Architettura romanica
Bari, Basilica di S. Nicola, particolare della cattedra dell’abate Elia
Opere selezionate
Indice
- Scheda dell’opera: Milano, Basilica di S. Ambrogio ........................ 4
- Modena, Duomo ........................................ 10
- Parma, Battistero .................................... 18
- Pisa, Duomo .......................................... 26
- Firenze, S. Miniato al Monte ........................... 34
- Verona, S. Zeno ....................................... 39
- Venezia, S. Marco ..................................... 46
- Opera di approfondimento: Bari, Basilica di S. Nicola ........................... 62
2
Scheda dell’opera
Basilica di Sant’Ambrogio
Opera: _
Localizzazione: Milano, Piazza Sant’Ambrogio: la basilica sorge accanto a un’area in cui sono state ritrovate delle tombe risalenti all’epoca paleocristiana riconducibili al cimitero dei martiri.
Datazioni: La fabbrica presenta una complessa stratificazione temporale: la prima edificazione risale al IV secolo. All’epoca l’impianto paleocristiano era conosciuto come Basilica Martyrum poiché ospitava le tombe dei martiri.
La costruzione dell’abside, la realizzazione dell’altare di Sant’Ambrogio e del campanile sud occidentale risalgono agli inizi del IX secolo, quando Milano era dominata dai Carolingi.
Agli Ottoniani si deve il posizionamento dell’altare sotto un ciborio.
La basilica fu ricostruita nel 1080, sotto il vescovo Anselmo III di Rho, rispettando gli schemi dell’architettura romanica e preservando l’abside e il presbiterio del IX secolo e rispettando lo schema planimetrico del quadriportito paleocristiano pur mutandone il linguaggio architettonico.
Al XII secolo risalgono l’aggiunta del coro e del secondo campanile nord. Il tiburio fu aggiunto nell’ultimo quarto del secolo; in seguito a un crollo venne subito ricostruito.
Dedica: Inizialmente dedicata ai Santi Martiri, venne intitolata a S. Ambrogio alla data della sua morte, avvenuta nel 397. Allo stesso anno risale la sepoltura delle sue reliquie all’interno della chiesa.
Committenti: La prima basilica paleocristiana fu commissionata da S. Ambrogio nel IV secolo. Egli era vescovo di Milano. Le modifiche più importanti a questo impianto vennero commissionate dai vescovi Agilberto II, in carica dal 824 al 859, e da Anselmo III da Rho, dal 1086 al 1093.
Autori: _
Maestranze: _
4
Tecnologie: La struttura è caratterizzata dalla presenza di murature di grosso spessore in mattoni rossi; contraffortata all’esterno in corrispondenza degli archi che sorreggono le volte a crociera della navata centrale e delle laterali. Il portico antistante la facciata d’ingresso si presenta voltato allo stesso modo. Le colonne, sia all’interno che all’esterno sono in pietra da taglio chiara.
L’insieme dei sostegni verticali e delle nervature mette in evidenza il sistema statico di scarico del peso della copertura; ulteriormente esaltato dal contrasto della pietra grigia sullo sfondo stuccato in bianco delle pareti. Oltre alle numerose volte a crociera, si trova la volta a cupola del tiburio, posto in corrispondenza del coro.
Descrizione dell’opera: L’organismo si presenta come una basilica a 3 navate, una centrale e due laterali grandi la metà della principale. Esse sono separate da file di colonne e pilastri alternati. Sulle colonne posa un doppio ordine di arcate, sovrastate da altrettanti matronei bifori, inclusi entro l’arco della volta a crociera che le sovrasta.
Ognuna delle tre navate culmina a est con un abside larga quanto tutta la campata. Per questo motivo tali elementi si presentano fortemente graduati tra di loro.
Il transetto è inesistente ed è sostituito da un coro sul quale si trova il tiburio coperto a cupola. Da questo punto la luce si proietta verso l’altare che ospita le reliquie dei Santi Martiri e di Sant’Ambrogio. Il naos è illuminato dalla luce proveniente dal loggiato della facciata ovest, anche esso caratterizzato da arcate graduate che seguono l’ampio profilo a capanna della fabbrica. Al di sotto si apre lo spazio del quadriportico che presenta gli stessi motivi riportati all’interno. Si può affermare, infatti, che i suoi corridoi siano una prosecuzione delle arcate e dei soffitti voltati interni.
5
Due torri concludono l’organismo. Quella settentrionale è più alta della meridionale ed è caratterizzata da fregi ad archetti che scandiscono il succedersi dei piani. Tale motivo si ripete in molte parti della struttura con funzione di marcapiano o coronamento.
Iconografia: Sulla calotta dell’abside centrale è conservato il mosaico del Redentore in trono tra i martiri Protasio e Gervasio e con gli arcangeli Michele e Gabriele, corredato da due episodi della vita di Sant’Ambrogio.
In questi ultimi Sant’Ambrogio è raffigurato come presente in due luoghi nello stesso momento. In una scena celebra una messa a Milano; nell’altra si trova al funerale di San Martino, presso Tours.
Il mosaico venne realizzato in diverse fasi tra il VI e IX secolo, tuttavia si ipotizza che le scene di vita appartengano al periodo paleocristiano della basilica.
Simboli: _
Temi progettuali: _
Problematiche: _
Tipi: Lo schema è quello della chiesa a sala con matronei sovrapposti alle navate minori, scandite da un sistema obbligato di doppi archi racchiusi entro le campate della navata centrale, di larghezza pari al doppio delle laterali.
Il cleristoro è assente, dunque tutte le volte si trovano allo stesso livello e il profilo della facciata è a capanna.
Modelli: La Basilica di Sant’Ambrogio appare oggi come un caso isolato di modello per il romanico lombardo, poiché altri esempi coevi sono ormai andati distrutti o radicalmente trasformati. Di sicuro fu un esempio per i futuri sviluppi dell’architettura romanica nell’area di influenza lombarda che allora superava i confini regionali odierni, comprendendo anche parti dell’Emilia e del Piemonte.
6
Invenzioni-innovazioni: È una delle prime basiliche del romanico lombardo ad essere interamente coperta da volte a crociera sin dal XI secolo.
Teorie: _
Milano, S. Ambrogio, abside
7
S. Ambrogio, pianta e sezione
S. Ambogio, interno
8
S. Ambrogio, mosaico dell’abside
S. Ambrogio, facciata e quadriportico
9
Duomo di Modena
Opera: _
Localizzazione: Modena: edificato nel sito del sepolcro di San Geminiano, dove, a partire dal V secolo, erano già erette due chiese. Queste, in seguito, vennero sostituite da una più grande: era il periodo della lotta per le investiture, 1059-1122. In tale occasione il popolo approfittò della cattedra vescovile assente per costruire il nuovo Duomo.
Il fenomeno fu indicativo dell’aspirazione all’autogoverno e alla libertà dei modenesi dal potere ecclesiastico e imperiale, poi effettivamente avvenuta con l’istituzione del libero Comune nel 1135.
Datazioni: Una lapide murata all’esterno dell’abside maggiore riporta come data di fondazione il 23 maggio 1099.
Nel 1106 la costruzione era già coperta e in quella occasione vennero traslate le reliquie del santo dalla vecchia alla nuova chiesa.
L’edificio venne rimaneggiato nel 1190.
Dedica: Dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e a San Geminiano, patrono di Modena. La cripta del Duomo conserva le reliquie del santo.
Committenti: Popolo modenese
Autori: L’opera venne iniziata dall’architetto Lanfranco e dallo scultore Wiligelmo.
Maestranze: Sotto Lanfranco e Wiligelmo lavorarono i maestri comacini: costruttori, muratori, stuccatori e artisti, raggruppati in una corporazione di imprese edili itineranti, attive sin dal VII-VIII secolo.
Essi furono tra i primi maestri del romanico lombardo.
Subentrarono nel 1167 i maestri campionesi con lo scopo di costruire la torre campanaria. A loro si devono l’apertura delle due porte ai lati del portale maggiore, la costruzione del grande rosone gotico e la Porta Regia sul lato meridionale.
Tecnologie: L’opera si presenta con uno schema piuttosto tipico dell’epoca romanica, quello della navata centrale coperta con capriate lignee – in seguito sostituite da volte a crociera dal profilo gotico - e delle laterali con volte a crociera.
10
L’inviluppo degli elementi strutturali, ben rimarcati nella loro funzione statica e le murature avvolgenti.
All’interno è interamente realizzata in mattoni rossi, mentre all’esterno è rivestita in marmo, ricavato da antiche strutture romane coeve, emerse durante gli scavi dell’area su cui l’edificio è fondato.
Descrizione dell’opera: L’organismo si presenta come una chiesa a 3 navate, una centrale e due laterali grandi la metà della principale. Esse sono separate da file di colonne e pilastri alternati. Sulle colonne posa un doppio ordine di arcate, sovrastate da finti matronei trifori racchiusi entro archi ciechi; in questo caso, tale elemento ha solo il ruolo di alleggerire la muratura e di sfondare lo spazio. È presente il cleristoro che permette il passaggio della luce tramite due finestre più piccole collocate nell’ordine della doppia arcata.
Ognuna delle tre navate culmina a est con un abside larga quanto tutta la campata. Per questo motivo tali elementi si presentano fortemente graduati tra di loro.
Il transetto è inesistente ed è sostituito da un coro sopraelevato su un podio sotto il quale si proietta una cripta a navate.
L’organizzazione spaziale interna sopradescritta si riflette anche all’esterno, la facciata e i lati sono infatti scanditi da elementi che la richiamano. Ritorna così il tema delle trifore sormontate da archi ciechi che assumono l’aspetto di un loggiato che percorre tutto il perimetro, perfino sulle absidi. Viene denunciata la suddivisione tra navata centrale mediante delle grandi e lunghe paraste, che si estendono fino al cleristoro, anche esso evidenziato dal profilo sfalsato della fabbrica; un secondo ordine di paraste più piccole, sormontate da una doppia arcata ripropone il sistema obbligato interno e suddivide ogni nave laterale corrispondente in due settori, uno dei quali contiene un portale minore.
11
Il portale principale è inquadrato da un protiro a due piani con una edicola dalla volta a botte. Tale tema si trova anche nel portale meridionale e settentrionale, entrambi costruiti dai maestri campionesi.
Infine, sul fondo del Duomo, al lato nord-est, svetta, indipendente rispetto al resto della fabbrica, la torre campanaria.
Iconografia: La facciata è decorata da numerosi rilievi di diversa datazione. Tra di essi spiccano, sopra e accanto ai portali di ingresso, i pannelli realizzati da Wiligelmo e raffiguranti le storie della Genesi.
L’architrave della Porta dei Principi, collocata al lato sud del Duomo, si trova un bassorilievo raffigurante gli episodi della vita di San Geminiano, mentre sulla Porta della Pescheria, al lato nord, si trovano le storie di Re Artù e alcune scene allegoriche riprese da favole con animali.
La presenza del ciclo arturiano simboleggia la difesa della Chiesa da parte dei crociati.
All’interno sul parapetto dell’ambone si scorgono i preziosi rilievi dei maestri campionesi, tra i più notevoli quelli raffiguranti le scene della Passione di Gesù e i simboli degli evangelisti: il leone di San Marco, l’angelo di San Matteo, l’aquila di San Giovanni e il bue di San Luca.
Simboli: Viene qui ripresa l’allegoria tipicamente greca che faceva della colonna un simbolo dell’uomo: la colonna è posta infatti sopra il leone ed è sormontata a sua volta dal protiro tridimensionale, che rappresenta la Trinità. Ciò voleva significare che l’uomo è un essere intermedio, a metà strada tra Dio e l’animale. Questo motivo è ripreso anche nella Porta Regia sul fianco.
Anche la decorazione del portale ha un significato simbolico. I tralci di vite infatti comunicano al fedele il suo ingresso nella vigna del Signore, cioè nella redenzione. All’interno degli stipiti dello stesso, la raffigurazione dei dodici apostoli che previdero la venuta di Cristo è l’emblema della fondazione della Chiesa.
Infine, viene fatto ampio ricorso alla figura del telamone allegoria dell’uomo di fede che sorregge la Chiesa.
Temi progettuali: Ritorna spesso il motivo degli archi ciechi, sia all’interno che in facciata, come anche il tema del protiro inquadrato da due leoni stilofori; tutti elementi che impaginano la facciata con l’intenzione di riflettere la sezione del copro longitudinale.
Temi tipici sono anche l’alternanza tra pilastri cruciformi e colonne, il presbiterio sopraelevato al di sopra della cripta e la torre campanaria staccata dal corpo della chiesa.
Problematiche: Si ipotizza che Lanfranco e Wiligelmo cominciarono i lavori contemporaneamente ma a partire da due direzioni opposte, il primo dalle absidi, il secondo dalla facciata. Questo comportò una serie di irregolarità in quelli che furono i punti d’incontro: sul fianco meridionale verso la Piazza Grande la serie di loggette s’interrompe e si interpone una bifora, sormontata da un arco cieco più basso e stretto. Altrettanto si verifica sul fianco nord, dove però l’errore è meno evidente perché mascherato da un successivo rimaneggiamento.
Tipi: Il Duomo con impianto planimetrico longitudinale a tre navate, di cui la centrale più alta delle laterali e per questo direttamente illuminata. In passato coperta da una capriata lignea.
I finti matronei sovrapposti alle navate laterali e poggianti su volte a crociera.
Modelli: Una diretta filiazione del suo stile è la Basilica di San Zeno a Verona, dove sono citati quasi tutti gli elementi architettonici, dalla facciata a spioventi tripartita, alla galleria di loggette, ai grandi pannelli scultorei accanto al portale.
13
Invenzioni-innovazioni: Uno degli aspetti più innovativi, che emerge dal limpido trattamento della facciata è quello del loggiato, a tratti percorribile, che si sviluppa lungo il perimetro.
Teorie: _
Modena, Duomo, facciata
14
Modena, Duomo, pianta
Odena, Duomo, navata laterale e matronei
15
Modena, Duomo, abside
Modena, Duomo, prospetto sud con Porta Regia e dei Principi
16
Il portale principale con i leoni stilofori e i rilievi di Wiligelmo
Rilievo della Genesi: la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso
Rilievo della Porta dei Principi: scene di vita di San Geminiano
17
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Architettura Gotica - Schedario delle Opere, Storia dell'Architettura Medievale
-
Architettura romanica in Europa
-
Architettura medievale e romanica
-
Architettura organica