“IL LAOCOONTE”
Archeologia greca e romana (12 cfu)
Corso 2011/2012, sede di Udine
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Indice
INTRODUZIONE
CAPITOLO I: La mitologia legata al Laooconte
CAPITOLO II: Il ritrovamento della statua e lo sviluppo dei restauri
CAPITOLO III: Il gruppo scultoreo dei Musei Vaticani
Appendice: Il Laocoonte
Bibliografia
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Introduzione
In una breve introduzione, vorrei spiegare come ho affrontato la relazione a proposito
del gruppo scultoreo del Laocoonte. Il percorso che ho voluto tracciare, si concentra,
non solo sulla prospettiva più strettamente archeologico – artistica, ma fornisce anche
un breve excursus sulla figura di Laocoonte nella letteratura antica, sottoponendo
all’attenzione anche un passo della narrazione virgiliana, che sta alla base delle ricerche
e degli studi che sono stati condotti sulla figura di questo sacerdote. Ho voluto, in
seguito, cercare di delineare le circostanze del ritrovamento della statua e di come sia
stata sistemata a fruizione di coloro che volessero vederla e studiarla e ho cercato di
enucleare senza troppe divagazioni, la storia del restauro di un’opera, che per lungo
tempo è stata considerata un capolavoro di bellezza e di carica emotiva. Per concludere,
ho cercato di fornire una panoramica della statua, nella sua costituzione strutturale, che
ne delineasse le principali peculiarità. Chiude questa breve relazione, un’appendice, che
include alcune immagini di cui mi sono servita per poter osservare al meglio le
caratteristiche del gruppo del Laocoonte. La mia scelta è ricaduta su Laocoonte, perché
è una statua che mi ha colpito, proprio per l’enorme carico psicologico e artistico che
essa rappresenta e questo mi ha spinto ad approfondirne brevemente i tratti peculiari.
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Capitolo Primo:
La mitologia legata al Laoocoonte
La figura del Laocoonte è strettamente connessa al tema del mito e per cercare di
mostrarne gli elementi chiave, è necessario andare a ripercorrere la sua presenza nelle
fonti greche, d’ispirazione per Virgilio, che le ha poi utilizzate per la versione propostaci
nell’Eneide. Innanzitutto, è bene ricordare che questo personaggio è strettamente
interconnesso alle vicende di Troia, descritte nelle linee essenziali già in autori come
Omero. Infatti, nell’ottavo capitolo dell’Odissea, l’autore narra il momento in cui Odisseo
pregò Demodoco di narrargli quella famosa vicenda del cavallo e l’aedo iniziò così la sua
narrazione senza esitazioni. La descrizione è in formula indiretta e piuttosto essenziale, ma
chiarisce perfettamente tutti gli snodi essenziali di come siano avvenuti i fatti, dalla
simulata fuga degli Achei alla caduta definitiva della città di Troia. Omero, ciononostante,
non presenta mai la figura del Laocoonte, che non compare nemmeno in analoghe opere di
periodi immediatamente successivi. Il primo accenno a questa figura lo troviamo nell’opera
di un autore che ebbe molta fortuna nel corso della storia: Arctino di Mileto nella sua
Iliupersis. Il racconto in questione è molto simile, per certi versi, a quello narrato da
Demodoco nell’Odissea, ma inserisce – in modo piuttosto innovativo – la scena del
festeggiamento troiano per la fine del pesante conflitto. Proprio in quest’ambientazione
festosa, l’autore inserisce la figura di Laocoonte, che, insieme ai propri figli, viene ucciso da
due serpenti. Giacché si tratta di un semplice accenno, mancano nella narrazione tutti gli
elementi che potrebbero lasciar intendere chi sia il Laocoonte, come mai siano stati scelti
dei serpenti e il luogo in cui si compì l’assassinio.
Altri autori in seguito diedero interpretazioni più dettagliate. In principio, troviamo
Apollodoro, che rimanendo sempre vicino ai propri predecessori nella narrazione delle
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vicende post belliche, illustra l’uccisione dei figli di Laocoonte per opera di due serpenti,
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interpretati, però, come un segno divino.
Quelle finora descritte sono alcune delle fonti greche appartenenti al filone epico; in un
certo momento, a questa matrice epica si affiancò un filone diverso che interpretava, in
maniera del tutto nuova, le vicende del sacerdote troiano. Collochiamo tra gli autori più
esplicativi del genere, Bachillide, Igino e Sofocle: in essi la figura di Laocoonte è sviscerata
profondamente in un’ottica di civiltà della colpa. Quest’ultima, può diventare la
conseguenza dell’aver contratto matrimonio e aver procreato figli -‐ pur conoscendo il
rigoroso divieto imposto da Apollo -‐ oppure dell’essersi unito alla moglie davanti allo
xoanon del dio.
Di Sofocle, invece, ci sono rimasti pochi frammenti e da essi non possiamo avere un quadro
concreto di ciò che abbia permesso a Virgilio di elaborare la sua narrazione. Tuttavia,
mentre in Sofocle compaiono entrambe le caratterizzazioni di Laocoonte – la vittima
innocente e il sacerdote oltraggioso nei confronti della divinità, in Virgilio, invece, il
sacerdote sembra essere stato punito per il gesto sacrilego contro il cavallo di legno,
scatenando l’ira di Minerva, che non riuscirà più a placare il suo istinto di vendetta e
manderà i due serpenti a uccidere i figli di Laocoonte e il sacerdote stesso che tentava di
“[…]Cassandra e con lei il sacerdote Laocoonte, diceva che dentro il cavallo c’era un gruppo di armati:
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perciò alcuni consigliavano di bruciarlo, altri di gettarlo in un precipizio.”, pp. 15 e ss, “Il Laocoonte nei
Musei Vaticani”
In Apollodoro, il sacerdote è affiancato alla figura di Cassandra, nonostante le loro predizioni
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vengano ignorate dai troiani.
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liberarli.
Chi offre una narrazione differente della vicenda è Quinto Smirneo, che la reinterpreta
come sottoposta alla volontà di Atena e inserisce Laocoonte in due momenti distinti: in
quello della decisione sulla sorte del cavallo e dopo l’arrivo del cavallo in città, entrambe
occasioni in cui il sacerdote cerca di dissuadere i troiani dal conservarlo e di far
comprendere loro il pericolo che quel simbolo rappresentasse in realtà.
Giungiamo ora a Virgilio, l’autore per cui abbiamo compiuto questo breve excursus. Egli ne
parla in questi termini, nel secondo libro dell’Eneide: aut hoc inclusi ligno occultantur
Achiui, aut haec in nostros fabricata est machina muros, inspectura domos uenturaque de
super urbi, aut aliquis latet error; equo ne credite, Teucri . La descrizione che ne dà l’autore
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con il tempo assumerà un ruolo centrale, tanto che nel corso degli studi interpretativi del
gruppo scultorio, l’opera virgiliana divenne un elemento di confronto essenziale. Al verso
199,inizia il momento culminante, ossia la morte di Laocoonte ad opera dei serpenti, che
continuerà nei versi successivi con grande pathos, drammaticità che verrà fissata nel
marmo grazie a questa statua.
A seguire vorrei riportare una parte dell’Eneide di Virgilio che descrive la sorte del
sacerdote troiano:
Hic aliud maius miseris multoque tremendum
200 obicitur magis atque improuida pectora turbat.
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Laocoon, ductus Neptuno sorte sacerdos,
sollemnis taurum ingentem mactabat ad aras.
Ecce autem gemini a Tenedo tranquilla per alta
(horresco referens) immensis orbibus angues
205 incumbunt pelago pariterque ad litora tendunt;
pectora quorum inter fluctus arrecta iubaeque
sanguineae superant undas, pars cetera pontum
pone legit sinuatque immensa uolumine terga.
fit sonitus spumante salo; iamque arua tenebant
210 ardentisque oculos suffecti sanguine et igni &
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Archeologia greca
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Archeologia romana: Appunti di Archeologia greca
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