Schede di archeologia romana
Parte I
Parte II
Capitolo II.2
- (1) Tessera hospitalis da Sant’Omobono
All’interno di una stipe votiva arcaica, risalente al 540 a.C. ca., è stata rinvenuta questa tessera hospitalis in avorio a forma di leoncino, che garantiva i rapporti esistenti tra due gruppi etnici o familiari. Le due placchette combacianti contenevano i nomi di coloro che avevano stipulato l’accordo. In questo caso si tratta di un’iscrizione etrusca, che testimonierebbe il legame tra un aristocratico etrusco risiedente a Roma e un Sardo.
- (10-13) Lastre fittili
Le etrusche e laziali erano decorate con lastre fittili che indicavano i momenti salienti della vita di un aristocratico, come le nozze, i banchetti, i ludi. Questi ultimi eventi sarebbero da ricollegare ai riti funebri. Si può operare un confronto tra il più antico ciclo di Murlo e quello della serie Roma – Veio – Velletri, che attesta importanti cambiamenti sociali, ad esempio riguardo alla processione nuziale. Molto diffusa è inoltre la presentazione di Atena di Eracle all’Olimpo: questa scena rappresenterebbe il raggiungimento dello stato eroico dopo il trionfo e la morte gloriosa. Anche nelle lastre di Acquarossa, conservate a Viterbo, la scena si incentra attorno alla figura di Eracle. Quindi, se all’inizio si presentava il proprio potere come assoluto, in seguito si avverte la necessità di dimostrare di meritare quello stesso potere attraverso azioni sovrumane che avvicinano il princeps a Eracle.
- (15) Tempio di Giove Capitolino
Il tempio tuscanico di Giove Capitolino, con le sue eccezionali dimensioni (ca. 3000 mq), rappresentava la massima espressione del potere tirannico dei Tarquini. Era costruito su un basamento di forma quasi quadrata in blocchi di cappellaccio. Le tre celle erano precedute da un vestibolo con 6 colonne disposte su 3 file. Il tempio è un periptero ossia senza colonne nel lato posteriore. Rispettava i principi tipici dei templi italici: frontalità, verticalità e assialità; la statua di culto infatti era in posizione assiale rispetto all’ingresso. Il frontone aperto lascia intravedere le travi che si affacciano nel timpano vuoto. Probabilmente si iniziarono a costruire le sostruzioni sotto Tarquinio Prisco, ma l’edificio fu completato solo sotto Tarquinio il Superbo, e dedicato alla triade capitolina. Distrutto in un incendio nell’83 a.C., fu ricostruito 14 anni dopo grazie a Q. Lutatio Catulo.
- (16) Gruppo scultoreo Atena e Eracle da Sant’Omobono
Questo gruppo acroteriale, databile intorno al 530 a.C., raffigurerebbe l’apoteosi di Eracle accompagnato da Atena: letta in questo senso sarebbe funzionale a legittimare la regalità. La divinità femminile farebbe da garante con la comunità del valore dell’eroe. Entrambe le statue risentono di influenze greco-orientali, che si evincono dagli occhi a mandorla, dagli zigomi, dal naso e dal mento sporgenti. Per quanto riguarda l’abbigliamento, Eracle indossa una corta tunica, coperta sui fianchi da una sorta di cinturone-corazza. La dea invece ha un lungo chitone, un mantello pieghettato, e un elmo con un alto cimiero.
- (17) Lastra fittile con Teseo e il Minotauro
All’interno della regia è stata trovata una lastra fittile in cui si individua una testa di toro e un volatile, molto probabilmente una gru. L’immagine rimanda all’episodio mitico di Teseo e il Minotauro; al termine dell’impresa l’eroe avrebbe compiuto la cosiddetta danza della gru per festeggiare la vittoria. Anche in questo caso il rex vuole legittimare la propria posizione di potere esaltando la propria virtus ed equiparandosi a un eroe della mitologia classica.
Capitolo II.3
- (3) Torso fittile di amazzone dall’Esquilino
Dal tempio di Libitina sull’Equilino proviene un frammento di una scultura fittile risalente ai primi decenni del V secolo a.C., che sarebbe verisimilmente un’amazzone ferita, che nel gruppo scultoreo originale sarebbe stata rappresentata con il suo aggressore. Il pezzo è costituito da un’anima interna in terracotta grezza, rivestita di argilla purissima e finemente dipinta. Rimanderebbe quindi a una tradizione ellenica, più che italica. Un confronto si può operare con il torso di un guerriero proveniente dal tempio di Segni, ora conservato al Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.
- (5) Lupa capitolina
Secondo Cicerone, ci sarebbero state due statue della lupa capitolina, una delle quali sarebbe stata colpita da un fulmine nel 65 a.C., e potrebbe essere quella attualmente conservata ai Musei Capitolini, date le tracce di guasto nelle zampe posteriori. Di recente è stata proposta una datazione altomedievale, data la tecnica di realizzazione; l’ipotesi più plausibile tuttavia sarebbe che la copia attualmente in nostro possesso sia la riproduzione medievale di un’originale di età arcaica. La lupa è in chiaro atteggiamento di minaccia; il manto stilizzato e la traduzione del corpo di tipo schematicamente modulare, rimanderebbero alla bronzistica etrusca. Nel XV secolo sarebbero stati aggiunti i gemelli dal Pollaiolo, e la statua avrebbe costituito il nucleo originario dei Musei donati da papa Sisto IV al popolo.
- (10) Cista Ficoroni
La cista Ficoroni, del IV sec a.C., attualmente conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, è un oggetto da toeletta destinato al mondo femminile. In questo particolare caso, la cista, incisa, raffigura il mito degli argonauti; sul coperchio invece si trova un gruppo plastico costituito da Dioniso e due satiri. La cista è impostata su piedi a zampa felina, secondo l’usanza corrente. Questa particolare cista è importante in quanto reca un’iscrizione in latino arcaico in cui è riconoscibile il nome dell’artista, che sarebbe di origine campana. Un altro esempio di cista è costituito da un esemplare di Praeneste attualmente in Germania che raffigura il giudizio di Paride.
- (12) Frammento di affresco dalla necropoli dell’Esquilino
Questo affresco, da una necropoli sull’Esquilino, risale ai primi anni del III secolo a.C. e raffigura episodi della seconda guerra sannitica, ipotesi avanzata anche in base all’abbigliamento dei personaggi. Farebbe parte della pittura delle Tabulae Triumphales. Ci sono due teorie principali riguardo alla committenza, ma la più accreditata è quella che si tratti della tomba dei Fabii, e che quindi l’affresco sia stato realizzato per Quinto Fabio Rulliano. La pittura è in quattro registri sovrapposti, e la gerarchia nelle dimensioni delle figure porta a pensare che si tratti di arte plebea. Le figure sono giustapposte, senza prospettiva, in una disposizione paratattica. Nei diversi registri troviamo gli stessi personaggi, un Sannita e un Romano, affiancati ogni volta da persone che assistono il loro confronto.
- (13) Bruto capitolino
La scultura rappresenterebbe Bruto, il leggendario fondatore della Repubblica, attribuzione possibile grazie a un confronto con monete del I sec a.C. Il ritratto risalirebbe al IV – III secolo a.C., datazione basata sul fatto che nel III secolo dalla Grecia arrivarono dei barbieri, determinando la fine della moda della barba. Il bronzo farebbe parte della ritrattistica “medio-italica”, data la struttura del cranio e la resa fisiognomica dei tratti del volto. Tuttavia, sono riconoscibili anche alcune influenze ellenistiche, come il trattamento dei particolari, esemplificato dalla resa della barba con minuscole fiammelle. Nel mondo greco si era soliti rappresentare diversi tipi, come in questo caso l’oratore e il filosofo, che in quanto tali avevano determinate caratteristiche distintive. Questa statua onoraria era finalizzata a ricercare nella storia di Roma le origini della sua inarrestabile potenza.
- (15) Frammento di testa fittile dal tempio della Vittoria sul Palatino
Tra i resti del tempio della Vittoria sul palatino, costruito nel 294, è stata ritrovata una testa fittile policroma che probabilmente faceva parte del frontone. Se pur danneggiata, è possibile confrontare la statua, che probabilmente raffigura Dioniso, con altri ritratti della scultura medio-italica, che risentono di influenze del periodo tardo classico (impostazione volto, resa capigliatura), e di influenze di matrice italica (espressionismo del volto, resa occhi e zigomi).
- (16-18) Sepolcro degli Scipioni
Realizzato lungo la via Appia, il sepolcro degli Scipioni, in origine semplice camera ipogeica di forma quadrangolare, diventò un complesso sistema di gallerie che contenne fino a 30 sarcofagi, di cui 9 conservati. Il primo a esservi sepolto fu Lucio Scipione Barbato, morto nel 280 a.C., a cui è dedicato un elogio che ne esalta le caratteristiche morali, la carriera politica e l’impegno nelle guerre sannitiche. Il sarcofago monumentale è a forma di altare con fregio dorico con rosette e coronamento superiore a volute e foglie d’acanto. Alla metà del II secolo, forse per volere di Scipione Emiliano, fu realizzata una facciata monumentale, di cui ci sono diverse ipotesi di ricostruzione. Sono stati trovati anche diversi strati di decorazione pittorica, con scene di trionfo e combattimento atte ad esaltare la gloria della casata. Sono chiari comunque gli influssi del mondo greco-orientale, e il ruolo degli Scipioni nei processi di ellenizzazione della Roma del II secolo a.C.
Capitolo II.4
- (1) Santuario di Giunone a Gabii
Nella via tra Roma e Preneste, il santuario fu soggetto a una ridefinizione monumentale grazie a Ermodoro di Salamina, operante a Roma dal 146 a.C. Il piazzale porticato con botteghe su due lati comprendeva buche destinate a ospitare alberi. Al centro della piazza si trova un tempio, periptero esastilo sine postico su podio, affacciato sulla prima cavea teatrale in ambito italico.
- (2) Capitello corinzio
Vitruvio narra che Callimaco, allievo di Fidia, si sarebbe ispirato a un cestello posto sulla tomba di un ragazzo di Corinto, cinto da foglie d’acanto, per la realizzazione del capitello corinzio. Già nel II secolo a.C. si attesta la sua presenza in ambito italico, ad esempio nella casa del fauno di Pompei, confermando l’indirizzo corrente del gusto verso l’Asiatica luxuria. La sua diffusione tuttavia è legata alle forti esigenze decorative del mondo ellenistico.
- (3-4) Opus reticulatum e tecniche edilizia romana
Nel corso del III secolo, l’opus quadratum, non molto duttile e difficile da lavorare, viene progressivamente sostituito dall’opus reticulatum, che non necessita di manodopera specializzata e che quindi permette di realizzare gli edifici in minor tempo. L’opus caementicium, il nucleo interno dei paramenti murari di malta e pietrisco, necessita di un rivestimento murario esterno, formato all’inizio da tufelli piramidali collocati in modo regolare, da cui il nome opus incertum. All’inizio del I secolo a.C. si arriverà a un tessuto di forma geometrica, appunto opus reticulatum.
- (6) Campo Marzio
In origine la parte meridionale del Campo Marzio era di secondaria importanza, ospitando solo il tempio C e il tempio di Apollo (433 a.C.). Nel III secolo, invece, verranno edificati il tempio A e il tempio di Bellona. Nel 221 Flaminio Nepote decide la costruzione del Circo Flaminio, orientato secondo la direttrice nord-ovest/sud-est che da quel momento costituirà il nuovo asse di riferimento.
- (7) Area sacra di Largo Argentina
È la più importante area sacra di età repubblicana. Tempio C = tempio più antico, da collocare a cavallo tra IV e III secolo a.C., è un periptero sine postico su alto podio, dedicato alla dea sabina Feronia. Tempio A = fu dedicato alla dea Giuturna da Tito Lucrezio Catulo nel 241 a.C., dopo la vittoria di Falerii. È in antis su podio. Tempio D = sarebbe stato dedicato nel 179 a.C. da Marco Emilio Lepido ai Lari Permarini, protettori della navigazione. È caratterizzato da una grande cella rettangolare preceduta da un ampio pronao esastilo. Tempio B = costruito nel 101 a.C., sarebbe dedicato da Quinto Lutazio Catulo alla Fortuna Huiusce Dei, la fortuna “di questo giorno”, ricollegabile quindi al kairos, il momento opportuno dei greci, che se ha il favore degli dei, porta alla vittoria militare. È una tholos che attraverso la scalinata centrale e la collocazione su alto podio, la rende un esempio del sincretismo tra forme di arte greca, riconoscibili anche attraverso l’uso di marmo pentelico, e forme prettamente italiche.
- (8) Porticus Minucia
Porticus = corrispettivo della stoà greca, prevede la copertura di uno spazio esteso in lunghezza e munito di una fronte di colonne; viene usato per delimitare ampie piazze in cui sono collocati edifici importanti. La porticus Minucia sarebbe collocata ad est dell’area Sacra di Largo Argentina, e si dovrebbero distinguere la Minucia Vetus (edificata nel 107 a.C. da Marco Minucio Rufo) e la Minucia Frumentaria, che molti considerano un ampliamento della prima. Sarebbe infatti stata luogo delle distribuzioni pubbliche di grano, che avevano luogo già nel tempio B.
- (9) Porticus Metelli
Costruito per volere di Quinto Cecilio Metellio Macedonico nel 146 a.C., è ricordato come il portico più sontuoso di Roma. Inglobava il tempio di Giunone Regina, dedicato da Marco Emilio Lepido nel 179 a.C. Per volere di Metello fu fatto costruire anche il tempio di Giove Statore, il primo monumento interamente in marmo, ad opera dell’architetto Ermodoro di Salamina. È importante anche per avere ospitato il gruppo scultoreo lisippeo che rappresentava Alessandro e 25 suoi cavalieri dopo la vittoria a Granico. In età augustea il portico sarà dedicato ad Ottavia e soggetto a rifacimenti.
- (10) Foro Romano in età repubblicana
Basilica = edificio polifunzionale, sede dell’attività giudiziaria, di uffici amministrativi, luogo di incontro e di transazioni commerciali. Comprende un’area rettangolare a due piani con una navata centrale, lo spatium medium, fiancheggiata da navate minori delimitate da colonne o pilastri. Ha una doppia derivazione, greca (da cui il nome) e tolemaica: sembra che l’edificio prenda ispirazione dalle sale colonnate dei palazzi egizi. Basilica Porcia: 184 a.C. / Basilica Emilia: 179 a.C. (Marco Emilio Paolo + Marco Fulvio Nobiliore) / Basilica Sempronia: 170 a.C (dal padre dei due fratelli Gracchi) / Basilica Opimia: 121 a.C. Il foro diventa luogo di attività assembleari, oltre che di attività giudiziaria. Prima degli interventi cesariana, la definizione topografica dell’area del Foro viene completata con la costruzione del Tabularium, una sorta di continuum architettonico tra Foro e Campidoglio.
- (11) Complesso Curia-Comitium
Il Comitium viene sottoposto a innumerevoli rifacimenti nel corso dei secoli, come quello del 570 in seguito a un grave incendio, o alla fine del VI secolo per l’aggiunta dei Rostra, la tribuna per gli oratori. Nel IV secolo i Rostra furono ampliati e fu costruito l’altare del Lapis Niger, ma nel III secolo fu completamente riedificato, in concomitanza con i fatti della prima guerra punica. L’edificio assume quindi una forma circolare con una scalinata interna, che risente di modelli greci (ekklesiasteria). Restaurato da Silla nell’80 a.C., cesserà di esistere con gli interventi cesariani dell’area.
- (12-13) Tabularium
Il Tabularium è forse l’opera architettonica più impegnativa dell’epoca repubblicana, in quanto la planimetria doveva essere elaborata su una topografia irregolare. Fatta costruire da Quinto Lutazio Catulo tra il 78 e il 75 a.C., serviva a regolarizzare l’area mediana del Campidoglio e a creare un effetto scenografico. Di forma trapezoidale, era costituito da una substructio in opera quadrata con nucleo in tufo. Al primo piano si trovavano arcate inquadrate da semi-colonne con capitelli dorici, sormontati da un fregio dorico oggi scomparso, più basi e architrave in travertino. Il secondo piano, non conservatosi, era costituito da un grande portico colonnato di ordine corinzio. Il Tabularium era l’archivio di stato, anche se è stato ipotizzato che avesse altre funzioni, come quella di zecca di stato. È stato parzialmente conservato in quanto nel XII secolo era la sede del comune.
- (14) Teatro e portici di Pompeo
Inaugurato tra 55 e 52 a.C., quello di Pompeo è il primo teatro stabile di Roma, la cui planimetria ricalca l’impostazione urbanistica attuale. Tra via dei Giubbonari e via del Buscione, molti resti sono inglobati nelle fondazioni dei caseggiati di piazza di Grotta Pinta. Il complesso era lungo 300 metri e la cavea aveva un diametro di 150 m, e poggiava su sostruzioni in opera reticolata, costituendo uno dei primi esempi di questa tecnica edilizia. La frons scenae era riccamente ornata, così come il grande portico alla spalle della scena, che presentava soggetti perlopiù teatrali, scelti da Tito Pomponio Attico. Il portico terminava sul lato opposto del teatro con un’esedra rettangolare usata come Curia, ornata da una grande statua di Pompeo ai piedi della quale sarebbe stato ucciso Cesare.
- (17) Forum Iulium
Il foro di Cesare, inaugurato nel 46 a.C. e completato solo in età augustea, consiste in una grande piazza rettangolare colonnata su tre lati. Un alto muro perimetrale in blocchi di peperino escludeva il traffico veicolare. L’apparato decorativo non ci è pervenuto, ma grazie a fonti letterarie sappiamo che era presente una fontana con ninfe ad esempio; Stazio descrivere ironicamente una statua equestre di Cesare. Sul fondo della piazza troviamo il tempio di Venere sine postico.
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