Roma: tempio di Giove Capitolino
Fondato da Tarquinio Prisco, il tempio nacque su una delle due vette del colle come testimonianza della presenza etrusca in Roma nel VI secolo a.C. Dopo l'incendio dell'83 a.C. viene ricostruito da Catulo conservando la pianta e l'aspetto precedenti, cioè un periptero sine postico con tre celle, di cui quella centrale dedicata a Giove e le due laterali a Giunone e Minerva. Inoltre, sono presenti sei colonne sulla fronte e altrettante sui due lati e un podio alto 13 piedi orientato a sud-est. Il tempio di Giove Capitolino è il più grande dei templi etruschi e italici finora conosciuti per le sue dimensioni, che sono tra i 175 e 180 piedi di larghezza e tra i 204 e 210 piedi di lunghezza. Si è pensato che la struttura appartenesse a una fase medio repubblicana (6° - 3° secolo a.C.), ma sono stati ritrovati esempi di periptero sine postico nel periodo tardo arcaico. Poiché è un monumento devastato è difficile stabilire l'altezza esatta delle colonne e descrivere i resti della decorazione fittile. Il tempio è riprodotto come tetrastilo su monete e su rilievi storici di età imperiale.
Roma: area sacra di Largo Argentina
Si tratta di un complesso di edifici sacri di età regia ed alto repubblicana situata tra il Circo Flaminio e il Campo Marzio. Quest’area corrisponde alla porticus Minucia Vetus, edificata da Minucio Rufo per un trionfo sugli Scordisci. Questa porticus è riconoscibile per i colonnati sui lati settentrionale ed orientale della piazza, ha un pavimento in tufo ed è costituita da 4 templi:
- Il più antico (C) poggia su un altissimo podio e ha la pianta del periptero sine postico, tetrastilo o esestilo sulla fronte e colonnato sulle alae chiuso sul fondo da una parete continua. Questo tempio ha una propria platea pavimentale sulla quale si imposta un altare in peperino. La platea pavimentale è stata sostituita più volte e dall’altare nasce un piancito più alto che va a formare il pavimento della porticus Minucia. Il tempio durante la storia ha subito varie modificazioni come l’abbassamento del podio dovuto all’innalzamento dei livelli pavimentali. Il nome della divinità adorata in questo tempio non è noto ma si pensa che possa essere Feronia.
- Il secondo (A) è un piccolo edificio in antis o prostilo tuscanico con podio alto 10 metri. Il tempio aveva una platea tufacea sulla quale posava un altare in peperino solo in parte conservato. Questa platea è stata sostituita da una seconda platea di tufo che va a formare il pavimento della porticus Minucia. Il podio è stato rifatto riproducendo le cornici con la stessa sagoma, ma pochi anni più tardi il tempio venne interamente ricostruito creando una peristasi attorno all’antico edificio. Il nuovo podio è caratterizzato da cornici ellenizzanti e si identifica con il tempio di Giuturna in Campo. Il rifacimento è giustificato da motivi gentilizi.
- Il terzo tempio (D) era in porticu Minucia e ha una fase più antica in opera cementizia. La pianta ha caratteri di arcaicità, una grande cella rettangolare preceduta da un ampio pronao esastilo profondo tre intercolumnii. È dedicato al censore Emilio Lepido.
- L’ultimo (B) è il tempio rotondo che consta di una peristasi circolare su podio modanato con rigonfie e barocche sagome ellenizzanti. Le colonne della peristasi erano in tufo con basi attiche e capitelli corinzi in travertino. In un secondo tempo il tempio venne trasformato in uno pseudoperiptero.
In epoca imperiale si ebbero due grandi trasformazioni dell’area:
- La prima consistette nella ripavimentazione in travertino della porticus che comportò un ulteriore arretramento delle scalinate d’accesso.
- La seconda trasformazione è quella che vide la chiusura delle fronti dei templi A e B entro un unico muro.
L’importanza dell’area sacra è eccezionale perché i moduli architettonici dei templi sono usati come paradigma cronologico per tutti gli edifici sacri dell’Italia centrale. Inoltre, l’area collega le sue architetture con quelle dell’area sud-etrusca e ci documenta la tendenza a ridurre l’altezza dei podii, confermando la profonda ellenizzazione della cultura romana attraverso nuove forme decorative come le colonne di tipo ellenistico o gli impianti architettonici neoclassici.
Cosa: impianto urbanistico
Cosa è una colonia latina fondata nel 273 a.C. che assume l’aspetto di grandi città di tipo ellenistico italico. Si tratta di una ben conservata cinta di mura in opera poligonale dotata di tre porte e 18 torri che si adagia sulle due cime di una collina. Entro la cinta si sviluppano le insulae comprese entro strade rettilinee e incroci ortogonali supportati da un accurato impianto fognario. In epoca più tarda, al centro della città vennero sistemate le terme, mentre gli edifici sacri sono situati nell’arx. L’approvvigionamento idrico era fornito dalle cisterne private e da due grandi serbatoi pubblici. Gli elementi che caratterizzano Cosa sono la regolarità dell’impianto, l’organizzazione dei principali servizi comuni e la studiata disposizione delle mura.
Roma: tomba degli Scipioni
L'ipogeo gentilizio dei Cornelii Scipiones sorse lungo la Via Appia; quasi certamente il fondatore fu Scipione Barbato, il cui sarcofago occupava il posto d’onore. All’inizio fu una grande camera quasi quadrata, scavata nel tufo e con quattro robusti pilastri per assicurare solidità. L’effetto era quello di un grande corridoio che correva per quattro lati e raccordato al centro da quattro bracci a croce. Anche se di vaste proporzioni, né i sarcofagi, né l’impianto trovano confronti nei grandi ipogei gentilizi etruschi. Solo sette dei molti sarcofagi recano iscrizioni e all’ipogeo fu affiancato un altro ipogeo minore sempre quadrangolare ma con andamento lievemente divergente dove furono sepolti pochi altri membri della famiglia. In occasione della costruzione dell’ipogeo minore venne creata una solenne facciata costituita da un alto podio con cornici a cuscino, entro il quale si aprono tre archi ispirati alle scaenae frontes ellenistiche. L'attribuzione a Scipione Emiliano di questa sistemazione ha importanza per una corretta interpretazione dei processi di ellenizzazione della cultura non romana.
Roma: C.D. Bruto Capitolino
La testa bronzea è giunta ai nostri giorni integra ed è stata identificata con il ritratto di Bruto, il mitico fondatore della repubblica. L’identificazione è stata condotta sulla base del ritratto e delle monete, e Bruto è raffigurato barbato, con sguardo intenso e fisso, le labbra asciutte, gli zigomi segnati, il naso aquilino, la fronte alta e ineguale. La barba è a tratti e a ciocche ineguali e spezzate. In realtà non è un vero ritratto ma una ricostruzione ideale e l’opera è datata negli anni del primo quarto del terzo secolo a.C. in un momento di espansione culturale romana.
Roma, tomba degli Scipioni: sarcofago di Scipione Barbato
Nel fondo dell’ipogeo degli Scipioni si trovava il sarcofago in nenfro di Scipione Barbato, unico ad avere una decorazione di tipo architettonico elaborata ed elegante. Il sarcofago è concepito in forma di altare con modanature alla base e una cornice sovrapposta a un fregio dorico in alto; il tutto è completato da un coronamento con due volute all’estremità. Notevole è anche l’esecuzione delle rosette entro le metope. Il sarcofago è un esempio di architettura a stili misti (cornici ioniche su fregi dorici); la pietra chiamata nenfro fa pensare a maestranze dell’etruria meridionale e quindi è preferibile l’ipotesi che il sarcofago sia legato a fonti megalogreche. Eccezionale importanza hanno le iscrizioni sul sarcofago, una più antica dipinta sul coperchio con il solo nome del defunto, l’altra incisa verso il 200 a.C. sulla cassa.
Roma, necropoli dell’Esquilino: affresco con scena storica
Il frammento di affresco sulla necropoli esquilina è uno dei documenti più importanti della pittura storica romana. L’affresco a fondo bianco era articolato su più registri:
- Del primo registro rimangono pochi resti delle gambe di un personaggio.
- Il secondo identifica le mura di una città popolata da individui e due personaggi, uno in abiti militari e l’altro vestito di toga.
- Il terzo rappresenta due scene, una di combattimento a sinistra e l’altra che identifica due personaggi simili a quelli del secondo registro.
L’identificazione delle scene conferma le ipotesi che nell’affresco siano rappresentati battaglie ed episodi della seconda guerra sannitica. Stilisticamente ci sono elementi caratteristici del gusto narrativo ed italico come la composizione su vari registri, la gerarchia delle proporzioni e l’attenzione per i dettagli. Inoltre è presente una ricerca di contrasti cromatici che riguardano la tradizione greca.
Roma, foro Boario: tempio c.d. di Vesta
Il tempio marmoreo di Vesta si impianta su di una elevata piattaforma a blocchi di tufo per formare un argine nell’ansa del Tevere ove era dislocato il porto Tiberinus. Questo tempio viene identificato con l’aedes Herculis Victoris ed è un’esaltazione della potenza del ceto equestre. Le fondazioni sono ad anelli di blocchi di cappellaccio senza podio, ma con una serie di gradini di krepidoma, sui quali si impostano direttamente le peristasi e la cella in marmo. Le colonne sono corinzie, dal fusto scanalato e dalle basi attiche: 12 di esse sono di sostituzione. Il soffitto era cassettonato e la cella è un alto zoccolo d’ortostati secondo i modelli classicistici ed ellenistici. Nel medioevo l’edificio fu trasformato in chiesa dedicata a Santa Maria Egiziaca. I modelli sono classici, sia per l’impianto che per i motivi decorativi, ma filtrati attraverso le esperienze dell’architettura tardo ellenistica.
Roma, foro Olitorio: templi repubblicani
Il foro Olitorio racchiude resti di tre templi di età repubblicana che sono stati identificati con quelli di Ianus, Iuno Sospita e Spes. Il tempio di Ianus fu fondato nel 260 a.C., quello di Spes nel 254 a.C. e quello di Iuno nel 194 a.C. I tre templi sorgono l’uno accanto all’altro con pochissimo spazio intertemplare, uno è periptero su colonne doriche con alto podio non modanato, mentre gli altri due sono ionici, l’uno periptero di colonne di tufo su alto podio con modanature in peperino e rivestimenti in travertino, e l’altro periptero sine postico di colonne di tufo rivestite di stucco su basso podio elegantemente sagomato. Architettonicamente il più notevole è il tempio dorico perché la soluzione è di ambiente urbano e la scelta è stata pensata in rapporto all’essenzialità decorativa dell’ordine.
Roma: Campo Marzio meridionale
La zona del Campo Marzio meridionale rappresenta lo spirito urbanistico tardorepubblicano. Inizialmente erano presenti solo i templi di Apollo e la zona del largo Argentina, nel 3° secolo a.C. vede nascere il tempio di Bellona. Nel 221 a.C. Flaminio costruisce il Circo Flaminio con un asse fortemente inclinato; su quest’asse si inseriscono tutti i successivi grandi edifici trionfali, dal tempio di Hercules Musarum al tempio di Diana, e dai due marmorei templi di Iuppiter Stator e Iuno Regina al tempio di Marte. Sul luogo dell’antico Theatrum ad Apollinis Cesare cominciò il suo teatro, mentre Augusto proseguiva l’antica tradizione di dedicare tutti i templi del circus. L’area dell’antica villa pubblica vide la nascita della Cripta Balbi, del Teatro di Pompeo e dei grandi edifici di Agrippa e Domiziano.
Roma, Campidoglio: Tabularium
La costruzione è considerata l’edificio più impegnativo sul piano architettonico della Roma tardorepubblicana: eretta in opera quadrata con i soffitti a volta in calcestruzzo, serviva come archivio di Stato, essa occupa le pendici orientali del Campidoglio. Questa substructio ha archi inquadrati da semi colonne doriche, alle spalle del quale ci sono stanze coperte a volta a padiglione. Sul lato nord si trovano due file di camere, probabilmente uffici dell’archivio. Internamente vi è un sistema di scale che collegavano tra loro i vari piani ed infine una grande scalinata in travertino congiunge il piano del Foro con il primo piano del Tabularium. Il Tabularium aveva il duplice scopo di creare un edificio capace di regolarizzare la zona del Colle Capitolino e di costruire una quinta architettonica di sfondo al Foro. Grazie al perspicace uso del loggiato ad archi inquadrati da semi colonne si crea un modello universalmente accettato per tutti gli edifici romani.
Palestrina: santuario della Fortuna Primigenia
Il Santuario delle Fortuna Primigenia di Preneste è diviso in inferiore e superiore. Nel santuario inferiore, urbanisticamente collegato con il complesso superiore, ci sono edifici di varia epoca alle spalle di un grande tempio di tipo etrusco-italico: si tratta di una grande aula a quattro navate coperta, con la parete di fondo dal bel prospetto di semicolonne inquadranti finte finestre e preceduta da un portico colonnato a due piani. Sono presenti inoltre due edifici simmetrici ai lati, a sinistra una grotta naturale sistemata a ninfeo con pavimento a mosaico e a destra una sala absidata con podio ornato da fregio dorico. Questi edifici appartenenti al Foro civile di Preneste sono in parte Presillani e in parte Sillani. Il Santuario della Fortuna vero e proprio si sviluppa su una serie di sei terrazze artificiali disposte sul ripido pendio roccioso. Le prime due terrazze sono delimitate da due giganteschi muri in opera poligonale; sulla terza terrazza si situa una grande rampa per metà scoperta e per metà colonnata. Attraverso questa rampa si giunge alla quarta terrazza ornata da un portico colonnato ionico sormontato da un ampio attico a semicolonne caratterizzato da due grandi esedre simmetriche, inquadranti l’una un basamento e l’altra una piccola tholos. Al centro del portico c’è una ripida scalea che porta ad una quinta terrazza a semi colonne corinzie, mentre la sesta terrazza è un vasto piazzale bordato da un doppio portico corinzio che nel fondo mostra una cavea teatrale conclusa alla sommità da una tholos. Il complesso è ispirato alle grandi costruzioni a terrazze ellenistiche e tutti gli edifici sono costruiti a gettate cementizie. L’architettura particolare di questo santuario evidenzia la ricerca di pieni e di vuoti, di pause e di accelerazioni verticali, in una concezione equilibrata del moto ascensionale. Il Santuario di Palestrina è un’opera di un architetto ellenistico.
Tivoli: santuario di Ercole Vincitore
Il Santuario di Ercole di Tivoli è una delle più complete espressioni dell’architettura scenografica della tarda repubblica. La costruzione sorge su di uno sprone all’estremità occidentale della città antica, cui si accedeva mediante due scalinate e una strada a galleria a volta in comunicazione mediante scale con la sovrastante piazza. La costruzione presenta una serie di archi inquadrati da colonne tuscaniche e sosteneva un ampio piazzale con un portico ad U. All’interno dei portici c’è un corridoio che avvolge nei bracci laterali delle stanze coperte con volta a padiglione. Il tempio assai mal conservato sorgeva su di un alto basamento lievemente spostato verso destra rispetto all’asse della piazza ed era un periptero sine postico con pronao profondissimo; ai lati di questa nicchia ci sono ambienti che corrispondono a stanze sotterranee accessibili mediante scale. Scarsi sono i resti della cavea teatrale posta in asse con il tempio; il teatro aveva soltanto un basso pulpito. Il santuario viene datato nella prima metà del primo secolo a.C. data la presenza di elementi scolpiti in travertino e di alcune iscrizioni. L’impianto è volumetricamente massiccio, ma poco articolato sul piano spaziale per ricercare un recupero degli spazi interni.
Terracina: santuario di Iuppiter Anxur
Il santuario sorge sulla sommità dell’acropoli dell’antica colonia romana di Terracina. L’impianto consiste in una grande piattaforma percorsa all’interno da un corridoio voltato ed aperto con finestre verso l’esterno a cui è legato un tempio di epoca diversa, consistente in un ambulacro doppio aperto con una serie di arcate. Accanto al tempio c’è una cavità sotterranea sistemata con muratura. Il tempio vero e proprio era un grosso edificio su alto podio modanato, pseudo periptero esastilo corinzio dal profondo pronao. Da un punto di vista strutturale e architettonico ha molta importanza la serie di conformicazioni della piattaforma, evidentemente destinate a mercato coperto. La datazione del santuario terracinese appare controversa dal pieno secondo secolo a.C. fino all’età Sillana.
Cosa: foro
L’area forense di Cosa ha una grande piazza rettangolare accessibile attraverso un grande arco a tre fornici e presenta sul lato settentrionale la serie degli edifici pubblici. Il più occidentale è la Basilica posta con il lato maggiore lungo la piazza e aperta su di essa in modo da formare una sala coperta dalla doppia fila di sei colonne. Accanto alla Basilica sorge un piccolo tempio, cella quadrata preceduta da un pronao tetrastilo. Adiacente si trova il complesso della Curia, edificio di tipo templare, preceduto da un recinto con gradinata interna. Dopo una piccola strada si trova un modesto edificio a pianta quadrangolare identificato con l’erario. La sistemazione mette in evidenza una visione assiale con il tempio sul lato corto, da alcuni studiosi ritenuta propria dell’urbanistica romana anche se l’origine è certamente ellenistica.
Pompei: foro
Il Foro di Pompei inizialmente era una piazza organizzata con portici ed edifici pubblici e sacri sui lati. Sul lato...
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