Artaud e il teatro del Novecento
Artaud è uno degli uomini del teatro del Novecento più citati, più imitati e più fraintesi, soprattutto per il concetto di crudeltà che emerge in relazione al teatro all'inizio degli anni '30. Il primo manifesto sul teatro della crudeltà del 1932 chiarisce che per lui la parola crudeltà equivale a necessità, rigore, determinismo e quindi a un'accezione metafisica del termine, e poi a un'accezione teatrale. "Teatro della crudeltà" vuol significare che il teatro è difficile in primo luogo per lui stesso.
"Noi non siamo liberi. È il cielo che può sempre accadere solo nella nostra testa. Insegnarci questo è il primo scopo del teatro", uno spettacolo come la crudeltà della vita. La seconda eccezione di crudeltà è tecnica, specificamente teatrale: uso il crudele, cioè estremo, dei linguaggi scenici, parola compresa.
Il nesso funzionale delle accezioni
Il nesso funzionale fra le due accezioni risulta evidente: se per Artaud lo scopo del teatro è quello di insegnarci cosa sia la crudeltà a livello metafisico, dato costitutivo della realtà (determinismo), si potrà tentare di raggiungere questo obiettivo attraverso un uso crudele dei linguaggi scenici. Il teatro stesso cerca di andare oltre la mera rappresentazione, oltre il mero spettacolo.
Due decenni decisivi
Due decenni risultano decisivi: gli anni '30 del primo Teatro della Crudeltà e gli anni '40 del secondo Teatro della Crudeltà.
- 1931-1932: Faire la métaphysique des moyens de spectacle.
- 1945-1948: Forcener le subjectile, composto da Jacques Derrida, mettendo insieme due espressioni artaudiane separate ‘forsener’ e ‘subjectile’.
Tre volte Artaud interviene nel libro in tre momenti diversi: 1932 e 1947. L'ultima volta enumera le varie operazioni in cui consiste per lui questa sollecitazione-violazione crudele del subjectile, il supporto che, grazie a Derrida, chiamiamo forsennamento: "Le figure sulla pagina inerte non dicevano nulla sotto la mia mano. Mi si offrivano dei cumuli che non ispiravano il disegno, e che potevo sondare, tagliare, raschiare, limare, cucire, mutilare, lacerare, sfregiare senza che mai il soggettile per parte di padre o per parte di madre si lamentasse."
Il vero teatro secondo Artaud
Il vero teatro per lui è il problema della rappresentazione e del suo superamento, opporsi al teatro spettacolo e si pone come azione reale, diretta, efficace versus azione rappresentata - rappresentativa.
Negli anni '40 e del dopoguerra 'i manicomi' rappresentano un'idea perseguita con feroce ma lucida determinazione, di stravolgere a più livelli i supporti usati forzandoli fino ai loro limiti e anche al di là di essi, strappandoli dall'inerzia. Sottoponeva anche la più piccola pagina a radicali trasformazioni.
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