Termine che nasce negli anni ‘70 grazie a Clark che però si riferisce all’Archeozoologia, quindi allo studio delle ossa
animali che provengono dagli scavi archeologici.
Buikstra nel ‘77 associa la bioarcheologia allo studio scientifico di resti scheletrici umani (osteoarcheologia o
paleosteologia), questo per quanto riguarda gli USA.
In Inghilterra e nei paesi europei si riferisce ad ogni resto biologico (archeologia ambientale).
OGGI: La Bioarcheologia è una branca dell’archeologia che si occupa dello studio scientifico dei resti biologici
rinvenuti nei siti archeologici. Racchiude un insieme di discipline diverse. I tre macro gruppi sono Antropologia,
Archeozoologia e Archeobotanica. Per ognuna vi sono varie specializzazioni, come lo studio delle conchiglie
(malacologia) o lo studio dei pesci (ittiologia), del polline (palinologia) o dei resti di semi (carpologia).
Quindi l’Archeozoologia è una disciplina che studia i resti ossei animali provenienti dagli scavi archeologici e li utilizza
per studiare le relazioni intercorse tra l’uomo e l’animale nelle società del passato, studia le modalità di sfruttamento
o interazione anche a livello culturale e religioso.
Le ossa dei vertebrati sono quelle che hanno più possibilità di mantenersi conservate nel tempo, lo vediamo nei casi
di mummificazione naturale in luoghi con clima molto freddo o nei casi invece dell’antico Egitto dove la
mummificazione viene indotta quindi ci sono più possibilità di conservazione. I resti che meglio si conservano e ci
permettono di avere informazioni sono le ossa e denti, i coralli, i granuli di vermi, le conchiglie, i crostacei, le mummie,
le uova di parassiti, gli otoliti (minuscoli elementi di carbonato di calcio presenti nelle orecchie solitamente. Sono
tessuti incrementali, crescono durante l’anno in base ai momenti più idonei), gli echinodermi (ricci di mare).
Abbiamo diversi tipi di tessuti incrementali ed esistono specialmente per quanto riguarda i denti e le ossa. Questi ci
aiutano a determinare l’età di morte dell’animale. Sono tessuti incrementali ad esempio, la dentina e il cemento. La
dentina è la parte visibile del dente, quella bianca ed è rivestita dallo smalto. La parte fissa nella mandibola sono le
radici e sono costituite da un corpo primario di dentina rivestita di cemento. Le radici hanno una struttura cava dove
vi sono i vasi sanguigni e i nervi. Nel momento in cui erompe dalla gengiva inizia il fenomeno dello sviluppo dei tessuti
incrementali e quindi mano a mano che cresce si vanno a depositare livelli secondari di dentina mentre all’esterno del
cemento si vanno a depositare nuovi livelli di cemento secondario. La deposizione del cemento dura per tutta la vita
e l’accrescimento si presenta nelle sezioni sottili come un susseguirsi di bande simili agli anelli di un albero, che
potranno essere usate per determinare la stagione di morte dell’animale.
I rapporti fra l’uomo e l’animale sono i più disparati. Il primissimo è quello economico e di sfruttamento delle risorse
animali per l’approvvigionamento della carne e per il recupero della pelliccia e quindi parliamo di caccia. La caccia non
è fondamentalmente mai cessata anche se si è trasformata nel tempo, primariamente era una necessità poi si è
trasformata in una produzione con allevamenti e la caccia è diventata un passatempo, uno sport.
Alcuni animali vengono allevati per produzione di carne ma anche per scopi diversi e quindi produzione di lana oppure
possono essere sfruttati come forza lavoro o entrambi. Una volta che l’animale invecchia e non può rendere più a
livello di forza lavoro, viene utilizzato per la produzione di carne. Oppure vengono addestrati per la difesa o anche solo
per compagnia. Vi è sempre stato quindi e vi è tutt’ora un rapporto diversificato fra uomo e animale. Senza dimenticare
le questioni legate al simbolismo.
Fasi della ricerca archeozoologica
- Analisi del deposito
- Identificazione
- Quantificazione
- interpretazione
I resti ossei non sono databili perché non hanno una densità cronologica ma possono essere utilizzate per dare una
datazione al contesto in base ad esempio al Radiocarbonio . 1
Gli animali morti o le loro porzioni sono ciò che l’archeologo trova nel sito. I resti con il tempo si interrano e sempre si
trasformano in base a tanti fattori, vermi, terra ecc. Tutto questo non è sotto il controllo dello scavatore mentre invece
esso può avere il controllo sulla scelta dell’area di scavo e quanto farla profonda. Quindi si analizza il deposito e si
sceglie quale metodo di scavo utilizzare in modo che si possano ottenere più risposte alle domande e si possano avere
la maggiore quantità di info in meno tempo considerando anche il bilanciamento delle esigenze che si hanno valutando
anche la quantità di forza di lavoro a disposizione. Si decidono i metodi di raccolta, si analizzano i campioni, si
catalogano e poi vanno pubblicati. Il dato pubblicato deve rappresentare la realtà che viveva il sito all’inizio.
La pubblicazione è importante perché se non si rende noto ciò che si trova è come accantonarlo ed è quindi inutile.
Dobbiamo dire che le dimensioni non possono essere un elemento discriminante nella scelta delle ossa da analizzare,
ma la sua riconoscibilità. Quindi non si scarta a priori un elemento perché troppo piccolo in quanto potrebbe avere più
o uguali informazioni di un elemento grande. Tutto va catalogato. Un dente per quanto piccolo, abbiamo visto che può
dare informazioni importantissime.
Il dato faunistico si appoggia alla cronologia stabilita dalle ricerche archeologiche in quanto è difficile stabilire una
cronologia certa in base ai dati dei reperti ossei animali. Ma grazie a questi campioni possiamo determinare la specie,
la sua età, il sesso e le dimensioni; informazioni utili alla ricostruzione ambientale ed economica del contesto.
TRASFORMAZIONE DEI REPERTI OSSEI
Come abbiamo accennato, i reperti ossei subiscono delle trasformazioni e gli agenti di trasformazione sono di natura:
- antropica e quindi operati dall’uomo. In passato ha praticato molte attività sulle carcasse per il recupero delle
risorse fornite dall’animale (processi di macellazione, frattura delle ossa per il recupero del midollo). Le tracce
posso essere:
o dirette, di percussione, di fratturazione svolte per spaccare le ossa. Sono tracce molto evidenti perché
l’azione è condotta direttamente sull’osso.
o indirette, sono meno evidenti perché l’azione non è condotta direttamente sull’osso ma si verificano
a seguito di azioni di taglio sottile per spellamento, taglio tendini, distacco della carne dalle ossa.
Considerare che trovare ossa senza tracce di taglio non implica che non sia stato manovrato dall’uomo.
- di origine naturale
o agenti atmosferici che alterano il campione come ad esempio la pioggia per il passaggio di radici
oppure condotte da
o azione di animali (roditori, carnivori) dove si evidenziano la rosicchiatura, la morsicatura (buchi
presenti nelle ossa) o fenomeni di degradazione dovuti alla digestione di un animale. Il grado di
morsicatura può essere estesa fino ad arrivare alla distruzione del reperto. La presenza di queste
trasformazioni ci fa capire che il contesto era accessibile a questi animali.
Bisogna però considerare che le trasformazioni che sembrano dovute alla digestione di un animale possono in realtà
essere causati da eventi atmosferici o da una natura fisico/chimica come ad esempio il tasso di acidità del terreno. Per
questo motivo bisogna prestare attenzione al contesto in cui vengono trovati questi reperti (ambiente chiuso, aperto,
grotta o possibile tana di un predatore). La situazione in cui viene ritrovato il reperto ci permette di capire se le azioni
trasformative sono di origine antropica o naturale. Le tracce stesse sono utili all’interpretazione del contesto.
TAFONOMIA
È la disciplina che studia gli agenti di trasformazione su resti animali e vegetali a seguito dell’interramento. Quando
una popolazione faunistica viene sfruttata dall’uomo per alimentazione o attività artigianale, questo in seguito
produce un accumulo di rifiuti che con il tempo si interra e forma un sedimento. Durante uno scavo si effettua il
recupero di questi resti e qui entra in gioco la tafonomia che quindi studia come avviene l’interramento di questi resti
e in che modo il deposito si è formato. Si cerca di capire quali modificazioni hanno subito i resti sia in vita che post
mortem in quanto un accumulo di ossa può rappresentare un accumulo di rifiuti dell’uomo o i resti del pasto di un
animale o un deposito naturale prodotto da eventi geologici. 2
TRACCE
- Antropiche
- Tracce di taglio ripetuto
o Da strumento litico (presenza di solchi a coda di rondine con andamento irregolare. La lama di selce
causa irregolarità per via del deterioramento che subisce durante l’uso).
o Da strumento metallico (riconoscibile per la morfologia interna del solco)
- Tracce di percussione
- Tracce da combustione, riscontrabili dopo l’esposizione al fuoco per la cottura. In alcune ossa si nota
un’esposizione parziale al fuoco in quanto durante la cottura vi è la carne sopra mentre altre presentano tracce
più evidenti dovute all’esposizione indiretta e non troppo forte (colore grigio/bruno) e all’esposizione diretta
(nero) oppure può esserci un processo di calcinazione (bianco).
- Biologiche da azione di animali e quindi avremo dei microsolchi dovuti allo scorrimento dei denti del
predatore, tracce di morsicatura e rosicchiatura.
- Biologiche da azione di piante come la vermicolazione ad opera delle radici
- Naturali ad esempio i fori presenti all’ingresso dei vasi sanguigni o tracce causate da malattie e patologie.
Per capire meglio la tipologia e la posizione di tracce correlate alla macellazione si applica l’archeologia sperimentale
con la quale si effettua una riproduzione delle azioni tipiche delle antiche tecniche di macellazione. Quindi si svolge
una replica e infine si interpretano i dati ottenuti.
ASPETTI METODOLOGICI
Osservazione
Le tracce possiamo osservarle ad occhio nudo oppure tramite un microscopio. L’avorio è fatto di dentina e la struttura
della dentina produce delle morfologie, visibili ad occhio, che sono differenti fra elefante e mammut Questo ci
permette di distinguerli ad occhio nudo, senza bisogno del microscopio.
N.B. Il commercio dell’avorio di mammut non è vietato in quanto animale estinto e non essendoci nulla da
salvaguardare non viene vietato mentre quello di elefante si perché si vuole salvaguardare un animale vivo.
Per quanto riguarda l’osservazione tramite microscopio si può utilizzare:
- microscopio ottico/a luce trasmessa prevede che il reperto venga illuminato da una luce proiettata in
direzione o attraverso il reperto stesso ma non è sempre utile perché crea delle ombre che non consente di
analizzare bene l’oggetto;
- microscopio elettronico a scansione (MES), possiede un’alta potenza di ingrandimento e definizione. l’oggetto
viene messo in una camera relativamente piccola da cui viene aspirata l’aria creando un vuoto e di seguito
viene investito da un fascio di luce di elettroni che lo illuminano. Permette di avere un’immagine elettronica
dell’oggetto ad ingrandimenti vari. È consigliabile mettere quindi una copia dell’oggetto che si realizza facendo
un calco con una gomma siliconica come quelle che usano i dentisti. Questo calco viene inserito all’interno di
un’altra gomma siliconica per creare una sagoma al cui interno viene colata una resina epossidica che solidifica
rapidamente e crea così la copia del reperto.
La determinazione della specie è consentita dalla morfologia delle parti del corpo. L’anatomia comparata mira a
comparare le differenze fra le specie e l’archeozoologo la utilizza quindi per distinguere una specie da un'altra
basandosi sulla tassonomia di Linneo. Nello studio archeozoologico l’individuazione di caratteristiche morfologiche
anche minime può essere particolarmente significativo. Ad esempio se ci troviamo davanti ad un reperto del gruppo
ovi-caprini, per stabilire la differenza fra le dita di una capra e di una pecora non avendo a disposizione il resto dell’arto
si può notare che quelle della capra sono più convergenti rispetto a quelle della pecora che sono più rettilinee.
Quando trovo un frammento innanzitutto cerco di capire che osso è, devo quindi ipotizzare la possibile taglia
dell’animale dopodiché cerco di capire se posso arrivare a identificare la specie dell’animale. Si possono raggiungere
gradi differenti, stabilire la specie se ti tratta di un mammifero, un uccello o un anfibio oppure stabilire anche la famiglia
o il genere. Cavallo = Equs cavallus o Asino = Equs asinus. Quando invece non sono in grado di arrivare alla specie
3
perché non ho elementi sufficienti, esso rimane in un certo grado di determinazione e quindi non posso dire che la
determinazione sia sufficiente, questi elementi sono detti “indeterminabili”.
Una volta stabilita la determinazione si passa alla quantificazione e quindi si cerca di capire quanto materiale c’è e
cosa significa questo materiale. Le quantificazioni sono diverse e differenti, quella più immediata è quella del conteggio
del numero di resti di ogni gruppo di animali presenti in un sito. Ha uno svantaggio e cioè la frammentarietà, gli animali
meno resistenti producono più frammenti e quindi risulta complicato stabilire a quanti animali appartengano quei
resti. Il numero minimo di individui può essere superiore o inferiore ai resti trovati ma spesso a causa della
frammentarietà e della presenza di individui giovani o piccoli si sovrastima il numero degli individui rispetto al numero
dei resti.
Determinazione dell’età dell’animale
I metodi per determinare l’età dell’animale al momento della sua morte sono due:
1. Valutazione dello stato di accrescimento osseo. Le ossa nel corso del loro sviluppo subiscono delle
modificazioni di maturazione e di accrescimento. Possiamo distinguere più fasi:
1.1 prima fase dove le ossa sono composte di tessuto cartilagineo a cui fa seguito
1.2 una seconda fase che vede la formazione del tessuto osseo a partire da nuclei di ossificazione presenti a
livello della diafisi e delle epifisi.
1.3 Si arriva quindi ad una terza fase in cui i nuclei ossificati della diafisi e delle epifisi sono ancora separati da
tessuto cartilagineo, in questa fase l’animale è ancora in crescita.
1.4 Raggiunta l’età adulta passiamo alla quarta fase dove avviene la saldatura delle epifisi alla diafisi con
scomparsa delle cartilagini di accrescimento.
N.B. Questi meccanismi, più evidenti e facilmente individuabili nelle ossa lunghe, avvengono anche nelle ossa umane.
In archeozoologia potremmo quindi evidenziare i vari gradi di maturazione ossea e da essi trarre informazioni circa
l’età dell’animale al momento della sua morte. Si tratta, tuttavia, di dati molto limitati e generici infatti si può dedurre
solamente che l’osso era in fase di crescita iniziale, avanzata o se apparteneva ad un individuo adulto. Avviando poi
un confronto con le tabelle di accrescimento osseo relative all’età tipica di ogni specie possiamo arrivare a dedurne
l’età approssimativa.
2. Valutazione del livello di crescita della dentatura e del suo livello di usura. Come abbiamo visto, i mammiferi
presentano una duplice dentizione, decidua (denti da latte) e permanente. Possiamo quindi trarre indicazioni
utili a stabilire l’età di morte dell’animale e la natura dei cibi consumati analizzando le fasi dell’eruzione
dentaria e lo stato di usura dei denti.
Esempi:
- Nel bovino appare la dentizione decidua a circa 3 mesi di vita e prosegue fino a 18 mesi circa. Nel mentre
avvengono fenomeni di usura che modificano i denti. Dopodiché si passa alla perdita dei denti da latte per via
dell’accrescimento di quelli permanenti (i germi dentari arrivano a contatto con la radice dei decidui che viene
poi riassorbita fino a provocarne la caduta). Nel bovino il cambio della dentatura si completa all’età di 52 mesi
circa. Anche in questo caso cominciano i fenomeni di abrasione e consumo delle superfici dentali che
considereremo avanzati all’età di 8 anni e molto avanzati dall’età di 10 anni.
- La zebra e in genere gli equidi, presentano elementi dentali particolarmente allungati in età giovanile che
subiranno forti fenomeni di abrasione con l’andare dell’età. Si può quindi arrivare ad una stima attendibile
dell’età misurando l’altezza residua del dente, utilizzando sempre tabelle di riferimento.
Nonostante esistano anche in questo caso delle variabilità dovute al tipo di alimentazione seguita dall’animale, con
questa tecnica si possono creare delle tabelle di valutazione che portano alla definizione di range d’età molto più
affidabili rispetto a quelli che si possono ottenere valutando la crescita ossea.
N.B. Talvolta, nel caso della valutazione della dentatura, vengono utilizzati tecniche di valutazione della dentina e degli
otoliti che sono più complicate e costose da realizzare ma utili per la conferma dei dati con le analisi della dentizione.
4
La valutazione dell’età degli animali è importante perché ci fornisce delle informazioni socio-economiche utili per
valutare i contesti preistorici o storici. Sappiamo ad esempio, che animali di età diversa vengono usati per esigenze
diverse in base ai prodotti che possono fornire (lana, latte) o all’uso che se ne fa (riproduttivo, macellazione, pelliccia,
forza lavoro nel caso di bovini e cavalli). Di conseguenza il rapporto fra le età degli individui presenti in un sito varia in
base alle modalità di sfruttamento. Nel caso di bovini e cavalli ci sar&agrav
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Archeozoologia - tesina
-
Appunti lezioni Archeozoologia
-
Archeozoologia e tafonomia delle pietre dure animali
-
Archeobotanica - fossili vegetali e il campionamento