ARCHITETTURA MONTANA
1.Cenni sull’evoluzione storico sociale del territorio e dell’architettura montana
La formazione dei nuclei originari degli agglomerati urbani si è consolidata durante il dominio romano. Con
il dominio romano passiamo dalla struttura tribale a una fondata sulla proprietà privata dei beni di
produzione. Essi hanno sviluppato, perfezionando l’uso della moneta, lo scambio organizzato. Gli agglomerati
con i secoli aumentano di numero e di consistenza. I due fattori che hanno portato al rafforzamento sono:
la facilità di difesa e di avvistamento e le maggiori possibilità di fuga e salvezza dai barbari.
Il Medioevo è stato il periodo d’oro degli agglomerati montani poiché si instaura una nuova realtà economica,
basata sulla produzione del valore d’uso e di prodotti ad uso della comunità. Il nucleo familiare è l’asse
centrale della formazione socio-economica. La Chiesa è un punto di riferimento per tutte le comunità con la
funzione di coagulo sociale.
Nei secoli successivi l’ambiente montano rimane marginale allo sviluppo industriale.
Il paese montano è rimasto architettonicamente e urbanisticamente legato alle sue primitive origini. Essi
non hanno subito modifiche sostanziali, è l’ambiente ad esprimere la natura come fattore di dominio
sull’uomo. Questo discorso è valido fino agli anni 60/70 del secolo scorso quando iniziano a diffondersi il
“turismo di massa” e il fenomeno della “seconda casa”. Spesso le nuove necessità hanno favorito ingenue e
brutali operazioni edilizie che violentano l’equilibrio architettonico e paesaggistico.
2.Le caratteristiche dell’organizzazione degli agglomerati montani
Solitamente i borghi sono collocati all’inizio di una valle o all’incrocio tra due oppure in mezza costa, dove è
più favorevole l’attività agricola e di allevamento. Nel Medioevo l’abitato era concentrato e non prevedeva
spazi aperti. Il linguaggio architettonico è omogeneo in quanto le diversificazioni si manifestano nelle
destinazioni d’uso dei volumi. Solitamente gli agglomerati tendono ad assumere una forma lineare in senso
perpendicolare alla pendenza e sulla strada principale si affacciano gli edifici più antichi e significativi. Nei
borghi sono evidenti manufatti edilizi rilevanti: il forno, il mulino, i lavatoi, ecc.
3.Piante e prospetti nell’architettura montana
Lo spazio architettonico è compatto (poche aperture e di dimensione costante) ed omogeneo, fortemente
radicato nel terreno e connotato orizzontalmente. Le radici dell’architettura montana risalgono
all’architettura romanica: forte senso plastico della materia, l’accentuazione della compattezza e massività
con le poderose murature.
L’architettura presenta omogeneità nei rapporti spaziali e dimensionali.
Noi analizziamo lo spazio secondo un “parametro qualitativo”, ossia
la complessità della pianta e la sua flessibilità, e un “parametro
quantitativo”, ossia i rapporti dimensionali che generano la pianta
stessa. Lo spazio definito risulta di grande semplicità ed elasticità.
Nbfrequenti cambi d’uso dei singoli locali.
Gli spazi si articolano per aggregazione, semplificando o annullando
i disimpegni. Solitamente la possibilità di accedere ai diversi ambienti
è risolta da porte esterne, ballatoi o scale interne. Nello spessore del
muro sono ricavate piccole nicchie adibite al camino o agli armadi
che rafforzano la funzionalità dell’edificio. Diverso è il discorso per le
stufe di pietra ollare che diminuiscono la flessibilità dello spazio.
Nello sviluppo verticale si ha una ripetizione della pianta con rare
modificazioni interne costruite solitamente in legno, le quali
poggiano sul pavimento su una trave apposita, o in materiali misti.
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4.Le fondazioni nell’architettura montana
I borghi si sviluppano prevalentemente nelle parti rocciose poiché la sopravvivenza è
legata allo sfruttamento del terreno fertile. Per questo le fondazioni sono particolari:
solitamente sono superficiali-dirette e continue. Per la realizzazione veniva sfruttata
la possibilità di raggiungere gli strati forti (rocciosi). Era quindi necessaria una profonda
conoscenza del territorio per scegliere accuratamente il luogo dell’edificazione. Le
fondazioni dunque sono le montagne stesse, creano un tutt’uno con le pareti portanti
costruite con varie tecniche.
5.Le strutture portanti in elevazione
I materiali da costruzione nell’ambienta montano sono sempre stati ricavati dalle risorse naturali: la pietra
naturale e il legname. E’ possibile imbattersi in edifici disomogenei poiché sono stati modificati in epoche e
circostanze diverse.
La tecnica più antica è quella costituita da blocchi irregolari. Essi venivano sbozzati e sovrapposti con
interposto uno strato di assestamento di terra mista e scagli di pietra. Questo tipo di muratura a secco era
utilizzata per la delimitazione dei terreni e presenta delle caratteristiche di spessore proporzionali all’altezza.
La lavorazione più accurata prevede la distribuzione omogenea e ritmica che conforma corsi che si alternano.
I punti strategici sono gli angoli, costruiti con il pietrame più grande e meglio rifinito. Talvolta viene usata
anche la malta, in alcuni casi per chiudere le fughe o intonacare tutta la parete interna o il collarino della
finestra. La dimensione delle pietre diminuisce con l’innalzarsi dell’edificio.
In molti casi venivano costruite pareti in legno. Del legno si sfruttavano tutte le caratteristiche del legno.
Esso veniva utilizzato rotondo, squadrato o in tavole. La messa in opera era vincolata dalla stagionatura.
EsempioLe pareti della casa Blockbau sono composte da travi disposte orizzontalmente che si
sovrappongono incastrandosi parzialmente.
Solo sbozzati vengono usati per le costruzioni che necessitavano di aerazione: granai, fienili, ecc. Una
lavorazione accurata veniva usata per le pareti delle abitazioni.
La struttura delle pareti di legno è impostata su una trave principale che ha la funzione di fondazione e sulla
quale vengono posate tutte le travi successive. Le travi di fondazione hanno una dimensione maggiore e sono
parte integrante della parete: un sistema strutturale che consente l’aerazione e la difesa dall’umidità.
La trave di fondazione viene utilizzata in diverse soluzioni, essa può essere accoppiata a un’altra trave
disposta parallela ed entrambe poggiate su elementi di base di notevole sezione. E’ ulteriormente
perfezionabile con l’aggiunta di pietre (funghi) collocate nella parte superiore dei tronchi di base (pilastri) su
cui vengono posate le travi di fondazione.
La possibilità di praticare aperture è affidata all’inserimento di montanti verticali. In rari esempi la trave di
fondazione poggia sul terreno, in genere poggia su una superficie di pietra a vista che, nelle case di abitazione,
viene intonacata.
La congiunzione tra parete lignea e fondazione di pietra può essere:
-sporgente: travi poste // con la funzione di mensole che sostengono la parete in aggetto.
-rientrante: la parte sco