Dalla prima età del ferro all’orientalizzante in Adriatico
Il commercio daunio e Diomede
Dalla seconda metà dell’VIII alla seconda metà del VI sec. a.C. i vasi dauni arrivano su entrambe le sponde, con una netta predominanza della costa orientale. Si tratta in particolare di crateri. Il legame tra Diomede e Dauni è attestato già dal colofonio Mimnermo, che ricorda come questi l’avrebbero ucciso a tradimento una volta arrivato nella loro terra. Il ruolo positivo dell’eroe è da collocare nella seconda metà del VI sec. a.C.
Ambra e ferro
Ambra in Italia tra VIII e VI sec. a.C. Minervino Murge, Museo Civico Archeologico. Pendaglio centrale in ambra di una collana-pettorale rappresentante una figura accovacciata su una testa di prospetto dalla tomba 1/1992 di ex tenuta Corsi. Metà VI sec. a.C. Veneti e Dauni sono infatti i popoli estremi, raggiunti già alla fine del VII secolo dalle rotte frequentate dai Greci nell’Adriatico, con un movimento a tenaglia che lasciava fuori tutta la costa intermedia, posta a nord del Gargano e a sud del Po, ossia la costa abitata da quelli che più tardi diverranno noti ai Greci col nome di Umbri. G. Colonna (2003)
Oggetti presenti nelle rotte adriatiche
- Fibule tipo Grottazzolina (ambito piceno)
- Elmi a calotta composita (ambito piceno)
- Situle (ambito veneto)
L’orientalizzante in Veneto e i rapporti con il circolo Hallstattiano orientale
Abitazioni e insediamenti
IX sec a.C. --> Gli abitati si dispongono nell'area del Polesine e attorno a Frattesina con un inizio nelle future zone di Este e Padova. In questa situazione abbiamo un popolamento maggiormente pedemontano con una situazione molto più rarefatta nel settore occidentale. Le testimonianze archeologiche per quanto riguarda le due città partono dalla fine del IX sec a.C. insieme a uno sviluppo di altri importanti insediamenti di media grandezza (Gazzo, Oppeano, Vicenza). Si definiscono i centri primari della rete insediativa del Veneto.
VIII-VII sec a.C. --> Si sviluppano nel distretto orientale numerosi insediamenti.
Este
Dopo la frequentazione del Bronzo medio e recente, è modesta la documentazione del Bronzo Finale: non esistono materiali riferibili al XII e all’XI sec. a.C., ma solo del X sec. a.C. (area sud-orientale, in località Canevedo). L’abitato di ampia estensione era ubicato su una serie di dossi sabbiosi lungo la sponda meridionale del fiume, con consistente documentazione fino a tutto il IX sec. a.C. Uno solo dei nuclei abitativi ha vita continua dall’ultima fase del Bronzo Finale alla prima età del Ferro, senza esiti nell’VIII sec. a.C. Nucleo abitato consistente in area sud-orientale, con carattere stabile fino alla tarda età del Ferro (100 ha. circa nell’VIII sec. e 150 ha. nel VII sec.). L’abitato dell’età del Ferro era compreso fra due rami dell’Adige, mentre le due fasce principali di necropoli sembrano ubicate sulle direttrici in uscita.
Necropoli di Este: verso nord si collocano ai margini dei colli, in una fascia delimitata da un ramo dell’Adige. A sud su una serie di dossi sabbiosi, in località Morlungo. Nuclei minori di tombe verso ovest (sulla riva sinistra dello Scolo di Lozzo), verso est (in località Canevedo, sui resti dell’abitato più antico, separati da strati alluvionali). Sono quasi tutte tombe a cremazione deposte entro cassette di sfaldature calcaree quadrangolari.
Tomba Casa di Ricovero 131 (VIII sec. a.C.)
- Cassetta litica con all’interno tre situle. È certa la funzione di ossuario solo per quella con coperchio. Il vaso biconico su piede ha decorazione a cordicella campita di pasta bianca. Due fusaiole e un rocchetto connotano la presenza di individui femminili. Il vaso conformato a bovide spicca nel corredo.
Tomba Casa di Ricovero 143 --> attorno alla metà dell’VIII sec. a.C.
- Tomba a cassetta in lastre calcaree, a cremazione. All’esterno nella terra di rogo che copriva la tomba, furono recuperati dodici rocchetti e sette ciambelle fittili. Si tratta del caso più antico di questo tipo di deposizione. All’interno dell’ossuario erano deposti oggetti maschili e femminili. Il coltello e le zanne di maiale erano poste sul fondo della cassetta. Il corredo fittile accentua il ruolo della coppia nella duplicazione dei vasi. Tutto lascia credere che la coppia sia stata deposta insieme, secondo un rituale del tutto eccezionale per Este. La tomba, appartenente ad una coppia che ha i resti del guerriero entro la situla di bronzo. Sul suo fondo erano la spada, oggetto raramente presente in veneto e l’ascia, entrambe intenzionalmente spezzate, oltre che vasellame intenzionalmente spezzato e posto sul rogo funebre. I resti cremati della donna erano entro un ossuario fittile. Alcuni oggetti, quali rasoio, ascia e coltelli indicavano l'uomo, le fusaiole, gli ornamenti e il coltellino da tessitura la donna. La deposizione maschile manifesta un rituale di tipo “eroico” sulla scorta di quelli greci di sapore omerico che si trovano nel medesimo periodo nelle tombe di Cuma, Pontecagnano e Veio. Non sfuggono anche le influenze rituali della vicina Bologna.
Armi
I rinvenimenti di spade sono per lo più a Este e nel Veronese, rimandano a tipologie presenti a Tarquinia, Veio e nel Villanoviano di Fermo. Mancano del tutto in area veneta, come a Bologna, gli elmi crestati di tipo villanoviano e sono rarissimi gli scudi. La deposizione di armi in tombe è estranea alla ideologia funeraria veneta.
Bronzetto di guerriero da Lozzo Atestino --> (VIII sec. a.C.)
- Importato, avvicinato, per il modello schematico e lineare, a statuette di tipo geometrico riferibili alla cultura villanoviana centro-italica (tipologia dell’elmo e dello scudo). Da ricollegare all’ideologia funeraria di tipo eroico.
Cinturone a losanga in bronzo di tipo villanoviano --> tomba Pelà 8 di Este (fine VIII sec. a.C.)
- Decorato a bulino e cesello con il motivo della barca solare. Varie importazioni testimoniano l’adesione a un modello villanoviano anche per le tombe femminili. Non si può parlare di rapporti diretti tra Veneto ed Etruria propria, quanto piuttosto a rapporti mediati, in particolare da Bologna, dove trovano riscontro tutti gli oggetti etruschi presenti nel Veneto. Se per molti oggetti di generica circolazione, come le fibule, si potrebbe anche parlare di semplice convergenza materiale tra ambienti limitrofi, per altri oggetti si deve invece senza dubbio ipotizzare una specifica e selezionata importazione.
Il paesaggio funerario e i tumuli
Queste strutture sono localizzate prevalentemente nel comparto centro-orientale e settentrionale, indiziando un legame preferenziale con i coevi contesti hallstattiani. Si ritiene che il termine »tumulo« possa definire esclusivamente un tipo di monumento funerario costituito da un notevole apporto artificiale di materiale sedimentario (terra, ghiaia, ciottoli, pietre, ecc., spesso compresenti), accumulato a formare una grande struttura sub-conica o mammelliforme, talvolta – ma non necessariamente – arricchita da elementi di perimetrazione in pietra e/o in materiale deperibile. Sul piano funzionale tale struttura è destinata a coprire, quindi, ad un tempo, a occultare/sigillare ed evidenziare/monumentalizzare, una o più strutture tombali. Un elemento distintivo fondamentale corrisponde, perciò, alla progettualità della struttura come copertura/monumento di una o più deposizioni funerarie, indipendentemente dal fatto che tale permanga per tutta la sua »storia«, o che nel corpo della costruzione vengano progressivamente, e più o meno progettualmente, inserite altre deposizioni. Ai fini di una precisa definizione di ordine tassonomico va inoltre sottolineata la rilevanza della variabile dimensionale. Il termine »tumulo«, infatti, deve a nostro avviso essere utilizzato esclusivamente per definire strutture funerarie di proporzioni monumentali, mentre appare sostanzialmente improprio un suo impiego per indicare cumuli sedimentari di dimensioni ridotte, sebbene essi rivestano l’identica funzione di coprire/segnalare una struttura tombale sul piano di frequentazione/uso della necropoli.
Leonardi - Cupitò 2011
Ad Este i tumuli si sviluppano dal pieno VIII fino alla metà del V sec. Possono essere di pianta vagamente circolare ma anche piriforme (tratto esclusivo di Este) e delimitati da blocchi di pietra. Nella fase più antica, i tumuli accolgono un numero limitato di sepolture (da 1/2 a 4/5), rispecchiando singoli nuclei familiari. Ad Este i tumuli non superano i 10 m di diametro. I tumuli piriformi si sviluppano con la fine del VII sec. a.C.
Orientalizzante (VII sec. a.C.)
L'orizzonte di scambi si allarga comprendendo anche, oltre a Bologna, il Piceno e la fascia adriatica con Fermo e Verucchio. La mediazione di Bologna è evidente sia nei rapporti culturali che negli scambi tra sud e nord. Sono stretti i contati con Vetulonia, centro commerciale primario durante il periodo orientalizzante. L’area veneta si inserisce in questa rete di rapporti grazie alla sua posizione geografica che la coinvolge in pieno nei grandi movimenti commerciali rappresentati dalla “via dell’ambra” e da quella dell’artigianato metallurgico.
Elementi di bardatura equina --> tomba Benvenuti 278, seconda metà del VII sec. a.C.
Questi elementi provengono da una tomba a cremazione in cassetta litica. Furono rinvenuti parte sul coperchio della cassetta parte all’interno dell’ossuario. L’ossuario conteneva i resti di una donna di 20/40 anni e di un altro individuo: chiaramente una coppia. In questo caso la seconda deposizione è avvenuta dopo la prima: il biconico, generalmente maschile, è stato infatti frantumato e posto sul coperchio della cassetta assieme agli elementi di bardatura. Solo successivamente è stato deposto un bambino di 6/7 anni.
Tumulo L di Casa di Ricovero --> Il tumulo si data alla fine del VII sec.
Trae origine da un nucleo funerario di VIIII sec. a.C. La giovane donna della tomba 143 viene spostata in una nuova cassetta litica, la tomba 19. Con i primi capostipiti si identificano le generazioni successive, che si intestano gli stessi spazi, monumentalizzandoli ed ampliandoli. Gli scavi hanno portato alla luce oltre 150 tombe, che testimoniano come quest'area cimiteriale sia stata in uso dall'VIII al II sec. a.C. senza interruzioni.
A Gazzo Veronese, in territorio veneto, dalla necropoli della Colombara, abbiamo una esperienza circoscritta di statuaria a tutto tondo. Si tratta di 4 statue, due maschili e due femminili, probabilmente disposte a coppie secondo una ideologia aristocratica orientalizzante. Si datano tra fine VII e gli inizi del VI sec. a.C. L’arenaria potrebbe provenire dalla Valle del del Reno nell’Appennino bolognese. La statua n. 1, femminile, presenta struttura e gesto delle braccia del tutto confrontabile con le statue di Asciano e Casalta. La terminazione a coda di rondine della mantella e il bordo decorato rimandano piuttosto all’Arte delle Situle. Tutte le sculture presentano resti di una pellicola applicata anticamente sulla superficie per rendere più lucida l’arenaria e proteggerla. Tale processo di manutenzione porta all’ipotesi che le statue fosse all’aperto, forse su un grande “tumulo”.
L’orientalizzante in Veneto e i rapporti con il circolo Hallstattiano orientale
Tomba Benvenuti 122 -- (650-625 a.C.)
Ha restituito il più antico vaso in bronzo con decorazione figurata finora noto nel Veneto. Si tratta di una tazza a corpo profondo, del tipo ad ansa sopraelevata (privata intenzionalmente di questa), che fungeva da coperchio di una situla-ossuario. Sull’orlo vi è una ricchissima decorazione incisa a bulino: fila di denti di lupo e fascia superiore più alta con meandro spezzato, interrotto per un tratto da una figura di animale, forse un capro selvatico, brucante a destra (il dorso tocca la linea che delimita superiormente la fascia a meandro, mentre inferiormente le zampe arrivano a confondersi con i denti di lupo). A destra dell’animale c’è un bocciolo stilizzato. L’incisione della figura è precedente alla decorazione geometrica.
Arte delle situle
Tintinnabulo in bronzo --> tomba degli Ori, necropoli dell’Arsenale Militare di Bologna (630 a.C.)
- Decorato a sbalzo sulle due facce con complesse scene figurate di filatura e tessitura legato al fenomeno della genesi dell’arte delle situle. Questo è immediatamente precedente al periodo in cui vengono prodotti a Este i più antichi vasi di bronzo con figure a sbalzo (fine VII sec. a.C.), tanto si è visto in artigiani dell’Etruria settentrionale passati da Bologna i primi artefici dei prodotti di Este.
Situla di bronzo --> tomba Benvenuti 126 (fine VII sec. a.C.)
- Il tipo di situla è del tutto nuovo e nasce ad Este alla fine del VII sec. a.C. sul modello dell’ossuario fittile canonico, a profilo sinuoso, piede distinto e orlo a tesa. Uso esclusivamente funerario, senza anse né manici. Il fondo, con piede tronco-conico a base svasata, è incastrato in un grosso cordone con cui termina il corpo. Questa situla fu rinvenuta nel 1880 in una ricca tomba a due deposizioni femminili. La situla era il cinerario di una bambina di 1-3 anni di età.
Analisi strutturale e narrativa del linguaggio dell’arte delle Situle
Situla della Certosa --> tomba 68 del sepolcreto della Certosa, datata agli inizi del V sec. a.C.
- Tomba Rebato 187 --> (inizio VI sec. a.C.). Coperchio figurato con presa a corolla che chiude una situla in bronzo imitante i prototipi fittili più antichi di pieno VII sec a.C. Il coperchio presenta una teoria di animali (un capride, un felino con una zampa di animale in bocca, un cervo brucante, una sfinge), decorati a sbalzo molto rilevato.
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Archeologia italica e celtica (Lezioni 6-10)
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