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Lez 6 – 20/11/2020

Culture archeologiche dell'Italia settentrionale

4. Reti

Raetos Tuscorum prolem arbitrantur a Gallis pulsos duce Raeto • (Pl. N.H., III, 133) Tusci avitis sedibus amissis alpes occupavere et gentes Raetorum condiderunt • (P. Trogo pr. Giustino, epit. XX, 5) Raitoì; Tyrrhenikòn ‘èthnos • (Steph. Byz.)

I Reti erano stanziati nell’area alpina centro-orientale. Nonostante le diverse definizioni di culture archeologiche (Luco, XII-VIII sec.; Meluno, VII-VI sec.; Fritzens-Sanzeno, V-I sec.), quest’area conserva una sostanziale unitarietà, come testimonia la tradizione ceramica, la continuità degli abitati, la struttura sociale ed economica basata sui villaggi.

Il rito della cremazione rimase invariato per tutto il I millennio a.C. Il defunto veniva cremato con la maggior parte degli oggetti di corredo che mostrano così la deformazione del effetto del calore del rogo. Le ceneri e il corredo erano posti direttamente nella tomba o in un’urna chiusa da una ciotola capovolta posto al suo interno. La tomba veniva quindi coperta da piccoli cumuli di pietra.

La scrittura in tipi di alfabeto rielaborati da quello etrusco, mostrano una lingua affine a quella etrusca. La religiosità dei Reti si manifestava nelle Brandopferplätze, cioè santuari all’aperto documentati dal XII al I sec. a.C. Il rito prevedeva sacrifici animali e a volte anche umani, libagioni e altre offerte. Spesso questi luoghi erano a quota elevata. Solo a partire dalla fine del VI sec. con la cultura Sanzeno, si diffonderanno le tipi votive di santuari, secondo un costume acquisito dai vicini ambiti etrusco e veneto.

Culture del Lazio antico

Il Lazio

1.1 Latium Vetus

Nell’antichità il Lazio era compreso tra il Tevere a nord e le Valli del Sacco e del Liri a sud. Tale zona veniva chiamata Latium vetus. Qui abitavano i Latini. Oltre a Roma, gli altri più importanti insediamenti si erano associati nella Lega latina (o dei Prisci Latini) che aveva il suo centro religioso nel Monte Albano con il culto di Iuppiter Latiaris: Alba Longa (che la presiedeva), Antemnae, Ardea, Aricia, Babento, Bovillae, Cabum, Cora, Carvento, Circei, Corioli, Corbione, Fidenae, Fortinea, Gabii, Labici, Lanuvio, Lavinio, Laurento, Nomentum, Norba, Praeneste (Palestrina), Pedum, Querquetulum, Satricum, Scaptia, Setia, Tellenae, Tibur (Tivoli), Tusculum, Tolerium e Velitrae (Vetralla).

La zona meridionale della costa tra Circeo e Garigliano era chiamata Latium adiectum, cioè aggiunto perché fu conquistato ai Volsci, Ernici e Aurunci da Roma nel IV sec. a.C.

Per cultura laziale si intende quella cultura archeologica che in questo territorio inizia a distinguersi nel passaggio tra Età del bronzo a quella del ferro e che si esaurisce nell’Orientalizzante recente, cioè nei primi decenni del VI sec. a.C.

  • Periodo I: Età del bronzo finale
  • Periodo IIA: 950-900 a.C.
  • Periodo IIB: 900-850/825 a.C.
  • Periodo III: 825-730 a.C.
  • Periodo IVA: 725-630 a.C.
  • Periodo IVB: 630-580 a.C.

Periodo Laziale IIA

Nel passaggio tra Periodo I e IIA si constata una continuità negli insediamenti situati nei siti di Roma, dell’area dei Colli Albani, di Osteria dell’Osa (Gabii), Pratica di Mare (Lavinium) e Anzio (Antium). La produzione ceramica era sempre affidata all’ambito familiare. La caratteristica della miniaturizzazione, che compare dalla fine del Periodo I, è collegata all’incinerazione e con la necessità di provvedere ad un corredo funerario simbolico.

Periodo Laziale IIB

La necropoli di Osteria dell’Osa, relativa all’insediamento antico di Gabii, è quella che meglio rappresenta il Periodo II. Questo periodo che si distingue in A e B perché alcuni abitati minori nei Colli Albani scompaiono e altri sorgono come Castel di Decima. In questo periodo si sviluppano corredi ricchi, caratterizzati dalla presenza di oro e ambra. A questo periodo pertiene in particolare la tomba di una donna anziana di Osteria dell’Osa. La tomba è molto importante per la presenza della più antica iscrizione della penisola italiana. Ancora di difficile comprensione, ma ritenuta in alfabeto greco. Nella tradizione, proprio Gabii è la città dove Romolo e Remo impararono a scrivere.

Periodo Laziale III

Il Periodo III (770-730 a.C.) segna una svolta fondamentale. Gli insediamenti, in continuità con il periodo precedente, si fortificano e le capanne a pianta ovale sono sostituite da edifici quadrangolari. È il momento della fondazione della “Roma quadrata”, dove il pomerium delimita la parte dello spazio urbano sentita come sacra e inviolabile.

C’è una maggior disponibilità dei metalli, il cui approvvigionamento probabilmente era gestito da autorità comuni. Anche la ceramica, depurata e al tornio, era diffusa e commerciata tra i villaggi. A Roma si producevano vasi di imitazione greca e proprio qui compaiono anche importazioni di area euboica e corinzia.

Cambia anche il rito funerario, adesso inumatorio con il defunto posto all’interno di tronchi cavi o in cassa lignea o fittile, con il corredo disposto a lato. C’è una maggior distinzione di genere e nei corredi maschili iniziano a comparire le armi. I circoli attorno a cui si aggregano le tombe indicano che il principale nucleo rimane la famiglia.

Periodo Laziale IVA

Con la fine del Periodo III iniziano ad emergere corredi di elevato prestigio, come quelli con carro di Castel di Decima. Accanto ad importazioni di altissimo livello provenienti dall’Egeo (avorio e metalli), dal Mediterraneo orientale, dall’Etruria (metalli e bucchero) e anche dall’Europa del nord con le ambre del Baltico, abbiamo uno sviluppo della produzione ceramica, che diventa particolarmente raffinata con l’utilizzo del tornio e della decorazione anche per i vasi d’impasto. A questo periodo, cioè al regno di Numa Pompilio, Plinio il Vecchio e Plutarco ritenevano di attribuire l’elenco dei collegi artigianali e dei mestieri.

Le ricche tombe di Praeneste (Palestrina), testimoniano il livello raggiunto da questi potenti personaggi, la volontà di mostrare la rete di contatti e la ricchezza raggiunti. In queste tombe a camera, lo status non è rappresentano solo dagli oggetti di banchetto (vasi, ma anche tripodi, calderoni, secondo un modello orientale acquisito tramite Etruschi e Greci), ma anche da oreficerie di altissima qualità spesso di importazione.

Questi principi ricavavano la propria ricchezza dall’allevamento e dal controllo delle vie di comunicazione tra il mare, con Anzio, e l’Appennino verso l’Abruzzo.

Necropoli importanti sono situate a Castel di Decima, nell’Esquilino a Roma, che era diventata l’unica necropoli del centro urbano, e a Laurentina Acetosa. In ogni caso, le sepolture in questi centri erano caratterizzati da una maggior sobrietà rispetto a Palestrina.

A questo periodo si data l’heròon di Enea a Lavinium (Pratica di Mare), un “tumulo” di VII sec. a.C. Dionigi di Alicarnasso (I 64, 4-5) scrive che dopo la battaglia tra Latini e Rutuli presso il fiume Numico che scorreva presso Lavinio, non essendo visibile in alcun luogo il corpo di Enea, alcuni dedussero che fosse stato trasportato tra gli dei, altri che fosse perito nel fiume, e Latini gli costruiscono un Heroon fregiato di questa iscrizione: “del dio padre Indigete (era il nome del dio tutelare del fiume Numico) che guida la corrente del fiume Numico. [...] C’è però chi afferma che fu costruito da Enea in onore del padre Anchise, deceduto l'anno prima di questa guerra. Consiste in un tumulo non grande ed intorno ad esso alberi allineati degni di essere visti.

Periodo Laziale IVB

Il Periodo IVB si caratterizza per importanti mutamenti di ordine politico e sociale che si manifestano sia nell’organizzazione degli insediamenti sia nella ritualità funeraria. A Roma si ha il completo riassetto del Foro con bonifica e pavimentazione, che si può datare al regno di Anco Marcio (640-616 a.C.) mentre la tradizione l’attribuisce al successivo Tarquinio Prisco (616-579 a.C.).

L’esistenza di una città-stato è certa quando si possono individuare regolamentazioni pubbliche riguardanti la vita comune. Uno di questi aspetti è l’assetto urbanistico, che prevede oltre all’edilizia privata anche quella pubblica come la sistemazione della valle del Foro e la collocazione qui degli edifici destinati ad ospitare le funzioni pubbliche, civili e religiose, come la Curia e il Comitium per le riunioni comuni e anche le residenze dei sovrani, la cui memoria in età repubblicana e imperiale sarà trasmessa alla Regia, sede del Rex sacrorum.

In questo periodo si intensifica l’uso della scrittura, che rimane un’attività dell’aristocrazia, detentrice di un sapere che usa come status symbol. Troviamo iscrizioni in greco ed etrusco. Con la fine del VII sec. a.C. emergono in maniera chiara le prime attestazioni dell’alfabeto e della lingua latina.

Rito funerario: altro aspetto rilevante è la scomparsa progressiva degli arredi funebri. L’aristocrazia non gestiva più la circolazione dei beni di prestigio, che dal VI sec. compaiono nei depositi votivi dei santuari. Ciò significa una trasformazione che richiede una regolamentazione centralizzata di questi beni di prestigio. Nella prima metà del VI sec. a.C. compaiono i primi testi monumentali, che presuppongono una autorità politica e una lunga preparazione.

Durante il regno etrusco dei Tarquini, nel VI sec. a.C., Roma si monumentalizza. Fra le opere più importanti, oltre alle mura “serviane” costruite durante il regno di Servio Tullo e che comprendono ampie zone anche non abitate dell’area urbana, è sicuramente la costruzione del Tempio di Giove Capitolino, avviato da Tarquinio Prisco e inaugurato con la nascita della Repubblica. La tradizione vuole che la statua di culto fosse commissionata ad un artigiano di Veio, Vulca, che è il primo artigiano storicamente documentato che emerge dalle nebbie della storia.

Secondo la tradizione nel 509 a.C. il regime monarchico di Roma viene sostituito dalla Repubblica. Il trattato con Cartagine di quell’anno, l’ampio controllo sul Latium vetus, dimostra il ruolo politico che ormai Roma stava assumendo e che già nel V sec. a.C. la porterà a dotarsi di monumenti sacri di altissimo livello come il tempio di Apollo Medico con annesso un teatro di legno per le rappresentazioni sacre (431 a.C.).

Nel 493 a.C. il foedus Cassianus segna l’ingresso di Roma nella Lega latina. Dispute territoriali portarono alla guerra latina (340-338 a.C.) e al definitivo scioglimento della lega.

1.2 Latium Adiectum

Il territorio del Latium adiectum è caratterizzato dalla presenza di Ernici, Volsci, e Aurunci (tra Liri e Volturno).

  • Gli Ernici occupavano l’alta valle del Sacco ed erano legati ai Sabini. Sul piano strutturale avevano un notevole arretramento culturale e solo in periodo ellenistico svilupperanno insediamenti secondo il modello urbano di Roma.
  • Degli Aurunci della valle Pontina non abbiamo evidenze archeologiche certe.
  • I Volsci, provenienti dall’ambiente umbro, si stanziarono tra la fine del VI e gli inizi del V sec. nella valle pontina. In questo luogo, il sito più importante è sicuramente Satricum. L’abitato nel VI sec. a.C. si sviluppa fino ad occupare circa 40 ettari. A Satricum, oltre ad un palazzo di cui ci rimangono alcune lastre fittili di I fase, sorgeva il santuario di Mater Matuta sull’acropoli. Il tempio fu attivo in forma di capanna già dal IX sec. a.C. e ricostruito più volte fino a prendere la forma di un tempio periptero secondo il modello greco nei primi decenni del V sec. a.C. Il modello come anche le decorazioni architettoniche riprendevano modelli magno-greci ed etrusco-campani, indizio della proiezione verso sud che aveva questo centro. Proprio nel periodo di costruzione di questa ultima fase (488 a.C.) del tempio, si deve l’occupazione volsca della città, che poi verrà ripresa dai Romani con alterne vicende.

Lapis Satricanus, Attorno 500 a.C.

[---]ieisteteraipopliosioualesiosiosuodalesmamartei

I compagni di Publio Valerio donarono a Marte

2. Sabini

La Sabina era considerata dagli scrittori antichi il luogo di origine delle stirpi centro-italiche. Sebbene nel I sec. a.C. Strabone la descriva fertile ma con solo pochi villaggi, va ricordato che proprio i Sabini contribuirono alla fondazione di Roma assieme ai Latini e proverbiale era il lusso dei suoi abitanti.

“I Sabini [- - -] possiedono poche città e impoverite per le continue guerre: Amiternum (San Vittorino presso L’Aquila) e Reate (Rieti), vicino alla quale si trovano il villaggio di Interocrea (Antrodoco) e le fonti fredde di Cutilia (Aquae Cutiliae) [- - -]. Ai Sabini appartiene ugualmente Foruli (Civitatomassa), roccia per rivoltosi piuttosto che luogo adatto per abitarvi. Anche Cures, ora è solo un villaggio, ma un tempo era una città famosa, dalla quale mossero due re di Roma, Tito Tazio e Numa Pompilio; dal suo nome gli oratori pubblici chiamano Quiriti i Romani. Trebula Mutuesca (presso Monteleone Sabino), Eretum (Montelibretti) ed altri abitati sono da considerare piuttosto come villaggi che come città. Tutto il territorio della Sabina è straordinariamente ricco [- - -]. I Sabini sono una stirpe assai antica e sono autoctoni; loro coloni sono i Picentini e i Sanniti; coloni di questi ultimi sono i Lucani e di questi i Bretti. Si potrebbe considerare questa antichità come un argomento a favore del loro valore e della loro virtù [- - -].”

Strabone, V 3.

Conosciamo l’antico abitato di Cures, presso Fara Sabina, in località Santa Maria degli Arci. Da una prima fase nella Prima Età del ferro, quando l’abitato di capanne erano su una collina nominata Monte Vecchio, dagli inizi del VI sec. a.C. questo si estese su tre colline per un totale di 30 ettari circa. Le case, di impianto quadrangolare, avevano muretti in pietrame e coperture fittili. Le molte necropoli note in area sabina, con tombe a camera o pseudo-camera, mostrano negli oggetti di corredo gli intensi scambi con l’area etrusca. In particolare, la diffusione delle tombe a camera ha inizio attorno al 600 a.C. assieme allo sviluppo degli insediamenti in centri urbani, collegabile all’affermazione dell’aristocrazia nelle comunità.

Nella Tomba XI di Colle del Forno (650-600 a.C.), relativo all’abitato di Eretum, la coppia di scudi di bronzo, le armi in ferro e il carro da guerra compongono una parure degna di un eroe omerico.

3. Falisci e Capenati

Per la tradizione antica (Strabone V 2, 9), Falisci e Capenati erano parte integrante della grande Etruria, senza che si avvertisse parentela con le popolazioni della riva sinistra del Tevere. Le rare iscrizioni arcaiche sono etrusche o di dubbia interpretazione. Le iscrizioni di IV e III sec. a.C. invece sono sicuramente sabine. A Capena l’archeologia mostra relazioni privilegiate con l’ambito sabino a partire dall’Orientalizzante. Nelle tombe maschili sono presenti armi, insolite nelle tombe etrusche e falische, oltre che dischi-corazza in una variante tipica di Capena. Nelle tombe femminili sono frequenti i cinturoni rettangolari a placche con borchie, simili a quelli di Colle del Forno di area sabina.

Nel VII sec. a.C. Capena si sviluppa come centro produttivo di ceramiche di impasto raffinate, decorate con motivi orientalizzanti nella tecnica dell’incisione e dell’incavo. Falerii, ampia 30 ettari, conta molti e prestigiosi templi, tra i quali il più importante è quello di Giunone Curite, in località Celle. La città si sviluppò già nel periodo protovillanoviano nell’acropoli di Vignale. La cultura della Prima età del ferro è strettamente legata a quella villanoviana della vicina Veio, ma le ceneri del defunto erano racchiuse all’interno di olle inornate.

Nel periodo orientalizzante emergono le tombe ad inumazione, generalmente a fossa del tipo a loculi. Anche in questo periodo il legame culturale è con il mondo etrusco. Tra la fine dell’Orientalizzante e l’età arcaica si hanno le prime tombe a camera, caratterizzate da una bipartizione trasversale con pilastri o con pareti a tre porte, ispirate dalla cultura ceretana. Anche i ricchi corredi principeschi richiamano il mondo etrusco, in particolare quello di Vulci.

Nel VI-V sec. a.C. Falerii mostra un notevole sviluppo, ben apprezzabile nella coroplastica architettonica, come nel santuario di Vignale e in quello dedicato a Mercurio in località Sassi Caduti. Nel IV sec. a.C., dopo la caduta di Veio (396 a.C. o 388 a.C., dipende dalle fonti), Falerii conosce una stagione di grande floridezza. Il tempio di Vignale viene ricostruito e se ne innalzano di nuovi come in località Scasato. Gli altorilievi sono fra le creazioni più felici dell’arte etrusco-italica. Nasce inoltre una produzione ceramica di altissima qualità, ispirata da ceramografi di educazione attica.

Capena

Nel VI e V sec. a.C. si riduce la documentazione. La città si cinge di mura in opera quadrata, ma la superficie non arriva ai 5 ettari, senza alcun indizio di templi. Questa è diventata un avamposto militare di Veio e viene espugnata da Roma nel 395 a.C. (circa).

Falerii

Dopo un primo conflitto a seguito dell’aiuto dei Falisci a Veio prima della caduta di quest’ultima città, vi fu un scontro contro Roma che portò alla distruzione della città di Falerii nel 241 a.C. Gli abitanti, consegnatisi in fidem ai Romani, furono trasferiti a 6 km in un piccolo villaggio, nominata Falerii Novi.

Lez 7 – 23/11/2020: Umbri e culture dell’Italia medio-adriatica

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

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