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Archeologia e storia dell'arte greca

L'arte greca e le sue fasi

L'arte greca si divide in tre fasi principali:

Età arcaica: 1050-600-480 a.C.

  • Stile protogeometrico: 1050-900 a.C.
  • Stile geometrico antico: 900-850 a.C.
  • Stile geometrico medio: 850-760/50 a.C.
  • Stile geometrico tardo: 760/50-700 a.C.
  • Protocorinzio antico: 720-690 a.C.
  • Protoattico antico: 710-680 a.C.
  • Protocorinzio medio: 690-650 a.C.
  • Protoattico medio: 680-630 a.C.
  • Protocorinzio tardo: 650-630 a.C.
  • Protoattico tardo: 630-600 a.C.
  • Transizionale: 630-620 a.C.
  • Stile corinzio antico: 620-590 a.C.
  • Stile corinzio medio: 590-570 a.C.
  • Stile corinzio tardo: 570-550 a.C.
  • Stile attico: 600-480 a.C.
  • Stile severo: 480-450 a.C.

Eventi storici importanti durante l'età arcaica:

  • 1050: Fine dell’età del Bronzo.
  • 776: Istituzione dei giochi Olimpici.
  • 530: Invenzione della tecnica a figure rosse.
  • 492-490: Prima Guerra Persiana.
  • 480-479: Seconda Guerra Persiana; vittoria di Atene a Salamina e Platea contro i persiani.
  • 477: Fondazione della lega Delio-Attica.
  • 449: Pace di Callia tra greci e persiani.
  • 447: Ricostruzione dell'Acropoli da parte di Pericle.
  • 431-404: Guerra del Peloponneso, vittoria degli spartani a Egospotami.
  • 421: Pace di Nicia.

Età classica: V – IV secolo a.C.

  • 386: Pace di Antalcida.
  • 338: Vittoria di Filippo II a Cheronea.
  • 336: Salita al trono di Alessandro Magno.

Età ellenistica: 323 – 31 a.C.

  • Barocco pergameno: 230-133 a.C.
  • 323: Morte di Alessandro Magno.
  • 321: Periodo dei diadochi.
  • 281: Periodo degli epigoni.
  • 197: Prima guerra macedone.
  • 190: Seconda guerra macedone con la sconfitta di Antioco a Magnesia.
  • 168: Terza guerra macedone con la vittoria conclusiva dei romani a Pidna.
  • 146: Distruzione di Corinto.
  • 133: Annessione di Pergamo.
  • 90: Guerre mitridatiche e conquista di Antiochia.
  • 31: Battaglia di Azio e conquista romana del regno dei Tolomei in Egitto.

L'età del bronzo

L’età del bronzo e del ferro vengono definite secoli bui e sono datate tra la fine del XI secolo e la metà dell’VIII secolo a.C. Tra la fine del XIII secolo e la metà di quello successivo, il mondo miceneo inizia il suo declino con la distruzione dei palazzi di Micene, Tirinto, Pilo e Iolco; la scomparsa dell’uso della scrittura sillabica Lineare B; la grande architettura in pietra e gli affreschi.

Le cause sono molto varie: disastri naturali, fenomeni di ribellione sociale, alla fine del II millennio la famosa spedizione contro Troia (1194-1184 a.C.) e nel 1104 l’invasione dorica. Questi nuovi popoli erano dei conquistatori e non ebbero ruolo nella distruzione dei palazzi.

Il dissolversi delle forme monarchiche micenee conduce alla nascita delle polis in cui l’acropoli è il centro politico e sacrale, l’asty la città abitata ai piedi dell’acropoli e la chora il territorio da cui vengono drenate le risorse; e quelle del XI-VIII secolo sono guidate da gruppi di aristoi.

Verso la metà del XI secolo iniziò la colonizzazione ionica: il trasferimento e l’occupazione stabile delle coste occidentali della penisola anatolica da parte di gruppi di Greci provenienti da aree geografiche diverse, con lo scopo di ricercare nuovi spazi vuoti per nuovi insediamenti e per lo sfruttamento di nuovi territori da cui ricavare le risorse necessarie mancanti in patria.

L'età geometrica

Tra il II e il I millennio avvenne un mutamento riguardo l’uso dei metalli: il passaggio dal bronzo al ferro fu accelerato dalla crisi dei rapporti con il vicino Oriente da cui giungevano i rifornimenti di stagno e quindi mutarono le aree di reperimento della materia prima e di conseguenza anche le linee di scambio e di traffico e si installarono nuove competenze tecniche metallurgiche, cambiamenti nel rito funebre (dall’inumazione alla cremazione), nella tipologia delle fibule, nella forma e nell’ornato dei vasi. Dalle nuove caratteristiche e dai motivi geometrici di questi trae il nome l’arte greca che va dai secoli XI al VIII a.C., ovvero arte geometrica.

Il vero periodo geometrico, però, si sviluppa dal IX al VIII secolo, mentre dal XI al X viene definito periodo protogeometrico.

Periodo protogeometrico

Le strutture di età protogeometrica e geometrica sono in materiali deperibili, con muri e fondazioni in pietre e alzati di mattoni crudi inseriti in telai di legno, con tetti in paglia e pavimenti in battuto di terra. Queste tecniche di costruzione, però, non valgono per gli edifici sacri che vengono costruiti con materiale durevole e pregiato.

Gli edifici sacri dell’area dorica sono il megaron miceneo e l’oikos: il primo è a vano rettangolare allungato con terminazione ad abside diviso in due/tre navate e con un trono e un focolare che divenne presto la casa del dio; l’oikos, invece, è un ambiente quadrangolare absidato o normale, comune tipologia abitativa, adottato per edifici templari più piccoli (naiskoi).

L’Heroon, rinvenuto nei primi anni del 1980 nella necropoli di Lefkandi, è un edificio monumentale risalente alla prima metà del X secolo a pianta rettangolare allungata terminante con un’abside e accessibile da un’anticamera posta sul lato corto. L’interno è scandito e ha una fondazione in pietre con un alzato in mattoni crudi e un tetto a doppio spiovente in paglia sostenuto da un recinto di pali intorno alla struttura e una fila di pali al centro, infatti sono state trovate delle protezioni in pietra che li ripara dall’umidità essendo di legno. Probabilmente fu l’abitazione di un re locale e ne divenne poi la sepoltura, infatti fu scoperta una tomba divisa in due scomparti, l’uno con le ceneri di un guerriero e di una donna e l’altra con le ossa di 4 cavalli. Dopo la deposizione dei resti fu chiuso e mai più riaperto.

Karphì è una città dell’isola di Creta e ha insediamenti costruiti con elementi reperibili. Sono case molto piccole e monocellulari con un tetto piatto e di forma quadrangolare che hanno origine nel neolitico. Il culto avviene in alcune case con un focolare al centro, simbolo della connessione tra mondo umano e divino, detti eskarai e furono i predecessori dell’altare.

Il Daphnephorion ad Eretria è un edificio absidato della prima metà dell’VIII secolo le cui pareti erano fatte di rami di alloro per significare una destinazione ad edificio di culto. Verso la fine dello stesso secolo venne affiancata un’altra costruzione absidata e la continuità del culto di Apollo nei secoli successivi fu documentata dalla successiva edificazione del tempio periptero.

I megara nel santuario di Apollo a Thermos in Etolia sono datati all’età micenea e presentano un edificio con un primo esempio di peristasi, anche se questa opzione è stata smentita a favore del recinto. Sopra a questo edificio vi fu poi costruito sopra un tempio dorico.

A Mazaraki è stata portata alla luce una struttura della seconda metà del VIII secolo di forma allungata e biabsidata dedicata ad Artemide Aontia, circondato da pilastri in legno.

La forma templare più diffusa fino al VII secolo è quella dell’oikos: modellini di naiskoi in terracotta e in pietra sono stati rinvenuti come doni votivi nei santuari stessi. Le terrecotte votive dell’area sacra di Perachora, ad esempio, restituiscono modelli di naiskoi sia rettangolari che absidati, come il modello proveniente dall’Heraion di Argo degli ultimi decenni del VIII secolo.

In area dorica il modello più antico di tempio ricalca le forme della casa e con la crescita demografica il sacrificio e il pasto vengono spostati fuori dall’edificio intorno all’altare. Nelle colonie ioniche microasiatiche gli edifici sacri dell’Artemision di Efeso e dell’Heraion di Samo, mostrano un recinto monumentalizzato che racchiude la statua di culto esposta sotto un baldacchino. Questi sono i primi esempi di periptero geometrico in cui si presenta una peristasi lignea.

L’Heraion di Samo è a forma rettangolare con una copertura piana ed è datato alla prima metà dell’VIII secolo. Viene definito un hekatompedon il cui tetto era sostenuto da una fila centrale di pilastri e la statua della dea era collocata in fondo, leggermente fuori asse per non essere coperta dai pilastri. Da questo secolo si afferma l’esigenza di delimitare l’area in cui la divinità si manifesta attraverso la statua.

La tipica casa di età geometrica consiste in un ambiente quadrangolare monovano di estensione limitata adatta per famiglie mononucleari che svolgevano la maggior parte delle attività all’esterno di essa. Le famiglie di tipo allargato, invece, risiedevano in abitazioni rettangolari absidate che prendevano come modello i megaron micenei. Le case poggiavano su un banco roccioso scavato o su muretti di ciottoli con alzati in mattoni crudi e con unici arredi fissi le banchine di pietra.

Smirne vecchia fondata nel 1000 a.C. ha restituito case di forma ovale e rettangolare monocellulari con fondamenta in pietra e alzati di mattoni crudi e legna. Verso la fine del VIII secolo venne incendiata e ricostruita poi su impianto più regolare. Presenta le prime mura cittadine che servono da protezione all’intera città ed è una delle città che richiama la nascita di Omero nel 700 circa (Efeso, Mileto e Alicarnasso sono altre città che reclamano la natività del poeta). Resta l’insediamento di una capanna con base in mattoni crudi e l’alzato di paglia e legno.

Ad Emporio (Chio) le abitazioni del VIII secolo si installano sul pendio di un colle e l’acropoli di forma ovale è cinta da mura e accessibile da una stradina, di fronte all’ingresso vi è un ambiente rettangolare a megaron con una fila interna di sostegni. Fuori dal muro dell’acropoli, lungo il pendio, si dispone su terrazze la città bassa con le abitazioni che consistono in oikoi quadrangolari.

Strutture regolari più ampie sono note solo nelle aree coloniali per la presenza di ampi territori. A Megara Iblea, in Sicilia, la colonia fu fondata negli ultimi decenni del VIII secolo e i coloni suddivisero il territorio in lotti uguali. Negli anni successivi il moltiplicarsi delle esigenze portò ad abitazioni di maggiore estensione concepite sull’accostamento di più ambienti monovano non comunicanti dall’interno, ma tramite un corridoio porticato cinto da mura detto pastàs che sopravvive fino all’età classica.

Le ceramiche

La ceramica era estremamente diffusa e indistruttibile, ma nel 1250 avviene una trasformazione: le produzioni vascolari passano da circa 60 forme a solo 19 e diminuisce anche la loro decorazione. Una forma vascolare dice a cosa serviva, le abitudini culturali e sociali di chi la usava e attribuisce il nome ai periodi storici per questo vengono definiti fossili guida per ricostruire il passato. Questo fa capire che la qualità della vita era calata, ma non accade in tutti i centri allo stesso modo.

Nel 1050, però, ci fu un’inversione di tendenza: le forme vascolari non diminuiscono più ed iniziano ad aumentare lentamente, quindi cessa il peggioramento e lo si vede in molte città dell’Egeo. In quest’anno si fa iniziare la civiltà greca. Le prime iscrizioni greche (che traggono origine dall’alfabeto fenicio) a noi pervenute risalgono al VIII secolo con la Coppa di Nestore, una kotyle tardogeometrica prodotta a Rodi e rivenuto in una tomba di Ischia su cui è inciso in modo bustrofedico un verso dell’Iliade. Questo è dovuto allo spostamento di gruppi organizzati verso diversi territori e questo fenomeno prende il nome di colonizzazione arcaica e si protrae anche nel VII e VI secolo.

La datazione dei vasi di età geometrica si basa sui prodotti rinvenuti nella necropoli ateniese del Dipylon.

  • Stile protogeometrico: 1050-900 a.C.
  • Stile geometrico antico: 900-850 a.C.
  • Stile geometrico medio: 850-760/50 a.C.
  • Stile geometrico tardo: 760/50-700 a.C.

Sulla superficie del vaso si dipingono composizioni di filetti e fasce, mentre le scene figurate compaiono raramente. La ceramica corinzia manca della vivacità narrativa che caratterizza i vasi attici, mentre i vasi prodotti nelle Cicladi e nell’Eubea prediligono ornati curvilinei e figure di animali. Intorno alla metà del XI secolo si assiste ad Atene e nell’Attica alla comparsa di vasi per la conservazione dei liquidi come anfore, oinochoai, crateri e skyphoi, decorate con un’alternanza di larghe bande e linee sottili e figure geometriche come triangoli, losanghe, semicerchi ecc. posti nei punti di snodo per sottolinearne la forma. Alla fine del X secolo risale la statuetta di un cervo rinvenuto in una tomba protogeometrica di Atene, mentre più tardo è il centauro di Lefkandi trovato spezzato e diviso in due tombe. I principi costruttivi di questa età sono conformati ai criteri di essenzialità.

Geometrico antico

I vasi più utilizzati in questo periodo sono le anfore, i crateri e i vasi usati come corredi nelle tombe.

Geometrico medio

Intorno alla metà del IX secolo la decorazione dei vasi si estende su tutta la superficie e iniziano a comparire le prime raffigurazioni di animali e uomini. I vasi destinati a segnare la presenza di una tomba (sema) diventano monumentali; mentre ai vasi che compongono i corredi funebri spetta il compito di esprimere l’orgoglio del defunto. Sullo skyphos di Eleusi sono dipinte due scene: da un lato, da una barca scendono due uomini armati, mentre nell’altro lato avviene uno scontro. Rappresenta la storia di un ricco personaggio greco che partecipò a spedizioni d’oltremare e ad attacchi di pirati.

In corrispondenza dei primi giochi olimpici organizzati nel 776 a.C., il mercato degli oggetti votivi destinati ai santuari aumenta, soprattutto per quanto riguarda i tripodi bronzei e le serie di cavallini o rappresentazioni a tutto tondo di altri animali, status simbol aristocratico. Nel gruppo di New York fa parte la lotta di un eroe con il centauro, secondo alcuni Zeus che lotta con un titano. Al Dipylon ateniese si attribuisce un gruppo di 5 statuette in avorio raffiguranti personaggi femminili con il polos (copricapo) in una posa statica che le fanno sembrare quasi delle dee; datate alla seconda metà del VIII secolo. La piccola plastica geometrica è concepita come un elemento da applicare e non a se stante e vengono lavorate partendo da un nucleo centrale che viene ritagliato e assemblato.

Geometrico tardo

Durante questo periodo la decorazione si espande e si moltiplicano le scene figurate come episodi funebri, di esposizione (prothesis) o di trasporto (ekphorà) del cadavere. Le scene di mito non sono sempre di facile identificazione per l’assenza di iscrizioni. I pittori scelgono di enfatizzare alcuni elementi del corpo umano, ad esempio nell’uomo le spalle e le braccia muscolose che impugnano armi, mentre nelle donne i seni. Sia i pittori che i ceramisti, però non si firmano ancora perché l’analfabetizzazione era ancora elevata.

Intorno al 760 a.C. inizia la sua attività la Bottega del Dipylon specializzata nella produzione e decorazione di grandi vasi funerari. Il pittore più importante viene chiamato il Pittore del Dipylon che lasciò l’esempio dell’anfora 804, conservata oggi al museo di Atene: vaso alto 1 metro e mezzo, in proporzione con le parti (generalmente 1:2) con tessitura geometrica e scena di prothesis sul diametro massimo. Il defunto è steso su un letto funebre e ai piedi di questo sono raffigurate, con prospettiva ribaltata, due donne inginocchiate e due sedute impegnate nel lamento rituale, a cui si unisce il coro di uomini disposto ai lati del feretro. Sul retro viene rappresentato il momento del trasporto del defunto su un carro, al luogo della sepoltura (ekphorà); mentre alla base del collo e appena sotto la bocca del vaso sono presenti delle teorie di animali in fila con uno scopo puramente decorativo. Queste teorie nascono però nella Grecia orientale (Asia minore) ed è una decorazione non più a base geometrica; ci troviamo quindi, in un periodo geometrico medio in cui è stata introdotta una nuova decorazione che darà il via ad un nuovo periodo: l’orientalizzante. Il vaso veniva usato in ambito funerario come segnale fuori dalla tomba di un ateniese e indicava il suo status sociale.

Il cratere n° 990 riporta un episodio di ekphorà a cui partecipa tutta la comunità aristocratica: il corpo del defunto è trasportato su un carro funebre trainato da una coppia di cavalli. Oggi è conservato al museo di New York ed è poco più recente dell’anfora.

Le architetture

I santuari risalgono all’età del bronzo, ma nell’età geometrica abbiamo il loro consolidamento e si caratterizza per la presenza della divinità attraverso l’altare e una separazione tra il luogo della divinità e il resto del mondo dove possono andare i mortali, composta da una recinzione ideale o materiale, in pietra, detta temenos. Il santuario è composto dalla casa della divinità, dall’altare e dal temenos e non può esistere se manca anche un solo elemento. I templi nascono in questo periodo e il problema fondamentale per l’architettura degli inizi è come costruire la casa della divinità.

L'età orientalizzante

Lo stile orientalizzante si sviluppa intorno al VII secolo perché la cultura greca si lascia invadere da motivi, temi e tecniche appartenenti alle culture orientali: le importazioni erano ricominciate dal IX secolo e più tardi l’intensificarsi dei traffici determinò anche l’afflusso dei manufatti. In più, la pressione degli Assiri, costringe le famiglie greche ad emigrare verso oriente, che in questo modo creano i presupposti per l’apprensione di nuove tecniche e...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CristinaMenabo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bejor Giorgio.
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