Archeologia iranica
(Basati sul corso del professor Callieri per l'anno 2013-14, laurea triennale in Beni culturali, Alma Mater di Bologna, polo di Ravenna)
L'impero achemenide
L'impero achemenide è stato tra i più estesi dell'antichità, tra il Mediterraneo a occidente e l'India e la Cina a oriente, al centro quindi di commercio e scambio culturale. I termini Iran e Persia indicano questo stesso territorio, ma sono scaturiti da due tradizioni culturali diverse. Persia è infatti un nome derivato dal greco, con cui l'Occidente lo indicava, mentre Iran nasce localmente a partire dal periodo sasanide e si diffonde per l'evoluzione del concetto di nazione assente nelle epoche precedenti.
L'origine dei nomi Iran e Persia
I greci prendono il nome Persia dai persiani, abitanti della ristretta regione chiamata in senso stretto Persia, o Parsa, l'attuale Fars. L'impero persiano arriva a conquistare Vicino Oriente, Anatolia, fino alla zona dei Balcani, dal VI sec. a.C. all'arrivo dell'Islam, VII sec. d.C., partendo dalla regione Fars/Parsa, da cui ha origine la dinastia regnante. La città più importante della regione si chiama Parsa, in greco Persepoli. I Greci sapevano quindi che l'impero comprendeva popoli diversi, ma era comandato dai persiani. Il nome Persia è ancora oggi usato come termine culturale, per indicare una lingua e una cultura persiane, a differenza di Iran che è un termine di natura amministrativa.
In Iran non esiste infatti una lingua iraniana, ma si parlano lingue diverse, tra cui appunto la lingua persiana, chiamata farsì: si trattava della lingua di cultura internazionale dell'Asia centrale, a differenza dell'arabo che era la lingua religiosa. Fino al 1935 l'Iran si chiamava Persia, ma la fine della dinastia ed il colpo di stato militare di Reza Khan, ispirato da quello in Turchia di Ataturk, portarono alla modifica del nome in Iran per orgoglio nazionale e rifiuto di ingerenze occidentali, in particolare l'influenza inglese di tipo coloniale.
Il concetto di nazione nell'antichità
Il nome Iran deriva dall'ideologia politica sviluppatasi dal III sec. d.C. nell'impero dei Sasanidi, dinastia proveniente da Fars che detenne il potere dal III al VII sec. d.C. Il concetto di nazione prima non esisteva: gli Achemenidi (VI-IV sec. a.C.) avevano solo una concezione di gente della Persia. Iran deriva dal concetto sasanide di Eran, l'insieme di genti, popoli e culture dell'altopiano iranico, a sua volta derivato dal genitivo plurale airyanam del termine Airya, usato dagli Achemenidi con una connotazione culturale e linguistica (chi parla lingua iranica). Significa quindi "terra degli Ari", legandosi in tal modo al concetto di ariani inteso come di radici indoeuropee: la famiglia delle lingue indoeuropee comprende infatti India settentrionale, altopiano iranico ed Europa, suddividendosi in diversi gruppi: lingue indo-iraniche, iraniche, eccetera.
Quindi, per l'ideologia politica sasanide, i popoli che parlavano lingue iraniche erano eran e costituivano il nucleo dell'impero, a differenza del nucleo achemenide che stava nel territorio del Fars. L'Iran di oggi, nonostante l'etimologia, pone più enfasi sul periodo achemenide.
Geografia dell'altopiano iranico
L'altopiano iranico è delimitato da catene montuose: a nord-ovest il Caucaso, poi i monti proseguono fino all'Hindukush, direttamente collegato da altri rilievi al Karakoram ed all'Himalaya; a sud troviamo gli Zagros. L'immenso spazio in mezzo è una pianura deserta a 1200-1800 m sul livello del mare, perché le barriere montuose bloccano le perturbazioni, tranne nella stagione invernale, causando un clima secco ed arido a cui contribuisce l'assenza di fiumi, con un ambiente quindi assai diverso dalle pianure alluvionali della Mesopotamia (Tigri ed Eufrate), dell'India (Indo e Gange) e dell'Asia centro-settentrionale (Oxus e Jaxarte). Questo costringe ad un uso oculato delle risorse idriche.
La zona litorale del Caspio ha piovosità elevata perché l'umidità è bloccata dalle montagne. Oltre i monti, la vita si concentra nella fascia compresa tra i rilievi ed il deserto: l'agricoltura è limitata alle piccole pianure tra le montagne, con una scarsa produttività. Oggi si usano tecniche per estrarre le ricche acque sotterranee, con l'effetto negativo della salinizzazione dei terreni. Il sistema tradizionale di irrigazione si basa invece su canalizzazioni sotterranee, o qanat karez: i canali sono scavati nelle zone montane dove l'acqua delle falde si avvicina alla superficie, con pozzi verticali che scendono fino all'acqua. Si scavano poi cunicoli orizzontali in pendenza, ciascuno stretto tanto da lasciar spazio ad un singolo operaio, con pozzi di aerazione ad intervalli regolari. L'acqua arriva così fino alla pianura fertile dove è estratta con un pozzo normale, e non evapora sotto il sole.
Allineamenti di buche nella zona pedemontana rivelano queste reti di cunicoli. A causa della scarsità d'acqua, comunque, le zone hanno popolazione rarefatta, ed i villaggi sono piccoli e distanziati.
Architettura tradizionale e scambi culturali
La città di Yazd, isolata nel deserto, presenta nell'architettura tradizionale un sistema di aria condizionata: torri aperte verso nord, il lato più fresco, con un condotto che scende in una stanza fresca sottoterra, determinando una circolazione dell'aria che fa da "condizionatore ecologico". A causa del deserto, contatti e scambi si svolgono nelle zone montane e pedemontane, con una sorta di circolarità. Non c'è una "globalizzazione" nella produzione di materiali di questa zona, l'altopiano iranico rimane frammentato, senza mai raggiungere un'unitarietà della cultura materiale. L'unica sintesi possibile è quella della produzione dinastica imperiale, per il resto si distinguono antiche regioni culturali dell'altopiano iranico nell'ambito della geografia storica: Persia, Media, ecc.
Il Golfo Persico e le regioni storiche
Le sovrapposizioni cronologiche rendono tuttavia difficile farne una cartina. Il golfo Persico, prima del periodo tardo-ellenistico e romano, si chiamava mar Rosso, nome che fu poi spostato a quello attuale. Gli attuali stati arabi (Emirati, Arabia Saudita) vorrebbero che si chiamasse golfo Arabico, ma non c'è fondamento nelle fonti.
La Persia va dunque dal livello del mare ai 1500-200 m dell'altopiano. Le fonti antiche, indirette prima di Alessandro, dirette dopo, individuano tre zone climatiche, calda, temperata e fredda. Ogni regione è un'entità diversa. Il Khuzistan, situato tra Persia e Babilonia, una sorta di appendice della Mesopotamia, è conosciuto nelle fonti bibliche come Elam, zona d'origine della popolazione degli Elamiti, una delle componenti della cultura persiana. Il nome deriva da Huja, il termine con cui i persiani chiamavano quella regione. Il Kurdistan è abitato dalla popolazione dei Curdi, che parlano una lingua iranica occidentale come il persiano. La Media deriva il suo nome storico dal greco, mentre in antico persiano era Mada.
Azerbeidjan è la versione medievale del toponimo Aturpatakan, dove atur/adur/azur indica il fuoco. Questa regione fu sempre refrattaria al fenomeno dell'ellenismo, anche dopo Alessandro i sovrani rimasero persiani. Oggi il nome indica uno Stato e due province, tutti abitati da genti turche che parlano la varietà azeri e sono in maggioranza sciiti. Guilan e Mazenderan sono regioni verdi per la pioggia abbondante in riva al Caspio, isolate dalle montagne, per cui se ne sa poco in età achemenide: resistettero per un secolo alla conquista araba. L'Ircania, o terra dei lupi, è al confine tra Asia centrale ed altopiano iranico. La Partia è il luogo d'origine della dinastia degli Arsacidi, il suo toponimo medievale era Chorassan. Troviamo poi Arevia o Harev. La Sacastene, Sistan o Drangiane deriva quest'ultimo nome da zranka, gli altri dalla popolazione nomade dei Saka. La Gedrosia, toponimo ellenistico, o Mekran secondo il nome medievale, fu attraversata da Alessandro Magno con grandi perdite per l'esercito. La Carmania era una regione molto legata alla Persia per quanto riguarda la cultura materiale.
Fonti archeologiche e storiche
I contesti archeologici sono conosciuti da documentazione e rapporti: i rapporti preliminari dopo ogni campagna precedono un rapporto finale al termine di un ciclo, che deve essere completo e distinguere la descrizione dall'interpretazione. Le fonti archeologiche sono asettiche, cioè non soggette a forzature ideologiche come invece può essere la loro interpretazione. Il materiale fuori contesto deve invece essere studiato con la metodologia della storia dell'arte: tecnica, cioè materiale e lavorazione; stile, da cui si risale al contesto geografico e cronologico; soggetto, con iconografia, cioè descrizione, ed interpretazione iconografica. Si pone poi per questi oggetti il problema dei falsari.
Le fonti scritte possono essere epigrafiche o letterarie. Le prime, iscrizioni antiche ed originali, si distinguono a loro volta in ufficiali, prodotte da un'amministrazione, e private, come testi utilitaristici, contratti o iscrizioni su oggetti personali. Le fonti ufficiali possono essere economico-amministrative oppure politico-religiose. Le iscrizioni documentano la diffusione delle lingue, come nel caso di un'iscrizione in greco rinvenuta in Pakistan, e l'onomastica, in particolare i nomi teoforici, cioè con radice religiosa, come Mitradata. La paleografia studia l'evoluzione delle diverse forme di scrittura. Le iscrizioni possono anche riportare nomi di città e luoghi risultando utili per la toponomastica. Le fonti ufficiali più alte, tuttavia, possono mentire per motivi ideologici.
Le fonti letterarie derivano dall'attività di composizione e messa per iscritto di testi. Si dividono in fonti storiche e geografiche, fonti religiose e fonti epico-narrative. Non esistono fonti letterarie storiche iraniane, perché il mondo iranico non ha un approccio scientifico verso la storia, così come il mondo indiano, dal momento che in essi non c'è una prospettiva lineare del tempo quale troviamo in occidente e nei tre grandi monoteismi. Abbiamo quindi fonti dall'esterno per il periodo pre-islamico, e poi fonti islamiche. Anche per la geografia c'è solo un'opera tardo-sasanide, ma in complesso non appare un approccio scientifico, almeno nelle fonti giunte fino a noi.
Le lingue iraniche
| Occidentali | Orientali |
|---|---|
| Antico Persiano (fino al IV sec. a.C.) | Avestico |
| Medio Partico (III a.C.-VII d.C.) | Battriano |
| Neo-persiano (dal VIII d.C.) | Pushtu |
| Curdo |
I momenti di spartizione tra i periodi sono dati rispettivamente dalla fine dell'impero achemenide ed all'arrivo dell'Islam. L'antico persiano, la lingua parlata dagli achemenidi, era scritto in caratteri cuneiformi. L'avestico è la lingua dei testi della religione zoroastriana, e ne esistono una forma antica ed una recente. Fu messo per iscritto solo dal V sec. d.C. con una scrittura derivata dall'alfabeto aramaico, usato come lingua franca, mentre prima c'era, come in India, una trasmissione orale dei testi che a causa della loro ampiezza richiedevano specializzazione (nel mondo islamico opahfez è colui che sa a memoria il Corano). L'alfabeto avestico comprende anche le vocali, per necessità di esattezza del testo sacro.
Il partico è la lingua della Partia, mentre battriano e sogdiano appartengono entrambi all'Asia centrale, anche se il secondo utilizza una scrittura derivata dall'aramaico, l'altro l'alfabeto greco. La colonizzazione greca era infatti particolarmente radicata in Battriana. All'inizio del periodo antico gli scribi utilizzavano l'aramaico, in età media iniziarono ad inserire parole in persiano, ed arrivarono poi a scrivere tutto in persiano in caratteri aramaici, tranne le parole dette logogrammi che erano scritte in aramaico e pronunciate in persiano.
Il neopersiano è essenzialmente il medio persiano scritto con la nuova grafia araba, anche se si adottano segni diversi per i suoni non compresi nell'alfabeto arabo. Esso è la lingua dell'Iran, dell'Afghanistan nella varietà dari, del Tagikistan nella varietà tagiko. Il pushtu, lingua dell'Afghanistan, usa alcune strutture grammaticali delle lingue indiane, ma come il turco era scritto in caratteri arabi. Il persiano era la lingua della poesia e dell'alta letteratura, ed in generale nessuna di queste lingue serve per le fonti storiche.
Fonti esterne e storici
Per quanto riguarda le fonti esterne, abbiamo ad ovest il mondo greco e romano, a nord l'Armenia, che pose una forte insistenza sulla storia nella lotta per la conservazione della propria identità, a est l'India, con cui c'erano contatti, ma poche informazioni per la distanza.
A fine VI sec. a.C. o inizi V Scilace di Carianda fu incaricato da Dario I di navigare il golfo Persico verso l'India, e descrisse tale navigazione, su cui però abbiamo solo notizie riportate da altri autori. Ecateo di Mileto fu il primo storiografo, per l'approccio scientifico, e fu conservato in parte in autori bizantini. Erodoto, nelle sue Storie, arriva a trattare fino al regno di Serse. Questi autori venivano dalla costa anatolica, zona di cultura greca ma sotto il dominio persiano.
Senofonte, agli inizi del IV sec. a.C., scrive la Ciropedia, un'opera retorica su Ciro il Grande considerato esempio del buon sovrano, e l'Anabasi, frutto di esperienza personale sul territorio persiano. Ctesia di Cnido, medico alla corte di Artaserse II, aveva accesso a fonti originali, ma la sua opera, di cui rimangono citazioni del patriarca bizantino Fozio, era considerata una raccolta di menzogne ed esagerazioni.
Tra gli storici di Alessandro, che nel 330 a.C. arrivò a Persepoli come conquistatore e che era assai interessato alla conoscenza del mondo, alcuni sono considerati oggettivi, di altri abbiamo pochi frammenti. Uno dei più validi è Tolomeo, che fu anche generale e fondatore della dinastia dei Tolomei in Egitto. Molti autori ellenistici furono invece perduti, come Berosso, autore di una Storia babilonese, o Apollodoro di Artemita, che scrisse la Storia dei Parti.
In età romana, durante cui il confine di Roma ad Oriente arrivò all'Eufrate, Diodoro Siculo (I sec. a.C.) fece uso di fonti precedenti. Strabone fu storico e geografo, e la sua Geografia in 17 libri, a carattere fisico ed antropologico, è la prima opera strettamente geografica conservata. Isidoro di Caracene fu autore delle "Stazioni partiche", un itinerario pratico dalla Siria all'Asia centrale, completo di distanze e posti dove alloggiare. Il "Periplo del mar Eritreo", sempre nel I sec. d.C., anche se c'è un dibattito sulla datazione, descrive una navigazione nel mare Arabico, dal mar Rosso all'India. Plutarco scrisse le Vite Parallele ed i Moralia, alcuni dei quali riguardano la cultura persiana, come la Vita di Alessandro. Anche Arriano di Nicomedia scrisse una "Anabasi di Alessandro", considerata attendibile ma idealizzata, in cui descrisse anche l'itinerario della navigazione dalle foci dell'Indo a quelle del Tigri compiuta dal generale Nearco e riportata nell'opera Indikà.
Nel II sec. d.C. Claudio Tolomeo, scienziato e matematico, scrisse una Geografia in 8 libri, di tipo topografico, che riportava coordinate geografiche del mondo antico ed accompagnava una mappa. Di questa mappa sono pervenute copie manoscritte rinascimentali, ma la resa approssimativa ha portato gli studiosi ad ipotizzare una completa invenzione delle regioni più lontane. In realtà gli errori hanno cause diverse, come visto da due studiosi francesi che hanno confrontato i toponimi tolemaici con quelli dei testi islamici medievali, individuandone molti. L'errore pare essere nell'assemblaggio di mappe diverse e nell'imprecisione dei resoconti forniti a Tolomeo da mercanti e viaggiatori, che misuravano le distanze in giorni di viaggio.
Oltre a questa letteratura in lingua greca ci sono fonti in latino, come Trogo Pompeo, "storico di opposizione" in quanto nemico di Augusto e quindi non conservato se non per un'epitome (riassunto) di Giustino. Egli era interessato all'Oriente greco, in particolare Battriana e Partia. La Storia Naturale di Plinio il vecchio comprende anche una sezione geografica, basata su Strabone o sulle sue fonti. Nel I d.C. Curzio Rufo scrisse un'altra biografia di Alessandro, oggi rivalutata. Amiano Marcellino partecipò nel IV sec. d.C. alla spedizione dell'imperatore Giuliano contro i Parti, ma nella sua opera appare una discrasia tra questa esperienza diretta e l'uso di fonti ellenistiche.
Per il periodo dei Sasanidi, gli storici bizantini riportano i rapporti conflittuali tra Persia e Bisanzio. Troviamo inoltre gli storici armeni.
Limiti cronologici dell'archeologia iranica
I limiti cronologici dell'archeologia iranica vanno dalla fine della preistoria al VII sec. d.C., quando inizia l'archeologia islamica. L'età del Ferro si suddivide in:
- Ferro I: 1350 - 1100 a.C.
- Ferro II: 1100 - 800 a.C.
- Ferro III: 800 - 550 a.C.
- Ferro IV: 550 - 330 a.C.
Con la fine dell'età del Bronzo finirono anche le grandi città, sostituite in età del Ferro da un diverso modello di insediamento. Si pone quindi il problema delle cause, con l'ipotesi di movimenti migratori dall'Asia centrale e di un arrivo sull'altopiano di genti indo-europee, su cui però non si sa molto, neppure se fossero una componente unica. In età del bronzo le popolazioni locali erano elamite. Ancora oggi l'India meridionale parla lingue dravitiche diverse da quelle indo-europee del nord.
Secondo l'ipotesi migratoria gli indo-europei si spostarono a sud e ovest ed ebbero la meglio sui centri urbani, ma questo modello è oggi messo in discussione come modello di sviluppo storico del nostro tempo, non del passato. Non ci sarebbe stata un'invasione, ma piuttosto una lenta penetrazione e coesistenza di genti pastorali marginali che presero poi il sopravvento. L'unica cosa certa è un cambiamento nella produzione cera...
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