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Interazioni tra il mondo degli archivi e la realtà sociale

Obiettivo è quello di mettere a fuoco le interazioni tra il mondo degli archivi e la realtà sociale e di osservare le evoluzioni degli archivi legate alle innovazioni tecnologiche recenti. Il sempre forte rapporto archivi-potere è andato cambiando, così come lo stesso uso e potere degli archivi stessi. Nuovo pubblico di massa e uso di carattere giuridico ed etico. La finalità del libro è quella di mostrare come gli archivi si prestino ad uni diversi e siano portatori di significati plurimi.

Archivi, archivisti, storici di Isabella Zanni Rosiello

Fonti e tendenze storiografiche

Eredità del passato

Riguardo alla politica archivistica post-unitaria si osservavano elementi positivi - dal punto di vista di una politica archivistica tesa a privilegiare le 'patrie memorie' - e negativi, soprattutto per quanto riguarda la quantità di documentazione esclusa dall’attività conservativa (soprattutto privata). La necessità di creare istituti, “archivi nazionali”, era stata avanzata (1887, 1881, 1896) ma sempre senza successo. Il cambiamento giunse nel 1939, in cui si voleva attuare un programma di politica della cultura; la legge del 1939 apportò significative modifiche riguardo l’attività conservativa: oltre che su documentazione statale doveva essere diretta anche su quella non tale e fu previsto un istituto in ogni capoluogo di provincia, ma a causa della guerra non fu attuata.

Attuazione della legge del '39

Distinzione tra tutela su archivi ed enti pubblici e privati. Nella legge del '39 sono indicate funzioni di vigilanza anche su archivi di enti pubblici: per far ciò è prevista la creazione di appositi organi: le soprintendenze archivistiche.

Esigenza di voltare pagina

1945: Giro di boa per gli studi storici italiani e per gli archivi. La storiografia, dopo una fase idealistica caratterizzata dal disinteresse per le fonti, torna ad avere con esse un confronto diretto (intervento di Moscati «attualità degli archivi»). A seguito di queste esigenze sorge la necessità di una maggiore preparazione culturale degli archivisti, serviva un nuovo modo di affrontarli, come sosteneva Dal Pane che invitava gli storici ad utilizzare archivi locali. Tornare a confrontarsi con le fonti d’archivio per rileggere in altri modi la storia faceva parte del clima che caratterizzava l’Italia nel secondo dopoguerra.

Archivio Centrale dello Stato

1953: Provvedimento che denomina l’Archivio Centrale dello Stato, fino ad allora le carte degli organi centrali dello Stato erano conservate nell’Archivio del regno da cui si recuperarono le carte concentrandole nella nuova sede. Del trasferimento facevano parte anche gli archivi del periodo fascista. L’attivazione dell’ACS segnò una svolta nella storia delle pratiche conservative. Dire che esista un nesso tra la nascita dell’ACS e il crescere degli studi di storia contemporanea è forse poco convincente, ma il mettere in circolazione fondi documentari inesplorati ha favorito le ricerche degli storici contemporaneisti.

Frammentazione istituzionale

A partire dagli ultimi decenni del Novecento il controllo dello stato sulla propria memoria è diventato più sfrangiato. La centralità dello stato, caratteristica dei primi momenti post-unitari è andata via via scemando.

Alla ricerca di un dialogo

1971: La società degli storici tenne un’assemblea in cui venne presentata da un archivista (Claudio Pavone). L’ordine del giorno che fu votato era l’auspicio che la gestione dei beni culturali venisse unificata in un unico organismo dotato di adeguato personale e che si ponesse riparo alle insoddisfacenti condizioni di fruibilità. In quegli anni storici e archivisti sembravano aperti ad un confronto dopo le annose questioni riguardo alla separazione delle rispettive aree di competenza. Gli archivisti dovrebbero essere dunque, oltre che ricercatori, amministratori e organizzatori della cultura e quindi non sarebbero subordinati agli storici, ma per la loro organica collaborazione integrati.

Iniziative degli anni 1960-70

  • 1965: Inserimento degli archivisti nel CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) e riconoscimento del loro ruolo di ricercatori.
  • 1966: Associazione nazionale archivistica italiana organizza un congresso sul tema “Gli archivi e la storiografia italiana del dopoguerra”. Avviata la redazione della Guida generale degli archivi di Stato italiani a cura di D’Angiolini e Pavone.

Gli archivisti riflettono sul loro mestiere

Si era dunque presa coscienza del fatto che «le fonti documentarie per la storia nascono e si difendono nell’archivio in formazione». Necessità di collocare la storia degli archivi nella storia della storiografia. Congresso di Perugia, Moscati ribadisce l’inesistenza di discipline esclusivamente ausiliarie.

Associazionismo degli storici

La Società degli storici italiani negli anni ’80 non riusciva più a tenere insieme le varie anime della storiografia. A sua volta l’amministrazione archivistica assunse ruoli più forti che in passato. Sul finire degli anni Ottanta gli storici si son dati organizzazioni più settoriali con le quali gli archivisti hanno avuto rapporti piuttosto frequenti (SISSCO: società italiana per lo studio della storia contemporanea e Società degli storici delle istituzioni). Con la società di storia moderna invece i contatti sono minori. La SISSCO si è schierata spesso a fianco degli archivisti per denunciare e difendere il settore (1990 legge per la trasparenza amministrativa e 1997 legge sulla privacy).

Cambiamenti significativi

L’avvento del digitale porta a ripensare la figura dell’archivista. Cambiamento del pubblico degli archivi: gli storici professionisti non sono più tra i maggiori frequentatori: dopo il “ritorno” degli anni ’50, si assiste oggi ad una “fuga”: avvento degli amateurs, genealogisti, ecc. Questa presenza incide sul lavoro archivistico. L’intesa con gli storici è andata affievolendosi: era in gran parte basata sull’importanza data alla storia politica, ora ridimensionata. Gli archivisti sono oggi meno influenzati da egemonie storiografiche, hanno conquistato una certa autonomia. Il crescente uso di tecnologie informatiche porta gli archivisti a doversi confrontare con nuovi interlocutori come politici, tecnici dell’informazione, ecc. Il loro lavoro è sempre più connotato da specificità e tecnicismi che poco hanno a che fare con la cultura storica.

Un complesso gioco di scacchi

Ottocento: secolo d’oro della storia, affermazione di archivi in tutta Europa, affermazione del principio di libera (parziale) consultazione. Per contro i primi decenni del Novecento - dominati da tendenze storiografiche di matrice idealista - attribuivano poca importanza alle fonti. In pieno clima idealista iniziò l’opera del paleografo Giorgio Cencetti che fece uno sforzo di elaborazione teorico-pratica degli archivi.

A confronto con le problematiche storiografiche

Dalle riflessioni di Cencetti, nel II dopoguerra, si ricominciò a prestare attenzione ai problemi di utilizzazione delle fonti. Avvenne così un riaccostamento tra storiografia e archivi. Le fonti d’archivio, non più idealizzate come nel tardo Ottocento né disdegnate come nei primi del Novecento, tornano ad occupare uno spazio specifico. In molti istituti aumenta l’interesse per i lavori di riordinamento. Anche il concetto di documento subì delle modifiche: «rivoluzione documentaria»: nuova gerarchia dei documenti: la loro trasmissione non è neutra: essi sono soggetti nel tempo a manipolazioni, montaggi, ecc. Si mette così in discussione non solo la presunta obiettività delle fonti ma anche la supposta neutralità del lavoro d’archivio.

Fonti scritte e altre fonti

La «nouvelle histoire» di Le Goff che rifiutava il concetto di storiografia incentrato sulle grandi personalità e poneva in rilievo le fonti antropologiche della civiltà dava rilievo quindi anche a fonti non scritte, interpretando i silenzi. La storiografia contemporaneistica si è concentrata sempre di più con fonti diverse, per esempio i sogni o le «scritture femminili». Una conseguenza dell’uso di fonti orali è il crescente interesse verso la conservazione di queste fonti.

Documenti, rappresentazioni, discorsi

Una disciplina in crisi?

Irriducibile molteplicità della storia. Il concetto di “memoria” è sempre più dilatato. Si parla con una certa banalità di “crisi della storiografia” che sarebbe da ricondurre alla rapidità dei mutamenti del presente: non è facile affermare se la minor frequentazione degli archivi da parte degli storici sia dovuta a questa supposta crisi.

Pratiche storiografiche, pratiche archivistiche

Nonostante la consapevolezza dell’importanza delle fonti personali in ambiente digitale questo tipo di documentazione è destinata a perdere protezione e ad essere facile oggetto di distruzione: paradossalmente in una società sempre più consapevole dell’imparzialità e dell’insufficienza delle fonti ufficiali, saranno le nuove forme di documentazione a pagare l’incertezza dei nuovi processi della memoria.

Il valore dei documenti

Gli archivisti italiani si sono interessati all’importanza che i documenti possono avere come “prove”, nell’accezione usata da Carlo Ginzburg.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

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