichi del I-II sec; qualcosa stride tra loro. È dunque fatto di spolia, ovvero osserviamo un grande riuso consapevole di diverse età.

Motivazioni del reimpiego

  • Reimpiego pratico: riuso di materiali più economici. Anche la stessa struttura dell’arco è di reimpiego, forse era un arco di Adriano, dal quale fu eliminato l’attico per ricostruirlo ex novo, mentre le volte di tutti e tre i formici sono adrianee.
  • Reimpiego ideologico: si sceglie di prendere i pezzi con la volontà di nobilitare e legittimare il nuovo con messaggi dall’antico. I fregi che corrono lungo la struttura sono di età costantiniana, e si vede che i personaggi raffigurati sono più tozzi, schiacciati, figure meno leggere rispetto a quelli degli altri secoli.

Descrizione dell'arco di Costantino

Adriano (tondi) e Marco Aurelio (pannelli sull’attico) sono rappresentati nei rilievi, nei quali i ritratti degli imperatori sono stati sostituiti dall’immagine di Costantino. Sappiamo che l’arco era anche policromo, in quanto vi erano utilizzati diversi marmi: marmo di Luni, il lunense, per le parti bianche, insieme al proconnesio; marmo cipollino, per le basi dei daci; marmo paonazzetto, con striature nere, per i guerrieri daci; giallo antico per le colonne; porfido per il rivestimento intorno ai tondi.

Descrizione dei fregi e dei pannelli

Attico: sull’attico vediamo l’iscrizione dedicataria di età costantiniana, con davanti i guerrieri daci di età traianea e segmenti del fregio del foro di Traiano sui lati brevi (lato sud adlocutio e lustratio con presentazione dei prigionieri; lato nord profectio) e nei formici. Infine, i rilievi presentano in origine episodi della vita di Marco Aurelio, probabilmente dell’età di Commodo, dedicato poi al padre.

Formici: troviamo qui i tondi di età adrianea, dove sono state rielaborate le teste, e vediamo scene di caccia e rituali religiosi; i fregi invece sono di età costantiniana, e si leggevano da ovest a est.

Stile e rappresentazione

Ovest: profectio di Costantino da Milano; Sud: assedio di Verona e battaglia di ponte Milvio; Est: Adventus a Roma; Nord: adlocutio nel foro (rappresentati arco di Tiberio, basilica Giulia, rostra di Diocleziano con monumento dei tetrarchi e arco di Settimio Severo) e liberalitas, elargizione al popolo. Il modellato di questi fregi è abbastanza essenziale, le figure sono ammassate e non naturalistiche, con forte chiaroscuro (uso del trapano): è evidente la tendenza anticlassicista e geometrica; nel rilievo è assente la prospettiva, le figure sono disposte su due ordini secondo i canoni della prospettiva ribaltata, e manca la mimesis, il naturalismo. Nei lati brevi sono rappresentati i due tondi con la Luna e Sole, rappresentanti l’eternità, mentre accanto ai formici troviamo i fiumi, che sono i riferimenti geografico spaziali.

Linguaggio artistico consapevole di Costantino

Tutto ciò traduce una scelta di linguaggio ben consapevole: lo scarto stilistico è enorme, ma non è per incapacità. Le figure di Costantino sono “paratattiche”, ovvero una accanto all’altra tutte rivolte verso la stessa direzione, vicine ad indicare una figura centrale, e ciò è essenziale per esprimere l’ordine gerarchico. Costantino ha l’obiettivo di trasmettere la sua autorità universale, e infatti tutto converge su di lui, e questo è un segno di arte manifesta, simbolica, che riprende l’arte plebea, la quale usava forme dirette per comunicare semplicemente con il linguaggio immediato, ottenendo uno stile non aulico né classico. Si sceglie questo stile tipico dell’arte provinciale e plebea: al potere erano allora i coloni, mercanti, soldati delle province, e sui monumenti si affermò la loro arte. Questo riuso consapevole viene anche dal fatto di ricollegare Costantino a quelli che sono considerati i buoni imperatori, prima della crisi del III secolo, e legittimare il suo potere.

La prima arte cristiana

L’iconografia cristiana dei primi secoli utilizza due tipi di immagini: immagini segno ed immagini narrative; le prime si distinguono perché molto brevi nel messaggio e sono quelle più frequenti negli affreschi catacombali e sui sarcofagi; esse non descrivono avvenimenti per intero, il loro scopo è quello di risultare intellegibili a coloro che le osservano, per questo suggeriscono soltanto le vicende attraverso un processo di semplificazione e sintesi, che le rende accessibili al livello di comprensione del cristiano dell’epoca.

  • La nozione di pietas espressa dall’orante
  • La nozione di filantropia del Buon Pastore

Queste sono immagini che si pongono in continuità con la tradizione pagana, e infatti l’iconografia cristiana era volta all’attribuzione di nuovi significati ad immagini preesistenti, quindi una ri-semantizzazione del linguaggio visivo. Si utilizza il segno perché è immediatamente comprensibile nell’ambiente in cui viene diffuso, e per questo usano immagini note, solo trasposte e imbevute del messaggio cristiano.

Esempio di iconografia cristiana

Ciò si vede per esempio nel sarcofago di Selene e Endimione, del III secolo, Musei capitolini, dove la posa che ha Endimione dormiente verrà ripresa nelle raffigurazioni di Giona che riposa sotto il ricino. Il tema di Giona è molto frequente nelle raffigurazioni in quanto è un “paradigma di salvezza” (morte apparente quando viene mangiato dal serpente marino, poi estratto da Dio) che ricorda e precede la resurrezione di Cristo, ed è uno degli esempi che il cristiano deve seguire per salvarsi. Questa forma di propaganda religiosa, gli esempi e le storie che preparino alla salvezza, è una novità perché prima il messaggio cristiano era indirizzato non alla collettività ma al popolo eletto, mentre solo dopo la liberalizzazione del culto voluta da Costantino i cristiani sono riconosciuti come comunità.

Sviluppo delle immagini segno in età costantiniana

In età costantiniana le immagini segno si modificano nel senso di maggior complessità, e si impostano dei canoni allegorici che avvicinano l’immagine del Cristo ad un contenuto politico, o laico.

  • Il Cristo filosofo, che incarna il concetto di testimonianza della tradizione storico-pagana e del senso di straniamento data dall’osservazione della realtà.
  • Il Cristo mistico, ovvero il Cristo giovinetto protagonista degli episodi del nuovo testamento, sempre giovane a certificare la sua eternità e collocarlo fuori dal tempo.
  • Il Cristo storico, di età Teodosiana, fine IV secolo, che lo esalta nella maestà divina, e lo avvicina ancora di più all’imperatore in trono.

La basilica cristiana

A Roma, dopo l’editto di Milano del 313, il culto cristiano viene accettato e liberalizzato, e per questo si sente la necessità di dare un’organizzazione amministrativa e di costruire edifici adatti alla celebrazione della liturgia. Se prima i cristiani erano costretti a riunirsi clandestinamente nelle “domus ecclesiae”, ora cercano luoghi adeguatamente vasti per accogliere un grande numero di fedeli, e difatti il culto si era diffuso dalla popolo fino ai nobili e aristocratici.

Si scartarono i templi, così come i santuari, non solo per una questione ideologico-politica, ma per la funzionalità della struttura: infatti entrambi gli edifici erano piccoli, concepiti per comunità non troppo vaste, e non avevano spazi separati, che la chiesa e la funzione della messa appena codificata nel IV secolo richiedeva.

Struttura e funzione della basilica

Convergono dunque verso la basilica: spazio adatto per grandi numeri di persone, e non aveva nessuna connotazione religiosa, ma anzi era un edificio presente ovunque nell’impero, concepito come un prolungamento coperto della piazza del mercato. Dunque era polifunzionale: mercato, borsa, come galleria, aveva spazi con tribune dove era amministrata la giustizia e dove era esposto un simulacro dell’imperatore a simboleggiare la sua presenza.

Prime basiliche cristiane

  • Leptis Magna: III secolo, aula a 3 navate, divisa da due colonnati, chiuse ai lati da due absidi, con accesso laterale; osserviamo che nelle basiliche romane mancava un centro, un fulcro come quello absidale nelle chiese, perché esse erano polifunzionali.
  • Basilica di Massenzio: 306-312, l’edificio sorge sull’altura della Velia, tra il tempio di Venere e Roma e la via Sacra, e aveva scopo forense; è composta da un’aula longitudinale, con due ingressi sui lati: uno a est, originario dei tempi di Massenzio, e uno a sud inserito da Costantino. Lo spazio è diviso in tre navate, ma non separate convenzionalmente con le colonne: infatti le navate minori sono costituite da tre nicchioni, collegate da arcate coperti da volte a botte a cassettoni con lacunari, mentre la grande navata centrale ha volta a crociera. Al lato ovest c’era l’abside di Massenzio, mentre al lato Nord quella di Costantino dove era conservato l’acrolito, il colosso.

Alla fine delle navate laterali c’erano grandi finestre, ancora più grandi a mezzaluna su quella centrale, che illuminavano tutta la struttura. Dentro doveva essere decorata ad opus sectile, ma gli elementi scultorei e decorativi non si sono conservati, solo una colonna che è stata reimpiegata come “obelisco” davanti Santa Maria Maggiore nel 1613.

Elementi comuni delle basiliche

Gli elementi della basilica sono quasi sempre comuni, come vediamo specificato nelle Costitutiones Apostolicae (forse di Clemente I): sappiamo infatti che avevano un ambiente oblungo, quindi rettangolare, e dovevano essere rivolte verso Est. Poi erano divise in spazi distinti:

  • Il clero era posto nel “mezzo”, il Presbiterio
  • I laici erano invece disposti nelle navate, nel corpo longitudinale della chiesa, divisi tra uomini e donne (in un secondo momento matroneo)
  • Infine i catecumeni, gli uomini non ancora battezzati che potevano partecipare solo alla prima parte della cerimonia e quindi no all’eucarestia, quindi dovevano uscire nel quadriportico adiacente alla basilica.

Grandissima importanza aveva l’illuminazione, infatti le finestre si aprivano lungo tutta la parte superiore delle pareti della navata centrale (cleristorio). L’esigenza fondamentale per era il fulcro/fuoco centrale: il fedele deve avere un punto di riferimento dove avviene il rito eucaristico.

Basiliche di Costantino a Roma

A Costantino si deve la fondazione delle prime basiliche a Roma, non al centro ma a ridosso delle mura o all’esterno, perché non voleva mettersi in contrapposizione con il senato pagano. Secondo De Blauw, Costantino sceglie dove costruire le basiliche secondo i luoghi dei trionfi dell’imperatore, i luoghi dove aveva disponibilità di terreno e i luoghi cardine della topografia cristiana, dove si era radicato il culto o luoghi di martiri.

San Giovanni in Laterano

  • San Giovanni in Laterano, Basilica Lateranensis/Salvatoris: Costantino la fa costruire dove prima sorgeva una caserma dei legionari di Massenzio, dopo la battaglia di Ponte Milvio la fa radere al suolo. Oggi vediamo il risultato dei restauri e della ricostruzione del ‘600, resta solamente l’impianto basilicale della sua fondazione, che risale al 312, mentre venne consacrata nel 318. La struttura della chiesa sorge proprio in corrispondenza della caserma massenziana, e poi allargata utilizzando anche i territori della famiglia di Costantino. La chiesa ha un impianto a cinque navate, l’area presbiteriale accoglie il transetto, nel quale culminano le due navate laterali, e che è un corpo longitudinale che attraversa orizzontalmente la chiesa (in questo caso pseudo transetto in quanto è molto contenuto). La navata centrale era separata delle altre quattro da un colonnato, con sopra una trabeazione e il cleristorio, ovvero lo spazio per le finestre; quelle laterali sono invece divise da un colonnato su cui si innesta un sistema di arcate più basse, ed era probabilmente policromo (verde). Nella navata centrale si innalzava il Fastigium, ovvero una quinta monumentale nel presbiterio: struttura a 4 colonne bronzee, sul cui capitello posava una trabeazione. La navata centrale ospita anche la solea, un percorso transennato sopraelevato, un corridoio, un percorso preferenziale di accesso. Tutto ciò che sappiamo di questa basilica è ricavabile da fonti, di cui quella principale è il Liber Pontificalis: una raccolta delle biografie dei papi dal VI secolo, divise in due parti, una sulla vita e una sulle donazioni alla città. Nella narrazione della vita di papa Silvestro troviamo una descrizione del Fastigium, e sappiamo che le 4 colonne furono reimpiegate nella cappella del santissimo sacramento del XVII secolo, in una nicchia della Basilica. Importantissima è la gerarchia degli spazi: i fedeli non sostavano nella navata centrale, ma fuori dalla solea nelle navate laterali. Questa Basilica Lateranense è la prima, la quale diventerà un modello per tutte le altre chiese.
  • Il Battistero Lateranense: è annesso, ma non collegato alla basilica. Ha forma ottagonale, che corrisponde all’impianto costantiniano, ciò che cambia è un innalzamento dell’edificio ai tempi di Sisto III nel V secolo. Il battistero era un luogo fondamentale: ha impianto centrale, struttura che influenzerà tutti i futuri battisteri, e Sisto III aggiunse anche il nartece (atrio coperto), ingresso del battistero, e decorazione a mosaico, posta nelle nicchie del nartece; si adopera anche il sistema decorativo ad opus sectile.

San Pietro in Vaticano

  • San Pietro in Vaticano: adesso osserviamo l’assetto di Bramante, Michelangelo e Maderno, ma mentre i restauri del Borromini a San Giovanni avevano inglobato l’aspetto preesistente, qui no: per sapere come fosse abbiamo solo la documentazione, in quanto fu tutto distrutto. Costantino decise di costruire questa grande basilica in corrispondenza del culto di Pietro, lavorandoci dal 319-322, a volere questa chiesa fu papa Silvestro, e fu benedetta nel 326, completata dai figli di Costantino. San Pietro sorge al di fuori delle mura urbane, in una tenuta imperiale al fianco del colle Vaticano: era la zona del circo di Caligola, dove Nerone aveva attuato le sue persecuzioni, e dopo vi sorse una necropoli, dove secondo la tradizione venne martirizzato e sepolto San Pietro; ciò è legato al trofeo di Gaio, un’edicola della metà del II secolo che porta il nome appunto di Gaio, il quale, da Eusebio, il biografo di Costantino, sappiamo che era il presbitero che per primo citò l’esistenza di questa struttura associandola alla sepoltura di Pietro (Indica infatti che a Roma si può osservare la tomba di Pietro). La necropoli è di grandissime proporzioni e sembra nascere proprio dalla Sepoltura di Pietro; tuttavia la scelta di costruirvi sopra era molto sfortunata: si costruiva non solo su una necropoli, ma anche su un territorio in pendenza dal colle Vaticano. Per poter realizzare la struttura si creò un sistema a terrazzamento a palafitte, creando una sospensione per mettere in piano la chiesa. Costantino fu autorizzato a fare tutto ciò, compreso costruire su una necropoli, perché era Pontifex Maximum. La Basilica ha dimensioni colossali: 123x66 metri, il transetto di 91 metri e quasi 40 metri di altezza. Impianto a cinque navate, molto simile a San Giovanni: anche qui navata centrale con colonnato, mentre quelle laterali con colonnato ed arcate; all’entrata troviamo un quadriportico, finito dai figli di Costantino, e più avanti il porticato del nartece. Il quadriportico era lo spazio che durante l’eucarestia accoglieva i catecumeni. Al centro del quadriportico trovavamo il Cantarus, la fontana con una grande pigna bronzea, e un sistema di sculture dentro un’edicola. Tutto questo lo sappiamo dal Notaio Grimaldi e Tasselli, i quali con disegni documentarono tutte le demolizioni nel 1600: ci indicano la presenza di colonnati centrali di vari marmi: granito bianco, e rosso, cipollino, africano; il fulcro era l’abside, con un particolare: costruita proprio in corrispondenza del torneo di Gaio, con una struttura a baldacchino che faceva da copertura, chiamata memoria di Costantino: questo baldacchino aveva 4 colonne tortili, con rami di vite, prese dall’oriente e poste poi sulla corda dell’abside (ovvero all’inizio); di questo restano solo due colonne, in una nicchia. Come traccia della memoria costantiniana abbiamo la Capsella Samagner, opera del V secolo dalla Dalmazia, che è una teca che conteneva delle reliquie, sulla quale è rappresentata la memoria dei luoghi sacri a Roma. Vediamo il baldacchino con edicola di San Pietro.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher powell100 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bordi Giulia.
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