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Archivistica A

Appunti di archivistica generale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Moscadelli dell’università degli Studi di Siena - Unisi, facoltà di Lettere e filosofia - Siena, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archivistica docente Prof. S. Moscadelli

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sono difficilmente fungibili, dal punto di vista giuridico infatti l’unico

atto che ha valore è quello originale. Le copie devono avere bisogno

di una necessaria autentica

Distinzione tra biblioteche e archivi

Sia le biblioteche che gli archivi sono istituzioni culturali. Gli archivi

ci tutelano dal punto di vista giuridico per quanto riguarda sia il

presente che il passato. La ricerca archivistica può toccare quindi

diversi ambiti e interessi che non devono interessare per forza la

cultura. Un libro ha invece una propria autonomia (lo si può

conservare in maniera totalmente diversa da altre persone, può

essere fruito indipendentemente da altre opere precedenti ad esso

collegati, hanno la caratteristica di essere “fungibili”, cioè possono

essere sostituiti con altre copie e stampe, i libri inoltre sono prodotti

commerciali). I documenti archivistici non sono particolarmente

commerciali perché possiedono un mercato molto ristretto, non

sono fungibili (le copie devono essere autenticate) ed esistono

perché sono legati e collegati a documenti precedenti. Un archivio

viene prodotto inoltre secondo il “vincolo archivistico involontario”,

cioè perché esiste una necessità di creare dei documenti che

possano rispondere a dei precisi provvedimenti e procedure

amministrative. Allo stesso modo una biblioteca esiste in quanto ci

sono dei luoghi dove depositare questi o quei libri. Nelle biblioteche

esiste però un vincolo prettamente volontario: un acquirente

compra un libro seguendo i propri interessi, le proprie volontà e le

proprie scelte. Le biblioteche sono create per volontà umana, in

luoghi scelti dal futuro bibliotecario. Allo stesso modo funzionano i

musei (è lo storico dell’arte che decide dove costruire il museo e

cosa porci dentro quest’ultimo). Bisogna però ricordare che esistono

anche collezioni di documenti: anch’esse vengono fatte seguendo

un vincolo volontario, perché spetterà al collezionista porci gli

elementi secondo la propria volontà. La durata di una biblioteca è

infinità, l’esistenza di un archivio è determinato dall’esistenza del

soggetto produttore. Una biblioteca non perde la sua natura finchè

la sua unità non viene frazionata. Se l’archivio viene sottoposto a

procedure di scarto si corre il rischio d’introdurre dei termini, dei

vincoli volontaristici nella conservazione dell’archivio. Il mezzo di

descrizione degli archivi è l’inventario, il mezzo di descrizione delle

biblioteche e dei musei è il catalogo. L’inventario è un qualcosa che

descrive i legami che esistono tra il materiale archivistico. Il

catalogo è invece un metodo patrimoniale perché ha lo scopo

fondamentale di descrivere le singole componenti di un museo o

biblioteca, esalta la singolarità dell’oggetto. Infine la formazione

degli archivisti è storico-giuridica, la formazione dei bibliotecari è

prettamente letteraria.

Benedetto Croce e la vita degli archivi

Benedetto Croce nel suo libro “Storia della Storiografia” dice che

l’errore più grande dello storico è quello di pensare che i documenti

possano parlare. Secondo lui infatti questa disciplina si occupa

soltanto di compilare e riorganizzare i fatti storici senza aggiungere

un pensiero o un commento, non resta altro che una trascrizione

delle fonti. Attraverso ciò si giunge a creare un percorso sterile, che

non porta a nessuna verità. Infine Croce aggiunge ancora più veleno

al suo ragionamento dicendo che questi falsi filologi della storia

sono totalmente innocui e benefici (archivisti, archeologi) e li

paragona ai rospi francesi. Attraverso ciò, Croce intende dire che sia

l’interpretazione filologica, sia l’interpretazione cronistica della

storia sono inutili, perché intendono cementare un terreno che è in

realtà inaffidabile, quello dell’interpretazione storica, che dev’essere

vista solo dal punto di vista filosofico. Durante questo periodo

Cencetti propone una vicinanza dell’archivistica con altre discipline

come paleografia e diplomatica. Egli crea un modello seguendo

delle domande precise: come si scrive? Perché si scrive? Il

paleografo è lo studioso della scrittura e della sua interpretazione

nella realtà storica in cui fu prodotta. Il diplomatista studia forme

documentarie che evolvono in fasi non ancora codificate,

stabilizzate. L’archivistica viene vista come una disciplina extra-

universitaria, le cattedre di archivistica in passato erano molto

limitate. Come si possono dividere gli archivi? In base alle fasi di

conservazione e di formazione, archivi di deposito, storico o sezione

separata d’archivio. L’archivio corrente è l’archivio in formazione,

che sarà decisivo per l’archivio affinchè possa diventare una fonte

storica. Tutta la fase corrente è fortemente tutelata perché un

ufficio, un’amministrazione ha tutto l’interesse o farla funzionare. Ci

sono delle norme per indirizzare gli archivi in formazione, strumenti

fondamentali per una critica. La fase di deposito è la fase in cui i

documenti non servono all’amministrazione e alla quale ancora non

viene riconosciuto un valore storico, una sorta di limbo dei

documenti. Si formano così luoghi di deposito e incominciano a farsi

avanti i problemi di gestione di questi depositi, una fase molto

delicata. L’archivio storico è invece una fase nella quale ci sarà la

selezione e lo scarto dei documenti, eseguita dall’archivista

attraverso un intervento volontario, il quale si prende la

responsabilità di scegliere i documenti da eliminare. Gli archivi

pubblici sono prodotti da soggetti pubblici. Gli enti sono quelle

istituzioni pubbliche che svolgono una funzione precisa ma non

sono dipendenti dallo Stato. Gli archivi privati sono creati da

aziende, imprese, famiglia, associazioni. Ci sono delle strutture,

chiamate “Archivio di Stato” che non sono altro che uffici periferici

dello Stato, che hanno il compito della conservazione dei documenti

delle città in cui sono organizzati.

Mezzi di corredo

I mezzi degli archivisti non sono solo quelli che a posteriori crea

l’archivista, durante la vita di ogni archivio c’è stata sempre la

necessità di strumenti, mezzi di corredo, che sono serviti all’antica

amministrazione. Uno dei compiti principali dell’archivista è proprio

ricercare questi strumenti, perché solo così si può capire come fosse

ordinato l’archivio alla sua creazione. Prima di studiare l’archivio,

bisogna studiare la storia dell’amministrazione che l’ha prodotto. I

mezzi di corredo sono:

1. Elenco: prodotto amministrativo che deriva da una necessità

giuridica ed è come se si fotografasse l’archivio in un preciso

momento della storia.

2. Guide: sono degli strumenti che ci permettono di aver più

informazioni su archivi diversi che hanno elementi in comune.

Esempio: Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani. Possono

essere guide che comprendono solo archivi familiari, guide di un

singolo istituto o guide che comprendono diversi elementi in

comune in diversi istituti.

3. Inventario: strumento principale, presuppone che l’archivio sia

ordinato e accessibile agli studiosi, è un libro di storia e si compone

in diverse parti: Introduzione, è la parte più storica e cerca di far

capire la storia dell’apparato produttore; Storia dell’Archivio, parte

più importante; Cappelli alle Serie, sono delle introduzioni specifiche

a delle singole unità archivistiche, delle serie che daranno

informazioni specifiche su dei singoli punti dell’archivio. Le serie

archivistiche sono un complesso di documenti prodotti o acquisiti da

tale soggetto nel corso della propria attività.

4. Indice: elenco compilato con criteri descrittivi degli elementi utili

alla consultazione diretta.

5. Repertorio: compilazione di dati o notizie classificate in modo da

facilitare la consultazione.

Un altro importante obiettivo dell’archivista è quello d’interpretare

ogni singolo documento, ogni singola forma archivistica, fino a

creare un blocco di documenti i quali possono spiegare i legami tra

loro e possano rispondere alle domande dell’archivista. La

documentazione può essere trovata sotto forma di:

1. Registri: fogli di carta legati da fuliggine, cioè scritture redatte su

qualcosa che era rilegato già all’origine dei fogli.

2 Volumi o Filze: fogli sciolti rilegati solo alla fine

dall’amministrazione che li ha prodotti.

3. Faldoni: contenitori con dentro carte sciolte. Quando si ha la

necessità queste vengono raccolte in fascicoli.

Tutti queste forme documentarie devono contenere però un

protocollo, il passaggio fondamentale attraverso il quale un

documento pubblico acquista ufficialità, perché contiene tutti i dati

più importanti per il riconoscimento dell’amministrazione che l’ha

prodotto: data del documento, data d’invio del documento,

mittente, destinatario, oggetto e classificazione del documento

all’interno del complesso archivistico che lo riceve. Tutti elementi

che danno ufficialità e validità al documento. Bisogna ricordare che

il mezzo di corredo non deva risentire del tempo in cui viene

prodotto (non dev’essere funzionale solo alla bibliografia di oggi ma

anche per lo storiografo del futuro), non dev’essere valutativa ma

aggettiva (illustrare secondo la metodologia archivistica di oggi la

storiografia).

Archivio Centrale dello Stato

L’archivio centrale dello Stato conserva le carte degli organi centrali

dello Stato, ha sede all’EUR, il cuore di quest’archivio sono i

ministeri, i quali con regolarità versano all’archivio centrale delle

carte. Per fare una buona ricerca in questo luogo bisogna conoscere

le diverse modifiche, ramificazioni e aggiornamenti dei ministeri,

che sono cambiati molte volte dall’unità d’Italia. Gli strumenti per

poterci orientare sono dei libri chiamati “Guide generali degli Archivi

di Stato” pubblicati in quattro volumi. Queste sono determinate in

ordine alfabetico per ogni città della Repubblica Italiana che

possiede un archivio di Stato. L’archivio centrale dello Stato si apre

con la raccolta delle leggi dello Stato e con la Costituzione Italiana.

Successivamente si prosegue con le inchieste parlamentari, camera

dei deputati e senato. Infine ci sono i documenti prodotti dai

ministeri. Anche in questo luogo ci sono archivi privati d’importanti

personalità dello Stato, questi non sono controllati direttamente

dallo Stato ma sono gestiti da enti pubblici

Archivio Privato

E’ un complesso di scritture legate da un vincolo naturale prodotto

da un soggetto privato per mantenere la propria memoria storica.

Nell’ambito privato non si conservano documenti solamente per

motivi amministrativi ma anche per piacere ed interesse personale.

Le persone giuridiche private sono quelle figure che svolgono

un’attività nell’ambito privato (associazioni, fondazioni, famiglie,

persone). Famiglia: tutto quel contesto che ricade nel diritto di

famiglia, concetto in costante evoluzione. Gruppo di persone legate

da un vincolo di sangue e da un vincolo giuridico. In ambiti privati ci

sono molteplici tipi di luoghi di conservazione. Un archivio privato

infatti potrebbe andare corrotto, mancata conservazione a causa

della mancata organizzazione. Un archivio privato inoltre può essere

conservato in un edificio di ente pubblico, biblioteca, istituzioni

ecclesiastiche o presso luoghi o istituzioni private. Gli archivi privati

possiedono una grossa percentuale di rischio frazionamento, cioè

che alcune carte e documenti siano conservati in un luogo diverso

da quello d’origine. Più un archivio è personale, più è professionale.

Archivio familiare: archivio di una nobile famiglia di alto lignaggio

che possiede un solido patrimonio, prodotto attraverso le carte e i

documenti relativi ai beni demaniali che lo stesso gestisce. Ogni

archivio privato è gestito attraverso diverse metodologie perché

non c’è una normativa che protegga e che indichi come conservare

un archivio. Nell’archivio familiare possiamo distinguere due

contesti:

1. Continuità Familiare: la famiglia è tenuta insieme da un albero

genealogico, una sequenza di persone che illustrano la continuità

della famiglia compresi i nessi (matrimoni, figli) che le interruzioni

(morte, celibato, carriera ecclesiastica).

2. Identità Familiare: dire con orgoglio di appartenere alla propria

famiglia, godimento di cariche pubbliche riservate o particolari a

precise classi sociali, identità delle singole persone.

Gli archivi familiari sono caratterizzati da una durata nel tempo che

è direttamente collegata alla continuità del patrimonio e all’identità

del singolo individuo familiare. All’inizio gli archivi privati per essere

salvaguardati dallo stato dovevano essere riconosciuti del principio

dell’eccezionalità, garantito dall’istituzione produttrice o da

particolari carte e documenti di rinomata bellezza. Uno dei pericoli

più riconosciuti riguardo gli archivi familiari è la mancanza

d’informazioni necessarie per studiare e descrivere i ceti medi

nell’ambito storiografico perché gli archivi erano mantenuti e

conservati quasi esclusivamente da famiglie nobili e di alto

lignaggio, che possedevano un patrimonio demaniale. Le classi

medie non possedevano nemmeno la consapevolezza di essere

parte della storia, gli archivi giuntici da questo ceto sociale sono di

scarsa importanza, conservati per massimo due o tre generazioni, la

continuità nell’ambito degli archivi appartenenti al ceto medio è

molto legata al singolo individuo. Il modo migliore per selezionare le

carte da conservare non è altro che avere la consapevolezza di far

avere alle generazioni future, una precisa connotazione della mia

figura e della mia memoria personale attraverso l’eliminazione delle

carte e dei documenti compromettenti o con la loro modifica. Gli

archivi d’impresa sono molto importanti a causa della loro storia

economica, che oggi da esempio e fonda la moderna disciplina

economica. Fondamentale per lo studio dei rapporti interni delle

fabbriche, delle imprese (vita intera degli operai, disegni industriali,

rapporto tra imprese diverse). Altre forme di associazioni private

sono i partiti politici, che non sono altro che associazioni private che

secondo la costituzione italiana, hanno il compito di raccogliere ed

organizzare il consenso per andare a governare il paese. Il Partito

Nazionale Fascista è stato l’unico partito ad esser diventato ente

pubblico. Gli archivi dei partiti politici dovrebbero essere contenuti

in ogni sezione locale. In realtà così non è, molti partiti fino agli anni

90 non hanno avuto archivi o li possedevano solo i singoli dirigenti

più importanti del partito. Gli archivi privati possono anche essere:

1. Archivi Epistolari (scambio di lettere, carte copiate e conservate);

il problema dei carteggi è che dopo un certo periodo di tempo lo

scambio epistolare termina a causa delle nuove scoperte

tecnologiche.

2. Archivi Letterari (archivi frutto di un’attività intellettuale)

3. Biblioteche Personali (quelle biblioteche che possiedono libri

difficilmente fungibili perché contengono ai margini commenti e

note del possessore)

Notai e Cancellieri

Dalla seconda metà del 600’ si è data sempre più importanza agli

aspetti formali dell’apparato documentario, ciò è dovuto alla

volontà di voler creare dei falsi, non creati con lo scopo di ingannare

storici del futuro ma per potersi garantire dei privilegi

nell’immediato. La diplomatica nasce con lo scopo di ricercare

questi falsi storici. Ben presto però evolve nello studio delle forme

della documentazione e questa materia aveva già privilegiato delle

forme precise: produzioni documentarie di cancellerie imperiali e

papali. Pietro Tarelli è uno degli archivisti italiani più importanti, egli

crea un volume in due parti dove parla nello specifico del lavoro di

studio e ricerca delle diplomatiche comunali. Per la prima volta ci si

occupa di questo argomento e si viene ad identificare una figura

che non è più il cancelliere ma il notaio. Le fonti dei suoi studi sono i

documenti di tipo istituzionale, però limitati ad un’area geografica

ridotta: area padana. Gli atti non sono pubblici se non vengono

formalizzati con la firma di un notaio. La validità dell’atto non sta

nell’istituzione ma dalla mano del notaio. Quindi adesso si può

parlare di cancelleria comunale. Nell’ambito medievale per

cancelleria s’intende un luogo che ha una funzione molto diversa da

quella del notaio. Il notaio è infatti una figura esterna all’istituzione,

libera e professionale. Il notaio medievale tende così a stabilizzarsi

in una sorta di “cancelliere” che opera in funzione della società, che

partecipa alla vita politica della città. Allo stesso tempo però è

anche una figura destabilizzante perché essendo una figura esterna

può essere corrotto. Attraverso questo cambiamento avviene una

sorta di stabilizzazione delle forme della diplomatica. Le forme che il

notaio usa non sono inventate ma scaturiscono dall’evoluzione della

società, della politica e delle leggi. Il notaio agisce in maniera


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DETTAGLI
Esame: Archivistica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stevo_c98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Moscadelli Stefano.

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