Architettura e città contemporanea
L'architettura è una creazione dell’uomo, cerchiamo di rendere l’ambiente piacevole e confortevole. L’architettura è un linguaggio vero e proprio, dobbiamo essere capaci di capire ciò che ci racconta. La storia ci offre la possibilità di capire e comprendere il presente e il futuro. Testi: pagina dsfuci 01/10/2019.
L'architettura è un linguaggio?
- No: se per linguaggio intendiamo un sistema strutturato, ben definito e articolato come quello della lingua.
- Sì: se intendiamo l’architettura come un sistema mediante il quale alcuni messaggi vengono trasmessi all’osservatore, che, attraverso un processo di decodifica, li interpreta.
Ciascuno di noi può possedere degli elementi di decodifica per interpretare questo linguaggio, ovviamente è un processo soggettivo. Il linguaggio architettonico si articola in generi diversi, può essere:
- “alto”, aulico monumentale;
- “basso”, comune, corrente;
- “vernacolare”, dialettale;
- “ricco”, ornato;
- “sobrio”, austero, severo.
L’architettura comunica, manifesta un “messaggio”, mediante un’efficacissima trasmissione di segni e significati. Quando parliamo di un linguaggio, e quindi dell’architettura, possiamo anche arrivare a precisare alcuni concetti che lo riguardano.
Livello denotativo e livello connotativo
- L’immagine di una sedia denota la funzione di seduta.
- L’immagine di un trono denota la funzione di seduta, ma connota anche e soprattutto la funzione di regalità.
Gli oggetti trasmettono messaggi e significati diversi a seconda di come vengono declinati. Differenza tra l’architettura degli archi del Colosseo che denotano e connotano la monumentalità imperiale, nella contemporaneità il Colosseo quadrato riprende gli archi ma perde del tutto la connotazione monumentale classica e mantiene la denotazione degli archi. L’arco è un elemento che ha una sua denotazione ma si connota a seconda della situazione (Arc du Triomphe vs quadro di De Chirico).
L’architettura è rappresentazione, non esprime una narrazione. Rappresentazione come rispecchiamento di una condizione: nobile arricchito mostra la sua condizione attraverso opere architettoniche provate e pubbliche; rappresentazione come una costituzione di una distanza critica rispetto ad essa; rappresentazione come radicale alternativa, utopica e rivoluzionaria: es. Futurismo.
Fontana di Piazza Navona (‘600), fontana dei 4 fiumi, commissionata da Papa Innocenzo X a Bernini: rappresentati alla base la scogliera, elemento da cui si genera il mondo, 4 continenti simboleggiati dai 4 fiumi Nilo, Gange, Danubio, ?. sopra la scogliera c’è un obelisco: oggetto simbolico dell’epoca egizia, simbolo solare, utilizzati come simboli pagani – cristianizzati dai Papi mettendoci in cima una croce e simboli della propria famiglia, tutto ciò per far capire il proprio potere.
“The Line”: nel 1954 Saul Stenberg, lascia una rappresentazione interessante: una linea orizzontale dà un significato diverso all’interno del contesto in cui la si realizza e utilizza. Un edificio implica valenze artistiche e culturali, attraverso la sua realizzazione di raggiunge una ricchezza di significati collettivi e di valenze sociali, umane e economiche. L’architettura non è riducibile soltanto alla sua immagine. È necessaria – in quanto utile ed eventualmente piacevole a guardarsi. Ma ancora più indispensabile alla vita quotidiana.
Architettura e democrazia
L’architettura essendo una forma di trasmissione di pensiero e ideologie possiamo parlare anche del senso democratico della stessa. L’architettura intesa come arte civica: l’architettura non è trascurabile, la responsabilità degli architetti è grandissima e la loro libertà di espressione è legittima, a condizione che inquadri nella giusta prospettiva il rapporto “libertà del progettista” – “libertà dei cittadini”.
Il concetto di possibilità di prevedere la libertà individuale e quella delle persone che ci circondano è difficile e complesso, come per esempio nelle metropoli asiatiche. Il concetto di democrazia è un concetto antico dell’Atene del 400 a.C., lo troviamo nel discorso di Pericle agli Ateniesi, la democrazia pensa alla collettività e non a una ristretta cerchia di persone; si basa sul rispetto delle leggi scritte e quelle morali, si basa sull’interesse dell’uomo per lo stato.
La democrazia è dimostrata anche dal fatto che le architetture dell’epoca sono stati costruiti in collettività, la responsabilità collettiva verso la cosa pubblica è parte integrante (templi, monumenti, luogo di ritrovo). L’architettura era la stessa durante l’Impero Romano, nonostante non ci fosse democrazia ma dittatura, e il messaggio era infatti diverso.
Nel Rinascimento l’ideale di uno Stato perfetto era accompagnato da un interesse profondo nei riguardi degli aspetti architettonici e urbanistici, nonostante ci fosse un’oligarchia. Le architetture e gli spazi urbani venivano pensati in termini di rapporto uomo-universo, rapporto di uguaglianza in cui l’uomo rappresentava il modulo misuratore dell’universo, anche durante l’età barocca (monarchia pontificia) si riprende il linguaggio architettonico delle opere precedenti (colonne doriche, timpani…).
Questo linguaggio che ispira le civiltà e che viene trasmesso coi suoi codici e regole viene poi utilizzato per trasmettere concetti diversi, interessa gli architetti in vario modo e loro si interessano anche alla loro forma e struttura, la loro ambizione è quella di sfidare la forza di gravità (tecnica costruttiva).
La Torre di Babele rappresenta l’ambizione dell’uomo di arrivare fino al cielo e sfidare Dio, questa ambizione viene poi punita attraverso il crollo della stessa.
Architettura visionaria in Francia
Il punto di partenza dell’architettura contemporanea si ha verso la fine del 700, nel momento in cui si registra la crisi dell’ancien régime, degli stati monarchici che avevano fondato la loro importanza sul linguaggio dell’architettura, un linguaggio alto, colto, monumentale, fondato sul linguaggio classico. Ciò rappresentava sia un punto di forza ma anche un punto critico nei confronti del popolo, architettura colta vs edilizia povera. Lo sfarzo e l’estremo avevano creato degli attriti e contrasti sociali molto forti.
Dopodiché si passa ad una situazione di rivoluzione, a una riappropriazione della gestione del governo, prima in Francia e poi in tutta Europa, questo processo è deducibile anche da un cambiamento nell’interpretazione dell’architettura e della città. Gli architetti dovettero modificare i loro lavori, i loro committenti facevano parte del ceto medio e non più della nobiltà.
La Rivoluzione francese e il clima rivoluzionario in generale non produrrà nell’arte e nell’architettura qualcosa di significativo, attua piuttosto una “distruzione” dei vecchi canoni. Alcuni architetti proveranno a ripartire da zero ma senza risultati effettivi, in particolare alcuni intellettuali francesi provano a ragionare a proposito di un nuovo inizio/epoca. Marc-Antoine Laugier scrive nel suo trattato sull’architettura riflette sull’opzione di rinascere tutto da capo, nel trattato pubblica un’immagine simbolica/allegorica del pensiero di rinascita, l’immagine mostra elementi architettonici classici smontati e sullo sfondo si nota una capanna di legno (simbolo della natura come base dell’architettura), c’è la richiesta di ridurre il progetto architettonico all’essenziale che è in stretto collegamento con la natura, non c’è eccesso, sfarzo o esagerazione, è un modo di svalutare l’architettura classica e romana e un ritorno a quella primitiva, delle origini, come quella greca, che si basava sull’imitazione dei suggerimenti della natura (tempio greco fatto da colonne, travi e tetto sono in sostanza una traduzione in pietra dell’immagine simbolica di una capanna).
Tutto ciò viene tradotto in una serie di trattati ed enciclopedie, in cui si tratta la materia delle conoscenze tecniche dell’architettura, considerata come un processo evolutivo in cui il repertorio classico decade e rinasce nelle diverse epoche storiche. L’architetto è presentato come un uomo fuori dall’ordinario per il padroneggiamento di competenze ma anche caricato della responsabilità.