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Architettura romana

Roma, interno del Pantheon

«L'impero l'ho governato in latino, in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto». Tratto da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

Opere selezionate

Indice

  • Scheda dell’opera:
  • Roma, Tempio di Giove Capitolino ....................... 4
  • Palestrina, Santuario della Fortuna Primigenia ......... 8
  • Roma, Teatro di Marcello ............................. 14
  • Roma, Ara Pacis ...................................... 22
  • Roma, Foro Romano .................................... 30
  • Roma, Foro di Augusto ................................ 38
  • Roma, Mausoleo di Augusto ............................ 46
  • Roma, Domus Aurea ..................................... 50
  • Roma, Palazzo di Domiziano ........................... 56
  • Roma, Anfiteatro Flavio .............................. 63
  • Roma, Foro di Traiano ................................ 71
  • Roma, Colonna di Traiano ............................. 75
  • Roma, Arco di Traiano ................................ 82
  • Roma, Mercati di Traiano ............................. 84
  • Tivoli, Villa di Adriano ............................. 90
  • Spalato, Palazzo di Diocleziano ...................... 101
  • Roma, Basilica di Massenzio .......................... 108
  • Roma, Mausoleo di Costantina ........................ 113
  • Opera di approfondimento:
  • Roma, Pantheon ....................................... 118

Scheda dell'opera

Tempio di Giove Capitolino

Opera: Localizzazione: Il tempio era collocato sul colle Capitolino. Datazioni: Secondo la tradizione, venne consacrato nel 509 a.C., nella fase di passaggio da monarchia a repubblica. Venne distrutto da un incendio nell’83 a.C. e ricostruito nel 69 a.C. con la stessa pianta ma con proporzioni più vicine al gusto italo-ellenistico. Dedica: Era dedicato al culto di Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva. Committenti: _

Maestranze: Molti degli apparati decorativi sono di chiara manifattura etrusca

Tecnologie: Per la costruzione vennero utilizzati materiali locali: il tufo per l’edificazione del podio in muratura di blocchi squadrati e per le pareti della cella; il legno per le strutture e le sovrastrutture. Delle lastre in terracotta, decorate e dipinte, fungevano da rivestimento.

Descrizione dell’opera: Il tempio esastilo, di ordine tuscanico, sorgeva su un podio in muratura di blocchi squadrati di tufo. Tale rialzo, nella cultura etrusca, veniva chiamato su di esso templum. Era collocata la cella che non era formata da un unico vano ma da tre. Questo volume era poi circondato da un colonnato sul fronte e sui due lati. La parte retrostante del tempio, invece, era delimitata da un muro per tutta la sua lunghezza. Lo spazio tra la cella e il colonnato e tra gli intercolumni di quest’ultimo era piuttosto arioso. Il passo non era lo stesso dei templi greci: secondo quanto indicato da Vitruvio, era superiore a tre volte il diametro del fusto, ovvero aerostilo. Questa caratteristica conferiva al tempio l’aspetto di una costruzione bassa e notevolmente estesa, coerente con le esigenze della struttura lignea.

Iconografia: La statuaria era di terracotta e rappresentava Giove a grandezza naturale. Questo oggetto di culto venne distrutto durante l’incendio dell’83 a.C. e sostituito dopo la ricostruzione da una statua crisoelefantina rappresentante lo stesso soggetto.

Simboli: La quadriga di Veio, che coronava il frontone del tempio, era uno dei sette “pignora imperii”, oggetti che garantivano, secondo le credenze dei romani, il potere di Roma.

Temi progettuali: Costruzione di un tempio di concezione monumentale. Problematiche: _

Tipi: Tempio a triplice cella sollevato su un podio. Modelli: L’opera risente degli influssi della cultura etrusca e di quella greca. Il tempio etrusco è uno dei modelli al quale i romani si attengono. Essi mantengono inalterate le proporzioni e al contempo compiono delle variazioni, quali la cella a tre vani anziché uno.

Invenzioni-Innovazioni: Il naòs a triplice cella è un’invenzione tipologica propriamente romano-laziale ed è una assoluta novità rispetto all’architettura templare di origine etrusca.

Santuario della Fortuna Primigenia

Opera: Localizzazione: Palestrina, antica Praeneste. Il santuario era composto da due parti separate da una strada che le tagliava parallelamente. Una consisteva in un corpo che si articolava a terrazzamenti lungo il versante di un pendio scosceso e l’altra in un avancorpo collocato più a valle. Datazioni: La datazione è incerta. Tuttavia molti studiosi indicano la metà del II secolo a.C., periodo in cui Roma si espandeva verso oriente. Dedica: Il santuario è dedicato al culto della Fortuna Primigenia. Committenti: _

Autori: _

Maestranze: _

Tecnologie: In questa costruzione prevaleva la logica dell’arco e della volta, elementi con cui i romani erano in grado di edificare imponenti strutture in elevazione. Tali forme erano pienamente coerenti con la tecnica costruttiva utilizzata: l’opus incertum. Attraverso di essa era possibile esprimere appieno le peculiari qualità della tessitura muraria, lasciata appositamente a vista e regolarizzata. Si trattava di un’apparecchiatura composta da schegge di pietra locale e malta che, proprio per questo, si prestava molto bene all’utilizzo della linea curva. L’uso degli ordini non era ancora stato abbandonato, anzi si amalgamava alle strutture suddette, pur avendo soltanto un ruolo decorativo e non strutturale.

Descrizione dell’opera: L’avancorpo collocato a valle, anche denominato ”area sacra“, era un grande ambiente trasversale coperto e suddiviso in quattro navate, molto probabilmente utilizzato come foro della città. Le sue due facciate principali erano articolate in modo diverso: quella verso valle presentava due porticati sovrapposti, il più basso di ordine dorico e l’altro di ordine corinzio; quella verso monte si distaccava dalla roccia ed era munita di finestre alte e strette, mentre la muratura che andava a chiuderla era scandita da una serie di semicolonne. Tale parete era inoltre sormontata da una serie di archi ribassati. A sinistra della sala c’era la grotta dell’oracolo, un’abside semicircolare con tre nicchie che si addentrava nel masso e fungeva da santuario. A destra si trovava la ”sala absidata“, più piccola ma riccamente decorata.

Alle spalle di questo impianto si ergeva, su più terrazzamenti collegati da scale e rampe, il complesso del santuario a monte. Il primo terrazzamento era, ed è tutt’oggi, un lungo muro orizzontale costruito in opera poligonale, dalla cui sommità partivano due enormi rampe laterali coperte e sostenute da una parete in opus incertum.

Descrizione dell’opera: Percorrendole si arrivava al secondo terrazzamento, conosciuto come il terrazzo delle esedre. Esso era un portico dorico di 16 ambienti, interrotto a destra e a sinistra da due emicicli di ordine ionico. Ad oggi sono rimaste intatte le strutture a volta e alcune colonne degli emicicli. Dal centro del ripiano, in asse con il punto di arrivo delle rampe, partiva una scalinata che conduceva al terzo livello, cosiddetto ”dei fornici a semicolonne“ perché caratterizzato da una serie di fornici inquadrati da semicolonne ioniche. Continuando a salire la stessa scalinata si giungeva alla quarta terrazza: un ampio piazzale delimitato da un porticato sui tre lati, avente nel mezzo un emiciclo che racchiudeva una cavea a gradinate. Quest’ultimo ambiente era sormontato da un doppio portico corinzio al quale si addossava una rotonda. Oggi l’emiciclo è stato sostituito da Palazzo Barberini, che almeno in parte ne richiama la forma.

Iconografia: La dea era rappresentata in più statue attraverso le quali si esaltavano i diversi aspetti della sua indole: guerriera e giovanile ma anche di temperamento materno. Della prima statua si è conservata soltanto la testa. L’altra raffigura la Fortuna con Giove e Giunone in grembo.

Temi progettuali: Costruzione e organizzazione di un santuario su più terrazzamenti secondo principi di assialità e frontalità di ispirazione orientale e ellenica. Problematiche: _

Tipi: Santuario su terrazzamenti con ambienti porticati e a esedra.

Modelli: L’opera trae ispirazione dai modelli ellenistici dell’Asia Minore, quali i complessi di Pergamo, Priene, Magnesia, Lindo. Infatti, la disposizione dei portici attorno al cortile è simile a quella dell’altare di Pergamo. Tuttavia manca il tempio che nei modelli suddetti era collocato al centro del piazzale. Le variazioni rispetto al gusto ellenistico sono notevoli, soprattutto per quanto riguarda l’assialità del complesso che rispetto a quella ellenica viene maggiormente rafforzata dai rapporti di frontalità tra i diversi corpi di fabbrica.

Invenzioni-Innovazioni: Uno dei motivi ricorrenti in quest’opera, che poi avrá infiniti sviluppi nell’architettura dell’età imperiale, è senza dubbio l’uso degli ordini greci al fine di inquadrare una successione continua di arcate. Tale espediente assume quasi il peso di una cesura epistemologica poiché l’uso degli ordini ai soli fini decorativi comporterá il loro progressivo abbandono.

Teorie: Secondo la critica gli spazi del santuario si rivelano gradualmente e ordinatamente man mano che il visitatore li percorre. Il ricorso a questo accorgimento anticipa le concezioni romane più tarde dei grandi edifici imperiali, quali le terme o il foro di Traiano a Roma. Inoltre, seppure il rimando alla cultura ellenistica risulta forte, nessuna opera di quel periodo presenta la stessa precisione nell’impostazione assiale, la medesima complessità nell’articolazione dell’impianto, un livello tecnico altrettanto elevato; neanche gli interessanti antecedenti dei simili complessi a terrazze, quali il santuario di Asclepio a Cos e il tempio di Athena a Lindos possono reggere il confronto. Per questa serie di prerogative e innovazioni si può asserire che il santuario della Fortuna Primigenia sia uno dei monumenti che più di altri chiarisca i caratteri fondamentali dell’architettura romana.

Teatro di Marcello

Opera: Localizzazione: Il teatro si trova nella zona meridionale del Campo Marzio, tra l’Isola Tiberina e il Campidoglio. La sua costruzione comportò la demolizione di alcuni edifici sacri, come un tempio dedicato alla dea Pietas e uno forse da identificare col tempio di Diana; lo spostamento e la ricostruzione dei templi di Apollo e di Bellona e probabilmente l’occupazione della parte curva del Circo Flaminio che da allora divenne una semplice piazza. Datazioni: Il primo progetto risale già all’epoca di Giulio Cesare che fece in tempo a mettere in opera solo le fondazioni. Il progetto venne proseguito quindi da Augusto. Egli fece innalzare un edificio di dimensioni maggiori rispetto a quello originariamente previsto e lo inaugurò nel 13 a.C. Dedica: Il teatro è dedicato a Marco Claudio Marcello, nipote di Augusto. Committenti: Augusto, che riprese i progetti del padre adottivo. Autori: _

Maestranze: _

Tecnologie: A causa della natura paludosa del terreno, molto vicino al fiume, le fondazioni furono rafforzate con l'inserimento di pali di rovere sopra i quali venne gettata un'estesa piattaforma in calcestruzzo. Su di essa posavano le strutture ad arco e i setti radiali con copertura a volta che servivano a sorreggere la cavea. Il primo piano era coperto da una volta anulare a botte, mentre nel secondo piano, le stesse erano disposte radialmente, così da evitare spinte orizzontali sulla facciata convessa. Le murature erano in tufo, in laterizio e in opera cementizia con inserti in travertino. Quest’ultimo rivestiva anche la facciata esterna. Le volte e le cupole invece erano in calcestruzzo. Tale diversità era il frutto di un’esigenza statica fondamentale, quella di rendere la struttura sempre più leggera all’aumentare dell’altezza.

Descrizione dell’opera: Il Teatro di Marcello costituiva uno degli edifici per spettacolo nel quale l'articolazione del teatro romano appariva già del tutto delineata, con la cavea a pianta semicircolare, suddivisa in tre parti e servita da rampe di scale che conducevano ai diversi livelli; sorretta da muri a raggiera collegati da volte a botte inclinate e interrotti da due ambulacri concentrici, uno che si apriva verso i fornici esterni e uno più interno; un’orchestra semicircolare addossata a un proscenio poco profondo e una scena fronte rettilinea con un sontuoso portico di sei colonne. Ai lati della scena si trovavano due aule regie, ambienti absidati coperti con volte a crociera. Dietro di questa si trovava una grande esedra, dove avevano trovato posto i due tempietti ricostruiti della Pietas e di Diana.

All’esterno la facciata era in travertino e si presentava come una successione di arcate sovrapposte inquadrate da due ordini decorativi, dorico al piano terreno e ionico al piano superiore, a dividerli una fascia con risalti che fungeva da marcapiano. L'attico al terzo piano, del quale restano poche tracce, si presentava invece a parete continua ed era decorato con paraste corinzie.

Temi progettuali: Il tema era quello di costruire un edificio di dimensioni monumentali: lo dimostrarono le intenzioni di Augusto, che riscattò un’area su cui fondare l’edificio ancora più vasta di quella espropriata da Cesare. Lo corroborano anche le decisioni strutturali prese, che rispetto alla logica trilitica classica risultavano sicuramente più adatte allo scopo. Problematiche: _

Tipi: Teatro in elevazione con orchestra semicircolare e fronte scena monumentale.

Modelli: L’opera fa parte del più ampio spettro dei teatri romani in muratura, il cui modulo è in parte derivato sia da quello greco che ellenistico. Nonostante ciò questa tipologia contiene una serie di espedienti originali, si vedano le decorazioni della facciata che riprendono i motivi del Tabularium di Silla e che verranno utilizzate anche per la Basilica Giulia e il Colosseo, fino ad arrivare allo Stadio di Domiziano, costruito due secoli dopo. Oppure, si vedano le soluzioni strutturali, riprese in parte da edifici a pianta circolare, come ad esempio il Mausoleo di Augusto. Questo tipo si diffuse anche nella provincia siriana; il Teatro di Marcello, infatti, ispirò quello di Cesarea, fatto costruire da Erode.

Invenzioni-Innovazioni: Il Teatro di Marcello, come gran parte dei teatri di età tardo repubblicana e imperiale, presentava molte innovazioni. Da un punto di vista tipologico, prendeva la forma di un edificio costruito in piano e non su un declivio naturale come quello greco; aveva una forma chiusa che rendeva possibile la copertura con un velarium. La sua composizione non era più imperniata sulla centralità di un’area circolare: il coro era stato sostituito dallo spazio semicircolare dell’orchestra, il quale era addossato al proscenio e a un fronte scena innalzato e decorato sino a divenire monumentale. Infine, l’esito di un teatro dalle dimensioni monumentali non sarebbe stato possibile per tutta la serie di innovazioni tecnologiche poste in essere. Infatti, attraverso l’adozione di un sistema di archi e volte, atto a sorreggere le gradinate semicircolari riservate agli spettatori, era stato possibile costruire un edificio del tutto autonomo, disponibile a ornarsi con una facciata esterna di archi strutturali incorniciati da un ordine.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher seven.giub92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Maffione Roberto.
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