Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Calcio (Ca)

- FAVORISCE LA FORMAZIONE DI AGGREGATI (Migliora la struttura del suolo)

- Favorisce l’attività dei microrganismi

- La carenza provoca: a) scarso vigore radicale

b) scarsa resistenza alle basse temperature

- L’eccesso provoca: a) scarso assorbimento di K

b) scarso assorbimento di Fe (Clorosi)

MICROELEMENTI

Zolfo – Magnesio – Sodio – Silicio – Ferro – Manganese – Rame – Zinco – Boro

CONCIMAZIONI DI FONDO

Molto importanti soprattutto nelle fasi giovanili dell’impianto

ANDANTI: - interrati con le lavorazioni pre-impianto

- solo per piccoli impianti

- costosi

- scarsa reperibilità e costo dei concimi

- in genere effettuati con letami, liquami, terricciati,

residui organici vegetali, pollina, sanze di oliva ecc.

LOCALIZZATI: - in buche al momento della messa a dimora

- concimi a lenta cessione (CRL)

- la pianta utilizza piccole dosi in maniera costante

- concimi semplici (N) o complessi (N,P,K,Ca e microelementi)

- ridotto inquinamento

- ridotto dilavamento dell’N

- periodo di durata dipende dal tipo di fertilizzante (da pochi

mesi a 2 anni)

- confezionati in tavolette o pastiglie

NOTE SUI FERTILIZZANTI

Nella terminologia dei fertilizzanti, il contenuto di N, P e K è scritto da sinistra a

destra ed è espresso come N puro, ossido fosforoso (P O ) ed ossido di

2 5

potassio (K O) sulla base del peso percentuale.

2

Per esempio: Un fertilizzante 15-5-30 contiene

15% di azoto

5% di P O

2 5

30% di K O

2

In termini di peso 1 chilogrammo del suddetto fertilizzante contiene

150 grammi di N (1 Kg x 15% x 10 = 150 g)

50 grammi di P O

2 5

300 grammi di K O

2

Da ossido all'elemento puro:

da P O in P moltiplicare per 0,44

2 5

da K O in K moltiplicare per 0,83

2 LETAME

In terreni pesanti o molto leggeri

Migliora la struttura

Migliora le riserve idriche

Apporto di elementi nutritivi

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

TERRENI PIANEGGIANTI:

- Gli interventi colturali non sono limitati dalle

condizioni stazionali;

- Pianificare le lavorazioni in base alle esigenze e

alle possibilità economiche.

TERRENI COLLINARI:

Se la pendenza non è eccessiva si realizzano gli

stessi interventi previsti per le stazioni

pianeggianti, altrimenti concentrare le lavorazioni

lungo le file (preferibile lungo le curve di livello).

TERRENI MONTANI:

- Problemi di accessibilità al fondo con mezzi

poco maneggevoli;

- Lavorazioni localizzate (anche in buche).

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

FASI DEL MODULO COLTURALE

A – PREPARAZIONE DEL TERRENO PRE-IMPIANTO

B – MESSA A DIMORA (Piantine da vivaio)

C – OPERAZIONI COLTURALI POST-IMPIANTO

D – RACCOLTA DEL PRODOTTO

E – OPERE ACCESSORIE

TIPOLOGIA DI IMPIANTO IN BASE ALLA SPECIE

MONOSPECIFICI

(Unica Specie)

- Elevato valore colturale (Specie Pregiate)

- Tecniche colturali intensive

- Interventi continui (potature)

- Materiale di propagazione di elevato valore

- Sistemi instabili perché soggetti ad agenti biotici ed abiotici

- Non molto estesi (4-5 ha)

- Preferibile adottare piante proveniente da più piante madri per aumentare la

variabilità genetica e quindi la resistenza ad agenti biotici

- Fondamentali le potature di formazione e produzione (Pochi rami secondari e

assenza di Nodi) CILIEGIO PIOPPO

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

PLURISPECIFICI o MISTI

(Almeno Due Specie)

- Consociazione tra una Specie Principale e pregiata (Noce) con una o più Specie

Accessorie (Ontano, Robinia, Nocciolo)

- Per piede d’albero, a file o a gruppi

- In stazioni non ottimali

VANTAGGI:

- Sistema più stabile (Se una specie viene attaccata da malattie, c’è l’altra

specie che assicura la produzione);

- Migliore conformazione del fusto;

- Diversificazione del prodotto;

- Specie azotofissattrici (Ontano);

- Miglioramento della lettiera;

- Prodotti secondari;

- Sistema flessibile in base al mercato (tempi e prodotti);

SVANTAGGI:

- Reperimento delle piantine;

- Difficoltà di messa a dimora e gestione;

- Competizione tra le specie;

- Diversa velocità di accrescimento;

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

DENSITÀ DI IMPIANTO

La densità influenza la produzione dal punto di vista qualitativo e quantitativo

- Influenza gli accrescimenti diametrici ed ipsometrici

- Influenza la competizione tra le piante (ipogea ed epigea) per luce, acqua,

elementi nutritivi nel terreno ecc.

- Conformazione chioma e ramificazioni laterali

- Spessore e regolarità degli anelli

(I DIRADAMENTI vanno effettuati gradualmente, altrimenti

l’aumento improvviso di luce farebbe aumentare l’accrescimento

degli anelli in modo irregolare, elemento di deprezzamento del

legno).

- Caratteristiche tecnologiche del prodotto finale

- Conformazione del tronco

DISTANZA MINIMA

È quella che permette di ottenere l’obbiettivo desiderato nei tempi attesi e senza che

si debba eliminare un soggetto precocemente, con il diradamento.

Con la corretta distanza si evita la concorrenza negativa delle chiome e delle Radici,

ottenendo un accrescimento diametrico costante e sostenuto per tutto il ciclo

produttivo. LA SCELTA DELLA DENSITÀ DIPENDE DA

- REGIME RADIATIVO: a parità di specie,

evitare densità eccessive dove l’intensità

della Luce è inferiore (Versanti a Nord), il

contrario nei versanti a sud.

- REGIME PLUVIOMETRICO ESTIVO: evitare densità eccessive in stazioni poco

piovose, perchè con l’elevata evapotraspirazione estiva, si può verificare

competizione tra le piante e quindi stress idrici.

- TEMPERAMENTO DELLA SPECIE: densità Aperte per specie Eliofile (amanti

della luce), densità maggiori per specie Sciafile (Ombra)

- VELOCITÀ DI ACCRESCIMENTO: densità aperte per specie a rapido

accrescimento

- ALLELOPATIA: densità aperte per evitare fenomeni di allelopatia a livello

radicale (Produzione di sostanze tossiche da parte di una specie che

inibiscono l’accrescimento delle altre specie)

- QUALITÀ MATERIALE PROPAGATIVO: densità Aperta per materiale di

elevato valore

- INTENSIVITÀ COLTURALE: maggiore densità per impianti ad elevato grado di

intensività (maggiori possibilità di interventi colturali quali diradamenti,

risarcimenti ecc.)

In genere densità maggiori per produzione di massa anche a turni inferiori

(eucalipti, robinia ecc)

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

- A DENSITÀ DEFINITIVA:

densità di impianto costante fino a fine turno;

materiale propagativo di elevato valore

______________________________

- A DENSITÀ VARIABILE:

soggetto a diradamenti; materiale vivaistico standard

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

CRITERI DI SCELTA DELLA DENSITÀ

1 - CARATTERISTICHE STAZIONALI

- Disponibilità idrica (maggiore densità con abbondanti precipitazioni)

- Disponibilità di luce (maggiore densità per specie sciafile)

- Geopedologia (maggiore densità in stazioni fertili)

2 – CARATTERISTICHE INTRINSECHE DELLA SPECIE

- Eliofila o sciafila

- Più o meno esigente in fatto di fertilità

- Velocità di accrescimento (densità aperte per specie a rapido accrescimento)

- Pericolo di diffusione di marciumi radicali

- Trasferimento di patologie (anche da ceppaie)

3 – QUALITÀ DEL MATERIALE DI PROPAGAZIONE

- Densità aperta e definitiva se materiale di elevato valore e costo

4 – TIPO DI PRODOTTO DESIDERATO

- Densità aperta per diametri maggiori e prodotti di pregio (sfogliati e tranciati)

- Maggiore densità per massimizzare produzione di biomassa (spesso turni brevi)

- Possibilità di prodotti secondari (specie fruttifere, combustibile, miele, pascolo)

MATERIALE VIVAISTICO

PROVENIENZA

BISOGNERÀ ADOTTARE MATERIALE DI PROVENIENZA IDONEA IN BASE ALLE

CARATTERISTICHE BIO-PEDOCLIMATICHE DELLA STAZIONE.

- Confrontare le caratteristiche ecologiche della zona di impianto con quelle

della zona di provenienza.

- Esiste elevata variabilità genetica in ogni singola specie

- Considerare le caratteristiche morfologiche delle piante madri (Fenotipo)

- Considerare le resistenze e suscettibilità delle piante madri

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DEL MATERIALE VIVAISTICO

- Rapporto altezza: altezza/diametro al colletto tra 60 e 80

- Esente da malattie

- Gemma apicale ben conformata

- Dimensioni ottimali e proporzionate anche rispettò all’età

- Fusto dritto e ben lignificato, senza ramificazioni laterali

- Apparato radicale sviluppato, con radici secondarie, privo di deformazioni

- Nessuno squilibrio tra porzione ipogea ed epigea

- Dominanza apicale Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

- POSTIME DI 1-4 ANNI IN CONTENITORE

- Minore Costo

- Minori Crisi di trapianto

- Minori Fallanze (Ampi tempi di conservazione)

- Minori dimensioni

- Maggiore rischio di deformazioni Radicali

FITOCELLA MULTIPOT, ISSAPOT, ROMAPOT, STYROBLOCKS, SPENCER-

LEMARIE

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

- POSTIME DI 1-2 ANNI A RADICE NUDA

- In Pieno Campo o in Cassoni

- Dimensioni Maggiori

- Utilizzata per specie a rapido accrescimento

- Minori costi di produzione

- Poche deformazioni radicali

- Difficoltà del trasporto (Radice Nuda)

- Breve tempo di conservazione (Disseccamento Radici)

- Più esposte a crisi di trapianto

- MATERIALE GIOVANE ha un costo minore, più resistente

alle crisi da trapianto, più maneggevole

- MATERIALE ADULTO resiste meglio solo alla competizione con

le infestanti erbacee

METODI DI MIGLIORAMENTO

- Manipolazione genetica (cloni)

- Selezione di fenotipi superiori

- Ibridi

- Individuazione di zone raccolta del seme

- Individuazione di zone di provenienza

Utilizzare materiale clonale in condizioni di optimum climatico ed edafico;

Postime da seme in condizioni più difficili

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

MODELLO COLTURALE

Modalità di distribuzione delle piante

I PIÙ USATI

QUADRATO RETTANGOLO

Semplice la messa a dimora e le successive operazioni colturali

QUINTONCE SETTONCE

Il settonce a parità di superficie permette

un aumento del numero di piante del 15%

rispetto a quadrato e rettangolo

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

MESSA A DIMORA

TRACCIAMENTO

CONSISTE NEL MATERIALIZZARE SUL CAMPO LO SCHEMA

DEL MODELLO COLTURALE

1 – Definire i confini del campo tramite squadro

e paline

2 – Tirare un filo di nylon con delle tacche in

base alla distanza tra le piante

3 – Per piantagione manuale realizzare le

buche con trivelle e segnalarle anche

direttamente col palo tutore.

4 – Per piantagione meccanica realizzare dei

solchetti con trattore e posizionare le

piante all’incrocio tra i solchetti

APERTURA DELLE BUCHE

MANUALE: con vanghe

oppure con trivelle

MECCANICA: con trivelle attaccate posteriormente ai

trattori

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

EPOCA DI MESSA A DIMORA

- Non oltre i 6-8 mesi dalla lavorazione del terreno

- Durante il riposo vegetativo (AUTUNNO)

- In ambienti mediterranei in autunno per permettere la crescita di radici durante

l’inverno ed evitare stress idrici nelle Estati Siccitose;

- In stazioni più fredde mettere a dimora in primavera per evitare gelate tardive

e freddo invernale ACCORGIMENTI PRE-IMPIANTO

- Limitare i tempi di trasporto e conservazione per evitare disidratazioni radicali

- Eventuale leggera potature delle parti disidratate e immersione in prodotti

disinfettanti

- Immersione radicale in una miscela in parti uguali di terra, letame e acqua

(inzaffardatura o imbozzimatura)

MODALITÀ DI MESSA A DIMORA

- Distensione delle radici e orientamento verticale verso il basso

- Colletto a fior di terra (se sussiste pericolo di marciume radicale) o leggermente

interrato

- Costipare il terreno attorno alla piantina

- Messa a dimora manuale o con palo trapiantatore (becco di pellicano)

- Evitare giornate ventose, troppo soleggiate e asciutte; evitare terreno gelato

- TAGLIOLA: solco in cui conservare le piantine anche per pochi mesi se non è

possibile l’immediata messa a dimora

PROTEZIONI

COLLETTIVE

(RECINZIONI PERIMETRALI):

per superfici non troppo estese (max 3 ha);

altezza: dipende dalle dimensioni del bestiame esterno;

eventualmente anche recinzioni elettriche;

INDIVIDUALI

Più utilizzate delle precedenti;

- RETI METALLICHE

- metalliche o plastificate

- minor impatto ambientale

- riutilizzabili

- evitano squilibri ipsodiametrici e attacchi fungini

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

- TREESHELTER

- polipropilene (PP), polipropilene violare (PPV) trattato con raggi UV,

polivinincloruro (PVC) poco trasparente e meno usato

- sezione di varia dimensione e forma (cilindrica, quadrata ecc.)

- bordo svasato o no

- di vario colore: varia così l’impatto ambientale

- di varie altezze in base alle dimensioni delle specie animali

- evitare altezze eccessive altrimenti piante con fusto filato ed esile

- durata: 3-6 anni VANTAGGI

- Iniziale incremento ipsometrico maggiore

- Minori danni dovuti alle lavorazioni

- Minori stress idrici

- Maggiori facilità nelle operazioni colturali

SVANTAGGI

- Costo più o meno elevato

- Impatto estetico

- Smaltimento del materiale

- Possibili attacchi fungini

- Possibili squilibri ipso-diametrici

Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

PURA FANTASIA

Molte delle pratiche usate nella piantagione e manutenzione degli alberi

sono frutto di pura fantasia

Anche se numerose ricerche scientifiche hanno sfatato molte credenze e pratiche

errate nel campo del vivaismo, alcune di queste rimangono ancora oggi comunque

molto diffuse e seguite. Mito N° 1:

UN APPARATO RADICALE È L’IMMAGINE SPECULARE DELLA CORRISPONDENTE

PARTE AEREA.

Fin da quando, nel 1930, sono iniziati i primi studi sulla struttura degli apparati

radicali, i ricercatori hanno rilevato che, a prescindere dalla specie, dal clima o dalla

localizzazione geografica, le radici degli alberi crescono fondamentalmente poco in

profondità e molto in larghezza. Le radici sono da una volta e mezzo, fino a quattro

volte più ampie della proiezione della chioma e si trovano, generalmente, nei primi

60 cm di terreno. Nello scendere in profondità nel suolo, diminuisce la densità delle

radici, principalmente a causa della diminuzione dei livelli di ossigeno e di umidità.

In rari casi le radici possono spingersi più in profondità, ma solo se le condizioni del

terreno sono favorevoli. Mito N° 2:

LE BUCHE DI PIANTAGIONE PIÙ LARGHE E PROFONDE DELLA ZOLLA,

SONO MIGLIORI PER FAVORIRE L’ATTECCHIMENTO DELL’ALBERO.

Una pratica molto comune è quella di scavare delle grandi buche, larghe e profonde

più di un metro e mezzo, per favorire lo sviluppo delle radici. Un apparato radicale

sviluppato molto in ampiezza e poco in profondità non consente all’albero di

affrancarsi correttamente al terreno.

Il terreno, smosso nella zona al di sotto del pane di terra, può cedere e la zolla si

abbassa. La terra ricopre la zolla e la base del tronco (colletto), ostacolando o

impedendo l’infiltrazione dell’acqua a livello del pane di terra presente intorno alle

radici. Un altro problema si presenta quando il suolo viene in contatto con i tessuti

floematici del colletto, zona di congiunzione tra le radici ed il tronco. Il colletto è

parte integrante del tronco e quindi non è abituato a resistere al costante contatto

con l’umidità del terreno. Questo contatto diminuisce gli scambi gassosi fra

l’atmosfera e il tessuto floematico del colletto, causandone la morte. La piante

diventa suscettibile ai marciumi ed in particolare a Phytophtora.

Per prevenire questi problemi, è sufficiente scavare una buca non più profonda

dell’altezza della zolla. Appoggiata su terreno compatto non tenderà ad affondare.

Affinché le radici laterali possano svilupparsi, è sufficiente scavare una buca da tre a

cinque volte più larga del diametro della zolla. Le radici cresceranno più rapidamente

nel terreno smosso, rispetto a quello compatto, rendendo più veloce l’attecchimento

dell’albero. Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Mito N° 3:

AMMENDARE CON SOSTANZA ORGANICA IL TERRENO DI RIEMPIMENTO

DELLA BUCA, FAVORISCE LA CRESCITA DELLA RADICI.

Durante gli scorsi 15/20 anni, sono stati compiuti oltre 30 studi su come il terreno

ammendato con sostanza organica (come torba, compost o cortecce) influenzi la

crescita della pianta. In molti casi questa pratica inibisce la crescita sia della chioma

che delle radici.

Quando gli ammendanti organici vengono usati in una buca di piantagione profonda,

aumentano il cedimento della zolla. La sostanza organica si riduce significativamente

di volume in seguito alla decomposizione, provocando l’abbassamento della zolla.

L’uso di ammendanti organici provoca anche altri tipi di problemi dovuti

all’incompatibilità dei diversi tipi di terreno.

Nella piantagione degli alberi vengono a contatto, inevitabilmente, diversi tipi di

terreno. Sia che le piante siano allevate in pieno campo che in contenitore, il

materiale che avvolge le radici è quasi sempre diverso dal terreno del sito di

piantagione. Le radici avranno difficoltà a penetrare questo diverso tipo di terreno,

quando il terreno di riempimento viene ammendato con sostanza organica, si

aggiunge un’ulteriore interfaccia da penetrare. Ne può risultare una spiralizzazione

delle radici e un insoddisfacente ancoraggio della pianta.

Per ridurre questo problema, riempite le buche con lo stesso terreno. Non

incorporate alcun ammendante anche se le caratteristiche del terreno del sito di

piantagione sono scadenti. Per una lunga sopravvivenza, gli alberi devono essere in

grado di affrancare le radici nel terreno circostante, benché scadente. Per favorire lo

sviluppo delle radici, lavorate il terreno intorno.

Mito N° 4:

LA POTATURA ALL’EPOCA DEL TRAPIANTO BILANCIA LA VEGETAZIONE

DELLA CHIOMA CON L’APPARATO RADICALE ESISTENTE,

RIDUCENDO QUINDI LO SHOCK DA TRAPIANTO E

FACILITANDO L’ATTECCHIMENTO.

Numerosi studi condotti su piante allevate in contenitore ed a radice nuda, hanno

mostrato che la rimozione dei germogli e delle giovani foglie al momento del

trapianto, riducono la crescita e lo sviluppo di nuove radici. Ciò avviene perché con la

potatura si riduce la fotosintesi e gli zuccheri che sono necessari alla crescita della

radici.

In molte piante i germogli e le giovani foglie producono degli ormoni che stimolano lo

sviluppo delle radici e la loro crescita. Rimuovere la vegetazione, riduce la capacità

dell’albero di produrre queste sostanze che sono necessarie allo sviluppo

dell’apparato radicale. Mito N° 5:

I MASTICI DA FERITA IMPERMEABILIZZANO E

PROMUOVONO UNA RAPIDA CHIUSURA DEI TAGLI DI POTATURA,

PROTEGGENDOLI DAI MARCIUMI E DALLA PENETRAZIONE DI

MICRORGANISMI DANNOSI.

La pratica di applicare mastici o vernici sulle ferite, continua ancora, nonostante

numerose ricerche abbiano mostrato che questi prodotti non hanno nessun valore.

I mastici, non saldano le ferite e non proteggono gli alberi da funghi, marciumi e altri

patogeni, bensì li attirano. Quando viene esposto ai raggi del sole, il rivestimento del

taglio spesso si spacca, consentendo all’umidità di entrare e ristagnare nelle sacche

che si formano tra il legno e la vernice. Questo crea un perfetto ambiente per lo

sviluppo dei patogeni. In aggiunta, se gli attrezzi da potatura sono contaminati con

organismi nocivi come funghi e marciumi, la vernice protettiva li sigilla contro il

taglio. Infine i mastici a base di bitume possono essere fitotossici.

Alcuni vivaisti e giardinieri credono che i mastici da ferita siano necessari sui tagli più

grandi di 2,5 cm di diametro. Tuttavia non dovrebbero essere usati, a prescindere

dalle dimensioni del taglio. Un taglio di potatura ben fatto, rimargina molto più

rapidamente se lasciato scoperto. Filizzola

Tesina Esame di Arboricoltura - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS


PAGINE

45

PESO

4.65 MB

AUTORE

GPL1987

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura generale e sistemi forestali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Pierangeli Domenico.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Selvicoltura generale e sistemi forestali

Selvicoltura generale e sistemi forestali - Appunti
Appunto
Selvicoltura - assestamento forestale
Appunto
Selvicoltura - vivai forestali
Appunto
Selvicoltura - il verde urbano
Appunto