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La scultura ellenistica: tecniche, temi, prospettive

Il periodo ellenistico ha un arco cronologico che va dalla morte di Alessandro alla battaglia di Azio, promontorio della Grecia occidentale. Con la morte di Filippo II nel 336 a.C., sale al trono suo figlio Alessandro. La sua prima fase di regno è volta a perseguire gli obiettivi paterni, infatti riuscire a battere i Persiani, capitanati da Dario (battaglia di Isso, novembre 333). Nel 331 riuscì a conquistare l'Egitto, che era posto sotto l'egida persiana (una conseguenza). Nello stesso anno fondò Alessandria, che divenne uno dei centri più importanti della cultura ellenistica. Nello stesso anno Alessandro sottomise completamente l'impero persiano con la battaglia di Gaugamela. Dario fuggì, ma fu ucciso dal satrapo Besso, che si autoproclamò re. Ma Alessandro era l'erede legittimo e fece valere il suo diritto.

Nella primavera del 329 iniziò la sua espansione verso est fino alla valle dell’Indo. Quest'espansione non solo favorì una penetrazione greca forte nelle città già esistenti, ma anche la fondazione di una serie di città, piccole copie del modello della polis greca. Lo scopo ufficiale è quello di diffondere la cultura greca, mentre quello effettivo fu quello di cercare di controllare i nuovi territori. Tra le nuove città abbiamo Alessandria, che permette di controllare lo sbocco sul Mediterraneo dell’intera regione e di “grecizzare” questa zona, già molto compatta sia etnicamente che politicamente. Alessandro muore nel 323 a.C.

Fasi dell'ellenismo

L'ellenismo può essere suddiviso in varie fasi:

  • La prima età ellenistica (323-285 a.C.), è un periodo in cui i diadochi lottano per ottenere il controllo su tutto l’impero.
  • Apogeo della civiltà ellenistica con un assestamento delle compagini (285-146 a.C.): esso è un periodo di pace relativa, visto che i conflitti si limitano ad aree regionali e non a grandi guerre.
  • Poi nel 146 a.C. interviene Roma, con la distruzione di Corinto. Durante quest’epoca si distinguono in particolare solo alcune aree: il regno di Macedonia, che inizia con Antigono Monoftalmo; l’Egitto, con Tolomeo I Sotèr come inizio della dinastia; in Asia invece la situazione è molto complessa, con Seleuco che si impossessa di un territorio molto ampio e frammentato. Inoltre, i seleucidi ebbero continui conflitti coi Tolomei per il controllo della Celesiria (o Siria Cava) e di Cipro. (3 guerre nel corso di un secolo e mezzo). Infatti il regno seleucide era troppo vasto e andò a frammentarsi nel corso dei secoli. Il più importante dei regni sorti da questa frammentazione è il regno di Pergamo, fondato agli inizi del III secolo da Filetero, capostipite degli Attalidi. Quest’ultimo nasce e prospera usando l’opportunismo politico come arma: esso prospererà con Roma, alleandosi sempre con altri in funzione antisiriana. Proprio con le vittorie romane contro i seleucidi, Pergamo riesce a espandersi nell’entroterra con la Pace di Apamea (188 a.C.), quando fu sconfitto Antioco III dai Romani, chiamati in aiuto ad Eumede II e i Rodii. Nel 133 a.C. con la morte di Attalo III finisce l’indipendenza del regno.

In questo periodo abbiamo la creazione di una lingua comune come la koinè. Inoltre, abbiamo la creazione di istituzioni di sistematizzazione del sapere, cioè le biblioteche (Alessandria e Pergamo).

Infine abbiamo la tarda età ellenistica (146-31 a.C.) con l’espansione totale di Roma in Oriente. La monarchia seleucide cadde sotto Roma per opera di Silla e Pompeo (60-73 a.C.). Il regno fu diviso in 5 province: Asia, Bitinia, Cilicia, Ponto e Siria. Il regno di Macedonia era già caduto dopo la terza guerra macedonica (171-168 a.C.). L'ultimo a cadere fu il regno lagide, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.

Le sculture ellenistiche

Dal punto di vista delle sculture, abbiamo una grande difficoltà: non abbiamo mai l’originale delle sculture, ma solo le copie romane che riprendono prototipi creati secoli prima; inoltre, c’è anche spesso la differenza di materiale con un originale (es. copia in marmo ed originale in bronzo) e lo stile della copia risentirà anche del gusto dell’epoca in cui l’oggetto è stato creato.

Per quanto riguarda le fonti letterarie, invece, la situazione è meno accessibile a causa della loro scarsezza: le uniche affidabili sono Plinio e Pausania.

Hellenism

Il termine nella sua lingua inglese significa lo studio e l’imitazione della grecità. Nel mondo greco-ellenistico, lo spostamento di uomini e cose avviene a lungo raggio in modo molto massiccio, e quindi ci soffermeremo su alcuni relitti per esaminare questi aspetti. Quando parliamo di economie ellenistiche, dobbiamo sempre ricordare di usare il plurale perché ci sono situazioni economiche molto diverse dal punto di vista sociale e tecnico, che dipendono anche dal modo in cui esse sono arrivate fino a noi.

Un elemento comune è sicuramente quello della monetizzazione, cioè il controllo delle risorse minerarie, con cui battere moneta. Le monete venivano anche ricavate delle imposte. Avere un buon tesoro significava essere sempre reattivi, specie nel controllo militare. Si sviluppano quindi degli standard monetali, cercando di usare una monetazione facilmente scambiabile e avendo sempre un tesoretto disponibile in varie valute per evitare di ricorrere al cambio.

Il fenomeno delle copie romane della statuaria greca è un fenomeno romano, con un vero boom in età adrianea, con sculture che hanno caratteristiche diverse tra loro e anche dall’originale: ci saranno differenze nel trattamento di superfici, di capigliature, di baricentro tra statue di materiali diversi. Se da un lato non possiamo prescindere dalle copie, dall’altro sappiamo che tali copie non sono perfette e sono un riflesso del gusto di un certo periodo storico.

Fonti letterarie

Le del periodo ellenistico, abbiamo oltre a frammenti di storici nello Jacobi, anche storici più completi come Polibio, Livio e Diodoro Siculo, che trattano in modo ampio il periodo ellenistico. Non abbiamo qualcosa come Erodoto, ma comunque un numero consistente di fonti che ci permettono una certa ricostruzione storica.

Abbiamo però anche fonti epigrafiche, come i decreti onorari che danno informazioni su delle persone che ricevono un’onorificenza. Le fonti epigrafiche riflettono le evidenze contemporanee (es. Stele di Rosetta, che riguardava la manutenzione delle statue di Tolomeo V). Altra fonte importante è costituita dai papiri, che ci hanno consegnato opere letterarie altrimenti perdute (es. il Papiro di Milano che ci ha restituito la produzione poetica di Posidippo), ma anche grandi informazioni riguardanti la vita economica dell’epoca (es. nucleo di documenti del 255-250 a.C. appartenuti a un architetto, tale Kleon, che aveva una serie di rapporti con molte persone tra cui operai e familiari).

Trattatistica sulle arti figurative

La trattatistica sulle arti figurative è una categoria molto particolare nell’antichità. Ci sono esempi di un certo livello tra cui Apelle, pittore di Alessandro, e Policleto. La caratteristica di questi trattati è quella di essere dedicati a una determinata categoria artistica. Nel III sec a.C. invece compare, legandosi alla nuova committenza delle corti ellenistiche, un nuovo genere di trattatistica formato da testi con qualche novità: essi, oltre a presentare i principi di qualche ambito delle arti figurative, discutono le opere degli artisti precedenti, creando una sorta di storia dell’arte di stampo evoluzionistico che vede la sua akmè nella scultura di Lisippo. Questi autori poi influenzeranno tutti gli autori successivi fino a Winckelmann.

Plinio è la nostra fonte letteraria principale sull’arte ellenistica e romana tramite la Naturalis Historia, una sorta di storia universale in 37 libri. A noi interessano i libri dal 33 al 37, il che ci fa capire che è un’opera che non è mai stata letta interamente. Nel testo il contenuto è più importante del contenitore: ci sono tantissime informazioni, basandosi su una grande quantità di autori, dovuta a una citazione minuziosa delle fonti. I criteri di organizzazione sono molto vari, diversamente dalla nostra enciclopedia. Generalmente si va dal più grande al più piccolo, oppure da un estremo all’altro, oppure alla poikilìa, ossia una intricatezza formata da più temi sovrapposti tra loro (da un animale, a un medicinale fatto da quell’animale, ecc); inoltre, il focus è su come quel argomento trattato entri in correlazione con Roma.

Plinio si basa su un certo numero di fonti per noi perdute:

  • Senocrate (III sec a.C.), che racconta il progresso evoluzionistico delle arti, con ogni tecnica scoperta da un euretès e poi perfezionata da qualcun altro.
  • Pasitele (I sec a.C.), artista e trattatista che conosciamo tramite la sua scuola. Scrisse 5 libri di Mirabilia in toto orbe dedicati ai capolavori dell’arte mondiale. Egli proveniva da una città della Magna Grecia, è divenne Romano nell’89 a.C. Conosciamo alcune opere legate a questa scuola, tra cui l’atleta “di Stefano” che usiamo come esempio a causa della firma molto particolare: Stefano allievo di Pasitele. È una firma insolita perché di solito non si indica la paternità artistica, dato che di solito si indica il luogo di bottega e il patronimico. Comunque, non è l’unica, visto che avremo un certo Menelao che si dichiarerà allievo di Stefano. La bottega sarà molto retrospettiva ed eclettica, con rielaborazioni originali: ci sono forme allungate di tipo Lisippeo e frontalità quasi severa. L’atleta di Stefano sarà molto copiato, facendo capire la copistica come retrospettiva.

In Plinio abbiamo la quasi totale mancanza dell’arte ellenistica, tra II e I sec a.C. Plinio dice che l’ars morì nell’olimpiade del 296 a.C. e rinacque con quella del 156 a.C. Ma cosa si intende con ars? Potrebbe riferirsi solo all’arte bronzistica, indicando l’interruzione di questa tecnica, o all’arte in generale. Potrebbe essere un giudizio di valore, sostenendo che l’arte non produca più opere di un certo livello? D’altra parte, c’è un salto delle fonti che riprendono col I sec a.C. Sicuramente si tratta di un modello storiografico neoclassicistico che va molto oltre Plinio, che deve essere contestualizzato. Ciò che pensa Plinio, era il pensiero dei Romani dell'epoca. Purtroppo abbiamo un vuoto enorme.

Pausania

L’altra fonte principale è Pausania, che fa una periegesi della Grecia in età adrianea-antonina (120-170 d.C.) riferita però solo alla provincia di Acaia, cioè alla Grecia continentale. L’itinerario è fortemente selettivo, e ciò è un problema. L’altro problema è l’identificazione di un genere letterario, ma forse quello più grande riguarda il significato: potrebbe essere una vera guida, oppure possiamo pensare a un verbo che non implichi un moto fisico rendendo l’opera una produzione intellettuale erudita. Il tutto è reso più complesso dalla relazione di Pausania coi luoghi che descrive: da un lato c’è la selezione estrema, dall’altro il grande dettaglio della descrizione. Tuttavia, è molto indeterminato nella descrizione di certe posizioni geografiche, con una certa precisione invece nei luoghi secondari. In realtà Pausania non ci dice mai che descriverà tutta la Grecia ma che descriverà tutte le cose greche (panta ta ellenikà) limitandole al luogo di sopravvivenza di una certa comunità culturale. Abbiamo una certa descrizione di luoghi molto legati al culto. Pausania ha avuto una sorte simile a Plinio: spesso è stato usato come fonte parziale, senza aprirsi al contesto più ampio della narrazione.

L’arte dell’età ellenistica

C’è uno stato conflittuale continuo tra le grandi potenze, con una forte marginalizzazione di Atene: il mondo ellenistico è un mondo multipolare, che ha in Antiochia, Pergamo ed Alessandria i centri principali. L’arte si lega alla committenza nuova delle corti, tuttavia c’è anche una frammentazione del pubblico, con un mondo greco molto più ampio che assorbe culture locali molto diversificate. C’è una grande disponibilità di risorse umane e materiali adesso più accessibili, per il controllo delle vie commerciali, ma anche una forte monetizzazione con l’immissione di oro sul mercato dopo la presa di Persepoli.

Un’altra pratica è quella dell’evergetismo, ossia una permanente competizione nelle elite delle corti per donare beni economici verso nuove realtà culturali. Un altro tema molto importante è la nascita della convinzione che determinati linguaggi formali abbiano una certa per determinati soggetti. Un’altra novità è anche l’esplosione di una trattatistica tecnica vastissima, non solo sulle arti figurative ma legata soprattutto alle numerose necessità di questi vastissimi regni e destinata anche a uno scambio intellettuale importante.

La statuaria poteva essere di più tipi: una statua di culto, una statua votiva, una statua funeraria e il nuovo concetto di una statua onoraria, dedicata a una o più persone importanti. Nell’età ellenistica, l’arte greca si spostava fino all’Oriente. In particolare, importante è Ai Khanoum, fondata forse dai Seleucidi per mantenere il controllo dell’area. I popoli locali però si impossessano della Battriana, mantenendo comunque una certa aderenza a modelli greci. La monetazione ne è un esempio: ci sono degli esempi con profili laterali, con il re locale che ha sul capo una testa di elefante alludendo alla conquista dell’India e con un diadema tipico dell’Ellenismo o una rappresentazione di Eracle incoronato.

Nella stessa area si coniano però anche monete che usano sia il registro greco che quello locale. La cultura greco-buddista raggiunge il culmine con il I-III sec d.C., controllando soprattutto il Gandhara e le rotte che portavano al Mediterraneo. In questa zona ci sono molte commistioni di stile, tra cui un rilievo rappresentante il cavallo di Troia conservato al British.

Infine parliamo di Begram, vicino Kabul, con un deposito in cui si ritrovano una serie di oggetti molto vari: intarsi, porcellane cinesi e un grosso nucleo di oggetti di origine mediterranea o con un forte legame con l’ambito alessandrino, ossia calchi in gesso dei motivi a rilievo che decoravano vasellame metallico pregiato che permettevano di conservare e diffondere il motivo. Le domande di Begram sono tante, difficilmente risolvibili anche a causa della raccolta impropria degli oggetti. Siamo di fronte a una collezione di qualche tipo di un potente locale o era un deposito di alcuni mercanti?

Con l'ellenismo assistiamo alla creazione e sviluppo del palazzo, con quello di Vergina e Ege che costituiscono il modello per quelli successivi. Il nucleo del palazzo è un enorme cortile circondato da stanze di vario uso: una sala di rituali, una sorta di archivio sacro, tante stanze per il simposio e l’incontro. Questo modello è alla base dell’architettura della casa romana a peristilio: un esempio è il modulo a tre stanze, con una centrale per lo smistamento e due laterali come cubicula. Il modello propagandistico ha grande successo.

I criteri base dei sovrani ellenistici sono soprattutto il lusso e la magnificenza, il cui scopo è quello di dimostrare la potenza tramite la ricchezza. Ateneo racconta di una processione (pompè) in onore di Tolomeo II Filadelfo, una via di mezzo tra processioni in onore di dei greci e processioni del raccolto egizie, con centinaia di figuranti e un grandissimo dispendio di ricchezze, per scopi propagandistici.

Il criterio è anche quello della razionalità, che si riflette nei grandi piani di rifacimento urbanistici. A partire dalle prime esperienze urbanistiche a griglia ortogonale in Magna Grecia, poi teorizzata da Ippodamo, la griglia venne adottata dai re ellenistici per rendere il territorio cittadino chiaramente amministrabile. C’è anche una via colonnata, il passaggio con arco ecc che sono sistemi di raccordo di paesaggi urbani che cercano di creare centri aggregativi. Il caso più noto è quello di Priene, che si basa su un sistema di terrazzamenti con un dislivello di quasi 400 metri con un bouleuterion enorme, rispetto alle necessità reali della città.

Pergamo invece è formato da terrazze che si aprono a ventaglio. Nella parte alta abbiamo i templi e il palazzo, mentre in basso l'agorà ed edifici a carattere commerciale. Pergamo è una città che ha un grande bisogno di auto-rappresentazione, poiché un regno molto piccolo. Un’altra novità è data da una serie di centri di aggregazione. Un esempio è la casa dei Poseidoniasti di Beirut a Delo, che doveva ospitare una serie di commercianti che adoravano Poseidone (attività marine), con il gruppo Pantofelgrup (Afrodite con la pantofola e Pan) che è stato donato da uno dei membri di tale associazione.

A Pergamo ci furono una serie di innovazioni, tra cui il Barocco Pergameno. Cosa si intende per Barocco Pergameno? Una forma di esagerazione delle forme con una sollecitazione emotiva dello spettatore, ma non per forza esclusivo del periodo visto che c’erano tanto opere classiche quanto quelle più movimentate.

Abbiamo poi un’altra innovazione, ossia quella della narrazione continua col fregio di Telefo ad esempio nell’altare di Pergamo.

Ultima innovazione è l’invenzione del cammeo, con l’intaglio di una pietra dura al fine di creare opere d’arte. L’origine è probabilmente quella della ritrattistica di epoca ellenistica. Un esempio è la tazza Farnese, che rappresenta un’allegoria del Nilo in epoca tolemaica, poi portata a Roma.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m.cecca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia del'arte greca II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Anguissola Anna.
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