L'impero romano sotto Adriano e Traiano
Già con Adriano l’impero romano viene ridimensionato, mentre con Traiano esso raggiunge la sua massima espansione. In Bretagna, mentre gli altri confini dell'impero sono rappresentati da elementi naturali come il Reno per la Germania, il Danubio per l'Europa centrale, l'Eufrate verso oriente e il Sahara per il Nord Africa, qui invece il limes è costruito ed è rappresentato dal vallo di Adriano (il termine vallo costituisce un calco dall'inglese, poiché vallum era solo una parte di questa fortificazione).
Il vallo di Adriano e Antonino
La conquista romana si estese anche oltre il vallo di Adriano, terra cui venne creato il vallo di Antonino Pio che venne però mantenuto per poco; quindi il limes venne riportato al vallo di Adriano che si è conservato in maniera eccezionale nella campagna inglese. Esso è caratterizzato in alcuni punti da forti e fortini, quindi la linea di difesa oltre il muro continuo contava anche di accampamenti e di fortini, alcuni più complessi, altri più piccoli e, oltre il vallo, altri forti verso nord svolgevano una funzione di avvistamento contro gli attacchi delle popolazioni celtiche del nord.
Conflitti e riforme al confine partico
Grande tensione vi era sul confine partico orientale e vi erano problemi per lo sfondamento di questa linea di confine, che si aggravano dal II sec dC: sotto Marco Aurelio e anche sotto Settimio Severo si assiste a frequenti sfondamenti di questa linea di confine (quindi nella seconda metà del II secolo dC). Quindi l'esercito diventa sempre più una componente fondamentale, tanto che all'annuncio della morte di un imperatore le legioni acclamavano imperatore il loro generale e questo generava delle lotte interne tra l'esercito stanziato nelle varie parti dell'impero per l'affermazione del proprio protetto. Quindi dal III sec dC l'esercito diventa un forte elemento di precarietà e di instabilità a cui la riforma di Diocleziano cercherà di porre rimedio.
Immagini militari nell'arte romana
Frequenti sono per tutte le classi di oggetti le immagini di lotte tra romani e barbari come vediamo su un balteo da Aosta dove al centro vi è il generale con la mano alzata contro i barbari e sotto di lui vi è un soldato che sta per uccidere un barbaro che è caratterizzato, come tutti i barbari, dal costume con i pantaloni e i capelli e la barba fluenti. L’elemento militare è importante fin dall'origine dell'impero romano: vediamo la stele di un centurione caduto nella battaglia di Teutoburgo, che fu un tentativo di allargare il confine romano oltre il Reno; la battaglia è nota come bellum varianum e qui furono massacrate tre legioni romane, quindi fu una grande sconfitta. Si tratta di un episodio chiave anche secondo gli storici perché il confine dell'impero romano venne stabilito sul Reno e non vi furono più tentativi di andare oltre.
Arte provinciale e arte militare
Questa frequenza di immagini di soldati in tutto l'impero romano fu per anni alla base dell'archeologia delle province romane, quando essa era solo storia dell'arte; si tratta di un'arte provinciale quella delle stele funerarie dei soldati che rielabora modelli colti in maniera semplificata; quindi per molto tempo l'arte provinciale venne considerata arte militare dei soldati, mentre oggi si considerano tutte le forme artistiche; quest’arte provinciale caratterizza il panorama delle espressioni artistiche provinciali dell'occidente dove si assiste a un'arte rozza perché l'innesto dell'arte romana si colloca in un panorama di assenza di espressioni artistiche precedenti. Diverso il discorso per le province orientali dove l'impatto dell'arte romana fu differente.
La crisi del III secolo
Con il III sec dC molti fattori determinarono l'inizio di una crisi e tra i molti motivi vi fu una crescente importanza dell'elemento militare come componente di instabilità perché ogni legione dichiarava imperatore il suo comandante; inoltre vi erano problemi sui confini, infatti si fanno più frequenti gli attacchi esterni verso il cuore dell'impero (devastanti sono gli attacchi dei Parti che arriveranno fino ad Antiochia; in più si assiste all'uccisione in cattività di un imperatore romano). L’impero attraversa inoltre una crisi economica per cui il peso delle tasse per molte città dell'impero diventa sempre più grave: Roma diventa un centro parassitario che sfrutta molte province, infatti si tratta dell'unica città che conta circa un milione di persone per cui i donativi di olio e di grano diventano istituzionali, gravando sulle province.
Crisi spirituale e riforme di Diocleziano
Inoltre si assiste ad una crisi spirituale per la diffusione del cristianesimo e di altre religioni orientali che hanno contribuito a disgregare l'impero. A questa crisi cerca di porre rimedio Diocleziano (con cui si assiste alle ultime grandi persecuzioni dei cristiani), che cambia sistema di governo e istituisce la tetrarchia: già Settimio Severo aveva visto nella grande estensione dell'impero uno dei motivi di crisi, di difficoltà di gestione e aveva proposto una sua suddivisione ai figli che però non l’avevano attuata.
La tetrarchia e le sue ricadute
Della tetrarchia vi è una famosa raffigurazione a Venezia che proviene da Costantinopoli, in porfido, materiale che si estraeva dal deserto egizio e che era riservato alla raffigurazione dell'imperatore e a tutti gli oggetti riservati all'imperatore e ai membri della sua famiglia (porfirogeniti si dice di quegli imperatori nati in una stanza rivestita di porfido). Con la tetrarchia l'impero viene diviso in quattro: vi sono due augusti più anziani che regnano per 20 anni alla fine dei quali avrebbero dovuto abdicare in favore dei due cesari che a loro volta diventavano augusti e dovevano nominare altri due cesari, cosa che Diocleziano fece, cioè alla fine dei 20 anni si ritirò in Dalmazia; tuttavia il meccanismo si inceppò rapidamente.
L’impero venne inoltre suddiviso in quattro parti: Diocleziano e Massimiano erano i due augusti, Galerio in oriente e Costanzo nell'estrema zona occidentale erano i due cesari. Inoltre le province vennero raddoppiate, infatti diventarono 87 e vennero ridotte come ampiezza territoriale, vennero equiparate e vennero amministrate da un magistrato di rango equestre, un praeses (plur. praesides) che era a capo di una provincia e che a volte prendeva il nome di corrector; invece l'Africa, l'Asia e la Caria erano governate da un proconsul, mentre l'Egitto dal praefector Aegypti.
La riforma dell'impero è importante perché la giurisdizione del praeses era civile, mentre per la sfera militare vi era un altro governatore, il dux; viene quindi spaccata in due la sfera di competenza del governatore della provincia e tale frantumazione del potere servì per ovviare ai problemi che il troppo potere di alcuni governatori di provincia aveva portato il secolo precedente. Le singole province furono unificate in 12 diocesi dirette da vicari (la riforma di Diocleziano portò una struttura piramidale); le diocesi dipendevano da quattro prefetture del pretorio, quella d'Oriente, di Il lirico, d'Italia e d’Africa e della Gallia; inoltre la riforma prevedeva che non vi fossero più diversità tra le altre province e l'Italia che invece aveva sempre goduto di privilegi, tra cui l'esonero dalle tasse. L’Italia venne quindi equiparata sotto il profilo fiscale alle altre province per cui cessarono le immunità fino ad allora esistite; in più l'Italia venne divisa in due diocesi, quella del nord, l’Italia annonaria e quella del sud, l'Italia suburbicaria, rette ciascuna da un vicario.
Burocrazia e amministrazione nell'impero romano
L’impero, strutturato in maniera complicata, era quindi retto da una burocrazia sempre più invadente nella vita pubblica e in questo momento i governatori e i funzionari amministrativi lo diventano di professione. La notitia dignitatum è un documento ufficiale grazie al quale conosciamo la burocrazia dell'impero e si tratta di una manoscritta del XV sec. Il IV sec dC è caratterizzato dalle grandi invasioni barbariche e dalla formazione dei regni romano-barbarici; quindi si assiste alla fine dell'impero d'occidente, mentre quello d'oriente sarebbe ridotto a Costantinopoli.
Province della penisola iberica
La provincia della Spagna, dopo le grandi isole quali la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, è una delle province più antiche dell'impero, poiché diventò provincia alla fine della seconda guerra punica; si tratta di una delle più ricche province sia dal punto di vista agricolo che dal punto di vista delle miniere d'argento. Prima della romanizzazione, la provincia era caratterizzata dalla presenza di popolazioni celtiche: l'estrema punta nord ovest della penisola era occupata dalla Galizia che era caratterizzata dalla presenza dei celti oltre che degli Iberi, popolazioni indigene che hanno dato il nome a una cultura mista interessante, caratterizzata dall'incontro con i greci (un'importante colonia greca è Emporium) con la cultura celtica del nord ovest.
Si conoscono alcune città del periodo preromano che sorgevano su alture fortificate (oppida) e sappiamo della presenza della componente fenicia perché le coste furono interessate dalla frequentazione fenicia, infatti i fenici, oltre alle colonne d'Ercole, fondarono Cadice una delle più antiche fondazioni risalenti al 1100 aC. Dopo la prima guerra punica Cartagine cercò di espandersi in Spagna dove creò il suo nuovo impero che si estendeva fino al fiume Ebro che separava la sfera cartaginese con la zona di influenza romana nel nord. Sagunto era una città che si trovava nella zona di influenza cartaginese, ma era alleata dei romani e il suo assedio fu il motivo per lo scoppio della seconda guerra punica, durante la quale in Spagna si muoverà Annibale che attraversò la Francia meridionale, le Alpi e giunse in Italia.
Spagna romana: divisione e guerre
Alla fine della seconda guerra punica la Spagna venne inglobata come provincia dell'impero, infatti divenne provincia nel 197 aC e, in origine, era divisa solo in due province, a nord l’Hispania citerior che diventerà l’Hispania Tarraconensis e a sud l’Hispania ulterior che poi diventerà la provincia baetica, così chiamata dal fiume Baetis, l’attuale Guadalquivir; tra i suoi governatori vi furono Catone il censore e Tiberio Gracco nel 180 aC.
Malgrado la formazione della provincia vi furono molte guerre e rivolte soprattutto da parte della Lusitania e delle popolazioni celtico iberiche: si alternarono due secoli di guerriglie continue e la vera pacificazione si ebbe solo sotto Augusto. Polibio parla nella sua opera della guerra (anche perché vi fu coinvolto Scipione Emiliano) contro i celtiberi che finirà con l'assedio di Numanzia nella seconda metà del II sec aC. Nell'82 aC vi fu un'altra grande rivolta, quella di Sertorio che combatté contro Silla, alleandosi con le popolazioni della Lusitania e quelle celtico iberiche.
La romanizzazione della Spagna
Nell’età di Augusto, nel 29 e 25 aC vi furono le ultime guerre contro le popolazioni locali e si trattò di una guerra lunga per cui le fonti parlano del genocidio di intere popolazioni. Nonostante questa guerra continua per più di 200 anni la Spagna diventerà la provincia di più profonda romanizzazione e con la Gallia diventerà testimone della romanizzazione nel medioevo; questa continua guerriglia in età cesariana è caratterizzata da una presenza militare molto forte che è testimoniata dalla città di Leon, nelle regione delle Asturie, infatti Leon rappresenta la trasformazione del termine legio, perché la città si formò dove venne stanziata la legione.
Colonizzazione e infrastrutture romane
La profonda romanizzazione delle colonie si attua con la fondazione di nuove città e infrastrutture come gli acquedotti che sono una delle infrastrutture che segna di più l'aspetto del paesaggio delle province romane (un esempio è quello di Segovia); quindi si assiste alla trasformazione del territorio con la costruzione di città, strade acquedotti, opere imponenti per far arrivare l'acqua nei centri cittadini dove arrivava al castellum aquae, cioè la cisterna da cui si dipartivano vari condotti che portavano l'acqua nelle varie parti della città; l'esercito veniva quindi utilizzato della per opere civili come strade e acquedotti.
- Gli accampamenti erano alla base di alcune città, ma si trattava di casi eccezionali perché le città con impianto regolare si formano quando i romani fondano una città dove non c'era nulla come accade per Augusta Taurinorum (Torino) o Cremona;
- Oppure una struttura regolare si ha quando la città nasce da un accampamento come nel caso di Timgad o di Strasburgo (Argentoratum).
In molti casi diventano città romane dei centri preesistenti che non hanno una struttura regolare e che in alcuni punti può essere regolarizzata; infatti l'analisi di alcune città come Ampurias o Glanum mostra come la romanizzazione di un centro preesistente non comporti necessariamente la realizzazione di un tessuto ortogonale.
Leon e la presenza delle legioni
Leon nasce da un accampamento militare e conserva nel nome il ricordo della presenza della legione di stanza qui, di cui conosciamo il nome grazie ai bolli legionari impressi sui mattoni (c'erano infatti delle officine preposte alla creazione dei laterizi e della ceramica), cioè legio VII Gemina Felix e attraverso i bolli legionari noi possiamo ricostruire la storia dei vari stanziamenti delle diverse legioni nelle varie parti dell'impero. Il fatto di trovare nei mattoni delle costruzioni delle città i bolli è importante perché fornisce una cronologia anche perché spesso le legioni assumevano epiteti o attributi legati a legame particolare con l'imperatore in quel periodo (la Gemina Felix è del periodo flavio).
I mattoni (bessons) servivano anche per la costruzione dei pilastrini che servivano per la costruzione dei pavimenti rialzati degli ambienti riscaldati: l'aria calda attraversava un corridoio, si infilava in questa intercapedine sotto il pavimento e da lì l'aria calda si infiltrava nelle pareti dove erano posizionati laterizi forati nel mezzo. Inoltre, nel corso del tempo, il nome di una legione non era mai uguale, infatti, per esempio, la Gemina Felix diventerà Gordiana Pia Felix per un legame particolare con l'imperatore Gordiano III e questo ci dà una cronologia.
Le colonie di veterani sotto Augusto
Dopo la pacificazione della provincia, Augusto procede allo stanziamento di alcune colonie di veterani, per cui si assiste alla formazione di circa 100 colonie e questa fondazione di città imponenti nelle province d'occidente determinò un cambiamento nella loro storia; tra queste città vi sono Asturica Augusta (Astorga), Caesar Augusta (Saragozza) Emerita Augusta (Merida); la presenza di termini specifici nel nome della colonia ci dà indicazioni sulla cronologia della sua fondazione, ad esempio la presenza del termine Augusta fa supporre una fondazione in età augustea.
Divisione della provincia spagnola
Oltre alla fondazione imponente di colonie, Augusto suddivide la provincia spagnola in tre: quella Tarraconensis, con capitale la colonia Iulia Augusta Tarraco (dal III sec vengono annessi alla provincia anche la Galizia e l’Asturia); la Lusitania, con capitale Iulia Augusta Emerita, l’Hispania Baetica (dal fiume Baetis, l'attuale Guadalquivir), con capitale Corduba. Uno dei motivi dell'interesse romano per questa provincia è la sua ricchezza come nel caso delle miniere d'argento che sotto Augusto diventeranno di proprietà dell'imperatore; la profonda romanizzazione di questa provincia è testimoniata dal fatto che dalla Spagna nel 90 aC proviene il primo senatore non italico, il primo di una lunga serie, cioè Quinto Baio Severo; proviene anche il primo console non italico nel 40 aC, Lucio Cornelio Balbo che era di Cadice; tra i letterati vi sono Seneca, che era originario di Corduba, Quintiliano e Marziale.
Imperatori e letterati spagnoli
I primi imperatori non italici provengono dalla Spagna come Traiano, nato a italica, nella provincia baetica da una famiglia di origine italica trasferitasi in una colonia spagnola; anche Adriano era nato da una famiglia residente da generazioni a Italica; anche Teodosio era spagnolo.
Emporium (Ampurias)
Emporium si trovava nella provincia Tarraconensis, vicino all'attuale confine tra Francia e Spagna; si tratta di un centro di grande interesse dove vediamo un fenomeno che interessa anche altri centri. Era una colonia focese del VI sec aC (importante era la presenza dei greci sulle coste del Mediterraneo occidentale per gli scambi di ogni tipo) e si caratterizzava per la presenza di due centri, la palaia polis che si espandeva vicino alla costa e una nea polis; la colonia greca era alleata dei romani che cercavano sempre delle alleanze quando si inserivano in un contesto nuovo; le città greche cercavano l'alleanza dei romani per contrastare le popolazioni indigene, mentre ai mercanti romani interessavano le alleanze con i greci perché favorivano il commercio dei loro prodotti, infatti nel III sec si assiste alla diffusione della ceramica romana.
Emporium era quindi alleata dei romani e fu importante nella seconda guerra punica; dopo la fondazione delle due province, la città venne premiata dalla sua fedeltà e per la sua alleanza con Roma non venendo inglobata nella provincia, ma rimanendo una civitas foederata che godeva di privilegi particolari e di esenzioni fiscali. Dopo la fondazione delle province, la rivolta del 195 aC determina l'arrivo di Marco Porcio Catone che nel 197 aC sedò una rivolta indigena e stabilì un accampamento sulla zona sovrastante la città greca, cioè sulle alture retrostanti la città; in questo modo si forma il primo nucleo della città romana con una forma regolare, cinta da mura. Quindi, all'inizio del II sec aC, sorge la città dall'accampamento con una struttura regolare e per tutto il II sec si mantiene indipendente come città greca; si deve ipotizzare la presenza di insulae.
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