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in grado di fare. Ma dobbiamo immaginare che ai tempi dell’imperatore Adriano nel 128 D.C. non

avevano il cemento armato.

Nel corso del 18° secolo avviene una vera e propria riscoperta del passato, nasce un culto per

l’antico, si sviluppa il bisogno di trovare un proprio modello a cui fare riferimento, dove scavare

alla ricerca della radici del proprio passato, ogni regione d’Europa – Italia, Gran Bretagna,

Germania – vogliono cercare le proprie origini, comprendere più che possono la loro storia,

prendere a esempio l’architettura di questi popoli antichi per dimostrare al mondo intero la propria

appartenenza a una grande società che posa le sue radici su un glorioso passato. La ricerca di un

primato con cui rivaleggiare la propria storia, la cultura in paragone agli altri paesi.

In questo periodo si effettuano i primi scavi archeologici, i cui reperti vanno ad arricchire i primi

musei e le grandi collezioni private e dei musei Vaticani. Anche i papi s’interessano alla cultura

classica, e all’architettura in genere, infatti fu proprio per volere del papa Sisto IV che viene fondata

la prima accademia per la formazione di architetti – ancora oggi con il nome San Luca – la prima

in Europa. In questa accademia si insegna con continuità quelli che erano i trattati dell’architettura

del tempo che ancora facevano riferimento al trattato latino De Architectura scritto da Vitruvio

intorno al 15 a.c. più volte rimaneggiato fino al 27 a.c. Si tratta dell’unico testo di architettura su cui

si basa il suo fondamento teorico, giunto fino a noi. Gli allievi di questa accademia, e di altre

accademie nate successivamente come l’Academie Royale francese, vengono istruiti passando ore

e ore a disegnare i modelli degli ordini architettonici greci, a memoria. Infatti la prova finale di

questi corsi consisteva nel disegnare a mano libera alla perfezione questi elementi architettonici, per

poi saperli mettere in pratica nella realtà. Quello che prima non era altro che un artigiano, un

muratore che sapeva di “Latino” per la prima volta l’architetto diventa una figura che deve saper

padroneggiare l’arte del progetto, deve conoscere il passato, e soprattutto deve essere in grado di

basarsi su competenze di tipo ingegneristico-scientifico.

Uno dei precursori del gusto per i classico, sicuramente il più conosciuto di questo periodo è

Johann Joachim Winckelmann, uno storico tedesco, che scrive il primo testo sulla storia

dell’architettura che viene pubblicato nel 1763 a Dresda.

Da questo momento in poi la veridicità, e la certezza del modello a cui ispirarsi per costruire

entrano in conflitto, infatti egli è convinto che la vera origine della storia di tutto il bacino

mediterraneo non abbia origine dalla civiltà romana ma bensì dalla civiltà Greca, che avrebbe poi

tramandato ai Romani la propria storia, ma la vera storia ha addirittura origine dalla culla

dell’umanità: la Mesopotamia.

Per tutto il corso del secolo mentre in Italia si continuerà a prendere esempio dai Romani, i tedeschi

vedranno nei Greci la propria stirpe di antenati da cui ha avuto origine il loro ceppo di cultura e

lingua. Questa sarà una delle domande senza risposta di tutto questo periodo Neoclassico, che

inevitabilmente ne decreterà la fine – naturalmente non sarà l’unico fattore – “Qual è il modello a

cui bisogna fare riferimento, è uno solo che lega tutta l’umanità, è più di uno, dove sono le prove?

Sono sufficienti quelle che abbiamo per azzardare una risposta?”

Quindi possiamo affermare che da questo momento in poi diventerà sempre più difficile identificare

un solo modello, la regola e i principi su cui basarsi, vi è una pluralità di modelli.

Esistono prevalentemente due modi distinti di considerare, riprendere e rappresentare, l’architettura

basandosi sul passato, Winckelmann diffonde il linguaggio della rovina, in stile quasi precursore

del romanticismo decadente del 1800, queste strutture edificate soprattutto in grandi giardini di

ville, di uomini di alta cultura, sono delle vere e proprie rovine arte-novo che imitano, fingono

quelle originali, che possiamo trovare in una qualsiasi area archeologica. Ma queste strutture

vengono reinventate, modificate, non hanno niente in comune con gli originali, sono degli artifici

scaturiti dalla fantasia di chi li ha voluti nei propri giardini. A un’attenta osservazione, da parte di un

occhio esperto, ci si accorge di come magari elementi classici chiaramente Greci siano mischiati ad

elementi tipici dell’architettura Romana. Sono dei giochi molto astuti per ingannare una persona

frettolosa che non ha una sufficiente conoscenza della storia e degli ordini architettonici.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti prima settimana di lezione dell'esame di Storia dell'architettura della professoressa Fasoli sull'architettura tra accademie e scienza del 1700 e sull'architettura che è una parola che risponde alla domanda: “Cosa?” Contemporanea è una parola che risponde alla domanda: “Quando?” Il significato della parola deriva dal Greco, si tratta di un antico termine composto da “Arke” e da “Tectonike.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in architettura (I Facoltà di Architettura e II Facoltà di Architettura)
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessandroArchitetturaPoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino - Polito o del prof Fasoli Vilma.

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