All'origine del mondo tipografico
Scritture
Le prime scritture, di forma maiuscola, furono la capitalis quadrata e la rustica affiancate da varie corsive, eseguite a sgraffio su materiale duro o cera, poi anche inchiostro su papiro. La forma codicologica è del III secolo d.C.
Dalla minuscola primitiva derivano nuove scritture adoperate specialmente dalla nuova cultura cristiana: onciale e semionciale (a livello tipografico ufficiale) per libri di minor pregio erano adoperate da copisti non professionisti minuscole indistinte e non formalizzate.
Negli scriptoria bisogna risparmiare spazio sulle costose pergamene quindi scritture corsive minute derivate dalla minuscola primitiva. Sono però le semicorsive a dominare il panorama; si chiamano precaroline e in Italia l'unica ad imporsi e a sopravvivere è stata la beneventana (abbazia di Montecassino). Poco dopo l'incoronazione di Carlo Magno si diffonde la carolina: chiara, leggibile e facilmente eseguibile. Più tardi la gotica (si chiama così per la tendenza a spezzare le curve) la sostituirà, in Italia la gotica sarà chiamata rotunda (littera Bononiensis).
Sviluppo della scrittura gotica
Nell'ambito della gotica si hanno le gotiche “formate” o calligrafiche dei testi religiosi, dei testi latini classici e della committenza di lusso in genere, si hanno le litterae scholasticae nonché le cosiddette semigotiche per libri più economici e in volgare.
La minuscola cancelleresca e altre
Alla minuscola cancelleresca (Italia) e alla bastarda (Francia) si aggiunge la mercantesca (nata in Toscana): sono scritture della borghesia laica alfabetizzata. Parlata dai mercatores: affermatisi tra il 1100 e il 1250, mercanti italiani diventati padroni incontrastati di un vasto sistema commerciale intercontinentale, gettarono le basi del capitalismo “commerciale”: cultura pratica, professionale. Francesco Petrarca, abituato a una gotica simile alla toscana (in cui meglio si era conservato il ricordo della carolina), incomincia ad adottare prima una minuscola carolina di suo gusto, poi una semigotica modellata sulla semplicità della carolina. Sarà l'umanistica rotonda. Che poi sarà affiancata dall'umanistica corsiva.
Il fenomeno della pecia
Il fenomeno più nuovo e vistoso dal punto di vista delle nuove categorie di copisti non religiosi è il fenomeno legato al sistema della pecia: che consente la produzione simultanea di un numero cospicuo di copie. Questo sistema è adottato nei centri universitari (tipico esempio di razionalizzazione): i testi exemplaria cioè repetitiones o disputationes dei professori, da cui tutti gli altri dovevano essere trascritti, venivano controllati da una commissione di docenti (formata dai petiarii) affinché potessero essere riconosciuti e si potesse definire la tariffa di trascrizione o di fitto che gli stationarii (librai editori sorti all'ombra delle università) potevano percepire. Gli stationarii sono la prima alternativa agli scriptoria, e presto si organizzano con propri statuti per dar vita a una vera e propria imprenditoria libraria.
Tipi di libro
- Libro scolastico (di grande formato, col testo disposto su due colonne, con grandi margini per le glosse, in gotica)
- Libro umanistico (formato medio, testo disposto a pagina piena, coi margini più ridotti, in scrittura antica)
- Libro popolare (di formato piccolo, per lo più cartaceo, col testo disposto su due colonne, senza margini, in mercantesca)
Presupposti della stampa
Va condotta all'Umanesimo la gran parte della crescita culturale e la vivacità intellettuale dei maggiori centri del paese. Si giunge ad una fase di dilatazione non solo degli artefici ma anche dei fruitori dello scibile. Siamo in una situazione in cui la domanda di lettura e la richiesta di libri sono cresciute in maniera tale da rendere inadeguata la risposta che può offrire il manoscritto (nonostante gli indiscutibili sforzi profusi a vari livelli per incrementarne la produzione e per renderne più accessibile l'acquisto).
La fabbricazione della carta
Fu inventato da T'sai Lun, Cina, I secolo d.C. Con scorza d'albero, stracci e reti da pesca. Noto agli Arabi e da questi diffuso in Spagna. Pare che in Italia siano stati i Francesi a portare questo nuovo sistema produttivo; i crociati francesi, di ritorno dalla terra Santa, si fermarono ad Ancona). La prima cartiera europea è iberica (Xativa 1151). In Italia nel 1276 a Fabriano. Fabriano si espanse e ben presto i cartai italiani conquistarono il monopolio europeo.
Il processo produttivo: procurarsi gli stracci (assumettero importanza i cenciaioli che raccoglievano e vendevano stracci), selezionarli, bollirli, distribuirli in 3 classi; con dei telai di legno poi si arrivava a fare i fogli di carta veri e propri con grillage (reticolo in trasparenza). Ottenuti i fogli di carta:
- Essiccamento
- Collatura per rendere la carta meno permeabile all'inchiostro
- Asciugatura
- Lisciatura per ridurre le irregolarità levigando
- Cernita definitiva e confezione
I fogli potevano essere piegati più volte: in folio con una sola piegatura parallela al lato corto, oppure in quarto, o in ottavo ecc. o senza piegatura: atlantico (raro).
Il "miracoloso procedimento" (1465-1500)
Modelli di Biblioteca: almeno fino alla fine del trecento il modello è quello ecclesiastico, opere rigidamente monolingue, religiose e filosofiche di stampo scolastico-aristotelico; raccolte di consultazione, segrete e di uso interno. Altro modello è quello della biblioteca di Federico II: plurilingue, non specialistica né sincronica, di lettura più che di consultazione.
La vera novità arriva con Francesco Petrarca che cambia il metodo di approvvigionamento dei codici (con ricorso frequente alla riproduzione personale), rinnova il catalogo con l'inclusione di opere e di autori latitanti nelle coeve biblioteche scolastiche; ma soprattutto sostituisce l'ideologia: biblioteca non più di acculturazione professionale ma biblioteca universale, di derivazione antica, thesaurus della cultura scritta di ogni tempo e paese, aperta e diacronica.
Verso il 1350 iniziano a comparire le prime biblioteche di stato:
- La libreria di San Marco e la biblioteca della Badia fiesolana in Firenze
- La Malatestiana di Cesena
- La urbinate dei Montefeltro
- Biblioteca dei Papi da Sisto IV
Il procedimento tipografico: la stampa manuale
Caratteri: disegno del carattere, preparazione del punzone (blocco di acciaio con il rilievo del carattere), creazione della relativa matrice in rame, versamento della lega metallica nello stampo, fusione di una o più copie del carattere. I caratteri venivano messi in scomparti detti “casse”, poi si formavano a mano parole, frasi, righe e pagine. A centro cassa i segni più spesso adoperati. Una serie completa di caratteri si chiama polizza.
Inchiostro: si doveva competere con la chiarezza dei manoscritti. Il metodo olandese richiedeva uso di olio di lino, cipolla, colofonia (materiale solido che veniva sminuzzato) e litargirio.
Torchio: già adoperato per vino e biancheria. In legno: corpo (2 gemelli), vite, piano (superficie orizzontale di pressione), pietra (lastra orizzontale su cui si poneva la carta). Timpano e fraschetta posti sul carro (parte mobile del torchio) servivano per impedire al foglio di macchiarsi e per farlo stare fermo.
Lavorazione: torcolieri (battitore: inchiostrava; tiratore: metteva la carta bianca sul timpano e faceva scendere il piano: sforzo, si scambiavano i ruoli), compositori (inserivano i caratteri nel dovuto ordine nel compositoio e legava il tutto con uno spago, poi inseriva queste pagine in un telaio fissandoli con cunei di metallo per evitarne lo spostamento, dopo la stampa rimettevano i caratteri nella cassa), maestro stampatore. Per ogni torchio due compositori e due torcolieri.
Alla fine si facevano seconde e terze bozze, se persistevano errori si scrivevano gli errata per dire dov'erano e la versione corretta. Da ricordare le varianti.
Introduzione della stampa in Italia
I primissimi libri stampati in Germania furono:
- Il Salterio di Magonza (1457)
- Bibbia di 42 linee (detta di Gutenberg o mazarina)
- Bibbia di 36 linee
- Catholicon di Giovanni Balbi
- Grammatiche di Donato
- Calendari in volgare
Diffusione della tipografia
Magonza era la culla della prototipografia, nel 1462 le truppe dell'elettore di Sassonia (Adolfo di Nassau) saccheggiarono la città: diaspora di tipografi. La diffusione non avvenne per cerchi concentrici ma in linea con le rotte commerciali e i centri culturali dell'epoca; gli stampatori raggiunsero subito i luoghi che offrivano le migliori prospettive. In Italia la prima tipografia stabile fu impiantata da due tedeschi nel 1464 (due anni dopo) a Subiaco. I motivi di Subiaco:
- Invito del cardinale Giovanni Torquemada
- Suggerimento di Niccolò di Cusa
- Rapporti fra Subiaco e i paesi di lingua tedesca
Pur ammettendo una conciliazione di questi tre punti, una cosa è certa: i primi stampatori tendevano ad impiantarsi dove i lettori latini potevano essere maggiori in numero e dove potessero beneficiare di compisti conterranei. In più Subiaco è vicina a Roma, sede di una prestigiosa biblioteca dove reperire i testi da riprodurre.
Percentuali di produzione
LENHART: 1. Italia col 41% e seconda Germania che se accorpata ai Paesi Bassi raggiunge il 38% poi Francia 16% e altri 5%. WEHMER: Germania, PB, Polonia, Ungheria: 43%, Italia 35%, Francia 17%, Spagna 3% e Inghilterra 1,2%. Qualunque analisi si prenda per vera, il dato da rilevare è l'ingente quantità della produzione peninsulare all'interno del contesto europeo; specialmente considerando il numero degli abitanti dell'Europa e la relativa percentuale di alfabetizzati.
Commercio librario
A partire dal XII/XIII secolo la vita culturale si ravviva; cresce il tasso di alfabetizzazione, desiderio e necessità di appropriarsi degli strumenti della lettura e della scrittura aumentano, come aumenta la produzione libraria. Non solo produzione per universitari (stationarii) ed ecclesiastici, ma anche privati. Il lavoro era unificato, non di rado i librai e i copisti lavoravano insieme (a volte con qualche amanuense). Siccome talvolta fornivano al pubblico anche le materie necessarie alla scrittura, e principalmente la carta, erano chiamati “cartolai”: ad esempio Vespasiano da Bisticci (1421-1498) designava se stesso col titolo di librarius florentinus ma si firmava anche semplicemente chartolarius.
Vari i problemi dei prototipografi: quali opere? Procurarsi i manoscritti. Vendere, fare in modo che il ricavo fosse superiore ai costi di produzione. Fare circolare la merce era cosa facile giacché il latino era compreso ovunque in Europa. La vendita non solo nelle tipografie ma anche ad opera di librai itineranti, spesso con cataloghi da affiggere per trovare acquirenti in giro.
I governanti locali cercarono di agevolare il commercio dei libri. Nel regno di Napoli gli studenti non pagavano alcun dazio per il trasporto dei volumi. Uno dei sistemi di agevolazione più utile per gli editori era il privilegio (camerale, cittadino o velleitariamente nazionale come per le Prose della volgar lingua di Pietro Bembo nel 1525). In Italia naturalmente non si poteva parlare di privilegio “nazionale” in quanto essa era divisa nei consueti “staterelli”.
Città e tipografi
Roma
Tipografi: Silber, Plannck (insieme il 77% della produzione romana), Besicken, Fritag.
Indirizzo prevalente: opere religiose, letterarie.
Note peculiari: si stampano opere in volgare “edificanti”, di carattere morale e anche “volgarizzamenti”. Si hanno soprattutto due exploit produttivi: uno è per l'elezione di Innocenzo VIII e un altro nel 1500 per le produzioni legate al Giubileo. Nell'ultimo decennio aumenta la produzione in volgare con la stampa dei poemetti agiografici.
Venezia
(prima città per la produzione)
Tipografi: Torti, Locatello, de' Gregori, Jenson, Valdarfer (tipografo itinerante; poi andrà a Milano), Torresano, Stagnino. Johann von Speyer (importa la stampa a Venezia, ottiene il primo privilegio e pubblica le Epistolae ad familiares di Cicerone; muore pochi mesi dopo il privilegio, è sostituito dal fratello Wendelin che subito in un anno pubblica ben 15 opere: Annales e Historiae di Tacito ecc.)
Indirizzo prevalente: diritto, testi classici, non trascurabili la filosofia, scienze e mediche.
Note peculiari: il libro veneto si impose per l'alta qualità tecnica: carta, torchiatura, eleganza, armonia compositiva, inchiostrazione ecc. La posizione geografica, le relazioni commerciali e la radicata attenzione per ogni forma d'arte furono determinanti.
Milano
Tipografi: Zarotto (221 edizioni, è il più importante), Lavagna, Valdarfer, Bonus, Parravicino, Sannazaro, Mantegazza.
Indirizzo prevalente: testi classici e scolastici, meno opere religiose.
Note peculiari: grande committenza. Zarotto è inizialmente a Venezia in società col medico Castaldi, arrivati a Milano stampa autonomamente, e, sorprendentemente, pochi testi di medicina; in realtà i medici, tra cui Castaldi, si avvicinano alla stampa non da divulgatori ma da veri e propri mercatores.
Firenze
Tipografi: Bartolomeo de' Libri, Morgiani, Miscomini, Tedesco (stampa la famosa edizione della Commedia commentata da Landino), Bonaccorsi.
Indirizzo prevalente: prevalenza volgare, testi religiosi e letterari.
Note peculiari: esordio tardo e stentato, autori contemporanei, stampe savonaroliane. L'indagine più importante è condotta da Rhodes e attesta 777 incunaboli fiorentini (difficile analisi perché molti di loro sono senza indicazione di data e tipografo nel frontespizio). Gli incunaboli fiorentini presentano dei problemi in più in quanto non furono datati: l'incunabolo fiorentino conserva anche negli anni '80 delle caratteristiche del manoscritto (larghi margini, spazi interlineari, caratteri romani ecc.) giacché, a differenza di quanto accade altrove, esso è destinato all'uso locale e non deve adeguarsi a modifiche che riducano il costo per essere concorrenziale.
Secondo Ridolfi la prima opera stampata a Firenze furono i Commentarii in Virgili opera di Servio, unica impressione dell'orefice Bernardo Cennini; la cosa importante è che Firenze era l'unica città ad avere il primo stampatore indigeno, italiano, addirittura fiorentino stesso. Presenti Dante (solo Commedia e Convivio), Petrarca, Boccaccio (8 e 9 ed.ni) Poliziano, De Medici, della Mirandola; Platone, Aristotele, Callimaco, Omero, Euripide; Sallustio, Virgilio, Ovidio, Orazio, Livio, Tacito. Molto neo-platonismo e niente Cicerone. Rilevantissima la produzione di stampe savonaroliane (la media è di una ogni quindici giorni tra il 1495 e il 1498).
Bologna
Tipografi: società “Dal Pozzo (prof. Di retorica e poesia), Malpigli (dottore in arte e medicina, docente di logica e filosofia morale) e Azzoguidi” (banchiere), Ruggeri, de' Benedetti, Faelli.
Indirizzo prevalente: diritto, scienze.
Note peculiari: nella società il primo promuove la “pubblicità” e fa adottare il libro all'università, gli altri due finanziano le spese: la cosa fondamentale da ricordare (notare quanto era avvertita la presenza di rischi connessi all'impresa) è che nella clausola il primo deve colmare l'eventuale passivo nel bilancio se e solo se le spese superano le vendite, e non in caso di furti. A Bologna è importante lo stazionariato. La maggior parte degli autori stampati sono contemporanei. Più del 50% degli incunaboli fu stampato da 5 editori.
Napoli
Tipografi: Moravus (il più prolifico), del Tuppo, van Brussel, gli ebrei Joshua e Josef, Riessenger (porta la stampa a Napoli).
Indirizzo prevalente: religione, letteratura.
Note peculiari: da un'impostazione sensibile alle istanze di più interessi culturali fino al circoscrivere le proprie scelte in direzioni collaudate, meno specialistiche. Si cerca di stampare sempre ciò che si è certi di vendere. Una società importante fu quella tra Riessenger e Del Tuppo, quest'ultimo soprattutto come uomo di cultura; la sua spiccata intraprendenza (22 editio princeps) lo portò a realizzare il famoso Esopo: il più bel libro uscito a Napoli nel '400, il capolavoro della xilografia napoletana.
1500-1600
L'era del consolidamento
Breve intro storica: Carlo VIII scende e conquista il regno di Napoli, finisce la non belligeranza. L'Italia si avvia a divenire un oggetto della politica europea; è quasi completamente assoggettata e condizionata dalla maggiore potenza del tempo, la Spagna. Invasioni, guerre, rivolte, repressioni, non causarono a breve termine effetti palesemente negativi, ma a medio e a lungo termine ebbero sensibili ripercussioni e impedirono che potesse essere incoraggiato un mutamento di procedure, tecniche, prassi, mentalità e abitudini. Tendenza ai prodotti di lusso, in campo tessile la lavorazione della seta è di alta/altissima qualità (merletti ecc.) Industria e commercio dunque non sembrano essere in crisi; tuttavia sono compromessi: il commercio subirà la concorrenza straniera e l'industria subirà la crisi. Caratteri contraddittori ha anche l'agricoltura: aumento della popolazione incentiva la domanda e alza i prezzi. Nonostante l'apparente intraprendenza, in realtà vige la logica del guadagno si
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