Estratto del documento

Martedì 18 settembre

Negli archivi ci sono documenti di tipo diverso da quelli di una biblioteca. I documenti sono unici a differenza dei libri di una biblioteca, dove si possono trovare più copie. Il documento è uno solo anche se talvolta vengono fatte delle copie autenticate. Questa è una forte differenza nella tipologia che viene conservata. Proprio per questo motivo è diverso anche l'accesso a questi documenti. Quando voglio cercare un libro in una biblioteca posso entrare dopo aver compiuto quattordici anni senza il bisogno di essere accompagnati. Se andiamo in un archivio di stato non posso entrare finché non sono maggiorenne oppure si può entrare dopo i quattordici anni se accompagnati o da un genitore o da un insegnante. Quindi anche l'accesso è una forte diversità rispetto ad esempio a una biblioteca.

Oggi i siti archeologici, musei e tutto quello che rientra nei beni culturali, fanno capo al ministero per i beni e le attività culturali, un ministero giovane nel senso che è nato nel 1974 proprio per volontà di un fiorentino, Spadolini, politico e uomo di grande cultura. Il suo obiettivo di una vita era quello di far sì che tutti i beni culturali potessero stare insieme all'interno di un unico magistero. Lui diceva che la società civile deve avere la protezione dei suoi beni culturali, però si era sempre scontrato con altri politici che non erano della stessa idea finché trovò un alleato in un altro uomo di grande cultura, anch'esso politico, Aldo Moro. I due riuscirono a costituire questo ministero per i beni culturali.

Tutti i beni culturali quindi passano dal ministero. Tutti tranne gli archivi perché i due fondatori si oppongono poiché sostenevano che gli archivi sono sì beni culturali ma sono anche dei beni storici che dobbiamo salvaguardare. Gli archivi fino a quel momento facevano parte del ministero dell'interno, un ministero che deve controllare la situazione nazionale. Questo voleva dire che fino a quel momento agli archivi si era data un'importanza più a livello giuridico che storico. A questo punto nasce questo nuovo ministero e si decide di lasciare la scelta agli archivisti di stato e quindi in ogni sovraintendenza archivistica e archivio di stato si disse di fare un referendum dove gli archivisti avrebbero deciso se passare al ministero nuovo o se rimanere al ministero dell'interno. Vinse il partito di adesione al nuovo ministero e quindi nel 1975 gli archivi passarono sotto il ministero dei beni culturali. Dopo questo Spadolini fu il primo ministro per i beni culturali finché non si scontrò contro l'amministrazione dello stato che finanziava pochissimo il nuovo ministero.

La problematica degli archivi

La problematica del perché gli archivi stavano come il ministero degli interni: nel momento in cui nasce un documento, questo ha una valenza amministrativa e giuridica, ma anche privata. Dopo, con il passare del tempo, la valenza giuridica va a scemare e assume una valenza storica ad eccezione di alcuni documenti. Ci sono tre tipi di archivio che contengono il documento a seconda della tipologia: l'archivio corrente, l'archivio di deposito e l'archivio storico o sezione separata.

Il primo è quello che corrisponde all'annuale quindi dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2012. Quindi viene sempre identificato nell'anno solare. Quindi i documenti entrano a far parte di quel soggetto produttore e quindi in questa fase corrente i documenti hanno prevalentemente una valenza amministrativa. Quando poi le pratiche dell'archivio corrente vengono concluse, il protocollista archivista, nel febbraio dell'anno dopo, va negli uffici, prende le pratiche concluse e le passa nell'archivio di deposito. Qui i documenti giacciono per 40 anni e chiaramente questa documentazione ha sempre una valenza giuridica anche se diminuisce a poco a poco. Superati i 40 anni, confluiscono nell'archivio storico e in quel momento comincia la valenza storica anche se in alcuni casi rimane la valenza giuridica. Alcuni documenti molto antichi continuano ad avere valenza giuridica: se prendiamo l'ospedale degli innocenti, aveva dei beni che gli venivano dati, e questo per farli valere, li dava in affitto, e quindi si faceva un atto, tra l'ospedale e il privato e si diceva che questo atto d'affitto non veniva fatto per due o tre anni, ma venivano fatti spesso fino alla decima generazione mascolina quindi, quell'atto fatto dal notaio nel 1810, avrà validità anche per i suoi discendenti. Quindi anche se si trova nell'archivio storico, ha sempre la sua valenza giuridica.

Gli archivi di stato

Gli archivi di stato dopo l'unità d'Italia erano 18, che corrispondevano alle capitali degli stati preunitari. Poi andando avanti si pensò di organizzare in modo più capillare l'organizzazione archivistica e si stabilì che ogni capoluogo di provincia e ogni città con una importanza storica o che avesse dei documenti importanti, dovesse avere un archivio di stato. Ad esempio Prato non essendo capoluogo di provincia, creò una sezione di archivio di stato sotto il controllo di quella di Firenze. Quando è diventata provincia, da sezione di archivio di stato è diventata archivio di stato. La Toscana è la regione con più archivi di stato anche per la sua valenza storica. Quindi il ministero degli interni aveva organizzato un'organizzazione capillare nel proprio territorio.

Il ministero degli interni aveva predisposto un altro organismo, seppur minore. In ogni capoluogo di regione fu istituita una sovraintendenza archivistica. Gli archivi di stato si differenziano in quelli di serie A e quelli di serie B. I primi sono quelli che si trovano nelle capitali preunitarie. Per gli archivi di serie B bastava ci fosse un direttore normale, un funzionario, mentre per quelli di serie A serviva un direttore di una certa importanza, un grande direttore. Qui si trovano dai documenti più antichi a quelli più recenti. Compito degli archivi di stato è quello di conservare la documentazione di tutti i soggetti pubblici e statali di quella provincia. Gli archivisti che lavorano all'interno degli archivi di stato vanno a fare dei controlli sulla gestione dei documenti da parte dei soggetti che appunto si occupano di mantenere questi.

Mercoledì 19 settembre

La legge principe emanata dal ministero degli interni, è la legge n° 1409 del 1963. Questo decreto è innovativo e tutt'ora in vigore. Si dà una serie di norme anche per altre tipologie di archivi, non solo quelli statali. L'unico neo di questa normativa è il fatto che quando si incontra un soggetto produttore di un archivio che conserva male il proprio archivio, non si ha una sanzione pecuniaria. Si può avere o la denuncia penale, o il deposito coatto (si porta quell'archivio, nell'archivio di stato, a spese del produttore). I soggetti produttori possono essere soggetti pubblici, che possono essere statali o non statali. I primi come i ministeri, le prefetture, le questure. I secondi sono tutti quegli archivi appartenenti a soggetti di natura pubblica ma non statale. Inoltre ci sono gli archivi dei soggetti privati. Infine c'è un terzo genere di archivio anche se non fa parte del patrimonio dello stato e sono gli archivi ecclesiastici, ricchi di notizie ma poco studiati.

I soggetti pubblici statali ci aiutano nella considerazione della documentazione dei singoli soggetti di provincia in provincia. L'attività che viene svolta negli archivi di stato verso gli altri soggetti provinciali, ha un nome specifico e si chiama sorveglianza. In ogni capoluogo di regione c'è una sovraintendenza archivistica, tranne ad Aosta, controllata dalla sovraintendenza di Torino. Questi organismi si occupano degli archivi pubblici non statali, comuni, provincie, regioni, archivi sanitari ecc. Si occupa inoltre degli archivi privati, quelli che in base alla legge sono dichiarati di notevole interesse storico, e questo oggi si trova nell'articolo del codice dei beni culturali. Solo questi archivi privati sono controllati dalla sovraintendenza archivistica. Per essere di notevole interesse storico un archivio privato. L'archivio entra a far parte della categoria di bene dello stato e di conseguenza è soggetto a tutti i diritti e doveri dei beni culturali.

Lunedì 24 settembre

Codice dei beni culturali e DPR sono i due codici da seguire per quanto riguarda la legislazione di un archivio. Affinché nasca un archivio devo avere un soggetto produttore, statale o privato e questo soggetto deve avere un'attività da rivolgere verso l'esterno dal quale ricevo risposte o sollecita.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica generale e storia degli archivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giambastiani Laura.
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