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Arboricoltura generale: sistemi radicali

Il sistema radicale è un impianto dinamico con le funzioni di assorbimento, trasporto, riserva di nutrienti, ancoraggio, sintesi di ormoni e secrezione di fitotossine. Costituisce circa il 50% della parte funzionale dell’albero e può estendersi fino a 4 volte la chioma; la quasi totalità del sistema non scende sotto i 70 cm di profondità, mentre le radici assorbenti si trovano nei primi 30 cm di suolo. Il volume di suolo occupato dall’apparato radicale viene detto "unità di suolo".

Tipi di radici

  • Assorbenti: costituiscono l’80% delle radici, sono molto attive e durano da 1 a 3 mesi.
  • Di transizione: sono radici assorbenti sviluppate e divenute di riserva.
  • Di conduzione: costituiscono il 20% del sistema e collegano le radici giovanili a quelle principali.
  • Di sostegno: svolgono la funzione di sostegno e trasporto.

L’accrescimento è per lo più notturno, infatti avviene a temperatura ottimale che varia tra i 10 e i 30 °C. L’impianto aereo della pianta fornisce gli elaborati necessari all’accrescimento, che tuttavia saranno contesi con germogli e frutti. L’orientamento nel suolo dipende da fattori genetici, dal tipo di terreno e dalla tecnica culturale. Certi livelli di umidità nel terreno spingono le radici a crescere in profondità, tuttavia quando lo stress idrico raggiunge certi livelli l’accrescimento radicale cessa. Anche la saturazione idrica del terreno è deleteria per la pianta, poiché porta a condizioni di scarsa aerazione (asfissia radicale).

Il fosforo, il calcio e il boro sono importanti elementi per lo sviluppo radicale; il sodio e i metalli pesanti possono risultare pericolosi.

Micorriza

Associazione simbiotica di tipo mutualistico tra fungo e pianta superiore, localizzata nell’apparato radicale. Il fungo riceve nutrienti altrimenti scartati dalla radice, quest’ultima ha un assorbimento facilitato e una maggiore resistenza alle infezioni. Il successo di un inoculo artificiale non può essere garantito a causa della microflora fungina autoctona e per le condizioni del terreno.

Organografia della chioma

Un albero è una pianta legnosa provvista di un tronco o di un fusto; un arbusto possiede un accrescimento limitato; un cespuglio ha più branche inserite su di una ceppaia.

Componenti della chioma

Tronco: rappresenta l’asse portante dell’albero, in condizioni normali si presenta dritto e verticale.

Branche: elementi assili di due o più anni di età. Sono primarie se inserite sul fusto, secondarie se inserite sulle primarie e terziarie se inserite sulle secondarie. Sono di primo ordine se inserite in posizione prossimale all’asse, di secondo ordine se inserite in prosecuzione a quelle di primo ordine, eccetera.

Rami: elementi assili di età compresa tra uno e due anni, derivano da germogli totalmente lignificati. I rami a legno portano solo gemme vegetative, quelli a frutto portano prevalentemente gemme a fiore o miste, quelli misti hanno gemme vegetative e a fiore in misura circa equivalente.

I rami anticipati provengono da gemme pronte che schiudono poco dopo la formazione; i rami di sottocchio si sviluppano dalle sottogemme; i rami di prolungamento sono inseriti all’estremità distale del fusto o delle branche; i brindilli sono rami esili tipici in drupacee e pomacee, nelle prime le gemme a fiore sono sull’asse, nelle seconde si trovano all’apice; i succhioni sono rami molto vigorosi e provengono da gemme latenti; i polloni si sviluppano a partire da gemme radicali; i brachiblasti sono rami particolarmente corti, in grado di produrre solo incrementi vegetativi di pochi mm/anno (i dardi sono tipici nelle drupacee e terminano con una spina, le lamburde sono tipiche delle pomacee e possono avere gemme fiorifere al proprio termine).

Germogli e gemme

Germogli: assi vegetativi di consistenza erbacea, di età inferiore a un anno, derivanti da gemme. Hanno una struttura primaria e terminano con un apice meristematico, le foglie sono disposte secondo l’indice fillotassico e possono essere tomentosi o glabri.

Gemme: piccoli nuclei meristematici di forma variabile ma prevalentemente subconica o emisferica, che si formano all’ascella delle foglie, ma anche su branche e tronco. Le gemme possono essere nude, se rivestite solo da brattee tomentose, o vestite, quando sono presenti perule di difesa. Le gemme sono inizialmente molto semplici nella loro struttura, ma subiscono poi modifiche in successione dell’apice meristematico, dal quale possiamo intravedere la comparsa delle foglie e delle nuove gemme.

Le gemme pronte schiudono nello stesso anno della loro formazione; le gemme latenti hanno funzione di riserva e rimangono latenti fino a che la pianta non riporta un trauma; le sottogemme sono assi secondari inseriti al lato di una gemma principale e fungono da sostituenti; le gemme avventizie si differenziano ex novo senza una precisa posizione a seguito di un trauma. Le gemme apicali schiudono sempre per prime, per essere seguite da quelle mediane e infine da quelle basali (gradiente vegetativo basipeto); questo comportamento è generalmente attribuito alla traslocazione basipeta delle auxine prodotte dalle gemme stesse.

Se i rami sono inclinati o piegati, le gemme e i germogli lungo il tratto dorsale si svilupperanno maggiormente.

Foglie

Le foglie sono composte da una lamina e da un picciolo, possiedono forme e/o dimensioni tipiche per ogni specie e varietà. Hanno funzione di traspirazione, fotosintesi, traspirazione ed elaborazione di fitoregolatori. L’abscissione delle foglie avviene prossima a una fase di senescenza e distaccamento alla base del picciolo; le piante decidue perdono le foglie a fine ciclo vegetativo annuale, quelle sempreverdi in genere dopo 15-24 mesi. La zona di abscissione prevede uno strato di separazione e uno di protezione.

Fiori

Fiori sono germogli trasformati con funzione riproduttiva, gli elementi che compongono i fiori (antofilli) corrispondono ontogeneticamente alle foglie (sepali, petali, stami, pistilli). L’androceo è composto dagli stami, a loro volta portanti filamento e antera. Il gineceo è composto da uno o più pistilli, aventi ovario, stilo e stimma. In base alla posizione dell’ovario rispetto al resto del fiore, possiamo distinguerlo in supero (drupacee) ed infero (pomacee). Un fiore ermafrodito è provvisto di entrambi gli organi di riproduzione. Le piante portanti tutti fiori unisessuali dello stesso sesso sono dette monoiche, quelle aventi fiori unisessuali di entrambi i sessi sono dioiche. Se i fiori sono tutti ermafroditi ma unisessuali (una parte sterile) maschili o femminili, avremmo piante andromonoiche o ginomonoiche.

Frutti

I frutti derivano dall’accrescimento dell’ovario; al loro interno contengono uno o più semi (importante sede di elaborazione di fitoregolatori, derivanti da gamia o apomissia). Sono composti da esocarpo, mesocarpo, endocarpo e pericarpo; possono essere semplici o composti. I frutti secchi a maturità hanno pareti sottili e consistenti; nei frutti carnosi il mesocarpo è molle e succoso.

Attività vegetativa

Architettura degli alberi: rappresenta l’espressione morfologica del genoma di un vegetale, si realizza attraverso l’attività dei suoi meristemi apicali. Nel corso dell’estate le gemme entrano progressivamente in uno stato di quiescenza di natura endogena; tale condizione si protrae fino alla primavera successiva e si conclude con il germogliamento o la fioritura.

Fasi di dormienza

Ecodormienza: dovuta a uno o più fattori ambientali sfavorevoli.

Paradormienza: dovuta a fattori fisici o segnali biochimici interni alla pianta.

Endodormienza: dovuta a fattori fisiologici interni alla gemma.

Le gemme richiedono un periodo da trascorrere a temperature basse e uno a temperatura alte per superare il proprio stato di quiescenza e germogliare. Si tratta di un sistema di difesa per evitare che le gemme schiudano in epoche ancora soggette a ritorni di basse temperature.

Fabbisogno in freddo

Il numero di ore di esposizione ad una temperatura compresa tra i 1,4°C e i 14°C viene abbinato a specifici coefficienti, andando a determinare il cumulo di unità di freddo. Il mancato raggiungimento del giusto quantitativo di unità, porterà a scarse formazioni fruttifere e ad una attività vegetativa squilibrata.

Fabbisogno in caldo

Anche il numero di unità di caldo segue un calcolo simile, tenendo di conto delle ore di esposizione a temperature tra 1°C e 25°C. Tuttavia viene considerata anche una variabile dipendente dalla specie.

Attività cambiale

Il processo di sviluppo delle varie parti della pianta è fondato sull’attività del cambio, che generalmente si svolge nel periodo primaverile-estivo. Durante il riposo invernale il cambio è costituito da un sottile strato di cellule appiattite, le quali si duplicheranno e acquisteranno turgore con l’inizio dell’attività cambiale. Il segnale fitoregolatore che stimolerà la mitosi deriva dalla schiusura dalle gemme (auxine); la dormienza del cambio è dovuta all’accumulo di inibitori durante l’attività.

L’accrescimento dei germogli ha un trend molto intenso inizialmente, che poi si attenua durante la stagione. I nodi e gli internodi sono già presenti come abbozzo nelle gemme che schiudono. Il meccanismo di controllo dell’allungamento è di natura ormonale (le auxine e le gibberelline stimolano polarizzando verso di loro le sostanze nutritive, le citochinine inibiscono con la sintesi di etilene), ma chiama in causa anche le disponibilità idriche e nutrizionali della pianta.

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/03 Arboricoltura generale e coltivazioni arboree

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fragfolstag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arboricoltura generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nicese Paolo.
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