Arte classica
Col termine “arte classica” s’intende l’arte greco-romana. Per quanto riguarda l’arte greca, è la scultura l'aspetto più conosciuto, grazie soprattutto al maggior numero di reperti archeologici pervenuti. La scultura greca ha come soggetto privilegiato la figura umana. In età arcaica e classica non si rappresenta una persona specifica, bensì un uomo (o donna) ideale, capace di esprimere tutte le più alte qualità fisiche e morali umane. Partendo dalla realtà sensibile dell'uomo si arriva così a divinizzarlo. È l'immagine dell'eroe greco, di solito un giovane nudo, in piedi, rappresentato con una gamba ferma e una lievemente avanzata a cui fanno riscontro il braccio a riposo, sullo stesso lato, e quello impegnato in un gesto misurato dall'altro, ad esempio nel sorreggere un attrezzo ginnico. È una ritmica ordinata di azione e riposo, ma poiché inversa, è detta "chiasmo" (incrocio).
Periodi della scultura greca
Tradizionalmente, nella scultura greca, si distinguono 6 periodi:
- Il periodo proto geometrico (XI – X secolo a.C.)
- Il periodo geometrico (IX – VIII secolo a.C.)
- Il periodo arcaico (VII secolo a.C.)
- Il periodo dedalico (VI - V secolo a.C.)
- Il primo periodo classico (V - IV secolo a.C.), rappresentato da Fidia, Mirone, Policleto, Skopas e Lisippo
- Il periodo ellenistico (III – II secolo a.C.)
Dell'epoca più antica, definita come "proto geometrico", rimangono figurine umane ed animali realizzate in terracotta come ex-voto nei santuari. Dell'epoca successiva, invece, definita "geometrica", si trovano piccole sculture in bronzo, rinvenute nei santuari, con figure soprattutto di guerrieri, suonatori e animali.
Tra le opere di maggiore importanza troviamo 4 piccole figure femminili nude rinvenute in una tomba del Dipylon ad Atene realizzate in avorio e datate intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. Traggono ispirazione da modelli orientali, ma il modellato morbido del corpo, la cura nella descrizione dei particolari, come le ciocche di capelli sulla schiena, sono innovazioni ateniesi. Sempre risalenti a questo periodo sono i due villaggi tessalici di Sesklo e Dimini.
Sesklo
Sesklo conserva i resti di un villaggio neolitico scoperto alla fine del XIX secolo. Le case, rettangolari e rotonde, consistono di uno zoccolo di pietra, su cui poggiava l'alzato di frasche e fango. Le suppellettili domestiche più frequenti sono macine e pestelli, e i resti di ossa di animali mostrano che l'economia di queste genti è agricola con coltivazione di cereali e allevamento di ovini e suini, mentre il ritrovamento di rocchetti e fusaiole attesta che è già largamente praticata la tessitura. Il villaggio di Sesklo ha dato il nome a una civiltà la cui caratteristica è una ceramica ben cotta, a superficie rossa, dipinta in bianco o a sfondo chiaro con decorazione in rosso. I motivi ornamentali più frequenti sono quelli a fiamma, a scaletta e a scacchiera. Fra gli utensili e le armi in pietra si notano asce, mazze, coltelli, braccialetti di conchiglie o di perline in pietra. Molto diffusi sono anche gli idoletti in ceramica o in pietra, raffiguranti la dea della fecondità, nuda.
Dimini
Dimini conserva insediamenti neolitici e micenei: il sito neolitico di Dimini viene scoperto alla fine del XIX secolo. Inizialmente viene scoperta la tomba a tholos micenea detta Lamiospito; poi sono stati trovati anche una pietra e un frammento di vaso con iscrizioni in lineare B. La teoria dell’"invasione" ritiene che la popolazione neolitica di Dimini fosse stata responsabile dell'annientamento violento della cultura di Sesklo verso il 5.000 a.C., considerando le due popolazioni entità culturali separate. Invece si è scoperto che gli abitanti di Dimini si stabilirono verso il 4.800 a.C., quattro secoli prima della fine della civiltà di Sesklo (ca. 4.400 a.C.), dimostrando la lunga convivenza delle due culture.
Periodo dedalico
Nel corso del VII secolo a.C., in seguito ai nuovi contatti tra la Grecia, il vicino Oriente e l'Egitto orientalizzante, si sviluppa, a Creta la scultura "dedalica", caratterizzata da sculture più grandi che acquisiscono una nuova monumentalità. Esse, inizialmente, venivano realizzate in calcare; in seguito, col marmo locale. Le fonti ricordano la presenza a Creta dello scultore Dedalo, che sarebbe stato il primo ad operare in questa professione. Sempre a Creta, si definisce il canone di rappresentazione della figura umana definendo il kouros e la kore: statue scolpite per essere viste frontalmente. I cui volti hanno una forma quasi triangolare, con grandi occhi, inquadrati dai triangoli contrapposti della capigliatura. I corpi hanno la vita stretta, i busti triangolari e la resa anatomica è semplificata nei nudi maschili e nascosta sotto le vesti femminili decorate.
I kouroi ("ragazzi") e le korai ("fanciulle"), sono statue in piedi, spesso a grandezza naturale, con una gamba avanzata ad indicare il movimento, ma ancora irrigidite in posa solenne e con visi poco espressivi, nonostante abbiano sulle labbra quel tipico sorriso di serenità (detto “sorriso arcaico”) che vuole indicare l'equilibrio morale e fisico raggiunto. Vengono utilizzati il marmo, la pietra locale o la terracotta. Della scultura arcaica si è soliti distinguere alcune correnti in rapporto alle varie zone della Grecia antica:
- La dorica scolpisce corpi massicci, simmetrici e schematizzati.
- La ionica, più slanciata ed elegante, presta una maggiore attenzione alla linea e alle vibrazioni luministiche.
- L'attica, sintetizzando le due precedenti ricerche stilistiche, mette in rapporto la statua con lo spazio circostante.
La scultura è spesso legata all'architettura e le composizioni dei frontoni, dei fregi e delle metope pongono il problema dell'adeguamento delle figure ad uno spazio preordinato, che troverà man mano soluzioni sempre più raffinate.
Periodo severo
Verso la fine del VI secolo a.C., nel Peloponneso si diffonde lo stile “severo” che contempla il definitivo superamento della tradizione arcaica secondo la quale il volto era costantemente atteggiato in un sorriso.
- La testa diventa tendenzialmente sferica,
- Il volto tondeggiante,
- La massa muscolare non è più massiccia, ma distribuita armoniosamente nella struttura corporea.
- Le spalle si allargano e si arrotondano e il largo busto esprime una grande potenza.
- Si assottigliano le ginocchia e le proporzioni complessive sono slanciate.
Il materiale più usato dall'arte "severa" è il bronzo: le figure venivano prima modellate con l’argilla e poi rivestite con uno strato di cera, che veniva nuovamente ricoperto di argilla per creare lo stampo dove poi andava colato il bronzo fuso.
Periodo classico e tardo classico
La conoscenza dell'anatomia del corpo e la competenza tecnica permettono agli scultori di raffigurare dèi ed eroi in pose più naturali e variate rispetto ai periodi precedenti. La maestria tecnica fa della scultura del V secolo la vetta più alta dell'estetica classica.
Policleto, del quale purtroppo possediamo solo copie, fissa un canone per le proporzioni armoniose delle varie parti del corpo che viene perfettamente mostrato dal “doriforo”. Mirone, col discobolo, sperimenta il movimento nello spazio, privilegiando un istante dell'azione e un unico punto di vista, quello frontale. Inizia la costruzione delle grandi sculture in bronzo (auriga di Delfi, bronzi di Riace) e delle statue di culto monumentali e crisoelefantine, ossia rivestite di oro ed avorio, come Atena Parthenos nel Partenone, eseguita da Fidia. Nelle celebri sculture del Partenone l'artista crea un vero e proprio poema epico, tutte le parti hanno un chiaro nesso tematico e una continuità plastica senza precedenti. Dall'umanità contemporanea della processione, nel fregio ionico, all'umanità eroica del mito, nelle metope, alla divinità nei frontoni. Il culmine è raggiunto proprio nelle divinità raffigurate sul frontone orientale che hanno vesti con fitto e ricco panneggio reso in modo estremamente naturalistico.
Policleto
È stato uno scultore e bronzista greco del periodo classico. È, inoltre, l'autore di un trattato, in cui si teorizzano le proporzioni e i rapporti numerici ideali del corpo umano. Contemporaneo di Fidia e Mirone, è attivo principalmente come artista e la sua opera più importante è il doriforo.
Doriforo. Il doriforo è l’incarnazione stessa dell’ideale classicistico. Policleto, infatti, con quest'opera fissa un canone proporzionale, il principio strutturale della rappresentazione statuaria. Se ne osservi l’armonico rapporto fra le parti: la ritmica articolazione favorisce una corrispondenza delle membra, tanto che alla gamba sinistra che si flette e arretra corrisponde una spalla (destra) che si abbassa; alla gamba piegata corrisponde il braccio flesso, mentre a quella portante corrisponde il braccio abbassato; tutto ciò viene definito in scultura come chiasmo. Magistrale esempio di classicità e dinamismo strutturale, quest’opera non ci è pervenuta nella sua versione originale, molto probabilmente bronzea, e la copia meglio conservata si trova oggi nel museo archeologico di Napoli.
Mirone e il discobolo
Mirone è stato uno scultore greco della prima metà del V secolo a.C. che scolpisce nel bronzo. Nessuna delle sue opere è giunta fino a noi in forma diretta, ma soltanto attraverso copie romane in marmo. La sua opera più nota è il discobolo. Che rappresenta l'atleta nudo nel momento del massimo sforzo e della massima concentrazione, quando raccoglie tutte le sue energie prima di lanciare il disco. In questa scultura possiamo notare 4 triangoli:
- Il primo è tra la base e i polpacci delle due gambe
- Il secondo chiuso tra la coscia destra e il polpaccio sinistro, con il vertice formato dalla piega interna del ginocchio
- Il terzo nello spazio creato dalla parte superiore della gamba, dal braccio sinistro poggiato sul ginocchio e dal torso
- L'ultimo definito dalle linee del costato e del braccio sinistro che si incontrano in corrispondenza del capo
Questo atleta è stato fatto per essere visto frontalmente. Possiamo inquadrare questa scultura nel periodo severo precedente da quello tardo-arcaico.
Auriga di Delfi
L'auriga di Delfi è una statua bronzea databile intorno al 475 a.C. Rinvenuta negli scavi del santuario di Delfi e facente parte di una quadriga, commissionata da Polizelo, tiranno di Gela, forse per ricordare una vittoria ottenuta nella corsa con i carri. L'autore della statua è sconosciuto (forse è stato Mirone). L'opera è stata fusa in bronzo spesso, perché più resistente. La scultura presenta un'ottima conservazione, anche se è mancante del braccio sinistro. L'auriga veste una lunga tunica cinta in vita, pesante, scanalata, rigida quasi a costruire una colonna; nella mano destra tiene delle redini; il volto è leggermente rivolto a destra. Attorno al capo la benda del vincitore; gli occhi sono in pietra dura e le ciglia di lamina di rame. I piedi, resi con una naturalezza fresca e precisa, mostrano i tendini tesi per lo sforzo appena compiuto. I capelli sono finemente disegnati in riccioli. Nonostante la statua sia evidentemente legata ai moduli arcaici, essa è percorsa da un vigore innovativo.
Bronzi di Riace
Essi sono una coppia di statue bronzee di dimensioni leggermente superiori al vero (altezza: 205 cm e 198 cm), di provenienza greca, databili al V secolo a.C. e pervenute in eccezionale stato di conservazione. Le due statue - rinvenute a Riace, in provincia di Reggio Calabria - sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi del ciclo ellenico, e tra le poche testimonianze dirette dei grandi maestri scultori del mondo greco classico. Le ipotesi sulla provenienza e sugli autori delle statue sono diverse, ma non esistono ancora certezze (la più accreditata è quella che le attribuisce a Mirone). I bronzi si trovavano a Reggio Calabria nella sede del consiglio. I bronzi sono diventati uno dei simboli della città stessa.
Fidia
Egli è stato uno scultore, pittore e architetto greco del V secolo. Delle sue opere originali sono giunti a noi ben pochi resti, più numerose invece le copie di epoca romana. Pericle lo scelse per decorare il nuovo tempio dedicato ad Atena (il Partenone).
Atena Parthenos
La statua è alta 12 metri. Si tramanda che la statua fosse di dimensioni talmente colossali che per la sua costruzione occorsero 1000 chili d'oro. Sul braccio destro della dea si trova la Nike, che simboleggia le molte vittorie conseguite, mentre il sinistro regge una lancia e poggia sullo scudo ornato, esternamente, da un’amazzonomachia e, internamente, da una gigantomachia. Tale scudo nasconde il serpente Erittonio, sacro ad Atena. La dea indossa il peplo e l'armatura ornata al centro dalla testa di una gorgone. La testa è ornata da un elmo crestato con in cima un cavallo. Di questa statua parla Pausania, nel primo libro della Periegesis.
Il Partenone
È un tempio greco, ottastilo, periptero dedicato alla dea Atena, che sorge sull'acropoli di Atene. Il nome del Partenone deriva dalla monumentale statua di culto raffigurante Atena Parthénos (vergine) ospitata nella stanza orientale della costruzione. Questo tempio fu, inizialmente, utilizzato come tesoreria. È costruito, per iniziativa di Pericle, da Ictino, mentre le decorazioni sono affidate a Fidia. La sua edificazione comincia nel 447 a.C. Sappiamo che la spesa maggiore è costituita dal trasporto della pietra dal monte Pentelico, circa 16 chilometri da Atene, fino all'acropoli. A differenza dei classici templi che presentano 6 colonne sulla facciata, il Partenone è ottastilo, ha cioè 8 colonne sul lato corto.
Per quanto riguarda il frontone, quello ad oriente rappresenta la nascita di Atena dalla testa di Zeus e quello ad occidente la lotta tra Poseidone (che dona l'acqua) e Atena (con il ramo d'ulivo). Le 92 metope sono scolpite come altorilievi.
- Le metope dell'entrata principale, raffigurano una gigantomachia.
- Sul lato ovest, le metope mostrano un’amazzonomachia.
- Le metope del lato sud mostrano la centauromachia tessala.
- Sul lato nord del Partenone, vi sono metope che riguardano la guerra di Troia.
Nella decorazione del tempio l’elemento più importante è il fregio ionico lungo i muri esterni della cella che, scolpito in bassorilievo, raffigura la processione panatenaica. Nella quale, ripetuta ogni 4 anni, ateniesi e stranieri offrono ad Atena sacrifici ed un nuovo peplo (abito).
Lisippo
Lisippo è stato uno scultore e bronzista del V secolo. È il ritrattista ufficiale di Alessandro Magno. Con le sue rappresentazioni artistiche, Lisippo crea una nuova scuola di scultura; quella del ritratto fisionomico e individuale che, riproducendo l'aspetto esteriore del soggetto, ne suggerisce anche le emozioni. Ma la sua opera più importante è l'apoxyómenos.
L'apoxyómenos ("colui che si deterge") è una copia romana in marmo dell'opera originale in bronzo, alta 205 cm. Essa raffigura un giovane atleta nell'atto di detergersi il corpo con lo strigile usato dagli atleti dopo le competizioni per eliminare il sudore, la polvere e olio che gli atleti si spalmavano prima delle competizioni. L'atleta è raffigurato in un momento successivo alla competizione in un atto che accomuna vincitore e vinto. Con quest'opera Lisippo apporta due importanti innovazioni nell'arte della scultura:
- Il movimento del soggetto
- La visione circolare, introducendo un nuovo modo di vedere le statue, a tutto tondo.
La scultura è stata rinvenuta a Trastevere. Solo la gamba sinistra è carica del peso, ma l'altra non è totalmente scarica, ciò crea nella figura un senso di instabilità reso nel gesto incompiuto dell'atleta. La lieve torsione del busto dà ancora più forza a questo gesto, spezzando il chiasmo policleteo.
Polignoto
Polignoto è stato un pittore greco antico. Attivo fra il 480 a.C. e il 455 a.C., Polignoto è considerato dalla tradizione letteraria il primo pittore dell'antichità. Di Polignoto si diceva che aveva saputo dipingere donne vestite di veli trasparenti, e togliere alle sue figure con una leggera apertura della bocca la rigidezza delle linee facciali. Lo storico Pausania ci ha lasciato una descrizione di uno dei suoi maggiori quadri che rappresentava la città di Troia presa e fumante dalle sue rovine, e i greci che sulla riva dell'Ellesponto circondati dai prigionieri e dalle prede si apparecchiavano alla partenza.
Prassitele
Prassitele (Atene, 400/395 a.C. – 326 a.C.) fu uno scultore greco vissuto nell'età del nuovo classicismo. Fu autore di opere memorabili. La peculiarità dell'arte prassitelica sta nella dolcezza del modellato delle sue statue marmoree, caratterizzate da una sorta di languore, spossatezza ed abbandono delle figure. I suoi personaggi non sono più i saldi ed equilibrati eroi del passato, ma dèi giovani, sfiniti, umanizzati. Il baricentro della figura si sposta su un lato, mettendo la figura rappresentata in una posizione di riposo. In molti casi, l'eroe o il dio è appoggiato ad un sostegno, come se non avesse più le forze.
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