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Archeologia e storia dell'arte romana

Interventi di Augusto nel Campo Marzio

Nella parte settentrionale del Campo Marzio, a nord, era presente il grande mausoleo a tumulo con tumoli sovrapposti e con il luogo della sepoltura di Marcello. Più a sud sorge un complesso con un programma iconografico che fa capo alla cerchia di intellettuali, tra cui Orazio, vicini ad Augusto. L’Ara Pacis era collegata alla meridiana, realizzata da maestri alessandrini e concepita per proiettare l'ombra nel giorno del compleanno di Augusto sull’Ara Pacis. Il monumento fu costruito in quattro anni e la sua inaugurazione si pose nel 9 a.C. Questo spazio attuale non è un ritrovamento in situ, ma era collocato in realtà in una zona vicina (i primi frammenti sono emersi nel 1500). I rilievi dell’Ara Pacis finirono nella collezione di Cosimo dei Medici, mentre altri finirono nelle facciate di residenze di due cardinali.

Si compone di un recinto quadrangolare che corrisponde a un templum, spazio consacrato secondo regole, e presenta una duplicità di accessi in associazione al tempio di Giano, le cui porte si chiudono in tempo di pace. Il recinto ha una decorazione interna che, nella parte inferiore, evoca la staccionata, mentre quella superiore ha elementi con ghirlande e riferimenti al sacrificio cruento. Il fregio che orna la parte interna dell’altare presenta un fregio con processioni sacrificali e la processione delle Vestali, massime sacerdotesse del mondo religioso romano.

L’altare riprende modelli già attestati come, ad esempio, il modello della decorazione vegetale. Il registro superiore presenta grande simmetria e rappresenta un brulicare di vita, un rifiorire della natura in un grande seculum aureum grazie alla pace riportata da Ottaviano Augusto (ci sono tralci di acanto, topolini, una grande rappresentazione della natura). Il fregio non è continuo, ma è la rappresentazione su due lati di un'unica processione a cui prendono parte i principali sacerdoti. Vi è anche il volto di Augusto coronato da una corona di quercia in un tipo ritrattistico abbastanza raro, che è una riproduzione del tipo Prima Porta. Ha in mano il bastone ricurvo degli auguri e accanto a lui vi è Agrippa sacrificante e con il capo velato. Seguono la moglie di Augusto, il primo nipote, e il primo figlio di Livia.

Sono figure stemperate, i caratteri fisionomici sono diluiti in una maggiore astrazione. Sull'altro lato vi è Giulia e l'altro figlio di. Ci sono poi scene che alludono alla gens Iulia e ai discendenti, alle origini della fondazione di Roma: i due gemelli, con Marte che assiste al ritrovamento dei due gemelli. Sul lato est vi è un rilievo famoso, quello che corrisponde alla descrizione del rifiorire della natura generato dai venti, dalle piogge, cantato da Orazio nel Carme Secolare come effetto dell’avvento del nuovo regime: figura accompagnata da due personificazioni, sono due venti, dal mantello gonfio dal vento, e si distinguono per il seggio dove seggono: vento di terra e uno vento di mare.

Al di sotto delle auree scorre l'acqua per la vegetazione e alludono anche a una nuova fertilità degli animali. Il quarto rilievo ha delle gambe e i resti di uno scudo obliquo: fa pensare che questo rilievo raffigurasse l'iconografia della dea Roma in armi e con una veste dal seno scoperto, con i piedi appoggiati a una catasta di armi. In questo lato doveva anche essere la personificazione di Honos (testa dai capelli ricci che scendono sul volto), è una testa tipica di un'immagine personificata. Vi è dietro un programma iconografico molto complesso, che lega i destini della gens Iulia con quello di Roma, espressi poi anche nel programma iconografico del foro di Augusto.

Produzione artigianale e influenze

A questo standard di immagini si collega una produzione artigianale sia di altissimo livello ma anche più corrente in lucerne e ceramiche. Si ricorda il tesoro di Hildesheim, forse di un generale attivo in Germania; i girali e le figure che si innalzano in mezzo ad essi sono una ripresa di motivi inferiori dell’Ara Pacis. Ci sono delle figure di amorini che lanciano frecce e stanno cacciando dei pesciolini anche con un tridente. È costruito con un sistema analogo a quello dell’Ara Pacis. È una produzione artigianale alta, ma anche la produzione ceramica risente di questo influsso: si ricorda la ceramica aretina, con la produzione di una coppa che riprende immagini, sistemi e temi dell'arte ufficiale romana.

A una committenza alta si collega anche la produzione di gemme e cammei, questi intagliati nel guscio della conchiglia facendo emergere gli strati per ottenere significativi effetti coloristici. I tratti dell'aria urla di Augusto sono presi come Hermes portatore di pace e benessere (sull’Agata con Mercurio Augusto) e in età augustea si sviluppa una produzione artigianale di grandissimo livello. Si assiste poi al fenomeno della banalizzazione di temi dell'arte ufficiale: esempi delle lucerne che riproducono il tema della vittoria con il clipeus virtutis che diventa un puro elemento decorativo, senza più rimandi culturali significativi.

Si ha un programma per immagini costruito molto abilmente e diffuso nella società: un motivo forte è anche quello della spinta dal basso, è lo zelo dei sudditi che creano immagini e forme di celebrazione che valicano gli stessi intenti di Augusto: sono i suoi sudditi che gli dedicano immagini con richiami divini. Un altro monumento forte del programma iconografico celebrativo di Augusto è il Foro di Augusto: è tangente alla parte meridionale del foro di Cesare. Vi era un tempio dedicato a Marte Ultore, ci vollero quarant'anni per dedicare questo tempio, inaugurato nel 2 a.C. Si depositano le insegne dei Parti e il terreno su cui sorge il tempio del foro è stato acquistato da Ottaviano stesso, è pagato e non sottratto con la forza. Si pagò con i proventi del bottino di guerra. Il muro di fondo è costruito in peperino, con un'altezza di 30 metri, fatto alla...

Il tempio di Claudio e Nerone

Il tempio in onore di Claudio fu votato dalla moglie Agrippina e si spinge lungo il percorso nelle processioni trionfali sotto il Palatino. Si ha un sistema di grandi sostruzioni che creano una piattaforma su cui sorge il piccolo tempio circondato da spazi a giardino. Il tempio ha dimensioni piuttosto modeste, 40x25 metri. Alla sua morte nel 54, gli succede il figlio di Agrippina, un personaggio noto come Nerone, ma era Lucio Domizio Enobarbo Nerone. Fu adottato da Claudio; si ha un ritratto prima della morte di Claudio e ciò che ci permette di datarlo sono le monete del 55 d.C. Si nota che si accentuano gli elementi di somiglianza con il predecessore, testa larga alle tempie, orecchie a sventola, si vuol mostrare la contiguità e continuità del potere e ciò è realizzato attraverso una cifra stilistica che lo indica come un Giulio Claudio, l’acconciatura dei capelli a coda di rondine.

Egli non era ancora imperatore; le cose poi cambiano e a una decina di anni dopo egli si trasforma stilisticamente, e mostra un volto pingue, grasso, acconciatura elaborata dei capelli a gradini, mostrando cura di sé e del proprio aspetto che va di pari passo con un’esibizione di ricchezza mirata a un’esaltazione di sé sul modello dei sovrani ellenistici. L'aristocrazia senatoria offre un'immagine molto negativa di Nerone, mostra un atteggiamento politico e culturale improntato al filellenismo, tanto che libera la Grecia dai tributi, provvedimento che sarà revocato dopo la sua morte. Aderisce a un modo di vivere alla greca e nel lusso, anche nell’attività edilizia.

Due monete mostrano la creazione di una infrastruttura di grande utilità pubblica, una grande struttura per mercato con spazio porticato e un edificio su due piani e pianta centrale. È realizzata in forme monumentali sulle pendici del Celio; spazi di commercio e di beni di lusso. Nerone si vanta anche attraverso le sue monete anche di un altro intervento pubblico, sulla linea del Macellum, ma era già stato iniziato da Claudio, ovvero un nuovo spazio portuale ad Ostia un po' più a nord della foce del Tevere. Si ricorda anche la costruzione di un arco trionfale non giunto, ma noto attraverso una moneta: mostra piloni articolati con colonne che aggettano, al di sopra dell’architrave ci sono statue e in alto un attico con una quadriga con l'imperatore affiancati da personificazioni di Vittoria e Roma. In un nicchia si ha la figura di Marte, i piloni sono decorati con rilievi, i pennacchi dovevano essere decorati con dei fiumi. Fu votato nel senato nel 58 e inaugurato nel 72 d.C per la vittoria sui Parti di Nerone.

Egli compì anche interventi nel Campo Marzio: qui si ha un impianto termale, attribuito a Nerone nella prima fase ma conservato però sotto la ristrutturazione di Alessandro Severo. Si ha un organismo architettonico costruito con la giustapposizione di due complessi uguali: le terme, costruite in maniera simmetrica, con duplicazione di due complessi identici intorno a un nucleo centrale che doveva accogliere una grande vasca aperta, una piscina, che procedeva verso sud al punto caldo delle terme (calidarium). Gli altri spazi circostanti sono costituiti da palestre, ginnasi.

È stato trovato poi un grande spazio, dotato di un peristilio da identificare con il Gimnasium Neronis: nella costruzione delle terme vi è un'organizzazione in relazione anche al ginnasio, collegato alle terme secondo un rapporto organico. Ciò si lega anche a particolari atteggiamenti pubblici di Nerone il quale aveva fatto costruire anche un teatro di legno in cui aveva imposto ai senatori di recitare ma anche un anfiteatro dove aveva messo a combattere senatori contro cavalieri. Voleva spingere la classe senatoria all'esercizio fisico attraverso lo stesso ginnasio, dove aveva promosso una distribuzione a cavalieri e senatori di olio per ungersi; voleva spingere questi ultimi alla cura dell'esercizio fisico sul modello dei ginnasti greci. Costruisce dunque edifici di pubblica utilità secondo un atteggiamento fortemente filellenico.

Incendio del 64 d.C. e ricostruzione

Nel 64 d.C. scoppia un incendio che investe la parte bassa dei colli, occupa il Celio, l’Oppio, l’Esquilino, il Quirinale e giunge a lambire il Campidoglio. Dura per nove giorni, e alla devastazione segue una messa in sicurezza delle varie zone con smantellamento delle rovine. Le macerie non furono però tutte rimosse, furono inglobate in un nuovo muro di contenimento per creare sostruzioni innalzando il livello del suolo per un’altezza di quattro metri. Ciò crea spazi anche più pianeggianti; Nerone dopo questo incendio impose norme di sicurezza maggiori, tipo distanza tra gli edifici.

Si ricorda poi la creazione di uno spazio abitativo noto come la Domus Transitoria, residenza imperiale che l'imperatore utilizza fino a che non porterà a compimento la celebre Domus Aurea. È una residenza imperiale sul Palatino che funge da appoggio per la creazione di una abitazione più grande; è comunque caratterizzata da grande lusso e si ha un grande spazio tricliniario davanti a un enorme fontana: è un grande ninfeo articolato su due ordini di nicchie su dove scende l'acqua. Da questo spazio centrale scende la scala da cui deriva l'acqua che si raccoglie poi in una specie di canale in basso.

Vi è un uso estremamente lussuoso di marmi e sono stati trovati frammenti di opus sectile, con decorazioni parietali di amorini, ad incrostazioni figurate. Ci sono anche edicole sottilissime con ghirlande appese. È una decorazione parietale sfarzosa accompagnata da grandi marmi colorati. Si ha un effetto di policromia e ricchezza impressionante; si ha qui una delle prime attestazioni della pavimentazione in sectile a Roma (con lastre di marmo tagliato a comporre figure: è la pavimentazione più lussuosa). Il tipo più semplice e meno costoso è un tipo di sectile che usa tagli in serie di piastrelle quadrangolari.

Ville romane e decorazioni

Pompei, Villa dei Misteri: la villa è un fenomeno tipico della società romana, si distinguono le ville a carattere produttivo da quelle che hanno anche una Pars urbana, luogo del soggiorno del dominus. La presenza di giardini legati alle ville si sviluppa già nella tarda età repubblicana; l'espansione delle ville si collega al fenomeno che si ha tra la fine del III e il primo avanti, cioè quella della grande concentrazione della proprietà agraria con formazione del latifondo; si lega all’inurbamento dei piccoli proprietari e spostamento di questi anche nelle colonie. Tutto ciò è reso possibile dalla grande abbondanza di manodopera schiavile. I grandi latifondi hanno un massimo di estensione di 31 ettari, ma questo non è un intervento risolutivo per limitare l’impoverimento dei più poveri e l’arricchimento dei più ricchi.

Le ville potevano anche avere ambienti particolari, tipo quelli termali, piccoli, stretti, bui. Anche Cicerone ricorda come Scipione amasse vivere in modo modesto e senza troppi sfarsi. Questo modo di vivere è tipico della società romana, basata sulla divisione tra otium e negotium; è un concetto evidente presente all'interno del circolo degli Scipioni. Nelle ville degli Scipioni si leggono le commedie di Terenzio, si compone e scrive poesia, si compiono attività giocose, e ci si dedica alle attività intellettuali e letterarie. È qualcosa che si distingue fortemente dal modo di vivere e costruire tipico del mondo ellenistico.

L'esempio meglio conservato di II sec è la Villa dei Misteri di Pompei: si chiama così per la megalografia che adorna una sala. Si innalza su una base che eleva anche gli ambienti e consente anche una maggiore visibilità del paesaggio. La natura si adatta e si trasforma in maniera artificiosa; si ha prima un peristilio e poi un atrio. Tutto il percorso che inizia dall'ingresso è orientato verso l'esedra, grande spazio aperto che aggetta verso l'esterno affacciandosi sul panorama. La costruzione è complessa con ampi ambienti di ricevimento; vi è un triclinio con esedra, un complesso con due spazi per i letti affacciati su una stanza (è un ambiente di soggiorno); polifunzionalità degli ambienti romani, che si adattano diversamente a seconda delle occasioni e vi è un piccolo complesso termale rifinito lussuosamente.

Vi è poi una grande sala con megalografia. All'esterno vi è uno spazio porticato sul lato est. Il peristilio in un momento tardo della villa viene transennato e il cubicolo mostra come la decorazione parietale sia andata sviluppandosi in maniera sempre più complessa e si stiano creando dei veri sfondamenti nella parte alta. Si ha una balaustra in primo piano con rivestimento a cruste con colonne che reggono un architrave e dietro vi è una situazione di grande complessità: ci sono colonne binate aggettanti che sono libere e danno grande profondità, sono l'articolazione di una parete con delle cornici aggettanti (lo spazio intermedio si è arricchito di profondità).

Dietro la parete nella parte alta si ha una tholos, un piccolo ambiente circolare. È un esempio estremamente ricco di decorazione di III sec. Nella grande sala si ha poi la decorazione pittorica a figure monumentali, con megalografia: il significato non è stato ancora chiarito, ma si collega ai Misteri Dionisiaci, come si vede dalla presenza della figura di Dioniso semi sdraiato in riposo e alle ginocchia di una figura femminile seduta interpretata come Arianna. La composizione è composta da figure femminili, delle offerenti, un bambino che suona il flauto. Anche in questa composizione non mancano riferimenti al rivestimento materiale della parete; al di sopra del motivo a meandro, si hanno delle grandi cruste che imitano l’alabastro.

Vitruvio sottolinea come queste megalografie siano usate al posto delle composizioni statuarie, hanno un tono estremamente alto, come quelle della villa di Boscoreale, dove si ricorda un affresco: sono figure pittoriche di grande importanza e solennità. Sono composizioni che vogliono assimilare le ville ai grandi palazzi ellenistici, nel tono della decorazione. Si conosce poi una villa fatta costruire in Palestina da Erode, che mostra non elementi della tradizione orientale, ma è modellata sul tipo delle ville dell'Italia centrale con padiglioni panoramici. Vi è poi una sequenza atrio-vestibolo, si vogliono imitare i modi di vita dell'aristocrazia romana da parte del sovrano. Vi è poi il Palazzo di Macedonia ad Ege, che incombe sul villaggio sottostante ma manca di quel sistema di fondazioni tipico delle ville romane ed è priva di ambienti di ricevimento.

Si ricorda poi la Villa di Quintilio Varo a Tivoli, che dà conto di una sequenza di sostruzioni con più livelli, uno sottostante, una basis villae dove si trova una piscina, e con questa sistemazione poteva godere a pieno della vista delle cascate dell’Aniene; grande disposizione architettonica per una maggiore articolazione dei livelli anche per un fine di maggiore visibilità del paesaggio. Ad Albano Laziale si ha poi una villa appartenuta a Pompeo con una grande esedra semicircolare e un grande ambiente affacciato al paesaggio con colonnato e la villa è alla sommità di un’altura. Seneca afferma che questo guardare dall'alto il paesaggio assimilava le ville a degli accampamenti militari, un’impronta che si ha nelle ville in età tardo imperiale (es il grande palazzo villa di Diocleziano).

Esiti di evocazioni di imprese militari si possono cogliere in alcuni elementi della decorazione a mosaico, ad esempio nella villa di Lucus Feroniae. Silla stesso aveva esposto i ricordi delle sue campagne belliche nella...

Tipologia funeraria e influenza urbana

Tipologia funeraria che mostra l'influenza di modelli urbani in area campana, nella prima generazione di coloni di Pompei: Tomba dei Flavi, si ha una grande facciata articolata con archetti al cui interno ci sono i busti e all’interno, nello spazio retrostante, si ha la deposizione delle urne. La facciata si innalza, in un adattamento tipico della tradizione...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fred10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Faedo Lucia.
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