La Rivoluzione del 1830 e il popolo francese
La Rivoluzione del 1830 mostra come nel popolo francese sia rimasta intatta la fedeltà ai valori di libertà, uguaglianza e fraternità. Il berretto degli schiavi liberati della Grecia era quello frigio, simbolo nel 1789 della Rivoluzione. Anche nelle Sabine di David un personaggio indossa il berretto frigio. La donna imbraccia un fucile, a dire che la libertà deve essere difesa anche con le armi, al costo di lotte e combattimenti.
Nel dipinto la libertà si trova al vertice di una struttura piramidale. Se contassimo le figure del dipinto, ne individueremmo poche, anche qui il pittore suggerisce una massa di persone molto folta. Vi è poi il fumo che David aveva usato nelle Sabine per confondere lo spazio; la polvere è dovuta ai cannoni e agli spari, a causa dell'artiglieria pesante usata dall'esercito reale. I cadaveri si palesano davanti ai nostri occhi come la zattera della Medusa di Gericault, dove in primo piano vengono posti gli elementi sgradevoli, esattamente come aveva fatto Gros nel Napoleone va a visitare gli appestati.
Il popolo nel 1830
All'altezza del 1830 il popolo si identificava con il Terzo Stato, che comprendeva la borghesia colta e i lavoratori. Osservando il dipinto ci accorgiamo che i personaggi appartengono alle classi medio basse. Vediamo un operaio del settore manifatturiero, con la camicia sporca e un grembiule, un uomo con la testa coperta da una bandana, usata dai tipografi, che soffrivano in seguito ai decreti legislativi di Carlo X.
Il personaggio con il cappello a cilindro non è un autoritratto di Delacroix, poiché egli non aveva combattuto contro il regime reale, ma assistito agli eventi. Questo lo sappiamo perché egli si trovava al Louvre per difendere le collezioni del Louvre dagli insorti. Il personaggio potrebbe appartenere alla media borghesia.
La composizione e il simbolismo
All'interno della composizione ci sono anche dei ragazzini, che suggeriscono il senso di una partecipazione corale. La figura allegorica è piuttosto insolita rispetto alle tradizionali figure allegoriche, in genere molto smaterializzate; il suo fisico è molto carnale e plastico. Sappiamo che nella rivolta le donne scesero nelle strade a fianco degli uomini, il che spiega la forza e l'energia che la figura esprime. La donna avanza lei stessa e guida il popolo; si tratta di un personaggio attivo nella scena storica.
Si capisce quindi che la bandiera, il cappello frigio e l'arma identificano gli strumenti che furono impugnati anche dalle donne durante quegli eventi. A destra vediamo uno scorcio di Parigi, con le torri della Cattedrale di Notre Dame, simbolo allora della città. Su una delle due torri vediamo una bandiera che il 28 luglio fu posta dagli insorti su Notre Dame. Questo richiama un particolare, ovvero il fulmine che colpisce il tetto della cappella di Versailles nel Giuramento della Pallocorda di David: essi hanno il medesimo significato, mettere una bandiera, simbolo di stato civile, su un edificio religioso sembra ribadire la laicità dello stato del 1789, ben espressa nel cartone di David.
Il dualismo del dipinto
Tutto il dipinto sembra giocare su due piani: da una parte il piano della storia, dei fatti e di ciò che è accaduto; dall'altra parte il piano degli ideali, il valore della libertà che la Rivoluzione francese aveva portato con sé. Il titolo ci chiarisce sia l'ideale (la libertà che guida il popolo) sia la storia (il 28 luglio). Sempre per questo motivo la donna è sia reale sia allegoria; tale dialettica si esprime anche nella tavolozza cromatica ribassata, giocata su tonalità spente, ocra e grigi, di modo che la gamma sorda faccia spiccare solo i colori rosso, bianco e blu della bandiera francese, nel tricolore, nella divisa della guardia svizzera, nell'operaio, nella calza dell'uomo seminudo.
Il tricolore nel dipinto
A ben guardare questi tre valori persistono nel cielo: a destra abbiamo note rossastre del sole che tramonta o del fuoco dell'artiglieria, il bianco della polvere o delle nuvole e il blu del cielo. Delacroix avrebbe voluto tingere di rosso anche il berretto frigio, ma in seguito lo smorza di modo che risulti maggiormente il tricolore francese posto vicino al berretto.
Quando il dipinto viene mostrato al Salon del 1831, chi aveva assistito agli eventi trova questo colore ocra molto pertinente, poiché nei caldi giorni di luglio gli spari avevano creato una nube fissa di polvere, tanto che era difficile riconoscere il vero colore delle cose. C'è quindi la verità di cronaca e la verità ideale.
La firma di Delacroix
Con una evidenza che non si ritrova nelle opere precedenti, Delacroix firma la tela (lo aveva fatto David nella morte di Marat). Egli firma sui pezzi di legno delle barricate, che avevano segnato il sistema di difesa degli insorti davanti ai tentativi delle truppe di Carlo X nel sedare la rivolta; la firma è nel punto più debole del dipinto, in corrispondenza con la presenza della bandiera sulla torre di Notre Dame, non si tratta di un caso. Secondo Alexandre Dumas, Delacroix ebbe una sorta di agnizione vedendo la bandiera francese su Notre Dame. Forse Dumas aveva esagerato, ma il fatto è interessante perché sembra confermare la dialettica della presenza di Delacroix sulle barricate.
Ingres e la pittura di storia contemporanea
Ingres non si dedica a opere di storia contemporanea, questo non significa che egli sia filomonarchico. Infatti, nella corrispondenza privata è percepibile la felicità del pittore nel vedere la fine del governo di Carlo X. Negli anni '30 inizia a muoversi con una certa libertà rispetto alle regole condivise. Al Salon del 1833 presenta due ritratti: Ritratto di Monsieur Bertine e Ritratto di Madame Duvaucay, uno contemporaneo, l'altro del 1807. Monsieur Bertin era proprietario di un giornale che aveva subito duri colpi durante il periodo Napoleonico e che era stato fondamentale nella Rivoluzione del 1830. Ricorda il ritratto di Monsieur Didier e dei coniugi. Il busto e la massa fisica si impongono e manifestano la forza intellettuale del personaggio, facendo capire il ruolo importante che la stampa giocava negli equilibri politici. È presente un riflesso di una finestra nella poltrona, di tradizione fiamminga.
Il martirio di San Sinforio
Salon del 1834: come in precedenza, vediamo un accostamento di Ingres di due opere, una recente e una passata, per mostrare ai contemporanei fasi della sua esperienza pittorica. Il Martirio di San Sinforio: primo martire della Gallia. Ingres riceve l'incarico di eseguire l'opera nel 1824, dopo il grande trionfo con il voto di Luigi XII. Il committente è il vescovo che dà a Ingres indicazioni molto precise: ci deve essere attorno a Sinforio una calca di persone, sentimenti di orrore e pietà in seguito al martirio, come narravano le fonti. Deve essere indicata l'ambientazione architettonica con monumenti di età romana; egli indica il testo dove ci sono delle stampe per riprodurre l'architettura, capiamo che gli artisti erano in gabbia.
Per questo motivo il dipinto viene realizzato in così largo tempo; molti studi spiegano le fasi della realizzazione dell'opera, mostrano questo affollarsi sullo stesso supporto di figure diverse che entreranno nella scena. Il lavoro di Ingres è simile a quello di David; le figure sono prima realizzate nude e poi vestite secondo le regole accademiche e della scuola di David.
Analisi del dipinto
Al centro vediamo San Sinforio che reclama la nostra attenzione in ragione del fatto che indossa tunica e mantello bianco. Ha una posa che attira la nostra attenzione, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto alla madre che allarga le braccia a sua volta. La figura ricorda la Versilia delle Sabine. San Sinforio è un po' effeminato, tanto che Ingres fece posare una modella per la realizzazione della figura. Invece la madre, per quanto donna, sembra essere il vero motore della vicenda, spinge il ragazzo ad affrontare la morte.
I due littori portano il santo verso il luogo del sacrificio; i personaggi hanno atteggiamenti diversi. La composizione è molto congestionata, abbiamo una evidente sproporzione tra le figure e l'architettura come se ci fosse uno scorcio. La madre è troppo grande ed è investita da un fascio luminoso; si mette direttamente in legame e rapporto con il santo.
Critica e ricezione
Il difetto viene evidenziato dalla presenza del console romano che punta il braccio in avanti e introduce una direttrice di profondità spaziale bloccata dallo stesso San Sinforio: è tutto molto complesso e ammassato. L'opera spiazza i contemporanei che non sanno come incasellarla; i littori hanno braccia così possenti e plastiche, che Ingres non aveva mai realizzato prima (cfr la bidimensionalità della Grande Odalisca). Questo dipinto è neoclassico (montato secondo regole di impalcatura), ispirato alla moda manierista (muscolatura possente come negli allievi manieristi di Raffaello) o romantico? La critica del tempo si chiede a quale corrente appartenga quest'opera, ma questo quadro sta a sé: ingrismo.
Se si leggono le recensioni dell'epoca capiamo che ci sono altri motivi di dissenso; nel 1834 i disordini sociali, la crisi economica vistosa e scioperi, a Parigi e Lione, sede delle industrie di seta, pesavano sulla Francia.
Il contesto storico
Nel mese dell'apertura del Salon scoppia una rivolta, alcuni soldati mentre si muovono per le vie di Parigi si accorgono di strani movimenti che si intravedevano da una finestra di una casa di Rue Transonain; salgono le scale, spalancano la porta dell'appartamento e senza guardare sparano a una famiglia inerme. L'evento fu subito denunciato, e di lì a poco viene immortalato da Honoré Daumier, in una litografia dove un padre di famiglia in camicia da notte insanguinata giace con un bambino sotto, a lato la moglie e il vecchio padre. Luigi Filippo era asceso al trono e aveva impedito la libertà di stampa, con conseguenza la rivolta del popolo.
Critica e risposta pubblica
Un'altra litografia di Daumier mostra un tipografo, a destra Carlo X picchiato dal tipografo, a sinistra Luigi Filippo con un ombrello, egli cerca di limitare la libertà di stampa ma viene trattenuto da due suoi ministri facendogli presente la fine che aveva fatto prima di lui Carlo X. Il tipografo presenta una forte muscolatura. Quindi la muscolatura spessa dei littori ricorda i lavoratori dalle braccia molto sviluppate. San Sinforio era un nobile, i littori no e quindi Ingres per verosimiglianza li deve strutturare fisicamente così, mentre i contemporanei lo percepiscono alla luce dei fatti di quel mese e delle litografie che circolavano. Lo capiamo dalle sfumature del discorso nelle recensioni e nei giudizi, non viene mai detto esplicitamente. Sta di fatto che il dipinto non piace per nulla, è un vero e proprio fallimento. Da qui Ingres decide di non esporre mai più al Salon, e lascia Parigi. Diviene direttore dell'Accademia di Francia a Roma e rimane sino al 1842.
Delacroix e la rappresentazione dell'Oriente
Nello stesso anno Delaroche presenta l'esecuzione di Lady Jane Grey, messa sul trono per giochi politici e ghigliottinata nel momento in cui non serviva più. Il dipinto è di carattere diverso rispetto ai precedenti poiché non è una storia contemporanea di un popolo, un episodio di cronaca; non presenta grandi episodi e non ha uno scopo educativo essenziale, ma va in cerca di episodi patetici che cercano nell'osservatore una commozione piuttosto facile. La giovinetta innocente è immacolata, neppure si ribella alla fine che le è stata data, cerca di allungare le mani per tastare con le mani il ceppo dove deve appoggiare la testa per essere decapitata. Ella non ha colpa, anche per la sua giovane età, le dame di compagnia si abbandonano a gesti di disperazione, vi è un dignitario che cerca di assisterla e accompagnarla, il boia, obbligato dal ruolo che è chiamato a svolgere, concede alla ragazzina tutto il tempo necessario affinché possa assestarsi. Noi percepiamo tutte le implicazioni sentimentali, è una scena molto commovente.
Il pubblico e le opere
Il quadro di Ingres non piace, consideriamo che al Salon vi sono esperti e no tra il pubblico, i critici difendono opere meno facili da capire e puntano sulla difficoltà delle opere per mostrare il personale valore. Dall'altra parte vi è un pubblico che si lascia sedurre dai sentimenti che suscita un'opera, che ha una capacità immediata di attrazione e un effetto di verosimiglianza molto convincente. Di fronte al San Sinforio di Ingres ci troviamo di fronte a un pittore che ostenta la propria presenza.
La pittura di storia
I quadri di Delaroche presentano poche figure essenziali, questo mostra come la pittura di storia si declini come genere storico, che può essere accolto dal collezionismo privato dacché le misure del dipinto sono minori.
Delacroix e le donne di Algeri
Delacroix presenta Le donne di Algeri, scena banale di vita quotidiana, ambientata in un contesto esotico, realizzata dopo un viaggio in Nord Africa dell'artista. Il Marocco diviene colonia francese e D. si reca con altri per prendere possesso della colonia. L'artista ha sempre mostrato un interesse per il mondo orientale, nelle Scene del Massacro di Scio avevamo notato un'attenzione di vestire i propri personaggi con abiti preziosi, la Morte di Sardanapalo è un'altra conferma del mondo alternativo a quello occidentale, un oriente in questo caso di leggenda dove la pelle chiara della schiava si oppone allo schiavo di colore che trascina il cavallo bianco. La scena di Algeri non è un fatto di leggenda ma un'esperienza diretta dell'artista, che lo realizzò a Parigi sulla base di appunti e ricordi. In questo caso non è un Oriente di invenzione, lo vediamo dalla luce che è diversa dalla luce parigina, pura. Le luci mediterranee sono dorate, calde ed entrano nell'ambiente, avvolgendolo, e finiscono per smangiare la definizione delle singole figure.
Vernet e l'orientalismo
Vernet, il narratore arabo di storie: scena di genere ambientata in contesto orientale, si vede una tribù di arabi che ascolta la narrazione di una vicenda fatta da questo personaggio in primo piano. Capiamo che è il narratore di storia perché il mantello è differente e il gesto è eloquente. È un dipinto non così distante da Delacroix, richiama un primitivismo. Il mondo orientale entra nell'immagine degli artisti.
Le mostre di Ingres e il suo ritorno
Ingres rientra sulla scena parigina all'età di 62 anni, ma non è ammesso al Salon e quindi è costretto a rivolgersi alle gallerie come i pittori non ammessi al Salon. Egli inizia ad allestire delle mostre individuali come David, le sue però si svolgono nel suo personale atelier e non prevedono il pagamento di un biglietto, sono inoltre su invito. Queste mostre nascono per esporre i propri traguardi e non per lucro, Ingres sceglie come critici dei colleghi e si assicura che essi siano favorevoli nelle loro recensioni, egli condiziona in questo modo la reazione dei critici sentendosi grati per l'invito, e tiene alto il suo prestigio al di fuori del Salon.
La mostra del 1846
Nel 1846 si tiene un'importantissima mostra in un grande magazzino, il Bazar al primo piano, la mostra ha scopo benefico (cosa non rara a Parigi) e affronta gli ultimi 50 anni dell'arte francese (David e i suoi allievi) con opere di grandissimo livello. La scelta delle opere fa di questa mostra un modo per ripensare al percorso della pittura francese. I dipinti appartenevano agli ereditieri degli artisti o ai collezionisti che avevano acquistato le opere stesse, che potevano essere imprestate per occasioni espositive: l'organizzazione sembra a noi banale ma non era scontata all'epoca. La maggior parte degli artisti che figurano dentro la mostra della Galleria sono figure uscite di scena, ad eccezione di Ingres, unico artista vivente coinvolto in questo percorso, dacché egli si proponeva come l'approdo di questa stessa storia. Ingres accetta di partecipare, sebbene il luogo non sia di alto prestigio, si tratta di una scelta che va a indebolire una forza in tramonto che è il Salon. Ingres pone delle condizioni che sono accettate: chiede di avere una sala a parte la cui singolarità deve essere marcata in modo evidente, un ambiente riservato e distinto, diviso dagli altri spazi da due tende. Vengono esposte 11 opere, all'inizio della mostra vi è David e alla fine vi è Ingres. La cosa interessante è che Ingres conferma un'attitudine che abbiamo già riconosciuto ai Salon precedenti, ovvero mettere un'opera recente a fianco di un'opera realizzata in passato. Si vedono così opere che ripercorrono la carriera di Ingres, come Edipo e la sfinge di inizio 1800, la Grande Odalisca del 1819, il Ritratto di Monsieur, e la piccola Odalisca.
Impressioni di Baudelaire
Tra coloro che visitano l'esposizione c'è un giovane scrittore, Charles Baudelaire, che parla di essa come del museo Bazar, calmo e severo come un gabinetto scientifico. I giovani artisti osservano i dipinti e non si riconoscono nella scuola davidiana, la maggior parte di essi non possono capire nulla di queste espressioni della pittura rivoluzionaria. Li definisce imbrattatele, poiché il colore li ha accecati e non possono seguire l'austera linea del Romanticismo. Questo discorso viene impostato su contraddizioni, gli artisti emergenti vengono definiti giovani vegliardi, poiché utilizzano il colore in modo troppo facile, quella tecnica che David aveva abolito.
Baudelaire esalta la disciplina intellettuale del disegno che possiamo riscontrare in Marat, caratterizzato da freddi muri, attorno alla fredda e funebre vasca, vicino a cui aleggia un'anima.
"Ingres espone al Bazar tutta la genesi del suo genere. Da tempo Ingres rifiuta di esporre al Salon, e secondo noi ha ragione, le mostre sono così affollate da generare stanchezza e deprimere il valore degli artisti. Ingres aspettava l'occasione, essa è venuta e il maestro l'ha colta. La pittura di Ingres è straordinaria."
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