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Introduzione all'archivistica

Di archivistica non se ne parla, se non prima dell'università. Ma concentriamoci sulla parola "archivio": nell'immaginario collettivo è un ambiente sporco ed isolato, a cui sono accumunati i concetti di ordine e disordine, di ambiente occulto, misterioso e segreto in senso negativo dei termini, nella quale il potere nasconde delle verità.

Un archivio è in realtà un sito che contiene qualcosa che è utile per lo studio e la conoscenza del passato. Ma cosa ci può servire del passato? L'interesse genealogico (date di nascite e di morte attraverso cui conoscere la genealogia dei propri familiari e della propria famiglia) e arricchire la propria conoscenza storica, attraverso lo studio di eventi importanti accaduti nel passato.

Quanti sono gli archivi?

Sono tanti, qualsiasi ufficio o amministrazione di una comunità ne ha prodotto e ne possiede molteplici; ciò naturalmente indipendentemente dalla forma: cartacea, pergamenacea, computerizzata. La cosa si complica ancor di più se pensiamo che questi non sono creati e posseduti solo da archivi pubblici ma anche da privati, perché bisogna ben ricordare che tutto ciò che viene conservato fa parte o crea un archivio.

Agli archivi ci si rivolge anche nella nostra quotidianità, non per bisogno culturale ma per necessità. Arrivati a questo punto bisogna fare una necessaria distinzione negli archivi tra: sedimenti documentari antichi, moderni e contemporanei. C'è infatti una documentazione che conserviamo per fare ricerca e una documentazione che ci serve per l'uso di tutti i giorni.

Le regole e i limiti degli archivi

Negli archivi inoltre bisogna rispettare delle regole precise: ci sono dei limiti di accesso per alcuni documenti, limiti di riservatezza per alcune informazioni. Dove si conservano gli archivi? I luoghi devono rispettare dei requisiti così da poter conservare nella miglior maniera possibile i documenti: devono essere asciutti, ben coperti e ben isolati così da non provocare umidità e muffa (che causano molti danni alle carte conservate).

La fisicità è infatti molto importante, se consideriamo un documento molto antico, che ha percorso i secoli, i suoi aspetti fisici (visti nella loro specificità) sono importantissimi per determinare come queste informazioni si sono trasmesse: come un dato x si è creato nel tempo e come si è trasmesso fino a noi.

Libri e documenti archivistici

C'è inoltre una differenza tra libri e documenti archivistici: chiamiamo infatti biblioteche dei luoghi che conservano e contengono dei libri, mentre chiamiamo archivi i luoghi in cui si conservano documenti e carte sparse. Questa distinzione è data dalla diversa metodologia di conservazione adottata dai due tipi di archivi e dalla diversa utilizzazione: i materiali di natura libraria sono conservati per un utilizzo complementare all'archivio documentario, per necessità immediata. Le informazioni contenute in questi materiali di natura documentaria devono essere quindi decifrate; bisogna ricordare che i documenti sono tutti diversi tra loro e non sono "neutrali", ma per loro natura attraverso il tempo sono stati condizionati dai diversi episodi storici accaduti.

Chi è l'archivista?

A questo punto bisogna chiedersi: chi è l'archivista? Nel nostro immaginario sembrano delle persone impreparate, inefficienti per il lavoro che svolgono. In realtà bisogna suddividere gli archivisti in due categorie: archivista storico e archivista che si occupa di documentazione corrente. L'archivista storico dev'essere preparato in tutti gli ambiti disciplinari, l'archivista di documentazione corrente può essere anche solo un pubblico funzionario preparato solo nella materia che svolge nell'amministrazione per cui lavora. Esiste inoltre un Sistema Archivistico Nazionale e una regolamentazione cui tutti gli archivi sono sottoposti e attraverso la quale sono raccolti e catalogati.

Beni culturali

Gli archivi sono oggi sotto la tutela e la gestione del Ministero dei Beni Culturali. Che cosa sono i beni culturali? Il concetto di bene culturale nasce di recente, nella metà degli anni 60 venne istituita una commissione parlamentare con a capo un deputato, Francesco Franceschini, esponente di rilievo della democrazia cristiana. Questa commissione aveva il compito di creare il fondamento di una serie di provvedimenti che danno per la prima volta la definizione dei beni culturali.

Viene superato così il concetto di belle arti: il bene culturale non è qualcosa che noi osserviamo e apprezziamo soltanto per la sua bellezza, ma è una testimonianza di civiltà, diventa qualcosa che ha un valore civile, che è tutelato e apprezzato dalla collettività. Si ha la consapevolezza che esiste un patrimonio della collettività che fa parte della nostra civiltà, della nostra cultura.

Ciò non riguarda solo i beni materiali ma anche altri eventi (mostre, feste, eventi storici, manifestazioni folkloristiche). Devono essere quindi valorizzati (metodo attraverso cui si aumenta il loro valore). La valorizzazione non consiste però nell'aumento del valore economico, ma nell'accrescere il valore della fruibilità, di utilizzabilità di questo bene verso la collettività. Il punto principale è quindi la condivisione, i beni culturali sono valorizzati quando sono conservati e tutelati in modo tale da essere conosciuti da più persone possibile.

La storia del patrimonio culturale in Italia

La sensibilità verso i beni culturali viene portata alla luce nel trecento e soprattutto nell'ottocento nel regno pontificio, il quale veniva costantemente saccheggiato dei suoi beni culturali. Successivamente lo stesso accadde negli altri stati italiani. Con l'unità d'Italia, viene applicato lo Statuto Albertino: questo contiene un articolo (il 29) in particolare che enuncia una prima forma arcaica di gestione dei beni culturali.

Articolo 29: Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili. Tuttavia quando l'interesse pubblico legalmente accertato, lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante una giusta indennità conformemente alle leggi. La cosa importante di questa norma è che lo Stato, per la prima volta e pur mantenendo il diritto della proprietà privata, può garantire una sorta di protezione di questi beni culturali.

La norma aveva però dei limiti: gli interventi eseguiti furono per lo più occasionali e non c'era un organo preciso dello stato cui fosse affidato questo compito. Nel 1909 si fa un passo in avanti con la legge Rosadi, nella quale si stabilisce che un bene è un patrimonio inalienabile dello Stato. Solo nel 1939, durante il ventennio fascista il problema viene affrontato in maniera più efficace, attraverso la legge Bottai, con la quale vengono elaborate una serie di norme che organizzano la struttura di vigilanza e di tutela di questi beni da parte dello Stato, con un forte controllo centralizzato nel ministero delle Belle Arti.

Questo sistema rimarrà immutato fino al 1965 e più in particolare nel 1999 con l'istituzione del ministero dei beni culturali. Questo è un passaggio fondamentale perché adesso lo stato ha la possibilità di violare la proprietà privata del cittadino con l'obiettivo di espropriare i beni culturali considerati come patrimonio inalienabile della collettività.

Nella Repubblica Italiana, l'articolo 9 della costituzione regola il patrimonio dei beni culturali: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione. Ma ritorniamo al Ministero. Gli archivi fino a questo momento erano considerati beni amministrativi e quindi erano controllati dal Ministero dell'Interno.

Solo negli anni 70 questo problema viene superato attraverso la legge Spadolini e quindi l'istituzione di un ministero incaricato a gestire queste risorse. Dopo Spadolini il principale intervento fu l'emanazione del "Codice dei Beni Culturali" del 2004.

Il documento

Che cos'è il documento? Ogni mezzo che consente di tramandare la memoria di un fatto che giustifichi un atto giuridico. Testimonianza di qualunque genere che sia espressione di un ambiente o di un periodo storico in particolare. La diplomatica è la disciplina che si occupa in modo specifico di tutte le forme documentarie e ci porta direttamente alla natura dei documenti.

Per documento in diplomatica s'intende una testimonianza di natura scritta di un fatto di natura giuridica (un fatto che ha precise conseguenze nell'ambito giuridico) che osservi forme determinate e destinate a dare la forza di prova allo stesso documento. La diplomatica nasce per riconoscere e smascherare i documenti falsi, seguendo le forme determinate di un preciso momento storico. In archivistica il documento è più in generale qualsiasi tipo di carta scritta che si può trovare in un archivio e tutte le manifestazioni che hanno portato alla loro creazione.

Il supporto (mezzi attraverso cui i documenti si trasmettono nel tempo) non è importante o determinante, incide solamente sulla modalità di scrittura delle testimonianze e sui suoi aspetti esteriori. Lo storico deve dimostrare ogni cosa che dice attraverso documenti che diano fede alle sue affermazioni. I documenti non danno informazioni neutrali, ma queste sono condizionate dalle forme di uno specifico periodo e dalle istituzioni che li hanno prodotti.

Eugenio Casanova è stato uno degli archivisti italiani più importanti, secondo lui l'etimologia della parola archivio deriva dal greco "archeion", che significa luogo di potere. Secondo Sant'Isidoro il termine deriva invece da "archa", che significa cassa, contenitore in cui vengono conservati documenti con assoluta segretezza.

Definizioni di archivio

Le definizioni di archivio che si sono date nel tempo sono molteplici:

Definizione Fanf

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stevo_c98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Moscadelli Stefano.
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