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Le arti del colore nel mondo copto: introduzione

L'arte "copta"

In primo luogo, è il caso di analizzare il termine "Copto", per poter dare una completa panoramica di cosa l'arte copta sia: la conquista dell'Egitto da parte degli arabi nel 641 d.C. dà vita al termine, proveniente dall'arabo, al-qubt, malgrado l'opposizione degli egizi che continuarono a definirsi "Gente di Kemi", ossia di quella fascia di terra fertile, viva della forza del limo rilasciato dalle piene del fiume Nilo. Il termine premenkemi, gente di kemi, era in opposizione al termine desheret, la terra rossa che dava vita al deserto.

Pertanto, nell'arte copta si indica la produzione artistica d'Egitto dai primi secoli della nostra era fino alla conquista da parte dell'Impero Ottomano. L'associazione con il cristianesimo è vera soltanto in parte, a partire dall'epoca della conquista islamica. La datazione è abbastanza incerta in sé e per sé, ma tale produzione artistica si divide in fasi: una protocopta che va da Augusto a Costantino (I d.C. – IV d.C.), una fase di piena fioritura che va di pari passo con il dominio bizantino, corrispondente con la massima espansione del cristianesimo, ed un'ultima tangente con la conquista ottomana ed islamica dove, seppur ridotti in minoranza, i Copti diedero vita ad una fiorente produzione artistica, soprattutto connessa con il fiorire del monachesimo.

La caduta di Costantinopoli nel 1453, conquistata dai turchi, mise fine alla contesa dell'Egitto, e con essa, i fitti rapporti con l'occidente.

Quadro storico

Quella che sarà la tradizione figurativa Copta nasce in un contesto di "topoi" artistici dalle radici aggettate nel contesto ellenistico-romano e, di conseguenza, strettamente connesso a quello più antico, faraonico. Se non è difficile trovare rappresentazioni di Dioniso e Afrodite, si mostrano anche le rappresentazioni di Iside, Osiride e via dicendo.

In questo contesto si installa quello che sarà il linguaggio del cristianesimo egiziano, connesso con particolare passione ad alcune figure estremamente significative, quali la Vergine e Giovanni Battista, figure connesse con la larga tradizione di guarigioni miracolose, tanto cara all'Egitto. Assieme a queste, molto rappresentati gli angeli e i santi, intermediari tra il regno umano e quello di Dio. Da dire che era molto forte la tradizione dei martiri, le cui reliquie erano oggetto di vera e propria idolatria.

Per analizzare la produzione artistica si dovrà naturalmente tenere conto delle vicende storiche: vero e proprio momento di scissione è il 451, l'anno in cui avvenne il Concilio di Calcedonia, dove venne risolto il problema della natura di Cristo se divino, umano o entrambi. La chiesa di Alessandria, profondamente monofisita, ossia convinta della natura divina, si vide opposta all'imperatore ed il vescovo di Costantinopoli Flaviano.

La scissione fu l'inizio di numerosi conflitti, seppur dietro a questa storia si radicano profonde ragioni politiche. Le città dell'Egitto, all'inizio della nostra era, presentavano, in vero, poche grandi città oltre Alessandria. Dalle necropoli iniziamo a vedere un cambiamento nella concezione dell'oltretomba: lentamente viene abbandonata la pratica della mummificazione e i corpi venivano distesi su letti nelle necropoli più grandi, in loculi quelle più piccole. Sono anche presenti sepolture collettive e mausolei di famiglia particolarmente ricchi di decorazioni provenienti dal repertorio del pantheon olimpico, immagini del Nilo.

Le steli funerarie erano presenti da millenni e questa usanza venne mantenuta anche in epoca cristiana. Proprio in questo frangente analizzeremo le fondazioni delle chiese che, sin dal VII secolo d.C., utilizzavano la pianta basilicale, con varianti tutte egiziane: divisa in tre navate, ma con due ambienti laterali annessi, battisteri, ripari per i fedeli. All'aula si accedeva, già dal V secolo, dal nartece, un ambiente di raccordo, in asse con l'abside, che rappresenta forse la maggiore variante, quella del triconco, ossia con tre absidi, spesso preceduta da un avancorpo che doveva ospitare vescovi e cardinali. Un esempio magistrale di questo tipo di Basilica è quella di Hermopolis Magna.

Il rilievo

In epoca bizantina, quello che prima era rappresentato dalla statuaria viene quasi totalmente sostituito dal rilievo. In particolar modo visto in ambito funerario. I rilievi, naturalmente di matrice ellenistica, raffigurano il mondo celeste come una corte lussuosa, dove Cristo viene rappresentato in trono spesso con la Vergine, con arcangeli e angeli. L'uomo è rappresentato come individuo in ambito funerario, in scene di lotta e caccia, probabilmente in simbologia con la lotta contro il male.

Molto rappresentato è il mondo animale, ricchissimo e dalla profonda vena simbologica: ogni animale aveva una doppia valenza, negativa e positiva, tanto che non si presenta quasi mai in una veste totalmente negativa o positiva. Molti simboli e animali sono ripresi dal repertorio egizio, come ad esempio la Fenice, animale che rappresentava l'uccello solare che risorgeva dalle sue stesse ceneri, viene poi associato a Cristo e alla Croce stessa. Ugualmente il mondo vegetale è ripreso da un apparato figurativo precedente, come l'acanto, simbolo di eterno.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescofederico.migliaccio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e Storia dell'Arte Copta e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Cappozzo Mario.
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