La documentazione archivistica di fine '900
La documentazione archivistica di fine '900 è segnata da cambiamenti significativi:
- Diffusione dell’informatica
- Molteplicità dei soggetti produttori
- Cessazione della separazione tra beni archivistici e beni culturali
- Distinzione tra sfera statale e non statale
Storia degli istituti archivistici
Alla fine del '700 e '800 si assistette alla nascita dei primi istituti archivistici in senso moderno. Fino ad allora, gli archivi erano considerati memoria autodocumentazione, a disposizione di chi aveva prodotto i documenti. Tra il XVIII e il XIX secolo vi fu una rottura tra produzione, uso e conservazione, portando alla formazione di istituti di conservazione. Il concetto di memoria divenne una fonte per chi, estraneo al processo di produzione, aveva interesse nel consultarla e utilizzarla. In Francia, ad esempio, si sviluppò il principio della pubblicità degli atti, rendendoli liberamente consultabili.
Nel '900, ogni capoluogo di provincia aveva il suo archivio di Stato e sezioni di archivio nei territori provinciali.
Formazione e trasformazione di archivi
Il materiale archivistico non è diviso per materie ma per soggetto produttore, che spesso si è occupato di attività radicalmente diverse tra loro. Durante la ricerca d’archivio c’è il rischio di perdersi, poiché ogni complesso documentario ha una sua storia collegata ai contesti di uso o non uso, produzione e distruzione.
Nella pratica storiografica, leggere la documentazione significa isolarla dal contesto e inserirla in uno diverso. Ciò richiede di conoscere preliminarmente il significato specifico che ha all’interno dei contesti in cui è stata formata, organizzata e trasmessa. Secondo Droysen, chi produce documentazione archivistica lo fa per memoria propria e non altrui, per uno e non per molti, per i contemporanei.
Il tempo non trasforma i documenti da archivistici a storici: il valore storico è insito nella documentazione al momento della sua produzione. Soggetto produttore e archivio non sono sovrapponibili; il materiale archivistico è influenzato da una complessa rete di rapporti delle istituzioni cui si riferiscono, ma anche da altri specifici condizionamenti, modalità e tempo di sedimentazione. È importante confrontare il materiale archivistico con il soggetto produttore, emergendo parallelismi, divaricazioni e concordanze.
Ogni fondo è diverso. La Guida Generale degli Archivi di Stato suggerisce di leggere non solo le brevi notizie storico istituzionali, ma anche le premesse alle varie ripartizioni cronologiche e sistematiche nelle quali il fondo è ripartito.
L'unità d'Italia e i criteri di periodizzazione
L'unità d’Italia è un criterio periodizzante fondamentale nello scegliere il modo con cui presentare la documentazione. La documentazione preunitaria è policentrica, mentre quella postunitaria è più uniforme, con apparati statali che tendono verso l'uniformità. Spesso, alcune istituzioni hanno cambiato nome, ma il fondo archivistico è sempre lo stesso.
Un complesso archivistico è composto da documentazione appartenente a più soggetti produttori, in quanto vi è stata richiamata per estrazione da altri archivi in cui era inserita o vi è confluita per aggregazioni. Le miscellanee sono carte messe insieme per varie ragioni e di varia provenienza.
Il cambiamento nel settore archivistico
Il settore archivistico sta cambiando grazie all’arrivo delle nuove tecnologie. I documenti sono dinamici e si possono modificare, ma l'obsolescenza hardware rappresenta una sfida.
Programmi conservativi e modi d’uso nei secoli XIII-XVIII
Nel periodo post-unitario, la documentazione passò da locale a nazionale, con l’idea che conservare documentazione archivistica potesse essere utile per l’amministrazione. Guerre, saccheggi, calamità e furti avevano fatto sparire la documentazione dei vecchi regimi.
Nel XIII secolo, si diffondevano informazioni sulle modalità di conservazione dei documenti, sanzioni per gli addetti alla conservazione e prescrizioni sui passaggi di documenti da un governo all’altro. La pratica conservativa rispondeva a esigenze politico-culturali. I documenti meglio conservati sono quelli notarili, poiché i notai erano in grado di garantire l’autenticità degli atti. La documentazione scritta era considerata sinonimo di potere.
I cartulari erano raccolte di documentazione riguardanti atti patrimoniali, giurisdizione territoriale, ecc. La documentazione politica, che costituiva prova del possesso di titoli e documenti, era considerata una sorta di tesoro e quindi conservata in casse e scrigni. Ad esempio, la Camera Actorum di Bologna affidava la documentazione a notai, creando una sorta di archivio che rilasciava anche copie ai cittadini.
Dal XVI al XIX secolo, si conservarono documenti dell’autorità che testimoniavano il potere, tenendo i documenti per difendersi dagli attacchi. Gli archivi erano considerati non come tesoro ma come segreti da svelare al momento opportuno. Dal XVI al XVIII secolo, l'Archivio Segreto del Senato Bolognese era accessibile a poche persone dopo giuramento.
Il criterio ispiratore dei modi conservativi tra il XVII e il XVIII secolo era l’uso finalizzato a esigenze politico-amministrative. Con l’uso crescente della carta, nacque l’esigenza di strumenti di ricerca, manipolazioni di archivi e operazioni di separazioni e definizione di complessi di carte, operazioni che non erano sempre precise. Ad esempio, Bologna divideva i documenti per tipologia di affari come atti, recapiti e scritture.
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