Periodo arcaico
Il difficile passaggio fra il II e il I millennio, cioè fra l’Età del Bronzo e quella del Ferro, è un’età oscura, denominata Dark Ages: il mondo miceneo è in declino, vi è la distruzione dei palazzi di Micene, Tirinto e Pilo nel Peloponneso; scompare l’uso della Lineare B, scompaiono le architetture in pietra, gli affreschi parietali, gli oggetti d’oro, d’avorio e di pietre dure.
Nei secoli 13° e 12° a.C., vi è l’arrivo dei Dori in Grecia e la colonizzazione ionica, cioè il trasferimento e l’occupazione delle coste occidentali della penisola anatolica da parte di Greci. Genti dalla Tessaglia e dalla Beozia occupano l’isola di Lesbo, e costa antistante, dando origine alla Dodecapoli comprendente Cuma e Smirne, regione poi detta Eolide; coloni dall’Attica e dall’Eubea, attraverso le Cicladi, occupano il territorio a sud di Smirne, dove nasce la Dodecapoli ionica con le città di Efeso, Mileto, isole di Chio e Samo, per es.; a sud vi è il distretto dorico, con Alicarnasso, Rodi, ed altri centri. Quello che sarà più attivo sarà il distretto ionico.
Uso dei metalli e nuove tecniche
Tra il II e il I millennio a.C. vi è l’uso dei metalli come novità: il passaggio dal bronzo al ferro sarà importante, perché muteranno anche le linee di scambio e di traffico, verranno introdotte nuove tecniche metallurgiche, e novità nella tattica militare. Vi sarà anche il passaggio del rito funebre dall’inumazione alla cremazione; l’arte greca avrà diversi stili.
La polis e la sua struttura
La polis di età antica è complessa: l’acropoli non è isolata ma vive collegata con l’asty, la città abitata ai suoi piedi, e alla chora, il territorio con le risorse. La polis dei secoli 11°-8° a.C. è una città aristocratica, guidata dagli aristoi, ossia nobili e aristocratici.
Le strutture antiche erano costruite con materiali deperibili, su muri e zoccoli in pietre e ciottoli di fiume, con alzati in mattoni crudi, in telai lignei di pali e travi, e pavimenti in terra battuta.
Edifici e modelli architettonici
Riguardo all’edificio sacro, vi sono due diverse concezioni, una dell’area dorica e l’altra di quella ionica. Per l’area dorica, veniva adottato il megaron miceneo e l’oikos. Il megaron miceneo è un edificio rettangolare allungato, con terminazione ad abside (ortogonale); deriva dalla sala micenea, divisa in 2 o 3 navate con file di colonne o pilastri; all’interno si mostrava il signore, e si poteva sacrificare e consumare pasti vicino al trono. L’oikos è un ambiente quadrangolare, absidato o normale, che viene adottato per edifici più piccoli.
Importante è l’Heroon, rinvenuto a Lefkandi in Eubea: è un edificio monumentale, databile intorno al 10° secolo, di pianta rettangolare allungata, con un’abside e un’anticamera; l’interno è costituito da ambienti l’uno accanto all’altro e comunicanti fra loro. È stato costruito su una fondazione in pietre, con alzato di mattoni crudi e tetto a doppio spiovente in canne e paglia. L’edificio assume il ruolo di sepoltura, perché all’interno è stata scoperta una tomba, scavata nel pavimento, divisa in due comparti: quella di un guerriero maschio, di cui vi erano le ceneri avvolte in un drappo e deposte in un’anfora, e di una donna, con ricchi ornamenti in metallo prezioso, in forma di scheletro, quindi inumata, a differenza del maschio; vengono rinvenuti anche i resti ossei di 4 cavalli.
Fino al 7° a.C. la tipologia più diffusa era quella dell’oikos, con eventuale vestibolo ad ante (specie di tempio del villaggio), il naiskos, in legno e in argilla. Modelli di naiskoi rettangolari e absidati, a tetto a falde o ricurvo, vengono ritrovati a Corinto e dintorni, famoso è il modellino dall’Heraion di Argo. Il tempio, visto che è casa della divinità, ambiente che custodisce il dio, ricalca il modello della casa.
Per l’area ionica, l’idea è quella di un recinto monumentale che abbraccia uno spazio scoperto; il recinto contiene la statua di culto, esposta su un baldacchino o struttura di protezione, ma non è una casa. Un esempio è l’Artemision di Efeso.
La tipica casa arcaica
La tipica casa arcaica è formata da un ambiente quadrangolare con un solo vano, oikos, privo di suddivisioni strutturali interne, non molto grande, proprio perché mancava lo spazio. Se la casa non poggia sulla roccia scavata, si regge su muretti di ciottoli e pietre, e ha pavimenti in terra battuta. Gli unici arredi fissi erano banchine di pietra.
Un esempio è l’antica Smirne, fondata intorno al 1000 a.C., in cui vi erano case di forma ovale, e rettangolare, con fondamenta in pietra, alzati in legno e mattoni crudi. A Emporio (Chio), l’abitato dell’8° sec. a.C. è situato su un pendio di un colle; l’acropoli ovale è cinta di mura e accessibile con una stradina che risale il colle; vi è anche un megaron, rettangolare, sul muro ad ovest, e aperto verso sud. Fuori dall’acropoli, lungo il pendio, c’è la città bassa disposta su terrazze, con strade ripide e serpeggianti, e dislivelli con scale; le abitazioni sono in genere oikoi quadrangolari.
Nel caso di Smirne, vi sono agglomerati di abitazioni in strettissimo contatto, perché manca lo spazio vitale abitativo, raggiungibili con viuzze tortuose o disposte in file ordinate; mentre nel caso di Emporio, l’abitato è articolato in case sparse senza orientamento preciso. Un altro esempio è Megara Iblea in Sicilia, dove i coloni arrivati, dividono il territorio in lotti uguali, all’interno vengono edificate case quadrangolari non molto grandi, ma con spiazzo e giardini con funzione di orto; negli anni successivi, le abitazioni diventeranno più grandi, spaziose, grazie all’accostamento di più ambienti a unico vano, non comunicanti fra loro, ma con un corridoio trasversale cinto da un muro, detto pastàs; la casa a pastàs ha un’area aperta adibita a cortile, recintata da muri.
La ceramica e i suoi stili
- 1050 -900 a.C. PG = Stile proto geometrico
- 900 -850 a.C. GA = Stile geometrico antico
- 850 – 750 a.C. GM = Stile geometrico medio
- 750 – 700 a.C. GT = Stile geometrico tardo
Per quanto riguarda lo stile proto geometrico, si assiste alla comparsa ad Atene, la prima polis a ritornare attiva dopo il collasso miceneo, e nell’intera Attica, vasi più proporzionati e rifiniti, sono legati alla conservazione di liquidi, come acqua e vino, e sono destinati al banchetto: anfore a collo, crateri, skyphoi. Accanto ai motivi tradizionali (quelli micenei con linea ondulata) si trovano larghe bande, linee sottili, triangoli, losanghe, scacchiere, semicerchi e cerchi concentrici.
Per quanto riguarda lo stile geometrico antico, ad Atene è uno sviluppo rapido, dovuto alla ripresa dei contatti con l’Oriente, ricompaiono l’oro, materiali pregiati, come l’avorio. La produzione gira ancora attorno alle anfore e larghi crateri, skyphoi e pissidi globulari. La decorazione è geometrica, con elementi rettilinei e obliqui, a zig zag e clessidre, mentre vi è la scomparsa delle forme circolari.
Per lo stile geometrico medio, i vasi assumono proporzioni monumentali, la produzione si aggira su crateri su alto piede, alti in media 50 cm., le anfore sugli 80 cm. Fortuna ha la pisside a scatola bassa e schiacciata, con coperchio, dotato di impugnatura plastica con cavallini fittili. Il corredo viene arricchito, per es. con questi stessi cavallini fittili sulle pissidi che richiamano la matrice oplitico-contadina dell’aristocrazia; interessante è un corredo femminile dell’Agorà di Atene, con un modellino fittile di granaio, oltre a gioielli in metalli preziosi. Esemplare è lo skyphos di Eleusi: su un lato vi è una nave che ha appena toccato terra, e un uccello vi si posa, due marinai armati sono scesi a terra, e un altro sbarca con arco e frecce. Sull’altro lato vi è uno scontro, in cui vi sono arcieri che avanzano e due caduti colpiti a terra.
Per lo stile geometrico tardo, la decorazione occupa tutta la superficie del vaso, si moltiplicano le scene figurate, accanto a episodi funebri compaiono scene narrative, come quelle inerenti agli eroi dell’Iliade e dell’Odissea. La costruzione della figura umana si evolve: l’uomo è raffigurato nudo, con spalle ampie, vita stretta, cosce forti, braccia muscolose, che impugnano lance, scudi e spade; le donne hanno tuniche e seni. Attorno al 760 a.C. è attiva la bottega del Dipylon: il maestro, il pittore di Dipylon da il meglio nell’anfora n.804, un vaso alto 1 metro e 55, con scena di prothesis, sul diametro massimo dell’anfora. Sul letto funebre è steso il defunto; un fanciullo si aggrappa alla testata del letto; ai piedi vi sono 2 figure inginocchiate e 2 sedute, che portano le mani alla testa. Il cratere n.990, alto 1 metro e 23, raffigura il defunto trasportato su un carro funebre, trainato da una coppia di cavalli.
La scultura dopo il collasso miceneo
Dopo il collasso della civiltà micenea, la scultura greca era tradizionalmente limitata alla microplastica in bronzo, terracotta e avorio dell’8° sec. a.C. Ma con recenti scoperte, si risale più indietro, nel 10° a.C. con il cervo fittile, alto 26 cm., proveniente da una tomba proto geometrica di Atene. Altro esempio è il centauro di Lefkandi, alto 36 cm., rinvenuto in quella famosa tomba di Lefkandi con due diverse tipologie di rito funebre maschile/femminile. Dall’8° a.C., uomini e animali compaiono anche dipinti sulle ceramiche; il mercato degli oggetti votivi per i santuari si amplifica; vengono prodotti tripodi in bronzo, con manici ad anello, decorati con vari motivi, a treccia, a spirale, spesso ornati di appliques di figurine e teste in bronzo a fusione piena. Gli animali preferiti sono i cavalli, i tori, cervi, arieti, volatili; le raffigurazioni umane preferite sono opliti, aurighi, atleti e suonatori.
L’età orientalizzante
L’età orientalizzante si denomina lo stile del 7° sec. a.C.: in questo periodo si intensificano i traffici con le culture orientali, che apporta un afflusso di manufatti sirofenici, ittiti, assiri, iranici; confluivano così calderoni bronzei, coppe basse e larghe, in argento e oro, oggetti in avorio, unguentari in alabastro. La cultura greca viene quindi sommersa di novità, mostri sconosciuti, dei aggressivi, eroi brutali, compaiono le sirene, le sfingi, i centauri, i grifoni, le gorgoni, le chimere.
I tre fattori storici che interessano questo periodo sono: la colonizzazione che si intensifica, l’avvento dei legislatori e dei tiranni. I legislatori sono per es. lo spartano Licurgo, l’ateniese Draconte, Zaleuco di Locri, Caronda di Catania; le leggi fino a quel momento orali, vengono messe per iscritto. La tirannide interessa nei primi tempi, le città istmiche, Corinto, Megara, le città ioniche, Mileto e Efeso.
Evoluzione dell'architettura
Sempre in questo periodo evolve l’architettura: si passa dai ciottoli al blocco di pietra squadrata, dall’argilla cruda alla terracotta, il legno viene sostituito con la pietra. Un esempio architettonico è l’Heraion di Argo: è il più antico dei templi peloponnesiaci con peristasi; è allungato con peristasi lignea sormontata da capitelli in pietra. Il tempio di Poseidone a Istmia è un edificio periptero con cella rettangolare, e pronao profondo. L’Heraion di Olimpia testimonia la transizione dall’edificio in legno e mattoni a quello in pietra: lo spazio chiuso del tempo è interessato da una scansione in pronao, cella e opistodomo; la cella è inserita nella peristasi con precisione; la trabeazione presenta già elementi di fregio dorico e triglifi e metope.
Ci sono anche i primi accorgimenti del “conflitto angolare”: è lo spostamento dei triglifi angolari dall’asse delle colonne al margine del tempio, che viene spostato mediante un allargamento dei componenti della trabeazione o la diminuzione degli angoli. Intorno al 630 a.C. viene edificato il tempio di Apollo a Thermos: tempio periptero senza pronao ma con opistodomo profondo, la cella è in mattoni crudi divisa in 2 navate da un colonnato; la trabeazione è lignea e ha un fregio dorico con metope fittili con immagini mitiche.
Nell’area ionica, i due centri di Samo e Efeso svolgono un ruolo principe: nel santuario di Samo, in seguito a una alluvione, vi è la sostituzione dell’edificio in un nuovo edificio, con la cella circondata da peristasi di colonne o pali, con i muri in blocchi squadrati in calcare; all’interno il colonnato centrale è stato sostituito da una serie di pali addossati alle pareti del nàos.
Scultura monumentale
Intorno al 700 a.C. Mantiklos dedica all’Apollo di Tebe una statuetta in bronzo: alta 20 cm., realizzata a fusione piena, ha abbandonato la forma del nucleo piatto per un potenziamento delle masse dei pettorali, dell’addome, dei glutei, delle cosce; un solco verticale attraversa la figura: la linea divide i dettagli del volto triangolare, fissando la posizione della bocca, del naso e della capigliatura.
All’origine della scultura monumentale in pietra e non solo, i Greci ponevano Dedalo di Creta: la tradizione dice che era un architetto, ideatore del labirinto e costruttore di templi; era anche scultore e inventore della sega, dell’ascia, del filo a piombo, del trapano e del mastice, aveva ideato anche le ali artificiali per Icaro. Ora Dedalo storico non è mai esistito: sembra piuttosto essere un modello d’artista e di un’arte plastica del 7° sec. a.C.
Dunque, in questo periodo nasce la scultura monumentale a tutto tondo: gli xoana sono statue di culto, idoli, in argento, bronzo e marmo, e soprattutto, intagliati nel legno; gli sphyrelata sono statue abbastanza grandi, ottenute da una lamina di bronzo piegata attorno a un nucleo di legno a cui viene inchiodata la lamina stessa. Questa viene però subito rimpiazzata dalla fusione cava. Esempi di sphyrelata famosi provengono da Creta, e sono la triade divina, Apollo, la madre Latona e la gemella Artemide: quella più grande è quella di Apollo, alta 80 cm., ha le braccia separate dal corpo; le due femminili invece sono alte 40 cm., e sono più fisse e rigide di Apollo; solo i seni indicano che effettivamente sono delle donne.
Dalla metà del 7° sec. a.C. si sviluppa lo “stile dedalico”: un esempio è la Dama di Auxerre, una statua femminile in pietra calcarea, a tutto tondo, alta 65 cm. La donna di forme solide e compatte, indossa un peplo aderente, si notano 4 quadrati concentrici sulla gonna e un motivo a squame sul petto, quindi si presume che in origine fosse policromo; i capelli hanno delle trecce simmetriche, ai lati del volto, con frangia corta a riccioli. La rotondità plastica del seno e delle braccia si oppone alla sproporzione delle mani e dei piedi; il volto è trapezoidale, con occhi ipnotici e bocca larga, quasi sorridente.
Dall’Acropoli di Micene provengono dei rilievi in calcare, databili al 640-630 a.C., quello meglio conservato raffigura il busto di una donna con peplo e mantello, il volto squadrato ha occhi grandi e forti sopracciglia, la bocca larga, le narici dilatate, la pettinatura sembra una parrucca.
Le Isole Cicladi sono importanti: qui inizia lo sfruttamento intensivo delle cave di marmo. Nascono botteghe di artigiani esperti nella lavorazione dei blocchi di marmo; appare il kouros, la figura maschile nuda, si pensa di origine egizia, in posizione eretta, con le braccia dritte lungo i fianchi, i pugni chiusi e una gamba avanzata rispetto all’altra. La prima kore (la versione femminile del kouros) in marmo pervenuta è alta 2 metri, in marmo di Nasso, rinvenuta a Delo nell’area dell’Artemision; raffigura una donna eretta, con braccia aderenti al corpo, vestita con un peplo cinto alla vita; i capelli hanno trecce simmetriche, ai lati del volto (molto rovinato).
L’influsso orientale si nota anche nei manufatti in bronzo, in terracotta e avorio: i tripodi geometrici vengono sostituiti da calderoni con la bocca decorata da protomi di grifoni, di leoni, di appliques di sfingi e sirene.
Area corinzia e pittura
Si attribuisce all’area corinzia il primato delle tegole fittili e della cloro plastica, ma anche quello della pittura. Corinto è stata distrutta dai Romani nel 146 a.C., per cui resta veramente pochissimo. Dallo stile geometrico del 720 a.C., si evolve un nuovo stile detto “proto corinzio”, poi in “corinzio” che dura fino al 6° sec. a.C. Corinto nasce in una fertile pianura, ricca di sorgenti, ha una posizione strategica fra due golfi e su due mari, quello Corinzio e quello Saronico.
Intorno al 720 a.C. quindi, mentre le botteghe ateniesi sono alle prese con lo stile tardo geometrico, a Corinto inizia un processo di inserimento di novità, di origini orientali. Le ceramiche proto corinzie sono vasi di piccole dimensioni, di spessore sottile, fatti di argilla fine, depurata, chiara, quasi bianca, in cottura tende ad assumere i colori del giallo, del verdino; le superfici sono decorate con vernice rossastra, bruna e nera. L’ornato è fatto di linee, orizzontali e verticali, con animali, fregi narrativi o mitologici.
- 720 – 690 a.C. PCA = Stile proto corinzio antico
- 690 – 650 a.C. PCM = Stile proto corinzio medio
- 650 – 630 a.C. PCT = Stile proto corinzio tardo
I vasi dello stile proto corinzio antico hanno elementi nuovi: uccelli, cervi, pesci, cani, leoni, senza un preciso ordine, gli sfondi hanno rosette, trecce e spirali orientali. La tecnica ha i corpi tracciati a silhouette o a contorno.
I vasi dello stile proto corinzio medio, le figure sono più connotate, alludono al mito e ad antichi racconti, come la morte di Achille, le centauromachie; si applica una nuova tecnica, quella a figure nere: sulla figura a silhouette in nero o bruno si delineano i dettagli con graffiti in vernice paonazza e gialla.
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