Cipro – crocevia di rotte, popoli e culture
Introduzione geografica
Cipro aveva una posizione privilegiata al centro del Mediterraneo orientale, avendo come vicini a nord la costa sud dell’Asia Minore e a est la costa siro-palestinese. Nei primi millenni della sua occupazione umana, non ci furono relazioni con gli altri paesi, bensì una migrazione in quest’isola da parte di popolazioni definite eteocipriote. Ma dall’Età del Bronzo in poi, Cipro si pose nel mezzo delle relazioni commerciali dei vari stati stranieri che volevano impossessarsi dell’isola a causa delle sue ricchezze e del suo ruolo di fulcro per il commercio in tempo di pace.
Cipro è la terza isola più grande del Mediterraneo dopo la Sicilia e la Sardegna. Può usufruire di numerosi porti naturali sulle coste oppure sui fiumi, laghi e paludi come ad esempio le città di Enkomi, Kition e Hala Sultan. Ciò nonostante, i ciprioti si sono dedicati principalmente all’agricoltura, favoriti dal clima mite e dai territori fertili. Importante è anche la presenza delle montagne di Troodos, ricche di legname e – soprattutto – di miniere di rame e di amianto fibroso. L’altra catena montuosa prende il nome di Kyrenia e fra le due vi è una pianura: la parte orientale si chiama Mesaoria, l’altra Morphos. È proprio questa conformazione del territorio ad attirare i primi nuclei di abitatori preistorici. Le comunicazioni all’interno dell’isola erano ben sviluppate, specie durante l’età del bronzo quando era necessario trasportare i lingotti di rame verso i porti. L’unica zona isolata era il distretto di Paphos a causa della presenza dei monti Trodos. Cipro deve aver subito anche qualche modifica importante nel corso dei secoli a causa del taglio indiscriminato di alberi per scopi metallurgici e della collocazione su zona sismica.
I primi insediamenti
Il periodo neolitico – La più antica testimonianza di occupazione umana di Cipro è datata al 7000-6500 a.C circa e la scoperta di questa fase neolitica avvenne negli anni ’20 da parte di Gierstad, mentre gli scavi su vasta scala iniziarono dieci anni dopo sotto Dikaios.
Il Neolitico I – Il più grande insediamento neolitico scavato è quello di Khirokitia, databile al 7000 a.C., mentre altri sono Capo Andreas-Kastros, Capo Greco e Kalavassos-Tenta. Tutti questi siti sono contraddistinti dall’essere vicini a mari o fiumi navigabili.
Khirokitia – Le terre fertili e la presenza di sorgenti perenni, sono state le attrattive per i primi nuclei umani in questa città. Le abitazioni consistevano in una capanna circolare, con fondamenta di ciottoli e la parte superiore in materiali leggeri. Queste abitazioni occupavano ogni spazio aperto.
Kalavassos-Tenta – Qui le capanne avevano una forma circolare, con uno o due pilastri a reggere il piano superiore.
Sicurezza e sussistenza – Khirokitia era fortificata da un muro massiccio spesso 1 mt. Delle case vennero costruite anche al di fuori della fortificazione. Capo Andreas-Kastro era ben difeso dalla natura invece. L’economia di Khirokitia era basata sulla coltivazione della terra, dato il ritrovamento di falcetti di selce. Venivano cacciati animali e allevati. Kalavassos-Tenta era molto simile, mentre Capo Andreas si nutriva di pesci e molluschi.
Riti funebri – Ogni cadavere era sepolto in un pozzo (dentro o fuori l’abitazione). Era in posizione contratta, con le ginocchia piegate contro il petto. Una grande pietra era posta sul petto del defunto. Ci sono anche influenze provenienti dal Levante, come la separazione del teschio dal corpo. Questo avvalora l’ipotesi che i più antichi abitanti giunsero dal Levante, anche se ciò non esclude la possibilità della presenza di coloni provenienti dall’Anatolia Meridionale.
Arte e artigianato – Arte caratteristica degli antichi abitatori di Khirokitia è quella della lavorazione di ciotole litiche fatte di rocce laviche grigio-verdi provenienti dai letti di fiume e figurette di animali dello stesso materiale. Ci sono poi idoli in pietra, molto schematizzati, il cui sesso non viene mai indicato. Ci sono piccoli tentativi di produzione ceramica, forse influenzata dal Levante, ma non vi è sufficiente evidenza. Aspetto culturale molto importante, è la deformazione del cranio, con schiacciamento occipitale.
Il Neolitico II – Il Neolitico I non terminò con la distruzione, ma con un declino naturale dovuto a fattori socio-economici. Tra le due fasi neolitiche, vi è un periodo intermedio definito da Dikaios “Neolitico Ib” avvenuto subito intorno al 6000 a.C. e durato circa 300 anni. Il Neolitico II è segnato dall’arrivo di una nuova ondata di abitanti nell’isola che si stabilì inizialmente vicino alla costa in siti che avevano difese naturali come Ayios Epiktitos-Vrysi, o all’interno in siti circondati da mura come Philia-Drakos anche se queste precauzioni si rivelarono inutili, dato che le città vissero in pace fino al loro abbandono nel 3800 circa.
Architettura – Ad Ayios Epiktitos-Vrysi le abitazioni erano in legno con fondamenta di pietra e sovrastruttura in terra battuta. Molte hanno pianta irregolare a causa del dislivello del terreno e le pareti sono sottili ed intonacate all’interno. Quest’insediamento era fortificato all’inizio da un fossato, tuttavia in seguito la popolazione crebbe e l’abitato si sparse oltre. A Philia Drakos, la stratigrafia è stata rovinata dall’erosione. Ci sono case rettangolari con angoli arrotondati in pietra e terra battuta. Una tomba a camera fu trovata entro l’area dell’insediamento, molto scarna. Sotira Teppes invece è il più importante insediamento del Neolitico II. La ceramica qui utilizza la “decorazione a pettine”. Fu abbandonata nel IV millennio a.C. a causa di un terremoto. Le case sono vicine e variano molto nella forma. Macine e mortai in pietra dimostrano la natura agricola dell’insediamento, e vi erano anche evidenze di pascolo. A Kalavassos-Tenta, gli abitanti erano contadini e non avevano una grande abilità artistica nello scolpire idoli di pietra e vasi, tuttavia produssero ceramica del tipo con “decorazione a pettine” di grande qualità.
Il periodo calcolitico I e II
Se tra le due fasi neolitiche c’era un intervallo, qui invece c’è una continuità. La transizione fu definita da un violento terremoto, ma ha comunque radici nel Tardo Neolitico. Tuttavia è possibile che fossero giunti nuovi abitanti nell’isola, portando nuove spinte culturali. Il primo sito ad essere scavato fu Erimi-Bamboula. Le capanne erano circolare con fondamenta in pietra. Il defunto nelle necropoli veniva sepolto in posizione contratta dentro o fuori l’abitazione, come nel Neolitico. La ceramica di Erimi è rosso levigata e anche “Red on White” con motivi geometrici astratti e floreali. Ha restituito anche il primo oggetto di rame in cesello.
Arte e religione – Vi erano statue di culto in ogni luogo di culto. Esse venivano usate come offerta ai defunti oppure come pendenti. Sono statuette cruciformi, con caratteristiche facciali in rilievo. La religione preistorica di Cipro, che cominciò con la venerazione dei defunti nel neolitico, si evolse nella venerazione della vita attraverso il culto di una divinità della fertilità.
L’industria ceramica – Lo stile del Calcolitico nella ceramica fu il “Red on White” (colore rosso o bruno applicato su superficie bianca), con motivi astratti, geometrici o vegetali.
La prima età del bronzo
Lo studio del Primo Bronzo (o Primo Cipriota) è iniziato mezzo secolo fa, ma gli archeologi hanno scavato solo le necropoli, dato che erano ricche di corredi e, di conseguenza, esposte ai furti e alla distruzione. Gierstad ipotizzò che la Prima Età del Bronzo di Cipro avesse origine dall’Anatolia, notando come i tipi ceramici si somigliassero (Rosso Lucente). È stata portata alla luce un nuovo tipo di ceramica chiamata “Ceramica di Philia”, dominata dal tipo “Rosso Lucente” e dalla produzione di brocche a base piatta e colli tagliati. Altri tipi trovati sono il “Red on White” e il “Black Slip on Combed Ware”. Quest’ultimo sarebbe rappresentato da coppe che hanno una tinta rossa e sopra una nera e parte della superficie è pettinata per mostrare il rosso sottostante. Dikaios ci dice che probabilmente queste nuove produzioni fossero importate da immigranti stranieri, probabilmente anatolici.
Cronologia suggerita – La data per l’introduzione a Cipro della Prima Età del Bronzo è circa il 3000/2900 secondo Gjerstad. Le date da lui fornite per tutta l’età del bronzo sono:
- I A 3000/2900 – 2850/2750
- I B 2850/2750 – 2700/2600
- I C 2700/2600 – 2400/2300
- II 2400/2300 – 2250/2150
- III 2250/2150 – 1900/1800
Architettura tombale – Si iniziano a vedere tombe a camera monumentali a Vasilia, lunghe dai 3 ai 5 metri. Alcuni sostengono che siano databili alla Cultura di Philia, ma questo significherebbe un improvviso sviluppo delle tombe mai visto in precedenza. Non furono introdotte dagli Anatolici e gli unici riscontri si trovano in Palestina nella Media Età del Bronzo. La datazione può arrivare dai doni presenti all’interno (armi, ornamenti e ceramica) databili all’Antico Cipriota II o al III.
Commercio e vita quotidiana – In questo periodo iniziano le relazioni con l’estero, anche se su scala modesta. L’economia divenne fiorente, legata ancora all’agricoltura, e quindi ci fu un aumento demografico. Inoltre molti insediamenti posti vicino alle miniere di metallo, dimostrano l’accresciuta importanza della metallurgia. L’agricoltura, la caccia e la metallurgia erano quindi le principali occupazioni, e fu introdotto il cavallo dall’Anatolia. Come detto, le relazioni commerciali con l’estero iniziano proprio in questo periodo, e sono stati trovati una brocca e una lama di spada databili al Minoico Antico III probabilmente importati da Creta. Esportazioni non sono state rinvenute, ma forse erano oggetti in materiale deperibile o in rame. Anche le abitazioni cambiano, con la creazione di edifici a forma di L, con un recinto per animali e muri con fondazioni grezze di pietra. Il tetto era piatto.
La metallurgia – Grazie alla bravura metallurgica dei nuovi immigrati, le comunità di Cipro ebbero una fiorente economia. La maggior parte degli oggetti di metallo era prodotto nell’isola, altri erano importati. C’è anche l’evidenza dell’importazione di pani di bronzo, il che indica l’importazione di stagno estero (Mesopotamia o Asia Minore).
La vita religiosa – Una ricca vita religiosa è evidente nelle comunità del periodo dell’Antico Cipriota III e in particolare a Vounous dove c’era un importante centro religioso. Vennero ritrovati modellini di santuari all’aperto dove vi erano sacrifici alle divinità della fertilità e della morte. Vi è un famoso modellino trovato in una tomba a Vounous che rappresenta in rilievo una triade di xonana (?!?!) contro la parete opposta all’entrata e con serpenti in mano. Una persona è inginocchiata, altre sedute sulle panche. Vi è un sacerdote sul trono, i tori e i bambini da sacrificare sono ai lati dell’entrata.
Cipro e le vie di comunicazione
Mille anni dopo la fine del Calcolitico, i ciprioti vennero in contatto col Vicino Oriente e con l’Egeo, dove lo sviluppo sociale e tecnologico era iniziato da tempo. La loro influenza portò ad uno sviluppo importante nell’isola, dovuto allo sfruttamento delle miniere di rame, contese fra le due regioni rivali (occidentale e orientale). Sono state ritrovate molte armi nelle tombe a Vounous, il che indica il pericolo costante di guerre. Tuttavia le condizioni di vita rimasero pacifiche e questo spiega la cultura omogenea di tutta Cipro.
La media età del bronzo
La Media Età del Bronzo, detta anche Cipriota Medio, dura poco e la sua parte iniziale è collegata al Bronzo Antico. Non ci sono innovazioni culturali di rilievo e, come punto di riferimento, viene indicata l’introduzione di un nuovo tipo ceramico detto “White Painted II”. Le date accettate sono il 1900 a.C. fino al 1600 a.C. e il periodo è diviso in tre fasi di circa in un secolo.
Insediamenti – Questo periodo è caratterizzato da un declino culturale del Nord. L’isola era intensamente popolata fatta eccezione per le aree montagnose. Lapethos divenne il centro più importante al posto di Vounous, grazie all’utilizzo del porto per il commercio di rame. Sono stati ritrovati molti fortini che indicano una situazione di pericolo, non pacifico. Erano posizionati lontano dal mare e sono quindi più dei rifugi che dei sistemi di difesa. Questo dimostra anche che il problema era interno, dovuto alla conflittualità tra la parte orientale e occidentale (la prima controllava la terra fertile, la seconda le miniere). A oriente, la “capitale” era diventata Kalopsidha. Queste fortificazioni non erano presenti nella parte meridionale dell’isola e ci fa capire che i problemi del nord non esistevano al sud, che continuò a prosperare fino alla fine del Tardo Bronzo.
Fortificazioni, case e necropoli – Nonostante la presenza di fortificazioni, non vi era una vera e propria guerra e le due parti continuavano a commerciare. L’architettura domestica era rappresentata dall’insediamento di Episkopi-Phaneromeni, dove le abitazioni erano grandi ma mal conservati. Le case mostrano ancora una comunità agraria ben organizzata ed efficiente. Per quanto riguarda le necropoli, i morti erano sepolti seduti o contratti ed avevano vicino cibo, armi, gioielli. Le camere hanno lunghi dromoi con scalini.
La ceramica – L’eleganza della ceramica dell’Antico Cipriota è scomparsa, anche se occasionalmente ci sono esemplari ben riusciti. Nel sud invece continua la produzione di ceramica monocroma che esiste dal Calcolitico.
La religione – L’idea della fertilità persiste ed è simbolizzata da numerosi idoli. Le caratteristiche facciali sono più precise, hanno braccia e gambe per la prima volta e sono dipinte col “Rosso Lucente” o “White Painted”.
Le relazioni commerciali – Durante il periodo Cipriota Medio II le relazioni si svilupparono rapidamente, specie con Siria, Palestina ed Egitto. Le esportazioni sono frequenti, soprattutto di rame, e il nome di Cipro (o Alashiya) è presente in tavolette di Mari del XVII secolo a.C. La fine del Medio Cipriota III è segnato da cambiamenti drammatici, come la perdita d’importanza di Lapethos. Inizia invece la fortuna di Enkomi, che col suo porto era il centro del commercio col Levante. Le antiche inimicizie fra le due parti dell’isola si livellarono durante il Tardo Cipriota.
La tarda età del bronzo
Il Tardo Cipriota I-II – Questo periodo inizia intorno al 1650/1550, e si apre con uno stato d’emergenza. Sono molte le fortezze che vengono costruite, come ad Enkomi, a Nitovikla e a Nicolidhes. Il motivo di tale emergenza può essere il già citato antagonismo tra la parte orientale e occidentale, soprattutto con l’aumento della pressione demografica nell’isola. C’è da dire, però, che se nella prima parte del Tardo Cipriota I la vita politica di Cipro era influenzata da lotte interne, durante il Tardo Cipriota II era determinata da fattori esterni. Infatti antagonismo e guerra caratterizzano i rapporti con Ittiti, Ugariti e Egiziani.
Le città costiere con porto (Enkomi, Maroni, Morphou, Hala Sultan Tekkè), stavano diventando centri cosmopoliti, con un forte commercio estero. Le città portuali erano sostenuti dai centri agricoli dell’entroterra, mentre loro svolgevano attività come il commercio del rame.
La scrittura cipro-minoica – Il più antico documento scritto è un frammento di tavoletta d’argilla cotta con segni incisi su linee orizzontali. Trovata ad Enkomi, questa scrittura fu paragonata alla Lineare A di Creta e Arthur Evans la chiamò “cipro-minoica”. La scrittura si stabilizzò dal XIV secolo a.C. in poi e, anche se è direttamente riconducibile a influenze egee, ci sono anche elementi riconducibili al Vicino Oriente e ad adattamenti locali: tavolette a forma di cuscinetto cotte dopo l’incisione, l’utilizzo di uno stile che ricorda la scrittura cuneiforme. In ogni caso, per spiegare l’influenza cretese, è stato ipotizzato che i ciprioti avessero preso in prestito la scrittura da cretesi abitanti in Siria grazie ad incontri commerciali. Molti documenti in cipro-minoico sono stati ritrovati sugli oggetti, a differenza di quelli egei dove la scrittura è usata solo negli archivi. Verso la fine del XIII secolo compare il cipro-minoico 2, rappresentato da grandi tavolette trovate ad Enkomi. Sono rettangolari, a forma di cuscino o cilindriche e sono cotte al forno.