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Archeologia e storia dell'arte romana Appunti scolastici Premium

Appunti di Archeologia e storia dell'arte romana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del professore Faedo dell’università degli Studi di Pisa - Unipi, della Facoltà di Lettere e filosofia, del Corso di laurea in storia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia e storia dell'arte romana docente Prof. L. Faedo

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ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARTE ROMANA 18-11-2015

Il tempio in onore di Claudio fu votato dalla moglie Agrippina e si spinge lungo il percorso nelle processioni

trionfali sotto il Palatino. Si ha un sistema di grandi sostruzioni che cenai una piattaforma su cui sorge il

piccolo tempio circondato da spazi a giardino. Il tempio è dimensioni piuttosto modeste, 40x25 metri. Alla

sua morte nel 54, gli succede il figlio di Agrippina, un personaggio noto come Nerone, ma era Lucio

Domizio Enobarbo Nerone. Fu adottato da Claudio, si ha un ritratto prima della morte di Claudio e ciò che ci

permette di datarlo sono le monete del 55 d.C. Si nota che si accentuano gli elementi di somiglianza con il

predecessore, testa larga alle tempie, orecchie a sventola,si vuol mostrare la contiguità e continuità del potere

e ciò è realizzato attraverso una cifra stilistica che lo indica come un Giulio Claudio, l’acconciatura dei

capelli a coda di rondine. Egli non era ancora imperatore-> le cose poi cambiano e a una decina di anni dopo

egli si trasforma stilisticamente, e mostra un volto pingue, grasso, acconciatura elaborata dei capelli a

gradini, mostrando cura di se e del proprio aspetto che va di pari passo con una esibizione di ricchezza mirata

a una esaltazione di se sul modello dei sovrani ellenistici. L'aristocrazia senatoria offre una immagine molto

negativa di Nerone, mostra un atteggiamento politico e culturale improntato al finellenismo, tanto che libera

la Grecia dai tributi, provvedimento che sarà revocato dopo la sua morte. Aderisce a un modo di vivere alla

greca e nel lusso, anche nell’attività’ edilizia. Due monete mostrano la creazione di una infrastruttura di

grande utilità pubblica, una grande struttura per mercato con spazio porticato e un edificio su due piani e

pianta centrale. È realizzata in forme monumentali sulle pendici del Celio-> spazi di commercio e di beni di

lusso. Nerone si vanta anche attraverso le sue monete anche di un altro intervento pubblico, sulla linea del

Macellum, ma era già stato iniziato da Claudio, ovvero un nuovo spazio portuale ad Ostia un po più a nord

della foce del Tevere. Si ricorda anche la costruzione di un arco trionfale non giunto, ma noto attraverso una

moneta: mostra piloni articolati con colonne che aggettano, al di sopra dell’architrave ci sono statue e in alto

un attico con una quadriga con l'imperatore affiancati da personificazioni di Vittoria e Roma. In un nicchia si

ha la figura di Marte, i piloni sono decorati con rilievi, i pennacchi dovevano essere decorati con dei fiumi.

Fu votato nel senato nel 58 e inaugurato nel 72 d.C per la vittoria sui parti di Nerone. Egli compi’ anche

interventi nel campo Marzio: qui si ha un impianto termale, attribuito a Nerone nella prima fase ma

conservato però sotto la ristrutturazione di Alessandro Severo. Si ha un organismo architettonico costruito

con la giustapposizione di due complessi uguali: le terme, costruite in maniera simmetrica, con duplicazione

di due complessi identici intorno a un nucleo centrale che doveva accogliere una grande vasca aperta, una

piscina, che procedeva verso sud al punto caldo delle terme (calidarium). Gli altri spazi circostanti sono

costituiti da palestre, ginnasi.

È stato trovato poi un grande spazio, dotato di un peristilio da identificare con il GIMNASIUM NERONIS:

nella costruzione delle terme vi è una organizzazione in relazione anche al ginnasio, collegato alle terme

secondo un rapporto organico. Ciò si lega anche a particolari atteggiamenti pubblici di Nerone il quale aveva

fatto costruire anche un teatro di legno in cui aveva imposto ai senatori di recitare ma anche un anfiteatro

dove aveva messo a combattere senatori contro cavalieri. Voleva spingere la classe senatoria all'esercizio

fisico attraverso lo stesso ginnasio, dove aveva promosso una distribuzione a cavalieri e senatori di olio per

ungersi-> voleva spingere questi ultimi alla cura del l'esercizio fisico sul modello dei ginnasti greci.

Costruisce dunque edifici di pubblica utilità secondo un atteggiamento fortemente filellenico.

Nel 64 d.C. Scoppia poi un incendio che investe la parte bassa dei colli, occupa il Celio, lOppio, l’Esquilino,

il Quirinale e giunge a lambire il Campidoglio. Dura per 9 giorni, e alla devastazione segue una messa in

sicurezza delle varie zone con smantellamento delle rovine. Le macerie non furono però tutt rimosse, furono

inghiabbiate in un nuovo muro di contenimento per creare sostruzioni innalzando il livello del suolo per

un’altezza di 4 metri. Ciò crea spazi anche più pianeggianti; Nerone dopo questo incendio impose norme di

sicurezza maggiori, tipo distanza tra gli edifici. Si ricorda poi la creazione di uno spazio abitativo noto come

la DOMUS TRANSITORIA, residenza imperiale che l'imperatore utilizza fino a che non porterà a

compimento la celebre Domus Aurea. È una residenza imperiale sul Palatino che funge da appoggio per la

creazione di una abitazione più grande; è comunque caratterizzata da grande lusso + si ha un grande spazio

triclinare davanti a un enorme fontana: è un grande ninfeo articolato su due ordini di nicchie su dove scende

l'acqua. Da questo spazio centrale scende la scala da cui deriva l'acqua che si raccoglie poi in una specie di

canale in basso. Vi è un uso estremamente lussuoso di marmi + sono stati trovati frammenti di opus sectile,

con decorazioni parietali di amorini, ad incrostazioni figurate. Ci sono anche edicole sottilissime con

ghirlande appese. È una decorazione parietale sfarzoso accompagnata da grandi marmi colorati. Si ha un

effetto di policromia e ricchezza impressionante; si ha qui una delle prime attestazioni della pavimentazione

in sectile a Roma (con lastre di marmo tagliato a comporre figure: è la pavimentazione più lussuosa). Il tipo

più semplice e meno costoso è un tipo di sectile che usa tagli in serie di piastrelle quadrangolari. Si ha anche

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Pompei, Villa dei Misteri: la villa è un fenomeno tipico della società romana, si distinguono le ville a

carattere produttivo da quelle che hanno anche una Pars urbana, luogo del soggiorno del dominus. La

presenza di giardini legati alle ville si sviluppano già nella tarda età repubblicana; l'espansione delle ville si

collega al fenomeno che si ha tra la fine del III e il primo avanti, cioè quella della grande concentrazione

della proprietà agraria con formazione del latifondo-> si lega all’inurbamento dei piccoli proprietari e

spostamento di questi anche nelle colonie. Tutto ciò è reso possibile dalla grande abbondanza di manodopera

schiavile. I grandi latifondi hanno un massimo di estensione di 31 ettari, ma questo non è un intervento

risolutivo per limitare l’impoverimento dei più poveri e l’arricchimento dei più ricchi. Le ville potevano

anche avere ambienti particolari, tipo quelli termali, piccoli, stretti, bui. Anche Cicerone ricorda come

Scipione amasse vivere in modo modesto e senza troppi sfarsi.

Questo modo di vivere è tipico della società romana, basata sulla divisione tra otium e negotium; è un

concetto evidente presente all'interno del circolo degli Scipioni. Nelle ville degli Scipioni si leggono le

commedie di Terenzio, si compone e scrive poesia, si compiono attività giocose, e ci si dedica alle attività

intellettuali e letterarie. È qualcosa che si distingue fortemente dal modo di vivere e costruire tipico del

mondo ellenistico.

L'esempio meglio conservato di II sec è la Villa dei Misteri di Pompei: si chiama così per la megalografia

che adorna una sala. Si innalza su una base che eleva anche gli ambienti e consente anche una maggiore

visibilità del paesaggio. La natura si adatta e si trasforma in maniera artificiosa; si ha prima un peristilio e poi

un atrio. Tutto il percorso che inizia dall'ingresso è orientato verso l'esedra, grande spazio aperto che aggetta

verso l'esterno affacciandosi sul panorama. La costruzione è complessa con ampi ambienti di ricevimento; vi

è un triclinio con esedra, un complesso con due spazi per i letti affacciati su una stanza (è un ambiente di

soggiorno)-> polifunzionalita’ degli ambienti romani, che si adattano diversamente a seconda delle occasioni

+ vi è un piccolo complesso termale rifinito lussuosamente. Vi è poi una grande sala con megalografia.

All'esterno vi è uno spazio porticato sul lato est.

Il peristilio in un momento tardo della villa viene transennato + il cubicolo mostra come la decorazione

parietale sia andata sviluppandosi in maniera sempre più complessa e si stiamo creando dei veri sfondamenti

nella parte alta. Si ha una balaustra in primo piano con rivestimento a cruste con colonne che reggono un

architrave e dietro vi è una situazione di grande complessità: ci sono colonne binate aggettanti che sono

libere e danno grande profondità, sono l'articolazione di una parete con delle cornici aggettanti (lo spazio

intermedio si è arricchito di profondità). Dietro la parete nella parte alta di ha una tholos, un piccolo

ambiente circolare. È un es estremamente ricco di decorazione di III sec. Nella grande sala si ha poi la

decorazione pittorica a figure monumentali, con megalografia: il significato non è stato ancora chiarito, ma si

collega ai Misteri Dionisiaci, come si vede dalla presenza delle figura di Dioniso semi sdraiato in riposo e

alle ginocchia di una figura femminile seduta interpretata come Arianna. La composizione è composta da

figure femminili, delle offerenti, un bambino che suona il flauto.. Anche in questa composizione non

mancano riferimenti al rivestimento materiale della parete; al di sopra del motivo a meandro, si hanno delle

grandi cruste che imitano l’alabastro. Vitruvio sottolinea come queste megalografie siano usate al posto delle

composizioni statuarie, hanno un tono estremamente alto, come quelle della villa di Boscoreale, dove si

ricorda un affresco: sono figure pittoriche di grande importanza e solennità. Sono composizioni che vogliono

assimilare le ville ai grandi palazzi ellenistici, nel tono della decorazione.

Si conosce poi una villa fatta costruire in Palestina da Erode, che mostra non elementi della tradizione

orientale, ma è modellata sul tipo delle ville dell'Italia centrale con padiglioni panoramici. Vi è poi una

sequenza atrio-vestibolo, si vogliono imitare i modi di vita dell'aristocrazia romana da parte del sovrano. Vi è

poi il Palazzo di Macedonia ad Ege, che incombe sul villaggio i sottostante ma manca di quel sistema di

fondazioni tipico delle ville romane + è priva di ambienti di ricevimento.

Si ricorda poi la Villa di Quintilio Varo a Tivoli, che dà conto di una sequenza di sostruzioni con più livelli,

uno sottostante, una basis villae dove si trova una piscina, e con questa sistemazione poteva godere a pieno

della vista delle cascate dell’Aniene-> grande disposizione architettonica per una maggiore articolazione dei

livelli anche per un fine di maggiore visibilità del paesaggio. Ad Albano Laziale si ha poi una villa

appartenuta a Pompeo con una grande esedra semi circolare è un grande ambiente affacciato al paesaggio

con colonnato + la villa è alla sommità di un’altura. Seneca afferma che questo guardare dall'alto il

paesaggio assimilava le ville a degli accampamenti militari, un’impronta che si ha nelle ville in età tardo

imperiale (es il grande palazzo villa di Diocleziano).

Esiti di evocazioni di imprese militari si possono cogliere in alcuni elementi della decorazione a mosaico, ad

es come nella villa di Lucus Feroniae. Silla stesso aveva esposto i ricordi delle sue campagne belliche nella

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Tipologia funeraria che mostra l'influenza di modelli urbani in area campana, nella prima generazione di

coloni di Pompei: TOMBA DEI FLAVI, si ha una grande facciata articolata con archetti al cui interno ci

sono i busti + all’interno, nello spazi retrostante, si ha la deposizione delle urne. La facciata si innalza, in un

adattamento tipico della tradizione locale, osco sannitica. Il modello sotteso alla tomba dei flavi è urbano:

come si vede dal monumento Gemino nella via Statilia. È una strada di tombe, dietro alle facciate si hanno

solo dei recinti bassi + ci sono rappresentazioni di rilievi a mezzo busto come fossero affacciati alla finestra,

sono i “RILIEVI A CASSETTA”: i loro committenza appartengono al ceto medio basso nella seconda metà

del primo avanti, sono i Liberti (schiavi emancipati che si danno ad attività artigianali e commerciali e

riproducono le loro attività sulla loro tomba, grazie alle quali hanno raggiunto il loro status sociale e la loro

ascesa sociale ed economica). Questo tipo di rilievo è stato studiato da Zanker negli anni 70, sfatando molti

luoghi comuni. Quello che veniva considerato il realismo del ritratto romano si è rivelato dld tutto

inconsistente: questo è molto naturalistico ed ha dietro un ambiente sociale molto diverso.

Ci sono poi delle STELE, lastre infisse verticalmente, es la STELE DELLA VIA STATILIA: l'uomo togato

è un civis, un liberto che rivendica la sua condiziona + la sposa è un tipo iconografico conosciuta già in

statue onorarie di Delo di II sec e affonda le sue radici in una creazione statuaria di IV sec. È il tipo della

PUDICIZIA, è un tipo adottato per rappresentazioni ufficiali di imperatrice come Faustina ad es, virtù

fondamentale nella celebrazione della matrice ideale. Questa signora ha la testa coperta nel mantello, che

avvolge il braccio destro flesso che ne pre de un lembo che ricade lungo al di sopra dell'altro braccio e

piegato alla vite. È una figura raccolta in se stessa, che indoss un mantello sottile e trasparente. Il tipo

ellenistico è ripreso anche nel corpo: spalle più strette della linea dei fianchi, tipico ritratto della tarda età

repubblicana con un’acconciatura con il nodus; è un tipo statuario colto di matrice ellenistica.

A Roma nel campo Marzio dovevano esserci tombe anche più monumentali: di queste ci resta assai poco, es

si veda un rilievo con pompa circense da una tomba presso il teatro di Marcello. Era raffigurata una

cerimonia militare, è l'ascesa di un personaggio sociale di rilievo ma le forme sono ancora semplici e

realizzate in pietra locale. Caso eccezionale è dato da una tomba dell’Esquilino rinvenuta nell'ultimo quarto

dell’800 e si conserva al Museo Nazionale romano: questa tomba fu ridecorata successivamente e si riferisce

a una fase che precede la chiusura della necropoli dell’Esquilino che verso il 30 a.C fu obliterata; in questa

zona si realizzò la villa di Mecenate, di cui si conserva ancora uno spazio interno, l’Auditorium, grande sala

triclinare di ricevimento a ninfeo. Siamo intorno alla metà del primo avanti. La decorazione pittorica

rappresenta vicende tipiche della fondazione di Roma e della costruzione delle mura di Lavinio. In questa

tomba si ha una compresenza di linguaggi diversi: vi è una figura seduta indicata da una iscrizione che

permette di riconoscere un fiume e identifica un episodio: sono scene di battaglia di tipo colto + si inventano

invece scene di vita quotidiana nella rappresentazione delle mura di Lavinio. A Roma nella zona di via

Druso fu trovata una tomba di un personaggio elevato di rango, che aveva conseguito riconoscimenti

militari: vi è la raffigurazione di un littore e di un soldato (cerimonia di carattere militare e la tipologia di

tomba ad esedra mostra un modello raro in ambito urbano ripreso poi in area campana). È la TOMBA AD

ESEDRA DI VIA DRUSO. Che ci fossero tombe con rappresentazioni di scontri militari è testimoniato da

un frammento di un rilievo lungo la via Flaminia: si è nell’ambito dei gruppi con combattente a cavallo e

nemico a terra-> si tratta quindi un combattimento tra un cavaliere e un soldato; prima però si credeva fosse

qualcosa di diverso; è attribuito all’arco di Claudio, ma La Rocca sorvola sul fatto che lo sconfitto è un

personaggio elmato.

Trasformazioni di Roma nella tarda età repubblicana: nel 48 a.C Cesare sconfigge Pompeo a Farsalo e

gli da la consapevolezza di avere il potere saldamente-> vuole dare una impronta anche monumentale del

proprio dominio sulla città con la ristrutturazione del Comitium e del Foro romano; progetta la costruzione di

una nuova Curia. L'attività edilizia non comincia nell'area del foro, ma comincia dapprima con la

ricostruzione della Basilica Emilia e davanti ad essa si progetta di ricostruire e risistemare i Rostri: vengono

tagliati e ricostruiti dei nuovi. Di questi rostri cesariani si hanno rappresentazioni mediate: una moneta e un

mosaico dei Musei Vaticani che danno un'idea dell’ornamentazione dei nuovi rostri cesariani. Vengono di

nuovo decorati con marmi colorati e i rostri bronzei vengono inseriti in una decorazione di marmi colorati in

un sistema di arcate che vuole riprodurre i Navalia, cioè le rimesse delle navi dell'esercito romano. I rostri

hanno una facciata monumentale che sarà poi obliterata e chiusa da una facciata rettilinea con Augusto. I

rostri erano vicini alla curia; quando Cesare mette mano alla ricostruzione dei rostri, questi erano vicini alla

Curia Cornelia, fatta costruire dal figlio di Silla inaugurata nel 54 a.C. Questa sarà sostituta da questo

ambizioso progetto auto celebrativo di Cesare. Cesare comincia a pensare alla costruzione di un nuovo foro

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Si coglie poi la trasformazione del ritratto di Cesare-> è il Cesare di tipo Tusco, vecchio, con la

calvizie e con una evidente malformazione delle testa. Si ricorda poi il Cesare tipo Camposanto, con

la testa non più calva, volto con grandi occhi, la linea della bocca cambia così come tutta la struttura

della testa. Questa sembra essere una ripresa iconografica del modello di Ottaviano per creare una

stretta corrispondenza secondo una diversa tipologia. Si ricorda poi la testa di AGRIPPA tipo

GABII: è una replica, sono monumenti celebrativi della gens Iulia. Si adottano elementi di matrice

ellenistica derivanti da Alessandro e dai sovrani ellenistici: la fronte aggrottata, la capigliatura, la

non frontalita’ tipica di Alessandro, grande concentrazione e tensione emotiva.

Con la vittoria di Azio il potere di Augusto si consolida + mette mano a interventi destinati a

mutare l'aspetto della città. Nel 29 a.C. Egli celebra un triplice trionfo: Egitto, Illiria e Azio e da

sviluppo alla costruzione della nuova curia, sede del senato, la curia Iulia. Si ha poi una

ricostruzione di Diocleziano di questa stessa curia, e ricalca nelle linee fondamentali la costruzione

della curia Iulia. Vi erano dei travi pertinenti a un portico in facciata che si trova sulla moneta.

Resta in uso la ricostruzione della curia di D. Fino al V sec e fu poi trasformata nella chiesa di

Sant’Adriano, dove però erano state mantenute le vecchie strutture.

La curia augustea è aperta anche nel lato posteriore con due porte che collegavano la curia del

senato al foro di Cesare + attraverso queste aperture la curia diventava un annesso stesso del foro->

mostrare l’assoggettamento del senato al potere di Cesare. L'interno aveva basse gradinate che

dovevano accogliere le selle dei senatori e al centro doveva esserci l’altare della Vittoria. La

facciata era rivestita in stucco che riproduceva degli ortostati. Con la vittoria di Azio si costruiscono

anche altri monumenti onorari nella parte terminale del foro da parte di Augusto: davanti alla

basilica Ottaviano fa erigere delle colonne rostrate e un arco che collega il tempio del divo Giulio al

tempio dei Castori (si è all'interno dell’esposizione del bottino-> richiamo alla tradizione

repubblicana). Negli anni successivi ad Azio Roma riceve una forte impronta augustea, ma già in

anni precedenti si era messo mano ad una rivoluzione in questa area sul Palatino.

Si ricorda ad es il tempio di Apollo Palatino: viene costruito mettendo in primo piano la figura del

dio, ma la vicinanza alla casa di Augusto è significativa e si motiva con un Omen, caduto in questa

zona e simbolo del volere del dio che intendeva recuperare per se questa area. Si hanno spazi

residenziali in questo contesto aristocratico accanto al tempio, che è in marmo (sfruttamento

intensivo del marmo di Carrara in questa fase). Si evocano i Modelli delle grandi città ellenistiche,

davanti al tempio vi era un grande spazio aperto con un portico detto delle Danaidi, da cui

provengono figure arcaistiche e marmi colorati, scuri e giallo antico. Nella cella del tempio vi era il

dio Apollo rappresentato come Citaredo, e raffigurato con la madre Latona e la sorella Artemide. Si

trattava di un riuso di originali greci, conosciuti attraverso la riproduzione di un altare conservato a

Pozzuoli. Davanti al tempio Ottaviano aveva fatto erigere una statua di Apollo Citaredo, nell'atto di

sacrificare intento in un momento sacrale. La connessione dell'immagine con la vittoria su Antonio

ad Azio è evocata dai rostri navali e dalle ancore collocate sul basamento delle statua. Davanti al

tempio fu esposta una quadriga che raffigurava la coppia divina di Apollo e Diana. Era un dio

Pacifico, cantore e non aggressivo; ma sulle porte del tempio di Apollo era raffigurato il dio come

vendicatore della hubris-> si rappresenta la strage dei figli di Niobe, riletto come esempio della

tracotanza di Antonio. Vi sono dei tripodi d'oro dedicati da Ottaviano al dio.

Ci sono poi delle lastre in terracotta dell'area del tempio di Apollo Palatino: non furono mai state

messe in opera, non sono per questo strettamente pertinenti alla decorazione del tempio. Sono le

“LASTRE CAMPANE” dal nome del collezionista; Mostrano un tema che si riallaccia in maniera

forte al tema del tempio: si ha una raffigurazione, la contesa tra Ercole e Apollo per il tripode. Lo

stile scelto è quello di lastre lavorate a matrice, secondo uno stile arcaizzante (figure di profilo, con

gesto simmetrico, panneggio del mantello e anatomia di Ercole mostrano la ripresa di stilemi

arcaici). Nel 27 a.C Ottaviano proclama di aver restituito al senato l’imperio e aver restaurato la

repubblica, come si vede da una moneta: Augusto da la mano alla repubblica e la invita a rialzarsi in

seguito alle guerre civili. Ottaviano afferma così di essere il primo per auctoritas ma non per

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Tempio B dell'area sacra dell’Argentina: tempio a tholos che viene a posi vicino al tempio C di Giuturna.

Fu votato in occasione di una battaglia per cui le costruzioni si fanno senza l'autorizzazione del senato in

situazioni di emergenza. Fu il tempio votato da Lutazio Catulo; l'importanza di questo tempio e’ Data dalla

commistione di materiali (aspetti italici che si fondono con aspetti ellenistici, le colonne poggiano su un alto

podio, e non su un crepidoma + è una tholos orientata nella parte anteriore contraddicendo l'equivalenza nel

tempio di Ercole Victor). È stata qui ritrovata anche la statua di culto(solo la testa è alta più di 3 metri;

l’ACROLITO è una statua di dimensioni gigantesche costruita in più materiali-> le estremità sono di

marmo, così come lo sono la testa, le mani e piedi. Esistono fin dall'età arcaica, è una tecnica fatta per

alleggerire il peso di grandi simulacri con il corpo generalmente il legno, rivestito di stucco e stoffa e con le

estremità in marmo). E’ di Formazione fortemente classicista (bottega di scultori attici che opera sia per il

mercato greco che romano, committenza itinerante; si riprendono formule di V sec ma con dettagli nuovi, es

il tratto coloristico dei capelli e il taglio dei capelli. È in marmo pentelico, usato non solo per la statua di

culto ma anche per elementi architettonici: il tempio aveva un fregio con girali di acanto in marmo pentelico

(pregiato e importato). Molto interessanti sono i capitelli del tempio della Fortuna Huiusce diei, sono in

travertino, sono capitelli corinzi, di tipo abbastanza raro, dalle foglie rissale un’altra, a “DOPPIO

CAULICOLO” in materiale povero. Si ricorda poi il tempio di HERCULES VICTOR (noto oggi come

tempio di Vesta): il tetto originale era conico e più alto. Sorge nell'area vicino al foro Boario, è costruito

interamente in marmo così come lo è il muro della cella. È dedicato da un grande esportatore, un Mercator

originario di Tivoli (testimonianza di Aulo Gellio). È costruito in marmo pentelico, i capitelli sono corinzi e

la cella in marmo. Non vi è una gradinata di accesso, i capitelli sono forse stati importati dall’Attica, sono di

qualità estremamente alta e contrasta con quelli in uso a Roma. Dalle testimonianze letterarie si ricorda un

architetto che costruisce il tempio di HONOS E VIRTUS da parte di Mario in occasione della stessa battaglia

di Vercelli festeggiata dal collega Catulo. Era un tempio periptero di cui però non è rimasto nulla.

Roma si sta aprendo alle grandi città dell’Egeo e la grande città in terracotta e tufo appare troppo semplice

per cui si cerca di dare a Roma un aspetto più prestigioso di stampo ellenistico. Vi è ancora però grande

circolazione del tufo; accanto ai capitelli corinzi restano in questa fase ancora una pluralità di linguaggi: non

lontano dal foro boario sorge alla metà del II sec il TEMPIO DI SPES, compare l'ordine dorico, il più

vicino al tempio tuscano per la sua semplicità. È un momento di sperimentazione e apertura verso l'esterno.

Si risponde al canone di Ermogene, architetto ellenistico (erige il Tempio di Artemide Leucrofine a

Magnesia). Esistono però con i romani grandi differenze di proporzioni (più tozzo, massiccio). Esistono

anche grandi architetti di tradizione e formazione romana (esiste una scuola di architettura dove si

sperimentano nuove tecnologie innovative, e con la costruzione di macchine: nell’ambito militare, che si

accompagnerà anche all’attivita’ estrattiva del marmo). I romani non si limitavano a costruzioni di utilità

pubblica come gli acquedotti, ma ad un architetto romano Decimo Cossutio fu affidata anche la Costruzione

del tempio di Zeus ad Atene. Plinio nel libro 36 ricorda la costruzione dell’architetto Valerius, un

personaggio che aveva militato tra i Fabi. A queste attività di architetti legati all'esercito si ricorda anche il

grande archivio di stato di Roma attribuito ancora una volta Quinto Lutazio Catulo che ha al suo interno

delle volte a crociera e che regolarizza il fondale. Questo fiore dell'architettura romana nel II sec si deve a

una peculiare situazione economica: è un successivo alle leggi agrarie dei gracchi (esercito volontario con un

processo di inurbamento). Grande sviluppo di Ostia dove si accumulano le derrate alimentari da distribuire

alle città. Realizzazione dei grandi latifondi nel Lazio meridionale e Campania + espansione dei commerci

che arricchiscono i piccoli centri del Lazio e reinvestono sia nel. A ristrutturazione dei centri cittadini che dei

santuari. Tutto ciò è dovuto a una espansione e crescita agraria, e all'apertura commerciale verso l’Egeo

(anfora Dressel 1 e anfora Lamboglia 2). Ciò comporta anche una ripresa architettonica dei centri cittadini e

dei santuari ellenistici: queste città del Lazio fondano il loro boom economico su una commercializzazione di

olio e di vino dei grandi propriateri che sono però anche degli affaristi: commissionando questi centri,

mettono in atto un giro economico che li favorisce: esso sono anche proprietari di FORNACI che forniranno

i materiali per la ristrutturazione di queste opere architettoniche. SANTUARIO DI GABII nei pressi di

Roma: la comunità di GABII entra precocemente in relazione con Roma già in età regia (FOEDUS

GABINUM): è una sorta di centro suburbano di Roma, la cui parte abitativa subisce un forte declino nel I

sed a.C. Ma il santuario avrà una lunga vita fino all'età imperiale (uno dei casi di sopravvivenza del luogo di

culto rispetto al centro abitato). Era in una posizione che lo collegava alla città, era un santuario urbano.

Indizi di una attività religiosa derivano già dal VI sec, con la fondazione di un bosco sacro, molto caro alla

tradizione italica e non ignoto al mondo ellenistico. Gli scavi condotti a GABII mostrano una flessione della

frequentazione del santuario nel IV, con ripresa verso fine secolo cui si aggiunge il ritrovamento di numerosi

ARCHEOLOGIA E ARTE ROMANA 7-10-2015

Complesso meglio noto e studiato: SANTUARIO DI PALESTRINA o PRENESTE-> ha diversi problemi,

il primo riguarda la cronologia, poi l'identificazione dei luoghi di culto e il significato dell'edificio in

rapporto al linguaggio dell'architettura del periodo. G.Bullini propone una datazione del santuario all'eta

sillana, che però non può essere accettata. Si pone infatti negli anni finali del II sec a.C. (Fase ulteriore

rispetto a GABII e FREGELLE), e ciò è mostrato anche dall'impiego dell'opera cementizia. Importante per la

definizione della cronologia, è stato uno stadio epigrafico con De Grassi che ha esaminato alcune iscrizioni

sul santuario che si riferiscono tutte a membri dell'aristocrazia locale che poi scompare. Silla aveva fatto

piazza pulita dell’elite di Palestrina per aver appoggiato Mario. È collocato sulle pendici della città ed è

costituito da 7 terrazze; nell’area che corrisponde alla piazza del Duomo di Palestrina gli scavi rinvenirono

un mosaico con scene del Nilo (mosaico nilotico), è un prodotto di maestranza ellenistica, realizzato con la

tecnica dell’OPUS VERNICOLATUM, un prodotto formale di grande abilità tecnica e stilistica. Fu

identificato con un pavimento di cui parla Plinio (un Litostroton fatto fare da Silla nel tempio di Palestrina).

Tutta l'area inferiore fu considerata parte del santuario, ma osserva Cuarelli che il termine Litostroton non è

appropriato per definire un mosaico, bensì TESSELATUM (il Litostroton indica un pavimento fatto con

grossi pezzi di marmo. Quello inferiore pertanto non è un santuario ma, come si evince dalle iscrizioni, un

ERARIUM, cioè il tesoro della città, come testimonia un passo di Vitruvio che dà indicazioni per costruire

un foro in maniera corretta (è una costruzione pertinente all’ambito forense). Il termine TESAURUS indica

l'erario per cui bisogna scindere gli edifici della parte inferiore che sono pertinenti a uno spazio pubblico

della città e non fanno parte dell'area sacra della città, collocata invece nell'area superiore. Il santuario è

costruito su terrazze in altezza: si ha un sistema con un forte e imporne te basamento che mostra una tecnica

di costruzione in grandi blocchi per reggere il peso di tutta la colonna, è in opera poligunale?. Da un effetto

di imponenza alla costruzione. Si hanno finte apertura che non danno accesso al tempio(eè senza tholos) cui

si perviene solo attraverso le due aperture laterali. Si hanno poi delle fontane, usate nei luoghi di culto del

mondo greco romano. Vi è poi un sistema di rampe: è una rampa duplice con una parte coperta è un percorso

scoperto destinata agli animali del sacrificio. Questo portico mostra anche delle innovazioni architettoniche: i

capitelli hanno un andamento obliquo, seguono l’inclinazione della rampa. La terrazza degli emicicli è il

luogo dell'oracolo a cui si accede solo in alcuni giorni dell'anno e richiede una selezione dei frequentatori.

Portici alternati a semi colonne hanno una funzione commerciale; la terrazza tra portici e semi colonne è

funzionale all'uso corrente del santuario, la scala sale poi a una terrazza superiore; qui vi è un doppio portico

che cinge su tre lati la terrazza, ma il lato di fondo del portico ospita una scala e nella parete di fondo

nasconde una cavea posta al piano superiore. È uno spazio semicircolare per accogliere frequentatori in

particolari occasioni rituali. In cima alla cavea vi è una PORTICUS, ovvero un PORTICUS in summa cavea.

Dietro a questa PORTICUS vi è una scala che dà accesso alla tholos di cui restano solo le fondazioni e

costituisce il vero e proprio luogo di culto. Cuarelli ha identificato nella terrazza degli Emicicli? Una

costruzione progettata in relazione a un modulo costituito dalla distanza del pozzo a quella della scala (50

piedi).

Si trattava di un pozzo molto antico e pre esistente al santuario, come mostra la tecnica edilizia: era molto

profondo, 7 metri e mezzo e presenta nel tratto inferiore un rivestimento in opera quadrata e sopra ad esso un

bordo che segnava quella che doveva essere la terminazione del pozzo nella prima fase. Al di sopra vi è una

sezione realizzata in opera incerta, un rivestimento in piccoli blocchi che non hanno ancora una facciata

regolare. Al di sopra vi è una sopra elevazione che corrisponde al rifacimento del santuario nel II sec: un

rivestimento cementizio e un coronamento; parapetto terminato con un fregio dorico e al di sopra di questo

parapetto ci dovevano essere delle colonne di ordine corinzio (7 in tutto che mostrano nel fusto la presenza di

fori funzionali alla chiusura del pozzo; tra una colonna e l'altra ci dovevano essere delle transenne per la

chiusura del pozzo). A Roma una costruzione simile è il MUNDUS, alle spalle del foro ed è uno spazio sacro

oracolare, aperto solo in giorni particolari. Sulla terrazza degli e impiccolì è stata trovata una grande testa

femminile, realizzata in marmo greco pentelico ed era pre esistente, è del IV sec a.C. doveva far parte di una

statua di Fortuna. La tholos degli oracoli aveva un altare è tutto spazi doveva essere controllato e chiuso i cui

spazi di accesso erano solo quelli laterali. Dalla terrazza della cortina (chi arriva da questa doveva vedere al

di sopra del portico la tholos, il vero e proprio luogo di culto. Ma guardando fuori si vedeva anche il porto di

Anzio da questa terrazza-> vi era uno stretto collegamento visivo tra questi due luoghi) si sale fino alla

cavea. Della tholos si hanno solo pochi resti, era costruito con una tecnica nobile e preziosa, dietro alla cavea

si trovava questa tholos, che poggiava su un basamento chiuso e sosteneva la tholos aperta. Vi era poi una

scala che doveva condurre alla tholos che terminava il complesso. Era una costruzione che dominava sulla

valle con il tempio collocato in alto.

ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARTE ROMANA 11-11-2015

Il fregio figurato

Sempre dalla villa della Farnesina viene un ambiente che mostra un momento di transizione è una

compresenza di stili: parete con grandi campiture di colore è divisa in tre livelli; nella parte bassa so ha

un'edicola con dei podi aggettanti con delle sirene che regolano dei grandi quadri + un'edicola centrale con

rappresentazione mitica che sfonda la parete + mensole che scandivano la parte superiore. Questa parete vuol

rendere una PINACOTECA, esposizione di dipinti in contesti santuariali. Colpisce l’eterogeneità dei quadri

santuariali: il quadro centrale riproduce una composizione di traduzione ellenistica con una figura femminile

che tiene in braccio un bambino, che ha il capo coronato d’edera; accanto al bambino si ha un bastone, il

tirso bastone delle menadi, indicazione che indica un ambiente dionisiaco. Dioniso bambino è allettato qui da

Leukotea(?). In fondo si ha un grande albero + due figure femminili osservano la donna che allatta il piccolo

Dioniso, e danno la distanza dalla figura mitica. Nei quadri in alto, nel cubicolo B della villa della Farnesina,

hanno dei modelli arcaici: la scena è quella della toilette di Venere, col capo cinto da una corona e con in

mano un fiore + è un monocromo dipinto su fondo bianco. Si ha anche come imitazione un es di pittura su

marmo da Ercolano, che riproduce una composizione arcaizzante ed è firmata da un artista che si dichiara

ateniese.

La villa mostra poi molte decorazioni a stucco, nella parte alta della parete e nella volta, il cui linguaggio è

molto eterogeneo.

Si ricorda poi un ambiente nella villa di Livia a prima Porta: è una sala da banchetto che imita una finta

grotta, come si vede da un bordo a conchiglie e pietre pomici che realizzano ambienti di finta grotta; si ha un

dettaglio della pittura di giardino: svettano degli alberi, e altri sono anche al di là della transenna, vi è poi una

vegetazione ricca e mescolata con uccellini in volo. I fiori e la frutta che riempiono lo spazio verde tra alberi

e cespugli fioriti sono di diversi periodi dell'anno, alludendo al seculum aureum e alla fertilità della terra. È

un ambiente sotterraneo che serviva per ricevimenti estivi; nella decorazione di terzo stile si hanno forme

lineari e campiture monocrome, ma anche grandi campiture di paesaggio. Un es raffinato di decorazione di

terzo stile proviene dal cubicolo nero dalla villa di Boscotrecase-> si ritiene sia stata proprietà del figlio di

Agrippa, Agrippa Postumo + accanto a questa sala si ha una stanza rossa estremamente raffinata, con figure

di pastori che pascolano capre e mettendo in scena un paesaggio idilliaco, analogo alla poesia bucolica. Si

hanno poi delle pitture a fondo scuro che racchiudono più momenti di un evento mitologico, Perseo che salva

Andromeda; accanto a questa si ha una scena con mito di Polifemo accompagnato dalle sue capre che sta

suonando il flauto a canne, nella speranza di far innamorare la nereide Galatea, seduta su un delfino. Accanto

a questo momento idilliaco si ha una rappresmetazione di Polifemo inferocito accecato che sta gettando di

gettare massi contro la nave di Ulisse in fuga. È una composizione che raccoglie momenti diversi in un unico

spazio narrativo. Sono campiture di miti che si inseriscono nelle sottili cornici architettoniche nelle pareti di

terzo stile della villa.

ETÀ DI TIBERIO: Augusto aveva immaginato una evoluzione del suo regno con una successione ai nipoti

della figlia Giulia, che morirono però giovanissimi. Dopo la morte dei nipoti, nel 4 d.C. egli si trova costretto

a supplire alla mancanza di discendenti diretti, adottando il figlio adottivo della moglie Livia, TIBERIO: si

ha un ritratto di Tiberio, il tipo dell'adozione-> egli non fu educato per gestire il potere, visse in una sorta di

esilio volontario. Alla morte di Augusto, egli si trovò a gestire il potere lasciato da A. Fino al 37 d.C. Si

hanno due straordinarie tazze di argento trovate in una villa di Boscoreale: sono skyphoi con scene elaborate

per l'arte ufficiale e poi riprese qui.

Le due coppe di argento funzionano una in relazione all'altra: le due coppe mostrano una l'immagine di

Tiberio, l'altra l'immagine di Augusto. È la scena di un sacrificio di Tiberio; il bovino è tenuto per le corna da

un popa, addetto al sacrificio, e sopra di lui un victimario che sta brandendo un ascia per spaccare l'osso

frontale dell'animale. Il sacrificio avviene davanti a un tempio parato a festa con ghirlande e l'Aquila sul

frontone lo figura come il tempio di Giove in Campo Marzio dove si celebravano le cerimonie purificali per

la purificazione dell'esercito prima del trionfo. Nell'altro lato si ha l'immagine di una pompa trionfale,

Tiberio è presentato come trionfatore e il carro è preceduto dai littori. Il carro presenta una decorazione con

motivo di una Vittoria che scrive su uno scudo, motivo celebrativo tipicamente augusteo che si lega alla

dedica ad Augusto del clipeus virtutis. Si tratta forse del trionfo che Tiberio riporta per le vittorie in Pannonia

nel 12 d.C. L'altra coppa rafforza invece Augusto: è statico, seduto frontale in seggio, protende la mano sul

globo della terra, egli ha il globo nella dettata e Venere pone su questo globo una Vittoria che gli è per

questo consegnata dagli dei. Alle spalle della vittoria si hanno varie personificazioni + alla figura di Venere

segue anche Marte, seguito da una serie di personificazioni di province-> Augusto come vincitore perenne,

ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARTE ROMANA 12-10-2015

Comune origine da proventi esiti di commerci nell’Egeo: ciò che accomuna il santuario di Palestrina è quello

di TIVOLI che ha una funzione commerciale molto forte.

SANTUARIO DI TIVOLI: a nord di Roma, si tratta del Tempio di Ercole, è un santuario extra urbano che

si sovrappone alla strada che collegava Tivoli a Roma, la strada Tiburtina. Tivoli è un punto importante del

percorso che collegava le popolazioni dell'interno con la costa: è un astr da questa che fu prolungata nel III

sec e fu sistemata in modo più solido ed efficiente, era un antico percorso di transumanza che doveva aver

dato luogo ad un forum pecuarium (i pastori venivano a venderci le loro pecore, vi era per questo un antico

culto proto stoico).

Nella parte inferiore del santuario si hanno delle costruzioni massicce costruite con grandi blocchi irregolari

(stessa tecnica di Palestrina), poi nella parte superiore si hanno delle arcate (9)separate da contrafforti e sopra

i contrafforti diventano 25. Si creano grandi finestroni arcuati che danno luce all'interno. Sul terrazzamento si

crea un grande piano recintato da portici su due livelli: il portico inferiore più largo per sorreggere quello

superiore ha il colonnato e coronamento con fregio dorico, mentre quello superiore ha due navate ed ha solo

fornici con colonnati a semicolonne. Questa costruzione si sovrapponeva a un tratto della via Tiburtina ed era

infatti questo un vero e proprio centro commerciale. Vi erano piccoli spacci che vendevano terracotta per

offerte votive, materiali per i sacrifici...questo spazio conservava le funzioni antichissime di luogo di mercato

-> a livello sottostante nello spazio superiore si ha il luogo di culto con funzione oracolare e un altro livello

nello spazio inferiore con funzione commerciale. Il santuario presenta sul lato di fondo il grande tempio,

costruito su un basamento molto alto, base della cavea mal conservata. Il tempio vero e proprio era

appoggiato al muro di fondo del portico, dietro il quale vi erano altri ambienti: Aulo Gellio parla della

biblioteca del statuario, che Cuarelli pensa potesse essere ubicata dietro i portici. Vi era poi un corciopesto

idraulico? Che pare fosse interrato. Il tempio è ricostruibile grazie a vecchie piante, ha un colonnato sui

fianchi, ma sine postilo, ottastilo (8 colonne in fronte). Gli ambienti laterali fungevano da depositi dei

materiali di culto, al centro vi era la statua di culto e davanti alla cella del culto vi era un ambiente

sotterraneo: aveva una stretta relazione con il culto onorario. Doveva essere uno spazio oracolare molto

antico, analogo alla situazione di Palestrina-> aveva grande importanza poiché il luogo di culto non è posto

perfettamente al centro, ma è leggermente spostato verso destra, e ciò deriva dalla posizione della cella

sotterranea, dove pare vi fosse l'oracolo. Ai lati del podio del tempio vi erano due adduzioni che

consentivano di lavarsi, erano delle finte grotticelle, un NINFEO, una finta grotta fontana, tipologia che

affonda le sue radici nell’Egitto alessandrino (tipologia che imita la natura). Osserva Cuarelli che la

ricostruzione del santuario si inserisce in un ampio complesso di ristrutturazione dell'intera città: prima con

la facciata esterna, mediante terrazzamenti e poi con una strada che saliva fino in città, poi si sarebbero

sistemati il foro (30 a.C.) e il santuario; l'opera edilizia era quella dell'opera semireticolata, dati che

rimandano al complesso nel secondo quarto del I a.C. Vi è poi un'iscrizione posta nelle lucernari della via

tecta, porta i nomi dei quattuoviri, che fecero fare dei portici: è molto importante perché ci fa capire che ci

troviamo in un municipio, si è immediatamente dopo la guerra sociale. L’iscrizione risale poco dopo il 90

a.C. + in un altro indizio si nomina l'ultimo dei quattuoviri, che pare fosse un personaggio che partecipo’ alla

guerra in Spagna come legato di Sertorio (si tratta di C. Octavius Graechinus) + un altro dato importante

viene da un'altra iscrizione che nomina la gens Sertoria, dove si nomina Caius Sermanius Cai filius-> un

personaggio legato all’elite del santuario e che produce del materiale fittile per la costruzione del santuario.

Sono individui che spendono per costruire il tempio, ma hanno anche un ritorno economico poiché i

materiali forniti provengono dalle loro stesse officine. Questa iscrizione fu anteriore all'arrivo di Silla a

Tivoli, sono personaggi che si collocano nello schieramento Mariano. Si è tra l’89 e 82 a.C: datazione per la

costruzione del tempio. Del culto di Ercole a Tivoli parla Servio commentatore tardo antico dell’Eneide, il

quale afferma che la fondazione del santuario pare fu una conseguenza della vittoria sui Volsci (non erano

però in questa fase in questa area del Lazio-> indizio del l'estrema antichità del santuario, che pare fosse

anteriore allo spostamento dei Volsci, la cui lingua è imparentata con linguaggi italici settentrionali). Il luogo

di culto di Ercole era quindi molto antico e si legava alla transumanza di questa zona. Vi è una base di VI

a.C., con lingua analoga a quella del Lapis Niger: si hanno poi dei ritrovamenti in una stipe, deposito votivo

che porta materiali votivi databili tra il VII –VI a.C. Culto tradizionale che affonda le sue radici nella proto

storia italica. Ercole era visto come dio dei commerci e delle greggi ma aveva anche una connotazione

militare, come si evince dal pronao del tempio dove fu trovata la statua del generale di Tivoli: ha un sostegno

ed è in semi nudità eroica, ma l’indizio sul stufo status militare è la sua corazza di stampo ellenistico (primo

quarto del I a.C.). Cuarelli sottolinea che a Tivoli le iscrizioni attestano la presenza di una corporazione, i

Salii Tiburtini, che organizzavano cerimonie religiose in occasione di campagne militari. Connotazione

SANTUARIO DI LANUVIO E NEMI ARTE LATINA 13-10-2015

ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARTE ROMANA 16-11-2015

VILLA di SPERLONGA: fu scavata negli anni 80-90 dai tedeschi, residenza che Tiberio aveva avuto in

eredità dalla madre, ed occupava due lati di un promontorio. L'avanzamento della linea di costa ha alterato la

nostra percezione della residenza. Si nota un grande ninfeo triclinio: la grotta della villa di Tiberio. È una

grotta adattata per trasformarla in un luogo mitico; ci doveva essere un grande basamento al centro con acqua

intorno in cui si allevavano molluschi, mangiando frutti di mare appena pescati. All'interno si ha una

rappresentazione di Ganimede rapido dall’aquila (Giove). Sul bancone dove stavano i letti triclinari vi erano

anche delle figure di satirelli che giocavano e dalle cui bocche spruzzava dell'acqua-> ambientazione mitica

che precedeva quello che sarà poi l'interno. Si entrava nella grotta che si articolava anche in un altro

ambiente interno: la pavimentazione era in mosaici e lastre di marmo; le pareti della roccia erano state

lavorate e avevano inserimenti per lucerne con maschere teatrali che lasciavano passare la luce tramite

fessure. Nella grotta si rappresentavano dei momenti del mito di Odisseo con pertinenza tra la narrazione

mitica e l’ambientazione della grotta. In fondo si aveva infatti l’accecamento di Polifemo. Era una

realizzazione attraverso statue di un mito, con cui i banchettanti convivevano. I gruppi hanno dietro una

storia illustre: si ricorda in uno il gruppo del Pasquino, in un altro si vede il ratto del Palladio compiuto da

Diomede ed Ulisse. Al centro un episodio in cui si vede grande tragicità della sorte: la distruzione della nave

di Ulisse e dei suoi compagni da parte del mostro Scilla, opera firmata da Atenodoro, Polidoro e

Aghesandros; in fondo si ha l’accecamento di Polifemo. Gli artisti di questo gruppo sono fortemente

influenzati dalla scuola di Pergamo; Polifemo ha un corpo gigantesco abbandonato sulla roccia circondato

dai compagni di Ulisse che lo stanno per trafiggere con un palo arroventato. Questa sistemazione della grotta

è il primo di una lunga serie, diventa ben presto una rappresentazione topica (es anche nella Villa Adriana).

In un'iscrizione sulla nave distrutta di Ulisse si riporta il nome degli artisti che lo hanno realizzato,

conosciuti dalle fonti, specie con Plinio, e sono scultori che hanno scolpito il Laocoonte-> risente di

modelli ellenistici ma non è la ripresa di un originale ellenistico. È fatto con la tecnica del Piecing, con

più blocchi assemblati insieme, tecnica non esclusivamente ellenistica.

Queste sarebbero state delle repliche marmoree di opere bronzee di età ellenistica, ma vi è un dato che questo

studioso Andre’(?) non ha considerato: gli scultori che le hanno realizzate operavano a Rodi e operavano tra

la fine del I a.C. E gli inizi del I d.C. (Ciò non significa che tutte le creazioni sono di primo secolo, vi sono

repliche di modelli ellenistici ma accanto ci sono creazioni di I sec, che riprendono motivi tratti dal mito di

Ulisse). Sono per questo creazioni che risentono dell'eta ellenistica, ma non sono repliche. Si ha una ripresa

di forme ellenistiche patetiche per committenze romane. La tipologia della finte grotte proviene dal mondo

ellenistico: si ricordano il ninfeo di Anzio, si ha poi anche la casa del mosaico di Nettuno ed Anfitrite, con

temi di acqua e banchetti. A Fondi è stato trovato poi un altro ninfeo firmato dall'autore, il tipo di ninfeo è

una matrice ellenistica che subisce trasformazioni nuove nel mondo romano. Nel I sec si afferma un tipo:

quello della fontana che si collega a uno spazio triclinare all'aperto. Nel ninfeo di Anzio il tema di fondo è

legato ancora al banchetto con l’Ercole a banchetto. È semi sdraiato con un Kantaros in mano e appoggiato

alla clava. È affiancato da immagini laterali che richiamano il tema dell'acqua. Sono spazi triclinari che

imitano la natura e a volte si compenetrano con essa, sia e agli inizi del I d.C. Alla morte di Tiberio, il regno

si assegna al suo pronipote, Gaio Giulio Cesare Germanico, detto però “CALIGOLA”: era figlio di

Germanico. È una scelta infelice, egli regna dal 37-41 e viene eliminato con una congiura di palazzo. Le

fonti lo ricordano per la sua eccentricità, follia, si presenta in senato con il suo cavallo, ma dietro a ciò si

rifaceva a forme di divinizzazione del sovrano, esibizione del potere e della straordinaria ricchezza secondo

modelli che avevano assunto legittimità rappresentativa ellenistica. Egli fu sottoposto a damnatio memoriae;

si ricorda poi CLAUDIO, non fu adottato in quanto sua nonna era la sorella di Augusto. In questo ritratto, si

evidenzia nella pettinatura l'appartenenza alla gens Iulia, ossia la coda di rondine che richiama all Augusto di

prima Porta. È un ritratto ricavato da un ritratto di Caligola, in quanto nel parte posteriore della testa questa

non è stata rielaborata e il tratto dei capelli non è il suo. Egli si avvalse molto dell’esercito, tutta la sua

politica fu una ripresa accentuata della politica augustea. Era solito giurare nel nome di Augusto, il

giuramento più sacro come afferma Svetonio + punisce i congiurati che avevano eliminato Caligola, ma non

fa mettere a morte i senatori. È un tentativo di moderazione lontano; nelle monete del 41-42 d.C. si

rappresenta una corona di quercia, onorificenza data per una motivazione specifica: è un intervento che

connota l'onorato come un salvatore dello stato. L'azione politica di Claudio è vista come un intervento che

salva le forme tradizionali dello stato. Si avranno delle rappresentazioni di Claudio con corona di quercia in

testa: si ricorda la statua colossale di Claudio, votata nel 47 d.C. dagli abitanti di Cerveteri, in

atteggiamento divinizzato. Ha una faccia triangolare con il corpo imponente di Giove, e questo modo di

rappresentazione ne attenua i segni dell’invecchiamento.


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fred10

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Docente: Faedo Lucia
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fred10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Faedo Lucia.

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