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Gli archivi della chiesa

Nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II la Chiesta ha porto particolare attenzione ai propri archivi

facendo propria la categoria di ‘beni culturali’. Le iniziative in campo archivistico sono state parallele a quelle

messe in atto nel mondo laico. L’alone di segretezza degli arch. ecc. s’è attenuato e molti archivi sono stati

aperti agli storici. Agli archivi è attribuito il significato di luoghi della memoria delle comunità cristiane

tramite cui far crescere l’appartenenza ecclesiale. Sono veicolo di trasmissione della tradizione

!

3.Intrecci e distinzioni di correnti

Molteplici declinazioni della memoria

Memoria e archivi formano un binomio inscindibile. A prima vista può sembrare un’associazione ovvia, ma

in realtà le cose sono più complesse perché questo accostamento in tempi recenti s’è modificato. Ampio

spettro semantico della parola ‘memoria’. L’archivio è innanzitutto una tecnologia della memoria: uno dei

molti esiti dell’esteriorizzazione della memoria (Gourhan) che ha visto nel corso dei secoli affiancare e

sostituire alla memoria umana un numero crescente di supporti.

Resa possibile dall’invenzione della scrittura con il cui avvento coincide, la comparsa di archivi nelle prime

società urbane e la loro ricomparsa nell’Alto Medioevo, è risposta ad emergenze di tipo pratico di gestione,

controllo amministrativo, attestazione giuridica, a costruire l’ontologia degli oggetti sociali. Maurizio Ferraris

sostiene che queste «registrazioni», cioè i documenti archivistici, svolgono un ruolo fondamentale nelle

transazioni di natura giuridica e sono «registrazioni idiomatiche dotate di valore sociale», capaci di

trasformare degli «atti» in «oggetti sociali» che costituiscono il tessuto delle nostre società.

L’archivio è da questo punto di vista un sistema di memoria-registrazione che grazie alle caratteristiche della

tecnologia di registrazione rende stabili e inalterati i documenti. Derrida: «L’archivio ha luogo nel luogo di

debolezza originaria e strutturale della memoria». Il termine inglese infatti deriva dal latino

record recordare.

Proverbio toscano: «karta si face, perch’omo è fallace».

Quando gli archivi perdono la loro relazione viva con il presente, confluiscono nella categoria di memoria-

deposito: cumulo dei ricordi non utilizzati. La memoria funzionale è invece una memoria struttura da un

processo di scelta e costruzione del senso ed è costituita da elementi del passato che sono riattualizzati nel

circuito dello scambio culturale. Mentre la memoria-deposito si limita ad accumulare documenti, la memoria

funzionale è selettiva perché richiama solo una parte dei loro contenuti. La memoria-deposito forma una

sorta di retroterra della memoria funzionale.

I rapporti tra memoria deposito e memoria funzionale non sono quindi lineari ma circolari.

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Memoria-identità

Questo binomio definisce una concezione della memoria che le attribuisce un ruolo cruciale nel marcare le

identità individuali e collettive e nel sostenere i sentimenti di appartenenza dei singoli gruppi sociali.

L’idea ha cominciato a farsi strada dal di Locke (1649): il compito di garantire la continuità

Saggio sull’intelletto

dell’esistenza individuale nel tempo è affidato alla coscienza dell’esperienza vissuta, alla coincidenza

dell’esperienza vissuta con la coscienza. Il fondamento dell’identità personale è costituito dall dalla continuità

della memoria. L’attenzione alla dimensione collettiva della memoria è emersa in Halbwachs (sociologo

francese): gli individui appartenenti ad uno stesso gruppo sociale, attraverso l’elaborazione comune dei

ricordi, finiscono per condividere una stessa memoria.

La memoria collettiva tende a coagularsi in rappresentazioni che trascendono i singoli individui. Anche la

memoria-identità è selettiva e ricostruttiva. Dalla sterminata massa di accadimenti passati si salvano solo

quelli che si ritiene abbiano una connessione col presente. Questa forma di memoria è quindi caratterizzata

da attributi diversi dalla memoria-registrazione e dalla memoria-deposito. Queste infatti costituiscono un

tentativo di dare stabilità e consistenza a ciò che deve essere ricordato: sono un processo di oggettivazione e

dovrebbero consentire il recupero indifferenziato di ciò che è stato a loro affidato; mentre la memoria-identità

è dinamica e carica di forte soggettività ed è molto più selettiva.

Differenza storia-memoria: la storia, forma di conoscenza critica del passato, valuta e analizza quelle tracce

per tentare di stabilire alcune verità sul passato, mentre la memoria non ha bisogno di provare alcunché: la

memoria va sotto il segno della fedeltà, la storia sotto quello della verità.

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4. Gli imperativi dell’identità e le nuove responsabilità dell’archivista

Metafore e simboli

Quando gli archivi vengono oggi associati alla memoria, è alla memoria-identità che si fa riferimento: è agli

archivi in quanto tali che si attribuisce un valore identitario. L’Archivio centrale di stato ne è un esempio:

rappresenta simbolicamente l’unità della nazione. Sintomo di questa tendenza è anche la recente

rinominazione di molti archivi che assumono la dicitura di “archivi nazionali”.

Digitalizzazione: nella selezione dei materiali da digitalizzare si punta molto sul valore simbolico dei singoli

documenti.

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Conflitti identitari, rivendicazioni archivistiche

Gli archivi possono diventare strumento per la battaglia dell’identità.

Esempio dell’Officina de Investigacion y Propaganda Anticomunista (OIPA):

Archivi di Salamanca:

istituzione franchista con lo scopo di raccogliere documentazione e Delegacion del Estado para la

Recuperacion de Documentacion a Salamanca (DERD) che raccoglieva documentazione relativa alle

persone ostili al regime. Dopo la morte di Franco l’archivio di Salamanca passò sotto il controllo del

ministero della Cultura. Nel 1999 l’archivio ha acquisito piena autonomia con la denominazione di Archivio

General de la Guerra Civil Espanola: le carte della DERD sono così diventate fonti per lo studio della storia

spagnola e elementi di prova per suffragare i propri diritti. Dagli anni ottanta si sono levate richieste di

restituzione degli archivi requisiti nel 1939 a partire da quelli della Generalitat de Catalunya. Sul piano della

deontologia archivista si sono confrontate due opinioni diverse: dal punto di vista dell’interpretazione

rigorosa del principio di provenienza, i catalani avrebbero ragione, mentre gli oppositori sostengono che le

operazioni occorse durante la guerra civile hanno ricontestualizzato la documentazione. Lo scontro aveva

però anche valore politico-culturale: la restituzione delle carte di Salamanca è stata considerata come

risarcimento per la repressione subita dalle aspirazione autonomiste della Catalogna. Dall’altro si è negata

una specificità catalana nella repressione franchista e dunque si pensava che la restituzione fosse l’inizio della

disgregazione dell’archivio di Salamanca. Il coagularsi di valori simbolici ha fatto sì che l’opinione pubblica

di concentrasse molto sul caso con varie manifestazione. Nel 2005 sono stati restituiti 507 faldoni.

Nel 1975 il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato una legge che ribadiva i diritti garantiti ai Maori:

essi avevano riconosciuto alla corona inglese il diritto di governare il paese in cambio del rispetto della loro

sovranità sui propri territori, risorse, possessi. Secondo alcune sentenze dunque il materiale che riguarda i

Maori andrebbe loro restituito: essi pensano che nei documenti archivistici risiedano le loro voci, la loro

identità.

Gli archivi però difficilmente si prestano a univoche rivendicazioni identitarie: ci si può chiedere in questo

senso se essi abbiano davvero una relazione ontologica di identità col soggetto o se questo sia un modo di

considerarli.

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Nuovi compiti e vecchi saperi

Il «mnemonic turn» degli ultimi decenni ha posto gli archivi sotto una nuova luce e può contribuire ad

affermare ragioni di legittimazione sociale a istituti archivistici. Il ruolo di mediatori che gli archivisti

interpretano deve aspersi trasformare occorre rispondere ad esigenze di un rapporto immediato con il

passato: bisogna ripensare le logiche di organizzazione dei servizi, la capacità di comunicazione con il

pubblico, ecc. Gli archivi possono stimolare riflessioni riguardo la complessità e i discordanti modo di vedere

il passato. Possono servire alla collettività non solo per ricerche identitarie, ma anche per confrontarsi con

intelligenza con le trasformazioni di oggi. Gli archivi potrebbero essere utili nel favorire l’incontro tra culture

diverse, a fare interagire i vecchi saperi con i nuovi, possiedono la capacità di parlare a distanza di tempo a

soggetti nuovi diversi da quelli che li han prodotti, ma al contempo portano in sé finalità di chi li ha generati.

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Archivi e diritti dei cittadini di Linda Giuva

1. Luoghi di conflitto e negoziazione

Eterogenesi dei fini

2006 esposizione di Klimt a NY con 5 quadri che erano passati in modo del tutto legale dal patrimonio

pubblico austriaco in mani private ed era intenzione dei nuovi proprietari di vendere smembrando la

collezione. Dalla galleria nazionale dopo una lunga battaglia legale, i quadri erano tornati nelle mani dei

discendenti di Bloch-Bauer a cui erano stati requisiti dalle autorità naziste, determinanti furono i documenti

dell’agenzia federale per i monumenti.

Negli ultimi decenni del secolo scorso sono state istituite molte commissioni per restituire ai cittadini

perseguitati dai nazisti i loro beni.

Diritti individuali, ma anche riconoscimenti collettivi trovano la possibilità concreta di essere realizzati grazie

a documenti contenuti negli archivi. Lotte politiche sociali cambi di regime eccetera, sono stati spesso

accompagnati dai bagliori degli innumerevoli roghi di documenti archivi. Così successe anche in Italia dopo

la caduta del fascismo, quando, insieme all'abbattimento di statue lapidi, si davano alle fiamme gli archivi del

partito nazionale fascista. Gli archivi sembrano così risultare contemporaneamente strumenti del diritto e

luoghi del potere. Gli stessi documenti si presta a fini diversi rispetto a quelli per cui sono stati prodotti. Da

complici alle sopraffazioni si trasforma in difensori dei diritti. Queste oscillazioni di significati di usi non

avvengono per caso ma sono condizionate dall'ambiente politico culturale in cui gli archivi svolgono le

proprie funzioni. La trasmissione della memoria non è dunque un'operazione neutra ma è soggetta a

manipolazioni a montaggi.

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Persistenze e cambiamenti

Gli archivi sono costantemente stati associati al mondo del diritto. Già dal tempo delle istituzioni comunali il

ricorso agli archivi più che un tratto difensivo serviva alla creazione di nuove situazioni a cui attribuire forza

giuridica. I documenti erano all'epoca le principali armi per rafforzare la posizione giuridica nei confronti di

Impero e Papato. Con la Rivoluzione francese, Che è considerata uno spartiacque nella storia degli archivi, la

platea degli archivi il pubblico degli archivi comincia ad allargarsi e gli archivi aprono le porte cittadini

comuni che possono cercare documenti per affermare i propri diritti. Il richiamo ai diritti dei cittadini sposta

il baricentro della funzione sociale degli archivi diversi soggetti e verso la tutela del loro richieste.

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3. Gli archivi e il potere visibile

Riconoscimenti normativi e percezione pubblica

Gli archivi potrebbero svolgere un ruolo per realizzare quei meccanismi del funzionamento democratico

dello Stato e per concretizzare alcuni diritti individuali collettivi. Gli archivi hanno una dimensione politica di

quei beneficiari non sarebbero solo gli storici ma anche i cittadini, gli amministratori e tutta la società civile.

Il riferimento agli archivi come strumento per lo svolgimento democratico della vita di un paese ha avuto di

recente riconoscimenti anche a livello legislativo. Così le problematiche archivistiche, specialmente quelle

relative al sono comparse. Il binomio archivi-diritto all’informazione ha avuto attenzione

record management

soprattutto nei paesi del - sistema di matrice anglosassone fondato sulla consuetudine e sul

common law

precedente giurisprudenziale - in cui i diritti sondammo considerati come argine ai poteri pubblici. Nei paesi

come l’Italia, i cui ordinamenti fanno riferimento al diritto tardo romano giustinianeo, alla forza del

civil law,

documento scritto, il richiamo al ruolo degli archivi è stato fatto in nome delle certezza formale delle

procedure. In Italia la normativa regolante gli archivi è disciplinata da leggi con differenti gradi di

obbligatorietà, mentre nei paesi anglosassoni è demandata a linee guida, modelli di riferimento.

In Italia la normativa sulla gestione dei documenti è il Testo unico sulla documentazione amministrativa del

2000 che detta le regole per la semplificazione e per l'uso dei documenti informatici. Così facendo il

legislatore ha cercato di costruire un sistema ove le esigenze di trasparenza le spinte al dell'innovazione e il

bisogno di certezza trovassero un giusto equilibrio garantito anche dalla corretta gestione documentale.

In Inghilterra invece la legislazione sugli archivi è posta nel Freedom of information act del 2000. In

particolare l'articolo 46 richiama le pubbliche autorità intervenire sull'organizzazione dei propri archivi

affinché possono rispondere alle esigenze di informazione di accesso documentazione dei cittadini.

La certezza del diritto da una parte, il diritto all'informazione dall'altra, richiamano diverse concezioni dello

Stato e del suo rapporto dei cittadini: la prima richiede la presenza di uno Stato come titolare di sovranità in

grado di emanare, realizzare far rispettare i diritti all'interno di un quadro unitario; lo Stato è garante dei

diritti del cittadino. Nel secondo caso invece è evocato una concezione che ha come fondamento la centralità

dell'individuo e si accompagna l'idea anglosassone di uno Stato minimo che non invade la sfera privata del

cittadino.

Di particolare importanza per l’esercizio del diritto alla conoscenza è la libertà di accesso ai documenti. Ad

un periodo di grande disponibilità sono seguiti anni caratterizzati prima da fenomeni di commercializzazione

selvaggia dei documenti, venduti sul mercato e poi, nella seconda metà degli anni 90 da una fase di

rallentamento e di progressivo congelamento dei processi di declassificazione fino al ritiro dalla libera

consultazione di fondi già disponibili.

L’ampiezza dell’accesso, le garanzie di eguaglianza, di non discrezionalità sono categorie essenziali per

misurare la qualità democratica di un paese.

I limiti posti all’assoluta pubblicità dei documenti sono due: l’esigenza di tutelare la sicurezza di Stato e la

necessità di garantire la privacy dei cittadini. Bisogna quindi bilanciare diritti spesso configgenti come il

diritto alla libertà di ricerca e di informazione e il diritto alla tutela della propria immagine. La riservatezza

dei documenti è quindi di carattere diverso rispetto alla tradizione secondo cui il segreto era instrumentum regni.

Spesso il dilemma archivi chiusi/archivi aperti è accompagnato da quello ben più drammatico conservare/

distruggere. 180 chilometri lineari di fascicoli: desiderio dei singoli di veder distrutti documenti che li

Archivi STASI:

riguardavano e interesse della ricerca storica e obiettivo politico di ricostruire una nazione.

In italia nel 1999 si scoprirono 20000 dossier illegali prodotti dai servizi di informazione e sicurezza.

Questioni: la tutela della privacy può giustificare l’eliminazione? I diritti individuali sono più importanti della

ricerca storica? persistenza che nei regimi democratici si traduce in problematico rapporto Stato-potere

Segreto di stato:

visibile.

Dopo l’attacco alle torri gemelle: accentuato ricorso alla riservatezza e al segreto. Il progressivo

restringimento delle libertà individuali non è però passato inosservato. Da una parte, attraverso meccanismi

di controllo si è violata la sfera privata dei cittadini, dall’altra, si è avvolto nel segreto cià che, essendo azione

di stato, doveva essere pubblico.

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Paradossi della trasparenza

Uno degli ostacoli è il progressivo impoverimento delle informazioni contenute nei documenti.

L’affievolimento del segreto e l’attuazione di un accesso pieno e senza limiti potrebbe portare ad un

mutamento delle forme di accumulazione degli archivi e a un cambiamento della stessa documentazione.

L’attenuazione della riservatezza nella fase di formazione degli archivi renderebbe meno rilevanti i

documenti archivistici per gli storici che ben conoscono l’importanza di documenti nati come segreti. Gli

archivisti sono convinti che l’esistenza di vincoli d’accesso possa costituire una condizione per garantire il

bisogno di riservatezza dei vari portatori di interessi. La necessità non è dunque annullare il segreto, ma la

creazione di di norme che lo rendano uno strumento eccezionale, motivato, temporaneo.

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Dalla regolazione giuridica ai codici etici

Gli avvenimenti che si svolsero alla fine degli anni 90 furono determinanti: caduta dell’Unione Sovietica,

caduta del regime dell’apartheid in Sudafrica avevano liberato milioni di persone da dittature e affrancato gli

archivi da condizione di strumento del potere al servizio della repressione facendo scoprire la possibilità di

usare i documenti archivistici come fattori per risarcire i danni e le ingiustizie. A porre i temi etici della

professione fu quindi la scoperta della dimensione politica degli archivi.

Il cado Einaudi-Papon rappresenta un severo test per l’affermazione dell’autonomia archivistica: lo storico

francese Einaudi descrisse le violenze delle forze dell’ordine algerine durante una manifestazione di

indipendenza; la dichiarazione costò a E. una denuncia per diffamazione. Nel processo lo storico non poté

portare documenti a favore della propria tesi. Invano aveva chiesto la deroga per poter consultare fondi

riservati alla polizia. Due archivisti testimoniarono e ciò gli costò un’inchiesta da parte del Ministaero della

Cultura per non aver rispettato il segreto professionale e vennero sollevati da tutti gli incarichi. La cosa

curioso è che sia i due archivisti che l’associazione professionale degli archivi che non li aveva supportati, si

ispiravano al codice con interpretazioni opposte.

Problema della terzietà: esigenza di organismi differenziati dal punto di vista funzionaleil cui bilanciamento

costituisce un’esigenza imprescindibile. Per quanto riguarda gli archivi la differenziazione tra soggetti

produttori e enti conservatori prende avvio in maniera consapevole con la Rivoluzione francese. Gli eventi

rivoluzionari segnano la rottura della catena produzione-uso-conservazione. Comincia ad affermarsi un uso

culturale degli archivi.

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3. Insuccessi della democrazia

I segreti di carta

Gli archivi continuano comunque ad essere associati agli Esistono anche nei regimi democratici

arcana imperii.

delle zone d’ombra, «insuccessi delle democrazia» come li chiama Bobbio: sono gli archivi del potere

invisibile, i documenti prodotti da strutture che opera fuori o contro la legge.

(Servizio informazioni forze armate) 1949 unificazione dei servizi segreti precedenti.

SIFAR:

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Negazione del segreto


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DETTAGLI
Esame: Archivistica
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in arti visive
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher codal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Vitali Stefano.

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