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1600-1750

4.LA CRISI DI CRESCITA: TRA CONTROLLO CENSORIO E ISTANZE DI LETTURA [pag. 189]

Breve intro politico-economica: l'Italia (e in particolare lo stato pontificio e il regno di Napoli) apparivano

come “one of the poorest nations in Europe”, altri diranno poco più tardi “extreme misery and poverty that are

in most of the Italian governments”. Miseria, disperazione, torme intere di mendicanti, decadimento della vita

culturale e morale, disinformazione, inerzia intellettuale: in una parola, degrado generale. La guerra dei

Trent'anni provoca in Italia non tanto mutamenti territoriali quanto danni economici e politici.

In questi anni, nel corso dei quali la Spagna continua ad esercitare il suo predominio, solo due Stati svolgono una

politica indipendente e tendono a salvaguardare la propria posizione: la Repubblica di Venezia e il Ducato di

Savoia.

1630. C'è la peste. Discussione interessante: è malthusiano definire le epidemie provvidenziali quando si

raggiunge l'optimum demografico?

In campo commerciale sono olandesi e inglesi a farla da padroni, e a parte Livorno, tutti subiscono la

concorrenza.

La crisi investe i settori navale, metallurgico e agricolo.

L'agricoltura è anch'essa in crisi: la manodopera decresce, è una sorta di rifeudalizzazione mentale.

L'Italia risalirà faticosamente la china nei primi del '700 quando finirà il dominio spagnolo e si rafforzerà il

Ducato di Savoia.

Istituzioni, centri e gruppi culturali

Gran secolo di romanzi il '600: storici, devoti, cavallereschi, di costume ecc.

Sotto l'aspetto dello spessore artistico, nella gran maggioranza dei casi il romanzo non raggiunge livelli degni di

nota, è un prodotto mediocre, spesso stereotipato, dai contenuti facilmente accessibili; insomma: letteratura di

svago a buon mercato. Si vogliono scrivere opere che possano essere dal più alto numero di persone possibile. Lo

scrittore a servizio del pubblico? Non esattamente, è solo che l'intellettuale scrittore vuole affrancarsi dalle

logiche del potere e da condizionamenti al di fuori dell'essere letto. Il romanzo rappresenta la consapevolezza

avvertita dagli editori di poter fare affidamento sul proprio prodotto sganciandosi da prassi di tipo clientelare,

siamo quindi su un piano di mercato “libero”. Il caso romanzo da un lato denuncia un diffuso inaridimento della

vena creativa, dall'altro testimonia una promettente vitalità di gruppi, categorie e fasce sociali che mal si

rassegnano a parcheggiare ai margini della storia e che vogliono dei propri spazi.

Nuovi generi: Teatro: genere molto apprezzato all'interno vi nascono il melodramma e la commedia dell'arte. Si

sviluppano anche la letteratura eroicomica, e la poesia dialettale, insomma non si parla più soltanto di eroi,

principi, saggi o astuti gentiluomini...

Insomma il 600 è una sorta di Giano bifronte: da un lato crisi, guerre, miseria, parassitismo, repressione,

conformismo, ossequio dell'autorità (supino), virtuosismo, artifici stilistici; dall'altro grandi individualità

artistiche e letterarie, scienza nuova e sviluppo tecnologico.

La mediocrità incalza anche a livello universitario, la disaffezione dei docenti è forte. Al livello d'istruzione

universitario se ne affianca un altro; quello religioso, in particolare dei Gesuiti che però è adatto soltanto ai ceti

più abbienti.

Biblioteche: elementi di innovazione ma anche di cristallizzazione. Nel '400 vi era stato il declino delle

biblioteche ecclesiastiche e il trionfo di quelle di corte e pubbliche degli Aragonesi, Visconti, Sforza, Estensi,

Gonzaga, Medici, Montefeltro, la Malatestiana, la Laurenziana ecc. nel '600 vengono fondate le prime

biblioteche universitarie (Roma e Padova) e si apre la Ambrosiana grazie a Federico Borromeo.

Nuove sono anche le procedure e le logiche con cui si raccoglie e si rende disponibile il patrimonio librario, esse

ora tendono ad esaltare la biblioteca come un luogo pubblico di studio e informazione culturale, e non di mera

conservazione.

Accademie: “uno adunamento di liberi e virtuosi intelletti […] con honesta, utile e amichevole emulatione al

saper pronti; li quali sotto diterminati lor leggi e istatuti [statuti], in diversi e honorati studi e principalmente di

lettere, hora imparando e hora insegnando, s’essercitino per divenire ogni giorno più virtuosi e dotti”(Scipione

Barbagli)

Sono micro-società con proprie leggi, procedure e aspirazioni, società autoreferenziali (in realtà, pur volendosi

separare dalla società reale, finiscono per riprodurne organicamente il codice culturale profondo e il modello

antropologico). Roma in testa, poi Napoli, Venezia, Bologna, Firenze ecc. (sia nel 5 che nel 600 Roma e Napoli

sono 1 e 2). La maggior parte esalta la centralità delle humanae litterae ma non mancano accademie teatrali,

musicali, scientifiche, giuridiche ed ecclesiastiche. Possono essere distinte in pubbliche e private, ma anche in

sovvenzionate e autofinanziate.

Ci si riunisce per legittimare una dimensione di “virtuosi”, per privilegiato isolamento disimpegnato, quasi

snobisticamente, ma anche per confrontarsi e arricchirsi di esperienze diverse.

Talvolta subiscono, e talvolta sollecitano, per vanità o per interesse, l'intelligenza del potere politico.

Qualche esempio di accademia: dei Lincei, del Cimento, della Crusca, degli Incogniti, degli Umoristi, degli

Investiganti, del Cimento. Alla questione delle accademie fa da sfondo quella del rapporto tra intellettuale e

politica.

A partire dagli anni 70 del 600 inizia un processo di restaurazione della consapevolezza della perentoria necessità

di reinserire l'Italia nel più vasto panorama culturale continentale. Siamo alle porte della stagione dell'Arcadia.

L'età dell'Arcadia, in cui una nuova e più efficiente forma organizzativa si sostituisce alla frammentazione sterile

delle infinite accademie secentesche e, unificando, non solo ripropone su basi rinnovate una serie di temi, a

chiama soprattutto all'appello le forze intellettuali del paese, per assegnare loro il compito centrale della

rivendicazione e del ripristino del primato culturale e spirituale italiano.

Prende piede, in sostanza, un'organica capillare e agguerrita offensiva degli intellettuali, che tendono a evadere

dagli angusti spazi in cui erano stati confinati per proiettarsi come parte dirigente omogenea del generale

rinnovamento.

La crisi di crescita: da questa prova il mondo del libro ne esce sconfitto. Tramontano i Manuzio, i Giunta, i

Giolito, i Torrentino e i Blado. Ci sono invece (breve elenco):

Milano: Bidelli, Malatesta, Agnelli

Roma: Ercole, Facciotti, Fei, Grignani, Mascardi, Komarek, Bragiotti

Firenze: Cecconcelli, Marescotti, Massi

Bologna: Bellagamba, Cochi, Ferroni, Monti

Padova: Frambotto

Napoli: Bulifon, Parrino, Carlino, Cavallo

Venezia (dove ingerenze e censure ecclesiastiche trovano un limite in una chiara volontà di tutela dei

diritti giurisdizionali): Pinelli, Baglioni, Bragadin, Sarzina, Vincenti, Combi, Ciotti, Amadino.

Si acuisce, in questo secolo, il diaframma tra libro dotto e libro “popolare”. Nonostante l'abbassamento della

qualità dei libri (si parla di “disordine strutturale”, edizioni di lusso ma con caratteri logori e carta scadente), non

si può giudicare in assoluto negativamente il secolo XVII, comunque crebbe il numero di operatori del settore, la

produzione stessa aumentò, la divulgazione delle idee aumentò, l'alfabetizzazione e l'acculturazione.

Anche le professioni variano: è passato – dice Steinberg – il tempo in cui una sola persona riuniva in sé le

mansioni di fonditore di caratteri, stampatore, revisore letterario, editore e libraio, nel complesso la

differenziazione delle competenze è ormai affermata. Si dissociano il libraio e il tipografo. Generalmente lo

stampatore non è editore e viceversa, è frequente invece il caso in cui la stessa persona è editore e libraio. La

differenziazione delle competenze è ormai affermata

Nel '600 il numero di tipografi al servizio dell'autorità governativa si accrebbe. Mediante la concessione di

privilegi, spesso trasferiti o revocati, mediante le nomine a stampatore ducale o camerale o comunale (tipografie

ufficiali), l'autorità laica riuscì ad esercitare un controllo sulla produzione libraria spesso più efficace di quello

censorio.

Nel 1587 Sisto V crea la Tipografia Vaticana, attiva fino al 1609 (ufficiale)

Nascono poi le tipografie “personali” di ricche famiglie e prelati, specie nel Mezzogiorno, dove l'iniziativa

pubblica è carente; un esempio è quella di Charles Patin che prova a stabilirla a Padova, senza successo.

I rapporti delle autorità coi tipografi erano di tre specie:

1. commissioni di singole edizioni

2. concessioni e privilegi

3. censura

Un quadro generale:

Fra Quattro e Cinquecento il primato produttivo veneziano è schiacciante (52% vs. 11% di Roma), nel seicento il

divario è diminuito (26% vs. 21% di Roma). I primi decenni del 600 sono i più prolifici in particolare per

Venezia, Firenze e Milano; nella seconda metà Napoli appare più attiva.

Le belle lettere (vita del secolo + teatro + letteratura) sono in testa col 44% seguono le scienze ed arti con 24%,

storia e geo con 17%, religione 11%, diritto ed economia 5%.

Linguisticamente parlando le opere in italiano sono ormai il 70% contro un quasi 30% di latino (esistono anche

volumi in greco, ebraico e spagnolo che sommati arrivano in modo scarso al 3%)

Ripartendo meglio si arriva a un altro dato (tratto da una suddivisione in cinque classi di produzione dei

Remondini):

1. Religione 42% (a Messina è il 52%)

2. Belle lettere 38%

3. Scienze ed arti 6,7%

4. Diritto ed economia 5 %

5. Storia e geografia 3,4%

In generale, secondo Santoro:

1. Letteratura col 33,3%

2. Scienze e arti col 29,6%

3. Religione col 24,3%

4. storia e politica col 12,8%

la gran parte delle opere è in lingua italiana [68%] (il latino è usato perlopiù per la scienze filosofiche,

matematiche, astronomiche ecc. [30%])

abbondanti le dissertazioni sulla ragion di Stato

dalla seconda metà del secolo tantissimo melodramma

pochi romanzi

traduzioni e ristampe di opere già pubblicate in altre città

incremento produttivo e aumento delle stamperie

produzione religiosa e letteraria di più facile consumo

Venezia fra '400 e '500 ha un primato schiacciante, ora rimane in testa ma il suo monopolio assoluto è

ridimensionato. La sua produzione è speculare a quella della penisola (la religione occupa gli ultimi posti

col 21%, vincono opere letterarie col 38% e e scienze e arti 30%)

SUMMA: le lettere continuano a raccogliere la maggiore percentuale di pubblicazioni 32% seguite da religione

22% (che è in calo), poi scienze e arti che unificate coprono il 30% (entrambe in aumento).

Il teatro e la sezione musicale occupano un posto di discreto rilievo. Rispecchia i gusti.

Siamo in una fase di crescita del microcosmo librario, non tanto per la qualità tecnica ma per in riferimento

all'accresciuta valenza comunicativa del libro.

Si differenzia sempre di più il libro di lusso (commissionato) da quello popolare, cade la qualità di quest'ultimo.

Il commercio librario: il primato delle fiere di Francoforte è ceduto a quelle di Lipsia. Crescono gli olandesi nel

commercio e nell'editoria. Vi è un consolidamento del commercio ambulante anarchico e spesso clandestino che

su è ramificato sempre più tanto da scatenare una vivace reazione dei librai “ufficiali” per la salvaguardia tramite

statuti adeguati.

Es.: A Roma, gli Statuti della Venerabile Compagnia e Università de' Librai del 1674 stabiliscono che nessuno a

Roma può vendere libri autonomamente se non dopo un tirocinio di 8 anni con esame finale; viene proibito anche

a mercanti di vendere libri e di allestire bancarelle per la città.

Devono far fronte a vari problemi (oltre a quello della censura laica ed ecclesiastica):

1. Commercio ambulante

2. Pirateria: contraffazioni e ristampe

Contraffazioni: riproduzioni abusive di un'edizione di successo (della quale portavano in frontespizio i dati

fittizi).

Ristampe: rese possibili da una legislazione carente, avevano veritiere informazioni tipografiche incuranti

dell'esistenza di eventuali privilegi ordinari. (si risparmiava sulle spese di importazione, sui diritti di vendita e su

eventuali spese di traduzione)

Sottoscrizioni (o associazioni): sistema a cui si ricorre perlopiù a partire dal '700. E' basato su un rapporto

fiduciario cliente-venditore, si configura come una proposta d'acquisto con importanti vantaggi per il pubblico

quali il prezzo di favore, la rateazione della spesa e la possibilità di ricevere l'opera a domicilio. Utile anche per

chi propone: a seconda delle adesioni si può valutare in che misura esista una garanzia di copertura delle spese (si

può ridimensionare o lasciar perdere), si evita anche il ruolo del mediatore, quindi si fa prezzo pieno.

CITTA': Venezia

TIPOGRAFI: Albrizzi, Amadino, Baba, Baglioni, Barezzi, Ciotti, Giunta, Guerigli, Valvasense, Magni...

INDIRIZZO PREVALENTE: Letteratura 37%, religione al secondo posto (16%), buona anche l'arte (14%) e la

storia (14%)...e molta musica.

NOTE PECULIARI: rispetto alla penisola, Venezia privilegia lettere e arte.

Nonostante la crisi di fine '500, durante la quale i torchi da 120 erano diventati 40, Venezia registra 25000 titoli,

cioè una mole vastissima di volumi.

ITALIANO vs LATINO: 76% vs. 21%

CITTA': Roma

TIPOGRAFI: Facciotti, l'orientalista Paolini, Robletti, Fei (letterarie e religiose), Bernabò, Moneta, De Rossi

(stampatore quasi ufficiale dell'Arcadia), Komarek (stampa e fonde caratteri)

INDIRIZZO PREVALENTE: Religione con 40%, letteratura 18% (½ di quella veneta)

NOTE PECULIARI: numerosi librai tra cui Casoni e Cesaretti.

ITALIANO vs LATINO: 48% vs. 50%

CITTA': Bologna

TIPOGRAFI: Benacci (impressori camerali e arcivescovili) e Cochi, Ferroni e Monti.

INDIRIZZO PREVALENTE: Letteratura (41%) storia e scienze a 16% entrambe, e solo dopo religione.

NOTE PECULIARI: i tipografi felsinei sembrano preoccuparsi di assicurarsi privilegi e gestire delle cartiere.

ITALIANO vs LATINO: 83,5% vs. 16%

CITTA': Firenze

TIPOGRAFI: Giunta, Cecconcelli, Marescotti (Libraio: Magliabechi)

INDIRIZZO PREVALENTE: 37% letteratura, storia 18% e religione 17%

NOTE PECULIARI: non lievi difficoltà nonostante la scelta di letteratura popolare.

ITALIANO vs LATINO: 81% vs. 19%

CITTA': Napoli

TIPOGRAFI: Bulifon, Longo, Passaro, Savio, Castaldo, Muzio, Gaffaro...

INDIRIZZO PREVALENTE: Religione 25%, Letteratura 24%, Diritto 15%

NOTE PECULIARI: più di 160 operatori. C'è una discrepanza tra i dati riguardanti le opere religiose

conservate nella British Library e in quella autoctona: il tutto si spiega pensando che libri agiografici non erano

“ben voluti” nell'Inghilterra dello scisma,avevano, insomma, chances di conservazione minori.

ITALIANO vs LATINO: 66% vs. 30%

ALTRI CENTRI

CITTA': Milano

TIPOGRAFI: Malatesta, Bidelli, Agnelli

INDIRIZZO PREVALENTE: religione, letteratura e storia quasi a pari merito sul 24%

NOTE PECULIARI: np

ITALIANO vs LATINO: 71% vs 25%

CITTA': Padova

TIPOGRAFI: Frambotto e Pasquato

INDIRIZZO PREVALENTE: Scienze (33%) letteratura (31%) storia /14%) e religione (12%)

NOTE PECULIARI: vedi su e giù.

ITALIANO vs LATINO: latino vince 56% a 44%

5. VENTO DI LIBERTA' (1750-1815) [pag.255]

Breve intro politico-economica: Nel 1748 si era aperto un lungo periodo di stabilità e di pace per l'Italia;

nessuna guerra né mutamenti di frontiere.

L'Italia era così divisa: Stato dei Savoia, Ducato di Milano, di Parma, di Modena, Repubblica di Genova, di

Venezia, Granducato di Toscana, Stato Pontificio e Regno di Napoli. Cambierà subito dopo il crollo dell'Impero

Napoleonico, ma non mi va di scrivere in che modo, mai lo chiederà...si spera.

Per il mondo intero sono anni carichi di straordinarie trasformazioni e grande vitalità.

E' stata un'età di scambi culturali, quindi l'inadeguatezza agricola, commerciale e industriale emerge ancora più

chiaramente; grazie ai confronti, i tecnici possono migliorare i diversi settori.

Questione agricola: l'Italia era diventata prevalentemente agricola, il declino delle città non fa che accentuare

questo carattere. Clero e aristocrazia hanno avuto un atteggiamento parassitario nei confronti dell'agricoltura; per

fortuna, però, affidano la terra a terzi, i quali, in qualche modo, innovano il settore: maggiore estensione delle

colture, miglioramento della tecnica agraria nonché maggiore cura per alcune colture (lino, canapa, gelso), a

scopi puramente commerciali. Dopo la metà del secolo XVIII la ripresa agricola vuol dire trasformazione del

sistema. In questo nuovo progresso industriale perdono peso le corporazioni. C'è un nuovo slancio produttivo nei

vari settori (militari, stradali ecc.).

Non dev'essere trascurata la crescita demografica che nel '700 assume caratteri di regolarità e di continuità non

riscontrabili nelle precedenti epoche.

Commercio: il sistema degli appalti, la riorganizzazione dell'apparato fiscale e del sistema doganale, la

creazione di nuovi strumenti bancari per il debito pubblico, le modifiche nelle procedure di tassazione sono

(mai chiederà un rigo di tutto ciò che ho scritto fin'ora su questo capitolo 5)

sempre più presenti ed evidenti.

La questione degli intellettuali: il rapporto principi-intellettuali non è sempre di sintonia e mutua

collaborazione. Gli intellettuali da un lato sono fiduciosi in una politica monarchica “illuminata”, dall'altro

rivendicano il proprio ruolo in nome della ragione e/o della scienza. La maggior parte di loro è convinta che il

loro compito sia quello di diffondere la conoscenza, oltre che acquisirla.

Dopo il 1780 i rapporti tra governanti e intellettuali riformatori si deteriora. L'ottimismo di questi ultimi vacilla.

5.3 Vento di libertà: 1763. Esce a Venezia il primo numero del quindicinale “La Frusta letteraria”

(direttore ed unico estensore è il torinese Baretti sotto le spoglie di Aristarco Scannabue, lettore

emblematicamente “dilettante” ma acuto ed esperto del mondo per i suoi lunghi viaggi, con una ideale

frusta mena rabbiosamente addosso a tutti questi moderni sciagurati e goffi, autori di opere risibili di

teatro, romanzi, dissertazioni e poesie senza la minima sostanza). Ha come obiettivi primari l'Arcadia

e l'Illuminismo montante; anche Goldoni e Pietro Verri...

Il lettore si sente parte del quindicinale in quanto l'autore ne assume il punto di vista.

Gaspare Gozzi nel 1760-62 ci prova prima con la “Gazzetta Veneta” e poi con “l'Osservatore Veneto”: si fa

portavoce di una posizione conservatrice, scettica e diffidente nei confronti delle novità, ma si fa anche interprete

del comune sentimento popolare noncheé delle legittime aspirazioni delle donne a beneficiare di una meno

superficiale attenzione sulla carta stampata. Dunque la stampa periodica cerca un dialogo con nuovi fasci di

lettori. Nel periodico ognuno poteva trovare ciò che voleva.

La nascita del giornalismo è ascrivibile attorno alla metà del '500, giornalismo inteso come “attività

d'informazione a carattere periodico”. Originariamente manoscritta, nel 500 è fatta di pronostici, almanacchi,

satira, notizie di interesse collettivo di natura economica o cronaca minuta. A Venezia intorno al 1560 gli avvisi

acquistano periodicità settimanale e assumono il nome di “gazzette” a causa del costo.

Le prime gazzette a stampa compaiono verso il 1640 a Firenze, Genova, Roma, Bologna, Milano e Torino.

Con Luca Assarino (con la sua gazzetta “Il Sincero”) l'attività giornalistica ebbe in Italia il suo battesimo

ufficiale; si fece strada la forma dell'abbonamento: i fogli assunsero un titolo, le uscite furono settimanali o di

due volte a settimana, le facciate passarono da 4 a 8.

Esempio d'oltralpe: “Le Journal des Scavans”: si occupava non solo di fare una lista di tutti i libri usciti in

Europa, quanto a dire di cosa questi trattano e a cosa possono essere utili. Nasceva così l'estrait o breve riassunto,

che non era ancora la recensione, in quanto era imparziale.

Emerge il journaliste il quale si trova davanti problemi più gravi del cronista, giacché proprio il confronto col

libro gli impone uno spirito critico.

A Roma nel 1668 esce il mensile “Giornale de' letterati” che si basa essenzialmente sul Journal.

A Venezia, parallelamente “Giornale veneto de' letterati”, “Pallade veneta” e “Galleria di Minerva” questi ad

opera di Girolamo Albrizzi (ricordi?! Io sì!). C'è anche, dal 1710 il “Giornale de' letterati d'Italia” ad opera di

Maffei, Vallisnieri e Zeno: a Venezia, centro notoriamente autonomo ideologicamente e neutrale politicamente;

con un mercato librario molto attivo.

Dal 1740 a Firenze c'è il settimanale “Novelle letterarie” di Lami, attivo per un cinquantennio (taglio

gazzettistico)

“Il Caffè” (che si rifa all'esempio dell'Encyclopedie francese dalla quale attinge per trovare il materiale delle sue

conversazioni) è del 1764-66 (un foglio ogni dieci giorni), è dell'accademia anti-accademica dei Pugni, polemica

nei confronti del purismo, della Crusca, promotori convinti dell'enciclopedia, taglio vivace, discorsivo, fruibile.

Ciò che muta è l'articolazione: non più succinti riassunti di libri, ma ampi estratti in grado quasi di sostituire il

testo segnalato.

Si va verso la specializzazione: riviste legate ad accademie (specie agraria), di medicina, di fisica, di chimica ecc;

o anche ecclesiastici, con le varie correnti di pensiero.

Nel triennio 1796-99 si registra una vera e propria esplosione della stampa periodica e più in generale della

pubblicistica di argomento politico. A Milano nascono 40 giornali, 17 a Bologna, 20 a Genova e 10 a Venezia.

Dopo il crollo delle repubbliche italiane, crollo che comporta un'ecatombe di giornali (restano le più distaccate

dalla politica) emerge, secondo Carlo Capra, la crisi degli ideali democratici.

Nasce anche la stampa politica. La Rivoluzione Francese ha vasta eco per l'Europa e si sprecano i commenti a

tal proposito. Al ruolo informativo dei giornali è associato quello della scuola giacché entrambi possono

“confutare gli errori dell'ignoranza, smascherare i raggiri della malevolenza”.

L'età napoleonica è piena di contraddizioni: emerge la crisi degli ideali democratici e gli intellettuali da un lato

cercano l'evasione (vedi Foscolo), dall'altro cercano di inserirsi nelle nuove compagini statali che andavano

formandosi. Superfluo ricordare come i francesi cerchino, tramite la stampa, un maggiore consenso politico.

5.4 Il commercio librario. Vi sono 5 forme di pirateria libraria secondo Antonio Fortunato Stella:

- la contraffazione (informazioni tipografiche fittizie, qualità scadente)

- la ristampa di una singola opera (info tipografiche vere ma prezzo concorrenziale)

- la ristampa separata di un'opera che fa parte di una raccolta di “opera varie”

- la ristampa con aggiunte (meschinità futili)

- la ristampa economica di un'opera di lusso (con la scusa della fruibilità)

La radiografia più acuta dei mali che affliggono l'editoria del tempo è offerta dalla relazione presentata in Senato

nel 1766 da Gasparo Gozzi, sovrintendente alle stampe: divisa in due parti: una sulle cause della crisi veneziana e

l'altra sui possibili rimedi da adottare.

Il ruolo di queste piraterie non è sempre negativo in merito alla circolazione delle idee e dell'approfondimento

culturale. Si pone il problema di limitare le autorità ecclesiastiche in merito alla censura. Generalmente ce la si

fa. Dal 1772 allorché l'Università viene riformata e posta alle dipendenze del Magistrato agli Studi, si ha un più

sistematico controllo sulla cultura da parte degli organi centrali dello Stato.

Nel campo dell'istruzione, l'aspirazione ad un più funzionale controllo laico promuove il progressivo

affrancamento dal monopolio ecclesiastico. Alla fine del '700 si afferma un po' dovunque il ruolo dello Stato in

campo educativo. La crescita dell'istruzione laica favorisce l'espansione della cultura (ma no?!). I letterati

sentono la propria responsabilità civile e vogliono disancorarsi dalle tradizionali espressioni formali per

intervenire.

In Italia le cose non vanno bene, a differenza di altrove, gli autori, invece di arricchirsi, si impoveriscono (analisi

del Foscolo e di Gozzi).

CITTA': Venezia

TIPOGRAFI: Remondini (la famiglia costruisce il suo successo sull'intuizione delle grandi possibilità di

profitto insite nella produzione e nel commercio dei libri trattati come “mercanzia d'utile”, il privilegiamento

sistematico della quantità alla qualità decreta il successo. Dal 1750 si affermano come leaders indiscussi

dell'editoria veneta e come una delle maggiori aziende europee; il divario con gli altri è vistoso. A fine secolo

declinano.

Zatta, Occhi, Pezzana, Baglioni, Graziosi, Pitteri, Bassaglia.

INDIRIZZO PREVALENTE:

NOTE PECULIARI: edizioni illustrate

CITTA': Torino

TIPOGRAFI: Denina

INDIRIZZO PREVALENTE:

NOTE PECULIARI: produzione non esaltante a causa del controllo censorio, produzione a carattere locale,

clientela universitaria e giuridica. Corsa ai privilegi!

CITTA': Milano

TIPOGRAFI: Marelli, Galeazzi

INDIRIZZO PREVALENTE:

NOTE PECULIARI: anche qui successo del libro illustrato. Tre grandi incisori: dal Re, Bianchi, Lapoer; anche

Londonio, Aspari.

CITTA': Modena

TIPOGRAFI: accanto agli eredi di Bartolomeo Soliani troviamo la Società Tipografia di Mosè Beniamino Foà,

Emanuele Sacerdoti ed altri ebrei e diretta da Abboretti.

CITTA': Bologna

TIPOGRAFI: Dalla Volpe, Longhi, Sassi, Pisarri.

CITTA': Roma

TIPOGRAFI: Pagliarini, Puccinelli, Zempel ma anche le stamperie ufficiali della Camera Apostolica, della

Congregazione Propaganda Fide ecc.

INDIRIZZO PREVALENTE:

NOTE PECULIARI: problematica è la diffusione dell'Illuminismo e dell'Encyclopedie francese, la divina

commedia è ritardata dalla censura; grande fortuna hanno invece i settori filologici, archeologia ecc.

CITTA': Parma

TIPOGRAFI: con Ferdinando di Borbone la Stamperia Ducale risorge con rinnovato splendore, la direzione

viene affidata a Bodoni che, avendo lavorato a Roma all'incisione dei punzoni, sforna dei veri capolavori.

INDIRIZZO PREVALENTE:

NOTE PECULIARI: Per l'elenco degli editori vedi l'altro file.

6. TERRITORIO DI CONQUISTA (1815-1922) [pag. 315]

Breve intro politico-economica: ...non la faccio, troppo pesante...e troppo inutile.

6.2 Istituzioni, centri e gruppi culturali: ricordiamo, en passant, Romanticismo, Scapigliatura, Verismo,

Decadentismo, Futurismo, Crepuscolarismo come movimenti culturali, come tematiche la polemica

classico-romantica, la questione della lingua, l'influenza degli intellettuali, gruppi intellettuali legati

all'”Antologia” o a “La Voce”; scrittori come Manzoni, Leopardi, Carducci, Capuana, Verga, Pascoli,

D'Annunzio, Gozzano, Svevo, Pirandello.

Sorgono le tematiche relative al nazionalismo. Conservatori vs. Progressisti. Il concetto di “popolo”.

“L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani” di D'Azeglio. Villari ammonisce che il pericolo maggiore per gli

italiani è quello dell'ignoranza, il dato relativo agli analfabeti è allarmante (il 75% della popolazione italiana

post-unitaria), come quello dei frequentatori delle scuole primarie ma soprattutto medie (presenza disattesa

almeno nel 50% dei casi). Nel periodo giolittiano la frequenza elementare sale al 75% e l'analfabetismo cala al

48%; comunque nell'insieme il quadro non è incoraggiante.

Carlo Cattaneo cerca di convincere il Parlamento del fatto che l'esercito vince ma la scuola convince.

La situazione dell'istruzione è preoccupante: è in mano al Clero, e si vuole formare solo dei “buoni italiani”, che

non abbiano in testa idee rivoluzionarie ecc. si privilegia il livello del liceo-università a deperimento di altri

ordini di studi, in particolare quello tecnico, c'è quindi la volontà di selezionare una classe dirigente ristretta ma

ben preparata. Esattamente il contrario di ciò che voleva l'ala conservatrice (istruire le masse e i ceti borghesi)

Legge Coppino (1877): rendere operante l'obbligo scolastico.

La classe politica cambia direzione: da un miope classismo a un recupero dei ceti subalterni e popolari.

Attenzione ai testi scolastici: improntati nell'inculcare nel popolo un equilibrio tra ambizione a migliorarsi e il

dignitoso appagamento del proprio status. Mentre i primi testi sono redatti da gente che scrive altro, a parte la

pedagogia, gli ultimi del secolo sono scritti da novelli pedagoghi incompetenti che non hanno nulla a che fare col

mondo dell'editoria se non per quella stessa causa.

Sono impartite le buone maniere, si sollecita la cura del corpo, si indica come utilizzare il tempo libero. Le donne

sono “l'angelo del focolare” ecc.

Le vicende delle biblioteche popolari testimoniano sia atteggiamenti paternalistici e opportunismo politico, sia

sincera solidarietà sociale, lungimiranza e intelligenza politica.

6.3 Territorio di conquista

Paradosso: l'industria favorisce la produzione libraria, i libri si diffondono, i popoli si alfabetizzano, prendono

coscienza, e si rivoltano contro l'industria e il capitale.

Si affermano prepotentemente le edizioni economiche ma anche pubblicazioni ponderose di carattere politico,

scientifico storico ecc., queste possono contare, rispetto al passato, di un pubblico più numeroso.

L'aforisma di Bacone “sapere è potere” diviene dall'Ottocento la parola d'ordine della borghesia e in parte anche

di altri strati sociali. La domanda non più elitaria condiziona così l'offerta, chi scrive in dissonanza politica,

ideologica ecc ha modo di fare circolare le proprie proposte, perché l'editoria stessa sa di poter contare su un

pubblico che le polemiche e i dibattiti hanno reso adulto, cosciente.

Significativo è l'andamento della stampa periodica. A partire dal 1799 assistiamo a impennate di produzione con

repentini incrementi di testate (che spesso hanno vita effimera). La palese corrispondenza con frangenti storici di

assoluto rilievo non è causale (anni di grande produzione sono il 1848 e il 1860). Dall'Unità la stampa periodica

riveste un ruolo sempre più incisivo e stimolante; si fronteggiano sulla carta stampata ratificatori delle più

svariate posizioni.

Il giornalismo respira una boccata d'ossigeno del 1847 quando a Roma, in Toscana e nel Regno di Sardegna

vengono promulgate leggi sulla libertà di stampa, vi fu un fiorire di testate. Certo è solo giornalismo artigianale,

ci sono poche vere redazioni.

La ristrettezza del mercato editoriale, le deficienze e gli alti costi di distribuzione, nonché le varie tensioni

politiche tra le varie parti del paese imprimono connotati fortemente regionalistici e municipali al giornalismo del

periodo post-unitario.

Le città con più periodici sono Torino, Milano, Firenze e Genova. Una svolta si ha nel 1880 con l'Associazione

della stampa periodica presieduta da De Sanctis, Spaventa, Zanardelli.

Un taglio innovativo al giornale lo da Dario Papa (che segue il modello americano: meno letterati, più uomini

disposti a dare la notizia) adottando tecniche di composizione e di titolazioni nuove, nonché soluzioni grafiche

che tonificano la pagina di nuova carica comunicativa, sollecitando l'interesse.

Verso la fine del 1800 ci sono importanti novità: la comparsa dell'Avanti, la competizione importante tra Secolo e

Corriere.

Ormai i quotidiani sono diventati una sorta di “quarto potere” con proprie leggi, identità e forza.

Emerge un quadro di progressivo e costante incremento produttivo, segnato da una netta prevalenza delle

imprese centro-settentrionali in merito al numero sia dei titoli, sia degli operatori, che delle località di stampa.

Il quadro delle stampe. Di 420898 pubblicazioni, più dell'80% sono stampate in sole 7 regioni, il 20% nella sola

Lombardia che è prima anche come numero di stampatori e località in cui si stampa. Dividendo il secolo XIX in

due tronconi, Milano, Napoli, Torino e Roma risultano sempre nelle prime 3 posizioni.

Nell'insieme emerge un quadro di progressivo e costante incremento produttivo, segnato da una netta prevalenza

delle imprese del centro-nord sia in merito al numero dei titoli, che in quello degli operatori, che delle località di

stampa. Nel centro sud sono degne di nota sono Napoli e Roma.

Nel 1900: calo vistoso della produzione religiosa, emerge il gruppo storico-geografico, crescono le pubblicazione

scientifiche, specialmente le mediche.

6.4 il procedimento tipografico

La fabbricazione della carta: non più stracci, ora paste di legno e paglia, colla molto acida che scioglie i fogli.

Vengono inventate più macchine fino a quando non si arriva a quella a tondo (Fourdrinier) che si diffonde presto.

Nel 1844 c'è la stereotipia: si ricava una lastra di metallo fuso che, finito, è collocato sul torchio o sulle rotative

per stampare un numero notevole di pagine.

I torchi diventano meccanici.

1850: nascono le rotative

1881: nasce la linotype: compone in piombo, per ogni tasto della tastiera premuto si libera una matrice, poi viene

colato il piombo fuso ecc.

1885-8: nasce la monotype: consente la fusione dei singoli caratteri. Tastiera e fonditrice.

6.5 il commercio librario

Lamentele di situazioni incontrollate a limite dell'anarchia. Il flagello peggiore, secondo molti, è costituito dai

librai, che coi guadagni decidono quale libro imporre alle folle.

Altro problema è il disagio nell'informazione libraria, carente in Italia. (solo scambi tra intellettuali, editori,

tipografi ecc.) l'unico foglio periodico a tale scopo è la “Biblioteca Italiana” pubblicata da Stella a partire dal

1835: un mensile di circa trenta pagine che è un “elenco generale de' libri d'ogni lingua stampati in Italia e degli

italiani pubblicati all'estero” + elenco alfabetico degli autori.

Un peso è anche quello della latitanza di un quadro normativo certo.

Milano 1844 POMBI (ma anche Stella, Silvestri, Ubicini, Silvestri) propone il progetto dell'Emporio

Librario. Lo vuole a Livorno (porto franco centrale fra nord e sud). Sarà “una casa mercantile che vende per

conto di terzi mediante una determinata provvisione, e percepisce un diritto di magazzinaggio fissato sul prezzo

lordo della merce che si manda in deposito”. Compilerà il bollettino bibliografico settimanale.

Questo primo fallisce. Dopo l'unità la situazione sembra migliorare.


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Lellico

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lellico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Reale Carmela.

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