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Storia dell'arte medievale

Mostra di Giotto e lunette dell'Abbazia di Cluny

Periodo: 21-28 settembre. Vedere mostra di Giotto a Palazzo Reale, settembre 2015.

Lunette dell'Abbazia di Cluny, legate direttamente a Roma. Importanza dell'azione apostolica ritratta con le statue di apostoli e evangelisti: insolito per una chiesa monasteriale. Ricorrente e reso plasticamente il tema dei libri, che simboleggia la sapienza divina. V. anche lunetta dell'abbazia di Chanlieux. Cristo in mandorla sul trono, seduto ed eppure ascendente nella sua maiestas. Gli apostoli ripetono il gesto del Cristo di tenere il libro: trasmissione e diffusione della parola divina. V. anche abbazia di Ancy Le Duc. Qui come testimone dell'Ascensione c'è anche la Vergine, al centro. Idem a Parrecy (?) Les Forges, dove la processione testimoniale è continuata, sugli archivolti, da scene della Passione. Il gesto della parola di Cristo è sottolineato con dita di lunghezza iperbolica, proporzionali all'enormità del libro.

Storia del gesto della parola

Da "Voci delle immagini" di C. Frugoni. Il gesto della parola ha origine in epoca romana (v. stele funeraria di un medico, in cui il gesto della parola, rivolto ai pazienti grati per le cure, significa una padronanza della materia). Gesto dell'oratore, descritto nelle "Metamorfosi" di Apuleio (II sec. d. C.) esattamente nella forma in cui lo si trova in iconografia. Prima ancora Quintiliano, tra il 90 e il 96 d.C., nell'"Institutio oratoria" descrive una variante del gesto: il medio tocca il pollice. La variante è spesso ripresa nella cristianità orientale, però con l'anulare al posto del medio. Gesto parlante. La Frugoni afferma che con questo gesto iconografico Gesù pronuncia delle parole, spesso il contenuto del libro che regge in mano. Tutto ciò ci indica che il Cristianesimo è fondato sulla parola.

Iconografia classica e influenze cristiane

Il gesto si ritrova in una miniatura sul canto IV dell'Eneide. Didone ed Enea parlano. Oppure anche per imperatori: v. Missorium di Teodosio (piatto in argento sbalzato del 388 d.C. ca.). Qui l'imperatore tiene in mano un globo del mondo diviso in quattro parti. V. poi lamina di Agilulfo (oggi in Toscana) costruita in disposizione simmetrica. Popoli che si sottomettono al re vittorioso - iconografia di eredità romana, certificata dalla presenza di due Vittorie alate.

Ci sono casi, ad esempio nelle catacombe, in cui il Cristo Maestro arriva a confondersi col filosofo. Ci sono dei rotoli che potrebbero essere sia libri cristiani, sia trattati pagani. V. poi mosaico nella cappella di Sant'Aquilino a San Lorenzo, Milano, capse e ciste piene di rotoli, qui sicuramente cristiani ma provenienti da iconografia classica. I due gruppi di apostoli sono associati a due "fonti d'acqua e di vita", ossia la Parola, descritti in Apocalisse, 31. Dai piedi del Cristo quattro fiumi che rappresentano i capi del mondo: Tigri, Eufrate, ...? e Gheiron. Davanti una cista con -forse- dodici rotoli, che sono il messaggio di Dio che ogni apostolo deve portare nel mondo. La pittura serviva come commendatio animae. V. anche sarcofago di Stilicone, a S. Ambrogio a Milano. Qui gli apostoli di fianco a Cristo sono in piedi: essi hanno ormai appreso qual è il proprio compito e possono andare per le strade del mondo. Anche in quest'opera ci sono i coniugi committenti. V. articolo a proposito del norvegese Olav Steen. Sono seduti invece gli apostoli del mosaico di Santa Pudenziana, a Roma. Gerusalemme terrena simbolo della Gerusalemme celeste. V. miniatura col "Cristo del monastero di Godescalco". Esibito gesto della parola e maestà in trono.

Simbolismo e iconografia medievale

V. pluteo al museo di Bolzano della chiesa di San Benedetto a Malles. Carolingio, senza figure simboliche. Il simbolismo è geometrico e aniconico, ma cosmico. Cerchi intersecati da una croce: Dio che unisce cielo e terra. Iscritti in una pianta con dodici foglie. Otto foglie lanceolate che attorniano una losanga (il mondo era rappresentato da un quadrato, i "quattro angoli del mondo"). Motivo che si ritrova anche tipo a Reichenau. Gesto della parola, col passare del tempo, diventa il gesto rituale della benedizione.

Lunette tra XI e XII secolo

Aragona, Cattedrale di Jaca (ora non più cattedrale), due leoni in posizione araldica. Chrismon complicato al centro della composizione. Il Chrismon è la rho greca incrociata alla chi. Il problema di questo Chrismon è l'aggiunta di un braccio. C'è in più una S che potrebbe essere la finale di "Christos". Troviamo anche alfa e omega (Apocalisse 21). Poi, due iscrizioni sopra ai leoni, una alla base, una attorno al Chrismon. Attorno al Chrismon c'è scritto praticamente "Hac in sculptura lector sic noscere cura: P Pater (v. allora che i caratteri greci sono letti alla latina!) a (alfa =a) genitus duplex est spiritus almus". Problema interpretativo risolto da Robert Fabreaux: è sottinteso il termine "littera". Dunque "littera duplex (chi letta come X) est spiritus almus". Anche Isodoro di Siviglia spiega che la X è duplex perché uguale a c+s. Le tre lettere diventano professione di fede trinitaria. Se rho=P, alfa=A, chi=X, risulta la parola PAX. V. Attone da Vercelli, commento alla Lettera agli Efesini, in cui spiega la stessa composizione della parola PAX. Astruso esercizio di simbolismo medievale.

Come spieghiamo il leone? In Apocalisse, 4, 5, Cristo è sia l'agnello sacrificale, sia il leone di Giuda. Ma perché qui due leoni? La prima iscrizione dice "Parcere sternenti scit leo Christusque petenti". Già idea di Plinio il vecchio: il leone risparmia chi si prostra davanti a lui. Il leone è metafora dell'atteggiamento di Cristo. Il leone di fronte: "Impervium morti compulsat imperium mortis". V. Lettera agli Ebrei, 2, 14-15. Il leone di destra castiga: calpesta l'impero della morte. Figure sottostanti tratte da Salmi, 90, tra cui il Basilisco. e poi un orso, animale feroce. Dall'altra parte c'è un'aspide, tenuta in mano da un personaggio che ha rinunciato al male (serpente) per andare a sottomettersi al leone. V. Marco 16. Personaggio pentito e prostrato dal veleno del serpente. Metafore Cristo e Chiesa.

Interpretazioni iconografiche

S. ? De Miègeville

Momento degli atti degli apostoli con nuvole nella lunetta e processione di apostoli nell'architrave. Ai lati gli apostoli maggiori calpestano personaggi indefiniti. Corpi che appoggiano sulle nuvole. Ogni angelo corrisponde a una lastra, recuperate da edifici romani e lavorate in modo "bombato". Le iscrizioni poste sull'aureola crucisegnata di Cristo richiamano densità di significato già trovate in raffigurazioni precedenti. La croce recita la parola "Rex", parola base nelle maiestas domini romane. Poi negli spazi superiori si legge "Deus pater", quindi Cristo coincide col Dio e col padre. L'ascensione è quindi un movimento che riporta Cristo a ricongiungersi col padre. In basso troviamo alfa ed omega. Tema della parrusia, del ritorno alle origini e della trascendentalità dal tempo umano. Ad Ancy le Duc troviamo gli stessi temi; a Chanlieux sono correlati al tema dell'ultima cena, che ha un parallelo nei sacrifici rituali romani.

Lunetta di Tolosa

Tornando alla lunetta di Tolosa: personaggi con cuffie all'orientale, che ignorano un libro, ma prestano attenzione a un rotolo. Forse Vecchio Testamento, libro ormai chiuso, e Nuovo Testamento, testo aperto e degno di considerazione. Altri personaggi all'orientale su una mensola vestono una sola di due scarpe. Col piede nudo premono le zampe di due leoni, di cui, con le mani, bloccano le teste. Immagine dei leoni sottomessi e neutralizzati. Tema affine ma non identico a quello dei "maitres des animaux", tra cui in una seconda mensola David che suona una cetra. Riferimento ai Salmi 23 (prima mensola) e 24, in cui Davide è rappresentato come il cantore del Re della Gloria. Presente anche il tema della porta. I leoni dietro a Davide sono dunque già ammansiti, forse dai due strani personaggi scalzi.

Capitelli scolpiti

Ci sono poi i capitelli scolpiti (due esterni e due interni). Leoni avvolti in un intrico di rami: è il labirinto del Male. Su un altro capitello è ritratta la Strage degli innocenti. Poi sugli altri due Annunciazione e Visitazione e Peccato originale. In pratica cronistoria dell'Incarnazione di Cristo. Sui lati troviamo gli apostoli Giacomo e Pietro (quest'ultimo insolitamente giovane, che calpestano Simone Mago - dunque le eresie). Atti degli Apostoli, 9, 34. Gli apostoli, con l'impositio manus, davano lo spirito santo. Simon Mago voleva approfittarsene: da lì reato di simonia. Così fino al concordato di Worms. Altro rilievo interessante è quello dove Giacomo convince due donne (Superbia e Orgoglio) a convertirsi. Le donne cavalcano due leoni perché così erano rappresentate nella Psicomachia di Prudenzio: cavalli mascherati da pelle di leone (metafora del peccato di Superbia). Marcel d'Aurillac dice che invece le donne raffigurano la lussuria. Rocachet legge invece in Giacomo la figura del Mago Ermogene (e non, come altri interpretano, dice che Giacomo è il personaggio sopra). Olivier Testard si basa sulla Bibbia dice che potrebbero essere Abramo con la moglie Sara e la concubina Agar e il vecchio cerca di riappacificare le due donne (v. Genesi 16, 17, 21 e Lettera ai Galati di S. Paolo). Peraltro anche le due donne hanno i piedi uno scalzo, l'altro calzato. Però lo stesso studioso sente il bisogno di appellarsi a S. Paolo per giustificare la differenziazione poco marcata tra le due donne: sono immagine di Vecchia e Nuova Alleanza.

Simbolismo medievale e interpretazioni

I coniugi Cas (?) si concentrano sulle donne a cavallo dei leoni. Recupero dalla mitologia antica: la dea Cibele (v. altare di Pergamo). Però c'è da dire che a differenza delle due donne Cibele si accosta sempre al leone con maggiore grazia. Le due donne potrebbero dunque essere due adepte del culto di Cibele. In epoca cristiana questo era effettivamente avvenuto con Montano, Maxima e Prisca, nel II sec. d. C.: Montano si era convertito al Cristianesimo, ma aveva continuato a professare dogmi di tipo pagano. Erano considerati eretici. Dicevano che tutti potevano essere profeti. Inoltre affermavano di parlare in nome dello Spirito Santo e di conoscere il giorno della fine dei tempi - buon parallelo con Simon Mago. Il vecchio tocca le teste alle due donne per imporre il potere della profezia, sottolineato dalla direzione centrifuga dei due leoni, che indicano una profezia eretica. Teoria interessante, ma come si collega al Giacomo che sovrasta la scena? Però è davvero interessante, soprattutto perché a Tolosa in quel periodo stavano esplodendo le eresie. I Cas dicono che non importa l'assenza di una correlazione storica tra Giacomo e Montano, ma importa la sconfitta dei falsi profeti. ottobre 2015

Ipotesi di Piva

Ipotesi di Piva è che le donne siano immagine di Lot e le figlie (Genesi 19), testo considerato scabroso: parla di incesto. Lot era parente di Abramo. La moglie di Lot, per essersi voltata contro ordine divino, era diventata una statua di sale. Dopo Sodoma e Zoar, l'umanità sembrava essersi estinta. Le figlie fanno ubriacare il padre per coricarsi e unirsi con lui. Le prime volte non succede niente, ma poi ce la fanno. Dalla maggiore nasce Moab, dalla minore Ammun. Non ci sono tituli che confermino questa identificazione, ma è altrettanto probabile. A parte le figure dei leoni, ci sono altri indizi: il gesto affettuoso di Lot; le donne danno l'impressione di due donne gravide; i leoni vanno in due direzioni diverse, come a simboleggiare due direzioni della discendenza; hanno il capo velato, come accade nelle miniature che hanno lo stesso soggetto (v. Genesi di Vienna; Pentateuco di Tours; Esateuco di Ailfric; Bibbia di Pamplona, conservata ad Aimiens; Bibbia moralizzata di Vienna; Bibbia istoriata di Padova; Libro delle ore di Besançon). Nell'Alto Medioevo il comportamento delle figlie era ampiamente giustificato; invece, nell'epoca del rilievo in esame, l'atteggiamento è di condanna per la lussuria, la dissolutezza e l'eresia generata dalla nascita di due figli frutto di incesto (tornerebbe così anche il tema delle eresie). Infatti il padre cerca invece di richiamare in direzione centripeta le due donne. I piedi di San Giacomo e le creature sottostanti sono in direzione delle due donne. Le donne assecondano il movimento dei leoni, non li dominano: si lasciano guidare da istinti animali. L'assenza di iscrizione forse riflette la volontà di non ritrarre un tema così delicato. Capitello con Abramo e Isacco. "Lot e le figlie". Dunque se il tema del portale di Tolosa è veramente Lot e le figlie, potrebbe essere una condanna ai peccati della Chiesa, ossia simonia e nicolaismo.

Chiesa di Moissac

Chiesa di Moissac, Linguadoca, Francia. Portale orientale di diametro di 7 metri x un'altezza di 5,68 metri. Qualcuno lo data all'epoca dell'abate Ansquetil (1100-1115 ca.); per altri all'epoca del successore, Roger, dal 1120 al 1131. Il motivo della retrodatazione è dovuto allo stile, che assomiglia anche a quello del chiostro commissionato da lui. Timpano costituito da blocchi assemblati di pietre romane di reimpiego (così come per l'architrave). Lunetta affollata, di lettura non immediata. Ad esempio: gli angeli saranno serafini (Isaia, 6, hanno sei ali) o cherubini (Ezechiele 1, hanno quattro ali)? Poi, i simboli degli Evangelisti sono estremamente sparpagliati. Forse questi però perché simboleggiano i quattro punti cardinali. Le aureole e l'abbigliamento sono trattati come prodotti di oreficerie. Finiture estremamente preziose: nei minimi particolari sono scolpite gemme aggettanti, stelle, cesellature, decori, ricami... Apocalisse, 4, offre l'immagine del Dio-porta di salvezza, variante del Cristo/Dio in maestà. E offre anche l'immagine degli angeli serafini. L'allusione all'iride è risolta nella mandorla. I 24 troni sono rappresentati dai 24 vegliardi. La rappresentazione prosegue con Apocalisse, 5: il libro dei sette sigilli e l'agnello. Presenti anche strumenti musicali.

La Chiesa celeste qui rappresentata è ciò che dovrebbe avvenire nella Chiesa terrena. Gregorio Magno dice che le celebrazioni che avvengono in Terra, si riflettono nel cielo. V. anche Matteo 28: immagine della Chiesa presente e viva. Alberto di Lieban afferma che la porta aperta nel cielo è Cristo stesso. Bruno di Segni (XI sec.), dice che la visione dell'Apocalisse del tempo dell'incarnazione, dell'ascensione e della fine dei tempi riassume in generale il concetto che in ogni tempo è presente Dio. V. Apocalissi di Treviri (Trier), o vangeli di Saint Nazar a Soissons. Sono sempre presenti anche i quattro animali degli evangelisti e le lodi a Dio ("Santo, santo, santo..."). Nei Vangeli di Soissons c'è, tra il Tetramorfo degli Evangelisti e i vegliardi, una striscia di ricchissima fauna acquatica, corredata dalle figure di pescatori (motivo che si ritrova anche nel pavimento della chiesa di Aquileia): è il tema dei "pescatori di uomini". Qui gli evangelisti sono ritratti sul colonnato: i Vangeli sono i pilastri della Chiesa. La struttura divide la zona celeste dalla navata dove sono posti i fedeli (noi che osserviamo). In alcune rappresentazioni, i vegliardi mostrano le proprie corone per celebrare Dio; le acque sono rappresentate da anfore.

Chiesa di Cosma e Damiano e riferimenti all'Apocalisse

V. Chiesa di Cosma e Damiano ai Fori romani: gli archi ospitano tutti i motivi presenti in Apocalisse, 4, ossia i vegliardi, il Tetramorfo, i sette candelabri, l'agnello e il rotolo dei sette sigilli. Si rifà a un motivo paleocristiano, VI-VII sec. V. Tivoli, Chiesa di S. Silvestro, XII sec. Presente motivo eucaristico dei calici, presente già a Moissac. C'è anche Melchisedec che esibisce un calice. Nella lunetta di Moissac ci sono domande sui due rotoli isolati. Potrebbero essere antico e nuovo testamento (ipotesi di Zinc e Hollier); Mésugis e Klein si basano sull'esegesi di Gerolamo e Ambrogio Autperto per dire che il rotolo simboleggia il mistero di Dio, in parte precluso all'uomo e in parte rivelato, infatti l'uomo non conosce cosa si sia verificato all'inizio e alla fine dei tempi. Possibile perché il rotulo chiuso è alla dx di Cristo, dunque improbabile si tratti del Nuovo Testamento. Prova data dal fatto che sotto alla lunetta, dalla parte del rotolo chiuso, ci sono Isaia e Geremia: dunque certo non si tratta della raffigurazione del Nuovo Testamento.

Simbolismo evangelico e i vegliardi

V. Apocalisse 20: si accenna anche alla celebrazione in cielo del giudizio universale, insieme agli apostoli e altri personaggi. I 24 vegliardi potrebbero allora essere anche questi. V. sennò anche Isidoro di Siviglia, che dice che i "Vegliardi" sono i 24 libri dell'Antico Testamento. Li chiama "seniori". Allora la lunetta ritrarrebbe Dio tra i libri: quelli dell'Antico Testamento e i quattro Vangeli, appartenenti al Nuovo Testamento. Ireneo di Lione, nel II sec., dice già che i vangeli canonizzati sono quattro. Forse il numero era suggerito dal simbolismo del "quadratus mundi" e dal fatto che dovessero essere i pilastri della Chiesa; e poi, la parola divina era divisa in quattro parti, ma tenuta insieme da un unico spirito. Sono Gerolamo e Gregorio Magno ad approfondire la simbologia zoologica degli evangelisti. A lungo gli animali non sono sostitutivi: si rappresenta sia l'evangelista (o il libro) con il suo animale, v. ad es. San Vitale a Ravenna. ottobre 2015

Rodolfo il Glabro e la costruzione delle chiese

Rodolfo il Glabro (Raoul Glaber) nelle "Historiae" parla di come, dopo l'Anno Mille, l'Europa avesse ritrovato fede - dato che non era giunta la fine dei tempi - e si fosse cominciato a costruire chiese. Ma nel primo libro parla della valenza del numero 4 nella religione cristiana.

Catacomba di Priscilla

V. Catacomba di Priscilla, Roma, cubicolo della Velata: narra del ciclo di vita ideale per una donna. Sopra la figura centrale dell'orante c'è una rappresentazione dell'arte sacra.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher evycasini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Piva Paolo.
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