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Transizione tra la fase micenea e la Dark Age

Tra la fase micenea e la Dark Age si interrompe il sistema amministrativo palaziale; sebbene tutte le attività ad esso collegate presentano cesure e abbandoni, sono comunque evidenti aspetti di continuità come lingua, pantheon e forme rituali. Il ricordo di questo passato diventa motivo di elaborazione narrativa che contribuisce alla formazione del patrimonio mitico.

Continuità culturale e riuso dei segni del passato

Si tratta di un passato visibile: Micene viene visitata sin dal II d.C. come testimonianza del mondo eroico e altri siti e oggetti vengono riscoperti e trasformati in reliquie. Intorno a queste si opera un riuso culturale dei segni, trasformandoli in motivi di identità sociale. Solitamente queste trasformazioni riguardano le azioni rituali di culto: il Tempio dei Leucippidi a Sparta dove vi era l’uovo partorito da Leda, ad esempio. Altre strutture ed oggetti reinterpretati alla luce delle storie degli eroi divengono centri di manifestazioni religiose (esempio di Olimpia, dove un tumulo funerario attribuito a Pelope diviene luogo di incontro delle popolazioni circostanti). Come Olimpia, il tumulo diviene il fulcro di un processo di costruzione mitica dove l'eroe è protos euretès di una specifica tipologia di comportamenti.

Venerazione delle tombe e strutture del passato

Questo interesse è rivolto verso la venerazione di tombe di eroi, il cui possesso garantisce sicurezza e difesa dall'esterno (vedi eroi fondatori come Teseo ad Atene o Oreste a Sparta). Il passato protostorico non si esaurisce nelle emergenze funerarie ma comprende anche altre strutture come altari, case, impronte miracolose, fenditure nella roccia. In ogni caso, il passato ricostruito e immaginato costituisce l'elemento centrale nella formazione della nuova solidarietà sociale e del suo patrimonio culturale.

L'era Elladica recente e la transizione sociale

Con l'inizio dell'Elladico Recente IIIC (1200-1050) si registra un decremento dei siti occupati (da 320 nel XIII secolo ai 40 nell'XI secolo); decrescono la produzione artigianale e le evidenze archeologiche. Questa penuria è stata vista come testimonianza di un forte calo demografico dovuto a crisi produttiva, crisi politica e migrazioni. Ma c’è chi ha proposto degli approcci alternativi: differenti modelli di società determinano una visibilità archeologica diversa; l’instabilità politica, ad esempio, può aver indotto a scegliere nuove forme di produzione e insediative, come si evince a Creta dai siti-rifugio in altura a Karphì.

Espansione agricola e comunitaria

Alla fase successiva corrisponde una nuova espansione delle tecniche agricole e la riorganizzazione delle forme comunitarie. La Dark Age non è stato quindi un momento di isolamento: alcune regioni come l’Eubea, hanno mantenuto i contatti col mondo esterno raggiungendo forme complesse di sviluppo (come la residenza aristocratica di Lefkandi, X secolo). Altri fattori evidenziano contatti vivi ed attivi: il ferro costituisce un’importazione dall’Egeo sud-orientale, la cremazione si manifesta a Creta precocemente.

Invasione dorica e continuità culturale

Il modello dell’invasione dorica era adatto a spiegare la distruzione di una civiltà, ma il processo fu molto più lungo: si assiste a forme di continuità tra il primo e il secondo periodo. Se nel mondo miceneo prevaleva un’omogeneità culturale, nella fase successiva si assiste ad una forte frammentazione del popolamento: alla fine di questo processo si mostra una fitta rete di comunità connotate da una forte individualità espressiva e politica, un mosaico insediativo più vasto e disomogeneo del precedente.

Lingua, identità e comunità

Questo fu senz’altro reso possibile dalla mancanza di un potere centrale che ha permesso quindi tale proliferazione di comunità anche non greche. La lingua mostra un elemento d’identità, da cui si ricava una “mappa” per nuclei cantonali, al cui interno a sua volta coesistono gruppi portatori di una lingua o etnia diversa (Iloti della Laconia, ad esempio). Si avvia un processo di costituzioni di comunità più ampie che danno origine alla Grecia storica.

Il cambiamento epocale e l'emergenza della polis

L'incremento della produzione e del consumo, la comparsa della scrittura, l'affermarsi di pratiche religiose, sono i segni di un cambiamento epocale: l'emergenza della polis costituisce uno dei tratti più tipici. Il suo significato evolve nel corso dei secoli e solo nell'età classica si identificherà con l'abitato principale della città. Ma già nel VII secolo è un'entità affermata: non è il centro di un'autorità dinastica ma un'aggregazione sociale basata sul legame di partecipazione che si articola progressivamente distinguendo il corpo civico in classi dotate di ruolo politico.

Il ruolo del culto nella comunità

La gestione delle attività sacre sembra essere stata prerogativa dei gruppi dominanti, mezzo fondamentale per costruire la solidarietà e l'identità della comunità. Il culto principale viene concepito come rapporto di proprietà ideale della divinità prescelta sul territorio e la società: sono le divinità poliadi, che svolgono una funzione di garante del patto sociale che legano i vari nuclei. Ma se l'emergenza del sacro registra l'affermazione di un sistema di culto comune, esso è un processo lungo del quale non si possono stabilire le diverse tappe.

L'organizzazione dell'insediamento

Il momento dell'incremento della produzione e del consumo è più chiaro, il quale rende meglio visibili altri fattori come l'organizzazione dell'insediamento, lo sviluppo delle forme residenziali, la capacità di accumulo e fruizione dei beni e le tipologie di sfruttamento del territorio. La polis è infatti il prodotto di un sistema complesso che non può essere compreso partendo da un unico indicatore.

Forme insediative e processi di aggregazione

Ma minore attenzione è stata dedicata a forme insediative minori: complementare alle complesse formazioni politiche è la frequentazione per nuclei rurali o per villaggi. I problemi sono diversi:

  • Definizione del potere esercitato su queste società da gruppi familiari o gentilizi;
  • Come sono confluiti all’interno di un sistema più ampio della polis:
    • Annessione militare (come Eleusi, che viene conquistata da Atene nel VI secolo);
    • Sinecismo (aggregazione di comunità all’interno di una struttura politica più ampia, come fece Teseo con Atene);
    • Progressiva attrazione tra sistemi diversi.

Quest’ultimo punto è stato più attentamente analizzato: Zagorà, nell’isola di Andros, o Lefkandi in Eubea sono per esempio scomparse a favore dei centri più grandi, rispettivamente di Paleopolis ed Eretria. Difatti nelle aree in cui si sviluppano le poleis principali si nota una continuità insediativa lunga ed una concentrazione di nuclei abitativi, che condividono un medesimo territorio e che procedono verso un “obbligato” sinecismo.

Modelli di attrazione e insediamento

I modelli di attrazione non sono univoci:

  • A centri che possono dimostrare una forte continuità con le fasi submicenee (Atene) se ne affiancano altri che sembrano costituirsi o ricostituirsi solo in età protogeometrica (Argo, Sparta);
  • Molti abitati di piccole dimensioni si diffondono in età geometrica e si esauriscono nel corso dell'età orientalizzante;
  • Alcuni di essi proseguono nel tempo divenendo invece centri minori nel territorio di una polis centrale.

Se nelle fasi più antiche con polis si identificavano tutte le comunità indipendenti mentre in seguito quelle di una forma più complessa, elemento fondamentale è anche l’aspetto urbanistico della città. All’inizio non esiste un modello urbano definito, ma è l’esperienza di alcuni centri come Atene, Argo e Corinto che produce modelli. Di conseguenza non è possibile interpretare il ruolo e la funzione dei diversi abitati se non considerandone il contesto culturale in cui si affermano.

Centri di età geometrica e formazione della polis

Sono pochi i centri di età geometrica (1100/1050 – 900) noti: Lefkandi in Eubea, Nichorià in Messenia, Zagorà in Andros, Smirne in Asia Minore e pochi altri: si tratta di insediamenti ridotti organizzati in forme diverse. Abitazioni monocellulari e absidate, strutture in mattoni crudi su intelaiatura lignea che poggiano su uno zoccolo di pietra. Tra VIII e VII secolo la forma absidata coesiste con quella rettangolare.

Spazi sacri e santuari urbani

La presenza di mura come a Zagorà sembra un tratto ricorrente, ma non risponde ad esigenze di trasformazioni politiche dell’insediamento. Scarsi sono invece i dati sui centri maggiori come Atene, Argo e Corinto, il che limita la conoscenza dei modelli insediativi del periodo, basata appunto sui centri minori e spesso privi di continuità. Ma uno dei sintomi dell’emergenza della polis è la formazione di una composizione architettonica dello spazio sacro e di santuari urbani.

Ecco un piccolo quadro di ipotetico sviluppo: prima, gestione del sacro nelle dimore dei basileus, poi (secondo quarto dell’VIII secolo) sviluppo dei culti poliadici con allargamento della partecipazione. Attraverso le pratiche del culto vengono governati gli aspetti principali della polis: trasmissione della conoscenza collettiva, gestione e mantenimento delle strutture organizzative, integrazione degli individui nella società.

Riti di passaggio e attività rituali

Tra i vari tipi di riti, una categoria importante e senz’altro molto antica è quella dei “riti di passaggio”, le pratiche che gestiscono e codificano i cambiamenti di stato dei singoli o dei gruppi (nascita, pubertà, adolescenza, matrimonio, morte); è la comunità che sancisce il passaggio dell’individuo da uno stato all’altro, inserendolo in un nuovo gruppo (come la krypteia per i maschi spartani o le Arrephòroi per le fanciulle ateniesi). L'attività rituale si svolge nel santuario, presso alcuni elementi fondamentali: l’altare è il principale, ma anche alcune caratteristiche naturali (grotte, sorgenti); lo spazio destinato al culto è indicato come temenos, definito all’esterno da segni come alberi o cippi (hòroi).

L’azione fondante è rappresentata dal sacrificio che può essere cruento, quando prevede l’uccisione di vittime animali, e quello incruento che comprende l’offerta di beni, in genere alimentari. Più spesso si integrano entrambe in una sequenza rituale unica. La cucina del sacrificio, comunque, costituisce un momento fondante della solidarietà sociale, sancendo o rinnovando il rapporto con la divinità. La comunità vi partecipa per ruoli e competenze: l’uccisione della vittima spetta agli uomini, in genere prerogativa di alcune famiglie; le donne contribuiscono ad altre funzioni come quelle sacerdotali di alcuni culti femminili, trasporto di oggetti o preparazione di alimenti.

Rito, linguaggio e specificità culturale

Il panorama varia da comunità a comunità, tuttavia il rito è un vero e proprio linguaggio nel quale essa si riconosce (le azioni sono sostanzialmente le stesse). Anche l’uso di strumenti e vasellame può essere esclusivo: pani, bevande, focacce possono essere specifiche per il culto, lavorati nei campi sacri e preparati da addetti al culto. Il kykeon (ciceone) è una bevanda ottenuta con orzo e menta, specifica del culto di Demetra ad Eleusi. L’altare è la struttura in cui tramite il fuoco si consumano le parti delle vittime o delle offerte. Vari tipi ne identificano funzioni e tradizioni diverse:

  • Bòthros: pozzetto praticato nel terreno con una destinazione per i culti della terra, dei morti e delle divinità infere;
  • Escharà: fossa meno profonda o circolo di pietre coperti da una griglia, impiegata per la venerazione di eroi e culti per divinità;
  • Bomòs: elemento sopraterra; tipologia più diffusa. Vi viene raccolto il fuoco per la consumazione del sacrificio.

Accanto all’altare vi sono bacini per la purificazione rituale, posti all’ingresso dello spazio sacro (perirrhantèria), tavole da offerta dove si preparano le offerte.

Sviluppo della polis e delle strutture collettive

Il rituale quindi prescrive una serie di azioni che culminano nel sacrificio e prevedono la condivisione della vittima in un posto collettivo che:

  • Sancisce il rapporto di fiducia fra uomo e divinità;
  • Sancisce la solidarietà sociale fra i membri che si riconoscono nella stessa struttura sociale.

È il banchetto che conferma il patto sociale fra i membri e li separa dalle classi subalterne. Le prime strutture collettive risalgono alla seconda metà del VIII secolo (ad eccezione di altari, mancano elementi precedenti). La Dark Age costituisce una fase di trasformazione e di ricostituzione della tradizione rituale in cui si definiscono anche le nuove regole organizzative dello spazio sacro.

Edifici sacri e crescita urbana

Le costruzioni di età geometrica manifestano una notevole omogeneità compositiva, e sono espressione di una società impegnata soprattutto nell'elaborazione della tipologia abitativa. Infatti è all'interno della dimora che nelle fasi più antiche trova spazio l’attività religiosa della famiglia o del clan. È quindi probabile che la casa aristocratica possa aver accolto funzioni diverse costituendo la fonte primaria di forme organizzative dello spazio e di attività sacre comuni.

Non si può escludere l’esistenza di attività esterne di culto; nelle fasi antiche i luoghi sacri collettivi sono segnalati dalla disposizione di materiale votivo. Il fenomeno si manifesta in aree libere da costruzioni dove dall’VIII secolo si svilupperanno gradualmente i santuari che diverranno centri di incontro periodico per i villaggi di un medesimo distretto territoriale. Un caso è quello del santuario di Kalapodi (Focide) dove la frequentazione dal 1200 prosegue fino all’età classica. Le tracce più antiche riguardano proprio la struttura destinata alle attività sacrificali, mentre la costruzione di edifici di culto avviene in un secondo momento. Più recenti sono le presenze nei grandi santuari di Zeus ad Olimpia, di Era ad Argo e Samos e di Poseidone all’Istmo, che mostrano, negli ultimi due casi, come il possesso delle due poleis si stia estendendo a livello regionale.

Prototipi edilizi e tradizione mitistorica

A fronte della scarsità dei dati archeologici bisogna ricordare una tradizione mitistorica che attribuisce ai periodi più antichi la costruzione di strutture semplici, il Tempio di alloro nel santuario di Apollo a Delfi, quello di Salice nell’Heraion di Samos, si conserva così la memoria dei primi edifici (ossatura in legname e rami intrecciati rivestiti di argilla cruda). L’attività religiosa della Dark Age potrebbe aver valorizzato l’ambiente naturale, riconoscendogli un carattere sacro: alberi isolati, boschi, corsi d’acqua, formazioni rocciose, caverne e paesaggi.

Conclusione: trasformazione insediativa e continuità culturale

Si è visto come i luoghi di culto segnalerebbero una fase di trasformazione insediativa, cioè la costruzione della polis: il passo successivo fu la constatazione che se nella fase precedente il culto trovava spazio nella residenza privata dell’élite, il suo trasferimento in aree collettive implica un allargamento della partecipazione. È proprio la crescita urbana ad essere stata la causa primaria della differenziazione dell’attività comune e della specializzazione degli edifici. Esemplare è ancora il santuario di Kalapodi, dove in una prima fase viene costruito l’altare e nell’830-820 la prima struttura di pali in legno.

Tra i dati architettonicamente più rilevanti nella diffusione dei santuari è l’apparizione del tempio (naòs), che affianca l’altare con la funzione di ospitare l’immagine di culto, oggetti liturgici; alcune strutture templari più antiche possono aver assolto altre funzioni: la presenza di banchine interne come nel Tempio B di Kommos a Creta (IX secolo, intorno all’800) indica come il pasto cerimoniale potesse essere un’attività svolta nella struttura. Quindi il tempio, all’inizio, può aver avuto una destinazione d’uso più ampia rispetto all’età storica.

Nelle fasi ultime del medio-geometrico (metà del IX secolo – metà VIII) appare la tipologia templare a mègaron, simile alle residenze dei basileus del secolo precedente: il Tempio di Ano Mazaraki (fine VIII secolo) riprende la casa aristocratica di Lefkandi e mostra come la tipologia adottata per l’edificio sacro sia una specializzazione dei prototipi residenziali destinati ai basileus del medioevo ellenico.

Studio della ceramica e continuità manifatturiera

Il passaggio dall’età micenea alla Dark Age può essere seguito attraverso lo studio della ceramica, la manifattura più importante per quantità e qualità e continuità. Con la fase submicenea sembra esaurirsi la tradizione precedente e in Attica è possibile verificare una nuova tendenza espressiva che mantiene connessioni con la fase antica, ma che segna anche modifiche sostanziali.

I rinvenimenti mostrano che già all’inizio del protogeometrico (1100-900) si produceva un artigianato di alto livello che si distingue dalla produzione submicenea: i vasi presentano ampie superfici risparmiate nel fondo chiaro dell’argilla, dove vengono dipinte linee, fasce e figure geometriche. Si notano un’attenzione alla geometria della decorazione e l’uso di strumenti tecnici (come il compasso multiplo). Rimangono anche decorazioni con linee ondulate a mano libera. Accanto alla manifattura attica che predilige vasi di grandi dimensioni (anfore, crateri, hydrìai) sono state riconosciute altre fabbriche:

  • Il protogeometrico euboico si impone per qualità e impegno di alcuni vasi con una decorazione quasi calligrafica. La sua importanza è data dalla dispersione geografica della sua produzione, indice della portata dei traffici euboici.
  • Altre tradizioni artigianali più circoscritte sono ad esempio quella di Cnosso che, pur accogliendo elementi geometrici, rimane ancorata alla tradizione subminoica.

Già alla fine del II millennio la ceramica testimonia contatti con Cipro, Panfilia, Siria e città.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gabriorzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lippolis Enzo.
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