Un altro mondo
Le Corbusier nel suo percorso si fa portavoce della nascente estetica della macchina e della tecnologia; aveva la capacità di sintesi tra novità, spinte aggiornate e diverse rispetto a prima, e di portare sotto traccia delle costanti, dei punti su cui si può ragionare e rielaborare in modi diversi.
Ville Savoye, Poissy, (1928-1931)
Rapporto tra costanti e novità. Idea architettonica fissa e modello di riferimento.
Cappella di Notre-Dame-du-Haut, Ronchamp (1950-1954)
Con questo edificio si scopre un nuovo aspetto di Le Corbusier, riforma dell'arte sacra. Da una parte cerca di mantenere una corrente più tradizionalista, dall'altra ha la volontà di sperimentare punti di vista differenziati (astrattismo come possibile linguaggio della religione). Viene contattato per la progettazione di una chiesa che avrebbe preso il posto di un santuario medioevale distrutto dai bombardamenti bellici. Le Corbusier, da non credente, si confronta con il tema della religione.
Parlando di quest'opera si ripensa al primitivismo, all'astrattismo e a tutte le nuove influenze nate nel dopoguerra. Le Corbusier ha un forte cambiamento, passando dal concetto di "casa come macchina per abitare" a una concezione di architettura più libera e meno retorica. La cappella precedente era sul punto più alto della collina ed era meta di un pellegrinaggio, riprendendo i temi della promenade che influenza il paesaggio architettonico. Il progetto, oltre alla cappella, prevedeva delle case per i pellegrini e una scultura piramidale, volendo delimitare uno spazio esterno anch'esso sacro, per poter accogliere i fedeli anche all'aperto.
È presente uno spazio coperto ma esterno che si rivolge all'aperto, così che alla festa della Madonna si possa celebrare messa anche all'esterno, creando una sorta di panteismo che Le Corbusier infonde a questo spazio. C'è un tentativo di dialogo tra fedele, clero, cappella, architettura e natura; l'edificio ha un rapporto non tradizionale, ben diverso dalla liturgia come sempre pensata. Il corpo è cavo e in cemento armato, tutto apparentemente privo di geometrie. Scolpisce il cemento e le pietre della vecchia cappella medievale distrutta nel 1944 e le usa per riempire i muri.
È presente una fontana con forme geometriche che alludono alle forme perfette. Per la sua libertà compositiva ha bisogno di una grande tecnologia costruttiva. Il cemento è usato a vista, con i segni e la crudezza della casseratura, il brutalismo viene espresso e ricercato da Le Corbusier. Pareti esterne e interne con latte di calce. All'interno le torri diventano spazi intimi e sacri, dove il fedele lascia lo spazio comunitario e si trova davanti ad un altare privato. La luce penetra dall'alto, tante declinazioni di spazio, di luce e di materia.
Non ci sono pilotis, bensì setti murari molto marcati che danno sfogo alla massima espressione della pianta libera; ispirandosi alle forme organiche, cambia completamente il rapporto tra esterno e interno. Importante è anche lo studio del suono negli spazi interni e di come la luce potesse entrare all'interno dell'edificio. Dando la forma di riccio alle cappelle da uno spazio privato di preghiera. La copertura molto ampia ricorda una barca e dà un ampio spazio esterno-interno. La struttura è cava ed è interamente costruita su travi di acciaio. Inizialmente sembra costruita senza nessuna logica geometrica.
In questo caso Le Corbusier si fa scultore andando a scolpire il cemento, ricordando l'edificio precedente. Edifici come questo sono paradossalmente più complessi rispetto a quelli con forme rigorose come la Ville Savoye. Guardando all'interno delle cappelle, si crea uno spazio intimo e sacro, creando infinite declinazioni di spazio e di materia. La sala principale è molto complessa, manca parallelismo tra soffitto e pavimento, il pavimento è la continuazione della promenade esterna che grazie a un'inclinazione verso l'altare conduce il pellegrino alla fine del percorso. Il soffitto, diversamente dal solito, è curvo verso l'interno, rendendo lo spazio ancora più particolare.
La copertura, sebbene pesante e ad accentuare la sua pesantezza anche il colore scuro, è appoggiata solo in alcuni punti su pochi pilastri, perché Le Corbusier vuole interrompere questa pesantezza volendo illuminare lo spazio interno. Le torri interne sono ispirate a ciò che ha visto in Villa Adriana in Italia nei suoi viaggi giovanili. Nella parete sud, la più spessa, inizia a sagomarla con delle finestre strombate con inclinazioni diverse per modificare i fasci di luce. Le Corbusier pensa anche alla decorazione degli spazi, in particolare agli smalti del portale di ingresso dove pone dei simboli religiosi rielaborati, come ad esempio le mani aperte.
Viene molto criticata dai religiosi più tradizionalisti perché vista come una caduta nell'irrazionalità, come se Le Corbusier stesse tradendo i principi della razionalità che lui stesso aveva previsto per l'architettura moderna. Viene definita "cosciente imperfezione", un "garage ecclesiastico", "pantofola", un "mucchio di cemento".
Convento di La Tourette, Lione, (1953-1957)
È un edificio religioso ispirato alla Certosa di Ema, nei pressi di Firenze, vista da Le Corbusier.
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Storia dell'architettura contemporanea
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