Archivistica generale (Prof. Giambastiani)
L'archivistica è una materia molto antica che ha per oggetto la gestione della memoria scritta di soggetti pubblici e privati: in particolare si occupa di individuare e definire la natura degli archivi, delle modalità e procedure di formazione di essi, della loro organizzazione e tutela, dell'individuazione e creazione di mezzi di corredo e strumenti ai fini della fruizione.
Materiale archivistico
Ogni rappresentazione scrittoria coincide con la memoria delle azioni e dei comportamenti dei soggetti. Nel corso del tempo, la scrittura ha trovato vari tipi di supporto (nell'ultimo millennio pergamena, carta, supporti tecnologici). Ogni archivio nasce quando il soggetto produttore decide di conservare le testimonianze delle proprie azioni. Il materiale viene conservato quando è considerato necessario e utilizzabile, nel presente o nel futuro (per interesse pratici, amministrativi, giuridici).
Gli studiosi hanno provato a identificare questa disciplina fin dall'epoca imperiale romana e le discussioni teorico-metodologiche divennero più intense dal XVI secolo in poi, quando emerse la divergenza fra archivio in formazione (con prerogative pratiche e amministrative) e archivio consolidato (con alto significato per la ricerca). Inoltre, l'archivio, tradizionalmente visto come luogo di conservazione, diventa ora una documentazione. L'evoluzione della disciplina dopo il '500 ha come centri maggiori Italia e Germania.
Discipline archivistiche
- Archivistica generale: affronta le tematiche basilari per la conoscenza dell'archivio, a partire dai momenti formativi e strutturali, fino alle diverse operazioni ad esso legate (conoscenza della vita dell'archivio).
- Archivistica speciale: disciplina che si occupa dell'origine, sviluppo e gestione di esso nella sua realtà fattuale e nella sua appartenenza a categorie tipologiche (archivio pubblico, ecclesiastico, privato, statale, non statale, personale, familiare, di associazione o di impresa).
- Archivistica tecnica: studio incentrato sulla terza fase di vita di un archivio, che si concentra pertanto sui mezzi di corredo primari e strumenti di ricerca (fasi di vita di un archivio → archivio corrente, archivio di deposito, archivio storico/sezione separata).
Le prime memorie registrate sono quelle su tavolette d'argilla (dal III millennio a.C.) nell'area della Mezzaluna, dell'Egitto e della Turchia. Gli scavi archeologici di Ebla sembrerebbero dimostrare, già nel 2400 a.C., la presenza di consapevoli operatori nell'ambito archivistico. Il materiale argilloso ha permesso un'ottima conservazione. Il passaggio a materiali come papiro, pelle, pergamena e tela incrementa, già dal I millennio a.C., la quantità di testi, a discapito della qualità di conservazione.
A Roma in età repubblicana si scrive su tavolette lignee imbiancate (album) o cerate (tabulae cerussatae) raccolte in codices. In età imperiale il concetto di archivio si avvicina a quello moderno. In epoca altomedievale, lo sviluppo sociale ed economico degli ordini religiosi contribuisce alla conservazione dei documenti, che raggiunge l'apice con i Comuni. Il liber diventa progressivamente da pergamenaceo a cartaceo e conservato in armari (scaffali) o capse (scrigni) se prezioso. La conservazione, inizialmente affidata al massaro, passa al notaro, al notaro-archivista e infine all'archivista-notaro.
La teoria archivistica si perfeziona a partire dal '500 e in Italia tocca il culmine con Francesco Bonaini, Cesare Guasti e Salvatore Bongi. A partire dagli anni '80 del XX secolo l'informatica acquista maggior rilievo.
Concezione e uso corrente dell'archivio
Nella concezione volgare parlando di archivio ci si riferisce ad "agglomerati di carte che talora, pur non essendo più di interesse per i soggetti che le hanno prodotte, sono conservate in vista di una futura utilizzazione". A livello popolare esso è assimilato a una raccolta di informazioni. L'archivio inteso in senso proprio è individuabile in "ogni complesso di scritture, realizzato da singoli soggetti produttori a seguito e quale diretta conseguenza della sua spontanea e naturale attività rivolta verso l'esterno". Il materiale così ottenuto si distingue per la necessaria presenza di uno specifico vincolo naturale fra tutti i suoi elementi.
L'archivio come raccolta è un insieme di scritture prodotto dall'attività di singoli soggetti che operano non necessariamente verso l'esterno. I documenti sono riuniti occasionalmente o secondo un progetto e quindi la raccolta non presenta un vincolo naturale ma un vincolo volontario (es. biblioteche, gipsoteche, pinacoteche).
Con lo sviluppo delle tecnologie informatiche si è diffusa la prassi di duplicare la documentazione come garanzia di conservazione. L'operazione può avvenire:
- Per duplicazione→ trasferimento del materiale su altro supporto
- Per sostituzione→ all'atto della realizzazione della copia segue la distruzione dell'originale
Le tecniche di maggiore applicazione sono il microfilm e i supporti informatico-ottici: il primo ha una limitata capacità di ingombro e una buona qualità, ma resiste per pochi lustri. I supporti informatici rischiano di diventare obsoleti in archi di tempo molto brevi.
Archivi tecnologici e informatici
Nel linguaggio informatico il termine archivio corrisponde in pratica alla raccolta, e si configura come un non-archivio. Nell'ambito dell'archivio tecnologico si distinguono gli archivi informatici (nati direttamente su supporto tecnologico) e gli archivi informatizzati (creati su supporto cartaceo e trasferiti su floppy disk, cd, o dvd).
Il termine archivio nell'uso corrente può riferirsi al luogo fisico in cui si conserva la documentazione. Col diritto romano la documentazione, oltre ad essere di carattere pubblico, assume caratteri di sacralità, giuridicità e fides. A volte esso è considerato coincidente con l'istituzione che l'ha prodotto o il soggetto che la conserva.
Gli "archivi aggregati" provengono a diverso titolo da altri soggetti e sono spesso detti "archivi morti", non essendo più attivo il soggetto produttore. Gli "archivi di concentrazione" hanno lo scopo di conservare e tutelare complessi documentari realizzati da altri soggetti produttori. L'insieme di archivio presso un istituto di concentrazione può essere considerato una raccolta di archivi. Il trasferimento da un soggetto (produttore) a un altro (destinatario) può avvenire per versamento, deposito, donazione, alienazione.
Il concetto di bene culturale ebbe il primo riconoscimento ufficiale con la Convenzione dell'Aja del 1954, confermata in Italia nel 1958. Tra la metà degli anni '60 e i primi '70 si provvide alla creazione di alcune commissioni parlamentari con lo scopo di creare un apposito dicastero (Commissione Franceschini 1964-1967; Commissione Papaldo e Papaldo-bis 1968-1974), operazione che culminò nel 1974 con la creazione di un Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (Moro-Spadolini), denominato in seguito Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il Codice dei Beni Culturali (2004) stabilisce che essi sono "le cose mobili e immobili che presentano un interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico e tutte le testimonianze aventi valore di civiltà". Il Codice definisce anche le modalità di tutela e che gli archivi possono essere considerati beni culturali se ricoprono un valore storico e hanno almeno 25 anni.
Coordinamento temporale e territoriale degli archivi
Ogni archivio si colloca idealmente sopra due coordinate che si caratterizzano per verticalità temporale (ogni archivio si muove in un ambito temporale che va dalla data della sua origine a quella della sua chiusura) e orizzontalità territoriale (ogni archivio si muove sopra un determinato territorio, in un preciso contesto sociale e istituzionale ed esso stesso è titolare di tali ultime prerogative).
Perché un archivio nasca, si formi e si conservi è necessaria:
- L'esistenza di un soggetto produttore
- L'attività del soggetto produttore
- Una particolare tipologia di attività del soggetto produttore
- La conservazione della memoria e qualità del supporto
- La volontà della conservazione della memoria
- Che la memoria sia legata da un particolare vincolo
Ogni archivio è una "memoria di attività compiute". Nell'antichità questa operazione era di esclusiva competenza di soggetti pubblici, ai quali era riconosciuta l'autorità di registrare e conservare le informazioni.