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Appunti di archeologia e storia dell'arte romana

Giulia Roberto

Laurea in beni culturali

Zone geografiche e periodi dell'epoca romana

Le zone geografiche comprese sono diverse da quelle del mondo greco, anche se questi mondi furono legati da rapporti commerciali, nonché culturali (dalla protostoria, in poi).

Periodo monarchico o età regia (753 – 509 a.C.)

Periodo in cui, secondo la mitologia, Romolo fonda la città di Roma, occupando il ruolo del sovrano, capo politico e sacerdote. Questo periodo finisce con la cacciata di Tarquino il Superbo e con l'espansione della città.

Periodo repubblicano

  • Alto repubblicano, 5-4 sec a.C. (prima espansione di Roma, definizione del sistema politico)
  • Medio repubblicano, 4-2 sec a.C. (stabilità politica, sistema difensivo)
  • Tardo repubblicano, 200-27 a.C. (crescenti conflitti interni, crisi che portò a guerre civili)

Periodo in cui vi è una oligarchia (governo di pochi); quindi, non vi è un unico monarca, ma una rappresentanza dell'aristocrazia (che ha il potere finanziario), tramite il Senato (=Mobilitas), dove venivano espresse, tramite i magistrati, magistrature collegiali, per gestire i vari settori del regno. Questo periodo termina con la giunta del primo imperatore, Ottaviano Augusto, che assunse tutte le cariche repubblicane; la politica e la religione erano ancora strettamente legate, quindi Ottaviano prese anche la carica di sommo sacerdote (si ha una svolta istituzionale, perché vi è la concentrazione del potere in un'unica figura).

Periodo imperiale

  • Alto impero, 1 sec (Augusto e dinastia Flavia)
  • Medio imperiale, 2-3 sec (Traiano e dinastia dei Severi)
  • Tardo imperiale, 3-5 sec (anarchia militare, Diocleziano e Costantino)

Questo periodo termina con la fine dell'Impero Romano d'Occidente. Il tardo impero viene spesso quasi considerato un'età a sé, in cui vi fu una fase di crisi generalizzata, in cui nascono anche nuove forme di spiritualità, pagane e cristiane, che mettono in crisi il culto per l'imperatore; vi sarà un nuovo sistema politico, economico e militare, che metteranno le basi per la futura storia europea.

Culture protostoriche

Abbiamo un inizio in cui vi sono varie culture localizzate nell'area della vecchia Roma; età protostorica = culture latine nell'area centrale del Lazio e civiltà etrusche a sud del Lazio, culture italiche, più arretrate, a nord, che vivono ancora come nell'età del ferro, e la Magna Grecia (fin dall'8 sec), a sud dell'Italia e in Sicilia (cultura fondata sulla polis, con forme culturali più progredite): vi è, quindi, un mosaico di culture differenti.

Posizione geografica

Importante è la posizione geografica di Roma, sorta sul fiume Tevere, che rappresentava una barriera naturale, oltre che un tramite tra le varie culture presenti (soprattutto quelle etrusche e latine); il fiume, quindi, acquisisce una grande valenza di collegamento ed attraversata; Roma sorge proprio su un luogo di attraversamento, con i mercati greci che arrivavano sul Tevere, grazie ai collegamenti commerciali e di colonizzazione. Roma non si trova alla foce del fiume, ma era collegata al porto tramite rapporti commerciali. La composizione del paesaggio in cui si trovava la città era perfetta per essere insediata e colonizzata, grazie ai suoi colli, in posizione elevata rispetto allo scorrere del fiume; per questo, i primi villaggi li troviamo proprio in due di questi colli, sul Palatino e sul Campidoglio, che rappresentano il cuore della Roma più antica.

Aree romane

Possiamo distinguere due aree; una prima, quella “gialla”, con cinta muraria chiamata erroneamente Serviane, risalenti all'età repubblicana, con l'estensione della città nel 4 sec, quando ancora Trastevere è area extraurbana, posizionata nella riva destra del fiume; una seconda zona, quella “marroncina”, con una seconda cinta muraria, d'età medio repubblicana, chiamata Aureliana, risalente al 3 sec, quando parte di Trastevere viene compresa nella città urbana, mentre il Gianicolo continua a rimanere fuori.

Zona Polo Romano

Zona centrale della città.

Zona Campomarzio

Zona non costruita; il nome deriva da Marte, e per questo era il luogo dove si svolgevano le esercitazioni militari.

Evoluzione edilizia

Non si ebbero fin da subito tutti gli edifici caratteristici della città di Roma; si può, così, stipulare una cronologia (non sempre così stretta), dell'evoluzione edilizia romana: i primi edifici d'importanza economica e commerciale, furono i magazzini (costruzione utilitaria, situati sulle sponde del Tevere, prima testimonianza di edifici di ampia mole); abbiamo le terme, tipici del litorale campano (molto ampi e ricchi, con cupole emisferiche, realizzati con concrezioni, cemento resistente, messe in opera con casseformi in legno); il tempio aveva il lato posteriore chiuso, colonnato sui lati lunghi, adattamento del tempio ellenistico; abbiamo, poi, la basilica, costruzione strettamente legata alla tradizione romana-italica (pianta rettangolare, divisa con tre navate, con o senza portico, con spesso un abside sul lato corto, vi si amministrava la giustizia, anche questo edificio quindi aveva funzione civile e uno scopo ben preciso, funzionale); anche i sepolcri ebbero un ruolo importante, con quello a pianta rotonda che mostra la più grande maestosità di questa struttura (conteneva una o più camera sepolcrale, con chiusura a volta, coperte da un tumulo di terra); la costruzione dei fori rappresentò un vero e proprio rifacimento dell’urbanistica e fisionomia di Roma; vi sono poi gli anfiteatri, in particolare ricordiamo il Colosseo; i palazzi rappresentano quanto l’esaltazione del singolo fosse sentita, perché le residenze, imperiali ma anche della borghesia, erano immense e ad alto livello architettonico-decorativo (si veda la Domus Augustana, prima Palazzo di Domiziano; i palazzi trasmettono una concezione, asiatica, di sovranità divina); caratteristiche sono le case plurifamiliari, che altro non sono che edifici semplici, con all’interno più vani, realizzati in serie, destinati ad ospitare più famiglie (l’elevazione arrivava fino a 3 piani, e sono la testimonianza di una concezione urbanistica pianificata, con la costruzione di queste case-tipo).

Polo Romano

Rappresenta il nucleo della futura città di Roma, fatto all’origine di villaggi, posti sui colli, che giunsero a colonizzare la zona pianeggiante (dopo l’età regia, le esondazioni del Tevere avevano reso il terreno paludoso, venne quindi affrontato questo problema); qui verrà instaurato il foro romano, dove si collocheranno i principali centri della città. La bonifica della zona del foro segnò un momento importante della zona pianeggiante, usata dapprima come area di sepoltura. Questo divenne il principale luogo di ritrovo, sede del senato repubblicano e delle magistrature, ma aveva un aspetto assai modesto dal punto di vista monumentale fine 6 sec a.C.; questo è il periodo dell’influenza etrusca.

Tempio Capitolino

Viene costruito il tempio di Giove, sul Campidoglio, tempio di tipo etrusco, circondato da qualche altro tempio minore; questo è il luogo poi destinato al culto della triade capitolina (due divinità maschili ed una femminile, di cultura italica, ma con influenze greche, Giove, Giunone e Minerva), culto che troveremo anche nelle colonie e province romane. Il culto si svolgeva all’aperto, inglobato poi nella casa della divinità; abbiamo solo pochi resti di questo tempio, distrutto e ricostruito nel corso dei secoli. È, quindi, un tempio etrusco-italico, risalente al 509 a.C., con forma rettangolare, diviso in due settori, con un colonnato ed una cella.

Caratteristiche:

  • Tempio situato su di un alto podio, con una scalinata di collegamento; vi è una frontalità del tempio; non è totalmente circondato dal periptero, cioè dal colonnato (periptero sine postico=senza colonnato sul lato posteriore; descrizione dal Trattato di Vitruvio), perché in un lato il muro è chiuso, classico elemento dell’architettura etrusco-italica; non è un tempio costruito in pietra, ma in tufo, materiale reperibile nella zona laziale, e da argilla, utilizzata per l’elevato.

Poi, Roma acquistò potere nel centro Italia e subì una crescente influenza della cultura greca: lo storico Tito Livio fa corrispondere alla presa di Siracusa, nel 212 a.C., l'inizio dell'ammirazione per le opere d'arte greche. La città, con l'arrivo in Italia di scultori ed artisti greci, passò dall'aspetto etrusco-italico al tenore monumentale delle capitali ellenistiche.

Il Foro

Intorno alla piazza, cioè il foro, si trovavano gli edifici civili e religiosi, secondo un modello diffuso in tutte le città romane: vi troviamo la curia (luogo di riunione del senato) e il tempio di Vesta a sud est, che ospitava il focolare della città. Fino al periodo medio repubblicano fu poco monumentale, ma, dopo l'acquisizione di elementi culturali greci, il paesaggio urbano assunse un nuovo volto.

Basilica Aemilia

Prima basilica, costruita all’inizio del 2 sec a.C. (=dal greco basileus), posta a nord del foro, chiamata anche Fulvia-Aemilia, fatta costruire dai censori in carica nel 174 a.C. (Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido). Sono arrivati fino a noi solo il pavimento e le basi originali, ma la ricostruzione medievale probabilmente riflette l'originale.

Si trattava di un annesso coperto al foro, una grande sala rettangolare unita alla piazza da un portico o colonnato; composto da tre navate, con quella centrale più alta per consentire l'illuminazione interna, e si basa su un modulo ripetuto di un arco circondato da due semicolonne ed una trabeazione orizzontale (simile al modulo in uso nelle stoà medio-ellenistiche, che però non usavano l'arco ma una struttura trilitica). Strutture simili esistevano già nel mondo greco, come una sala ipostila sull'isola di Delo: le basiliche riprendono quindi modelli ellenistici, adattandoli ad una situazione differente ed ad una nuova funzione, quella giuridica di sede dei processi.

Basilica Iulia

A sud del foro sorge la basilica Iulia, in origine chiamata Sempronia, perché era stata fatta costruire da Tiberio Sempronio Gracco.

Architettura sacra

Comprende tombe, templi, santuari. Lo stile acquisito dai modelli ellenistici, delle città di Antiochia, Alessandria ed Efeso, lo ritroviamo anche nelle tombe delle grandi famiglie aristocratiche; nella tradizione etrusco-italica, queste erano semplici camere funerarie, costruite ad ipogeo o fuori terra, con un esterno modesto ed affreschi all’interno.

Tomba degli Scipioni

La tomba degli Scipioni, conosciuta fin dal '770, è ubicata nella via Appia, fuori quindi dalla città dei vivi, delimitata dal pomerium, un semplice solco, non coincidente col tracciato delle mura; questa tomba ha una valenza celebrativa, per conservare la memoria dei defunti, oltre ad essere il luogo di sepoltura di tutte le generazioni della famiglia degli Scipioni; nel corso del 5 e 3 sec, si compone di una grande sala sotterranea, di forma quadrata, scavata nella roccia, con piloni di sostegno, che la separano in vari spazi, dove vi sono i sarcofagi; importante è la presenza anche del dromos d’ingresso, che collega l’ipogeo all’esterno, sopraelevato rispetto alla tomba; nel 2 sec, abbiamo una modifica dell’esterno, dove la facciata di pietra nuda viene monumentalizzata, con nicchie rettangolari, che ospitavano statue di esponenti della famiglia, oltre che a quella del poeta Ennio, uomo legato a questa famiglia. Questa tomba, nonostante sia fortemente filogreca, esteriorizzava il significato del modello ellenistico greco, rivendicando, così, quelle origini romane tanto sentite dai cittadini della città.

Architettura templare

Anche per quanto riguarda i templi, nel 2 secolo ci fu un'acquisizione di elementi greci, come mostra il tempio della Fortuna Virile (conservato con un'altra funzione): c'è sempre il podio italico, che esige una visione frontale, ma troviamo anche l'adattamento di uno schema greco, in cui l'armonia deriva da proporzioni matematiche; sul lato posteriore e sui lati lunghi, ci sono semicolonne, ottenendo così un tempio pseudo periptero tetrastilo, con colonne di ordine ionico; il materiale usato è la pietra tenera; il nome del tempio è in realtà improprio, perché non si sa a che culto fosse dedicato.

Il primo tempio periptero in marmo, fu realizzato nel 146 a. C: all'epoca, si utilizzava solo il marmo greco, non quello italico, perché le cave di marmo italiche furono utilizzate solo a partire dalla fine dell’età repubblicana nel foro boario.

Tempio di Vesta

Probabilmente, fu dedicato inizialmente al culto di Eracle; ha una forma circolare, con peristasi che riprende quella della tholos, costruito in marmo pentelico; segue l’ordine corinzio, stile utilizzato fino al 4 sec, solo per la realizzazione degli interni, introdotto per la resa degli esterni solo in età ellenistica; l’architetto, probabilmente, era greco.

Grazie al grande afflusso di capitali, di una spinta innovativa, data da conquiste e commerci, Roma divenne, nel 2 sec a.C., un grande cantiere sempre in rinnovamento, in cui, però, gli operatori parlavano greco.

Santuari esterni

I santuari suburbani o extraurbani, spesso sedi di culti oracolari, assunsero una forma monumentale tra il 2 secolo e gli inizi del primo secolo.

Il santuario della Fortuna Primigenia (culto di una divinità italica), a Palestrina, era un complesso articolato, composto da più elementi, che occupava una collina alle spalle del foro di piccola città del Praeneste, Lazio. Per quello che sappiamo dalle fonti scritte (Cicerone) e dai resti archeologici, era costituito da sette terrazze su quote differenti, collegate da scalinate, di cui le più basse erano di dimensioni inferiori rispetto alle tre più alte, le principali; aveva un forte valore scenografico, anche per il rapporto tra architettura e paesaggio naturale; l'epiciclo terminale era sovrastato da un "baldacchino" rotondo, una sorta di edicola che ospitava la statua monumentale della divinità; il complesso era ispirato all'urbanistica di Pergamo, della prima metà del 2 sec a.C.

Tecniche costruttive

Le utilizziamo come identificatori cronologici, senza prenderli troppo rigidamente, perché subordinati ad altri aspetti, locali, di tempo, necessità; possiamo però dire che, in determinati periodi, prevalsero certe tecniche.

Opera quadrata

Murature strutturate su blocchi di pietra, squadrati, tagliati e infilati l’uno sull’altro, a secco (filari di blocchi); il giunto che collega questi blocchi, cade, circa, a metà del blocco sottostante; vi sono, inoltre, livellette in legno o ferro, che collegano i filari tra loro, oltre ad un perno, che collega il blocco superiore da quello inferiore. I blocchi vengono semilavorati, in base alle ordinazioni, trasportati in sito e lavorati, quindi definiti sul posto. Importante è il piano di attesa e il piano di posa: i blocchi vengono lisciati ai bordi, con superficie non a vista, quindi lasciati grezzi; la presenza dell’anathyrosys, ci fa capire quale era il piano di posa e quale quello di attesa; vi erano posti anche segni identificatori, appartenenti all’alfabeto greco o simboli che facilitavano la messa in opera (utilizzati come indicatori di cava). Questa tecnica venne usata molto in età arcaica, aveva gran effetto estetico, risultando solida; il lavoro era dispendioso, per i grandi costi dei materiali e della manodopera; veniva usata specialmente nelle opere pubbliche.

Tecnica dell'argilla cruda (opus latericium)

Tecnica, rispetto alla precedente, molto economica, con carattere isolante, anche se difficoltosa era l’asciugatura dei blocchi in argilla; presenta sempre uno zoccolo in mattoni o pietra, e pali di legno; l’alzato era realizzato totalmente in argilla; veniva usata per commissioni private, per la realizzazione di case, botteghe.

Conglomerato cementizio (opus cementicium)

Gli elementi utilizzati erano la calce, la sabbia (pozzolana), acqua e cementi (che erano scarti di pietra e/o laterizio); il tutto veniva mescolato, messo in opera tramite casseforme, partendo da essere un composto plastico a divenire solido, dopo la perdita di acqua; caratteristico, perché assumeva la forma della cassaforma utilizzata; per questa sua caratteristica, questa tecnica verrà spesso utilizzata per costruire volte. Diverso sarà il rivestimento esterno, dove veniva utilizzato un materiale che lo proteggeva dagli agenti esterni (uso di intonaci).

Opus incertum

Il nucleo interno del muro era rivestito da blocchetti di pietra di forma irregolare, che lo lasciavano comparire in alcuni punti. Fu particolarmente in uso durante l’età repubblicana (3 e 2 sec a.C.), costruiti con cura ma senza essere troppo precisi. Esempio è il santuario di Terracina: importante è la piattaforma, che sorreggeva gli edifici sacri; il paramento esterno era realizzato in blocchi di pietra, inglobati nel nucleo interno, quando ancora questo è umido (la forma è quella di un prisma, per bloccarsi meglio con la malta); per questo, non hanno forma regolare, ma sono come scaglie di pietra liscia.

Opus reticulatum

Abbiamo un nuovo paramento esterno, che diviene a rombo o a quadrati, comunque di forma regolare, con l’interno ancora in opera cementizia; i pezzi di pietra...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Maria Sandro.
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