Architettura gotica di Saint-Denis
Chiesa abbaziale e l'abbate Suger
Saint-Denis rappresenta un esempio emblematico di architettura gotica influenzato dall'abbate Suger, raffigurato nell'atto di presentare la vetrata con l'Albero di Jesse. Giovanni Scoto Eriugena, nel suo scritto, afferma: «Le luci materiali, sia quelle disposte da natura negli spazi celesti sia quelle prodotte sulla terra dall’umano artificio, sono immagini delle luci intelligibili e soprattutto della stessa Vera Luce».
Opere selezionate
- Saint-Denis, chiesa dell’abbazia
- Chartres, cattedrale
- Parigi, Notre Dame
- Reims, cattedrale
- Amiens, cattedrale
Scheda dell’opera: Chiesa abbaziale di Saint-Denis
Opera: Localizzazione: L’opera si trova a Saint-Denis, comune francese nella regione dell’Île-de-France; questa, tra X e XI secolo, era l’unica zona in cui i Capetingi avevano pieno dominio rispetto ai restanti confini amministrati da potenti vassalli.
L'attuale basilica venne realizzata abbattendo progressivamente le parti della prima chiesa carolingia di Saint-Denis, probabilmente costruita da Re Dagoberto (622-639), fondatore dell’omonima abbazia "reale".
Datazioni
Nel 1130 si rendeva necessaria la ricostruzione dell’antica chiesa capetingia, che versava in condizioni precarie ed era inadatta, per dimensioni, ad accogliere il sempre maggior numero di fedeli, in parte dovuto alla riforma dell’abbazia, operata nel 1127, in parte alla presenza delle preziose reliquie di Saint-Denis.
Si costruì una chiesa più grande a partire dalla demolizione della facciata occidentale e della vecchia abside alle quali si sostituivano un nuovo nartece e un coro: il primo consacrato nel 1140; il secondo nel 1144. Nel frattempo cominciarono i lavori anche per la navata che non furono finiti per via della morte, nel 1151, dell’abate che volle la ricostruzione. I lavori ripresero nel XIII secolo: la parte superiore del coro venne ricostruita e se ne perse l’elevazione risalente al periodo precedente. Allo stesso modo anche la navata e il transetto vennero rimaneggiati. Il primo intervento iniziò nel 1231 e finì nel 1281; il secondo durò per un periodo compreso tra il 1240 e il 1250.
La chiesa non ha subito grosse modifiche nel corso del tempo. Gli unici dati rilevanti riguardano la sostituzione delle sculture romaniche dei tre portali della facciata e lo smontaggio della torre nord, gravemente danneggiata da una tempesta nel 1846.
Dedica
La chiesa è intitolata a San Dionigi di Parigi, apostolo delle Gallie e, dopo Dio, unico protettore del reame. Del santo si conosceva molto poco ed era stato identificato in Dionigi l’Aeropagita che nel 500 circa era anche un importantissimo scrittore di teologia, le cui opere erano divenute patrimonio dell’abbazia e ne avevano ispirato la dottrina. Allo stesso tempo questo luogo era dedicato anche ai santi martiri e ai re di Francia che vi erano seppelliti.
Committenti
L’abate Suger fu colui che, in accordo con i frati dell’abbazia, volle la ricostruzione fin dai primi anni della sua direzione a Saint-Denis. Egli sin da subito si adoperò per raccogliere i fondi necessari a porre in essere gli interventi. Godeva anche dell’appoggio e delle donazioni di Re Luigi il Grosso, al quale era legato da una profonda amicizia.
Autori
L’abate Suger era molto partecipe alla costruzione della chiesa; si può dire, infatti, che egli sovrintendesse e dirigesse alla stessa. Ispirato dalle scritture di Dionigi l’Aeropagita e dall’interpretazione di esse in chiave allegorica, l’abate fornì precise indicazioni per il disegno della sua fabbrica. Da quanto emerge dal suo resoconto, scritto al termine dei primi lavori, pare che egli abbia selezionato e assunto uno per uno gli esecutori, che abbia ordinato un mosaico e che abbia stabilito l’iconografia delle sue vetrate, delle croci e dei pannelli d’altare. Egli, dunque, può essere considerato vicino a una figura tipica del primo medioevo, cioè quella dell’ecclesiastico architetto dilettante.
Nel XIII secolo, toccò all’architetto Pier de Montreuil di completare ciò che era stato cominciato dall’abate.
Maestranze
Certamente l’opera venne realizzata da maestranze specializzate nella costruzione di strutture e decorazioni molto complesse. Fu per questo che tra i presenti si annoveravano anche i maestri normanni e tanti altri artisti provenienti «da tutte le parti del regno». Questo dato è importante perché ci fa capire che dal momento in cui partirono i lavori, l’Île-de-France si rendeva disponibile ad accogliere, entro il suo linguaggio architettonico, una sintesi delle tradizioni locali francesi che avrebbe caratterizzato lo stile a noi oggi noto come gotico.
Tecnologie
Con quest’opera si assiste a una vera e propria rivoluzione tecnica in grado di risolvere i problemi lasciati aperti dal romanico. Con l’uso delle volte ogivali si riesce a dare una definizione più rigorosa alla struttura nello spazio. I carichi vengono direzionati in maniera più precisa e puntuale e non gravano più sulla muratura che, per questo motivo, può essere alleggerita in modo considerevole e persino aperta da grandi finestre. Un’altra conseguenza legata alle scelte tecniche è quella dell’allungamento delle proporzioni, sia in senso orizzontale che in verticale. La navata centrale della basilica infatti è molto alta e ciò è possibile con l’impiego di archi rampanti che ne controbilanciano le spinte riconducendole verso i contrafforti posti sui muri laterali.
Descrizione dell'opera
L’impianto attuale è, come già specificato, il frutto della composizione di più blocchi differenti. Quello orizzontale è suddiviso in tre navate, mentre il transetto in cinque. La loro copertura è caratterizzata dalla presenza di volte ogivali, nervate e modanate a toro semplice: a pianta rettangolare al centro e quadrata ai lati. Le crociere del doppio deambulatorio circondante il coro hanno, invece, diversa forma: quelle più interne sono a pianta quadrilatera irregolare; quelle esterne hanno cinque costoloni e coprono sette piccole cappelle che coronano il perimetro, ciascuna illuminata da due grandi finestre, i cui archivolti si confondono con gli archi longitudinali delle volte.
I supporti che le sorreggono sono formati da una sezione a losanga rivestita da numerose sporgenze a colonnette disposte con grande esattezza sotto l’imposta delle nervature. L’alzato è a tre piani, scandito da arcate a ogiva, triforio e cleristorio. Il piano delle arcate è aperto sulle navate laterali, a loro volta chiuse da una schermata di grandi vetrate. Il triforio appare come una galleria di bifore binate totalmente aperte da vetrate verso l'esterno; le pareti del cleristorio spariscono quasi completamente, ridotte alla sola struttura dei pilastri, per lasciar spazio a enormi finestroni.
All’esterno, la facciata è tripartita verticalmente e aperta in basso da tre portali dalle ricche decorazioni scultoree; al centro si trova un rosone che illumina, insieme ad altre finestre, il nartece a piani. Un tempo questa massa muraria era anche serrata da due torri, di cui, oggi, ne rimane soltanto una a sud. Altre due facciate si trovano in corrispondenza del transetto, entrambe caratterizzate dalla presenza di un grande rosone. Oltre il corpo trasversale si susseguono una serie di contrafforti in notevole aggetto e di archi rampanti molto alti, muniti di spalle con pinnacoli, che garantiscono la stabilità della struttura.
Iconografia
Il portale di sinistra, detto anche portale del martirio, raffigura nel timpano il martirio dei santi Dionigi, Eleuterio e Rustico cui la chiesa è dedicata. Il portale centrale, conosciuto come portale del giudizio, presenta una raffigurazione del Giudizio Universale, con Cristo in mandorla al centro, scene del Paradiso, nella metà sinistra, e dell'Inferno in quella destra. Infine, il portale di destra, detto portale della comunione, deve il nome al rilievo del timpano dell'Ultima Comunione, dove San Dionigi e i suoi compagni ricevono per l'ultima volta la comunione direttamente dalle mani di Cristo, prima del loro martirio.
All’interno, invece, sono presenti molte vetrate in cui è rappresentato l’abate Suger, mentre il transetto è occupato dalle tombe dei re francesi dalla dinastia carolingia a quella dei Capeti.
Simboli
Le dodici colonne che reggono le alte volte del nuovo coro rappresentano il numero dei dodici apostoli. La cerimonia di consacrazione del nuovo nartece fu accuratamente predisposta in modo da simboleggiare l’idea di Trinità: si aveva una gloriosa processione di tre persone che compivano tre distinti movimenti, uscendo dall’edificio da una porta laterale, passando di fronte ai tre portali principali per poi rientrare in chiesa da una porta laterale diversa dalla prima.
Temi progettuali
La ricostruzione moderna e fastosa della chiesa di Saint-Denis, che vuole essere anche un segno della potenza della casa capetingia, riflette in pieno le idee dell’abate Suger. Il valore ricercato è un rapporto tra la superficie muraria, vigorosa nel suo slancio, e le ampie finestre, per sviluppare, attraverso le vetrate, la concezione luministica dell’ambiente, in conformità alle idee che lo pseudo-Aeropagita aveva prospettato sulla luce e sul suo significato: la “luminosità” fisica dell’opera d’arte “illuminerà” la mente di chi la contempla di una luce spirituale. Concetto che rimanda a una visione mistica della realtà in cui ciò che è immateriale, cioè intelligibile, si rende visibile, in simboli, soltanto attraverso la luce di ciò che è materiale. Suger fa di questo pensiero la base della sua visione estetizzante del rituale ecclesiastico che, coerentemente con la sua riforma, si ritrova anche nell’opulenza delle decorazioni, tanto disprezzata dai monaci dell’ordine cistercense.
Problematiche
Per consentire una maggiore altezza all'edificio, le colonne di Suger attorno al presbiterio vennero rimpiazzate con degli imponenti pilastri a fascio.
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