Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi
Egli realizza in maniera eccelsa il tema del palazzo cittadino. Non che prima non venissero realizzati (es: Arnolfo di Cambio, Palazzo della Signoria un secolo prima); prima però venivano realizzati ancora dei castelli all'interno della città, pensati per la difesa da assalti (carattere di fazioni tipico italiano). Il Palazzo della Signoria aveva ancora caditoi e torri. La regolarità delle aperture non era rigorosa poiché assecondava la disposizione delle stanze interne.
Palazzo Medici
Nel Palazzo Medici si cerca la regolarità del volume esterno a cui gli spazi interni si regolano. La seconda caratteristica che diventerà regola è l'organizzazione su tre livelli: uno inferiore, più massiccio, caratterizzato dall'uso di un bugnato molto marcato, un secondo piano detto "piano nobile", più elegante nel disegno, sovrastato dal piano della servitù. Vi sono delle "finestre inginocchiate", per la presenza di mensole che reggono i davanzali. Essa non è solo un'opera di architettura, ma anche di scultura.
Il palazzo fiorentino di solito coincide con un isolato e presenta dunque fronti compiuti su più lati, con un volto esterno massiccio e pareti interne (sul chiostro) più delicate. Il palazzo venne inizialmente commissionato a Brunelleschi, ma fu scartato dal committente, Cosimo il Vecchio, per la troppa magnificenza. Michelozzo realizzò così un palazzo cubico esternamente imponente, ma austero e sobrio, sviluppato attorno a un cortile centrale con colonne corinzie. Queste ultime si ispiravano al recupero di elementi classici di Leon Battista Alberti nella quasi contemporanea realizzazione di Palazzo Rucellai.
La finestra inginocchiata è un tipo di apertura usata a partire dal Cinquecento. La sua facciata è un capolavoro di sobrietà ed eleganza, sebbene presenti caratteri "eccezionali" come l'uso del bugnato, che si tratta di un tipo monumentale usato specialmente al pian terreno: il davanzale poggia su sostegni sporgenti che assomigliano a due "gambe" dal ginocchio in giù, da cui il nome. Tipica del periodo manierista e del barocco toscano, è di solito chiusa da una grata, incorniciata e coronata da timpano, a volte con decorazioni, spesso zoomorfe: per esempio, i due sostegni vengono spesso scolpiti come zampe leonine e talvolta lo spazio tra essi è decorato da un bassorilievo.
L'esterno è quindi diviso in tre registri, separati da cornici marcapiano con dentelli dalla sporgenza crescente verso i piani superiori. Al contrario, il bugnato è graduato in modo da essere molto sporgente al pian terreno, più appiattito al primo piano e caratterizzato da lastrelisce ed appena listate al secondo, mettendo così in rilievo l'alleggerimento dei volumi verso l'alto e sottolineando un andamento orizzontale dei volumi. L'effetto è comunque quello di dare maggior risalto al piano nobile.
Un notevole studio sull'armonia e la varietà decorativa si ritrova anche nel cortile, impostato in modo da suggerire un effetto di simmetria che di fatto non esiste. Il primo registro è composto da un portico con colonne a fusto liscio e capitelli compositi ed è concluso da un alto fregio con medaglioni che contengono stemmi medicei di varia foggia e raffigurazioni mitologiche (attribuite a Bertoldo di Giovanni), raccordate da affreschi di festoni (oggi frutto di ridipinture).
Lavora anche alla biblioteca di San Marco (1436), che sarà modello delle biblioteche italiane rinascimentali. Ha tre navate parallele, suddivise da colonne ioniche, sostenute da un pulvino con arcate.
Leon Battista Alberti
È un trattatista che si occupa di teoria dell'architettura. Egli descrive per la prima volta la progettazione non come scienza, ma come arte. Del 1435-1436 è il De pictura, scritto verosimilmente dapprima in latino e tradotto poi in volgare; se la redazione latina, senza ombra di dubbio la più importante e ricca, sarà dedicata al Gonzaga marchese di Mantova, per quella volgare l'Alberti redasse una dedica al Brunelleschi che, trasmessa da un solo codice strettamente legato al laboratorio personale dell'Alberti, forse non fu mai inviata. Il De pictura rappresenta la prima trattazione di una disciplina artistica non intesa solo come tecnica manuale, ma anche come ricerca intellettuale e culturale.
Sistemazione della chiesa di San Francesco
I progetti effettivamente pensati e poi realizzati sono, ad esempio, la chiesa di San Francesco nelle forme di un tempio per la famiglia Malatesta a Rimini. È legata all'ordine mendicante francescano, ripensato in un edificio a tutti gli effetti rinascimentale con un'enorme cupola che deve sovrastare le sale dedicate ai sarcofagi dei Malatesta. I prospetti laterali sono risolti in una teoria di archi. Ha un rigoroso impianto geometrico. La facciata ha tre fornici, come quello di un arco di trionfo.
A Rimini si trova proprio l'Arco di Augusto con i tre tondi che si dispongono sulla facciata. Per i fianchi della chiesa si ispira alle arcate di un ponte o di un acquedotto. L'entrata è decorata da un elegantissimo opus sectile di marmi differenti.
Palazzo Rucellai
Palazzo Rucellai è eseguito da Bernardo Rossellino su disegno di Leon Battista Alberti, impiegando pietra forte, tendente al color tabacco, ma resistente. Alberti si è liberato del concetto di genus e si è appropriato di quello di columnatio: un ordine reiterato in virtù di una gerarchia tra gli ordini stessi. In ordine dal basso le paraste: dorico, pseudo corinzio (dal Mausoleo i Ariano) con capitelli italici e corinzio. Vengono citati anche diversi opus romani: in basso riprende un opus reticulatum.
Per le finestre riprende il partito alla romana e un'ultima citazione di tipo archeologica la si trova sul cornicione, che ha un precedente nelle mensole del piano attico del Colosseo. L'uso dell'antico è segnato da un ottimismo senza limiti: tutto ciò che costruisce è ritrovabile in qualche pagina dell'antica storia romana.
Egli passa un lungo periodo della sua vita a Roma, dove realizza Palazzo Venezia. Qui il partito alla romana è ripreso fedelmente e viene utilizzata la tecnica della copertura a cassettoni. La facciata, di un bugnato di pietra forte uniforme e piatto, è organizzata come una griglia, scandita da elementi orizzontali (le cornici marcapiano e la panca di via) e verticali (le paraste lisce), entro la quale si inseriscono le aperture.
Al pianterreno lesene di ordine tuscanico dividono la superficie in spazi dove si aprono i due portali (in origine era uno solo, ma fu raddoppiato simmetricamente quando venne raddoppiato il palazzo e la facciata). Al piano nobile si trovano numerosi elementi classici (i portali, gli ordini architettonici dei capitelli) fusi sapientemente con elementi della tradizione medievale locale, quali il bugnato e le bifore, e con elementi celebrativi dei committenti, come lo stemma e le imprese dei Rucellai, inseriti nei fregi e nei blasoni sopra i portali.
Il piano terra, più alto dei piani superiori, ha i capitelli decorati da una reinterpretazione dell'ordine dorico e due portali rettangolari classicizzanti (in epoca gotica tutti i portali erano ad arco o con arco e architrave). Vi corre davanti una "panca di via", un elemento oltre che di utilità pratica per i passanti, creava una sorta di piano base per il palazzo, come se si trattasse di uno stilobate. Lo schienale della panca riproduce il motivo dell'opus reticulatum romano.
Al primo piano (piano nobile) le paraste sono di tipo composito e vi si aprono delle ampie bifore a tutto sesto, con cornice bugnata, colonnina e oculo al centro. All'ultimo piano si hanno paraste di tipo corinzio, alternate a bifore dello stesso tipo. La sovrapposizione degli ordini come teorizzato da Vitruvio, è di conci levigati si ispira all'architettura romana, come nel motivo del basamento a imitazione dell'opus reticulatum. Le paraste decrescono progressivamente verso i piani più alti, dando un effetto prospettico di maggior slanciatezza del palazzo rispetto alla sua vera altezza.
In alto il palazzo è coronato da un cornicione poco sporgente, sostenuto da mensole, oltre il quale è nascosta una loggetta ornata da pitture a monocromo del XV secolo, da alcuni attribuite alla cerchia di Paolo Uccello: l'elemento della loggia è un'ulteriore riprova della rottura con la tradizione medievale e di apertura verso la grande stagione del Rinascimento.
Il fregio del piano terra contiene le insegne della famiglia Rucellai: tre piume in un anello, le vele gonfiate dal vento e lo stemma familiare, che compare anche sui blasoni sopra i portali. A destra si vede bene come la facciata sia incompleta, infatti non finisce in maniera netta, ma è frastagliata perché era prevista la continuazione con un terzo portale. L'effetto generale è vario ed elegante, per il vibrare della luce tra le zone chiare e lisce (lesene) e quelle scure (aperture, solchi del bugnato).
Nel trattato l'Alberti scrisse infatti "La casa del signore sarà ornata leggiadramente, di aspetto piuttosto dilettevole che superbo". Lo stile del palazzo costituì un punto di partenza per tutta l'architettura di residenza civile del Rinascimento, venendo citato quasi alla lettera dal suo allievo Bernardo Rossellino per il Palazzo Piccolomini a Pienza.
Disegna la facciata di Santa Maria Novella, sempre in modo estremamente geometrico. È una ricucitura di una parte pre-esistente, mantenendo la bicromia.
Chiesa di San Sebastiano
La Chiesa di San Sebastiano a Mantova è l'opera di Alberti che resta incompiuta. Il prospetto è la reinterpretazione del fronte di un pronao tetrastilo. Il timpano è sovrastato dal disegno di un arco. La cripta è una sala ipogea ipostila. Vi è la ripresa del tempio etrusco così come Alberti lo reinterpreta dalla Basilica di Massenzio. Questa soluzione sarà ripresa ancora nella Chiesa di Sant'Andrea, sempre a Mantova.
Questa riprende dalla chiesa di San Francesco a Rimini l'ambiente sovrastante e a livello inferiore presenta un'organizzazione propria di un tempio classico che si fonde con un arco di trionfo. Tra la facciata principale e quella interna vi è un esonartece, ma ciò che sorprende di più è la "travata ritmica", ossia ritmo variato, su cui si imposta la copertura cassettonata di chiara matrice romana. Troviamo due paraste che inquadrano l'apertura della cappella laterale (una delle tre) o un enorme pilone tra le paraste. Entrambe sono evocate poiché le paraste non hanno altre funzioni dal punto di vista strutturale e tantomeno i piloni sono tali, poiché all'interno vi sono delle cappelle nascoste. Questa è l'invenzione raffinatissima di un musicista. Anche all'esterno viene riproposto lo stesso tema.
La costruzione fu iniziata circa nel 1460, un decennio prima dell'altra realizzazione albertiana a Mantova, Sant'Andrea. Come la maggior parte dei progetti albertiani, la chiesa venne completata da Luca Fancelli. Alberti progettò un edificio austero e solenne, che fece da fondamento per le riflessioni rinascimentali sugli edifici a croce greca. La chiesa è divisa su due piani, con quello inferiore seminterrato, che ricorda un podio classico. Si accede al piano superiore oggi dalle due rampe di scale laterali, mentre originariamente esisteva una scala laterale a sinistra. Anche le cinque aperture del portico in facciata sono frutto del restauro.
La parte superiore della facciata è originale e ricorda un'elaborazione del tempio classico, con architrave spezzato, timpano e un arco siriaco, a testimonianza dell'estrema libertà con cui l'architetto disponeva gli elementi. All'interno l'impianto è centrico, a croce greca, articolato su un vano centrale, pressoché cubico e coperto da volta a crociera, da cui si dipartono tre corti bracci absidati di uguale misura.
Basilica concattedrale di Sant'Andrea
La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modi non sempre conformi ai progetti originali. Ha la dignità di basilica minore. Nella cripta si conservano due reliquiari con terra intrisa di sangue di Cristo, che avrebbe portato il soldato romano Longino.
La facciata è concepita sullo schema di un arco trionfale romano a un solo fornice tra setti murari, ispirato a modelli antichi come l'arco di Traiano ad Ancona e ancora più monumentale del precedente lavoro albertiano sulla facciata del Tempio Malatestiano. Lo schema dell'arco di trionfo è inserito o sovrapposto al tema formale del tempio classico che forma una sorta di avancorpo avanzato, rispetto al resto dell'edificio. Sotto l'arco venne a formarsi uno spesso atrio, diventato il punto di filtraggio tra interno ed esterno.
L'ampio arco centrale è inquadrato da paraste corinzie che si estendono per tutta l'altezza della facciata, costituendo uno dei primi monumenti rinascimentali per cui venne adottata questa soluzione che sarà denominata ordine gigante. Sui setti murari si trovano archetti sovrapposti tra lesene corinzie sopra i due portali laterali. La facciata è inscrivibile in un quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta che in alzato, si conformano ad un preciso modulo metrico.
Grande enfasi è poi data da un secondo arco superiore, oltre il timpano, e arretrato rispetto all'avancorpo della facciata. Tale elemento architettonico definito "ombrellone", è in realtà un tratto di volta a botte e venne ritenuto, nel XIX secolo, estraneo al progetto di Alberti rischiando la demolizione. L'"ombrellone" segna l'altezza della navata, enfatizza la solennità dell'arco di trionfo e il suo moto ascensionale e permette l'illuminazione della navata, grazie ad un'apertura posta verso l'interno della controfacciata che forse doveva servire anche per l'ostensione delle reliquie. Questo elemento architettonico impedisce inoltre alla luce di penetrare in modo diretto all'interno della chiesa creando una sorta di penombra.
L'interno è a croce latina, con navata unica coperta a botte con lacunari, e con cappelle laterali a base rettangolare, inquadrate negli ingressi da un arco a tutto sesto, che riprende quello della facciata. Tre cappelle più piccole, ricavate nel setto murario dei pilastri, si alternano a quelle maggiori e la loro alternanza venne definita dall'Alberti come tipologia di "chiesa a pilastri". L'impianto ad aula della chiesa fu dovuto probabilmente all'esigenza di uno spazio ampio in cui la massa dei fedeli e dei pellegrini potessero assistere all'ostensione dell'importante reliquia.
Il prospetto interno della navata è dunque scandito da due ordini gerarchizzati, di cui uno minore ad arco, inquadrato nella trabeazione dell'ordine maggiore. Questo motivo che presenta l'alternanza di un interasse largo tra due stretti, è chiamato travata ritmica e trova un parallelo con il disegno della facciata. È qui che per la prima volta il ritmo interno di concatenazione degli ordini appare anche nella facciata, configurandosi come principio generatore e ordinatore di tutto lo spazio, sia interno che esterno. La crociera tra navata e transetto è coperta con una cupola, sorretta da pilastri raccordati con quattro pennacchi.
Francesco di Giorgio
Palazzo Ducale
Francesco di Giorgio costruisce il Palazzo Ducale. In facciata vi è un elemento fondamentale: la rampa, percorribile anche a cavallo. Un'architettura come quella di questo palazzo è pensata a un duplice livello: ha un piano architettonico e uno urbanistico. Vanno sottolineate due cose riguardo all'elegante cortile del palazzo: il gusto, ormai classico in un senso archeologico, quindi di recupero anche degli elementi marginali (es: fregio in lettere cubitali) e la sapienza con cui viene trattato il tema del sostegno d'angolo.
Non si tratta più semplicemente di terminare una successione di sostegni verticali; la chiusura viene realizzata con delle paraste. Il sostegno viene risolto combinando tra loro due pilastri (le paraste che terminano le teorie di archi), la semicolonna che lì va a morire, collocandone una all'interno, generando un complesso profilo che sottolinea quanto l'attenzione alla geometria sia importante.
Due elementi fondamentali sono: le torri e la decorazione degli interni, dove il rivestimento in legno è solo un espediente per mostrare il virtuosismo negli intarsi.
San Bernardino degli Zoccolanti
Immediatamente fuori dal borgo vi è San Bernardino degli Zoccolanti, una chiesa. In questa i pennacchi che sostengono la cupola non si appoggiano su colonne libere disposte agli angoli, con un disegno molto più scultoreo. In questo cantiere, oltre che nella bottega di Piero della Francesca, si forma Donato Bramante.
Fortezza di Sassocorvaro
Lo stesso architetto progetta anche la Fortezza di Sassocorvaro, una città dalla gerarchia rigidamente romana e sempre più fortificata che con il tempo diventa balistica (in grado di difendersi dalle armi da fuoco). La geometria delle fortificazioni militari studia forme funzionali allo scopo difensivo, per questo motivo la fortezza ha una struttura particolare: a guscio di tartaruga.
Antonio da Sangallo il Vecchio
San Biagio
Progetta a Montepulciano la chiesa di San Biagio utilizzando ordini ed elementi decorativi classici, tra cui la copertura cassettonata con rosette incastrate. Le patere (bassorilievo ornamentale di forma circolare) vanno a collocarsi senza la presenza pagana del bucranio (scheletro di testa di bue) nei triglifi dell'ordine dorico, creando un riferimento alla basilica romana. Colloca rosette tra il collarino e...
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Storia dell Architettura 1