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Arboricoltura

Appunti degli argomenti trattati che sono riproduzione gamica, agamica, micropropagazione in vitro, tecniche di miglioramento genetico, mutagenesi. Appunti utili per l’esame scritto ed orale. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof.

Esame di Arboricoltura generale e tecnica vivaistica docente Prof. B. Mezzetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

La riproduzione delle piante esige capacità tecnica e conoscenza della manualità; per

raggiungerla occorre pratica ed esperienza. Il che significa ad esempio conoscere

come si esegue un innesto o come si preparano le talee: questa può essere definita

L’ARTE DI PROPAGARE LE PIANTE.

I buoni risultati derivano da un’ottima conoscenza della fisiologia e della morfologia

della pianta: questa può essere definita LA SCIENZA DI PROPAGARE LE PIANTE.

L’innesto fino a poco tempo fa era una pratica comune, ma non si studiava a livello

scientifico. Ora è tornato di moda perché si è scoperto che ogni portinnesto produce

sostanze diverse per modificare la capacità di trasporto ed accumulo di quest’ultime a

nostro piacimento senza cambiare specie.

Possiamo scegliere il materiale di propagazione: i semi o i cloni. Dobbiamo avere

piante resistenti, facilmente adattabili e che producano.

A seconda dell’obiettivo finale andiamo a scegliere il materiale di propagazione.

Nel settore cerealicolo è sicuramente prediletto il seme per facilità d’azione, mentre in

arboricoltura dobbiamo ragionare in termini di destinazione: se vogliamo omogeneità

usiamo il clone, altrimenti se vogliamo variabilità usiamo il seme o popolazione

d’insieme (pte simili ma con delle differenze).

Se vogliamo fare una riforestazione devi prendere le specie che ci sono in quella zona,

le devi propagare per seme ed impiantare così da avere variabilità. Non fai i cloni

perché sarebbe una foresta omogenea (se per l’industria del legno va bene anche

omogenea), così garantisci il bosco da malattie, siccità, ecc... e ci sarà selezione

naturale, alcune pte resistono, altre no garanzia di stabilità ambientale.

Per la raccolta del seme abbiamo pte madri porta seme.

Se pensiamo alla produzione, noi vogliamo l’omogeneità per avere frutti uguali in tutto

(maturazione, colore, forma ecc…) ed è possibile tramite talea, innesto, ecc…

l’elemento di diversificazione è la combinazione dei portinnesti fatto dall’agricoltore

che programma in base alla commercializzazione e non dal seme.

Lavorare sulla resistenza ed adattabilità è importante a livello di sostenibilità e lavoro.

Importante quindi diventa la certificazione per evitare i danni ambientali, di

conseguenza importante è l’origine del clone, la selezione ed il miglioramento.

In questo caso abbiamo pte madri porta geme per le talee ed innesti.

Problema sanitario: usare pte da seme significa un minor rischio di trasmissione del

seme.

La propagazione dei cloni si fa sempre più in vitro che in vivo. Le parti clonate, se

infette, si portano dietro virus.

Dov’è più importante la radice e dov’è più importante la chioma? Nella riforestazione

la radice perché la pta deve attecchire subito.

Nella produzione è importante la chioma.

I principali vivaisti furono botanici per la classificazione delle specie.

Quando andiamo a fare una classificazione abbiamo le Specie Botaniche che ci

Pterofita:

determinano le Specie Coltivate. Si parte dal regno Phila; Felicinae (felci),

Gimnosperme (Ginko e conifere per il vivaismo forestale per le industrie del legno-

Canada), Angiosperme (piante con fiori).

A noi interessano le Angiosperme perché sono divise in due sottoclassi:

monocotiledoni nell’industria sementiera prevalentemente (sono presenti anche

dicotiledoni) e dicotiledoni.

Ordine, Famiglia, Genere e Specie.

Ci dobbiamo ricordare delle varietà ATTENZIONE! Importanti le Varietà Botaniche, che

sono le descrizioni che i botanici hanno fatto a livello naturale. Non c’è domesticazione

o lavoro a livello di miglioramento. Sono delle sottospecie; da non confondere con le

Varietà coltivate e cioè selezionate(Cultivar – Cultivated Variety). Tra la varietà

botanica e la cultivar troviamo il cline o l’ecotipo o landrace che è a metà tra il

naturale ed il selezionato. Si trova a metà tra la varietà biologica e la cultivar perché è

qualcosa di naturale, ma che con l’aiuto dell’uomo si è sviluppato e selezionato

creando un determinato ambiente. Rappresenta la storia dell’ambiente ed è

importante valorizzarlo. È un materiale che poi si può utilizzare per poi selezionarlo e

far uscire una varietà tecnica monoclonale; scegliendo all’interno di un ecotipo il

materiale più interessante e selezionarlo. All’interno dell’ecotipo c’è comunque una

variabilità, un equilibrio.

La cultivar la distinguiamo in base al metodo di riproduzione: sessualmente-gamica: si

può definire come linee (pure stato omozigote, autofecondazione e omogeneità

della pta: ambiente controllato – ditte romagnole vengono a lavorare sulla purezza dei

seme delle orticole soprattutto nelle Marche soprattutto per la conformazione

geoambientale che favorisce la presenza di ambienti controllati; composite o

sintetichenon sono omozigote, miscela, equilibrio di ripartizioni di geni all’interno dei

semi; ibride due linee pure che si incrociano 1,2,3 vie ecc…)

Agamicamente: (apomissia controllata) Clone: non abbiamo polline; riproduzione per

via vegetativa ottenuto da tessuti vegetativi. Ci sono dei cloni propagati anche per

seme in alcune specie… perché? Nel seme ci sono due tipi di embrioni: 1 zigotico

derivanti dalla fusione dei due gameti ed uno somatico originato dai tessuti es.

Nocella o tegumenti non legnosi e quindi sarà una pta uguale alla madre.

SPECIE: è l’unità fondamentale e comprende gruppi di piante che possono

• incrociarsi liberamente. E’ possibile riprodurre una specie per seme e

conservarla tramite la propagazione. Tutte le varietà che si incrociano tra loro.

Importante per il miglioramento genetico. Facciamo un incrocio intraspecifico

tra due specie uguali per essere sicuri che l’incrocio è compatibile. Spesso

facciamo incroci interspecifici e cioè tra specie diverse.

VARIETÀ: sottogruppo della specie con caratteri morfologici propri (dovuti ad es

• a barriere geografiche); In questo caso abbiamo un maggiore omogeneità

dovuta anche da barriere geografiche.

ECOTIPO: Differenze fisiologiche e morfologiche tra i diversi individui della

• specie in relazione alle continue variazioni ambientali. Che danno origine a

popolazioni con differenze distinte e discontinue. Ciò è dovuto alle condizioni

ambientali ed all’uomo.

Cultivar: insieme di individui coltivati che si distinguono per alcuni caratteri,

• morfologici, fisiologici, citologici, chimici o altri, e che se riprodotti sessualmente

o asessualmente mantengono questi caratteri distintivi.

Cultivar deriva dal termine Inglese Cultivated Variety

Il nome scientifico completo di ogni pianta coltivata comprende 1) Genere, 2)

Specie, 3) Il nome della cultivar

Prunus armeniaca

es. cv. Antonio Errani

Prunus armeniaca <<Antonio Errani>>

Albicocco <<Antonio Errani>>

Linea: Cultivar riprodotte sessualmente moltiplicate per seme che danno

• origine ad una popolazione di piante in cui la variabilità genetica e l’uniformità

sono mantenute ad uno standard adatto alle cultivar

Linee Pure, sintetiche o ibride: simili alle precedenti ma per ottenerle

• richiedono particolari metodi di selezione dei parentali e attenti schemi di

produzione del seme.

Clone: cultivar propagata agamicamente (innesto, talee, divisioni,

• micropropagazione) definito come un insieme di individui geneticamente

uniforme, proveniente da un solo individuo. Non abbiamo variabilità genetica.

Gli individui provenienti da una mutazione riconosciuta formano una cultivar

distinta = Mutagenesi. METODI DI PROPAGAZIONE

Nella propagazione gamica le cellule hanno effettuato la meiosi come divisione

cellulare riducendo il corredo cromosomico e poi si fondono e si possono avere linee

omozigote (se si fondono gameti della stessa pianta) o eterozigote (se si fondono

gameti di piante diverse); nelle piante erbacee , molte specie sono omozigoti per

avere omogeneità nell’eterozigosi abbiamo una grande variabilità che spesso non

conosciamo perché es in Aa non vediamo a. Troppi a insieme ti fanno perdere la pianta

(depressione d’ inbreeding)

Se vogliamo fissare i caratteri delle piante legnose, l’unico modo è con la riproduzione

agamica, fa riferimento alla mitosi delle cellule somatiche e non c’è riduzione

somatica, non è solo divisione cellulare, ma differenziazione cellulare totipotenza

cellulare. Da ciò possiamo sviluppare apici vegetativi (gemme) e apici radicali cioè

meristemi primari.

Poi abbiamo anche meristemi secondari cambio = strato cellulare indifferenziato

che si trova tra xilema e floema.

È un tessuto indifferenziato e possiamo indurre qualsiasi processo di differenziamento.

In realtà sono 4 i processi di differenziamento: formazione di callo (nel vivaismo è

importante perché è la cicatrizzazione), rizogenesi (troviamo in vivaismo),

caulogenesii germogli vegetativi avventizi, embriogenesi somatica (embrioni citati in

apomissia).

Quindi: la riproduzione sessuale fa riferimento al seme che può essere naturale, ma si

può avere la propagazione in seme in vitro attraverso tecniche di ovulocoltura,

embriocoltura, coltura del seme, polline e spore.

Si usa il seme anche nell’apomittico (asessuale) in vivo, ma anche in vitro. In vivo

(seme) embrioni nucellari ed embrioni avventizi; coltura in vitro embrioni nucellari ed

embrioni da callo.

Propagazione vegetativa (agamica)possiamo usare parti di piante perché avvengono

differenziamenti: talee, innesti (combiniamo due genotipi diversi-saper scegliere il

portinnesto, I. a marza, a gemma ecc…), propaggini, stoloni, polloni, separazione,

divisione, coltura in vitro.

Propagazione vegetativa, moltiplicazione, moltiplicazione vegetativa e propagazione

agamica sono la stessa cosa!

PROPAGAZIONE PER SEME

Piante annuali, biennali e molte delle perenni. Alcuni semi richiedono interventi di pre-

germinazione (come la stratificazione o la scarificazione) mentre altri germinano

immediatamente se posti in ambiente adatto.

Come propagare il seme? A seconda delle specie non è sempre facile propagare le pte

per seme. Ci sono semi che hanno fattori d’inibizione come fenomeno adattivo per non

essere danneggiato (fenomeni di dormienza, ecc…). la cosa che ci interessa è sapere

com’è fatto il seme, che può derivare da impollinazione (libera-non so il papà, ma si la

mamma)(eterozigosi-incrocio) o autofecondazione (omozigosi-omogeneità). In

omozigosi dobbiamo propagare il seme in ambiente controllato.

Dobbiamo conoscere il ciclo delle piante da seme RIPRODUTTIVO – VEGETATIVO e

com’è fatto il seme STRUTTURA- nel seme abbiamo tessuti diversi:

Embrione: 1 gamete + 1 gamete= 2n

Endosperma: è il risultato della fecondazione da parte di un gamete maschile

proveniente dal polline dei due corpi polari all’interno del centro dell’ovario: 2 nuclei

polari (madre) + 1 gamete (padre)= 3n la pianta triploide è importante da coltivare

perché non ha semi.

Nucella = 2n CICLO DELLE PIANTE DA SEME

Il ciclo vitale di una pianta da seme comprende inizialmente uno sviluppo VEGETATIVO

(apici vegetativi, cambio) e quindi la formazione di fiori e la produzione di seme -

RIPRODUTTIVO

Le piante annuali e biennali muoiono appena raggiunta la fase adulta, mentre invece

le piante perenni, arboree ed erbacee con fasi ben distinte in fase giovanile ed adulta.

Pianta – fiore- zigote - fase embrionale - seme - fase giovanile - fase adulta. se siamo

in una pianta erbacea termina.

La propagazione vegetativa è utile per il clone e per la riduzione della giovanilità;

andiamo a prendere la gemma quando è nella fase adulta , perché quando andiamo

ad innestare la gemma quest’ultima “si ricorda” da che fase è stata raccolta.

Per una pianta arborea è importante per avere una veloce produzione ed accorciamo

la giovanilità.

Un fattore importante è l’impollinazione e l’ambiente condiziona molto questa fase,

anche in base alle vostre esigenze. Importanti sono anche le temperature perché se

troppo alte danneggiano i fiori ed i granuli sospesi per aria, se media, facilita la

disidratazione dell’antera e l’apertura del fiore, se troppo bassa rallenta i processi che

portano alla maturazione del polline ed all’apertura del re, ostacola i movimenti degli

insetti impollinatori.

Il vento favorisce le specie anemofile, ma se troppo forte ostacola il volo degli insetti,

facilita la perdita dell’acqua da parte dell’antera e l’apertura del fiore.

Le pressioni con correnti ascendenti che facilitano la diffusione a distanza del polline e

le correnti discendenti che facilitano l’abbattimento del polline.

Luminosità se elevata facilita il volo degli insetti diurni, se limitata ostacola il volo di

quest’ultimi. La pioggia e l’umidità rallentano l’apertura del fiore, la

perdita d’acqua e l’apertura dell’antera, abbattono il

polline delle specie anemofile ed ostacolano gli insetti

impollinatori. STRUTTURA DEL FIORE

L’impollinazione è favorita o meno in base alla

lunghezza dello stimma in rapporto con la lunghezza

del filamento e dell’antera, importante è anche la

differenza tra fiore aperto e fiore cleistogamo. Il fiore cleistogamo obbliga l’omozigosi,

perché il fiore è chiuso. Autofecondazione

Buona parte delle piante sono a fiore aperto ed è più facile la fecondazione artificiale.

SVILUPPO DEL FRUTTO, DEL SEME E DELL’EMBRIONE

Per lo sviluppo morfologico del frutto o del seme dobbiamo assicurarci che l’embrione

abbia capacità germinativa, che abbia accumulato sostanze nutritive, sappiamo inoltre

che ogni pianta ha la capacità di disperdere il seme, anche se in realtà, preferiamo

controllare noi la dispersione del seme.

Un altro metodo di classificazione del seme può essere in base alla perdita d’umidità

alla maturazione (molto più probabile), alla germinazione (quindi %di umidità).

Quando vogliamo far germinare un seme, noi diamo acqua. (olmo, pioppo, aceri,

Citrus)

querce, tropicali –

Abbiamo anche frutti carnosi che mantengono l’umidità per il seme fino alla

germinazione. Il fattore importante è la dormienza distinguiamo in involucri seminali

che provocano la dormienza meccanica e finchè c’è il nocciolo il seme non germina.

Quando cade nel terreno, le condizioni d’umidità, acqua e temperatura scavano il

tegumento (Endocarpo legnoso, involucri esterni impermeabili). Se vogliamo invece

noi velocizzare il processo per fare incroci, togliamo il nocciolo e bypassiamo la

dormienza.

Più complicata è la dormienza interna all’interno delle cellule – chiamata dormienza

chimica – facciamo riferimento all’acido abscissico e giberellico si accumulano nel

seme durante la fase dormiente.

La germinazione dipende anche dall’acqua e dalla temperatura, per non parlare della

deiescenza del seme e cioè della maturazione.

Viviparismo: assenza di seme e quindi si parla di partenocarpia o aborto del seme.

Differenza tra partenocarpia: sviluppo del frutto in assenza di fecondazione e

stenospermocarpia sviluppo del frutto con aborto dell’embrione.

Apomissia può essere necessaria o facoltativa, ricorrente nel caso in cui manca la

meiosi, l’embrione pronto e si forma apomissia dai tessuti del seme.

AVVENTIZIA – NUCELLARE – POLIEMBRIONIA: (Nucellare) sviluppo dell’embrione fuori

del sacco embrionale (Citrus)

Per riconoscere l’embrione zigotico, si vede l’embrione più vigoroso, che parte prima

perché c’è la fusione dei due gameti.

LE PARTI DEL SEME: Embrione, si ha un asse che forma epicotile ed ipocotile e

cotiledoni ed i vari tessuti di riserva che vanno a sostenere la crescita del seme

(endosperma, perisperma o gametofito aploide femminile per gimnosperme)

FASI:

SVILUPPO DEL FRUTTO DEL SEME E DELL’EMBRIONE

Comprende 5 fasi:

1) Sviluppo morfologico del frutto del seme e dell’embrione

2) Acquisizione da parte dell’embrione della capacità di germinazione

3) Accumulo di sostanze nutritive

4) Sviluppo dei controlli interni della germinazione (dormienza primaria)

5) Dispersione del frutto e del seme secondo varie modalità

Sviluppo morfologico:

Comprende tre fasi:

1)Iniziale accrescimento dell’ovario (il futuro frutto) e dell’ovulo (il seme),

l’endosperma si ingrandisce

2) Fine accrescimento dell’ovario e dell’ovulo, rapido accrescimento dell’endosperma e

accrescimento dell’embrione dentro l’ovulo

3) Accumulo sostanze nutritive nei tessuti di riserva - disidratazione

La prima fase è detta SFERA della formazione dell’embrione

La seconda fase viene detta CUORE perché c’è l’abbozzo dei cotiledoni ed un po’

l’abbozzo del polo radicale.

La terza fase è l’allungamento del cotiledone, ma soprattutto l’inizio del polo radicale

e caulinare: TORPEDO

Il seme è una struttura bipolare perché ha un polo radicale ed un polo caulinare.

La fase di maturazione del seme ha i cotiledoni ben formati e si riesce a distinguere

bene il polo radicale da quello caulinare.

Abbiamo l’accumulo delle sostanze di riserva, in base al tipo di seme ci sono varie

sostanze di riserva che cambiano anche a livello percentuale.

Le principali sostanze accumulate derivano da zuccheri semplici prodotti dalla

fotosintesi e poi trasportati nei frutti e nei semi e trasformati in composti più

complessi:

Carboidrati

Grassi

Proteine

Questa fase è molto importante poiché va ad influire sulla capacità germinativa del

futuro seme.

Ostacoli all’accumulo di sostanze: fattori ambientali (temperature, siccità), insetti,

scarsa nutrizione della pianta madre, precoce raccolta del seme.

PROPAGAZIONE DEL SEME

PRODUZIONE,

PIANTE MADRI: ISOLAMENTO, AREE DI CONTROLLI DELLE GENERAZIONI.

Per isolamento intendiamo che non ci devono essere altri semi a contaminare il mio

raccolto/fecondare le mie piante.

Per controllo di generazione intendiamo che dobbiamo controllare lo sviluppo delle

piante, se sono omogenee, se hanno le caratteristiche della pianta madre, controllo

sanità.

Dobbiamo fare la RACCOLTA SEMI nei momenti giusti e cioè quando il seme è maturo,

quando c’è la completa formazione dell’embrione e quando i tessuti di riserva sono

completi.

Se non abbiamo raggiunto la giusta maturazione del seme, si ha una scarsa

CONSERVAZIONE: i semi possono avere vita breve, media e lunga.

L’umidità è importante perché possono essere più o meno sensibili, così come la

temperatura: ci sono semi che si conservano meglio con temperature più calde e semi

con temperature fredde.

La crio-conservazione è una tecnica che permette di conservare il seme a temperature

di -80°C così da bloccare il seme.

TRATTAMENTI PER FACILITARE LA GERMINAZIONE

Nella dormienza meccanica, il seme è circondato dai tegumenti e per far germinare il

seme è necessaria la Scarificazione: con acqua calda, acidi (mangiati e digeriti e sono

sottoposti a piccole quantità di acido o trattamenti in acido solforico per qualche

minuto così da degradare il tegumento), caldo umido, alte temperature o rottura del

nocciolo. Il seme è circondato dal nocciolo/tegumenti che con le condizioni climatiche

si intenerisce ricreare le condizioni ambientali (umidità, freddo, caldo ecc..)

Stratificazione: superare il fabbisogno di freddo: è la fase di post-maturazione: la

gemma è pronta, ma deve superare delle ora di freddo, così il seme: è maturo, ma per

germinare deve superare delle ore di freddo. Quindi basse temperature ed umidità

sono ottimali per uscire da questa fase di dormienza. Spesso è associata alla

scarificazione perché i tegumenti devono essere inteneriti; prendi i semi, li metti in

sacchetti con della sabbia umida e li tieni in frigorifero (se sei in un vivaio forestale,

puoi usare i cassoni di stratificazione all’aperto dato che è freddo. Il periodo può

variare ma in media un periodo di un mese a 4°C è sufficiente. Stratificazione e

scarificazione sono indubbiamente i trattamenti più utili.

Lisciviatura: è un ulteriore trattamento per eliminare ormoni inibitori; è

complementare alla stratificazione. Sappiamo che la dormienza è basata su un

accumulo di sostanze ormonali che bloccano l’accrescimento degradare queste

sostanze con il trattamento al freddo oppure utilizzare l’acqua corrente per far perdere

gli ormoni. I semi vengono messi in sacchi di juta. Freddo + acqua corrente.

Trattamenti chimici: sono l’ultimo trattamento da attuare se i metodi precedenti

falliscono. Lo si fa in vitro e si aggiungono ormoni promotori (auxine, citochinine).

Pregerminazione dei semi: che servono a proteggere il seme, poi vengono miscelati in

delle poltiglie e utilizzati per la semina fluida con atomizzatori. In tempi brevi devono

germinare.

Protezione semi: confettatura cioè ricoperto da sostanze che lo proteggono o per

renderlo omogeneo (agricoltura di precisione). Vengono usati materiali inerti. A questo

si associa il discorso dei disinfettanti così da proteggere il seme anche da patogeni.

SEMINA DI SVILUPPO

Tutto dipende anche da come si fa la semina e come viene preparato il letto di semina

ecc… siete in campo, si ha una coltivazione erbacea, si vuole fare una

pregerminazione in vivaio perché siamo forestali o ornamentali, dobbiamo individuare

l’epoca di piantagione in base alle condizioni climatiche, profondità, diametro, densità,

diradamento sono tutti parametri da tener conto. Per quanto riguarda la densità di

semina che è legata a diversi fattori o paramentri, dobbiamo conoscere le fasi di

risveglio o attivazione, digestione e traslocazione e sviluppo del semenzale.

La prima fase è il seme che si risveglia ed inizia il suo metabolismo, però non succede

niente. Se torna il freddo non succede niente perché il seme è riparato (nel caso di

giusta epoca di semina). Se il seme era stato piantato troppo presto, le temperature

avevano favorito la seconda e terza fase, allora il seme è più sensibile ed il rischio che

sia stato danneggiato è molto alto.

I due parametri ti danno immediatamente un concetto di qualità del seme e come fare

la semina:

- % di germinazione: in base a questo fattore io calcolo la densità ottimale. Se un

seme ha una % di germinabilità dell’80%, io devo prevedere una quantità di

seme superiore del 20% per sopperire ai semi che non germinano. Più la % è

bassa, più semi devo usare a m2. Questa percentuale è sicuramente più bassa

in vivaio, rispetto alle sementi per coltivazioni erbacee dove la % è al 98/99%.

- Vigore o energia germinativa: viene calcolato così:

N semi T1+ N semi T2 + …….. NxTx

Numero totale di semi germinati

È un indice che mi dice quanto questi semi siano più o meno regolari. Velocità di

germinazione di un determinato campione di semi (definizione libro).

Spiegazione grafico: io semino e dopo 3 giorni ho già il 70% dei semi già germinato, a

6 giorni il 98% di semi già germinato: cosa vuol dire? Sono di elevata qualità, hanno un

elevato vigore vegetativo, elevata % di

germinazione: in pochi giorni quasi tutti i semi

germinano e può succedere che dopo pochi

giorni anche il 2% germina e arriviamo al 100%:

può essere il caso di un cereale.

Se invece abbiamo un valore germinativo basso

cosa può succedere? Che abbiamo dei semi di

una pianta che per raggiungere il 98% di

germinabilità impiega 21 giorni, quindi cosa

succede? Che le piante sono disomogenee,

quindi nel caso di un vivaio, quelle più

sviluppate le puoi vendere subito, mentre quelle

meno sviluppate, devi dare più tempo per accrescersi e svilupparsi non significa

perdere tutto, ma lavorare di più.

Il terzo caso è che la germinabilità è del 40%: cosa è successo? Abbiamo

disomogeneità e perdiamo tante piante. In questo caso o è il seme non maturo o il

seme ha avuto problemi di fecondazioni e quindi aborti oppure non è stato trattato

adeguatamente per la dormienza, rimangono comunque semi vitali.

Quindi importanti sono l’acqua per una questione di imbibizione del tegumento,

condizionamento osmotico, la temperatura per la stratificazione da 0 a 4°C, ini più c’è

da considerare la T di germinazione. Importante è avere una buona aerazione, perché

se l’ambiente è troppo umido o è presente troppa acqua il seme muore, perché si va

ad affogare il seme e si toglie l’ossigeno che è importante nella fase di

pregerminazione, la luce è importante perché si ha l’attivazione o l’inibizione del

seme. Alcuni semi hanno bisogno del buoi per germinare, germinazione ipogea

(germinazione sotto terra) ed epigea (portano fuori i cotiledoni), il fotoperiodo è legato

alla temperatura e ne permette la crescita. Tra i vari pigmenti che regolano la

germinazione del seme è il fitocromo che intercetta alcuni fasci luminosi che mandano

segnali di crescita al seme.

Quando andiamo a determinare la qualità del seme e propagazione ci interessa quindi

che il seme acquistato appartenga a quella cultivar (genetica) che si collega con il

controllo sanitario, che sia vitale e germinabile, necessità di fare o meno trattamenti di

germinazione e quando andiamo a fare la certificazione delle sementi diventa

importante il campionamento attraverso analisi delle sementi che corrisponde a

parametri come purezza genetica (- percentuale di seme puro della pianta desiderata)

e meccanica (che non ci sia terra o altro materiale estraneo naturalmente associato

alla vitalità attraverso la germinabilità diretta, andare a vedere se l’embrione è sano.

I fattori che influiscono sulla qualità del seme sono:

- Corredo genetico

- Età e tipo di gestione a cui viene sottoposta la pianta madre (se è avvenuta la

corretta fecondazione)

- Condizioni climatiche e condizioni fisiologiche della pianta madre durante la

formazione del seme

- Grado di maturità del seme al momento della raccolta

- Tecnica di raccolta

- Lavorazione del seme (attacchi di patogeni durante l’operazione di raccolta,

pulizia ed estrazione, essiccamento)

- Metodi conservazione

- incompleta interruzione della dormienza

- pretrattamento

METODI UFFICIALI DI ANALISI DELLE SEMENTI

Metodi Ufficiali di Analisi delle Sementi (Decreto del Ministro dell’Agricoltura del 22

dicembre 1992) Sono un valido strumento legale ed allo stesso tempo, tecnico.

Essi dettano le procedure per l’esecuzione delle analisi previste dalla normativa

nazionale, che recepisce, a sua volta, norme internazionali.

I Metodi Ufficiali sono aggiornati periodicamente e rappresentano un punto di

riferimento per i laboratori di analisi dei semi, privati o pubblici.

I metodi ufficiali partono dal metodo di campionamento ed è importante perché non è

possibile andare a testare la germinabilità su tutti i semi altrimenti non si ha più seme

da propagare, in più il seme usato per il campionamento verrà distrutto.

I semi usati per il campionamento vengono presi in posti diversi del posto in cui si

trovano (container, camion ecc… ). Vengono usate delle sonde che prendono i semi a

distanze e profondità diverse.

Serve per capire se il seme è omogeneo.

Campione primario (uniti) composito Campione secondario e Campione

Campione

di lavoro. Una volta fatti questi campionamenti, possiamo decidere di analizzarli

separatamente oppure se sono troppi, si possono unire i gruppi, in base allo strato di

raccolta.

Verifica e determinazione del tipo di seme (della specie) Riconoscere di che specie si

tratta. È però più difficile capire a che cultivar appartiene ed in questi casi si usano i

marcatori molecolari (PCR) che ti permette di fare subito una caratterizzazione di tipo

varietale.

Analisi della purezza Percentuale in peso del seme puro presente nel campione. Per

impurità si intendono semi di altre piante o materiale inerte. Inoltre vanno inclusi semi

della stessa varietà ma vani, piccoli o attaccati da insetti. È genetica e meccanica.

Genetica è impollinare semi di altre piante, meccanica è materiale inerte.

Analisi della germinabilità Le regole internazionali (ISTA 1996) definiscono la

germinazione come l’emergenza e lo sviluppo che porta il semenzale a raggiungere

uno stadio in cui l’aspetto è in grado di indicare se sarà capace di svilupparsi

ulteriormente in una pianta normale.

Il concetto di germinabilità (o facoltà germinativa o capacità germinativa) è diverso da

quello di vitalità. Esso indica la percentuale di semi in grado di germinare in condizioni

ottimali entro un periodo di tempo, variabile da specie a specie, e di produrre un

semenzale normale in grado di sopravvivere. È il numero.

Determinazione della vitalità del seme con saggio biochimico serve a garantire che

il seme abbia un’elevata germinabilità ed un’alta vitalità, perché germina tutto in un

periodo breve, vedere se ha problemi di germinabilità o problemi di vitalità. Ho un

seme che ha problemi di germinazione a quel punto vedo se ci sono danni

sull’embrione (no dormienza). È il numero nel tempo.

Determinazione umidità Il contenuto di umidità viene espresso come la percentuale

di acqua contenuta all’interno del seme in rapporto al peso fresco. In generale, questo

dato si ottiene pesando i semi alla stato fresco, ponendoli in stufa a +103°C ± 2 per

17 ore e pesandoli nuovamente allo stato secco. Il contenuto in umidità è un

parametro fondamentale per la conservazione sia dei semi ortodossi che racalcitranti.

La determinazione dell’umidità è legata anche alla determinazione del peso attraverso

il metodo dei 1000 semi o per ettolitro. Importante da definire non solo per la

germinabilità, ma anche per la conservazione. Se il seme ha assorbito molta acqua,

sarà di difficile conservazione e si verificheranno delle pre-germinazioni.

Peso di 1000 semi : Il peso di 1000 semi viene sempre stimato sulla frazione di semi

puri, utilizzando otto ripetizioni da 100 semi ciascuna (ISTA 1996), o due sottocampioni

di peso variabile a seconda della specie(Metodi Ufficiali di Analisi delle Sementi 1993).

Il grado di purezza ed il peso di 1000 semi di un lotto sono due parametri utili per

stabilire il fabbisogno di seme e la densità di semina in vivaio.

Il seme potrebbe essere confettato, si controlla l’uniformità di grandezza attraverso la

calibratura e poi come ultimo passaggio si esegue la determinazione dello stato

sanitario delle sementi: come?

I semi vanno messi in piastra e si vedono se si sviluppano funghi, contro i virus si

esegue la PCR.

LA GERMINAZIONE:

In base allo sviluppo dell’ipocotile e posizione dei cotiledoni si distingue una

germinazione IPOGEA ed EPIGEA.

IPOGEA: l’ipocotile non spinge il seme fuori e la germinazione avviene al buio e solo

successivamente cerca la luce per completare il processo.

EPIGEA: L’ipocotile spinge il seme fuori e si ha l’apertura dei cotiledoni e lo sviluppo

della plumula in germoglio (plantula) all’esterno. Il seme cerca la luce per germogliare.

DENSITA’ DI SEMINA:

N° di semi richiesti N° di pte desiderate per unità di area X % di

germinazione X % di purezza

Per unità di area = N° di semi per chilo o grammi

Uno dei problemi della semina diretta è di ottenere una giusta densità di impianto.

Se la densità finale è troppo bassa, la produzione risulterà diminuita, se troppo fitta le

piante entreranno in competizione per lo spazio (filano), per l’acqua i nutrienti.

La produzione di piante può avvenire in semenzaio o in contenitori. In contenitori si

hanno cassette, vasi di diverse misure (7x7x7; 10x10x10 ecc). Bisogna prima mettere

un telo.

Per le piante orticole che hanno bisogno di molte lavorazioni, sono importanti le

macchine (seminatrici ecc…) ed i contenitori alveolare che sono di diverse misure (40-

60-120-200 fori ecc…). PROPAGAZIONE AGAMICA

Nella propagazione agamica si ha la mitosi, mentre in quella gamica si ha la meiosi.

La divisione cellulare mitotica senza riduzione di gameti basata sul fatto che a questa

divisione cellulare corrisponde un differenziamento cellulare e formano un apice

vegetativo, un apice radicale (meristema primario) oppure zone intercalari come il

cambio da cui si può avere un meristema secondario può indurre a formare

si

meristemi primari (è come se fossero le nostre cellule staminali).

Perché facciamo propagazione gamica? Perché non abbiamo semi di una pianta che

vogliamo propagare, ci permette di accorciare il periodo giovanile perché se

propaghiamo piante già adulte allora avremo dei cloni già adulti e riduciamo il

problema della giovanilità, possiamo controllare lo sviluppo della pianta e come?

Attraverso gli innesti cioè possiamo prendere piante che hanno un minor vigore.

Combinazione di cloni perché ci servono delle caratteristiche che la pianta deve avere

per soddisfare certi requisiti e ciò è possibile solo combinando due piante con

caratteristiche diverse (es. adattabilità suolo, T, ecc…).

La propagazione vegetativa è più costosa rispetto a quella per seme perché la

germinabilità per seme è molto più semplice.

Una pianta che si sviluppa sia per seme che per via vegetativa è molto competitiva.

IL CLONE:

Possiamo produrre tante piante che sono originate dalla stessa pianta definita “pianta

madre” attraverso gemme o tubero, bulbo, stolone ecc…

DEF. Il clone è: materiale geneticamente uniforme derivato da UN solo individuo e

moltiplicato esclusivamente per via agamica, cioè per talea, divisione o innesto.

Le piante madri vengono rinnovate, utilizzando altre piante che presentano lo stesso

corredo cromosomico.

Il clone esiste anche in natura (rizomi, stoloni o polloni).

Metodi di propagazione:

Propaggine: noi abbiamo una parte di pianta che dobbiamo sfruttare per la

propagazione. A capogatto è un tralcio che si sviluppa, tende a cadere a terra e se

blocchiamo la cima con un tutore, questa radicherà e porterà alla clonazione di

un’altra pianta che poi staccheremo. Di solito invece questi tralci vengono alzati per

ottenere una produzione. Si sfrutta il fatto che la gemma apicale, se messa al buio,

germina, applica l’inversione di polarità e va a cercare la luce.

Si può anche propagare con un tralcio viene piegato e ricoperto nel terreno, produrrà

radici e germogli così che potrà essere separata.

La più utilizzata è la p. di moltiplicazione per il melo ed è molto simile alla margotta di

ceppaia usata per altre specie. La margotta di ceppaia è la tecnica più importante e si

basa sul fatto che i portinnesti sono ricchi di sostanze che permettono la radicazione,

( infatti nella propaggine noi andiamo a coprire così da attuare un trattamento di buio

ed umidità che fanno sì che si accumulino delle sostanze per la radicazione dalle

gemme che germinano ed i germogli, essendo al buio andranno a radicare). In questo

caso si va a costituire una ceppaia che ha una durata molto lunga. Viene piantata la

pianta madre il primo anno, questa viene capitozzata così da favorire le radici e

spostare la vegetazione verso il basso far attecchire la pianta madre, poi alla

primavera successiva, alla ripresa vegetativa, viene raccorciata fin sopra al colletto, si

va a scoprire un po’ il colletto così da tagliare il più possibile verso il basso, il cambio

cicatrizza e differenzia subito nuove gemme e germogli avventizi che crescono, una

volta emersi inizi a coprire con la sabbia solo quando c’è la lignificazione basale,

bagno così da umidificare, l’umidità bagna i tessuti ed il buio favorisce l’accumulo di

auxine (fotolabili) ed avviene un’induzione alla radicazione.

Il germoglio continuerà a crescere così che ci sarà la lignificazione ed in inverno con la

caduta delle foglie, con una lama si può andare a tagliare così da avere dei cloni (vedi

slide 7 02TVagamica)

La margotta aerea si basa sullo stesso principio: prendendo una parte di ramo,

scorticarlo così da arrivare al cambio, si fa la copertura (sabbia e torba con tessuto) e

dopo 3 settimane si possono trovare delle piccole radici.

BULBI, TUBERI E FUSTI MODIFICATI organi di riproduzione. Quali sono le tecniche

che si possono adottare per la propagazione, contando che sono organi/piante che

sono già predisposte per la propagazione, usate già per la propagazione.

In base alla specie c’è una vera a propria differenza tra bulbi:

Bulbo a scaglie ha un suo ciclo di propagazione. Assomiglia ad un carciofo nella sua

fase giovanile, ma di fatto ha delle sue radici. Qui il concetto più importante è la

divisione, l’importante è che all’interno di questo riusciamo ad avere delle gemme che

sono alla base delle scaglie (foglie modificate), possiamo dividere questo bulbo e fare

la propagazione e se lo vogliamo portare a fiore, dobbiamo coltivarlo che nel primo

ciclo saranno vegetativi e poi diventeranno riproduttivi. Ciò che contraddistingue

questo bulbo è il grado di lignificazione delle scaglie.

Bulbi tunicati alla base c’è una specie di “zoccolo” vegetativo da cui si sviluppano

tutte le gemme sempre ed in corrispondenza delle singole tuniche, delle singole

scaglie, un po’ più carnose ed una copertura più lignificata che protegge e tiene chiuso

il bulbo. Naturalmente, una serie di scaglie con le gemme corrispondenti si separano

come se fosse una gemmazione dal bulbo più maturo che andrà a fiore e formeranno

dei bulbi più giovani che andranno a sostituire il bulbo più vecchio che è andato a

fiore. Es. tulipano.

FUSTI MODIFICATI: Sono un ulteriore passaggio evolutivo.

Bulbi tuberi: abbiamo dei “corni” che sono delle strutture che hanno la funzione di

accumulo delle sostanze di riserva. Ad ogni corno corrispondono delle gemme laterali

(un po’ come la patata che è un tubero vero e proprio costituito da un grande corno,

ma ha tante gemme laterali usate per la propagazione). Hanno sempre la capacità di

produrre radici dalla parte basale in risposta gravitazionale con queste strutture. La

più grossa è quella che ha più sostanze di riserva ed è quella che ha sostenuto il

germoglio fiorale, è più vecchia ed è riuscita a portare a fiore ed attorno ad essa ha

creato altri nuovi corni. Il più vecchio rimane sotto, sostiene quello che è andato in

produzione e di fianco abbiamo i corni nuovi che si sono sviluppati. Se si lascia

naturalmente così i nuovi corni germineranno in base al ciclo di germinazione della

pianta, se vogliamo fare propagazione, i corni devono essere staccati. C’è una tunica

che chiude e protegge tutta la struttura, i più i nuovi corni si affrancano. Es. gladiolo

Radici tuberose: es. patata americana. C’è una radice che si ingrossa ed è per questo

che ha una forma allungata. Sono presenti poli radicali (le radici possono stare da

entrambe le parti) e le gemme vegetative che si possono staccare e si possono

sviluppare nuove piante. Es. begonia.

Anche gli equiseti hanno questo tipo di radice.

Stoloni: piante madri: si possono distinguere perché hanno le foglie più ingrossate e

rosse. Visto il continuo cambio di piante nella produzione di fragole, ogni anno

vengono usati centinaia e migliaia di ettari per la produzione delle piante di fragola da

vendere.

Produzione di piante di fragola significa mettere circa 10000 piante ettaro di fragola e

da lì promuovere la propagazione. Ogni pianta produce circa 30 piante figlie attraverso

stoloni (5-6 catene stolonifere). Vengono usati terreni sciolti. Le macchine hanno

grandi lamine, estirpano la pianta. Lavoro fatto in inverno perché la pianta è dormiente

così che è possibile lavorarla e metterla in frigo, congelarla a 2° fino a luglio.

Il lavoro non è solo quello della raccolta, ma poi fare la cernita delle piante. In tutte le

tipologie di piante, c’è sempre una classe di qualità che dipende dalla dimensione

della pianta.

Classe A++, A+, A, B. A noi interessano le classi A e A+. Le A++ sono considerate

piante forzate, utilizzate per anticipare la produzione e programmata ha una corolla

molto grossa, con tanti germogli che naturalmente germoglieranno prima e sono già

differenziate a fiore.

Il lavoro è quello di prendere le piante e separarle in base alle dimensioni (previa

raccolta, eliminazione della terra, messe in cassette in frigo). Lavoro da fare in silenzio

perché devono contare i mazzetti e metterli in cassette. Ogni cassetta deve avere un

numero uguale di piante.

La pianta tray: viene ingrossata in vivaio e surgelata con il pane di terra. Pianta con

foglie, propagata per cima radicata partendo da pianta fresca in serra, trapiantata in

vasetto, fatta ingrossare. Ha radici più giovane, sviluppo vegetativo più vigoroso e

quando viene messa in capo è più pronta. Usata in propagazione programmata per il

fuori stagione.

La vita del clone è teoricamente illimitata. Si cerca di ridurre la vigoria, ma si deve

bloccare i problemi da virus (contaminazioni) visto che in questo tipo di propagazione

(vegetativa) il rischio di virosi è più accentuato.

La riproduzione sessuale interrompe la trasmissione di virus e mlo, per cui si

riottengono piante sane.Importante è pensare al discorso di certificazione del

materiale prodotto agamicamente.

MATERIALE VIVAISTICO SANO:

Riguarda non solo la pianta, ma anche il terreno sappiamo che ci sono tante

malattie del terreno (funghi, nematodi, batteriosi ecc…).

Problemi da virus: materiale di propagazione sano. Attenzione che si possono

trasmettere anche tramite vettori e sono da combattere sia in campo che in serra.

Programma di difesa molto più forte in serra. Si mettono piante indicatrici del virus

intorno alla serra così che poi si può intervenire chiamando il servizio fitosanitario. Le

virosi, che albergano in piante senza vederne i sintomi, possono essere individuate

innestando piante sane di varietà “rivelatrici” con marze della pianta sospetta.

Per l’infezione virale:

Scegliere materiale sano

• Moltiplicare le piante madri controllate ad intervalli regolari, su portinnesti

• esenti da virus,in coltura protetta, in numero sufficiente per fare una prima

piantagione in vivaio. La sua posizione deve essere tale da ridurre al minimo le

possibilità di infezione da parte degli agenti naturali (vettori)

Produrre in questi vivai materiale di propagazione che deve essere dato ai

• vivaisti per formare le piante madri, da cui a loro volta si ottengono le gemme e

il legno per riprodurre le specie garantire ed idonee al commercio

Problemi da patogeni: propagazione in vitro e campo pulito. Quando è possibile

sterilizzazione (bromuro di etile derogato in vivaismo).

 Verticillium Phytophthora

Nella moltiplicazione per talea si possono evitare e

prelevando solo talee apicali da piante madri a pieno vento, da rami che crescono

lontani da terra (si abbia cura poi di trapiantare tale materiale in terreni sterilizzati).

Altra metodologia è quella di prelievo di campione e messa in coltura in scatola Petri.

Alcune patologie (marciume molle batterico,macchie fogliari batteriche, marciume

acquoso) si eliminano con termoterapia (51° per 30’). Bene per piante lignificate.

Phytophthora

Trattamenti chimici alle madri (per immergere in soluzione diluita di

formaldeide per 1 ora)

Le virosi si propagano lentamente, per cui a volte l’apice è sano e la base no:

prelevare dall’apice e rimoltiplicare.

IL CLONE E LA SUA VARIABILITA’

Uno dei problemi che abbiamo a livello vivaistico e quello che dobbiamo essere sicuri

che quello che vogliamo propagare è di fatto il clone che vogliamo propagare e

dobbiamo essere a conoscenza di quello che può succedere al clone.

Ci sono vari fattori come l’ambiente che è un elemento di variabilità: in base al tipo di

ambiente c’è un determinato tipo di sviluppo. Le variazioni di tipo ambientale, come

quelle legate al metodo nel senso che faccio talea al posto dell’innesto o al posto della

micropropagazione: ogni metodo può dare qualche differenza sullo sviluppo della

pianta (es. olivo non può essere propagato per via micropropagativa da giovanilità

dati dimostrano che in realtà si può fare visto che la pianta micropropagata ha

un’ottima omogeneità, sviluppo leggermente diverso, ma se adotti le giuste tecniche

alla fine ti ritrovi un olivo uguale ad altri).

Gli agenti patogeni contaminazione da virus può dare variabilità (es. Raggiola

 

dop marchigiana: si sono accorti che è una cv virosata e provata a risanare, hanno

scoperto che è frantoio).

Cambiamenti di fase – ringiovanimento non dobbiamo prendere le gemme in fase

giovanile perché altrimenti otterrai una pianta giovane. Dobbiamo prendere gemme

adulte per non perdere tempo. Queste variabilità sono FENOTIPICHE cioè non sono

stabili e non sono ereditabili: sono di fattore fisiologico.

Topofisi (Ortotropico, Plagiotropico).

Chimere: abbiamo una pianta sviluppata in un certo modo, ma magari presenta foglie

di un colore, foglie di un altro colore o frutti di colori diversi: com’è possibile?

DEF. CHIMERA: Convivenza in un tessuto di cellule mutate, e relative moltiplicazioni, e

cellule non mutate, e relative moltiplicazioni.

Artificialmente si producono le chimere d’innesto

Dobbiamo ricordarci che in natura sono presenti delle mutazioni variazione di tipo

genotipica cioè stabile ed ereditabile. Qualcosa che interviene sul DNA. Possono

essere molteplici. Sono cambiamenti che solitamente avvengono sui cromosomi

durante la divisione cellulare e possono essere legate (specifiche) a singoli geni che

possono essere rotti, staccati ecc… o a livello del corredo cromosomico; es. poliploidia.

habitus

Le caratteristiche mutate sono: colore, pezzatura o di crescita.

La mutazione si riesce a provocare artificialmente (auxine, acido indolacetico,

colchicina, raggi X, radioattività). La più facile è la tetraploidia. Possibile anche

l’esaploidia e l’ottaploidia.

Di solito si parla di mutazione gemmaria che può dare origine a cloni che possono

essere inferiori o meno produttivi o viceversa. Nelle gemme come può avvenire questa

mutazione? Avviene nell’ordine della pianta o della cellula? A livello della cellula.

Mutazioni sport gemmario: teoria tunica corpo che prevede la definizione di tre strati

cellulari all’interno della gemma strati istogeni: LI-epidermide; LII-cilindro vascolare

e cellule riproduttive; LIII-altri tessuti. Se sei in una situazione non chimerica, vuol dire

che gli strati sono omogenei, quindi tutte le cellule sono uguali.

2° caso: trattamento mutageno (tempo) e puoi avere delle alterazioni. LI-epidermide;

LII-cilindro vascolare e cellule riproduttive (fiore); LIII-altri tessuti, radici.

Il primo a mutare è lo strato più esterno e come succede? Una cellula esposta al

freddo subisce una mutazione (mutazione puntiforme). Quella cellula che parte da L1

ed è quello che definisce l’epidermide della pianta, la struttura dei rami, la

spinescenza più o meno marcata. Cosa può venire fuori? La cellula inizia a dividersi ed

in questi strati si divide in modo periclinale prevalentemente ( setto mitotico

verticale). Hai una divisione periclinale in tutte le cellule dello strato.

Mericlinale: quando in una parte dello strato avviene un tipo di separazione e dall’altro

un altro tipo e porta quindi a frutti con due colorazioni diverse.

Mutazione periclinale solo dell’epidermide.

Questo non è stabile e perchè interessa solo il primo strato. Per avere il carattere

ereditabile, la mutazione deve avvenire su L2. E come faccio?

Devo avere una divisione anticlinale e questo non è controllabile.

Come faccio a vedere se la mutazione ha interessato L2? Devo fare degli incroci.

Il ciliegio autofertile è reso tale perché la mutazione ha interessato lo strato L3.

Anche la modifica della modifica L3 come faccio ad accorgermene? Piante che si

propagano per talea radicata es Lampone.

Le gemme più stabili che troviamo in una pianta sono quelle meristematiche delle

gemme.

Varietà somaclonale cioè il fatto che se noi prendiamo e riusciamo a generare la

cellula di un tessuto della pianta, possiamo avere piante diverse dalla madre.

CHIMERE DA CALLO-D’INNESTO

Si fa un innesto e nel punto d’innesto c’è un callo e da questo callo, che è un

aggregato cellulare che si va a fondere tra questi due tipi di tessuti, differenziamento

avventizio, un paio di cellule si aggregano e fanno un germoglio.

Se le marze vengono tagliate profondamente, dal callo, nel punto di unione

dell’innesto, possono talvolta formarsi gemme avventizie. In certi casi si può formare

una gemma che contiene tessuti sia della marza che del soggetto. Ne deriva una

chimera, in cui le cellule dei due componenti rimangono distinte, indipendentemente

dal modo in cui con-crescono.

Nelle piante ornamentali, le chimere sono interessanti e vengono indotte come il

cambio colore, mix colori, striature gialle mutazioni dei geni che controllano l’attività

della clorofilla ecc…

Se fosse una modificazione periclinale, la pianta non riuscirebbe a sopravvivere perché

avrebbe la clorofilla bloccata. Ha solo una porzione bloccata quindi è detta o

mericlinale o settoriale ha solo una porzione dello strato bloccato.

Non confondere alcune screziature da virus con chimere!

Uno parte con una cellula che viene mutata, la cellula inizia a dividersi ed ad

interessare una certa porzione, quando è una piccola porzione si chiama chimera

mericlinale (DEF: Simili alle periclinale con l’eccezione che il tessuto non avvolge

completamente. Apparentemente simile alla settoriale: nel settoriale la strato diverso

non è superficiale ma è nell’intero

settore) continua la divisione

periclinale esterna, quindi abbiamo

una chimera periclinale (DEF: I tessuti

di una determinata composizione

genetica formano un’epidermide

dello spessore di una o più cellule, su

un “cuore” di tessuti con differente

corredo genetico) L1 (perché siamo

partiti dallo strato L1, se fossimo

partiti dallo strato L2, si aveva la

chimera periclinale L2, in questo caso

la mutazione la conservi con la riproduzione per seme), da mericlinale può diventare

settoriale (DEF: L’apice vegetativo del germoglio è composto da due tessuti

geneticamente diversi posti a fianco. O tessuti misto o tessuti “puri” affiancati) cioè

inizia ad invadere altri strati. Se hai una chimera settoriale, fai gli incroci ed ottieni i

semi, alcuni hanno mantenuto i caratteri ed altri no, perché hanno avuto origine da

parti di cellule dello strato L2 che non sono state modificate. Continua la

colonizzazione, vai nello strato più interno ed arrivi alla mutazione completa, che si

vede perché interi tessuti sono stati modificati e con la riproduzione per seme, se hai

una riproduzione per seme, i tuoi gameti che hanno dato origine all’ embrione, sono

mutati e hai pianta omogenea e stabile.

Ragioni per preferire la riproduzione agamica

Perpetuazione di un clone

• Impossibilità della moltiplicazione per seme (varietà partenocarpiche)

• Facilità di moltiplicazione

• Velocità del risultato

• Economicità del risultato

• Giovanilità - Polarità

Se sbagliamo la giovanilità e la polarità delle talee e degli innesti, si vanno ad

incorrere problemi di tipo fenotipico e non solo.

TALEE

Solitamente il taleaggio viene eseguito con talee caulinari (diverse da quelle radicali).

In alcuni casi, si usa la talea radicale es. Lampone.

Le talee caulinari e fogliari hanno bisogno solo di un nuovo sistema radicale (il sistema

aereo è già presente con gemma avventizia).

La talea radicale deve dare origine ad una nuova chioma.

Talea: porzione vegetativa nella pianta

Fusto

– Fusto modificato

– Rizoma

• Tubero

• Bulbo-tubero

• Bulbo

Foglie

– Radici

A seconda della specie possiamo usare come talee anche radici e foglie. Le talee di

fusto (cauline) sono più importanti. Si dividono in:

Legnosa

– Spoglianti

• Sempreverdi a foglie lanceolate

Semilegnosa un ramo o germoglio di un anno in dormienza, un ramo in

– dormienza, un ramo di due anni. Es per il fico, si prendono i rami di due anni: c’è

più sostanza di riserva facilmente radicabile.

Di germoglio

– Erbacea

– Talea fogliare

– Talea fogliare con gemma

– Talea radicale

Se vogliamo delle caducifoglie o piante da frutto, lavoriamo molto con talee cauline di

tipo legnoso.

La scelta delle talee dipende dalla capacità di radicazione, da quanto facilmente, il

tessuto che vado a prendere riesce a radicare.

La talea, quale ne sia il tipo, porta in ultimo alla formazione di una nuova pianta

completa di tutti i suoi organi, ipogei ed epigei. Questo significa che:

nel caso di talee caulinari e fogliari con gemma, queste stesse debbono

• ex novo

essenzialmente dar luogo ad un nuovo apparato radicale, essendo il

sistema aereo già in essere (talee caulinari, con il loro fusto e le sue gemme) o

quantomeno presente in potenza (talee fogliari con gemma dalla quale proprio il

sistema aereo si svilupperà); ex novo

nel caso di talee radicali, queste stesse debbono dar luogo viceversa ad

• un nuovo apparato aereo, e promuovere lo sviluppo della modesta porzione di

quello radicale già esistente; ex novo

nel caso di talee fogliari senza gemma, queste debbono dar luogo tanto

• ad un nuovo apparato radicale quanto ad un nuovo apparato aereo.

La possibilità d'ottenere questi neo-apparati può risiedere nella capacità di

• cellule di tessuti diversi, già differenziatesi in senso funzionale (cellule adulte),

di ritornare allo stadio giovanile e di manifestare intatte capacità

meristematiche o viceversa può dipendere dalla presenza di tessuti

meristematici primari preesistenti.

RADICAZIONE: o rizogenesi formazione di radici.

Se noi abbiamo una talea caulina di un ramo, le radici partono dal cambio (meristema

secondario) quindi al centro hai i fasci floematici, il cambio ed i fasci xilematici.

Una cellula del cambio, in determinate condizioni è in grado di generare degli abbozzi

radicali. Significa che c’è un discorso di INDUZIONE di auxine in questo caso, (le

auxine sono fotolabili e quindi metto al buio così da accumulare auxine e far radicare

la pianta) molecolare prima e biochimico dopo, cioè i geni che si muovono (segnali

molecolari che si attivano) questa cellula inizia a costruire una radice. La prima fase

d’INDUZIONE non la vediamo, ma la possiamo analizzare: prendiamo i tessuti, analisi

molecolare e vediamo che gli mRNA completamente diversi. È reversibile e possiamo

forzare con gli ormoni o studiando la fisiologia della pianta per capire come indurla.

2°fase: ABBOZZI RADICALI: fase morfoanatomica. La cellula inizia ad ingrossarsi e

dividersi ed a fare un abbozzo radicale. Fase endogena all’interno del tessuto. Il

problema è meccanico perché deve uscire fuori passando per i fasci vascolari, l’anello

sclerenchimatico e la parte legnosa che è la corteccia.

3°fase: SVILUPPO RADICE: La radice, una volta riuscita a passare, inizia a sviluppare.

Quando l’abbozzo radicale esce, possiamo dire che è avvenuta la radicazione.

Piante diverse hanno metabolismi diversi. Alcune piante hanno una grande capacità

rizogena dovuta alla produzione di auxine, altre invece il contrario.

Le auxine sono determinanti per la fase di induzione della rizogenesi. L’ac.

Indolacetico è quello più interessante, naturale, ma è più costoso nella sintesi e

produzione, fotolabile, termolabile e meno stabile per questo motivo si sceglie l’ac.

indolbutirrico: più stabile e meno costoso, più stabile.

Anche GA e ABA sono coinvolte nella rottura di una eventuale dormienza che

impedisce la divisione cellulare.

Sostanze di riserva altrettanto importanti, perché quando andiamo a prendere la talea,

la prima cosa che facciamo è prendere una porzione di legno con delle sostanze di

riserva all’interno. Non solo zuccheri, azoto, ma anche acqua (non dev’essere secco).

Risponde meglio perché in una condizione migliore.

Modalità di somministrazione degli ormoni:

ormone in polvere+ alcol etilico puro (permette lo scioglimento) e si ottiene una

soluzione madre che può essere usata, in base a quello che vogliamo ottenere,

possiamo miscelare la soluzione madre con talco in polvere (così da umidificare la

soluzione), così otteniamo una formulazione polverulenta che al momento della

distribuzione, si attacca alla pianta ed ha un effetto a lento rilascio dell’auxina ai

tessuti più interni (faccio assorbire più auxine possibile); altrimenti aggiungendo alla

soluzione madre alcol etilico (30%) ed acqua distillata (70%) si ottiene una soluzione

idroalcolica.

Questi trattamenti vengono eseguiti per talee che hanno più difficoltà nella

radicazione che oltre al genotipo della pianta, anche al ciclo della pianta es. ginepro in

alcuni periodi non ha attività rizogena e corrisponde al periodo vegetativo della pianta,

d’inverno invece quando è in riposo, prendere le talee significa radicarle meglio.

Si può notare anche che in alcuni casi si vede la capacità rizogena in alcuni periodi

estivi che corrisponde al periodo di rallentamento di crescita dovuto alle alte

temperature.

Molte piante si propagano indifferentemente con diversi tipo di talea

• La talea caulina è quella preferita. Per economicità e facilità di applicazione

• Segue la talea radicale, relativamente facile

• In casi obbligati si utilizzano sistemi costosi, come le talee di germoglio

Come già detto, i trattamenti ormonali sono molto usati per la radicazione; in realtà

vengono usati altri metodi come il Gradiente termico che va combinato con i

trattamenti ormonali: quando andiamo a prendere una talea caulinare legnosa, le

gemme sono dormienti. Se si schiude la gemma senza le radici, si consumano tutte le

sostanze di riserva nei tessuti. Quindi quando abbiamo delle talee difficili da radicare,

dobbiamo prevedere, oltre che ai trattamenti ormonali, anche al gradiente termico che

crea una condizione in cui si blocca lo sviluppo vegetativo della gemma, ma creando

una condizione utile per la produzione di radice.

Per gradiente termico intendiamo il cassone riscaldato che ha l’obiettivo di tenere al

caldo la base della talea per favorire la radicazione il letto riscaldato deve portare a

20°C la base della talea e dove ci sono le gemme la temperatura deve rimanere più

bassa. Tutto quanto viene svolto in gradiente (sopra 7-10°C, sotto 20°C). quando ci

sono le radici, si può riscaldare tutta la serra portando uguale la temperatura, così che

anche le gemme possono svilupparsi.

Dobbiamo sempre trovare una tecnica che mi permetta di avere il 97-98% di successo

a costi molto più bassi. 20°

7-10° 20°

20°

Bancali a letto riscaldato ci aiutano a creare il gradiente termico, anche se sono

costosi. Una serpentina in cui passava acqua calda, adesso si comprano delle

“coperte” da stendere sul bancone con dentro delle resistenze e la capacità drenante.

Sopra va il substrato di radicazione.

Importante è il discorso umidità che cambia in base al tipo di talea (legnosa o

erbacea). Le talee erbacee perdono molta umidità. Il sistema d’irrigazione è molto

utile per creare umidità. Ci sono dei nebulizzatori che “rompono” la goccia d’acqua

creando umidità.

TALEE CAULINE:

Si prelevano segmenti di germogli comprendenti gemme laterali o terminali, in modo

che possano sviluppare radici avventizie e quindi diventino piante indipendenti. Le

talee Sono piante autoradicate sia in vivo che in vitro.

Le talee legnose (di specie spoglianti) sono caducifoglie: sono rami senza foglie e

quindi più facili da far radicare e non hanno il problema delle foglie. Vengono chiuse in

un sacco nero e messe in frigo;

Uno dei metodi più economici e più semplici di propagazione vegetativa;

• Facili da preparare

– Resistenti

– Facilmente trasportabili

– Non richiedono speciali attrezzature

Si preparano del periodo di dormienza;

• Si utilizza legno della stagione precedente;

• Nel fico e ulivo si usa legno di due o più stagioni precedenti;

• Utilizzato per spoglianti legnosi (ligustro, forsytia, wisteria, caprifoglio, spirea);

• Poco utilizzato per i fruttiferi;

• Materiale originato da madri sane, vigorose;

• Germogli non troppo vigorosi, con internodi lunghi, o viceversa, deboli e sottili (no

• succhioni);

La lunghezza delle talee varia da specie a specie;

• Generalmente da cm 10 a cm 25;

• Presenza di due nodi;

• Il taglio inferiore va praticato appena sotto il nodo; questo nodo deve andare sotto

• terra.

Il taglio superiore va praticato cm 1 o cm 2 sopra il nodo; questo perché si ha una

• facile perdita d’umidità che può andare a danneggiare la gemma. Quindi i 2 cm si

rovineranno e servono per proteggere la gemma.

Il diametro delle talee va da cm 0,5 a cm 5, a seconda delle specie (più utilizzato

• cm 1-2).

La lunghezza della talea è data dalla distanza dei nodi.

Talea a magliolo: Con breve sezione del vecchio fusto;

Talea con piede: Con una piccola parte del legno più vecchio;

Talea semplice: Non ha legno più vecchio ed è la più usata.

Praticare tutti i tagli BASALI obliqui. Si tagliano in mazzi, anche con taglierine

automatiche.

Preparare lunghezze uniformi;

• Preparare mazzetti (con gli apici dalla stessa parte!);

• Conservare in ambiente freddo e umido aiuta perché comunque il cambio

• funziona e si forma un callo che impedisce la perdita d’umidità. Può essere fatta in

frigo con dei sacchi;

È il periodo di “formazione del callo”;

• Possibilità di conservazione in tagliola, con parte basale coperta nella sabbia (20

• cm), purchè non geli;

T° ideale 5°-10°;

• Evitare che le gemme sviluppino prima delle radici, perché così la talea

• seccherebbe.

Le talee legnose (sempreverdi a foglia lanceolata):

Richiedono diversi mesi per la radicazione;

• Prelevarle dalla madre in tardo autunno o primo inverno (dopo un periodo di freddo

• intenso);

Utilizzare sostanze di radicamento (acido indolobutirrico);

• Mettere in radicazione in letti freddi o su bancali in serra;

• Frastagliare la parte basale per stimolare la formazione di radici;

• Lunghezza cm 10-20;

• Chamaecyparis, Juniperus;

Facili:

• Taxus;

Medi:

• Tsuga, Picea, Abies.

Difficili:

Le talee semilegnose (specie sempreverdi a foglia espansa):

Prelevare nei mesi estivi, dopo il periodo di accrescimento più intenso;

• Lunghezza cm 7-15;

• Lasciare le foglie nella parte superiore perché sono organi di riserva proprio perché

• i rami sono esili e non hanno tante sostanze di riserva;

Diminuire la superficie fogliare(contenuta);

• Devono radicare in ambiente molto umido;

• Utili trattamenti ormonali e riscaldamento del terreno;

• Camelia, pittosforo, evonimo, azalea, agrifoglio.

Talee di germoglio: sono le più difficili perché abbiamo germogli verdi perché sono più

soggetti ad avvizzimento.

Facili e veloci (4-5 settimane);

• Prelevarle con foglie;

• Radicamento in ambiente molto umido;

• T° di radicazione 24°-27°;

• Evitare germogli troppo “acquosi” o troppo lignificati;

• Il materiale migliore proviene dalla branche laterali delle piante madri;

• Lunghezza: 7-12 cm, con almeno 2 nodi;

• Eliminare tutte le gemme a fiore perché potresti prendere la gemma sbagliata che

• fa i fiori ma non i frutti. Gemme adulte a legno sono da usare.

Ridurre foglie di superficie eccessiva;

• Non esporre al sole durante la lavorazione;

• Lillà, forsizia, spirea, magnolia, weigelia, acero e fruttiferi (poco comune).

Talee erbacee: business importante su queste talee perché improntato più sull’aspetto

vivaistico.

Talee formate da foglie della parte apicale;

• Lunghezza: 7-12 cm;

• Specie da fiore, piante succulente, da serra (crisantemo, garofani, ecc.);

• Brevi tempi ed alte percentuali di riuscita.

Talee fogliari: ci sono dei tessuti che naturalmente differenziano nuove piante da una

qualsiasi parte di pianta.

Si utilizza la lamina fogliare o lamina + picciolo;

• Sansevieria: pezzi di 5-7 cm;

• Begonia: incisione di nervature centrali.

Talee fogliari con gemma:

Lamina + picciolo + breve porzione di ramo con gemma;

• Rovo, limone, lampone nero, camelia, rododendro;

• Radicazione il letti freddi, chiusi all’aperto in stagione estiva;

• Occorre intervenire prima del freddo.

Talee radicali: hanno una grande attività pollonifera. Es. ciliegio acido che ha una

grande attività pollonifera e per la propagazione vengono usati proprio i polloni.

Prelevare le talee in tardo inverno o primavera;

• Evitare periodi in cui i germogli crescono attivamente;

• Se si preleva la talea sotto l’innesto, si propagherà il portainnesto!;

• Propagazione semplice, diversa per grossezza delle radici.

Importante è guardare bene le infezioni in campo e nelle piante. Dobbiamo sempre

assicurarci che non ci siano malattie o patogeni. Qui abbiamo la caulogenesi e poi la

fortificazione delle radici. Vengono messe sotto terra, non vengono fatti trattamenti,

sfruttiamo le capacità della pianta.

Piante a radici sottili e delicati:

Cassette con sabbia o terra fine, in serra o letto caldo;

• Tagliare le radici in pezzi di cm 2-5;

• Depositare orizzontalmente;

• Ricoprire con cm 1 di terra fine o sabbia;

• Annaffiare;

• Porre una lastra di vetro sopra la cassetta;

• Controllare umidità;

• Man mano che si sviluppano possono essere messi a dimora.

Piante a radici carnose: si può arrivare fino ai tuberi.

Cassette di terra sabbiosa

• Pezzi di cm 5-8

• Piantare i pezzi verticalmente

• Evitare di piantarli sottosopra

• La parta apicale deve essere a filo con il terreno

• Man mano che si sviluppano possono essere messi a dimora

• Preparare in tardo autunno

• Lunghezza cm 5-15

• Mantenerle a 1,7°-4,4°, in mazzetti, non sottosopra, in tagliola in sabbia, torba o

• segatura fino a che il terreno (esterno) non sia in grado di riceverle in primavera

La parte apicale deve essere a livello del terreno

INTACCATURA:

Se ad un certo punto avete un tessuto troppo duro, si fanno dei tagli per facilitare

l’emersione della radice (3°fase).

In numerose specie si aumenta la produzione di radici nelle talee caulinari

• praticando l’INTACCATURA alla base della talea;

Ginepro, tuja, agrifoglio, acero, magnolia;

• Semplice taglio verticale di lunghezza cm 2-5;

• Praticare 2-4 tagli paralleli, fino al legno.

Cura delle talee durante il radicamento:

Talee cauline legnose e talee radicali

• Richiedono normali cure

– Umidità sufficiente: attenzione al grenaggio.

– Estirpazione di malerbe

– Lotta contro insetti e malattie

– Migliori risultati in vivaio a pieno sole

Talee cauline erbacee o semilegnose e t. fogliari con gemma e t. fogliari

• T° controllata (18-24°)

– Umidità elevata (uso di nebulizzatori)

– Evitare ristagno

– Eliminare talle morte e foglie cadute

– Lotta contro insetti e malattie

Cura delle talee radicate:

Talee legnose

• Estirpazione in inverno dal primo anno (specie di rapido accrescimento) al

– terzo anno

Estirpare in giorni freddi, piovosi, senza vento

– O reimpiantare o mettere in tagliola

– Le sempreverdi è meglio zollarle (no a radice nuda)

Talee di germoglio, erbacee, ecc.

• Calare l’umidità alla radicazione

– Provvedere ad eventuale areazione

– Estirpare dopo la formazione di ramificazione delle radici primarie (per

– evitare la morte dopo l’estirpazione)

Irrigare dopo la piantagione in vaso

– Evitare stress termici tra il luogo di radicazione e quello di trapianto: agire

– gradualmente!

I terreni usati devono essere molto drenanti.

– L’INNESTO

L’innesto è l’arte di unire parti di piante, due genotipi, in tal modo che possano poi

continuare la loro crescita come un’UNICA PIANTA. La parte che diventerà la porzione

superiore o chioma della nuova pianta viene chiamata MARZA o NESTO e la parte che

diventerà la porzione basale viene chiamata PORTINNESTO o SOGGETTO.

Teofastro è il primo a descrivere l’innesto.

Si uniscono due specie, due generi diversi. L’innesto è la prima grande manipolazione

genetica.

Ci sono diversi tipi di d’innesto e la più tradizionale è quello eseguito sulla chioma.

Innesto sulla radice

• a doppio spacco inglese (melo, pero)

Innesto al piede

• a doppio spacco inglese (noce)

– a spacco (camelia)

– laterale (conifere, sempreverdi)

Innesto sulla chioma

• a spacco (fruttiferi diversi)

– a spacco radiale (fruttiferi diversi)

– a corona (fruttiferi diversi)

– laterale (fruttiferi diversi)

– a doppio spacco inglese (fruttiferi diversi)

Innesto per approssimazione (mango) quello che avviene per natura: se due rami

• sono vicini, avviene lo sfregamento (vento), delle lesioni, rimangono a contatto:

risultato innesto naturale.

Perché si innesta?

Per riprodurre cloni che non si prestano alla moltiplicazione per talea, propaggine,

• divisione, ed altri metodi di propagazione agamica

Per usufruire di benefici di alcuni portinnesti

• Per usufruire dei benefici di certi innesti intermedi (rose ad alberello)

• Per cambiare le varietà in un frutteto (reinnesto)

• Per affrettare la crescita di nuovi incroci da seme (anticipare la fruttificazione)

• Per riparare le parti danneggiate degli alberi (innesto a ponte)

• Per studiare le malattie da virus

• Adattabilità all’ambiente (terreni)

Importante per la riuscita dell’innesto è la saldatura che è legata dal fatto che due

lembi vengono a contatto (cambio), cicatrizzazione e si crea una connessione.

1. I tessuti della marza vengono posti a contatto con tessuti, tagliati di recente, del

portinnesto

2. Gli strati superficiali delle cellule nella regione cambiale producono cellule

parenchimatiche che si mescolano e si saldano; si origina il “callo”

3. Alcune cellule del callo si differenziano in cambiali

4. Il nuovo cambio produce nuovi vasi, xilema, floema, ricostituendo una connessione

vascolare tra marza e soggetto

5. L’innesto non è una fusione di cellule o di contenuto cellulare; le cellule prodotte

dal soggetto e quelle della marza mantengono ciascuno la propria individualità

il meccanismo parte danneggiando le cellule, questo fattore definisce in maniera

particolare una risposta di tipo molecolare (dettata dalle cellule morte), attivano un

sistema di comunicazione (rete di comunicazione cellulare istituita) e porta alla

produzione di sostanze di riserva da una parte, ad auxine dall’altra che portano alla

formazione di un callo previa divisione cellulare (cicatrizzazione) e ricostruzione del

tessuto vascolare. Taglio (a sinistra) e innesto (a destra) nelle

radici delle piante e ipocotile degli steli. il

taglio e l'innesto inducono la formazione del

callo indotto dalla ferita e la divisione e la

differenziazione della cellula, portando alla

formazione di vasi attraverso la ferita. Viene

mostrata la disposizione dei tipi di cellule

nelle radici di Arabidopsis thaliana e

nell'ipocotile.

CONNESSIONE VASCOLARE: il cambio che ha una sua funzione, nel differenziarsi in

questo modo (pasticità) riesce a ri-differenziarsi ed aiutare nell’unione con la

cicatrizzazione.

Si vede come cambiando genotipo, cambiano le funzioni es. vigoria. Il discorso della

combinazione è oggetto di studio.

Si è scoperto che nei sistemi vascolari (xilema e floema) gira un sacco di DNA e RNA

(piccoli frammenti) ed hanno una grande capacità d’interferenza con i geni

(RNAinterfering).

Questa differenza di vigore può essere legata ad un fattore ormonale, ma anche di

trasporto degli RNA che hanno anche funzione regolatrice.

Ci sono due tipi d’innesto: a marza e a gemma.

L’innesto a marza si tratta di prendere un pezzo di legno con almeno un paio di

gemme e va preparata in funzione del tipo di innesto.

Temperature ottimali, tra 7° e 32°; vengono raccolti in inverno.

• Innestare nelle stagioni favorevoli per T°

• Mantenere alta U.R. nella zona dell’innesto, per evitare il disseccamento; da qui

• l’uso di paraffine o similari

Mantenere il punto di innesto indenne da patologie

• Mantenere saldi i due punti di innesto; legature con rafia, corda, incastri

Connessione e cicatrizzazione dipendono da come questi due tessuti molto lisci

riescono ad essere speculari ed a contatto.

Dobbiamo coprire per favorire la cicatrizzazione perché la divisione cellulare è ancora

regolata dalle auxine.

Gli strati superficiali delle cellule nella regione cambiale producono cellule

parenchimatiche.

Le nuove cellule si formano sia dal portinnesto che dalla marza, provenendo

• soprattutto dal parenchima dei raggi (floematici e forse xilematici)

È il soggetto a produrre la maggior parte del callo

• Le neocellule parenchimatiche riempiono gli spazi tra i due componenti, si saldano

• e creano un sostegno meccanico; poi si uniscono i vasi e da ultimo lo strato di

suberina

Prima cosa: si uniscono i due cambi e con questa connessione si ha una proliferazione

cellulare e ne differenziano xilema e floema (connessione vascolare).

Produzione di nuovo cambio attraverso il callo d’unione

Lungo i margini del cambio originario le cellule adiacenti al callo appena formato si

• differenziano in nuove cellule cambiali

La differenziazione procede verso l’interno, formando un anello cambiale continuo

• Solo nelle cellule del callo adiacenti alle cellule cambiali preesistenti appaiono i

• nuovi elementi del cambio

Formazione di nuovo xilema e floema dal cambio vascolare nel callo

Il nuovo cambio inizia la sua attività

• Inizia a costruire floema e xilema

• Esiste un’influenza sulle preesistenze: da zone con raggi si costruiscono raggi

• La nuova produzione di xilema e floema ristabilisce la connessione vascolare

• Ciò deve avvenire prima che riprenda la crescita dei nuovi germogli o gemme,

• altrimenti non vi è sufficiente acqua

Il problema dell’innesto è quello di trovare piante affini.

Si parla di incompatibilità o disaffinità. Ci sono vari tipi di disaffinità come quella totale

nel caso in cui si dovesse sviluppare la gemma del portinnesto e non della marza. Non

è possibile innestare una pianta con una qualsiasi marza. Questo principio è genetico.

La disaffinità è legata alle condizioni genetiche del materiale. L’affinità riguarda la

specie, oppure specie diverse e stesso genere abbiamo buone affinità. Non provare

con famiglie troppo distanti.

Ciò che influisce sulla riuscita dell’innesto è l’aspetto genetico, la condizione d’innesto

e la tecnica d’innesto.

Le Condizioni di T° e UR durante e dopo l’innesto: T° ottimali tra i 5° e 25-30°; es. il

noce attecchisce a temperature superiori a 25°C e quindi la marza prelevata

dev’essere tenuta nel letto riscaldato oppure si usa la pacciamatura in pet nero per

aumentare la temperatura. La velocità di formazione del callo aumenta con

l’aumentare di T°.

L’attività vegetativa del portinnesto anche la qualità del nesto (presenza di sostanze di

riserva, gemma vitale) diventa importantissima. Come raccogliere e come conservarle

è importante.

Le imperfezioni tecniche non portano ad incompatibilità permanente: ritardano la

saldatura per settimane o anni.

Materiale non perfettamente sano o presenza di patogeni rallenta o inibisce.

A differenza di altre pratiche, qui non si usano pratiche ormonali; si devono creare le

condizioni naturali per far avvenire l’attecchimento. Se non funziona, se c’è disaffinità

vuol dire che non è tanto il meccanismo della cicatrizzazione che non funziona, ma che

le due piante si rigettano. Non c’è riconoscimento cellulare che porta

all’attecchimento. Si attiva il processo di morte cellulare programmata e si forma uno

strato suberificato.

Importante è la polarità non bisogna invertire la marza. La parte basale della marza

va inserita a contatto con la parte apicale del soggetto.

Nell’innesto radicale la parte basale della marza va sulla parte prossimale (più vicina

al colletto) del pezzetto di radice.

Innesti a polarità invertita non ingrossano.

L’innesto autovarietale è quello che ha la probabilità più alta di riuscita anche se è

poco usato ( a meno che non vogliamo risanare una pianta che ha perso radici o altre

parti). Quello più comune è l’innesto intervarietale cioè all’interno della stessa pecie,

oppure l’innesto interspecifico (es. pesco su mandorlo), meno comune è l’innesto

intergenerico es. cotogno e l’innesto che ha la più bassa probabilità di riuscita è

l’innesto tra famiglie.

La disaffinità ha diversi livelli: o non si presenta, o non c’è attecchimento (risultati

immediati), oppure si possono avere disaffinità intermedie in alcuni casi tollerabile,

oppure ingiallimento legato ad una crescita stentata.

Sintomi di incompatibilità o disaffinità

Mancanza di attecchimento in una grande percentuale di casi;

• Morte prematura delle piante (possono vivere 1 o 2 anni in vivaio, poi muoiono);

• Condizioni degli alberi evidentemente anormali; la crescita può essere debole con

• ingiallimento del fogliame e precoce filloptosi;

Forti differenze di ingrossamento o di vigore tra marza e soggetto;

• Differenza dell’inizio e fine stagione di crescita tra marza e soggetto;

• Ingrossamento nel punto di innesto o sopra o sotto di esso.

Per ovviare all’incompatibilità possiamo utilizzare l’innesto a ponte, intermedio: una

porzione di legno che è affine al portinnesto ed al nesto, oppure riinnestare una nuova

varietà attraverso l’innesto di rinvigorimento.

INNESTO A MARZA:

Il concetto è sempre quello di avere il contatto tra nesto e portinnesto. Per marza

s’intende una porzione di legno abbastanza allungata a seconda della lunghezza

dell’internodo e una o due gemme. Le due porzioni devono essere messe a contatto in

base alla posizione del cambio (Il cambio della marza deve essere in intimo contatto

con il cambio del soggetto) e poi bisogna praticare cure adeguate per un certo periodo

(legature, raccorciamenti, ecc.) previa copertura con cera o mastice per la

cicatrizzazione. Se si riesce ad incastrare la marza, non è necessaria la legatura.

Innesto all’inglese o a doppio spacco: ha un’alta percentuale di resa, si fanno questi

due tagli e si riescono ad incastrare bene i due

bionti così da essere più solido. Ha una

prerogativa: si può fare solo se la marza ed il

soggetto hanno lo stesso diametro. La marza

deve avere 2 o 3 gemme. Richiede più

precisione e lavoro perché è necessario fare un

taglio obliquo ed un intarsio interno per favorire

l’incastro. È valido per materiale sottile (0,5 -1

cm di diametro). Si può coprire l’innesto con

rafia, cera, nastro adesivo (permettere la

rottura del materiale durante la crescita).

Innesto a spacco laterale: sicuramente più

facile e con diversi diametri: il portinnesto ha

un diametro maggiore, mentre il nesto ha un

diametro minore. Attenzione nelle gemme (no quelle a fiore). Le tipologie più usate

sono:

innesto a penna laterale: diametro delle branche del soggetto di 2-2,5 cm con delle

marze che comprendono almeno 2-3 gemme. la lunghezza varia in base alla distanza

delle gemme (solitamente 8-10 cm). Si esegue un taglio liscio e tagliare il soggetto

sopra il punto d’unione: si deve fare una capitozzatura. Legatura e copertura deve

comprendere anche la testa del soggetto. Per eseguire il taglio è bene usare uno

scalpello a lama sottile o un robusto coltello.

innesto inglese laterale: sono sempre due linguette che si incastrano e questo doppio

taglio (sia sul nesto che portinnesto) favorisce l’incastro. Lasciare la cima intatta per

alcune settimane, fino a saldatura dell’innesto.

innesto a intarsio laterale: non si incastra sotto la corteccia, ma sulla corteccia dove si

inserisce la marza. Si taglia la corteccia, un secondo taglio viene praticato alla base

del primo, in modo da togliere un pezzo di corteccia e di legno. Nella marza viene

praticato su un lato un lungo taglio superficiale e dalla parte opposta un breve taglio

obliquo.

La marza viene inserita nel soggetto in modo che gli strati cambiali combacino,

almeno da una parte. Il punto d’innesto viene legato strettamente. Facoltativa è la

ceratura. Il soggetto viene tagliato fino sopra la marza. Innesto debole perché

appoggiato.

Innesto a spacco: se abbiamo a che fare con branche grosse, è adatto a sovrainnesti o

a sostituire le varietà, se abbiamo branche di una certa dimensione, vengono

reinnestate. Sulla stessa branca si possono mettere più di una marza. Lo spacco

prevede circa due marze. Si opera nel periodo della quiescenza. È un po’ più semplice.

Nel sovrinnesto limitarsi a branche di cm 2-10 di diametro e a specie con venature

verticali facilmente fessurabili. Lunghezza marze: cm 7-12, con almeno 2-3 gemme. è

importante una legatura al soggetto e coprire con cera da innesto.

Si fende il ceppo per una profondità di parecchi centimetri (bisogna utilizzare una

porzione liscia e senza nodi in modo che la fessura sia uniforme.

La marza viene preparata dando alla base una forma di un lungo cuneo che si

assottiglia.

La fessura del portinnesto viene tenuta aperta da un cuneo per permettere l’inserzione

delle marze che vengono poste alle due estremità della fessura facendo combaciare

gli strati cambiali. Si toglie il cuneo e si pone della cera.

Innesto a triangolo: abbastanza comune e si usa al posto dell’innesto a spacco. In

questo caso facciamo dei tagli laterali (a triangolo) e possiamo mettere più di due

marze. Adatto al sovrinnesto di alberi con branche di diametro > cm 7-10 e lunghe 10-

15 cm con 2-3 gemme.

Preparazione del soggetto: vengono fatti tre tagli con una sega a lama sottile fino al

raggiungimento quasi del centro e si allargano questi tagli con un coltello a lama

tonda per poter adattare le marze.

Preparazione della marza: la base viene tagliata a forma di lungo cuneo.

Inserzione delle marze nel soggetto: vengono inserite le marze facendo combaciare gli

strati cambiali e per sicurezza vengono coperti con cera.

Innesto a corona: anch’esso abbastanza facile. Si ha un’alta % d’attecchimento. Non si

può eccedere nei tagli. Si solleva e si mette la marza (taglio diverso sia sulla marza

che sul portinnesto): sulla marza si fa il taglio longitudinale molto più sottile, non si fa


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met94

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze agrarie e del territorio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arboricoltura generale e tecnica vivaistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Mezzetti Bruno.

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